The game has undergone a generational change: Vijay Amritraj




“Spero che Flavio cancelli in fretta queste situazioni che sono criminali. Ha la sua bellissima vita, deve essere orgoglioso di quello che sta facendo e di quello che ha fatto, con tutti gli alti e bassi che sono normali. E spero che la sua denuncia abbia un significato, perché questo non riguarda solo lui, ovviamente riguarda tutti i giocatori, anche a livello più basso“. A parlare è Claudio Pistolesi, coach, tecnico e opinionista di tennis, nel corso di un’intervista a fanpage.it. Il riferimento è a quanto accaduto la scorsa settimana, quando Cobolli ha perso al secondo turno del Masters 1000 di Shanghai contro Mannarino e ha ricevuto diversi insulti sui social da parte degli scommettitori. Una piaga ormai diffusa nello sport in generale, ma soprattutto nel tennis.
“È la tecnologia di oggi che dà accesso a comunicare direttamente con i giocatori. E quello che non si capisce è come si faccia a non riuscire a trovare e perseguire questa gente malata, questa gente che fa delle vite miserabili. Perché cerca la scorciatoia di guadagnare soldi attraverso le scommesse“, ha spiegato Pistolesi, che ha poi raccontato anche un evento che lo toccò direttamente, quando allenava Simone Bolelli. “Quando allenavo Simone Bolelli mi è arrivata una lettera a casa e meno male che l’ho aperta io, perché non stavo spesso a Roma. Spesso lasciavo mia madre, che aveva una certa età già allora. C’erano minacce di morte, c’era il disegnino della bara. Diceva: ‘Tu finirai qua dentro, fai schifo’. E l’ho portata ai carabinieri, sperando che potessero fare qualcosa“.
In quel caso, però, fu un nulla di fatto, considerando che la denuncia finì nel dimenticatoio e la questione si fermò a quella lettera lì: “Denuncia contro ignoti, che però è andata nel vuoto. Questa, col francobollo, era una lettera spedita da Brescia, quindi non so chi potesse essere, non ne avevo idea. E poi se l’è presa con me che ero il coach, perché penso fosse legato al fatto che aveva perso. Se l’avesse aperta mia mamma, non voglio nemmeno pensarci. Anche Simone mi diceva che era perseguitato, e parliamo del 2008 ovvero quasi vent’anni fa”.
Una piaga sociale che con il passare del tempo peggiora sempre di più e che abbraccia soprattutto i tennisti di medio-basso livello e di conseguenza i tornei Itf e i Challenger: “È un problema sociale e mentale molto pesante, legato alla tecnologia che c’è oggi, legato alla difficoltà di vita, alla qualità di vita che c’è oggi, all’incremento della povertà, in cui diventa più facile cercare scorciatoie per uscire da queste difficoltà di vita che non c’erano prima. È la fotografia di questo momento attuale, e bisogna mettere un freno a queste persone sfruttando la tecnologia”, ha concluso Pistolesi.
L'articolo “Allenavo Bolelli e mi inviarono una lettera con una bara: ‘Tu finirai qua dentro, fai schifo'”: così Claudio Pistolesi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questa è la cosa più difficile che abbia mai dovuto condividere“. Inizia così il post di Elina Svitolina, tennista ucraina, in cui annuncia la rottura con il collega e marito Gael Monfils. I due – tra le coppie più amate dal pubblico social tennistico e non – hanno annunciato la separazione con un messaggio scritto proprio dalla tennista ucraina, oggi numero 6 del mondo. “Tutti sanno quanto l’Ucraina significhi per me. Ciò di cui ho parlato raramente è ciò che questa guerra ha lasciato dentro di me. L’anno scorso vi ho detto che avevo bisogno di allontanarmi dal circuito perché non stavo bene emotivamente. Oggi voglio aprirmi un po’ di più. Quello che non avete visto sono le notti insonni, i dubbi e la sensazione di perdere lentamente me stessa”, ha scritto l’ucraina.
Qui il punto focale del messaggio: “Gaël ha visto tutto. Non mi ha mai lasciato la mano. Abbiamo combattuto insieme per molto tempo, con tutte le nostre forze. Ma alcune battaglie si combattono nel profondo di te stesso, e nessun amore esterno può vincerle al posto tuo. Col tempo, ho capito che devo ritrovare me stessa e che non posso farlo all’interno del nostro matrimonio“, ha scritto Svitolina annunciando la fine del rapporto con il tennista francese, che proprio pochi giorni fa ha annunciato il ritiro dal tennis. “È la verità più difficile che abbia mai dovuto affrontare e la cosa più difficile che abbia mai dovuto dire alla persona che amo. Gaël ha ascoltato. Ha rispettato i miei bisogni con una forza e una grazia che non dimenticherò mai”.
Svitolina ha però precisato che è stato un fine rapporto civile, sereno e condiviso: “Gaël mi ha amato nei momenti più belli e in quelli più bui, e io l’ho amato con tutto il cuore. Insieme abbiamo costruito una vita meravigliosa e ci è stato donato il regalo più prezioso di tutti: nostra figlia, Skai. Skai verrà sempre prima di tutto. Il nostro matrimonio sta finendo, ma la nostra famiglia no. Saremo sempre i suoi genitori, fianco a fianco, in ogni fase della sua vita. Sappiate che non c’è nessuno da incolpare. Ci sono solo due persone che si sono amate profondamente e una storia che sta cambiando. Vi chiediamo comprensione e lo spazio di cui abbiamo bisogno per guarire“, ha concluso Svitolina.
L'articolo Svitolina-Monfils, la coppia del tennis si separa. Le parole dell’ucraina: “La guerra mi ha segnata, certe battaglie si combattono nel profondo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per vent’anni hanno raccontato il tennis insieme, accompagnando l’epopea di Federer, Nadal e Djokovic e poi l’ascesa di Sinner. Elena Pero e Paolo Bertolucci erano diventati una coppia inseparabile, due voci capaci di spiegare una partita senza mai sovrastarla. Ora Bertolucci è tornato al microfono, ma senza la sua storica compagna di telecronaca. E al termine della finale del Masters 1000 di Shanghai, vinta da Davidovich Fokina contro Jodar, ha voluto dedicarle un pensiero.
“È la prima volta che commento un torneo da quando Elena Pero ci ha lasciato“, ha spiegato Bertolucci, ricordando la telecronista scomparsa poco meno di un mese fa. L’ultima partita raccontata insieme era stata la finale di Wimbledon tra Sinner e Zverev, conclusa con il trionfo dell’azzurro. “Il microfono tennistico senza di lei, come giustamente ha scritto Gaia Piccardi, è afono“, ha aggiunto l’ex tennista.
Poi la commozione e la volontà di raccogliere un’eredità che va oltre le telecronache: “È dura andare avanti – ha proseguito la seconda voce di Sky Sport -, ma credo che tutti quanti ci dobbiamo sforzare per far arrivare agli appassionati una parte dell’immenso amore che Elena nutriva per questo sport. E questa è una missione che dobbiamo assolutamente portare avanti“. Un amore che Bertolucci aveva già ricordato dopo la sua scomparsa: “È difficile trovare parole che sappiano rendere giustizia alla passione immensa e alla straordinaria professionalità di Elena Pero”.
L'articolo “È difficile, è la prima volta che commento un torneo da quando Elena Pero ci ha lasciato”: il ricordo commosso di Paolo Bertolucci proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nonostante l’infortunio che lo terrà lontano dai campi per il resto della stagione, Jannik Sinner resta numero uno della classifica Atp, complice la sconfitta di Alexander Zverev in semifinale a Shanghai. Il sorpasso è certo, ma per ora è rimandato. L’azzurro ha 10.950 punti in classifica, ma vedrà uscirne 500 lunedì prossimo, per la vittoria a Vienna dell’anno scorso, e 1000 il 2 novembre, per il titolo vinto nel Masters 1000 di Parigi nel 2025. Zverev dovrà raggiungere almeno la semifinale a Vienna per essere sicuro di scavalcarlo il prossimo 2 novembre. Intanto Sinner è alla 94esima settimana in vetta al ranking.
Flavio Cobolli, da parte sua, eguaglia il best ranking, alla posizione numero 6. Mattia Bellucci, campione a Jinan in finale sullo spagnolo Martin Landaluce, guadagna 18 posizioni e rientra in Top 70 (n. 68). Per quanto riguarda la Top 20, Novak Djokovic esce dai primi dieci del mondo e si ritrova numero 12. Alejandro Davidovich-Fokina ha vinto il Masters 1000 di Shanghai battendo in finale il connazionale Rafa Jodar in tre set con il punteggio di 1-6, 7-6 (5), 6-4. Per lo spagnolo si tratta del primo trionfo in carriera in un Masters 1000: ora è numero 13 al mondo, mentre Jodar bussa alle porte della top ten.
Ben Shelton infine si è qualificato per le Nitto Atp Finals per il secondo anno consecutivo. Diventano così tre i posti sicuri a Torino: lo statunitense si unisce infatti ad Alexander Zverev, sicuro di chiudere per la prima volta la stagione da numero 1 del mondo, e a Carlos Alcaraz tra i partecipanti all’edizione 2026 del torneo in programma dal 15 al 22 novembre alla Inalpi Arena di Torino. Al momento in piena lotta e in ottima posizione per un posto alle Finals c’è anche Flavio Cobolli.
1. Jannik Sinner – 10.950 punti
2. Alexander Zverev – 10.070 punti
3. Carlos Alcaraz – 5.610 punti
4. Ben Shelton – 4.720 punti
5. Daniil Medvedev – 3.660 punti
6. Flavio Cobolli – 3.640 punti
7. Felix Auger-Aliassime – 3.590 punti
8. Alex de Minaur – 3.430 punti
9. Frances Tiafoe – 3.380 punti
10. Arthur Fils – 3.325 punti
Gli altri italiani in classifica
23. Luciano Darderi – 2.160 punti
26. Lorenzo Musetti – 1.870 punti
36. Matteo Arnaldi – 1.386 punti
43. Matteo Berrettini – 1.173 punti
68. Mattia Bellucci – 812 punti
89. Lorenzo Sonego – 658 punti
L'articolo Davidovich-Fokina trionfa a Shanghai, Bellucci campione a Jinan, Sinner resta numero 1: la nuova classifica Atp proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alejandro Davidovich Fokina waited seven years for an ATP Tour title then three came along at once.
The Spaniard, who made his tour debut in April 2019, captured the Shanghai Masters title with a 1-6 7-6(5) 6-4 win over compatriot Rafael Jodar on Sunday, earning him a third career trophy after his wins in Chengdu last month and Mallorca in June.
“I cannot describe with words what I achieved in this Chinese swing,” Davidovich Fokina, who lost his first five ATP finals, told a press conference.
“I never thought I would have two titles after two months out. But I’m really, really happy. I think my team (were) pushing me. It was difficult when I was at home, and they were pushing me very hard.
“They knew that I can achieve these kind of things. So I am very grateful (for) what they have done, because they were believing in me.”
The 27-year-old, whose win in Chengdu came in his first tournament back after a two-month layoff due to a back injury, has risen from number 26 in the world rankings to a career-high 13.



L’infortunio al polso che ha condizionato Carlos Alcaraz per diversi mesi continua a far discutere. Sulle cause dello stop dello spagnolo sono state avanzate diverse ipotesi, ma tra le spiegazioni emerse ce n’è una che chiama direttamente in causa Novak Djokovic. A sostenerla è Rennae Stubbs, ex tennista australiana ed ex allenatrice di Serena Williams, oggi protagonista di un podcast molto seguito, secondo la quale il tentativo di riprodurre alcuni movimenti del servizio del campione serbo potrebbe aver contribuito ai problemi fisici del numero uno spagnolo. “Ho una mia idea sul problema di Carlos e secondo me non è così semplice come possa apparire in superficie“, ha spiegato Stubbs, introducendo la propria teoria sulle origini del problema.
Il periodo lontano dai campi è stato particolarmente lungo per Alcaraz, costretto a fermarsi per quasi cinque mesi, da Barcellona fino agli US Open. Un’assenza pesante, durante la quale il polso ha rappresentato un ostacolo importante per il suo ritorno alla piena condizione. Secondo Stubbs, alla base dei problemi potrebbe esserci stato un cambiamento tecnico legato proprio al servizio. “Carlos ha provato a servire come fa Djokovic, si è allenato tantissimo per copiarlo e alla fine si è rovinato il polso“, è la spiegazione proposta dall’australiana.
L’ex tennista ritiene che il legame tra i due giocatori possa essere più stretto di quanto si pensi, almeno dal punto di vista tecnico. Alcaraz ha sempre manifestato grande ammirazione per il servizio di Djokovic e, secondo Stubbs, avrebbe cercato di riprodurne alcuni aspetti, arrivando a modificare il proprio movimento. “Le battute di Carlos e Nole sono quasi sovrapponibili, hanno un movimento del corpo molto fluido e bello da vedere ma il problema di Carlos, che ha sempre ammirato molto il servizio del collega, è che a forza di imitarlo, ha finito per infortunarsi”.
Nell’analisi dell’australiana, il punto critico sarebbe rappresentato dagli aggiustamenti introdotti nel movimento del polso durante il servizio. Interventi tecnici che, secondo la sua interpretazione, avrebbero finito per compromettere la funzionalità dell’articolazione e influenzare il rendimento dello spagnolo. “Modificare così il lavoro del polso nel servizio gli ha creato problemi evidenti. Ha utilizzato quel piccolo movimento verso il basso che, sul modello di Novak, gli ha distrutto la mobilità. Penso che questi cambiamenti e questi aggiustamenti abbiano avuto ripercussioni sul suo polso. Credo che continuerà ad avere qualche difficoltà anche in futuro, purtroppo”.
Stubbs aveva già espresso le proprie perplessità in occasione degli US Open, quando Alcaraz aveva disputato il doppio misto insieme a Serena Williams. In quella circostanza, secondo l’ex allenatrice della campionessa statunitense, il servizio dello spagnolo era apparso meno incisivo rispetto al solito, un segnale che avrebbe ricondotto proprio ai problemi fisici accusati nei mesi precedenti. Per Stubbs, dunque, il recupero del servizio rappresenterà uno degli aspetti fondamentali su cui Alcaraz dovrà lavorare per tornare al massimo livello. “Lo avevo già detto agli US Open, quando ha giocato il doppio misto con Serena Williams: il suo servizio non aveva la solita potenza e questo è dovuto proprio al problema che ha al polso. Carlos deve assolutamente migliorare il servizio, per lui sarà cruciale se vorrà mettere sotto pressione Jannik Sinner“, ha concluso Stubbs.
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Squalifica esemplare decisa dall’Itia per Stefan Milicevic, responsabile di gravi violazioni delle norme anticorruzione del tennis. Il serbo è stato radiato per 24 anni e sarà costretto a versare a titolo di multa la somma di 70mila dollari. Milicevic a partire dallo scorso 9 ottobre, data di entrata in vigore della sanzione, è da considerarsi completamente escluso da qualsiasi evento legato all’Itia stessa e gli è proibito, da qui fino al 2050, presenziare a eventi organizzati o autorizzati da World Tennis, Wta, Atp, dai tornei dello Slam o da qualsiasi federazione nazionale.
Milicevic, 29 anni, che nell’agosto 2014 aveva raggiunto il suo best ranking in singolare al numero 1338 del mondo, è stato accusato di aver manipolato sei incontri, cinque dei quali disputati in prima persona, e di aver tentato di combinare altri sei match tra il 2022 e il 2024. Nel comunicato si legge: “Al giocatore è stato inoltre contestato di aver reclutato, o tentato di reclutare, diversi professionisti per inserirli in una rete corruttiva attiva nello stesso periodo, contribuendo così alla manipolazione di altri incontri”.
Il 24 settembre 2026, al termine dell’inchiesta, a Milicevic è stata notificata una contestazione per grave violazione del regolamento (Notice of Major Offense). Il giocatore non ha presentato alcuna risposta e, in conformità con le norme e le linee guida sanzionatorie dell’Itia, la sanzione prevista in questi casi è di 24 anni di squalifica e una multa di 70mila dollari. La squalifica è entrata in vigore il 9 ottobre 2026 e terminerà l’8 ottobre 2050.
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Nessuno sa realmente come stia oggi Jannik Sinner, alle prese con la tendinopatia al ginocchio. Probabilmente nemmeno il suo allenatore Darren Cahill. Almeno stando a quanto dichiarato da Brad Gilbert, allenatore di tennis che nel corso della sua carriera ha seguito anche Andre Agassi e Andy Murray (due seguiti anche da Cahill in passato). Gilbert e Cahill sono molto amici, come anche confermato da Gilbert nel corso del podcast Big T con con Andrea Petkovic. “Ho parlato molto con Darren ultimamente. Mi ha detto che tutto è iniziato quando era in viaggio verso l’aeroporto di Los Angeles per prendere il volo per Cincinnati. Aveva un appuntamento con Jannik, ma all’ultimo minuto ha ricevuto una telefonata che lo informava che l’italiano non avrebbe giocato. Da allora, è in attesa di notizie, e questo è molto frustrante“, ha spiegato Gilbert, sottolineando anche come oggi il tecnico di Sinner – con cui a fine anno potrebbe inoltre esserci una separazione – sia all’oscuro o comunque non ben informato della situazione del numero uno al mondo.
Gilbert, che da tennista ha conquistato 20 tornei ed è stato anche numero 4 del ranking Atp, ha poi parlato in maniera più approfondita delle condizioni di Sinner: “A quanto mi risulta, Jannik sta seguendo i consigli dei medici, che vogliono evitare l’intervento chirurgico. Gli hanno chiesto di prendersi qualche giorno di riposo e poi di riprendere gli allenamenti. Ma il dolore continua a tornare. Alcuni giorni si sente bene, ma alla fine avverte di nuovo fastidio. Io spero che non ci siano troppi cuochi nella sua cucina“, facendo riferimento ai vari specialisti consultati da Sinner in questo periodo.
L’azzurro lavora per evitare l’intervento chirurgico, che lo terrebbe ovviamente fuori per più tempo rispetto a una normale terapia. Strada che però Gilbert non condivide pienamente. Sinner infatti, anche senza intervento, rimarrà fuori almeno cinque mesi. La sua ultima partita è datata 12 luglio: finale di Wimbledon vinta contro Zverev. “Pensate cosa potrebbe succedere se arrivassimo a dicembre, quando dovrà intensificare gli allenamenti per prepararsi agli Australian Open, e il dolore continuasse? In quello scenario, l’intervento chirurgico diventerebbe un’opzione. Si cerca sempre di evitare la chirurgia, ma la verità è che oggi gli interventi al ginocchio sono molto meno invasivi di trent’anni fa”, ha concluso Gilbert.
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Il circuito professionistico del tennis rappresenta uno degli ecosistemi sportivi più dinamici e globalizzati del panorama mondiale. Giocatori e giocatrici appartenenti ai circuiti ATP e WTA trascorrono gran parte dell’anno spostandosi da un Paese all’altro per partecipare a tornei di diversa categoria, dai Challenger ai Master 1000, fino ai quattro eventi del Grande Slam. Questa continua mobilità transfrontaliera genera una serie di complessità dal punto di vista giuridico e tributario.
Ogni vittoria di un match o il semplice superamento di un turno all’interno di un tabellone principale comporta il diritto a percepire un compenso economico sotto forma di premio di gara. Tuttavia, il passaggio dall’importo lordo del premio al netto effettivamente incassato dall’atleta è regolato da norme stringenti. La tassazione dei montepremi nel tennis internazionale si fonda su un delicato equilibrio tra le sovranità fiscali dei singoli Paesi, i trattati contro la doppia imposizione e i principi di territorialità sanciti dagli organismi internazionali.
La pietra angolare su cui si regge la fiscalità dello sport professionistico internazionale è rappresentata dall’articolo 17 del Modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio. Questa disposizione stabilisce una deroga fondamentale rispetto ai criteri generali previsti per i redditi da lavoro autonomo, dalle professioni libere o dalle attività d’impresa.
In base alla regola generale stabilita dalle convenzioni internazionali, le prestazioni di lavoro autonomo o professionale sono solitamente tassabili esclusivamente nello Stato di residenza del contribuente, a meno che questi non disponga di una stabile organizzazione o di una base fissa nell’altro Stato. L’articolo 17 del Modello OCSE ribalta totalmente questa impostazione per le categorie degli artisti e degli sportivi.
La norma attribuisce prioritariamente allo Stato della fonte – ovvero il Paese sul cui territorio si svolge la manifestazione sportiva – la potestà impositiva sui redditi derivanti dalle prestazioni personali dell’atleta. Di conseguenza, nel momento in cui l’organizzatore di un torneo eroga il premio spettante al tennista, assume la qualifica di sostituto d’imposta ed è tenuto ad applicare una ritenuta alla fonte. Tale ritenuta viene trattenuta direttamente alla fonte e versata all’amministrazione finanziaria locale, consentendo allo Stato ospitante di incassare le imposte sull’attività svolta all’interno dei propri confini territoriali.
L’applicazione dell’articolo 17 prescinde completamente dalla durata della permanenza dello sportivo nel Paese ospitante, dalla sua nazionalità o dalla presenza di contratti a lungo termine. Il solo fatto di scendere in campo e disputare un incontro ufficiale attribuisce allo Stato ospitante la facoltà di tassare il compenso associato a quella specifica prestazione.
Se da un lato lo Stato ospitante applica la ritenuta alla fonte sui premi erogati, dall’altro l’atleta deve fare i conti con la legislazione fiscale del proprio Paese di residenza. Per i tennisti che mantengono la propria residenza fiscale in Italia, la normativa di riferimento sul piano nazionale si rinviene nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir).
L’articolo 3 del Tuir sancisce il principio del worldwide taxation system (tassazione del reddito mondiale). In forza di questo principio, i soggetti residenti fiscalmente nel territorio dello Stato italiano sono tassati su tutti i redditi posseduti, indipendentemente dal luogo in cui tali redditi sono stati prodotti o percepiti.
Un tennista residente in Italia che vince un torneo negli Stati Uniti, in Francia o in Australia deve necessariamente includere l’intero importo lordo del montepremi all’interno della propria dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi Pf). Il reddito di fonte estera deve essere sommato agli eventuali altri redditi percepiti in Italia, concorrendo alla formazione dell’imponibile complessivo soggetto alle aliquote progressive dell’Irpef e alle relative addizionali regionali e comunali.
L’adozione contemporanea del criterio della territorialità da parte dello Stato del torneo e del criterio del reddito mondiale da parte dello Stato di residenza genera una sovrapposizione d’imposta sullo stesso provento. Senza un idoneo meccanismo di compensazione, l’atleta subirebbe un gravoso fenomeno di doppia imposizione fiscale.
Per evitare che la tassazione dei montepremi nel tennis internazionale penalizzi ingiustamente i contribuenti attraverso la duplicazione dei prelievi fiscali, l’ordinamento italiano mette a disposizione lo strumento del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero, disciplinato dall’articolo 165 del Tuir.
Il legislatore, infatti, ha attribuito al residente italiano la facoltà di detrarre dalle imposte dovute in Italia le ritenute e i tributi già versati a titolo definitivo allo Stato estero in cui è stato vinto il montepremi. Il funzionamento pratico di questo meccanismo richiede una sequenza precisa di passaggi:
L’applicazione del credito d’imposta presenta tuttavia limiti normativi ben definiti. In primo luogo, la detrazione è ammessa fino a concorrenza della quota d’imposta italiana attribuibile al reddito estero: ciò significa che se l’aliquota applicata all’estero è superiore a quella italiana, l’eccedenza non può essere chiesta a rimborso. In secondo luogo, la detrazione spetta a condizione che le imposte pagate nello Stato estero abbiano il carattere della definitività. Le ritenute applicate a titolo d’acconto o provvisorie richiedono prima la presentazione di una dichiarazione dei redditi locale nello Stato del torneo per determinare l’imposta finale effettivamente dovuta.
Nel bilancio di un tennista professionista di alto livello, i premi di gara costituiscono spesso solo una porzione del fatturato complessivo, affiancata dai proventi derivanti dai contratti di sponsorizzazione, cessione dei diritti d’immagine e forniture tecniche. La gestione fiscale di tali componenti richiede una rigida distinzione in termini di qualificazione giuridica.
I contratti di sponsorizzazione cosiddetti puri o di natura promozionale globale non sono direttamente collegati alla prestazione sportiva resa in un singolo torneo. In questi casi, la convenzione internazionale non applica l’articolo 17, bensì l’articolo 7 del Modello OCSE, che disciplina la tassazione degli utili d’impresa e dei redditi derivanti dalle attività professionali ordinarie.
L’articolo 7 stabilisce la tassazione esclusiva dei redditi nello Stato di residenza fiscale del contribuente. Pertanto, le somme corrisposte da uno sponsor internazionale a un tennista per l’utilizzo del suo nome o del suo volto nelle campagne pubblicitarie mondiali non possono essere assoggettate a ritenuta alla fonte da parte degli Stati in cui si giocano i singoli tornei, salvo i casi in cui l’accordo contrattuale preveda espressamente la presenza obbligatoria dell’atleta in uno specifico evento locale.
| Tipologia di reddito | Riferimento normativo | Criterio di tassazione |
| Montepremi e premi di gara | Articolo 17 del Modello OCSE | Tassazione prioritaria nello Stato della fonte (luogo del torneo) con ritenuta alla fonte |
| Sponsorizzazioni generali e royalties | Articolo 7 del Modello OCSE | Tassazione esclusiva nello Stato di residenza fiscale dell’atleta |
| Redditi esteri dichiarati in Italia | Articolo 3 del TUIR | Principio del reddito mondiale (worldwide taxation) con obbligo di dichiarazione Irpef |
| Eliminazione doppia imposizione | Articolo 165 del TUIR | Concessione del credito d’imposta per le ritenute pagate all’estero a titolo definitivo |
Per beneficiare del credito d’imposta in Italia ed evitare contestazioni durante gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, la gestione documentale del tennista deve seguire standard di accuratezza rigorosi. Il riconoscimento della detrazione ex art. 165 Tuir non è infatti automatico, ma subordinato alla prova documentale dell’effettivo prelievo subito all’estero.
Al termine di ogni torneo, il comitato organizzatore o la federazione ospitante è tenuta a rilasciare al giocatore una certificazione fiscale ufficiale (Tax Certificate o Withholding Statement). Questo documento deve indicare con precisione:
Qualora la ritenuta applicata all’estero sia solo a titolo d’acconto – come avviene ad esempio negli Stati Uniti o nel Regno Unito per determinati scaglioni di reddito -, il tennista è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi nello Stato estero entro i termini stabiliti dalla legislazione locale. Solo una volta ottenuto il prospetto di liquidazione definitiva (Tax Return o Notice of Assessment) sarà possibile determinare l’esatta quota di imposta definitiva scomputabile dall’Irpef in Italia. La corretta tracciabilità dei flussi finanziari e la conservazione tempestiva di tutta la documentazione contabile rappresentano elementi indispensabili per la tutela del patrimonio dell’atleta professionista.
“I don’t understand enjoying something without caring about it,” Andre Agassi tells Lizzy Goodman midway through her thoughtful character study. Goodman shadows the former tennis great as he tries to get comfortable in his pickleball years, detailing the dynamic interplay of Agassi’s moods: Fun Andre, Philosopher Andre, Dark Andre. Many of the best athlete profiles extend the narrative of a legend beyond the court, making more complicated human meaning once a subject has set the game aside. Here, Goodman and Agassi achieve a gratifying volley, the journalist turning over the athlete’s challenging interiority and sending it back to him to consider.
The made-for-TV version of the Andre 2.0 story might go something like this: A retired, middle-aged tennis great takes up a goofily named, hugely popular new sport and is finally able to exorcise the demons that haunted him throughout his tennis career. This seemed to be the story Agassi was beginning to tell after the watch event, as he sat on an ottoman at the bar of his hotel, holding a dry Belvedere martini with extra olives. He talked about his love of pickle, how it challenged him mentally, how suited his body felt to its movements. He shifted around in his seat, trying to keep his perpetually embattled back from seizing up. “I was on a tennis court today,” he said. “What the [expletive] was I doing on a tennis court?”
But it became apparent, over the months that followed, that it would take more than a new sport to resolve the central question that all three of Agassi’s personas have been wrestling with for a long, long time. He summarized it, wryly, as he ordered another cocktail: “Why do I end up doing so many things that I actually don’t want to do?”
The 39-year-old struggled physically before losing a four-hour battle to Mariano Navone.
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