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Gas, Europa con le scorte più basse da 15 anni: perché l’Italia sfiora il 90%

15 October 2026 at 10:33

L’Europa si prepara all’inverno con le scorte di gas più basse degli ultimi 15 anni, mentre l’Italia guarda in faccia l’appuntamento in una posizione decisamente più solida. Secondo i dati più recenti, gli stoccaggi europei viaggiano intorno al 72-73%, contro l’88% del nostro Paese, ormai a un passo dall’obiettivo fissato dall’Arera.

Un quadro che intreccia prezzi, forniture dalla Russia e scelte politiche che si giocano anche a Washington. Ecco qual è il quadro generale, perché Roma è così avanti, il ruolo di Trump e soprattutto un po’ di dettagli sull’annoso nodo russo.

Le scorte di gas in Europa

I depositi europei sono pieni al 72%, contro l’83% di un anno fa, stando al rapporto invernale di Entsog, l’associazione dei gestori delle reti. I dati di Gas Infrastructure Europe, al 6 ottobre, indicano un livello di poco inferiore al 73%, pari a 826,3 TWh, contro i 945,86 TWh dello stesso periodo del 2025.

In particolare la situazione più critica riguarda i grandi mercati del Nord, con Germania e Paesi Bassi sono sotto il 60% con la Germania ferma a 146,68 TWh, contro gli oltre 190 dell’anno scorso. All’origine di tutto c’è chiaramente la crisi nel Golfo, che ha bloccato la rotta da cui passa circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, facendo salire i prezzi e rendendo poco conveniente riempire i depositi durante l’estate.

Perché l’Italia sta meglio

Il quadro italiano è molto diverso. Secondo Gas Infrastructure Europe, al 6 ottobre, gli stoccaggi nazionali hanno superato l’88%, con una riserva complessiva di 179,45 TWh. Un progresso costante nel corso dei mesi, considerando un livello vicino all’80% ad agosto e all’84,8% a settembre.

Lieve flessione rispetto al 2025, quando le scorte al 6 ottobre erano a 188,85 TWh, che però non inficia il risultato positivo. A fine ottobre scorso si era arrivati al 94,7% ma ora non si esclude un netto avvicinamento a quella soglia. Detto ciò, restiamo comunque a un livello tra i più alti d’Europa. Abbastanza per coprire una quota significativa della domanda invernale.

Un vantaggio che ha diverse ragioni. Una spinta decisiva è arrivata dal premio di giacenza riconosciuto agli operatori, che ha reso conveniente riempire i depositi anche quando il mercato non lo consentiva. A questo si aggiunge una rete di forniture diversificata, con i gasdotti da:

  • Algeria;
  • Azerbaigian;
  • Libia.

A ciò si aggiungono i rigassificatori di:

  • Panigaglia;
  • Cavarzere;
  • Piombino.

Ultimo elemento da segnalare, poi, è una capacità di stoccaggio elevata rispetto ai consumi. Sul fronte alleanze, poi, è stato importante il viaggio di Giorgia Meloni a Oslo. Un momento chiave, perché si è trattato della prima visita di un presidente del Consiglio italiano in circa 15 anni. Il tutto con il tema della sicurezza energetica al centro.

Al netto di tutto ciò, siamo a un passo dall’obiettivo fissato dall’Arera: riempire gli stoccaggi al 90% entro il 31 ottobre. Con i depositi oltre l’88% al 6 ottobre, mancano dunque circa due punti percentuali. Un traguardo che appare alla portata entro la fine della stagione di stoccaggio.

Il gas russo

Con l’Europa che ha scorte basse, ogni carico in arrivo conta, compresi quelli dalla Russia. Secondo l’Ong tedesca Urgewald, nei primi nove mesi del 2026 i porti europei hanno ricevuto circa 16 miliardi di metri cubi di gas liquefatto russo.

Si parla di record, per un valore stimato di quasi 8 miliardi di euro. In pratica un carico su sette è russo, quasi tutto proveniente dall’impianto artico di Yamal. Inevitabilmente tutto questo fa scattare il dibattito. È vero che il gas di Mosca aiuta a riempire i depositi, ma l’Ue ha deciso di chiudere gradualmente il rubinetto.

I contratti brevi sono già vietati, mentre quelli di lunga durata lo saranno dal 1° gennaio 2027. Sostituire quei volumi, però, ha chiaramente un costo. Secondo l’istituto Ieefa, compensare le minori scorte con nuove importazioni costerebbe circa 3 miliardi di euro, il 12% in più di un anno fa, con il prezzo di riferimento europeo che si è mosso intorno ai 63-64 euro al megawattora sui mercati.

Rischi per l’inverno?

Rispondendo subito ai dubbi, il gas non dovrebbe mancare in inverno. I margini però sono stretti. Con poche scorte, infatti, sarà più difficile reggere un’eventuale ondata di freddo a fine inverno. Il gas liquefatto copre il 40% delle forniture europee e, per arrivare a primavera con una riserva di sicurezza, ne servirebbero quasi 100 miliardi di metri cubi in sei mesi.

Non si può soltanto guardare all’immediato, anzi. Sommando il calo delle scorte e lo stop al gas russo da gennaio, secondo Ieefa l’Europa potrebbe dover ridurre i consumi invernali del 7%, pari a 14 miliardi di metri cubi. Si spiega così l’agitazione di vari governi:

  • i Paesi Bassi hanno stanziato fino a un miliardo per riempire i depositi;
  • la Germania ha chiesto alla società pubblica Sefe di comprare altro metano;
  • l’Italia, con stoccaggi elevati, parte da una posizione più tranquilla rispetto ai consumi previsti.

Dipendenza da Trump

Sullo sfondo c’è però un elemento politico che si muove e può cambiare gli equilibri. A settembre infatti il Congresso americano ha approvato il Lindsey Graham Act. Ciò obbliga il presidente USA a valutare una lista di soggetti russi da sanzionare, tra cui Novatek, la società che controlla l’impianto di Yamal. Il primo termine scade il 18 ottobre.

Di fatto se Trump decidesse di colpire Novatek, banche, assicuratori e armatori sarebbero costretti a lasciare Yamal e il gas russo smetterebbe di arrivare in Europa con circa 2 mesi d’anticipo. La legge però consente anche di rinunciare alle sanzioni, motivando la scelta al Congresso. L’ipotesi per ora è descritta come “non improbabile”.

Il tutto però andrebbe a intrecciarsi con interessi d’affari, stando ad alcune ricostruzioni. Letture ancora da verificare, che però sottolineano come una parte della stabilità energetica europea passi anche per le scelte della Casa Bianca.

Gas in rialzo e vicino ai massimi del mese: tutela a 0,843 €/Smc il 22 Ottobre 2026, +22,8% a settembre

22 October 2026 at 09:01

Quanto costa oggi un metro cubo di gas? Il prezzo aggiornato quotidianamente del mercato all’ingrosso può influenzare le offerte indicizzate e, nel tempo, la spesa in bolletta. Il costo finale dipende però anche dai consumi, dalle condizioni contrattuali e dalle altre voci applicate.

Nel mercato tutelato, il prezzo della sola materia prima gas disponibile oggi, 22 Ottobre 2026, è quello fissato da ARERA per settembre 2026: 0,843182 €/Smc. Il valore non viene aggiornato ogni giorno: l’ultimo dato mensile disponibile è aumentato del 22,8% rispetto ad agosto. A questo si aggiungono costi di trasporto, oneri e imposte, che variano in base ai consumi e alle caratteristiche dell’utenza. Nel mercato libero, invece, il prezzo della materia gas è stabilito dalle singole società.

Prezzo della materia prima in €/Smc
Tutelato: prezzo definito mensilmente da ARERA.
Libero: varia da fornitore a fornitore, spesso è legato al PSV oppure è fissato per 12 o 24 mesi.

Il costo del gas per i clienti del servizio di tutela della vulnerabilità

Per i clienti vulnerabili serviti nel regime di tutela, ARERA ha fissato per settembre 2026 la componente di approvvigionamento della materia prima a 0,843182 €/Smc. È un prezzo espresso per standard metro cubo e riferito alla sola componente indicata: non coincide quindi con il costo complessivo del gas in bolletta. Il PSV, invece, è un indice del mercato all’ingrosso e non è il prezzo applicato direttamente a tutti i clienti.

Il 22 Ottobre 2026 il PSV si attesta a 91,54 €/MWh, in rialzo dello 0,4% rispetto al giorno precedente e del 9,3% rispetto alla media degli ultimi 30 giorni. Il dato è vicino al massimo degli ultimi 30 giorni, pari a 93,11 €/MWh. Questo andamento può riflettersi sulle offerte indicizzate, secondo le condizioni previste dai singoli contratti, ma non determina un aggiornamento giornaliero del prezzo tutelato.

Il costo del gas nel mercato libero

Nel mercato libero il prezzo della materia prima dipende dall’offerta sottoscritta e può essere:

Fisso: resta invariato per il periodo stabilito dal contratto, spesso 12 o 24 mesi, salvo le componenti che possono variare secondo le condizioni contrattuali.

Indicizzato: segue un indice, spesso il PSV, con l’eventuale aggiunta di un contributo commerciale del fornitore. Le variazioni dell’indice possono quindi incidere sul prezzo applicato.

Le offerte cambiano da un operatore all’altro e possono includere sconti, bonus o servizi aggiuntivi. Per confrontarle è utile verificare il prezzo della materia gas, gli eventuali corrispettivi fissi e la durata delle condizioni economiche.

Come si compone il prezzo in bolletta

La bolletta comprende diverse voci: materia prima, trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema e imposte. Il peso di ciascuna componente dipende anche dai consumi e dalle caratteristiche della fornitura.

Nel servizio di tutela della vulnerabilità i valori delle componenti sono regolati secondo le disposizioni applicabili. Nel mercato libero, trasporto, oneri e imposte seguono le regole vigenti, mentre la componente della materia gas è definita dal fornitore in base all’offerta sottoscritta.

Quanto spenderai in bolletta

La tabella propone una stima indicativa della sola componente materia prima, applicando a consumi esemplificativi il valore ARERA di settembre 2026, pari a 0,843182 €/Smc. Poiché il numero di componenti del nucleo familiare non determina da solo i consumi, sono riportate ipotesi annue illustrative: 500 Smc per due persone, 700 Smc per tre e 900 Smc per quattro. Gli importi non includono trasporto, oneri, imposte né quote fisse e non rappresentano il totale della bolletta.

Nucleo familiare Consumo annuo ipotizzato Tutelato: materia prima stimata Mercato libero
2 persone 500 Smc 421,59 € Dipende dall’offerta attiva
3 persone 700 Smc 590,23 € Dipende dall’offerta attiva
4 persone 900 Smc 758,86 € Dipende dall’offerta attiva

Nel tutelato il calcolo della componente materia prima è semplice perché si applica il valore mensile ARERA ai consumi, ma la spesa complessiva richiede di aggiungere tutte le altre voci. Nel mercato libero, il risultato varia in base al prezzo e alle condizioni dell’offerta sottoscritta: le cifre sono quindi indicative e vanno confrontate con i dati effettivi della propria bolletta.

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