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Ryanair lascia 13 aeroporti, quali le destinazioni coinvolte (e cosa cambia per l’Italia)

15 October 2026 at 11:05

Ryanair lascia 13 aeroporti europei tra il 2026 e il 2027, interrompendo progressivamente i collegamenti con diverse delle sue destinazioni più popolari. Alla base di questa decisione ci sono soprattutto i costi aeroportuali, le tasse e le condizioni economiche considerate poco vantaggiose dalla compagnia low cost irlandese.

Perché Ryanair cancella i voli

La principale ragione economica alla base delle cancellazioni è la necessità di contenere i costi. Il modello delle compagnie low cost si fonda sulla capacità di mantenere tariffe competitive attraverso un’elevata produttività degli aeromobili, una gestione efficiente delle operazioni e accordi economici favorevoli con gli aeroporti.

Le tasse sui passeggeri, i diritti aeroportuali e gli altri oneri legati all’utilizzo degli scali possono però incidere sulla convenienza di una rotta. E se a questi costi si aggiungono quelli relativi alla sicurezza, ai servizi aeroportuali e al controllo del traffico aereo in determinati scali o tratte, la conseguenze sono due, ovvero:

  • la riduzione dei voli;
  • il posizionamento degli aeromobili su basi più convenienti, fino alla completa cancellazione dei collegamenti.

La scelta, quindi, non dipende soltanto dalla domanda turistica o dal numero di persone interessate a una destinazione, ma dalle condizioni contrattuali con gli aeroporti e il margine economico ottenibile da ciascun volo.

L’elenco delle destinazioni coinvolte

Alcune delle uscite dalla rete Ryanair sono già avvenute, mentre altre sono programmate per i prossimi mesi o per la fine della stagione invernale 2026 2027.

Ecco l‘elenco degli aeroporti dai quali la compagnia ha interrotto o prevede di interrompere tutti i collegamenti. Dopo Vigo, in Spagna, a gennaio 2026, hanno chiuso a marzo 2026:

  • Amman, in Giordania;
  • Asturie, in Spagna;
  • Clermont Ferrand, in Francia;
  • Ponta Delgada e Terceira, nelle Azzorre, in Portogallo.

Ad agosto 2026 ha chiuso invece a Rodez, in Francia, mentre questo ottobre è prevista la chiusura a:

  • Bodrum, in Turchia;
  • Dalaman, in Turchia;
  • Kalamata, in Grecia;
  • Niš, in Serbia;
  • Volos, in Grecia.

L’ultimo stop sarà invece a marzo 2027, a Brema, in Germania.

Le date si riferiscono al periodo di interruzione dei collegamenti o alla cessazione prevista delle operazioni. Chi intende partire da o per gli aeroporti interessati dagli stop di ottobre e marzo dovrebbe quindi prima verificare la disponibilità effettiva dei voli.

Che cosa cambia per l’Italia

Tra i collegamenti interessati dalla chiusura dell’aeroporto tedesco figura anche quello con Lamezia Terme, in Calabria. Se l’interruzione prevista per il 27 marzo 2027 sarà confermata nei termini annunciati, chi utilizza questo collegamento per raggiungere Brema dovrà organizzarsi diversamente.

Tuttavia, la compagnia ha specificato che ad essere cancellati saranno i collegamenti diretti. Quindi, rimarranno comunque accessibili le tratte con scalo intermedio, permettendo ai passeggeri di raggiungere la destinazione attraverso coincidenze operative presso altri hub della rete Ryanair.

Tuttavia, nonostante l’uscita dai 13 aeroporti, Ryanair ha programmato per il 2026 una media di 3.272 movimenti giornalieri, il 4% in più rispetto al 2025. L’idea è quella di ridurre la presenza in alcuni scali ma non ridimensionare l’intera attività. Il vettore trasferirà infatti la capacità liberata verso aeroporti che offrono tariffe inferiori, incentivi più vantaggiosi o prospettive di crescita della domanda.

Il meccanismo è quello di un’allocazione selettiva delle risorse. Gli aeromobili vengono destinati ai collegamenti che, secondo le valutazioni della compagnia, possono garantire i risultati migliori.

Rivalutazione pensioni da gennaio 2027, di quanto aumentano gli assegni? La simulazione

15 October 2026 at 06:00

Da gennaio 2027 è previsto un nuovo aumento delle pensioni per effetto della rivalutazione annuale legata all’inflazione. L’adeguamento, chiamato anche perequazione automatica, serve a proteggere il potere d’acquisto dei pensionati compensando, almeno in parte, l’incremento dei prezzi dei beni e dei servizi.

Gli incrementi, però, non saranno uguali per tutti, perché la rivalutazione varia in base all’importo dell’assegno e alle diverse fasce previste dalla legge.

Perequazione 2027, la stima dell’indice e i tempi del decreto

Le prime stime indicano una possibile rivalutazione del 2,9%, ma la percentuale dovrà essere confermata ufficialmente. Se questa percentuale fosse confermata, gli assegni interessati dalla rivalutazione piena aumenterebbero di 29 euro lordi al mese ogni 1.000 euro di pensione. Tuttavia, bisogna considerare la possibilità che la legge di bilancio 2027 introduca nuove limitazioni per gli assegni medio-alti.

L’adeguamento viene calcolato sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo rilevato dall’Istat e recepito attraverso gli appositi provvedimenti ministeriali. A oggi, la percentuale di riferimento è stata determinata tenendo conto dell’andamento dell’inflazione, ma può essere soggetta a un successivo conguaglio e modificata se e quando i dati definitivi a fine anno si discostano dalle stime iniziali.

Per il 2027, la percentuale di rivalutazione dovrà essere stabilita con un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, atteso nel mese di novembre 2026. Fino alla pubblicazione del provvedimento, quindi, qualsiasi calcolo relativo agli aumenti del prossimo anno deve essere considerato indicativo.

Come funziona la rivalutazione degli assegni

Il meccanismo di perequazione interessa le pensioni soggette all’adeguamento annuale, ma la percentuale riconosciuta varia in base all’importo complessivo del trattamento e secondo tre fasce, ovvero la rivalutazione è pari al:

  • 100% (di 2,9%) per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps;
  • 90% per la quota di pensione compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo;
  • 75% per la quota che supera cinque volte il trattamento minimo.

Simulazione calcolo

Prima di passare al calcolo degli aumenti, bisogna avere chiari alcuni punti. Prima di tutto, facendo riferimento al trattamento minimo Inps nel 2026, il cui importo è pari a 611,85 euro, a oggi:

  • un importo fino a quattro volte l’assegno minimo corrisponde a 2.447,40 euro mensili;
  • un importo pari a cinque volte il minimo corrisponde invece a 3.059,25 euro mensili.

Prendendo poi come riferimento l’indice ipotetico del 2,9%, le percentuali di rivalutazione sono:

  • 2,9% (ovvero il 100%);
  • 2,61% (il 90% di 2,9%);
  • 2,18% (il 75% di 2,9%).

Ora, procedendo con una simulazione che tenga conto di questi valori, quello che emerge è che:

  • per le pensioni fino a quattro volte il minimo, l’aumento sarebbe proporzionale all’importo dell’assegno. Chi percepisce una pensione lorda di 900 euro potrebbe ricevere circa 26 euro in più al mese, mentre per un trattamento da 1.200 euro l’incremento sarebbe di quasi 35 euro;
  • per un assegno da 1.500 euro, invece, l’aumento teorico arriverebbe a 43,50 euro mensili. Su una pensione da 2.000 euro, la rivalutazione produrrebbe un incremento di circa 58 euro al mese.

Il calcolo diventa più articolato quando si superano le soglie previste. Per una pensione da 2.500 euro, la rivalutazione piena si applicherebbe fino a 2.447,40 euro, mentre sulla quota restante verrebbe riconosciuta la percentuale ridotta del 90% dell’indice. L’aumento complessivo sarebbe quindi inferiore a quello che si otterrebbe applicando il 2,9% all’intero assegno.

Lo stesso principio vale per le pensioni superiori a cinque volte il minimo. Un trattamento da 3.500 euro beneficerebbe della rivalutazione piena sulla prima fascia, del 90% sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo e del 75% sulla parte eccedente. L’incremento complessivo sarebbe di circa 96,53 euro lordi al mese.

Di seguito, una tabella riassuntiva con tutti i possibili aumenti mensili e i nuovi importi stimati.

Pensione lorda mensile nel 2026 Aumento mensile stimato Nuovo importo mensile stimato
611,85 euro 17,74 euro 629,59 euro
800 euro 23,20 euro 823,20 euro
900 euro 26,10 euro 926,10 euro
1.000 euro 29,00 euro 1.029,00 euro
1.200 euro 34,80 euro 1.234,80 euro
1.500 euro 43,50 euro 1.543,50 euro
2.000 euro 58,00 euro 2.058,00 euro
2.500 euro circa 72,35 euro circa 2.572,35 euro
3.000 euro circa 85,40 euro circa 3.085,40 euro
3.500 euro circa 96,53 euro circa 3.596,53 euro

Nota: i valori sono simulazioni basate su una rivalutazione ipotetica del 2,9%, con applicazione delle percentuali ordinarie per fasce. Gli importi effettivi dipenderanno dal decreto ministeriale e dalle eventuali modifiche introdotte dalla manovra 2027. Gli arrotondamenti, invece, possono determinare lievi differenze.

Un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti under 35, come funzionerebbe la flat tax giovani

15 October 2026 at 06:00

Tra le misure allo studio del governo guidato da Giorgia Meloni, già al lavoro sulla manovra 2027, c’è un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti, una flat tax sugli aumenti di stipendio riconosciuti agli under 35. L’agevolazione è stata pensata per alleggerire il peso delle imposte sui redditi e rendere più conveniente la crescita professionale delle nuove generazioni, favorendo al tempo stesso il potere d’acquisto delle famiglie.

Come funzionerebbe il bonus per i lavoratori dipendenti under 35

La flat tax giovani si inserisce in un quadro più ampio di interventi fiscali che l’esecutivo sta valutando per il 2027. L’intervento prevede un’aliquota ridotta al 5% applicata esclusivamente agli aumenti di stipendio, permettendo così al lavoratore di trattenere una quota di retribuzione netta più alta rispetto a quella che otterrebbe applicando l’Irpef ordinaria.

La proposta è stata anticipata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha indicato un possibile costo di circa 350 milioni di euro. Trattandosi di misura ancora allo studio, dovrà essere definita nei dettagli per trovare spazio nella prossima manovra finanziaria. Quello che sappiamo ad oggi, però, è che il meccanismo si differenzierebbe da un bonus erogato direttamente in busta paga o da un contributo economico riconosciuto una tantum.

Esempio di calcolo

Per comprendere il meccanismo, ipotizziamo un incremento di stipendio pari a 1.000 euro lordi annui interamente ammesso alla tassazione agevolata. Applicando un’imposta sostitutiva del 5%, a prescindere dal reddito del lavoratore, il prelievo sarebbe pari a 50 euro e resterebbero 950 euro dopo l’applicazione dell’imposta, prima di considerare eventuali contributi previdenziali e gli altri elementi che incidono sul netto.

Al contrario, considerando che l’Irpef si basa su un sistema progressivo, l’imposta da pagare sugli aumenti aumenterebbe con l’aumentare del reddito del lavoratore e, di conseguenza, anche il netto spettante varierebbe. Nel dettaglio, considerando le varie fasce reddituali:

  • per i redditi fino a 28.000 euro, soggetti all’aliquota del 23%, la tassazione ordinaria sull’aumento è pari a 230 euro, per un netto di 770 euro. Con la flat tax, che prevede un’imposta di 50 euro, il risparmio è di 180 euro;
  • per i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 33%, l’imposta ordinaria sull’aumento sale a 330 euro, lasciando un netto di 670 euro. In questo caso il vantaggio della flat tax raggiunge i 280 euro;
  • per i redditi superiori a 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 43%, il prelievo ordinario è di 430 euro e il netto scende a 570 euro. Qui il risparmio garantito dalla flat tax è il più alto, pari a 380 euro.

In ogni caso, una riduzione dell’imposta sul reddito – qualora dovesse ottenere l’approvazione del Parlamento ed essere inserita nella legge di bilancio 2027 – comunque non comporterebbe automaticamente una riduzione dei contributi previdenziali dovuti. Se la disciplina non prevedesse deroghe specifiche, infatti, questi continueranno a essere calcolati secondo le regole ordinarie.

Quali aumenti di stipendio potrebbero beneficiare della nuova agevolazione

Uno dei principali nodi da sciogliere riguarda la tipologia di aumento retributivo che potrebbe beneficiare della flat tax giovani. L’ipotesi annunciata dal ministro dell’Economia si riferisce agli aumenti di stipendio in generale, ma non è ancora disponibile una disciplina definitiva che individui tutte le voci interessate.

Resta da chiarire se la misura riguarderà esclusivamente gli incrementi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi, gli aumenti individuali concordati con il datore di lavoro (per esempio in seguito a una promozione, all’assunzione di nuove responsabilità o a una progressione professionale) oppure anche altre forme di incremento della retribuzione.

Queste forme di retribuzione hanno caratteristiche differenti e potrebbero essere disciplinate da regole specifiche. Non è quindi possibile presumere che tutte siano automaticamente comprese nella flat tax giovani o che le diverse agevolazioni siano cumulabili.

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