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Stalking al cronista del Fatto Vincenzo Iurillo, le motivazioni della condanna di Langellotto: “Il racconto della vittima è coerente, preciso, senza contraddizioni”

19 October 2026 at 18:30

Il racconto nelle denunce e in aula della vittima, Vincenzo Iurillo, è stato ritenuto “coerente, preciso e privo di contraddizioni tali da minarne l’attendibilità”. E’ scritto a pagina 24 delle motivazioni con cui il giudice di Torre Annunziata Adele Marano ha condannato in primo grado l’imprenditore edile Salvatore Langellotto a due anni e otto mesi per atti persecutori ai danni del giornalista di giudiziaria del ‘Fatto quotidiano’, che si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Salvatore Pinto. La condanna riguarda anche l’aggressione al presidente del Wwf costiero Claudio d’Esposito, (difeso come parte civile dall’avvocato Johnny Pollio), avvenuta a fine marzo 2023. D’Esposito fu picchiato fino alla frattura di una costola all’interno di un condominio di Sant’Agnello (Napoli): la vendetta per una vecchia denuncia, che impedì alle imprese della famiglia Langellotto la illegittima realizzazione di 252 box interrati in un ex agrumeto di Sorrento.

Iurillo iniziò a scrivere di queste vicende, peraltro ricordate a marzo scorso nella relazione della commissione d’accesso di Sorrento, nella parte che evoca i rapporti societari tra Langellotto e l’ex sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo, già consigliere per il paesaggio del ministro Gennaro Sangiuliano, e che si concludeva con la richiesta di scioglimento per camorra (rigettata dal Viminale).

Per questa ragione, anche il giornalista divenne bersaglio dell’uomo già condannato per concorso esterno in associazione camorristica, finito in carcere nel 2015 e liberato nel 2019. Ora Langellotto è di nuovo detenuto, per un cumulo di condanne per bancarotta.

I due reati – gli atti persecutori a Iurillo e le lesioni a d’Esposito – sono stati ritenuti uniti dal vincolo della continuazione. Al termine delle 27 pagine di motivazioni, depositate il 14 ottobre, il giudice ha calcolato la condanna partendo dal reato più grave, lo stalking, e ha riconosciuto le attenuanti generiche “per meglio adeguare il disvalore del fatto alla pena”. Il pm Antonio Barba e il procuratore Nunzio Fragliasso avevano chiesto cinque anni.

La sentenza – per la quale l’imprenditore può proporre ricorso – ricostruisce le “condotte moleste e le minacce” di Langellotto al nostro cronista a partire dal 9 aprile 2023 fino al 20 gennaio 2024. Comprese quelle mandate in onda e fuori onda per un servizio delle Iene (Gulio Golia ha testimoniato al processo). La dottoressa Marano evidenzia che Iurillo “non ha enfatizzato indiscriminatamente ogni contatto con l’imputato: ha anzi chiarito che il primo episodio, isolatamente considerato, non lo indusse a proporre querela, poiché confidava che non avrebbe avuto seguito. Tale precisazione depone per la genuinità della narrazione, e spiega come la portata intimidatoria sia stata percepita pienamente soltanto con il ripetersi e il progressivo aggravarsi delle condotte”.

Più episodi, un unico filo conduttore, secondo l’accusa: silenziare il cronista del Fatto. Impedirgli di lavorare, di seguire le inchieste sull’imputato, di continuare a narrare gli sviluppi della benedizione religiosa dei suoi camion davanti alla Chiesa di Sant’Agnello. Il giudice precisa che questo obiettivo non fu raggiunto. “La prosecuzione dell’attività giornalistica non esclude tali eventi (il reato, ndr). Gli articoli pubblicati dopo i fatti dimostrano che Iurillo continuò a esercitare la propria professione, ma non smentiscono né lo stato di ansia nè le cautele adottate”. In quel periodo il giornalista del Fatto dovette cambiare radicalmente le sue abitudini di vita e, su disposizione del commissariato di Ps di Sorrento, comunicare alle forze dell’ordine i suoi spostamenti. La precauzione cessò con l’arresto di Langellotto, avvenuto il 26 gennaio 2024.

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Cestini di frutta e verdura vuoti, frigo senza latte e formaggi, banchi della carne esauriti: le immagini dei supermercati di Napoli

19 October 2026 at 18:26

In Campania i primi effetti dello sciopero degli autotrasportatori si cominciano a vedere sugli scaffali vuoti di alcuni supermercati. Già nel weekend a Napoli e in provincia si segnalava la carenza di disponibilità di alcuni generi alimentari, in particolare di frutta e di verdura. Al momento, il problema sembra essere esteso a macchia di leopardo su tutto il territorio regionale, con punti vendita regolarmente riforniti e altri in cui si iniziano invece a vedere intere corsie vuote. La protesta contro il caro gasolio partita dal Sud Italia nei giorni scorsi sta facendo registrare in queste ore difficoltà nella distribuzione delle merci e, anche se è ancora presto per parlare di una vera emergenza, nei prossimi giorni la situazione rischia di peggiorare. Le immagini sono relative a due punti vendita della grande distribuzione in via Medina, a Napoli centro e nel quartiere Vomero.

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“Sono stata sequestrata, drogata e violentata da otto uomini”: la denuncia di una 18enne. Accertamenti in corso

19 October 2026 at 15:02

Una ragazza di 18 anni ha vissuto una notte da incubo, in balia di otto uomini, due dei quali avrebbero abusato di lei dopo averle iniettato una sostanza stupefacente endovena. La storia della giovane di origini ucraine è iniziata sulla Circumvesuviana. Aveva trascorso una giornata con il fidanzato in Costiera Sorrentina e venerdì 16 stava tornando a casa in treno. “Lui è sceso prima di Napoli, e da lì non ricordo più nulla”, ha raccontato agli investigatori, che stanno cercando di ricostruire cos’è accaduto nella notte tra venerdì e sabato.

A far scattare l’allarme è stata la madre della 18enne, che ha chiamato la polizia riferendo che la figlia aveva trovato riparo nei bagni di un fast food. “Quando sono tornata lucida mi sono trovata in un appartamento nei pressi di via Bologna, come ho scoperto quando mi hanno lasciata andare e sono scesa in strada poco prima dell’alba”, ha affermato la ragazza. Quando si è presentata al commissariato per la denuncia era sotto choc e con alcuni segni di violenza sul corpo. Gli inquirenti stanno passando al setaccio le telecamere della videosorveglianza presenti nella zona della stazione, per ottenere riscontri, e stanno cercando anche dei possibili testimoni che erano presenti sullo stesso treno.

La madre della vittima, che vive con lei a Pozzuoli, ha riferito che la figlia fa uso di psicofarmaci per curare gli sbalzi di umore. Dopo essersi messa in contatto con la madre, la giovane è stata portata in ambulanza all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove i medici hanno stilato per lei una prognosi di trenta giorni avviando la ragazza, in attesa dell’esito di altri esami diagnostici, verso il “percorso rosa” rivolto alle donne vittime di abusi sessuali. Sono in corso le indagini – condotte dalla sezione specializzata della Squadra Mobile della questura di Napoli, con il coordinamento dei pm della sezione Fasce deboli della procura – che dovranno fare luce sul buco di memoria che ha portato alla violenza e identificare i responsabili.

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La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti blocca l’autostrada del Sole: chiuso il nodo tra A1 e A30 Caserta-Salerno

19 October 2026 at 10:50

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti blocca l’autostrada del Sole. Intorno alle ore 3 di notte di lunedì, sulla A1 Milano-Napoli è stato temporaneamente chiuso il nodo con la A30 Caserta-Salerno per chi proviene da Napoli. I manifestanti denunciano l’aumento dei costi di gestione e chiedono interventi concreti per sostenere imprese e produttori, alle prese con difficoltà economiche sempre più pesanti.

Attualmente si registrano oltre due km di coda nel tratto compreso tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord verso Roma e 2 km di coda nel tratto compreso tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma. Inoltre, in A30 Caserta-Salerno nel tratto compreso tra Maddaloni e il Bivio con la A1 verso Caserta, si registrano 3 km di coda. Sul luogo dell’evento sono presenti le pattuglie della polizia stradale e il personale del 6° Tronco di Cassino di Autostrade per l’Italia.

Agli utenti in viaggio da Napoli e diretti verso Salerno, si consiglia di percorrere la A16 Napoli-Canosa verso Bari e proseguire sulla A30 verso Salerno. Agli utenti in viaggio in A1, provenienti da Napoli e diretti verso Roma, si consiglia di uscire a Caserta Sud, seguire le indicazioni per Maddaloni, proseguire sulla SS700 in direzione Capua/Santa Maria Capua Vetere e rientrare in A1 alla stazione di Santa Maria Capua Vetere. A chi viaggia in A16, provenienti da Bari e diretti verso Roma, si consiglia di uscire alla stazione di Benevento, percorrere la SS 372 Telesina e rientrare in A1 alla stazione di Caianello.

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Pestato dal branco dopo aver difeso la figlia: identificati otto giovanissimi, ci sono anche i figli di due poliziotti

15 October 2026 at 14:00

Una lite tra ragazzine, l’intervento di un giovane in scooter e poi la violenta reazione di un gruppo di amici. È la sequenza che, secondo quanto ricostruito finora, avrebbe portato al pestaggio di un uomo di 50 anni nel quartiere Vomero, a Napoli, durante la serata di sabato 10 ottobre. L’uomo era intervenuto dopo aver saputo che sua figlia era stata aggredita. Circondato da una decina di giovanissimi, sarebbe stato colpito ripetutamente anche quando era già a terra. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla procuratrice per i minorenni Patrizia Imperato, hanno portato finora all’identificazione di otto ragazzi, quasi tutti minorenni. Gli accertamenti proseguono per chiarire il ruolo di ciascuno e individuare tutti i partecipanti. Tra gli identificati ci sarebbero anche i figli di due appartenenti alla Polizia.

La vicenda avrebbe avuto inizio con una lite tra tre ragazzine, nata per un ragazzo conteso. Durante lo scontro, una delle giovani sarebbe stata colpita e spinta contro il parabrezza di un’auto, finendo poi a terra. Nella ricostruzione degli investigatori compare anche un giovane arrivato in scooter, che avrebbe aggredito la ragazza. Il padre, informato di quanto accaduto alla figlia, avrebbe rintracciato il ragazzo e lo avrebbe schiaffeggiato. A quel punto, il giovane avrebbe chiamato alcuni amici, dando origine al pestaggio dell’uomo.

Durante la colluttazione è intervenuto anche un camion per la raccolta dei rifiuti, che avrebbe investito accidentalmente il cinquantenne. L’impatto gli ha provocato gravi lesioni a una gamba. Trasportato all’ospedale Cardarelli, è stato sottoposto alle cure necessarie per scongiurare il rischio di amputazione. Le sue condizioni sono in miglioramento, ma resta lo choc per l’aggressione. La moglie ha riferito che anche le figlie sarebbero state minacciate.

Le immagini del pestaggio, circolate sui social, hanno suscitato reazioni e richieste di intervento. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha annunciato un rafforzamento dei controlli nella zona. Il sindaco Gaetano Manfredi e l’azienda comunale Asia hanno espresso solidarietà alla vittima. Sull’episodio è intervenuto anche il nuovo questore di Napoli, Fausto Lamparelli, che ha definito le immagini dolorose e una sconfitta per gli adulti, richiamando l’importanza della prevenzione e dell’educazione alla legalità. Il cardinale Domenico Battaglia ha chiesto di affiancare alla risposta giudiziaria un impegno concreto per le famiglie, le scuole e i luoghi di aggregazione: “L’emergenza educativa è soprattutto un problema degli adulti. I ragazzi hanno le loro responsabilità, ma educare vuol dire anche farsi carico del mondo in cui crescono”.

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“Vorrei l’orsacchiotto con gli occhiali”, anabolizzanti e droga nascosti nei peluche: sequestrate oltre 400mila dosi e 16 indagati

15 October 2026 at 12:44

Peluche, frullatori e confezioni dall’aspetto innocuo per nascondere farmaci dopanti e stupefacenti. È il sistema che, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato da un’organizzazione al centro di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bolzano e condotta dai carabinieri del Nas di Trento. L’indagine, avviata nel 2024, ha portato a perquisizioni nelle province di Napoli, Caserta, Pavia e Milano e al sequestro di oltre 400mila dosi. Sono 16 le persone indagate: 15 residenti in provincia di Napoli e una in provincia di Pavia. Undici di loro sono destinatarie di una richiesta di misure cautelari in carcere o ai domiciliari. Gli indagati hanno ricevuto avvisi per essere sottoposti a interrogatorio di garanzia.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbero due nuclei familiari, uno composto da quattro persone e l’altro da due, che con l’aiuto di una decina di collaboratori avrebbero gestito le spedizioni quotidiane delle sostanze in Italia e all’estero. I carabinieri hanno eseguito 17 decreti di perquisizione, uno dei quali nei confronti di una persona che al momento non risulta indagata. Alle operazioni hanno partecipato anche i Nas territorialmente competenti, i militari dell’Arma locale e le sezioni anticrimine e criptovalute di Roma.

Il principale deposito individuato dagli investigatori si trovava in provincia di Napoli, in un grande garage nella disponibilità di uno degli indagati. Al suo interno erano custoditi 560 pacchi già pronti per essere spediti, contenenti anabolizzanti e stupefacenti. Il valore delle sostanze sul mercato al dettaglio è stato stimato in almeno 30 milioni di euro. Per rendere meno riconoscibile il contenuto, i prodotti sarebbero stati nascosti in confezioni apparentemente destinate a contenere giocattoli per bambini, articoli di bellezza e oggetti per la casa. Tra gli esempi emersi dall’indagine ci sono peluche e frullatori economici usati per occultare le pasticche.

Anche gli ordini avrebbero seguito un codice per dissimulare la natura della merce. In alcuni messaggi, la richiesta di sostanze sarebbe stata camuffata con frasi come “Devo fare il regalo di compleanno a mio figlio, vorrei l’orsacchiotto con gli occhiali”. La gestione delle spedizioni e dei pagamenti avrebbe sfruttato sistemi difficili da tracciare. Secondo gli inquirenti, gli indagati utilizzavano un’applicazione di messaggistica anonima, sviluppata da un hacker proprio per agevolare il traffico, e ricorrevano anche alle criptovalute, compresi i bitcoin. In alcuni casi il denaro sarebbe stato trasferito attraverso pacchi con mittenti e destinatari fittizi, nei quali venivano nascosti contanti. Gli investigatori stimano in circa 8 milioni di euro i profitti illeciti generati dal traffico.

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