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Normal view

Seoul backs Ukraine, but sanctioned tankers carried fuel from South Korea to Russia

6 October 2026 at 16:37

Seven tankers made 14 trips from South Korea to Russia's Far East in July and August, carrying more than 176,000 metric tons of fuel, most of it diesel, the Guardian found in a 6 October analysis of port records and ship-tracking data. The UK and EU have sanctioned three of the ships, and one loaded its fuel from another tanker at sea off South Korea instead of at a terminal.

Ukrainian strikes have cut Russia's fuel output as Moscow scrambles for supplies, while fuel loaded at South Korean ports has flowed to Russia. Loadings began to surge in July, the same month South Korean President Lee Jae-myung pledged $100 million for Ukraine's reconstruction, the Guardian reported. That creates a tension in Seoul's policy toward the war: South Korea has provided Ukraine with humanitarian and non-lethal aid but ruled out sending weapons directly, while the fuel trade appears legal under South Korean law even though three of the tankers are under UK and EU sanctions.

Russia imported 368,000 metric tons of oil products by sea in August, 112,000 of them from South Korea, according to Kpler data analyzed by the Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) and cited by the Guardian. CREA's own August report gives 172,000 metric tons in total, including 18,000 from South Korea. Neither explains the gap.

Where the tankers said they were going

The Layla, a tanker under UK and EU sanctions, made two voyages from Ulsan to Vladivostok, carrying a total of 57,000 metric tons of diesel. It left South Korea on 19 July and 10 August. On the first trip, it told South Korean authorities it was bound for Vladivostok; on the second, it declared Niigata, Japan, but sailed to Vladivostok again.

The Astoria, a Russian-flagged tanker under UK, EU, and Australian sanctions, loaded nearly 11,000 metric tons of fuel at Ulsan on 1 August. It declared Japan as its destination but sailed to Vladivostok.

The Chongchon did not berth at a South Korean port. Instead, it took about 26,000 metric tons of fuel from the unsanctioned Celeste I at an anchorage off Yeosu in early August. It declared Singapore as its destination but headed to Vladivostok. The owners and managers of the four tankers did not respond to the Guardian's requests for comment.

Map of sanctioned tankers' voyages from South Korea to Vladivostok
Source: Guardian analysis of port records and ship-tracking data; sanctions listings: OpenSanctions. Map: Euromaidan Press

Why Russia needs the fuel

Ukrainian drone strikes have severely disrupted Russia's refining capacity, the Guardian reported. In July, Ukraine's General Staff said the strikes had knocked out 42% of Russia's refining capacity, costing the industry billions of dollars.

Russian refinery throughput fell in June to its lowest level in more than 20 years, and diesel output is down nearly 30% from a year earlier, the International Energy Agency said, according to the Guardian.

Russia has also restricted fuel exports to protect domestic supplies, extending its diesel export ban until the end of October; on 2 October, Deputy Prime Minister Alexander Novak said Moscow could consider partially lifting the ban if there was overproduction, according to the Moscow Times.

Responses to the shipments

Seoul's non-lethal aid has included helmets, body armor, and demining vehicles, and in 2023 it pledged $2.3 billion in support, mostly in loans.

Isaac Levi, an analyst at CREA, told the Guardian:

"It is shocking that EU-sanctioned tankers loaded fuel at South Korean ports and carried it to Russia. This undermines the sanctions regime and South Korea's support for Ukraine."

South Korea's Foreign Ministry did not address the shipments or the sanctioned tankers. In a statement, it said the government supports international efforts to help end the war in Ukraine and bring about a peaceful recovery. The ministry said it was strictly enforcing its export controls and had expanded them to cover 1,402 non-strategic items with high potential for diversion to military use. The UK Foreign Office did not answer the Guardian's questions about UK-sanctioned tankers using South Korean ports, saying only that it remains committed to monitoring its sanctions.

Ties between Kyiv and Seoul are also strained over Ukraine's disclosure of its transfer of two North Korean prisoners of war to South Korea, which Seoul said should have remained private.

Petrolio e sanzioni: costo Ue della guerra in Ucraina

By: A A
6 October 2026 at 10:30

Ennio Remondino

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Petrolio e sanzioni: costo Ue della guerra in Ucraina. Costo anche politico, di consensi. Il prezzo è alto e non tutti sono d’accordo a sostenerlo a quel livello. Scelta politica del vertice ‘Volonterosi-baltici’ di Bruxelles, sostenuto da una maggioranza sofferente di governi alla prese con opinioni pubbliche ed elettori. L’Ucraina fronte difensivo europeo contro le minacce russe? Troppi elettori non sembrano d’accordo.

Conti alla mano

In cinque anni e in misura diversa, i Paesi europei, hanno versato all’Ucraina oltre 200 miliardi di euro. Cifre ufficiali del Parlamento europeo aggiornate alla primavera scorsa, cui si aggiungono i 90 miliardi di prestiti su cui è stato raggiunto un accordo all’inizio dell’estate. Si tratta, solo per le voci più importanti, di 75 miliardi in aiuti militari e di oltre 43 in assistenza finanziaria. Tra i 27, Germania, Francia e Regno Unito sono stati i principali contributori e sostenitori per sforzo economico a favore di Kiev. Tre Paesi alle prese con gravi crisi politico economiche interne. L’Italia quarta in questa graduatoria, anche se cerca di non pubblicizzare molto un impegno così poco elettorale.

Cosa sembra stia accadendo adesso

«Con decisione unilaterale dell’esecutivo Ue, l’Ucraina potrà acquistare i sistemi Patriot con un altro prestito di 6 miliardi», scrive Massimo Nava sul Corriere della Sera. In tutto, conti alla mano, sono oltre 28 miliardi i contributi 2026 soltanto per la difesa, a cui aggiungere 16,7 miliardi al bilancio dello Stato a rischio crack. Questo, nonostante le notizie di scandali in serie per corruzione e mancate garanzie future. A queste cifre, andrebbero sommati i costi sociali del sostegno agli oltre quattro milioni e mezzo di cittadini ucraini fuggiti dalla guerra e attualmente ospitati in diversi Paesi europei. In testa, ancora la Germania, seguita da Polonia e Repubblica Ceca.

Tra solidarietà e scelte politiche

Opache e contraddittorie molte delle scelte politiche ed economiche su fronte Ucraina. Scelte ideologiche a danno spesso rovesciato. La serie di pacchetti di sanzioni contro la Russia che, da un lato, hanno fatto lievitare le bollette europee e rafforzato la dipendenza energetica da Stati Uniti e Paesi arabi, e dall’altro lato, vengono sistematicamente aggirate con la complicità degli Stati  che le impongono, ed incidono solo parzialmente sull’economia russa. «Il che fa temere che il conflitto possa avere ancora una lunga fase di stallo», il pessimismo di Nava. In attesa che si capisca che la pace si fa fra nemici e può essere soltanto la conseguenza di un compromesso.

Bancomat Von der Leyen

Dato di fatto, l’Europa ha sulle spalle il peso maggiore della guerra, sia per quanto riguarda gli aiuti all’Ucraina sia per le conseguenze dirette e indirette della rottura dei rapporti commerciali con la Russia. Rottura unilaterale da parte degli europei e non condivisa da molte altre potenze economiche mondiali. Nei primi nove mesi dell’anno, risulta ad esempio che la Ue ha pagato oltre sette miliardi di euro per gas naturale liquefatto russo, con un aumento del 10 per cento delle forniture rispetto allo scorso anno. Fra gennaio e settembre 2026, i porti europei hanno ricevuto 7,28 miliardi di euro di gas naturale dall’Artico russo. E mancano tre mesi alla fine dell’anno.

Ipocrisia energetica

Non solo l’Europa continua ad acquistare Gnl russo, ma il problema non si limita agli acquisti. È dall’Europa che arrivano i mezzi di trasporto che consentono al gasdotto artico russo di funzionare. «Due armatori dominano il trasporto: Seapeak, di Glasgow, e la greca Dynagas. Senza questi servizi, la catena logistica russa risulterebbe compromessa. Dunque è il denaro europeo che finanzia uno dei progetti energetici più strategici del Cremlino proprio in quella stessa regione», scrive Armèes. E il Financial Times aggiunge: «Nella prima metà del 2026 l’Europa ha importato dalla principale struttura russa di Gnl una quantità di gas mai registrata prima, assorbendo quasi tutta la produzione dell’impianto siberiano».

Allarmi e minacce sulla carta

L’Ue, come spesso avviene, lancia allarmi a parole e propositi sulla carta. Al vertice europeo sull’Artico, in Finlandia, i leader europei hanno discusso di sicurezza, geopolitica e strategia comune nel Grande Nord. È stata firmata una dichiarazione congiunta di 12 Stati dell’Unione affinché la Ue assuma un ruolo più strategico nell’Artico europeo. «Si evidenziano le ambizioni della Russia (la più grande nazione artica) di accrescere la propria influenza nell’Artico, unite alla sua ostilità verso l’Europa – compreso l’aumento delle attività ibride –, e la necessità di rafforzare la politica dell’UE per l’Artico». In gennaio, dovrebbe entrare in vigore, nel nuovo pacchetto di sanzioni, il divieto di importazione.

Castigo formale per aggirarlo

Le sanzioni sono aggirate anche dalla cosiddetta «flotta ombra», le navi cisterna che consentono alla Russia di esportare petrolio. Esiste una lista di oltre 600 imbarcazioni che non avrebbero accesso ai porti europei, ma possono accedere ad altri porti nel mondo, in particolare Cina e India, che sostengono Mosca. Anche il 21° pacchetto di sanzioni Ue, prevede deroghe a favore degli  interessi dei singoli Stati. La Grecia, ha ottenuto una deroga per i servizi di trasporto del Gnl russo per non favorire la concorrenza cinese e danneggiare più l’Europa della Russia. Francia, Italia e Grecia hanno frenato sui visti turistici. La Germania  vuole il merluzzo russo che alimentano l’industria di bastoncini surgelati.

Dai BRICS all’Occidente

Al termine del recente vertice dei Brics, il primo ministro indiano Narendra Modi: «Il numero di conflitti e tensioni nel mondo è in continuo aumento e questo ha un impatto sempre più negativo e di vasta portata sulla vita della gente comune», ha affermato Modi, affiancato dai leader del blocco, tra cui il presidente cinese Xi, il presidente russo Putin e il presidente iraniano Pezeshkian. I leader si sono opposti alle sanzioni unilaterali e alle misure economiche coercitive e hanno criticato le sanzioni non autorizzate dall’Onu. Hanno inoltre criticato l’aumento dei dazi doganali e delle barriere tariffarie che minano il commercio globale e le catene di approvvigionamento. A dire in un colpo solo di Stati Uniti ed Europa.

www.remocontro.it

US Blockade Bottles Up Dozens of Iranian Tankers, Nonprofit Says

6 October 2026 at 09:19
The US blockade of Iran is keeping dozens of laden tankers bottled up along the nation’s coast, while others outside the Persian Gulf are holding off Sri Lanka, according to United Against Nuclear Iran.
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