❌

Normal view

Conte ha un piano, Schlein una comitiva da tenere insieme

13 October 2026 at 10:00

Elly Schlein PD , Giuseppe Conte M5S in occasione del Manifestival 2026. Sabato 10 Ottobre 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

Fra la festa del Foglio e quella di Fanpage, il campo largo ha offerto due spettacoli complementari: la cruda sincerità di Giuseppe Conte e la dissimulazione come arte di governo di Elly Schlein. Lui spiega perché l’alleanza dovrebbe obbedirgli. Lei spiega perché bisogna comunque farla. Si preparano entrambi alle primarie, ma uno solo sembra aver capito come vincerle.

Conte è stato quasi commovente su Matteo Renzi: «Mi depotenzia». La sua comunità ne soffre, dunque Schlein deve procurargli garanzie. Tradotto: se vuoi Renzi, devi renderlo innocuo e assumerti la responsabilità di averlo imbarcato. Una sincerità disarmante. Il capo dei Cinquestelle misura l’utilità dell’alleanza sulla forza che conserva al suo Movimento. Se il conto non torna, lo presenta alla segretaria del Pd.

Schlein risponde che non bisogna dividersi e regalare un’altra vittoria alla destra. Unità, unità, unità. Ma Conte non le ha chiesto se voglia vincere. Le ha chiesto quanto sia disposta a pagare. E ogni volta che lei risponde invocando l’unità, lui capisce di poter alzare il prezzo.

Sull’Ucraina la distanza è più grave, perché riguarda la libertà di un paese aggredito e la sicurezza europea. Al Foglio Schlein ribadisce il sostegno a Kyjiv e rifiuta una pace che sia una resa. Bene. Ma come governerà con chi vuole interrompere gli aiuti militari? Quale delle due promesse sarà sacrificata: quella agli ucraini o quella agli alleati? L’unità non è una risposta. È il modo di rinviare la domanda a dopo il voto.

Conte, intanto, a Fanpage non sa dire se Zelensky sia un ostacolo alla pace: gli manca la conoscenza diretta, dice. Per negargli le armi necessarie a difendersi, invece, le informazioni gli bastano. Anche la sua sincerità ha un confine: coincide con la convenienza. Ma al suo pubblico arriva un messaggio riconoscibile. Basta armi, diffidenza verso Renzi, nessuna concessione ai moderati. Schlein deve tenere insieme quel pubblico e chi pensa il contrario.

Qui sta il suo problema. Il popolo dei gazebo non è machiavellico. Può accettare un compromesso, ma difficilmente si appassiona alla sua dissimulazione. Ai gazebo si va per scegliere qualcuno in cui riconoscersi, non per premiare chi ha lasciato aperto il maggior numero di equivoci. Chi considera Renzi un intruso e gli aiuti a Kyjiv un ostacolo alla pace trova in Conte una risposta. Da Schlein riceve un invito ad aspettare.

L’antico «onestà-tà-tà» grillino è diventato la schiettezza con cui si dichiarano le proprie pretese. Gli si oppone l’«unità-tà-tà» di chi spera di non dover mai dichiarare le proprie rinunce. Conte offre una direzione. Schlein promette di tenere insieme la comitiva.

Non sarà per questo che i sondaggi danno Conte in vantaggio per le primarie?

L'articolo Conte ha un piano, Schlein una comitiva da tenere insieme proviene da Linkiesta.it.

L’America, e la democrazia trasformata in società per azioni

13 October 2026 at 06:10

Il presidente Donald Trump alla celebrazione per il Columbus Day nella East Room della Casa Bianca

I Greci avevano chiari i rischi per la democrazia e coniarono i termini giusti. Plutocrazia, il governo dei ricchi; oclocrazia, il governo della folla, oggi si direbbe della pancia. Gli Stati Uniti sembrano in bilico tra queste due degenerazioni.

Ieri il New York Times aveva una cifra in apertura: 276 milioni di dollari da luglio. È quanto Elon Musk ha destinato a gruppi repubblicani e al proprio Super PAC per le elezioni di metà mandato. Di questi, 158 milioni sono andati al Senate Leadership Fund, più di quanto l’organizzazione democratica rivale abbia raccolto, nello stesso trimestre, da tutti i suoi donatori messi insieme.

Un solo uomo mette sul tavolo più denaro di un intero schieramento. Esercita una libertà o accumula un potere dal quale gli eletti faticheranno a emanciparsi? Il punto è che per condizionare un eletto non serve alcun patto. Basta che sappia da dove arrivano i soldi.

Il meccanismo è noto. Un cittadino può dare a un candidato al massimo 3.500 dollari per elezione, ma può versare una somma illimitata a un Super PAC che lavora per farlo eleggere. Basta che la spesa sia indipendente, cioè non coordinata con la campagna. È una condizione giuridica, non una distanza politica o personale. Il Super PAC di Musk, America PAC, è guidato da un suo consigliere politico; il Senate Leadership Fund è vicino alla leadership di John Thune. Musk finanzia sia una struttura vicina ai vertici repubblicani sia una propria organizzazione.

Queste strutture rispondono alla Federal Election Commission, che verifica la regolarità dei bilanci. Ma rendere conto dei conti non è rispondere delle scelte: la Commissione non conferisce alcun mandato popolare a chi decide come spendere. E chi può chiudere il rubinetto dispone di una leva che nessun elettore può revocare con una scheda. Aggiungi il dark money, che riguarda entrambi gli schieramenti, come ha documentato il Brennan Center anche per Future Forward, il Super PAC pro Biden e poi pro Harris: il nome dell’intermediario si vede, quello del finanziatore originario no.

Questa architettura nasce da una lunga evoluzione giurisprudenziale. Nel 1976 Buckley v. Valeo distinse tra limiti ai contributi e limiti alla spesa, proteggendo ampiamente la seconda. Nel 2010 Citizens United estese la tutela alle spese indipendenti di società e sindacati; poco dopo SpeechNow, sentenza della Corte d’appello di Washington, eliminò i tetti ai contributi per i comitati che fanno solo spese indipendenti. Nel giugno 2026, NRSC v. FEC ha tolto i tetti alle spese dei partiti coordinate con i candidati. La logica è seria: comunicare costa, e limitare la spesa può significare limitare la libertà di espressione. Ma la giurisprudenza ha ristretto sempre di più l’area in cui gratitudine e accesso privilegiato possono essere considerati corruzione.

Così un eletto può sentirsi obbligato senza aver promesso nulla. Può evitare una battaglia, rinunciare a una proposta, temere che alle primarie lo stesso miliardario sostenga il suo avversario. La dipendenza precede qualunque accordo e non lascia traccia di un ordine.

Negli Usa se ne discute. A settembre è stato presentato alla Camera il Sunlight on SuperPACs Act, che vuole rendere riconoscibili nei messaggi elettorali i principali finanziatori: per ora è una proposta, non una norma. A New York City un sistema volontario di finanziamento pubblico affianca a ogni dollaro di contributo ammissibile otto dollari pubblici, entro soglie definite. Non elimina la spesa esterna, ma offre un’alternativa di autonomia. Per reintrodurre limiti generali servirebbe invece un cambio di giurisprudenza o una modifica costituzionale, con due terzi delle Camere e tre quarti degli Stati: un percorso arduo.

Il denaro non garantisce la vittoria e gli elettori possono smentire i miliardari. Ma lo fanno dentro una competizione in cui pochissime persone hanno il potere di selezionare, promuovere e intimidire chi si candida. Gli oligarchi russi condizionavano il potere, prima che Vladimir Putin li spazzasse via con le buone o con le cattive. Negli Usa nessuno li spazza via, e una manciata di tycoon detiene una ricchezza superiore al bilancio di molti Stati.

La libertà economica consente di accumulare patrimoni. La sovranità popolare esige che quei patrimoni non diventino titoli privilegiati verso il governo. Una democrazia non è una società per azioni.

E poi c’è l’altra metà dell’equazione. Con soldi così, la propaganda arriva ai massimi livelli e l’elettore viene lavorato alla pancia. Prima c’è chi compra l’eletto; poi c’è chi plasma l’elettore. Il risultato lo abbiamo davanti.

 

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Marco Taradash per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

L'articolo L’America, e la democrazia trasformata in società per azioni proviene da Linkiesta.it.

❌