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Três suspeitos de homicídio em Setúbal aguardam julgamento em prisão preventiva

17 October 2026 at 11:40

Suspeitos estão fortemente indiciados pela prática do crime de homicídio qualificado do ex-companheiro da mulher detida.

Dois homens e uma mulher detidos pela Polícia Judiciária (PJ) por suspeitas de envolvimento no homicídio de um homem de 44 anos, ocorrido em maio, em Setúbal, segundo o Correio da Manhã, vão aguardar julgamento em prisão preventiva.

Em comunicado, a Polícia Judiciária de Setúbal anunciou esta quarta-feira que os três suspeitos, com idades entre os 30 e os 32 anos, estão fortemente indiciados pela prática do crime de homicídio qualificado do ex-companheiro da mulher detida.

De acordo com a investigação, o crime, ocorreu em 20 de maio e foi desenvolvido o estudo pormenorizado das rotinas da vítima, sendo que, terá sido motivado por conflitos familiares relacionados com o exercício das responsabilidades parentais e dificuldades económicas.

Os dois suspeitos do sexo masculino, de acordo com a Judiciária, aguardaram pelo regresso da vítima do trabalho, junto ao prédio onde residia, tendo-a agredido e amarrado as mãos atrás das costas com braçadeiras de plástico, antes de a conduzirem ao interior da habitação.

Refere o comunicado, citado pelo CM: “Já no interior da habitação, os dois suspeitos foram surpreendidos pela presença de uma mulher de 25 anos que lá residia há alguns dias, mulher essa que eles ameaçaram, amordaçaram e prenderam, amarrando-lhe as mãos atrás das costas, estando ainda, por este facto, indiciados pelo crime de sequestro agravado”.

Ainda segundo a PJ, os suspeitos colocaram a vítima numa banheira, onde lhe desferiram um golpe no pescoço com um canivete, provocando-lhe a morte devido à perda de sangue. Após consumarem o crime de homicídio, os dois homens apoderaram-se de alguns objetos que se encontravam no interior da habitação e fugiram para casa da mulher detida, deixando a inquilina amarrada e amordaçada.

Presentes a primeiro interrogatório judicial, aos três suspeitos foi-lhes aplicada a medida de coação máxima, de prisão preventiva.

Caso Ricina, sotto esame il portatile della cugina di Gianni Di Vita. Completati gli accertamenti informatici

17 October 2026 at 12:34

Proseguono le indagini e gli accertamenti informatici nell’ambito dell’inchiesta sull’avvelenamento Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, uccise dalla ricina lo scorso dicembre. Un notebook in particolare ha attirato l’attenzione degli investigatori nell’ultima giornata di ispezioni informatiche nelle scuole molisane disposte dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte delle due donne. Questa volta gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco hanno acquisito i dati di un singolo computer portatile, in uso a Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, che insegna al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda. La perquisizione, iniziata alle 9 e conclusa alle 13, aveva l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di tracce informatiche riconducibili a ricerche sul veleno.

Come nelle altre scuole ispezionate nei giorni precedenti, gli investigatori hanno lavorato principalmente sui dati del server a cui sono collegati i computer dell’istituto, senza procedere all’acquisizione dei singoli dispositivi, con l’eccezione del notebook. Alle operazioni ha assistito Gianni Alfonso, esperto informatico e consulente di Vittorino Facciolla, avvocato che assiste Gianni Di Vita. Sull’ispezione resta però un elemento da chiarire. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dal plesso scolastico sono stati rubati sette computer. Sul furto avevano indagato i carabinieri, dopo la denuncia presentata dalla scuola. L’assenza dei dispositivi ha impedito di esaminare tutti i pc che sono stati utilizzati nell’istituto durante l’ultimo anno.

Con l’intervento di Casacalenda si sono concluse le quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura, che hanno interessato oltre 200 computer in altrettanti istituti. Gli investigatori erano già stati all’istituto Agrario e al liceo Scientifico di Riccia, dove lavorano la professoressa amica di Di Vita e suo marito, e al liceo Classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico.

Intanto, sul caso è intervenuto, con poche parole, lo stesso Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Interpellato dal Corriere della Sera al cimitero del paese, l’ex sindaco ha dichiarato: “Non ho mai creduto che volessero uccidermi“. E ha aggiunto: “Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie”. Sull’inchiesta, invece, Di Vita ha preferito non entrare nei dettagli, affidandosi al lavoro degli investigatori: “Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo“.

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Daniele Tavoni, le liti per i soldi e il legame con la madre: chi è il 54enne fermato per il duplice omicidio di Mirandola

17 October 2026 at 10:46

Daniele Tavoni – l’uomo fermato per duplice omicidio della madre e del suo compagno – viveva nella piccola casa accanto a quella della madre, in via Imperiale, nella zona industriale di Mirandola (Modena). Cinquantaquattro anni, lavori saltuari, una separazione alle spalle e un figlio oggi trentenne. Una vita rimasta a lungo legata a quella di Vincenza Giannini, 74 anni, che secondo chi la conosceva aveva continuato a sostenerlo nonostante le preoccupazioni e i contrasti. Le indagini sono ancora in una fase preliminare e il movente non è stato chiarito.

A delineare il profilo di Tavoni sono soprattutto i racconti di chi frequentava la famiglia. Una situazione difficile, segnata dalla mancanza di un’occupazione stabile e dalle richieste di denaro che, secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, avrebbero alimentato frequenti discussioni. Tavoni avrebbe lavorato per periodi brevi, anche al Comune e al Tribunale di Modena, per poi tornare a casa. La madre, racconta un’amica, era preoccupata perché lui non sembrava impegnarsi nella ricerca di un lavoro. Con lui

La collega e amica stretta di Vincenza aveva condiviso con lei oltre trent’anni di lavoro nel distretto biomedicale e ricorda una donna che aveva dedicato molto al figlio e che parlava spesso delle difficoltà familiari. “Vincenza lo ha sempre fatto contento, ma le discussioni erano tante”, racconta. E ancora: “Le discussioni in famiglia c’erano spesso e sempre e solo per lui, che chiedeva di continuo soldi, sigarette senza guadagnare nulla”. Vincenza e Pietro si erano sposati entrambi in seconde nozze. Lui aveva un figlio, Stefano; lei Daniele. La donna, ricorda l’amica, era una grande lavoratrice, mentre Casari, anche dopo la pensione, continuava a lavorare durante l’estate a Senigallia come manutentore di macchinari per le industrie conserviere. Una coppia descritta come affiatata, legata da un rapporto che sembrava solido nonostante le tensioni legate alla situazione del figlio.

Nel passato di Tavoni c’è anche un percorso nei servizi di salute mentale, intrapreso anni fa e poi interrotto. Secondo le informazioni emerse, era stato seguito dal centro nel 2018; gli elementi investigativi riportano inoltre un ultimo accesso nel 2019. Non risultava in cura al momento dei fatti. La sindaca di Mirandola, Letizia Budri, ha riferito che al Comune non erano mai arrivate segnalazioni che richiedessero approfondimenti. Un dato che, da solo, non permette di stabilire alcun legame tra quel percorso e il delitto.

La sera della scoperta, mentre gli investigatori entravano nell’abitazione dei coniugi, Tavoni si trovava all’esterno. È lì che la polizia lo ha visto, in uno stato descritto come confuso, senza che rispondesse alle domande. Nella casa adiacente, dove viveva, gli agenti hanno trovato coltelli con tracce di sangue, indicate dalla procura come “evidentissime e copiose”. Nell’altra abitazione, i corpi dei due anziani erano a terra, legati e decapitati; le teste erano state collocate in bacinelle.

A far scattare l’allarme era stata una vicina, insospettita dall’assenza della coppia. Anche l’amica aveva provato a contattare Vincenza dopo aver saputo la notizia: “Le ho mandato un vocale su whatsapp chiedendole, quando sentiva il messaggio, di richiamarmi. Ma il messaggio non è mai arrivato“.

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