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Normal view

Heidi Levine recounts how Palestinian youths helped save her in settler attack

US photojournalist describes ‘protective shield’, vows to return to work in West Bank and criticises Netanyahu comments on incident

The Washington Post photojournalist who was attacked and seriously injured by Israeli settlers in the West Bank on Friday has described how she was saved with the help of local Palestinians.

Heidi Levine sustained four fractured vertebrae, two broken ribs and four puncture wounds when she was knocked to the ground and repeatedly beaten by a crowd of masked settlers while she and other journalists were covering the olive harvest in the Palestinian village of Abu Falah, north of Ramallah.

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© Photograph: Quique Kierszenbaum/The Guardian

© Photograph: Quique Kierszenbaum/The Guardian

© Photograph: Quique Kierszenbaum/The Guardian

Israeli military detain US and UK volunteers in West Bank including Democratic NY politician Brad Lander

About 80 US, Israeli and British volunteers held near Nahalin in West Bank and taken to police station

The Israeli military has detained about 80 US, Israeli and British volunteers helping Palestinians harvest olives near Bethlehem, including the New York Democratic congressional nominee Brad Lander, several rabbis and Israel’s former deputy attorney general.

“I’ve been detained by the IDF, along with a group of rabbis and volunteers,” Lander posted from a bus taking him to a police station. “We were simply harvesting olives in a grove near Nahalin in the West Bank. The occupation is a crime under international law. Harvesting olives isn’t a crime under any law I know.”

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© Photograph: Frank Franklin II/AP

© Photograph: Frank Franklin II/AP

© Photograph: Frank Franklin II/AP

Brad Lander Is Detained by Israeli Military in West Bank During Volunteer Trip

21 October 2026 at 17:00
Mr. Lander, a Democratic congressional nominee from New York, had been helping Palestinian farmers. He said he was released after about three hours, but that other volunteers were still in custody.

© Dave Sanders for The New York Times

Brad Lander, a former New York City comptroller who is Jewish, is a longtime advocate for Palestinian rights.

Fifth foreign firm pulls out of controversial Israeli cable car project to East Jerusalem

Rights groups say the planned 1.4km route, which ends at compound run by far-right settler group Elad, will displace Palestinians and reshape the cultural landscape

A fifth foreign company has pulled out of a plan to build a cable car from West to East Jerusalem that threatens to involve the seizure of land and property rights from dozens of Palestinian families along its route, but local authorities insist the scheme is proceeding as planned.

The project appeared to have stalled for four years until late September, just weeks before Israel’s 27 October elections, when the Jerusalem Development Authority (JDA) issued a notice of intent to award a contract without a public tender to ROPES, a cable car engineering consultancy based in South Tyrol, Italy.

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© Photograph: Ahmad Gharabli/AFP/Getty Images

© Photograph: Ahmad Gharabli/AFP/Getty Images

© Photograph: Ahmad Gharabli/AFP/Getty Images

More on how Bari Weiss is using CBS on behalf of Israel

After David Ellison acquired CBS to make it Israel friendly, he hired Bari Weiss, an equally devoted Israel partisan, to do the job. She pushed staff to smear anti-genocide candidates, meddled in a report that exposed Israeli settlers, and her handpicked foreign editor threatened to fire staff who didn't go along

‘We will build palaces for Jews in Gaza’: Right-wing activists establish new outpost near border

Nachala movement set up a makeshift outpost as part of a push to resettle Gaza; Likud Party official attended the event, while local authorities demanded immediate police action. Police and the military have so far made no effort to remove the activists

Israeli police detain 10 people in rare raid against West Bank settlers

Move comes after US photojournalist and group of European diplomats and Palestinians were assaulted in separate attacks

Israeli police have detained 10 people in a rare raid against settlers, after a weekend of extreme violence in the occupied West Bank including an attack on US photojournalist Heidi Levine, which she described as an “attempted lynching”.

She was knocked down, kicked and beaten by a group of masked Israeli men as she covered the olive harvest in a Palestinian village on Friday. The militants broke four vertebrae and a rib, ripped open her finger so it required surgery and left her with lacerations across her body.

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© Photograph: Debbie Hill/UPI/Shutterstock

© Photograph: Debbie Hill/UPI/Shutterstock

© Photograph: Debbie Hill/UPI/Shutterstock

West Bank, i 10 arresti “spot” tra i coloni dopo l’aggressione ai diplomatici europei: “Il governo Netanyahu continua a frenare le indagini”

19 October 2026 at 17:16

L’attacco ai diplomatici a Taybeh è stato troppo. La polizia israeliana è intervenuta e ha fatto sapere lunedì di aver arrestato dieci persone. Coloni estremisti, per cui “sono state rinvenute prove che li collegano ai presunti atti di violenza” contro la delegazione di rappresentanti europei – tra cui il sindaco 70enne del comune francese Aulnoye-Aymeries Bernard Baudoux – di sabato scorso tra i campi di olivi intorno all’unico villaggio cristiano rimasto in West Bank, sulla montagna di Ramallah. Del resto, gli eventi sono stati ampiamente documentati sui social, rilanciati da tutti i media internazionali e suscitato reazioni sdegnate dei Paesi europei, che già hanno scelto di alzare la voce sull’espansione inarrestata degli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania (non è il caso dell’Italia, mentre è capofila del fronte di pressione il governo di Londra di Andy Burnham).

Erano proprio una decina i giovani incappucciati e armati di sassi e bastoni, si vedevano chiaramente nei video girati dai palestinesi e dagli attivisti anti-occupazione che accompagnavano gli europei sabato. Le organizzazioni dei coloni hanno fatto sapere che uno dei luoghi perquisiti dalla polizia era un avamposto agricolo illegale vicino all’insediamento di Ofra, e un altro 15 km più a nord, l’insediamento di Shiloh. In base alle immagini, la polizia ha potuto sequestrare anche “diversi veicoli”.

È un evento raro, quello della repressione attiva delle autorità israeliane contro i coloni violenti, e ancor più raro è vedere decine di arresti in una volta sola. Di certo contano le pressioni internazionali, non solo europee ma anche statunitensi, dove l’amministrazione Trump ha più volte esortato l’alleato Benjamin Netanyahu a liberarsi di queste frange “impresentabili” ed evitare di finire un giorno su due sulle prime pagine dei media di mezzo mondo per eventi violenti. Vista anche l’aggressione alla fotoreporter del Washington Post Heidi Levine, domenica il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha affermato che l’amministrazione è “molto turbata” e che si aspetta un intervento da parte di Israele.

Netanyahu continua a minimizzare: sabato il suo ufficio ha diramato una nota che invitava a considerare anche le violenze dei palestinesi nella regione, domenica in una rara conferenza stampa con i reporter israeliani (non ne faceva una in presenza dal 7 ottobre 2023, ma ora ci sono le elezioni), ha detto di ritenere la violenza dei coloni “un’enorme esagerazione. Penso che il vero pericolo sia che ci troviamo di fronte a una grande campagna di propaganda incentrata su questi giovani rivoltosi, che ci stanno davvero causando danni enormi”. Le violenze sono campagna elettorale anche per la destra di Ben-Gvir e Smotrich, che ritengono di guadagnare voti sostenendo i movimenti più estremisti dei “giovani delle colline”, ma danneggiano anche i partiti più tradizionali della destra ebraica. Per questo il premier non è contrario a mettere un freno al fenomeno, anche solo simbolico. “Per la prima volta ho coinvolto lo Shin Bet”, ha annunciato domenica Netanyahu, e ha promesso misure “per sradicare completamente questo fenomeno”.

Sotto la patina mediatica, però, la realtà è più complessa, e la realtà è che il governo Netanyahu sta facendo di tutto per limitare gli strumenti di chi intende fermare la violenza dei coloni, come denunciano del resto ong anti-occupazione come Peace Now. Lunedì, reagendo più alle parole di Netanyahu che alle richieste di sanzioni dei Paesi europei, il ministro della Difesa Israel Katz ha messo in chiaro che dal suo punto di vista la repressione delle violenze in Cisgiordania è una questione di ordine pubblico, perché i coloni sono dei civili, e quindi andrebbe affidata alla polizia e non all’esercito. “La gestione della grave violenza perpetrata da una manciata di rivoltosi ebrei in Cisgiordania deve essere interamente responsabilità della polizia israeliana, comprese la prevenzione, le indagini e il perseguimento penale. Le Forze di difesa israeliane non devono e non possono impegnarsi in attività di controllo civile, ma devono piuttosto combattere il terrorismo palestinese”, ha detto Katz.

Calata sul terreno, però, questa logica si traduce in una risposta molto blanda alle violenze. Non solo perché la polizia risponde al ministero della Sicurezza nazionale guidato dall’estremista Itamar Ben-Gvir, ma anche perché i territori in cui avvengono i fatti sono sempre più spesso quelli dell’area A e B, e la responsabilità di sicurezza sono fondamentalmente appannaggio dell’Idf.

Katz ha parlato anche di questo, domenica. Ha annunciato di aver elaborato una “direttiva per regolamentare le attività di controllo civile in Cisgiordania, che suddivide le competenze tra le Idf e la polizia“. Il piano, ha aggiunto però, “non include raccomandazioni per il ripristino dei provvedimenti di detenzione amministrativa nei confronti dei coloni. I provvedimenti amministrativi non sono la soluzione: la soluzione è un’azione di polizia forte ed efficace”.

Anche l’Idf, comunque, è sotto accusa da parte dei palestinesi e delle organizzazioni che difendono il rispetto del diritto internazionale in West Bank. In molti casi non è intervenuto in tempo: per una precisa strategia, dicono i critici, per mancanza di mezzi e perché il governo lega le mani ai militari, secondo lo stesso esercito.

Lunedì, alcuni funzionari della difesa israeliani hanno confermato al quotidiano Haaretz che ci sono precise pressioni del potere politico volte a impedire all’esercito di contrastare il terrorismo ebraico in Cisgiordania. I comandanti sono riluttanti a sfidare i leader dei coloni o ad agire contro soldati e civili che attaccano i palestinesi, perché temono di rischiare ripercussioni al livello politico e di carriera. E, oltrettutto, i leader dei coloni hanno interlocutori diretti nel governo e sono sempre più numerosi i riservisti o i membri delle forze armate che esplicitamente sposano le posizioni dell’estrema destra favorevole alle colonie, e omettono di intervenire.

I casi sono molti, tra i più espliciti c’è quello dell’attacco a una troupe della Cnn da parte di soldati del 941° battaglione di riserva ultraortodosso, a marzo di quest’anno. Dopo l’incidente il battaglione è stato ritirato dalle attività operative sul campo e sono state annunciate misure disciplinari nei confronti dei soldati coinvolti, ma i comandanti del battaglione non sono stati destituiti, e le indagini sono finite nel vuoto. Successivamente si è saputo che il comandante della brigata si era recato alla base dove alloggiavano i soldati, li aveva incoraggiati e si era unito a loro nella preghiera.
Messaggi impliciti ma chiari sono anche quelli mandati dallo Stato maggiore dell’Idf, che dopo la nomina di Eyal Zamir voluta da Netanyahu è diventato molto più aperto a valutare le priorità politiche del governo. L’anno scorso, ad agosto 2025, Zamir e il capo del comando centrale Avi Bluth hanno visitato l’avamposto illegale di Ma’oz Shaul: il messaggio è piuttosto esplicito.

A rendere ancora più improbabile il contrasto ai coloni c’è anche il fatto che le inchieste che vengono aperte su di loro sono contese tra Idf e polizia, ed entrambe le autorità cercano di scaricare sull’altra la responsabilità di andare ad arrestare i militari coinvolti in violenze, cercando di evitare ripercussioni politiche. “Ogni comandante e ufficiale di alto rango sa che l’arresto di un soldato sospettato di aver ucciso un palestinese potrebbe trasformarsi nel giro di poche ore nel prossimo caso Elor Azaria”, ha dichiarato ad Haaretz un funzionario della sicurezza, citando l’ex soldato condannato per aver ucciso un palestinese nel 2016: poi è stato graziato.

L'articolo West Bank, i 10 arresti “spot” tra i coloni dopo l’aggressione ai diplomatici europei: “Il governo Netanyahu continua a frenare le indagini” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Israeli police arrest 10 following weekend attacks by West Bank settlers on journalist and diplomats

Israeli police did not identify the suspects or specify their roles in the attacks, which came during a spike in settler violence during the annual Palestinian olive harvest season.

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