Un incontro tra Vladimir Putin, Xi Jinping e Donald Trump potrebbe diventare uno degli appuntamenti diplomatici più importanti dell’anno. Secondo Yuri Ushakov, consigliere presidenziale russo, i leader di Russia, Cina e Stati Uniti hanno confermato la propria disponibilità a incontrarsi in occasione del prossimo vertice APEC, previsto a Shenzhen, in Cina. I preparativi sarebbero già in corso da parte degli organizzatori cinesi, mentre gli esperti avrebbero iniziato a lavorare sui possibili contenuti del colloquio.
Resta tuttavia da garantire la presenza simultanea dei tre presidenti. Ushakov ha precisato che, in uno scenario favorevole, l’incontro potrebbe entrare nell’agenda del vertice. La cautela diplomatica non nasconde la portata dell’iniziativa. Un confronto diretto tra i leader delle tre maggiori potenze avrebbe inevitabilmente ripercussioni sugli equilibri internazionali, dalla sicurezza globale ai conflitti in corso, fino alle relazioni economiche e commerciali. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha respinto i paragoni con una nuova Conferenza di Yalta, il vertice del 1945 nel quale Unione Sovietica, Stati Uniti e Regno Unito discussero l’assetto dell’Europa e dell’ordine internazionale dopo la Seconda guerra mondiale. Peskov ha tuttavia riconosciuto che un simile incontro avrebbe una rilevanza mondiale.
La differenza rispetto al passato è sostanziale: oggi il sistema internazionale è attraversato dall’ascesa della Cina, dal consolidamento della partnership strategica russo-cinese e dalla crescente difficoltà degli Stati Uniti di gestire unilateralmente le crisi globali. Un eventuale vertice a tre non significherebbe necessariamente un accordo su tutte le questioni, né la nascita di un nuovo direttorio mondiale. Potrebbe però aprire uno spazio di confronto diretto tra potenze i cui rapporti, tra competizione e cooperazione, condizionano sempre più il futuro del pianeta.
In un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dalla crisi delle istituzioni internazionali, la disponibilità al dialogo rappresenterebbe già un segnale significativo. La vera posta in gioco sarà capire se le tre capitali riusciranno a trasformare questa apertura in iniziative concrete per la sicurezza e la stabilità globale.
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La Cina celebra i 90 anni dalla vittoria della Lunga Marcia, trasformando la memoria della storica impresa dell’Armata Rossa in un simbolo dello sviluppo militare nazionale. Dai sottomarini nucleari Changzheng ai cacciatorpediniere Zunyi, i nomi legati all’epopea rivoluzionaria richiamano oggi la determinazione di Pechino a superare gli ostacoli attraverso l’autonomia tecnologica.
Come evidenziano i media cinesi, i sottomarini nucleari Changzheng sono arrivati alla terza generazione e hanno effettuato con successo test di missili strategici lanciati in immersione. Anche le navi da guerra di ultima generazione riflettono i progressi dell’industria militare nazionale.
Il richiamo alla Lunga Marcia non è soltanto commemorativo: Pechino lo presenta come un’eredità di forza, autosufficienza e coesione nazionale, da tradurre in capacità tecnologiche e militari sempre più avanzate. Un messaggio che lega la memoria rivoluzionaria alle ambizioni della Cina di rafforzare la propria autonomia strategica.
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Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha denunciato le pressioni esercitate dagli Stati Uniti sui governi stranieri per indurli a votare contro la risoluzione dell’ONU che chiede la fine del bloqueo contro Cuba, il cui esame è previsto per il 27 e 28 ottobre. Secondo L’Avana, Washington ricorre a minacce e ricatti diplomatici per contrastare il sostegno internazionale alla revoca delle sanzioni.
Rodríguez ha inoltre condannato l’inasprimento del ‘bloqueo’, compreso il blocco energetico che ostacola l’approvvigionamento di carburante, definendolo una forma di punizione collettiva con gravi conseguenze umanitarie. Il ministro ha ricordato che la politica statunitense mira a provocare carenze e malcontento nella popolazione, richiamando il Memorandum Mallory del 1960.
Secondo i dati presentati da Cuba alle Nazioni Unite, i danni accumulati in oltre sei decenni di blocco ammontano a circa 178,7 miliardi di dollari, mentre quelli registrati tra marzo 2025 e febbraio 2026 hanno raggiunto la cifra record di 8,08 miliardi di dollari.
Rodríguez ha infine invitato i governi a resistere alle pressioni di Washington e a sostenere la fine delle sanzioni.
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The push by Lindsay Clancy's lawyer to investigate the lone holdout juror who forced a mistrial in her triple-murder case has been stopped in its tracks by the judge.
Digital models modified Flávio Bolsonaro’s event photography to artificially expand audiences and simulate support from female voters.
The Brazilian presidential election has become an arena for modern, dirty digital tactics. Senator Flávio Bolsonaro, representing the Liberal Party (PL), has centered his campaign strategy around coordinated digital reach and automated content production.
Rather than working as a traditional political campaign of physical rallies, the operation relies heavily on digital distribution infrastructure across social media platforms.
Flávio’s strategy operates through two main mechanisms. First, the campaign uses synthetic consensus tools, automated social media accounts, AI image generation, and digital avatars to simulate organic public backing.
Second, the campaign benefits from algorithmic distribution asymmetries on digital platforms, which amplify far-right material while placing system restrictions on competing political content.
Collected evidence by independent researchers, journalism networks, and electoral authorities indicates that systemic digital manipulation and platform-level infrastructure played a decisive role in shaping voter perception and electoral engagement in Brazil.
Industrial Bot Networks
A core component of Flávio Bolsonaro’s digital strategy involves the commercial purchase of automated networks designed to manufacture artificial public support.
An investigation by The Intercept Brazil revealed that Flávio Bolsonaro paid Elytron, a cybersecurity firm, to carry out data collection and voter identification to spread rumors and create fake accounts.
These automated tools operate primarily across WhatsApp, Instagram, and X, generating synchronized posts and artificial engagement to bypass standard organic distribution patterns.
This infrastructure uses astroturfing techniques to alter online public discourse. By deploying thousands of automated accounts programmed to post identical messaging scripts, the campaign artificially inflates engagement metrics, pushes specific political hashtags into regional trending lists, and floods comment sections on public news pages.
This creates a false impression of widespread popular momentum, designed to sway undecided voters through perceived consensus.
Technical evaluations submitted during electoral court proceedings reveal the scope of these automated operations. Data presented to electoral monitors shows coordinated account clusters posting at frequencies humanly impossible without software automation.
🚨 BREAKING: Flávio Bolsonaro paid R$600,000 to a company that offered AI to manipulate elections, according to Intercept Brasil. pic.twitter.com/eFcRp74vNw
Various social organizations and media outlets have denounced the deployment of AI image and video generation tools as another facet of Flávio Bolsonaro’s digital strategy.
A prominent example occurred during campaign launch events, where the campaign broadcast an AI-generated digital avatar of former president Jair Bolsonaro endorsing his son’s candidacy. This technique allowed the campaign to maintain the political presence of the former president Bolsonaro in public events despite judicial rulings restricting his direct participation in political activities.
In addition, the campaign used AI tools to manipulate visual documentation of campaign gatherings. Documented instances show event photography processed through image generation models to alter crowd compositions.
These AI modifications included scaling up crowd sizes to exaggerate physical attendance and digitally swapping male attendees with female faces. The primary objective of this demographic engineering was to simulate broader support among female voters, a demographic group where polling data consistently showed lower support for the candidate.
An investigation by a Brazilian media outlet identified more than 50 TikTok videos altered using AI, specifically on-the-street interviews in which subjects claimed they would vote for Flávio Bolsonaro. These videos garnered over 7 million views, yet in only 18% of them did the platform indicate that the individuals featured were AI-generated.
While Brazilian law prohibits the use of AI-generated videos in political campaigns, it is difficult to determine when such content is created by third parties with no direct affiliation to the campaigns.
Due to a lack of female supporters, Brazilian presidential candidate Flávio Bolsonaro has resorted to using AI to transform middle-aged men into attractive young women.
Flávio Bolsonaro’s public communications strategy relies heavily on coordinated attack campaigns directed against President Luiz Inácio Lula da Silva and the Workers’ Party (PT).
The Flávio campaign’s public messaging routinely utilizes sensationalist allegations and targeted attacks. Online networks affiliated with the campaign circulate manufactured claims regarding public safety, economic stability, and social values, framing the current administration in terms of moral crisis.
On Sunday the 18th, the public debate between the two candidates took place, and Flávio Bolsonaro spent most of his time attacking Lula during his turns to speak.
Throughout the debate, Flávio was sarcastic and mocking toward President Lula; he attempted to intimidate him physically, to which Lula responded by moving away, stating that he did not want to be near either Flávio or the Bolsonaro family.
Furthermore, when the discussion turned to public safety, Flávio claimed that Lula is the preferred candidate of organized crime, pointing out that Lula received a large number of votes from within the country’s prisons. Lula replied, “I want 100% of them to vote for me -even your father,” a reference to the fact that Jair Bolsonaro is currently incarcerated.
This aggressive messaging strategy directly impacts the broader political environment. By flooding public discourse with inflammatory claims, the campaign creates heightened polarization, distracts from substantive legislative evaluations, and systematically delegitimizes established democratic processes and electoral monitoring bodies.
Hundreds of Brazilians protested outside Meta’s São Paulo offices, accusing the technology giant of limiting President Luiz Inácio Lula da Silva’s campaign reach while boosting far-right candidate Flávio Bolsonaro, just six days before the presidential runoff. The demonstration… pic.twitter.com/KRAxExFjMO
The Brazilian presidential race was shaped by asymmetries within Meta’s platforms, including Instagram, WhatsApp, and Facebook.
Filings submitted to the Superior Electoral Court (TSE, in Spanish) by President Luiz Inácio Lula da Silva’s legal team documented clear disparities in how content from both campaigns was handled by the different platforms.
A primary issue involved Meta’s generative AI features. When users requested campaign materials incorporating Lula’s official ballot number, 13, the system repeatedly rejected the prompts, citing political content restrictions. Conversely, identical requests containing Flávio Bolsonaro’s candidate number, 22, were routinely processed, generating promotional material for the far-right campaign.
In other instances, the AI tool inserted Bolsonaro’s electoral number into completely unrelated image requests. Following formal complaints, the Superior Electoral Court ordered Meta to ensure equal treatment. Meta attributed these outcomes to technical errors and implemented broad restrictions on political image generation.
Internal Meta communications revealed that technical errors caused Lula’s official Instagram profile to be excluded from platform search results and recommendation engines, while Flávio Bolsonaro’s profile remained fully discoverable and actively recommended to users. Furthermore, internal technical escalations confirmed that temporary account restrictions had hindered the reach of Lula’s messaging assets.
WHO'S THE REAL THIEF? LULA CHALLENGES BOLSONARO TO SHOW RECORDS
Ahead of Brazil’s presidential election, Brazilian President Lula da Silva publicly challenged rival Flávio Bolsonaro to open his bank accounts, release his phone records, and let the Brazilian people decide who… pic.twitter.com/U6Ge0yOV6A
The execution of Flávio Bolsonaro’s digital presidential campaign illustrates the evolving mechanics of far-right electoral operations.
By combining commercial bot procurement, generative AI deepfakes, coordinated public attacks, and platform-level algorithmic advantages, the campaign constructed a heavily synthetic media environment designed to influence voter perception.
These developments underscore the limitations of existing legal and regulatory frameworks in addressing digital campaign manipulation. While judicial interventions by the Superior Electoral Court forced technical corrections, reactive oversight remains insufficient to counteract real-time automated suppression and algorithmic imbalance.
Protecting democratic processes requires structural regulatory reform, including mandatory algorithmic transparency, strict auditing of generative AI systems, and clear accountability standards for global technology corporations operating within national borders.
Exposing the mechanics of digital manipulation through independent research and data-driven journalism remains essential to safeguarding electoral integrity against automated distortion and platform bias.
Sources: Brasil de Fato – Agência Brasil – Gov.br – O Globo – Folha de S.Paulo – O Estado de S.Paulo – El País – CNN Brasil – EFE – Instituto Tricontinental – La Base América Latina – Diario Red – The Intercept – El Salto
Entrada de leão foi só ameaço duma equipa desinspirada, com um miolo em défice e despovoado. Golos Suárez insuficientes para disfarçar falta de soluções e com atitude vencedora só no início e na parte final (já não havia tempo…)
Entrada de leão foi só ameaço duma equipa desinspirada, com um miolo em défice e despovoado. Golos Suárez insuficientes para disfarçar falta de soluções e com atitude vencedora só no início e na parte final (já não havia tempo…)
O FC Porto empatou 33-33 no recinto do Partizan, no encontro da quinta jornada da Champions League de Andebol. Os dragões estiveram perto de garantir a vitória, mas deixaram escapar o triunfo nos últimos segundos.
Los caseros con 5 viviendas o más han subido los precios un 13,5% de media desde 2019 y los que alquilan solo una lo han hecho un 7,2%
Las subidas del alquiler nos han hecho hasta un 19% más pobres en una década: el impacto, provincia por provincia
Cuantas más viviendas tiene un casero, más tiende a subir los precios del alquiler. Según un informe publicado por EsadeEcpol con datos del Panel de Hogares de la declaración de la renta, y que, por tanto, se centra tan solo en arrendadores particulares y no en empresa, esta tendencia de aumentar más los precios entre aquellos que acumulan más de un piso de alquiler ha crecido en los últimos años.
Los caseros que tienen solo una vivienda en alquiler han subido el precio un 7,2% entre 2019 y 2023, un punto por debajo de los que tienen dos viviendas, que lo han hecho un 8,2%. Los que tienen tres viviendas han subido desde entonces el precio un 9,8% y quienes cuentan con 4 lo han hecho un 9,5%. Los que tienen 5 o más dan un salto considerable en sus subidas del alquiler hasta un 13,5% acumulado en los últimos cinco años, lo que supone casi 6 puntos más que los monoarrendadores y una subida de casi el doble.
Una comparativa entre las mismas viviendas desde 2019 a 2023, que no cuenta las viviendas nuevas que entran al mercado, muestra como la diferencia de precio entre quienes tienen una vivienda y quienes tienen varias ha ido aumentando desde 2019. Así, mientras que en 2020 los multiarrendadores, contando como tales todos los que tienen más de dos viviendas, subieron un 2% más el piso que los monoarrendadores, en 2021 la cifra se elevó al 3%, al 4 en 2022 y al 7% más en 2023.
Para depurar el impacto directo de ser multiarrendador en el precio, el estudio hace una segunda revisión comparando viviendas equiparables en barrios similares. Esto es para evitar que, en caso de que los multiarrendadores tengan viviendas de mayor tamaño o en mejor estado en zonas más caras, sea esta la causa principal de las subidas de precios.
Pero aun y comparando viviendas de mismos barrios, superficies y antigüedades, los multiarrendadores siguen subiendo más los precios del alquiler que los caseros con solo una vivienda de alquiler. Esta diferencia, en pisos de similares características, era del 1% en 2019 y subió al 3% en 2021 y al 3,5% en 2023.
Una brecha mayor cuanto más viviendas tiene
Los propietarios con dos casas de alquiler han subido el alquiler un 1,3% más que los que tienen solo una entre 2019 y 2023 en viviendas comparables, mientras que quienes tienen tres viviendas lo han hecho un 2% más, quienes tienen 4 un 3,4% más y quienes tienen cinco o más un 4,5%.
La brecha es mayor cuantas más viviendas acumula el multiarrendador y también se ha ido acentuando desde 2019 hasta 2023.
El estudio descarta, sin embargo, de entrada, que estos multiarrendadores suban los precios para presionar al alza en determinadas zonas, puesto que quienes tienen varias viviendas en diferentes municipios suben más los precios. Además, justamente los multipropietarios que concentran sus viviendas en una misma sección censal suben el precio un 3,8% menos que los monoarrendadores, en el sentido contrario a la tendencia general.
Las subidas de precios del alquiler año a año están limitadas por ley por el índice inflacionario que fija el Ministerio, pero los precios se pueden subir libremente una vez acaba el contrato, menos en las Comunidades Autónomas donde están topadas. Por ello, las subidas más acentuadas tienen lugar en la renovación de contratos o las nuevas firmas.
Renovaciones más duras
En las renovaciones, el monoarrendador sube de media el precio un 3,8% y un multiarrendador lo hace un 5,2%, o sea un 1,4% más. Pero mientras que quienes tienen 2 y 3 viviendas tan solo lo suben un 0,8% más que el monoarrendador, quienes tienen 4 lo hacen un 1,9% más y quienes tienen 5 o más lo hacen un 2,8% más que los caseros con una sola vivienda en alquiler.
El estudio apunta tres posibilidades, compatibles entre sí, por las que esto sucede. La primera es que cuando el mercado se encarece, los arrendadores con más viviendas suben antes el precio por mayor conocimiento del mercado. La segunda es que quien tiene una sola vivienda prefiere un inquilino estable aunque cobre menos por mercado y quien tiene varias, en cambio, depende menos de cada contrato y prioriza el precio. La tercera hipótesis es que quien acumula viviendas las compra como forma de inversión y escoge pisos más rentables, mientras que quien tiene solo una suele ser una herencia o una antigua vivienda.
El análisis de EsadeEcpol también desgrana las variaciones de precio por el tamaño de superficie, la antigüedad del edificio, la antigüedad del contrato o la localización para separar qué porcentaje de importancia tiene en la subida de precios el hecho de que alguien tenga más de una vivienda. El resultado es que el 17% de las subidas, o sea 17 euros de cada 100 euros que sube un alquiler, tienen que ver con la condición de multitenedor del arrendador.
El informe concluye que los multiarrendadores ponen el precio por encima de los que tienen solo una vivienda en alquiler pero descarta que sea para un mayor control de los precios y del mercado.
El centro de estudios universitario apunta que los incentivos fiscales a la no subida de alquileres, como el que ha aprobado el Gobierno en el nuevo decreto de vivienda, puede ser una medida eficaz para limitar estas subidas y reducir la brecha con los multiarrendadores. Desconfía en cambio de las prórrogas y apunta que una libre subida de precios mientras dure el contrato haría las subidas menos
A iniciativa decorre a 13 de novembro, na Universidade do Algarve, em parceria com o município de Loulé. A participação é gratuita, mediante inscrição prévia.
A Secretaria de Saúde do Rio de Janeiro divulgou, nesta quarta-feira (21), que o Centro Estadual de Diagnóstico para o Transtorno do Espectro Autista (CedTEA), voltado para maiores de 18 anos, é a primeira unidade do estado a oferecer atendimento especializado para adultos que buscam avaliação sobre o TEA.
O CedTEA 18+ é uma nova unidade administrada pela Fundação Saúde, que realiza a avaliação para o diagnóstico em oito encontros com profissionais de diversas especialidades para que se chegue a um diagnóstico preciso.
O atendimento começa com o acolhimento pela assistência social para entender o contexto da vida do paciente, e conta com consultas de psiquiatria e de neuropsicologia.
Só nestes três primeiros meses de funcionamento, 78 adultos foram encaminhados ao local para a investigação da suspeita diagnóstica. Entre as principais queixas entre os pacientes, estão as dificuldades de interação social.
A investigação feita pela unidade também pode identificar características semelhantes a outras condições do neurodesenvolvimento que não o TEA.
Managua, 21 oct (Prensa Latina) La embajadora de Cuba en Nicaragua, Iliana Fonseca, visitó hoy el Centro Educativo “Comandante Fidel Castro Ruz”, como parte de las actividades de homenaje al líder histórico de la Revolución cubana en el año de su Centenario.
La Federación Costarricense de Fútbol (FCRF) confirmó este miércoles a Bryan Ruiz y la selección masculina de Costa Rica con la misión de reconstruir al equipo y encaminarlo hacia la clasificación para la Copa del Mundo de 2030.
La designación convierte al exfutbolista de 41 años en el responsable definitivo de la Tricolor, después de haber asumido de manera interina a fines de septiembre. Según informó la FCRF y recogió EFE, el Comité Ejecutivo cerró los acuerdos contractuales y resolvió dar continuidad al trabajo que Ruiz inició en sus primeros dos encuentros al frente del plantel.
“Bryan Ruiz González fue designado como director técnico de la selección mayor masculina de Costa Rica”, señaló la Federación en un comunicado. La entidad agregó que la decisión busca consolidar una nueva etapa para el equipo nacional.
La salida de Fernando Batista y el debut interino de Ruiz
Ruiz tomó el control provisional de la selección el 28 de septiembre, cuando sustituyó al argentino Fernando Batista, apartado del cargo luego de una serie de resultados adversos. En sus dos partidos como interino, Costa Rica logró victorias ante Nicaragua y Haití, por 3-0 y 2-0, en el cierre de la fase de grupos de la Liga de Naciones.
Antes de esta confirmación, su recorrido principal en los bancos de suplentes incluía dos partidos como entrenador emergente del Alajuelense, además de labores como asistente técnico y formador en las categorías inferiores de ese club.
La FCRF destacó el pasado de Ruiz como referente de la selección y su trayectoria en el exterior. “Como futbolista, Bryan Ruiz fue durante años uno de los grandes referentes de la selección nacional y llevó con orgullo la cinta de capitán de la Tricolor”, expresó la institución.
El comunicado añadió que el nuevo técnico pondrá al servicio del seleccionado “toda esa experiencia, liderazgo y conocimiento del fútbol nacional e internacional y de la selección”.
Wilmer López y Cristian Bolaños, asistentes del nuevo cuerpo técnico
El cuerpo técnico de Costa Rica contará con los exinternacionales Wilmer López y Cristian Bolaños como asistentes. Ambos acompañarán a Ruiz en un ciclo que comenzará con dos amistosos fuera de casa, previstos para noviembre.
La primera prueba será el 13 de noviembre frente a Ecuador. Cuatro días después, el equipo costarricense se medirá con Argentina, el 17 de noviembre. Esos partidos marcarán el debut formal de Ruiz como seleccionador titular y ofrecerán una primera referencia sobre la renovación que pretende la Federación.
Como jugador, Ruiz disputó tres Copas del Mundo consecutivas con Costa Rica: Brasil 2014, Rusia 2018 y Catar 2022. También construyó una carrera fuera de su país en clubes como Twente y PSV Eindhoven, de Países Bajos; Fulham, de Inglaterra; Sporting de Portugal, y Santos, de Brasil.
Costa Rica, afuera del Mundial 2026 y con la mira en 2030
La llegada de Ruiz se produce después de un período de cuestionamientos hacia la dirigencia de la FCRF y el rendimiento de la selección. Tras asistir a tres mundiales seguidos, el conjunto centroamericano quedó fuera de la edición de 2026, una situación que intensificó las críticas de la prensa y los aficionados.
El mexicano Miguel Herrera no logró la clasificación y fue reemplazado por Batista. El ciclo del argentino duró siete meses y terminó sin victorias: registró un empate y cinco derrotas, además de la eliminación en la fase de grupos de la Liga de Naciones.
Costa Rica compartió esa zona con Haití, Curazao, Nicaragua, República Dominicana y Trinidad y Tobago. La FCRF ahora depositó en Bryan Ruiz la tarea de revertir esa etapa y preparar a la selección para el proceso rumbo al Mundial de 2030.
Soccer Football - FIFA World Cup Qatar 2022 Arrival - Costa Rica team arrives in Doha - Hamad International Airport, Doha, Qatar - November 18, 2022 Costa Rica's Bryan Ruiz arrives in Doha ahead of the FIFA World Cup Qatar 2022 REUTERS/Amr Abdallah Dalsh