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Força Aérea quer C-130 a combater fogos em 2027

19 October 2026 at 21:55

Mais de 56 missões, mais de 200 horas de voo e 900 descargas em 32 teatros de operações é o balanço da participação direta da Força Aérea Portuguesa no combate aos fogos rurais com os Black Hawk UH 60. No próximo ano aguarda-se a chegada de dois C-130 já equipados com kits de combate aos incêndios e poderão, já nesse ano, entrar no rol de equipamentos para combate.

O balanço foi feito durante a cerimónia de execução do Programa de Recuperação e Resiliência (PRR) no âmbito da aquisição das aeronaves UH-60 Black Hawk e AW119 Koala, no heliporto do Estado-Maior da Força Aérea, em Alfragide.

Este ano, a Força Aérea participou pela primeira vez, com dois Black Hawk, no combate direto aos incêndios no âmbito do Dispositivo Especial de Combate a Incêndios Rurais (DECIR), adicionando capacidade de combate permitindo o acesso a locais muitas vezes inacessíveis aos bombeiros. No âmbito do PRR, Portugal comprou um total de 13 helicópteros Black Hawk, nove para o combate a incêndios rurais e mais quatro para apoio à emergência médica.

Portugal passou a deter uma capacidade própria e permanente” no combate a incêndios, desenvolvida “praticamente de raiz”, definindo-o como “um verdadeiro projeto de Estado”, apontou o general Sérgio Pereira, Chefe de Estado Maior da Força Aérea, resultando em mais de 200 horas de voo e 56 missões da Esquadra 551 Pantera, localizada na Base 8, em Ovar.

“O dispositivo [de combate aos incêndios] deixou de estar apenas centrado na resposta ao incêndio para reforçar a capacidade de o procurar, o detetar e o combater desde os primeiros momentos. E os resultados do momento mais crítico da campanha são encorajadores”, destacou Rui Rocha.

O secretário de Estado da Proteção Civil avança com números. “Entre julho e setembro, alcançamos uma taxa de sucesso de 94% no ataque inicial, acima dos 93,1% registados em 2025. No mesmo período reduzimos em 34% as ocorrências com duração a 90 minutos, foram 264 contra 414 no ano anterior; E considerando o período de janeiro a setembro, registamos uma redução de 29 para 12 incêndios com duração superior a 24 horas”, elenca.

“Comparativamente com 2025 tivemos mais de 5,4% em número de incêndios, e mesmo assim, até ao dia de ontem, estamos com 72,4% a menos de área ardida quando comparativamente a 2025”, referiu ainda.

No próximo ano, a expectativa é que aos helis no combate aos incêndios juntem-se os C-130, já equipados com os dois kits de combate a incêndios, um investimento de cerca de 16 milhões de euros. Em 2027, as aeronaves já “estão no terreno, em treino, como aconteceu com estes helicópteros. Se houver uma possibilidade, durante o treino, acontecer um caso real, nós atuaremos”, afiançou o Chefe de Estado Maior da Força Aérea.

A estes meios deverão juntar-se, em 2029 e 2030, os bombardeiros pesados Canadair. “Está decidida, aprovada em resolução do Conselho de Ministros, com produção no Canadá a entrega das duas aeronaves com data prevista uma em 2029 e outra em 2030. Pudessem as aeronaves ser produzidas mais rapidamente, mais cedo seriam entregues, ou seja, no primeiro momento possível serão entregues”, referiu ainda Nuno Melo, ministro da Defesa.

Força Aérea a incorporar helis para emergência médica

A Força Aérea já está a incorporar os quatro novos helis adquiridos para emergência médica. “A emergência médica já acontece na Força Aérea, apenas está a alargar esta capacidade com outros meios. Para que, complementarmente, se consigam salvar mais vidas”, referiu Nuno Melo.

“Isto é uma melhoria da qualidade de serviço aos cidadãos na proteção do transporte aeromédico, com uma qualidade excelente a bordo, do qual os doentes e os feridos vão beneficiar muitíssimo pelo ambiente a bordo que é visível”, destacou o general Sérgio Pereira.

La sovranità dei droni si decide nei materiali. L’analisi di Zuccalà

19 October 2026 at 15:50

Nel dibattito europeo sui droni si discute soprattutto di capacità produttiva, investimenti e rapidità di sviluppo. Molto meno di ciò che ne determina l’affidabilità operativa: i materiali. Un mezzo senza equipaggio che opera in mare, in montagna o nel deserto è esposto a condizioni capaci di comprometterne le prestazioni anche senza provocare danni strutturali. Una lente velata dalla salsedine, un contatto corroso o un pannello coperto di polvere sono sufficienti a interrompere una missione, con conseguenze sulla sicurezza e sui costi di gestione.

La Commissione europea stima per il 2030 un mercato continentale dei droni da 14,5 miliardi di euro, con 145.000 nuovi posti di lavoro. Per l’Italia, la questione non riguarda soltanto la partecipazione a questa crescita, ma il ruolo da occupare nella filiera: assemblare componenti sviluppati altrove oppure controllare tecnologie che determinano la durata, l’efficienza e l’autonomia delle piattaforme? La sovranità industriale in questo settore si misura nella seconda opzione, e passa anche da innovazioni poco visibili, come la protezione avanzata delle superfici.

La storia che vorrei raccontare comincia lontano dal cielo. All’inizio del 2024, sul sommergibile Gianfranco Gazzana Priaroggia della Marina Militare, è stata avviata una sperimentazione su un trattamento nanotecnologico applicato al periscopio d’attacco. L’obiettivo era risolvere un problema operativo concreto: impedire che acqua marina e depositi salini compromettessero la qualità delle immagini e rallentassero le operazioni, aumentando l’esposizione del battello.

Per circa quaranta giorni, tra prove in porto e in mare aperto, abbiamo osservato il comportamento del rivestimento. L’acqua scorreva più rapidamente sulla lente, la sedimentazione salina risultava minima e i depositi residui venivano rimossi dal movimento del periscopio durante l’immersione. La qualità delle immagini rimaneva inalterata o migliorava rispetto alla superficie non trattata. Osservazioni qualitative, ma sufficientemente incoraggianti da suggerire un’applicazione più ampia: trasferire quella protezione alle ottiche, ai sensori e alle strutture dei sistemi senza equipaggio.

Il passaggio successivo è stato affidato alla ricerca e alle verifiche di laboratorio, attraverso protocolli sviluppati anche con il contributo del mondo universitario, tra cui il Politecnico di Torino. Le prove hanno riguardato corrosione salina, abrasione, calore, umidità e radiazioni ultraviolette. Un trattamento per il vetro ha superato diecimila passaggi di spugna abrasiva; sui pannelli fotovoltaici sono stati registrati incrementi della produzione energetica fino al 3,99% in simulazione solare. Lo spessore misurato di uno dei rivestimenti, appena 76,7 nanometri, rende possibile una protezione senza aggravio significativo di peso, requisito essenziale per piattaforme nelle quali ogni variazione incide sull’autonomia.

Nel maggio 2026, a Bagnoli, sono stati presentati i primi droni dotati di finiture protettive nanotecnologiche sviluppate attraverso questo percorso. È stato il passaggio simbolico e industriale dagli abissi al cielo, con prospettive di applicazione anche ai sistemi terrestri e marini.

Sono convinta che quanto realizzato abbia oggi caratteristiche potenzialmente uniche nel panorama internazionale. Non conosco esperienze analoghe nelle quali una forza armata, la ricerca universitaria e un’impresa privata abbiano contribuito a sviluppare, partendo da un sommergibile operativo, una tecnologia di protezione successivamente trasferita ai droni e sottoposta a verifiche secondo standard internazionali. È un risultato che nasce dalla manifattura e dalla ricerca italiane e che potrebbe diventare un riferimento ben oltre i nostri confini. Le condizioni ambientali che abbiamo affrontato sono le stesse con cui devono confrontarsi operatori nel Mediterraneo, nei teatri desertici e in numerosi altri contesti operativi.

Per me questo percorso ha anche un significato personale. Il Polo Nazionale Droni, che presiedo, è una realtà italiana guidata da una donna, e questo suo primo progetto internazionale rappresenta un risultato concreto in un settore, quello della difesa e delle tecnologie unmanned, nel quale la presenza femminile ai vertici resta limitata. Ho imparato quanto sia importante costruire credibilità attraverso competenze, sperimentazione e risultati verificabili, soprattutto in ambienti tradizionalmente maschili. Credo che questa esperienza dimostri come l’imprenditoria femminile possa contribuire direttamente allo sviluppo di tecnologie strategiche, offrendo anche un esempio alle nuove generazioni di ricercatrici e imprenditrici italiane.

Al di là della dimensione personale, il valore del progetto risiede soprattutto nel modello che lo ha reso possibile. La Marina Militare ha contribuito con un banco di prova operativo e competenze specialistiche; il mondo universitario ha sviluppato protocolli scientifici; l’iniziativa privata ha formulato e prodotto i trattamenti. Il Polo Nazionale Droni può ora favorire il collegamento tra questa esperienza e una rete più ampia di costruttori, operatori e istituzioni. È una filiera interamente italiana, nella quale la collaborazione tra pubblico, ricerca e industria diventa uno strumento concreto di autonomia tecnologica.

Questo modello merita attenzione anche oltre il settore dei droni. L’Italia possiede competenze avanzate nella scienza dei materiali e nella manifattura specializzata, ma spesso fatica a trasformarle in vantaggi industriali duraturi. La competizione internazionale non si gioca esclusivamente sulla capacità di produrre piattaforme complete: riguarda anche il controllo delle tecnologie abilitanti, capaci di migliorarne le prestazioni e ridurne i costi lungo l’intero ciclo di vita. È anche in questi segmenti che il Made in Italy può costruire una posizione distintiva.

Il percorso, naturalmente, non è concluso. Sono ancora in corso le prove sull’adesione del ghiaccio, sulla protezione dei compositi e sulla resistenza alla nebbia salina. Mancano dati sistematici provenienti da droni impegnati in missioni reali. La prossima fase prevede test in volo su flotte di operatori partner, con misurazioni delle ore di fermo, dei guasti e dell’autonomia. Saranno questi risultati a stabilire ulteriormente portata industriale della tecnologia e la sua capacità di affermarsi sui mercati internazionali.

La sfida finale riguarda dunque la capacità di trasformare una sperimentazione promettente in uno standard industriale internale. Servono procedure di qualificazione, collaborazione con i costruttori e opportunità di verifica operativa, anche attraverso la committenza pubblica. Senza questi passaggi, il rischio è ripetere una debolezza ricorrente del sistema italiano: sviluppare innovazioni di qualità senza riuscire a portarle su scala globale.

Per questo il Polo Nazionale Droni intende coinvolgere operatori, imprese e centri di ricerca nella prossima fase di sperimentazione. L’obiettivo è dimostrare che una tecnologia sviluppata in Italia può contribuire a definire nuovi criteri di affidabilità per i sistemi senza equipaggio.

La sovranità tecnologica non si misura soltanto nel numero di droni che un Paese riesce a produrre. Si misura anche nella capacità di controllare ciò che permette loro di funzionare più a lungo, in condizioni più difficili e con maggiore efficienza. A volte, il vantaggio strategico può essere racchiuso in uno strato di materiale spesso pochi nanometri.

Guerriglia a Milano, Biffi (Assolombarda): “Ridurre il malcontento offrendo prospettive di crescita”. VIDEO

19 October 2026 at 15:33

Condanna delle violenze che hanno sconvolto Milano nel fine settimana, solidarietà ai commercianti colpiti dalle devastazioni, ma anche una riflessione sul ruolo che le imprese possono svolgere per offrire nuove opportunità alle giovani generazioni. È la posizione espressa dal presidente di Assolombarda Alvise Biffi, intervenuto lunedì 19 ottobre a margine della presentazione della Zona di Innovazione e Sviluppo (Zis) di Milano dedicata all’intelligenza artificiale.

“Prima di tutto ovviamente condanniamo qualsiasi forma di violenza ed esprimiamo solidarietà a tutti i commercianti che hanno subito pesanti danni”, ha dichiarato Biffi, ricordando di aver già manifestato personalmente la propria vicinanza al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

Biffi: “L’impresa, insieme alla scuola, è uno strumento di mobilità sociale”

Il presidente di Assolombarda ha quindi allargato il ragionamento alle condizioni sociali ed economiche che possono alimentare il malcontento giovanile, sottolineando la necessità di offrire prospettive concrete attraverso il lavoro e la formazione. “Come ho detto anche in assemblea, prima che ci fossero i problemi manifesti, l’impresa insieme al sistema educativo è l’unico elemento di mobilità sociale”, ha spiegato. Secondo Biffi, investire nell’innovazione industriale e nello sviluppo tecnologico significa anche creare nuove possibilità di crescita professionale per le giovani generazioni. “Se noi creiamo industrie di avanguardia, siamo centro della frontiera dell’innovazione e dello sviluppo, possiamo essere un ascensore sociale per i giovani che trovano nelle nostre imprese le opportunità di esprimere il talento dopo averlo imparato a scuola“, ha osservato.

Un ruolo che, nella visione del presidente degli industriali, lega strettamente il sistema produttivo a quello dell’istruzione, con l’obiettivo di valorizzare le competenze e consentire ai ragazzi di costruire il proprio futuro attraverso opportunità professionali qualificate.

Salari e costo della casa: “Due leve per aumentare il potere d’acquisto”

Accanto alla formazione e al lavoro, Biffi ha richiamato l’attenzione su due questioni considerate decisive per la qualità della vita a Milano: le retribuzioni e il costo dell’abitare. “La casa è uno dei temi che incide di più sul nostro territorio nelle remunerazioni base“, ha sottolineato, evidenziando come le spese abitative rappresentino un ostacolo soprattutto per chi percepisce gli stipendi più bassi. Per affrontare il problema e rendere il territorio maggiormente attrattivo per i talenti, il presidente di Assolombarda indica due possibili linee di intervento nel breve periodo. La prima riguarda la produttività: “Alzando la produttività si ha più margine per adeguare i salari”. La seconda è legata agli investimenti nel settore abitativo, con un maggiore sostegno pubblico capace di incentivare anche l’intervento delle aziende. Biffi ha ricordato che il piano di Assolombarda per la casa prevede contributi pubblici che potrebbero mobilitare due miliardi di euro di maggiori investimenti da parte delle imprese. L’obiettivo è intervenire contemporaneamente sul livello delle retribuzioni e sulle spese che incidono maggiormente sui bilanci familiari.

“Ridurre il malcontento sociale offrendo prospettive di crescita”

Per il presidente di Assolombarda, la risposta alle tensioni sociali non può quindi esaurirsi nella gestione dell’emergenza, ma deve comprendere politiche capaci di migliorare concretamente le condizioni economiche e le prospettive dei giovani. L’aumento della produttività, il rafforzamento dei salari e gli investimenti nell’abitare possono contribuire, secondo Biffi, ad “aumentare il potere d’acquisto e ridurre quelli che sono i malcontenti sociali dando prospettive di crescita e di mobilità sociale che solo attraverso l’industria possiamo garantire”.

L'articolo Guerriglia a Milano, Biffi (Assolombarda): “Ridurre il malcontento offrendo prospettive di crescita”. VIDEO proviene da Affaritaliani.it.

Japón se atreve con la primera misión para traer muestras de Fobos, la desconocida luna de Marte

19 October 2026 at 20:53

La primera misión de exploración a Fobos, una de las dos lunas de Marte, ha despegado este lunes a bordo de un cohete H3 desde el Centro Espacial de Tanegashima, en Japón, a las 21.41 hora peninsular española.

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© JAXA

Recreación de la sonda 'MMX' sobrevolando Fobos, una de las dos lunas de Marte.

Descubierto un nuevo cometa en una de las regiones menos observadas del sistema solar

19 October 2026 at 13:57

La misión espacial Euclid, de la Agencia Espacial Europea (ESA), ha descubierto un nuevo cometa pese a no estar diseñada para rastrear objetos del sistema solar. El hallazgo de C/2026 S1 (Euclid), como ha sido nombrado formalmente, demuestra que el observatorio puede detectar cometas desconocidos cuando aún se encuentran muy lejos del Sol. Esto podría resultar útil para futuras misiones de exploración como Comet Interceptor, una misión prevista para finales de esta década que pretende interceptar y examinar de cerca un cometa de período largo o un objeto interestelar que visite el sistema solar interior por primera vez.

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© ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, M. Pöntinen et al. 2026

El cometa C/2026 S1 (Euclid), fotografiado por Euclid el 20 de septiembre de 2026.

Vodafone, Orange, Telefónica e Deutsche Telekom unidas para disponibilizar net por satélite nos telemóveis

19 October 2026 at 12:58

A Deutsche Telekom, a Orange, a Telefónica e a Vodafone assinaram uma carta de intenções para estudar a possibilidade de apresentar uma proposta no futuro processo de atribuição de espetro para serviços móveis por satélite (MSS) na Europa, ou seja, serviços que ligam comunicações satélite diretamente para os dispositivos móveis (direct-to-device). A iniciativa vai ao encontro do objetivo de reforço da soberania europeia ao nível das infraestruturas críticas de conectividade.

“A iniciativa apoia a ambição da Comissão Europeia de reforçar a soberania, a segurança e a resiliência da Europa no domínio das infraestruturas críticas de conectividade. Permitirá assegurar uma governação europeia responsável das principais infraestruturas espaciais”, pode ler-se em comunicado conjunto das quatro operadoras de telecomunicações europeias.

Visa ainda garantir a “todos os operadores de redes móveis um acesso aberto e não discriminatório para disponibilizarem serviços de comunicação direta entre satélites e dispositivos (Direct-to-Device — D2D) aos seus clientes”. Os mesmos “serão prestados através de um modelo concebido para promover a concorrência, reduzir a fragmentação do mercado e alargar as opções disponíveis para os consumidores em toda a Europa”.

Nesse âmbito, os quatro operadores tencionam criar na Europa “infraestruturas essenciais para as redes terrestres, bem como funções críticas de coordenação e monitorização, sem investirem diretamente numa constelação de satélites“, refere comunicado.

A constelação será assegurada por um parceiro do setor dos satélites, ainda não selecionado.

O anúncio dos operadores de telecomunicações surge pouco mais de um mês depois de na Cimeira do Espaço, em Paris, Macron ter instado as empresas europeias do setor a avançar com uma aliança para a oferta de tecnologia direct-to-device — no continente até 2030. Uma “nova infraestrutura essencial”, defendeu

“Daqui a dez anos, quero que os europeus disponham diretamente nos seus dispositivos e a partir do espaço de uma qualidade de ligação comparável à 5G em todo o lado. E isso é possível. Poderá chegar até aos centros de dados em órbita. Se esta tecnologia for dominada e disponibilizada a um custo razoável, este mercado será enorme e a Europa tem de participar nesta corrida por razões de soberania e de oportunidades económicas. Temos, a este respeito, de lançar uma aliança europeia para a tecnologia direct-to-device“, defendeu.

Marco Rubio nega pausa na partilha de informações dos EUA com a Ucrânia

By: Lusa
19 October 2026 at 12:08

O chefe da diplomacia dos Estados Unidos (EUA), Marco Rubio, afirmou hoje que não houve “nenhuma pausa” na partilha de informações de inteligência com Kiev e instou a Ucrânia a “terminar a guerra”.

No domingo, o Presidente ucraniano, Volodymyr Zelensky, revelou que os EUA voltaram a partilhar informações com Kiev ao fim de “três dias”, agradecendo a Washington o fim do bloqueio, que dificultou a resposta da Ucrânia aos ataques russos.

Numa entrevista ao canal norte-americano NBC, Zelensky disse que a partilha de informações “esteve bloqueada durante algum tempo e, depois, foi desbloqueada pelo lado norte-americano”, referiu. “Estamos gratos por isso. Agora está a funcionar”, afirmou, acrescentando que a ausência durou “três dias, durante os ataques balísticos” de Moscovo.

“Não sei onde é que ele vai buscar tudo isto ou porque é que partilha isto com a imprensa. Deviam perguntar-lhe. Não houve qualquer pausa”, declarou o secretário de Estado norte-americano. “Onde ele se deve concentrar (…) é em acabar com a guerra”, enfatizou Marco Rubio, durante uma visita a Samarcanda, no Uzbequistão.

Os EUA e a Ucrânia viveram nos últimos dias um momento de grande tensão, com os ucranianos a denunciarem que Washington limitou a transmissão de informações de segurança, o que causou constrangimentos na utilização do sistema de satélites Starlink, propriedade do milionário Elon Musk, dono da SpaceX.

No domingo, o Presidente dos EUA, Donald Trump, acusou o homólogo ucraniano, Volodymyr Zelensky, de “não querer pôr fim” à guerra com a Rússia.

O líder norte-americano defendeu a decisão de não aplicar novas sanções contra a Rússia, bem como o acordo entre Washington e Moscovo, anunciado dias antes, permitindo aos Estados Unidos importar petróleo russo.

Trump argumentou ainda que se assinasse neste momento a chamada Lei Graham, relativa a novas sanções contra a Rússia, faria com que Moscovo se retirasse das negociações.

O republicano associou os ataques ucranianos contra as refinarias de petróleo russas à subida dos preços dos combustíveis a nível mundial, agudizada com a guerra no Médio Oriente desencadeada com os ataques dos EUA e de Israel ao Irão. Marco Rubio reafirmou que as isenções de 60 dias visam ganhar tempo, “para ver se as discussões podem levar a algo positivo”.

Questionado a propósito de uma notícia do jornal norte-americano Wall Street Journal, segundo a qual o Presidente russo, Vladimir Putin, terá proposto a Trump e ao homólogo chinês, Xi Jinping, um encontro em novembro para discutir o fim do conflito — excluindo, portanto, a Ucrânia — o secretário de Estado foi evasivo. “Não sei se isso foi concretizado”, disse Rubio. Mas o presidente norte-americano “foi claro: deseja que a guerra entre a Ucrânia e a Rússia chegue ao fim”.

“Quanto à nossa relação [com a Ucrânia], o nosso objetivo é acabar com a guerra”, um conflito que “ninguém está a ganhar”, acrescentou Rubio, sublinhando, mais uma vez, os riscos de o conflito se espalhar pela Europa.

Marinha com OK de 47 milhões para revisão do submarino Arpão

19 October 2026 at 11:54

Guarnição do submarino ArpãoMarinha Portuguesa

A Marinha Portuguesa obteve autorização até 47 milhões de euros para realizar uma revisão com docagem do submarino NRP Arpão, entre 2026 e 2028. A operação tem financiamento da Lei de Programação Militar.

A revisão planeada do NRP Arpão — um dos dois submarinos da classe Tridente Marinha Portuguesa — é uma “intervenção obrigatória no ciclo de sustentação dos submarinos, visando assegurar a segurança, fiabilidade, disponibilidade e desempenho operacional do navio, integrando ainda ações de inspeção estrutural, verificação de integridade do casco resistente, revisão de sistemas de propulsão, energia, navegação, combate, sensores e equipamentos de segurança, bem como substituição de componentes cuja vida útil se encontra no limite do ciclo técnico definido pelo sistema de manutenção planeada”, lê-se num despacho publicado na sexta-feira no Diário da República.

Esta uma revisão “imperativa para garantir a continuidade operacional do NRP Arpão, prevenindo a degradação de sistemas essenciais, mitigando riscos de falha em operação subaquática e assegurando o cumprimento dos requisitos de segurança associados à operação de submarinos convencionais”, pode ler-se no despacho do Ministério da Defesa. “A sua não realização acarretaria riscos significativos para a integridade do navio, para a segurança da guarnição e para a capacidade da Marinha em cumprir missões de soberania, vigilância, dissuasão e cooperação internacional”, refere ainda.

Embarque no submarino ArpãoMarinha Portuguesa

Assim, a Defesa autorizou a Marinha Portuguesa a realizar despesa com a contratação da “Pequena Revisão com Docagem – PR011+D011 – do NRP Arpão, até ao montante global máximo de 47.000.000,00 EUR (quarenta e sete milhões de euros), que não inclui o Imposto sobre o Valor Acrescentado (IVA), a financiar pelas verbas da Lei de Programação Militar, com inscrição no orçamento Marinha, na capacidade ‘Submarina'”, informa.

Os encargos orçamentais não podem exceder, em cada ano económico, os montantes 14,1 milhões de euros (2026); 23,5 milhões (2027) e, 9,4 milhões em 2028. Os montantes (que não incluem IVA) fixados para os anos de 2027 e 2028, “podem ser acrescidos do saldo apurado no ano que lhes antecede”.

O NRP Arpão foi construído no estaleiro alemão Howaldtswerke-Deutsche Werft (HDW), em Kiel, com a construção a ser iniciada em 2005. Foi entregue a Marinha Portuguesa em 22 de dezembro de 2010 chegou pela primeira vez a Base Naval de Lisboa em 30 de abril de 2011.

Seis ataques em 10 dias: drones levam a guerra do Mar Negro cada vez mais perto da NATO

By: ZAP
19 October 2026 at 09:30
Em dez dias, seis navios foram atacados no Mar Negro. Em semana e meia morreram mais marinheiros do que militares norte-americanos em toda a guerra do Irão. A atenção do mundo estava no estreito de Ormuz, mas é aqui, às portas da NATO, que navegar se tornou mais perigoso. O primeiro ataque desta série deu-se na madrugada de 6 de outubro, nota o The Guardian. A tripulação do ferry búlgaro Dioscuria ouviu uma explosão ao largo de Byala e, ao aproximar-se, encontrou um bote salva-vidas virado e coletes na água. Do Alfa Watan, o navio de carga turco atingido por

A despedida da Tesla dos carros (mas foi em grande)

By: ZAP
19 October 2026 at 09:15
Roadster, a última exceção. É que a Tesla é mais uma empresa de IA e robótica; a montagem de automóveis fica para trás. Foi a grande novidade dos últimos dias, no mundo automóvel: o lançamento do Roadster 2, o carro mais recente da Tesla – e provavelmente o último. O Roadster 2 voa. Na apresentação, a certa altura, o carro sobrevoou toda a gama da marca, a pairar cerca de dois metros acima do seu camião elétrico. Responsáveis da Tesla disseram que o veículo conseguia acelerar dos 0 aos 97 km/h em apenas 1 segundo. Uma apresentação em grande. Uma

Droni e guerra ibrida, cosa rivela l’allarme Usa sulla sicurezza degli Stati. Scrive Preziosa

19 October 2026 at 10:45

L’avvertimento del contrammiraglio statunitense in congedo Mark Montgomery sulla non completa preparazione americana contro le minacce dei droni pone una questione che riguarda l’intero sistema internazionale. Se gli Stati Uniti, pur disponendo di capacità militari, tecnologiche e informative fra le più avanzate, presentano lacune nella protezione delle proprie installazioni e infrastrutture, quale preparazione possono presumere di avere gli altri Paesi esposti alla stessa minaccia?

Nell’intervento a The Capitol Show, ripreso dalla Foundation for defense of democracies il 16 ottobre 2026, Montgomery richiama le lezioni della guerra in Ucraina, la necessità di intercettori economicamente sostenibili e la protezione delle infrastrutture americane e degli alleati del Golfo. Il problema che emerge è lo scarto fra la rapidità con cui evolvono le minacce e il tempo necessario alle istituzioni per adeguare mezzi, organizzazione e modalità d’impiego.

L’allarme americano permette di osservare il fenomeno dal punto di vista degli Stati ossia: la diffusione di capacità offensive accessibili modifica le condizioni nelle quali una potenza può proteggere il proprio territorio e conservare libertà d’azione.

La questione geopolitica nasce dalla possibilità, per attori anche relativamente deboli, di incidere sulle attività di soggetti molto più forti. Per esercitare questa pressione può essere sufficiente interrompere un collegamento, minacciare un’infrastruttura o costringere un governo a redistribuire risorse per la difesa. La superiorità militare complessiva deve quindi confrontarsi con vulnerabilità locali attraverso le quali l’avversario può imporre costi economici, vincoli operativi e conseguenze politiche. La capacità di uno Stato di operare oltre i propri confini si fonda anche sulla sicurezza del territorio e delle infrastrutture che sostengono la sua azione. Il caso del pallone cinese abbattuto negli Stati Uniti mostra come questa sicurezza richieda di integrare capacità militari, valutazioni politiche e tutela della popolazione.

Il 4 febbraio 2023, un F-22 americano abbatté al largo della Carolina del Sud un pallone ad alta quota che Washington identificava come piattaforma di sorveglianza, mentre Pechino ne dichiarava la finalità civile e meteorologica. Gli Stati Uniti possedevano i mezzi per intervenire, ma dovevano contemperare protezione delle informazioni, sicurezza delle persone, tutela della sovranità e conseguenze diplomatiche. Un singolo mezzo aveva coinvolto intelligence, difesa aerea, autorità politiche e relazioni fra due grandi potenze. Pur essendo tecnicamente diverso dai piccoli droni, il pallone mostrava come la protezione del territorio richiedesse una valutazione più ampia della sola possibilità di neutralizzare un oggetto. Anche un’attività di osservazione può assumere rilievo strategico e richiedere una risposta nella quale capacità militari e responsabilità politiche risultano strettamente collegate.

Il caso di Lipsia introduce una dimensione direttamente legata alla sicurezza europea. Nella notte fra il 4 e il 5 agosto 2026, nell’area cargo dell’aeroporto di Lipsia/Halle fu rinvenuto un drone dotato di ordigno esplosivo. La Procura generale di Dresda e la polizia criminale della Sassonia confermarono la rimozione dell’innesco e la temporanea interruzione delle operazioni aeroportuali. Il governo tedesco ha successivamente attribuito alla Russia il tentato attentato, distinguendo questa attribuzione politica dagli accertamenti penali ancora in corso. La rilevanza di Lipsia deriva dalla funzione dell’infrastruttura. Lo scalo partecipa alle attività di trasporto strategico del programma Salis, attraverso il quale Paesi alleati accedono a capacità di trasporto aereo per carichi di grandi dimensioni. Un aeroporto civile è quindi anche un nodo della capacità logistica e della mobilità militare europea. Un Paese può trovarsi lontano dai combattimenti e contribuire comunque al sostegno di uno Stato coinvolto nel conflitto. Attraverso i suoi aeroporti, porti e collegamenti ferroviari possono transitare rifornimenti e materiali, mentre le sue imprese possono fornire mezzi e servizi. Queste attività lo espongono alla possibilità di azioni ostili contro le infrastrutture che rendono concreto quel sostegno. Minacciarle o interromperne il funzionamento può perseguire due obiettivi collegati: ostacolare gli aiuti e far ricadere sul Paese che li fornisce costi economici, disagi e timori per la sicurezza.

La pressione può così estendersi alle decisioni del governo, cercando di indebolire la volontà politica di continuare a sostenere il partner. Questi scenari trovano spazio nelle zone grigie della conflittualità contemporanea, nelle quali azioni ostili possono svilupparsi mantenendo incerti la loro origine, la portata e il rapporto con una strategia più ampia. Gli attori possono sfruttare questa ambiguità combinando strumenti militari e non militari, iniziative manifeste e operazioni clandestine. È in tale combinazione che si esprimono le modalità della guerra ibrida: sabotaggio, attacchi informatici, disinformazione, pressione economica e impiego di intermediari possono concorrere a condizionare le decisioni della controparte.

Queste azioni possono avere anche una funzione di comunicazione strategica ossia mostrare una capacità d’intervento, mettere alla prova le difese o segnalare i costi del proseguimento di una determinata politica. Il messaggio può accompagnarsi a conseguenze materiali, come l’interruzione di un servizio o il danneggiamento di un’infrastruttura. Chi agisce cerca così di esercitare una pressione riconoscibile, conservando margini per negare il proprio coinvolgimento e complicare la risposta. Il confronto può svilupparsi senza sfociare in una guerra aperta oppure accompagnare un conflitto già in corso, estendendone gli effetti a territori e attività lontani dai combattimenti.

I droni possono essere impiegati sia nel combattimento convenzionale sia nell’ambito di campagne ibride. Il carattere ibrido dipende dalla strategia nella quale vengono inseriti: osservazione, sabotaggio e intimidazione possono combinarsi con altri strumenti per condizionare le decisioni della controparte. Nel caso di Lipsia, il governo tedesco ha qualificato l’episodio come attacco ibrido, collegando la risposta alla protezione delle infrastrutture, al sostegno all’Ucraina e al coordinamento con Nato e Unione europea. L’allarme americano evidenzia che la preparazione alla guerra convenzionale non assicura, da sola, un’analoga capacità di affrontare le minacce ibride. Uno Stato può disporre di forze armate efficienti e incontrare difficoltà nel riconoscere e contrastare una campagna che combina sabotaggi, attacchi informatici e pressioni sulle infrastrutture civili, coinvolgendo competenze distribuite fra più istituzioni. Le analisi della Nato individuano nell’ambiguità delle azioni ibride un ostacolo alla comprensione della situazione e alla rapidità delle decisioni. La vulnerabilità può quindi manifestarsi prima dell’intervento difensivo. Una presenza sospetta può essere trattata come questione aeroportuale, un’interruzione digitale come incidente informatico, un danneggiamento come episodio criminale. Se le informazioni raccolte dai diversi apparati restano separate, può diventare difficile riconoscere eventuali collegamenti fra gli episodi e valutarne il significato strategico.

L’attore ostile può sfruttare questa frammentazione per ritardare l’attribuzione delle responsabilità e rendere più difficile una decisione politica sulla risposta. La capacità di ricomporre le informazioni diventa, perciò, parte integrante della difesa. Oggi è più che mai necessario coniugare difesa e sicurezza nella valutazione delle minacce e nella preparazione nazionale, mantenendo competenze e responsabilità definite. I domini terrestre, marittimo, aereo, spaziale e cibernetico sono collegati dalle funzioni che consentono di osservare, comunicare, muoversi e decidere. La protezione del singolo mezzo o impianto deve essere valutata insieme alla continuità del sistema nel quale opera. La condizione degli altri Paesi va letta attraverso queste relazioni. Un bilancio militare elevato non misura, da solo, la preparazione contro minacce distribuite. Le lacune statunitensi non dimostrano che ogni altro Stato sia necessariamente meno preparato, ma mostrano che una grande superiorità tecnologica può convivere con problemi di protezione.  L’Ucraina evidenzia il valore dell’esperienza. La pressione della guerra ha imposto un apprendimento continuo nell’impiego dei droni e delle contromisure, che Montgomery richiama come patrimonio utile alla preparazione americana. Per i Paesi europei, assume particolare rilievo il rapporto fra infrastrutture interconnesse e protezioni organizzate prevalentemente su base nazionale. L’interruzione di un nodo logistico o energetico può trasferire conseguenze oltre confine. Le differenze nella preparazione diventano pertanto un problema collettivo: la sicurezza dell’Alleanza dipende anche dalla continuità delle reti attraverso le quali i suoi membri possono sostenersi.

Nei Paesi del Golfo, la concentrazione di funzioni energetiche e logistiche di interesse mondiale amplia la portata delle vulnerabilità locali. Gli attacchi del settembre 2019 agli impianti sauditi di Abqaiq e Khurais mostrarono come il danneggiamento di pochi siti potesse interrompere una quota rilevante della produzione petrolifera e produrre effetti sui mercati internazionali. La protezione di queste infrastrutture riguarda contemporaneamente la sicurezza dei produttori, gli interessi dei partner e la stabilità degli approvvigionamenti esterni. Il richiamo di Montgomery alla cooperazione con gli alleati del Golfo non è casuale. Le garanzie politiche e militari devono tradursi in strumenti effettivamente disponibili dove la minaccia si manifesta. Se anche il principale garante presenta lacune, i partner devono valutare quanto dipendano dalla sua protezione e quali capacità proprie debbano sviluppare. La sostenibilità economica attraversa tutte queste condizioni. Impiegare un intercettore costoso può essere giustificato dal valore delle vite e delle infrastrutture protette. La difficoltà emerge quando la difesa deve essere mantenuta contro azioni ripetute: diventano determinanti scorte, capacità produttiva, manutenzione e disponibilità di risposte differenti.

L’attore ostile può cercare di consumare risorse difensive e imporre una pressione prolungata anche senza ottenere ogni volta un danno materiale. L’aumento della spesa deve quindi accompagnarsi a scelte coerenti con la minaccia. Occorre valutare quali capacità vengano acquistate, quanto rapidamente possano essere aggiornate e come siano collegate all’organizzazione nazionale. L’esperienza operativa deve raggiungere industria, ricerca e decisori con tempi compatibili con l’evoluzione dei mezzi e delle modalità d’impiego. La velocità dell’adattamento diventa una componente della potenza, insieme alla quantità e alla qualità delle risorse disponibili. Per tutti gli Stati, l’allarme americano impone quindi di verificare la preparazione dell’intero sistema nazionale. Le capacità militari devono accompagnarsi alla condivisione delle informazioni, alla chiarezza delle responsabilità e alla possibilità di intervenire tempestivamente sulle vulnerabilità individuate. Quando l’avversario nasconde il proprio ruolo e distribuisce la pressione fra ambiti civili e militari, riconoscere il disegno che collega le sue azioni diventa essenziale per contrastarlo. Da questa capacità dipende anche la libertà dello Stato di perseguire i propri interessi senza che sabotaggi, interruzioni e intimidazioni ne condizionino le decisioni.

Zelensky sugere que Trump está a tentar forçar capitulação de Kiev perante Moscovo

By: Lusa
19 October 2026 at 10:06

O Presidente da Ucrânia afirmou no domingo que “parece que” o seu homólogo norte-americano tenta forçar uma capitulação da Ucrânia perante a Rússia com medidas como o acordo para comprar gasóleo russo ou restrições à ajuda militar a Kiev.

“Penso que foram dados passos no sentido de convencer a Ucrânia a capitular. Não estou a dizer que este seja o objetivo dos nossos aliados. Não quero pensar que os nossos aliados norte-americanos possam querer pôr fim ao conflito mais cedo à custa da Ucrânia. Mas é isso que parece”, disse Volodymyr Zelensky, numa entrevista à agência de notícias Bloomberg publicada no domingo.

O Presidente ucraniano tem criticado, nos últimos dias, as limitações que o sistema de comunicação por satélite norte-americano Starlink parece ter para a sua utilização para fins militares em território russo, bem como o abrandamento dos envios de mísseis de interceção Patriot.

Na mesma entrevista, Zelensky afirmou que os Estados Unidos liderados pelo republicano Donald Trump enviam apenas 12 mísseis Patriot por mês para a Ucrânia, um quarto do que o anterior presidente, o democrata Joe Biden, enviava. “Pagámos por essas armas”, argumentou. “Parte das entregas já está autorizada, mas o resto não, e não se trata de uma questão técnica”, sublinhou.

Zelensky sugeriu a Washington que Kiev poderia deixar de atacar as refinarias russas, tal como pretendem os Estados Unidos, se acelerassem a entrega dos mísseis Patriot para proteger as infraestruturas ucranianas. “Mas eles só querem que deixemos de atacar o gasóleo e, se atacarmos, cortam-nos o acesso a alguma coisa”, afirmou o líder ucraniano.

O Presidente norte-americano defendeu no domingo a sua decisão de não aplicar novas sanções contra a Rússia, bem como o acordo entre Washington e Moscovo, anunciado dias antes, permitindo aos Estados Unidos importar petróleo russo. Trump argumentou ainda que se assinasse neste momento a chamada Lei Graham, relativa a novas sanções contra a Rússia, faria com que a Rússia se retirasse das negociações. E apontou outro argumento: “A Rússia está a fazer muito pouco para ajudar a República Islâmica do Irão comparado com o que poderia estar a fazer”. Por fim, insistiu no “grave dano” que os ataques ucranianos contra as refinarias russas estão na sua visão a causar, “também nos Estados Unidos”.

Ainda na entrevista à Bloomberg, o líder ucraniano alertou que estes são “dias perigosos antes das eleições”, referindo-se às eleições intercalares nos Estados Unidos, marcadas para 03 de novembro e nas quais os republicanos de Trump tentam manter o controlo do Congresso.

“Mas depois das eleições a vida continua e acredito que ficará mais tranquila”, afirmou.

ADS fecha contrato de drones com Exército e tem na mira veículos terrestres não tripulados

19 October 2026 at 07:13

A Autonomous Defense Systems (ADS) fechou um contrato de cerca de 134 mil euros com o Exército Português para o fornecimento de 45 drones para os batalhões de Infantaria estacionados na zona militar da Madeira e dos Açores. Depois dos drones e sistema anti-drones, a empresa de Palmela já está trabalhar na entrada num novo segmento, o dos veículos terrestres não tripulados de uso dual. Com “vocação exportadora”, a companhia tem a Ucrânia e Brasil como mercados prioritários.

A empresa foi a vencedora do concurso lançado em junho pelo Exército Português para a compra de drones para dois Batalhões de Infantaria (BI) da Zona Militar dos Açores (ZMA) e o BI da Zona Militar da Madeira (ZMM), abrindo-se assim a primeira oportunidade para a empresa, constituída em julho do ano passado, trabalhar com o ramo das Forças Armadas.

“A oportunidade surgiu por concurso público lançado pelo Exército Português, ao qual a ADS apresentou proposta e que lhe foi adjudicado. São três tipos de sistemas: 30 drones FPV táticos de 7 polegadas, nove quadricópteros de vigilância e reconhecimento (ISR) e seis drones de treino. Demos-lhes nomes de aves das Regiões Autónomas que vão servir — Fura-bardos, Açor e Garajau — e são projetados e montados com orgulho em Portugal”, adianta Nelson Bensabat, cofundador e diretor-geral da ADS, ao ECO/eRadar.

Além do Exército, temos sido consultados por outras entidades da Defesa e da Segurança nacionais e internacionais, designadamente no domínio da vigilância costeira, e acompanhamos de perto a atividade da Marinha nesta área. São processos em curso, sobre os quais não podemos, nesta fase, adiantar detalhes.

Nelson Bensabat

Cofundador e diretor-geral da ADS

“Neste momento não temos outros contratos em curso ou fechados com este ramo. Contudo, vamos continuar a trabalhar para vencer outros concursos públicos no futuro, contribuindo assim para a capacitação do Exército Português, e simultaneamente estreitar num futuro próximo a relação com este ramo, desenvolvendo parcerias orientadas para tecnologias de duplo uso”, refere o gestor quando questionado sobre eventuais novos concursos com este ramo das Forças Armadas.

Mas Bensabat admite que há processos em curso com outras entidades do setor de defesa nacionais, mas não só. “Além do Exército, temos sido consultados por outras entidades da Defesa e da Segurança nacionais e internacionais, designadamente no domínio da vigilância costeira, e acompanhamos de perto a atividade da Marinha nesta área. São processos em curso, sobre os quais não podemos, nesta fase, adiantar detalhes”, afirma.

O mercado internacional é algo que a empresa tem na sua mira. Afinal, diz, a “vocação” da ADS é exportadora. “É no mercado externo que esperamos vir a ter o maior peso da faturação. Os mercados prioritários são os países da NATO, a Ucrânia e o Brasil”, diz. “Na Ucrânia, a ADS passou o processo de verificação da agência de aquisições de defesa e integra a sua lista de parceiros verificados“, refere ainda.

Para corporizar essa vocação exportadora, a empresa está a “acompanhar concursos em vários países europeus da NATO e a preparar candidaturas a programas europeus de financiamento da Defesa, em consórcio com parceiros de outros Estados-Membros”, revela, embora sem mais detalhes.

“A ADS tem código NCAGE [NATO Commercial and Government Entity, código obrigatório para qualquer empresa que queira participar em concursos públicos, fornecer bens ou prestar serviços à NATO e às forças de defesa dos países aliados] e produtos catalogados no sistema NATO, o que facilita a entrada nesses mercados”, destaca.

Na mira: veículos autónomos terrestres de duplo uso

Desde o seu arranque, o foco da empresa tem sido os sistemas não tripulados. Mas não apenas para vigilância. “A gama vai dos quadricópteros de vigilância e reconhecimento (ISR) e dos FPV táticos, incluindo configurações de ataque, até aeronaves de asa fixa e VTOL de maior alcance e autonomia”, descreve o diretor-geral da ADS.

A companhia tem ainda soluções anti-drone, como é o caso do sistema Sentinel360 — deteção, seguimento, identificação e mitigação —, o comando e controlo e a autonomia e inteligência artificial. “Projetamos e construímos à medida dos requisitos de cada cliente e conseguimos ter um protótipo a voar em quatro a seis semanas”, refere.

Nos veículos terrestres, temos em fase de conceção, com parceiros nacionais, um veículo não tripulado de duplo uso, de classe média e propulsão elétrica, com módulos para logística, evacuação de feridos e reconhecimento.

Nelson Bensabat

Cofundador e diretor-geral da ADS

E, na sua maioria, são equipamentos para uso civil e militar. “As mesmas plataformas que servem as Forças Armadas servem também missões civis, como o combate a incêndios, a proteção civil, a agricultura, o apoio logístico e a evacuação de feridos. É uma vertente que consideramos estratégica, tanto pela dimensão do mercado civil como pelo contributo para a resiliência nacional”, justifica.

Mas a ADS não está apenas focada nos veículos autónomos aéreos. Nelson Bensabat revela quais os próximos projetos em fase de desenvolvimento. “Nos veículos terrestres, temos em fase de conceção, com parceiros nacionais, um veículo não tripulado de duplo uso, de classe média e propulsão elétrica, com módulos para logística, evacuação de feridos e reconhecimento”, adianta.

No domínio marítimo, a atuação passa, para já, por sistemas aéreos de vigilância costeira, sendo que “os veículos de superfície não estão no nosso roteiro imediato”.

Produção em Palmela

Com seis pessoas, dois sócios-gerentes e quatro técnicos — a empresa é ainda “reforçada por parceiros industriais nacionais”, tendo ainda “uma forte componente de I&D, assegurada por recursos internos e por parcerias externas, nomeadamente com a academia” —, a ADS tem a sua produção em Palmela, “em instalações de 400 metros quadrados com áreas de montagem mecânica e eletrónica, impressão 3D, soldadura e I&D, áreas logísticas de receção de matéria-prima e expedição de produto acabado, e uma área de controlo de qualidade com zona de testes finais”, descreve.

“Basta que se concretize uma parte dos pedidos em carteira para termos de expandir a capacidade produtiva, e essa expansão vai acontecer. Falta decidir se será em Palmela ou noutro ponto do país — uma hipótese real —, decisão que tomaremos até ao final do ano, com base na solução que melhor garanta um crescimento sustentado.

Nelson Bensabat

Cofundador e diretor-geral da ADS

“Recorremos ainda a parceiros industriais nacionais para estruturas e subconjuntos mecânicos. Estamos a implementar um sistema de gestão da qualidade ISO 9001, com certificação prevista para o primeiro trimestre de 2027”, acrescenta.

Mas há planos para expandir a capacidade de entrega. “Basta que se concretize uma parte dos pedidos em carteira para termos de expandir a capacidade produtiva, e essa expansão vai acontecer. Falta decidir se será em Palmela ou noutro ponto do país — uma hipótese real —, decisão que tomaremos até ao final do ano, com base na solução que melhor garanta um crescimento sustentado”, adianta Bensabat.

O responsável não adianta no entanto que valor de investimento essa expansão de área de produção poderá implicar. O montante dependerá se a expansão for em Palmela ou noutra zona do país. “É uma dor de crescimento, mas uma boa dor.”

Nelson Bensabat também não revela valores de faturação. “Tratando-se de uma empresa em início de atividade, o valor é naturalmente, ainda um valor modesto, e o contrato com o Exército representa a nossa primeira referência de dimensão relevante”, diz.

Nesta fase, “o fundamental é consolidarmos o nosso crescimento e sermos reconhecidos no mercado como um player de referência, capaz de criar, para os nossos parceiros, soluções que respondam às suas necessidades operacionais”.

Município de São Brás de Alportel celebra sucesso de David Mendonça com voto de louvor

19 October 2026 at 07:06

O Município de São Brás de Alportel entregou no dia 14 de outubro um Voto de Louvor ao jovem são-brasense David Mendonça, atualmente um dos artistas em maior destaque na música portuguesa, em reconhecimento ao seu percurso artístico e ao reconhecimento que tem vindo a conquistar no panorama musical nacional.

Aos 25 anos de idade, este jovem são-brasense é já uma das vozes mais escutadas em Portugal, sendo o vocalista da banda revelação na música portuguesa “Os Vizinhos”.

A paixão pela música começou cedo. Aos seis anos, começou a aprender a tocar acordeão. Mais tarde, Filomena Mendonça, mãe de David, convidou-o para o grupo Veredas da Memória, onde teve de aprender as músicas rapidamente para dar o seu contributo.

A sua formação contou ainda com os contributos dos professores Joaquim Martins, Joaquim Machado, Nelson Conceição, Jorge Alves e Gabriel Rodeia. Contou também com a ajuda de outros colegas de profissão e amigos, como Paul Carter, Bráulio Jesus, Silvino Campos e Ricardo Martins, entre outros.

Após o ensino secundário, ingressou na Escola dos Artistas de Minerva, em Loulé.

Participou, desde muito novo, em galas e festivais de acordeão e em programas de televisão.

Ao longo dos anos, tem feito parte de vários projetos, como o Rancho Típico Sambrasense, o Rancho Folclórico da Casa do Povo de Santa Catarina, o grupo de música tradicional ucraniana JASMIM, o duo com David Brito, o Veredas da Memória, a Charola da Mesquita, o duo de jazz com Paul Carter, na flauta e saxofone, o Duo d’Improviso com Luís Gonçalves, no trompete, e as Noites de Fado no Museu do Traje.

Foi dos primeiros jovens são-brasenses a apostar na formação académica em Música, como destacou a presidente da Câmara Municipal Marlene Guerreiro no momento da entrega, que frequentou em Évora, onde reforçou o contacto com diversos músicos, tendo integrado inúmeros projetos, entre os quais os quais o Grupo Académico Seistetos de onde surgiram, posteriormente, “Os Vizinhos”.  

O contacto com a história da música é também uma das vertentes que valoriza no seu percurso. Em 2021, colaborou no projeto «Sons de São Brás», dando continuidade ao interesse pela preservação e valorização do património musical. A autenticidade é, igualmente, um dos valores que considera essenciais e que faz questão de manter enquanto artista.

Figura assídua em programas de televisão, acompanhando nomes de relevo no panorama nacional, aventura-se também em nome próprio, ao constituir grupos de música tradicional inspirados nos acordes do Alentejo, com os quais participou nas edições de 2023 e 2024 da Feira da Serra.

Em abril de 2025, o São Brás Cineteatro Jaime Pinto foi o local escolhido para apresentar, o primeiro álbum d´Os Vizinhos, que rapidamente se tornou um caso sério de popularidade nacional e que os tem levado a pisar palcos de relevo e festivais de música em todo o país. 

Entre os seus temas mais populares encontram-se “Pôr do Sol”, “Pobre Ex-Namorado”, “Casar É pra Esquecer”, “Já Não Saio”, “Vizinha do 1.º Andar” e, mais recentemente, “As Laranjeiras” tema apresentado ao público pela primeira vez em São Brás de Alportel, no dia 1 de junho deste ano.

As músicas são presença constante nas rádios nacionais, sendo que o primeiro tema do grupo, «Pôr do Sol», atingiu a quarta platina em novembro de 2025, de acordo com a Associação Fonográfica Portuguesa (AFP).

Os Vizinhos preparam-se agora para lançar o seu segundo álbum, dando continuidade a um percurso marcado pelo crescimento da popularidade e pela ligação ao público.

Em 2018, quando recebeu o Prémio Juventude «Música Revelação», uma iniciativa do Município de São Brás de Alportel, David Mendonça referiu ser seu objetivo na música “tocar com os maiores nomes da música em vários palcos pelo mundo fora e mais tarde poder passar o testemunho aos mais novos”.

Sete anos volvidos, este objetivo está já em parte concretizado, com um percurso de destaque na música nacional que motivou o Município de São Brás de Alportel a atribuir-lhe um Voto de Louvor, agora entregue no Espaço Memória da Câmara Municipal. 

Uma distinção que reconhece que David Mendonça é motivo de orgulho para a comunidade são-brasense e um relevante exemplo para as novas gerações.

No próximo dia 5 de novembro, Os Vizinhos vão subir ao palco do Teatro das Figuras, associando-se ao concerto «Prometo Viver» e juntando a sua música a esta causa solidária.

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La Promesa, avance semanal del lunes 19 de octubre al viernes 23 de octubre

18 October 2026 at 06:56

El creador de La Promesa, Josep Cister Rubio, avanzó una –otra– boda, un embarazo y una muerte. Con el avance semanal del lunes 19 de octubre al viernes 23 de octubre, ya van dos de tres. Martina (Amparo Piñero) está embarazada de Adriano (Ibrahim Al Shami J.). Y María Fernández (Sara Molina) y Carlo (Jose Miguel Blanco) serán marido y mujer de una vez por todas tras el ultimátum de doña Leocadia (Isabel Serrano). ¿Quién morirá? De momento, cabe preguntarse qué pasará en los capítulos 930, 931, 931 y 933 de La Promesa que emitirá La 1 a media tarde el lunes 19, martes 20, miércoles 21 y jueves 22 de octubre. El primer canal de TVE suspende la emisión del serial de época el viernes 23 de octubre con motivo de los Premios Princesa de Asturias.

La Promesa, avance del capítulo 930 este lunes 19 de octubre

María confiesa a Julieta que debe casarse porque si no lo hace, le quitarán a su hija. Petra deja ver a Tomasa que sabe que trama algo con las cocineras; y ella no lo niega. Julieta exige a Ciro que aleje a Lorenzo de ella, y éste cumple. Además, el capitán asegura a Ciro que Julieta no oculta nada; Ciro recibe una llamada de una empresa y se teme lo peor. Falsa alarma, solo le llamaban para pagarle el segundo plazo de la licencia. Leocadia amenaza a Máximo con vengarse algún día.

Casilda, por su parte, concluye que Martina no es la mujer que necesita Jacobo e insiste en que debe casarse con la mujer que embarazó su hermano. Samuel se derrumba ante Petra por la boda de María: se muestra fuerte ante ella, pero en el fondo, está destrozado. Por fin llega la boda de María y Carlo: se celebra en el patio, por la noche. Es una boda realmente emotiva, a pesar de todo. Y llega también la noche de bodas. Y, con ella, Carlo a la habitación de María, que lo mira con temor, preguntándose si pretende ejercer sus derechos de recién casado.

Capítulo 931 (martes 20 de octubre)

Carlo visita a María en su noche de boda ante el estupor de ésta, que no lo esperaba. Tomasa finge que se ha peleado con Petra para ganarse a las cocineras, pero su plan es enemistarlas. Empieza señalando a Candela que Simona la ningunea. A la par, Julio trata de camelarse a Teresa para que le ayude a ganarse la confianza del servicio. Curro y Ángela vuelven de Lisboa contentos, cuentan que si el viaje ha sido corto es porque Ángela debe ocuparse de sus estudios. Aseguran que Manuel los visitó y que está de camino.

Casilda confiesa a Jacobo que quiere llevarlo de vuelta para salvar a Enrique. Él pide a Martina una respuesta definitiva: ¿se casará con él? Curro y Manuel se reencuentran: juran ayudarse para contenerse ante Leocadia cuando la vean. El plan sigue en marcha: Curro sale tras la pista de Pía. Manuel y Julieta se reencuentran en el hangar. Parece que llega una reconciliación que está a punto de sellarse con un beso.

La Promesa, capítulo 932 (miércoles 21 de octubre)

Ciro interrumpe a Manuel y Julieta cuando están a punto de besarse. Manuel descubre que María y Carlo se han casado forzados. Curro cuenta a su hermano que no ha averiguado nada sobre el paradero de Pía, pero lo seguirá intentando. Adriano propone a Jacobo que se plante ante su madre y se niegue a casarse. Pero Casilda atosiga a la pareja hasta que Martina estalla. María le asegura a Manuel que está bien: aunque se casó forzada, era lo mejor. Lorenzo quiere invertir el dinero que están ganando y se acerca a Máximo para que le ayude sin desvelar aún sus intenciones. Pero éste detecta que algo quiere el capitán.

Tomasa sigue metiendo cizaña entre las cocineras, y convence a Candela de que Simona se aprovecha de ella. Lo está consiguiendo: Candela responde mal a Simona ante la sorpresa de ésta. Julio regala una rosa a Teresa ante Petra. Ángela reprocha a su madre que forzara la boda cuando ocurre lo inevitable: el reencuentro de Leocadia con Manuel y Curro, incapaces de ocultar su odio.

Capítulo 933 (jueves 22 de octubre)

Curro contiene a Manuel, furioso con Leocadia, y consigue desviar el motivo real de su odio esgrimiendo la boda de María. Pero la mujer se queda asustada por la vehemencia de los hermanos. Ángela trata de interceder por su madre, pero Curro le exhorta a que se mantenga al margen. Lorenzo pide a Máximo consejos de inversión y éste cuestiona el origen de su riqueza. El capitán se ofende por el cuestionamiento. Petra trata de prevenir a las cocineras sobre Tomasa, pero éstas desconfían de ella. Le ocurre lo mismo con Teresa cuando trata de prevenirle respecto a Julio.

Máximo reprende a Ángela por descuidar sus estudios y nota algo raro al llegar Leocadia; esta se defiende de la boda de María, y Ángela nota algo entre su madre y el duque. Alonso llega por fin a La Promesa, pero sucio y desastrado, impropio de él. Casilda lo confunde con un intruso y se enzarzan en una discusión. Curro está convencido de que fue el veneno, y no el disparo, lo que mató a Jana; y le muestra a Manuel la habitación secreta.

La Promesa, avance del capítulo 930 este lunes 19 de octubre

17 October 2026 at 08:53

A doña Leocadia le quedan dos telediarios en La Promesa. La afirmación no es por ciencia infusa, pues hay varios indicios. El principal son los derroteros del serial de época en las últimas entregas que ha emitido La 1. En el último capítulo emitido de La Promesa, el número 929, este viernes 16 de octubre... Curro (Xavi Lock) desvela a Manuel (Arturo García Sancho) que Cruz (Eva Martín) mató a Tomás (Jordi Coll) y que Leocadia (Isabel Serrano) remató a Jana (Ana Garcés). Con una única y efectiva línea de diálogo, los guionistas de La Promesa –con Josep Cister Rubio a la cabeza– acaban con la fantasía: el regreso de Cruz a La Promesa. No caerá esa breva. A reina muerta, reina puesta. O rey: Máximo de Buenaventura (Javier Lago).

Lo dicho: a Leocadía le quedan dos telediarios en el Valle de Luján, en Córdoba. La última publicación en Instagram de su intérprete Isabel Serrano relacionada con La Promesa data del 23 de julio. Su siguiente publicación en la red social, de índole personal, fue ya el 15 de septiembre. Entremedias, saltaron las alarmas, tal y como se hizo eco El Independiente. La ausencia de Xavi Lock (Curro), Marta Costa (Ángela) y María Castro (Pía) del set de rodaje de La Promesa tenía un porqué: Curro expulsaría a Pía del palacio y, tras casarse con Ángela, viajarían rápidamente a Lisboa. Pero, ¿dónde estaba Isabel Serrano (Leocadia)? De viaje, muy probablemente. Quienes sí continúan grabando son estos dos...

Avance del capítulo 930 de La Promesa (lunes 19 de octubre)

Curro tiene miedo de regresar a La Promesa: ¿cómo reaccionará al reencontrarse con Leocadia? Manuel está en la misma tesitura. Los hermanos Luján dejan Lisboa y vuelven a Córdoba.

Las hermanas Arcos siguen con su particular guerra fría. Tomasa culpará a Petra de todos los males en palacio.

Leocadia amenaza a Máximo: se vengará de él. El duque de Buenaventura nunco tuvo intención alguna de casarse con la madre de su hija.

Samuel se desahoga con Petra: está roto por dentro. Pero María Fernández no puede enterarse: debe casarse con Carlo para impedir que Leocadia le arrebate a Janita.

Julieta y Martina entregan un obsequio a María Fernández para que el día de su boda con Carlo sea lo menos agridulce posible.

Casilda, la madre de Jacobo, sigue en sus trece: Martina no es de su agrado. Él se impondrá.

Russia hit Ukraine’s energy 76 times during a US-declared truce—and tens of thousands lost power overnight. Civilians killed and injured

18 October 2026 at 12:55

russia hit ukraine’s energy 76 times during us-declared truce—and tens thousands lost power overnight civilians killed injured · post damage after russian strike detached houses poltava 17 2026 victim ukraine

Russia has kept striking Ukraine’s energy sector throughout the week since US President Donald Trump announced an energy ceasefire, Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy said on 18 October. From overnight into Sunday, Russian drones and a ballistic missile hit substations, homes, and industrial sites from Odesa to Volyn. They killed civilians and left tens of thousands of families without power.

Russia fights along the front line while hitting cities and the grid behind it with drones, missiles, and glide bombs. Ukraine says Moscow plans up to 1,000 such munitions against 60 key infrastructure sites this winter, and jet-powered drones partly free it to concentrate missiles on fewer targets, the Institute for the Study of War assessed. With Graham Act penalties on hold and US sanctions on Russian diesel suspended, Russia faces no new US cost for its strikes on Ukraine’s grid. Protecting and restoring the grid falls to Ukraine’s air defenses and repair crews.

Russia hit energy sites 76 times in a week

Zelenskyy counted 76 deliberate Russian strikes on energy and oil-and-gas facilities since Trump’s announcement. Overnight, Russia hit substations in Vinnytsia, Zhytomyr, Khmelnytskyi, and Odesa oblasts, he said. In the past week, Russia fired almost 2,700 attack drones, 1,700 aerial bombs, and 66 missiles, most of them ballistic, mainly to cause a blackout. His message was aimed at Washington.

“America must see that Russia is not taking steps in return for the lifting of sanctions or deals. On the contrary, they take every signal that they can make money as proof that their bet on war is working and they can keep fighting,” Zelenskyy wrote.

US President Donald Trump signs the Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act in the Oval Office, 18 September 2026
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22 House lawmakers press Trump to implement Russia sanctions law. Diesel deal draws bipartisan backlash

Overnight, Russia launched one Iskander-M ballistic missile and 180 Shahed-type drones, 26 of them jet-powered, the Air Force reported. Air defenses downed or suppressed 152 drones, but strikes hit 20 locations.

russia hit ukraine’s energy 76 times during us-declared truce—and tens thousands lost power overnight · post rescuers site russian strike residential area zaporizhzhia 18 2026 zapo ukraine news ukrainian reports
Rescuers at the site of a Russian strike on a residential area of Zaporizhzhia, 18 October 2026. Photo: State Emergency Service of Ukraine

Power cuts from Odesa to Ternopil

Strikes left about 24,000 consumers in Odesa Oblast without power, oblast head Oleh Kiper said. In Vinnytsia Oblast, the attack damaged critical infrastructure and forced emergency outages, oblast head Natalia Zabolotna wrote. Drones hit three energy facilities in Ternopil Oblast, one of them for the second time, and cut power to some consumers, oblast head Taras Pastukh said.

Civilians killed and injured

A Russian strike on Zaporizhzhia killed a 27-year-old woman and injured two others, including a 16-year-old, the State Emergency Service reported. In Poltava, an evening attack killed one person, injured four, and damaged 10 detached houses, city council secretary Kateryna Yamshchykova said.

The aftermath of a Russian strike on Zaporizhzhia on 10 October 2026
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Five Russian bombs kill 17 in Ukraine’s Zaporizhzhia next day after Trump lets Russia ship first 300,000 tonnes of its diesel

A drone hit a high-rise in Odesa and set its roof on fire. A 13-year-old girl was hurt, city military administration head Serhii Lysak said, and Kiper put the number of injured at two.

In Dnipropetrovsk Oblast, Russian drones and artillery injured three people, oblast head Oleksandr Hanzha said. In Donetsk Oblast, Russian attacks killed seven civilians on Saturday, six of them in Sloviansk, oblast head Vadym Filashkin reported.

russia hit ukraine’s energy 76 times during us-declared truce—and tens thousands lost power overnight · post fire roof high-rise apartment building after russian drone strike odesa 18 2026 ukraine news
Fire on the roof of a high-rise apartment building after a Russian drone strike in Odesa, 18 October 2026. Photo: Odesa City Military Administration

Fires in the west, alerts across the border

A morning drone strike set warehouse and production buildings ablaze at an enterprise in Manevychi, Volyn Oblast, oblast head Roman Romaniuk said. With heavy smoke blowing toward the town, Romaniuk urged residents to stay indoors, shut windows and doors, and switch off ventilation. A repeat strike set an enterprise in the district on fire again, the State Emergency Service said, adding that air tests found no dangerous concentrations outside the site. In Lviv Oblast, drone debris damaged a logistics warehouse and two houses, oblast head Maksym Kozytskyi said.

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Fire at an enterprise in Manevychi, Volyn Oblast, after a Russian drone strike, 18 October 2026. Photo: Volyn Oblast Military Administration

Polish military aircraft operated in Poland’s airspace twice during the attack, as the Government Security Centre warned residents of Lublin Voivodeship and later alerted Subcarpathian Voivodeship. In Lithuania, NATO jets failed to identify an object that apparently entered from Poland, Defense Minister Robertas Kaunas said.

A ceasefire Moscow never confirmed

Trump announced the energy ceasefire on 11 October, news that surprised Zelenskyy. A White House official said Russia was still weighing it. Hours later, Russia hit a Kharkiv power plant, and on 14 October it fired 39 ballistic missiles at the grid. Then Trump waived Graham Act penalties on buyers of Russian oil, and Secretary of State Marco Rubio said the administration wants 60 days to weigh the economic effects.

"A Europa não consegue substituir os Estados Unidos"

18 October 2026 at 11:01
Madalena Meyer Resende, especialista em relações internacionais, avisa que a Europa não tem capacidade militar para substituir os Estados Unidos no apoio antiaéreo e de inteligência à Ucrânia. 

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