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Dpfp, via libera allo scostamento in Manovra: così Giorgetti rassicura i mercati

13 October 2026 at 11:11

Con l’avvicinarsi del 15 ottobre, data di scadenza per l’invio a Bruxelles del Documento Programmatico di Bilancio, il Governo entra in una fase decisiva per la definizione della Manovra.

In Parlamento è iniziato l’esame congiunto del Documento Programmatico di Finanza Pubblica e della Relazione sullo scostamento di bilancio. Attraverso questi testi, l’Esecutivo traccia la rotta dei conti pubblici del prossimo anno sostenendo che, rispettando i target fissati dalla governance europea, sarà comunque possibile l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo già a partire dalla primavera del 2027.

Che cos’è lo scostamento di bilancio e cosa prevede il Dpfp

I testi del Dpfp e la Relazione allegata delineano la cornice entro cui muovere le risorse previste per il triennio 2027-2029. Il Governo ha avanzato formale richiesta di scostamento di bilancio per l’attivazione della clausola di salvaguardia europea per difesa ed energia.

L’operazione permette di richiedere un margine finanziario pari allo 0,3% del Pil per l’energia e allo 0,3% per la Difesa nel biennio 2027-2028, sbloccando risorse aggiuntive per un totale di circa 28,8 miliardi di euro, fino a 14,4 miliardi per ciascuna voce. La flessibilità richiesta è rivolta a investimenti per la sicurezza energetica e il rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche in coerenza con gli impegni verso la Nato.

Tuttavia, la linea del Governo sembra andare in direzione diversa. Si vorrebbe utilizzare questo margine, almeno nella fase iniziale della crisi, per sostenere in modo temporaneo e selettivo famiglie e imprese contro l’inflazione e i rincari energetici.

Quali sono i prossimi passaggi e le scadenze cruciali

L’iter di approvazione dei documenti contabili segue un calendario molto fitto:

  • entro il 15 ottobre il Governo dovrà inviare il Documento Programmatico di Bilancio (Dpb) alla Commissione Europea e termine per le prime indicazioni sul perimetro della clausola di salvaguardia;
  • il 20 ottobre ci sarà la presentazione ufficiale del disegno di legge di Bilancio alle Camere da parte del Governo;
  • entro la prima settimana di novembre seguirà la delibera del Consiglio Europeo, a conclusione del negoziato per confermare l’estensione della clausola di salvaguardia all’Italia;
  • il 31 dicembre scade il termine per l’approvazione definitiva della Manovra in Parlamento per evitare l’esercizio provvisorio.

Le dichiarazioni di Giorgetti in Parlamento

«Programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza è assai complicato e gli aggiornamenti sono settimanali». Lo ha detto il Ministro Giancarlo Giorgetti nel suo intervento di presentazione alle Camere.

Spiegando l’impronta di prudenza data al Mef, ha utilizzato una metafora:

quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione.

Il Ministro ha definito la richiesta di scostamento un passo consapevole, specificando come si tratti di una misura che sia la Commissione che i mercati sembrano riconoscere come sostenibile.

Nella medesima direzione vanno le ultime rilevazioni del Fondo Monetario Internazionale, che ha rivisto al rialzo la crescita del Pil italiano per il 2026 portandola dal +0,5% al +0,8%, confermando un quadro di tenuta, pur in presenza di forte volatilità.

Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha validato le previsioni programmatiche per il biennio, giudicando l’organizzazione delle voci di spesa tutto sommato accettabile rispetto ai modelli redatti da panel indipendenti.

Ex bonus Renzi in busta paga, come recuperare fino a 1.200 euro con il 730

13 October 2026 at 09:51

Con i redditi italiani congelati da più di 20 anni, il Recupero del trattamento integrativo, meglio conosciuto come Bonus Renzi è una misura quantomai necessaria per tutti i lavoratori dipendenti e i percettori di Naspi.

Chi ne ha diritto ha ancora pochi giorni per recuperare fino a 1.200 euro attraverso la presentazione del 730 integrativo.

Che cos’è il Trattamento integrativo

Nato nel 2014 sotto il Governo Renzi come bonus da 80 euro e poi portato a 100 euro al mese, il beneficio è stato ufficialmente ridenominato Trattamento Integrativo (Tir). La misura garantisce un credito Irpef fino a un massimo di 1.200 euro all’anno esentasse direttamente in busta paga o nell’assegno di disoccupazione.

Il trattamento non va confuso con gli sgravi sul cuneo fiscale né con le detrazioni Irpef per i redditi medio-alti: si tratta di una misura specifica pensata per sostenere le retribuzioni più basse.

A chi spetta l’ex bonus Renzi

Il Trattamento integrativo è indirizzato ai lavoratori dipendenti, ai percettori di redditi assimilati e a chi riceve ammortizzatori sociali o Naspi. Sono esclusi i pensionati.

L’accesso al beneficio varia in base al reddito complessivo annuo:

  • il bonus spetta in misura piena, pari a 1.200 euro annui, per i redditi fino a 15.000 euro, a patto che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni da lavoro dipendente, mentre invece chi ricade nell’area esente dal pagamento Irpef non ne ha diritto per incapacità fiscale;
  • per redditi tra i 15.001 e i 28.000 euro il diritto scatta solo se la somma delle detrazioni riguardanti familiari a carico, il mutuo per la prima casa, le spese mediche ed eventuali ristrutturazioni superano l’imposta lorda dovuta;
  • per la fascia oltre i 28.000 euro il beneficio decade completamente.

Come recuperare le somme non ricevute

Se il datore di lavoro non ha erogato il trattamento integrativo in busta paga durante l’anno per mancanza di dati sui redditi complessivi o in presenza di più contratti, il conguaglio viene effettuato in sede di dichiarazione dei redditi a partire da maggio, con un’erogazione che avviene in genere con lo stipendio di luglio, qualora il datore di lavoro sia stato indicato come sostituto d’imposta.

Per chi ha dimenticato di integrare nel 730 altri redditi lavorativi rispetto al proprio lavoro principale, per recuperare le somme spettanti a credito dovrà inviare una dichiarazione integrativa. L’importo maturato verrà accreditato direttamente nello stipendio dal sostituto d’imposta o rimborsato dall’Agenzia delle Entrate.

Come controllare se il bonus è stato pagato

Per verificare se hai incassato il trattamento integrativo, prendi la tua Certificazione Unica riferita ai redditi dell’anno scorso (2025) e controlla questi punti:

  • se viene spuntato il “Campo 390 – Codice 1”, il datore di lavoro ti ha riconosciuto il bonus e ti ha pagato tutti i soldi spettanti direttamente in busta paga;
  • se è stata compilata la voce “Campo 390 – Codice 2” il bonus ti spettava, o è stato calcolato, ma il datore di lavoro non te l’ha pagato, e dovrai quindi recuperarlo attraverso il Modello 730;
  • nel “Campo 391” viene invece riportata la cifra esatta in euro che hai incassato nel corso dell’anno.

Tutte queste informazioni vengono poi riportate nel rigo C14 del quadro C della tua dichiarazione dei redditi.

Entro quando rettificare la dichiarazione

La scadenza principale per inviare il 730 integrativo e recuperare il credito spettante è fissata al 25 ottobre. La procedura va inoltrata tramite Caf o professionista abilitato.

Nel caso in cui il ricalcolo evidenzi invece un debito, occorre presentare il modello Redditi Pf correttivo, per cui il conguaglio negativo verrà trattenuto in busta paga fino a un massimo di 8 rate. Qualora non sia in essere nessun contratto di lavoro dipendente, si potrà comunque rateizzare l’importo attraverso F24 da trasmettere direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Concorso da 1.640 posti per Allievi della Guardia di Finanza, tra i requisiti il diploma: come partecipare

13 October 2026 at 08:54

La macchina delle selezioni per le Forze dell’Ordine si prepara a lanciare una delle procedure più attese dell’anno. La Guardia di Finanza sarebbe in procinto di pubblicare il bando per il 26° Corso Allievi Finanzieri, che metterà a disposizione circa 1.640 posti a tempo indeterminato.

L’uscita del bando sul portale inPA e sul sito ufficiale del Corpo è prevista per il giorno 20 novembre 2026, in linea con le finestre di pubblicazione delle precedenti edizioni. La selezione si svilupperà lungo tutto il 2027, per poi far partire l’incorporamento dei vincitori all’inizio del 2028.

Cosa cambia rispetto agli altri concorsi

Tra le novità principali emerse dalle anticipazioni figura una modifica logistica di grande impatto per i candidati. Le prove scritte di preselezione dovrebbero svolgersi in sedi delocalizzate direttamente nelle regioni di provenienza dei concorrenti, evitando le tradizionali e onerose trasferte verso la Capitale nelle fasi iniziali dell’iter.

Quali sono i requisiti stimati per la partecipazione

In attesa del testo ufficiale, i parametri d’accesso dovrebbero ricalcare la struttura dei bandi precedenti:

Titolo di Studio Diploma di scuola secondaria di secondo grado
Limiti di età A partire da 18 anni e indicativamente fino a 24 anni non compiuti (con estensioni per i volontari FF.AA.)
Cittadinanza Cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici

I dettagli sulla ripartizione dei posti tra civile, contingente di mare e quote riservate ai Volontari in Ferma Prefissata saranno noti solo in seguito alla pubblicazione del bando, al quale occorrerà fare esclusivo riferimento per la conferma dei requisiti di partecipazione.

Cosa studiare per arrivare preparati al concorso

Ovviamente, l’ideale sarà aspettare l’uscita del bando per evitare di acquistare libri di testo inutili alla preparazione effettiva. Però, ci si può iniziare a orientare basandosi sulla struttura delle ultime edizioni del concorso.

La prova scritta di preselezione sarà un test a risposta multipla da 90 quesiti da completare in un lasso di tempo contenuto, generalmente intorno a un’ora. In assenza di una banca dati ufficiale pubblicata in anticipo prima della prova, una preparazione efficace richiede un allenamento costante e mirato fin dalle settimane precedenti l’uscita del bando.

I quiz delle edizioni passate si sono articolati su cinque macro-aree ben definite:

  • 35 quesiti che testano le abilità logico-matematiche, che rappresentano il blocco numericamente più consistente e che generalmente preoccupa maggiormente i candidati;
  • 25 quesiti volti a verificare la conoscenza orto-grammaticale, la sintassi, il lessico e le competenze morfologiche della lingua italiana, per i quali sarà utile ripassare le regole grammaticali di base e svolgere simulazioni su sinonimi, contrari e analisi logico-verbale.
  • 10 quesiti di Storia Contemporanea, con un focus sulle vicende italiane a partire dall’Unità d’Italia fino alle tappe d’integrazione dell’Unione Europea;
  • 10 quesiti di Educazione civica, che riguardano i principi della Costituzione e le nozioni chiave relative alle relazioni tra Stato e Istituzioni europee;
  • 10 quesiti di Geografia, con domande che riguarderanno le caratteristiche fisico-politiche ed economiche dell’Italia e dei Paesi dell’Unione Europea.

Come allenarsi per la prova fisica

Chi riuscirà a superare la preselettiva, sarà sottoposto a prove fisiche, un passaggio fondamentale ed eliminatorio dell’iter selettivo. Le sfide atletiche saranno differenziate in base al contingente di destinazione scelto in fase di candidatura.

Contingente Prove obbligatorie Prova facoltativa
Ordinario Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, piegamenti sulle braccia Corsa piana 100 metri oppure nuoto 25 metri stile libero
Di Mare Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, nuoto 25 metri stile libero Corsa piana 100 metri oppure piegamenti sulle braccia

Il mancato raggiungimento della prestazione minima anche in una sola delle discipline obbligatorie comporta l’esclusione immediata dal concorso. Al contrario, la prova facoltativa non determina l’inidoneità in caso di mancato superamento, ma costituisce una risorsa strategica per posizionarsi più in alto nella graduatoria di merito.

Per essere ammessi alle prove fisiche è obbligatorio presentare un certificato medico di idoneità all’attività sportiva agonistica in corso di validità. Il consiglio è quello di strutturare un piano di allenamento graduale e progressivo, simulando i tempi di corsa e le tecniche di esecuzione richieste dai parametri ufficiali del Corpo.

Come rimanere aggiornati sul bando

Dal momento che il bando di concorso non uscirà nel mese di ottobre, ma a novembre, si consiglia di monitorare spesso il portale inPA per non perdere il momento esatto di pubblicazione della selezione.

Pensioni, dagli scatti di età al lavoro oltre i 67 anni: cosa cambia con la Manovra

13 October 2026 at 08:18

In un Paese in pieno inverno demografico, dove quasi il 16% del Pil (e oltre il 30% della spesa pubblica) viene assorbito dalle prestazioni previdenziali, la materia rappresenta una voce cruciale per la Legge di Bilancio.

L’età pensionabile si adegua automaticamente alla speranza di vita. Secondo le ultime stime della Ragioneria Generale dello Stato, questo meccanismo spingerà il requisito anagrafico a 67 anni e 6 mesi nel 2029, per poi raggiungere i 67 anni e 8 mesi dal 2031. Uno scenario destinato ad alimentare il dibattito pubblico.

Il dibattito politico sulla Manovra: dagli scatti all’ipotesi 70 anni

All’interno della maggioranza di Governo si registrano visioni differenti su come gestire l’impatto della longevità sui conti pubblici.

Da un lato, la Lega spinge per congelare gli adeguamenti automatici previsti per il biennio 2027-2028 (+1 mese da gennaio 2027 e +2 mesi da gennaio 2028), mantenendo l’asticella a 67 anni. Il Ministero delle Infrastrutture ipotizza la possibilità di restare in servizio fino a 70 anni per gli autotrasportatori, esclusivamente su base volontaria. Il sottosegretario Durigon continua invece a studiare l’ipotesi di un’uscita anticipata a 64 anni per tutti.

I dati dell’Inps certificano che l’età media effettiva di uscita è salita a 64,8 anni. Parallelamente, il tasso di occupazione tra gli over 55 ha registrato una forte crescita negli ultimi 20 anni, passando dal 31,4% del 2005 al 61,2% del 2025 nella fascia tra i 55 e i 64.

Perché i pensionati continuano a lavorare

Un aspetto rilevante emerge dalle recenti rilevazioni dell’Istat e dell’Inps: almeno un pensionato su dieci continua a lavorare dopo il ritiro.

I titolari di pensione diretta che risultano ancora occupati sono 779.303, prevalentemente concentrati tra autonomi, liberi professionisti e parasubordinati (i lavoratori dipendenti rappresentano appena l’1% della platea). Circa un terzo di questo bacino prosegue l’attività per integrare un trattamento economico insufficiente, mentre i restanti due terzi lo fanno per scelta personale e professionale.

Cosa dice la giurisprudenza su Scuola, PA e cumulo contributivo

Di recente la Corte Costituzionale e la Cassazione hanno chiarito limiti e adempimenti per chi prosegue l’attività lavorativa oltre la soglia dei 67 anni.

Scuola

I dipendenti del comparto Scuola (docenti e personale Ata) che non hanno maturato l’anzianità contributiva minima per la pensione di vecchiaia possono rimanere in servizio anche dopo aver compiuto 70 anni. Un’impostazione opposta rispetto alla proposta sindacale di consentire il collocamento a riposo dei docenti a 60 anni.

Pensionati lavoratori e incarichi nella PA

I pensionati che intraprendono una nuova attività lavorativa devono darne immediata comunicazione all’Inps, pena la restituzione degli assegni percepiti durante il periodo non dichiarato.

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, resta il divieto di conferire incarichi retribuiti a soggetti già in pensione. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la misura si applica solo se il trattamento è già in erogazione: chi ha maturato i requisiti anagrafici ma non percepisce ancora il primo cedolino può legittimamente svolgere un incarico retribuito.

Cumulo contributivo

Per i lavoratori che devono unificare i versamenti tra gestioni diverse, la pensione non scatta in automatico al raggiungimento dei requisiti. L’erogazione decorre esclusivamente dalla data di presentazione della domanda, con il rischio di perdere definitivamente gli arretrati in caso

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