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Black Friday, comprare adesso o aspettare novembre, come riconoscere il risparmio

17 October 2026 at 11:56

Quest’anno il Black Friday è in programma venerdì 27 novembre 2026, mentre il Cyber Monday è previsto per lunedì 30 novembre. Le offerte, però, potrebbero iniziare molto prima, con campagne promozionali distribuite lungo tutto il mese e iniziative dedicate ai clienti delle singole piattaforme.

Ma acquistare oggi nelle settimane che precedono l’evento può essere conveniente o meglio aspettare le offerte di novembre? La risposta dipende dal prodotto, dall’andamento dei prezzi e dalla capacità di distinguere uno sconto reale da una promozione soltanto apparente.

Black Friday 2026: quando conviene acquistare

Il fine ultimo per i consumatori non è acquistare al prezzo più basso ma comprendere quando un’offerta rappresenta davvero un’occasione di risparmio. Tra campagne promozionali anticipate, ribassi temporanei e prezzi di riferimento che possono rendere più appariscente lo sconto, confrontare le alternative è fondamentale per evitare acquisti impulsivi e proteggere il proprio budget, senza la pressione delle offerte a tempo. Chi ha già individuato un prodotto può verificare quanto costa nei diversi negozi, controllare le caratteristiche tecniche e stabilire una soglia di spesa oltre la quale non è disposto ad andare.

Durante il Black Friday, invece, il rischio è lasciarsi condizionare dalla percentuale di sconto o dalla paura di perdere un’occasione. Un prodotto pubblicizzato con un ribasso del 40% non è necessariamente più conveniente di uno scontato del 15% in un altro negozio: conta il prezzo finale, a parità di modello e condizioni di vendita.

Comprare adesso o aspettare novembre? I fattori da valutare

La scelta dipende anche dalla categoria merceologica. Per l’elettronica e gli elettrodomestici, confrontare più rivenditori è particolarmente utile perché lo stesso prodotto può essere venduto a prezzi differenti anche al di fuori delle grandi campagne promozionali. Per smartphone, computer, televisori e piccoli elettrodomestici, è opportuno controllare il codice esatto del modello, la memoria disponibile, gli accessori inclusi e le condizioni della garanzia.

Un’offerta apparentemente più vantaggiosa potrebbe infatti riguardare una versione meno accessoriata o un modello precedente. In questi casi, il confronto deve partire dalle caratteristiche del prodotto e non dalla percentuale di sconto esposta nella pubblicità.

Per gli acquisti non urgenti, aspettare novembre con il Black Friday può essere una strategia ragionevole, soprattutto se si vuole verificare se il prezzo scende ulteriormente. Non esiste, tuttavia, una regola valida per tutti i prodotti: un ribasso già consistente potrebbe non essere superato durante il Black Friday, mentre alcune offerte potrebbero risultare più interessanti soltanto per un periodo limitato. Anche la disponibilità ha un peso. Un prodotto molto richiesto potrebbe esaurirsi prima della giornata ufficiale, ma la scarsità segnalata da un sito non dovrebbe diventare un motivo sufficiente per acquistare senza confronti.

Per chi deve sostituire un elettrodomestico guasto o ha una necessità concreta, può essere più sensato scegliere un’offerta verificata oggi anziché attendere un ribasso futuro che non è garantito. Se invece l’acquisto è programmabile, il tempo a disposizione permette di raccogliere informazioni e decidere con maggiore consapevolezza.

Come capire se lo sconto è reale

Il prezzo barrato è uno degli elementi che attirano maggiormente l’attenzione durante le campagne promozionali. Ma è anche il dato da controllare con più attenzione. La normativa italiana, attraverso l’articolo 17-bis del Codice del consumo, prevede che gli annunci di riduzione del prezzo indichino, come riferimento, il prezzo più basso applicato dal venditore alla generalità dei consumatori nei 30 giorni precedenti. La regola si applica anche alle promozioni online e ai negozi fisici, con alcune specificità previste per determinati casi, tra cui i prodotti commercializzati da meno di 30 giorni. Il prezzo di listino o quello consigliato dal produttore può essere riportato come informazione aggiuntiva, ma non sostituisce il riferimento previsto dalla legge.

La distinzione è importante perché un ribasso calcolato sul prezzo di listino può sembrare molto elevato anche quando il prodotto viene venduto abitualmente a una cifra inferiore. Per valutare la convenienza, quindi, bisogna considerare il prezzo di riferimento corretto e, soprattutto, verificare quanto costa realmente il prodotto sul mercato. In base ad un’indagine realizzata da Altroconsumo il 12 febbraio 2026 su 208 siti di commercio elettronico, nel 62% dei casi le indicazioni sul prezzo di riferimento non rispettavano correttamente le regole oppure risultavano assenti. In particolare, il 41% dei siti non indicava il prezzo di riferimento previsto dalla normativa, mentre il 21% utilizzava criteri differenti da quello richiesto. Questi dati non significano che tutte le offerte siano ingannevoli, ma dimostrano perché sia utile non fermarsi al cartellino promozionale.

Monitorare i prezzi prima del Black Friday

Uno degli strumenti più efficaci per riconoscere un vero risparmio è lo storico dei prezzi. Esistono comparatori e servizi online che permettono di seguire l’andamento del costo di un prodotto nel tempo e di verificare se il prezzo attuale sia effettivamente interessante rispetto alle settimane precedenti.

Il monitoraggio consente di rispondere a una domanda concreta: quanto avrei pagato lo stesso articolo prima dell’inizio della promozione? Se un prodotto viene venduto a 500 euro da diverse settimane e durante il Black Friday scende a 450 euro, il risparmio rispetto al prezzo abituale è di 50 euro. Se invece il ribasso pubblicizzato viene calcolato su un prezzo di listino di 700 euro, la percentuale di sconto può apparire molto più elevata senza rappresentare il confronto più utile per il consumatore.

È importante, inoltre, confrontare lo stesso modello presso più rivenditori. Un prezzo inferiore può essere accompagnato da spese di spedizione più alte, tempi di consegna più lunghi o condizioni di reso meno favorevoli. Per questo, il costo da considerare è quello complessivo dell’acquisto. Un altro accorgimento consiste nel fissare in anticipo il budget e il prezzo massimo che si è disposti a pagare. Se l’obiettivo è acquistare un televisore a meno di 600 euro, per esempio, è preferibile concentrarsi sui modelli che rispettano questa soglia anziché lasciarsi attirare da prodotti più costosi soltanto perché presentati come occasioni imperdibili.

Il vero risparmio non dipende dalla data

Comprare prima del Black Friday o aspettare novembre non è una scelta che si possa risolvere con una regola generale. Il momento migliore è quello in cui si trova un prodotto adeguato alle proprie esigenze a un prezzo realmente conveniente, senza sacrificare qualità, sicurezza e condizioni di vendita. Chi ha tempo può iniziare subito a monitorare i prezzi e confrontare le offerte, arrivando alla fine di novembre con un riferimento concreto. Chi trova già un prezzo interessante può acquistare senza dare per scontato che il Black Friday porterà necessariamente un ulteriore ribasso.

La strategia più efficace è dunque separare la decisione di acquistare dalla pressione della promozione: stabilire cosa serve, definire il budget, verificare lo storico dei prezzi e confrontare il costo finale.

Concessioni balneari, indennizzo anche sui beni ammortizzati: le linee guida

17 October 2026 at 11:00

L’indennizzo per i concessionari balneari uscenti potrà comprendere anche il valore dei beni già ammortizzati, purché siano ancora utilizzabili e possano generare un beneficio economico per chi subentra. È uno dei criteri indicati nelle nuove linee guida elaborate dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec), destinate a contribuire alla definizione delle regole per le future gare sulle concessioni demaniali marittime.

Il documento punta a rendere più omogenea la valutazione degli investimenti effettuati dagli attuali gestori degli stabilimenti, stabilendo criteri comuni per determinare l’eventuale compensazione economica dovuta al termine della concessione. Un altro principio riguarda gli interventi abusivi: se l’ente concedente segnala che un investimento interessa opere realizzate o modificate illegittimamente, il relativo valore non viene incluso nel calcolo dell’indennizzo, salvo diversa indicazione dell’amministrazione.

Concessioni balneari: bando-tipo atteso il 22 ottobre

Le linee guida si inseriscono nel percorso di preparazione delle gare per l’assegnazione delle concessioni balneari, che dovranno svolgersi nel quadro della direttiva europea Bolkestein. Il 22 ottobre il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, presenterà alla Conferenza unificata Stato-Regioni la proposta di bando-tipo, secondo quanto annunciato dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi a margine dell’assemblea nazionale delle imprese balneari di Rimini.

Il modello è destinato a fornire ai Comuni un riferimento per predisporre le procedure di selezione, con l’obiettivo di arrivare ai rinnovi delle concessioni entro settembre 2027. Le linee guida dei commercialisti dovrebbero costituire parte integrante del bando-tipo, offrendo indicazioni operative per la stima del valore degli investimenti da riconoscere al concessionario uscente.

La bozza prevede che la durata delle nuove concessioni sia stabilita nel bando, entro un intervallo compreso tra un minimo di cinque anni e un massimo di venti. Le regole non riguardano soltanto gli stabilimenti balneari, ma anche le attività di ristorazione, le spiagge libere attrezzate, le aree demaniali marittime destinate allo sport e altre tipologie di utilizzo, come i punti di ormeggio.

Come si determina l’indennizzo per il concessionario uscente

Il compenso riconosciuto al gestore che perde la concessione balneare non comprende automaticamente tutte le spese sostenute nel corso dell’attività. Per ottenere l’indennizzo, gli investimenti devono avere ancora una rilevanza economica per chi subentra, perché consentono di utilizzare opere e strutture esistenti oppure di evitare nuovi costi.

Le linee guida del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili individuano due elementi da considerare nella stima: il valore degli investimenti, al netto degli eventuali contributi pubblici ricevuti, e un’equa remunerazione degli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni della concessione.

Il criterio centrale è quindi l’utilità che le opere possono conservare dopo il passaggio di gestione. Il vantaggio per il nuovo concessionario non deve necessariamente tradursi in un guadagno diretto: può consistere anche nella possibilità di risparmiare sulle spese che sarebbero necessarie per realizzare nuove strutture o interventi.

Questo principio vale anche per i beni già completamente ammortizzati sul piano contabile. Se continuano a essere utilizzabili e mantengono un valore economico per il gestore subentrante, possono essere inclusi nella valutazione. L’ammortamento, dunque, non determina da solo l’esclusione dall’indennizzo: occorre verificare le condizioni del bene e il beneficio che può ancora offrire.

Quali investimenti possono essere indennizzati

Per stabilire quali spese possano concorrere alla determinazione dell’indennizzo, le linee guida distinguono gli investimenti in base alla destinazione dei beni al termine della concessione. Le categorie individuate sono tre.

  • beni che restano al concessionario uscente: rientrano in questo gruppo, per esempio, lettini e ombrelloni che il gestore può conservare e portare via alla scadenza del contratto. Non essendo destinati a essere trasferiti al nuovo concessionario o all’amministrazione, non danno diritto all’indennizzo previsto per gli investimenti che rimangono nella disponibilità pubblica o vengono acquisiti dal subentrante;
  • beni destinati all’ente concedente: si tratta delle opere che, alla fine della concessione, passano nella titolarità e nella disponibilità dell’amministrazione, secondo quanto previsto dall’articolo 49 del Codice della navigazione. Un esempio è rappresentato dalle piattaforme che facilitano l’accesso alla spiaggia alle persone con disabilità.
  • investimenti su beni demaniali: questa categoria comprende gli interventi realizzati su beni pubblici messi a disposizione del concessionario durante la gestione e che devono essere restituiti alla scadenza.

Opere abusive: quando l’indennizzo è escluso

Le linee guida affrontano anche il caso degli investimenti collegati a opere realizzate o modificate in violazione delle norme edilizie e delle autorizzazioni richieste.

Il professionista incaricato della stima non è tenuto a verificare autonomamente la regolarità urbanistica ed edilizia di ogni bene oggetto della valutazione. Spetta all’ente concedente segnalare eventuali irregolarità rilevanti. Quando l’amministrazione comunica che un investimento riguarda un’opera abusiva, il relativo valore non viene conteggiato ai fini dell’indennizzo, salvo diverse indicazioni dell’ente stesso.

Chi effettua la perizia e chi paga

Per garantire criteri omogenei tra i diversi territori, le stime dovranno essere affidate a commercialisti individuati dall’ente concedente all’interno di una rosa di cinque nominativi indicati dal presidente del Cndcec. Le linee guida servono proprio a orientare il lavoro dei professionisti, limitando il rischio che investimenti analoghi siano valutati in modo diverso da un Comune all’altro.

Le spese della perizia sono a carico del concessionario uscente. La bozza di bando-tipo prevede inoltre la possibilità di rinunciare alla valutazione e, di conseguenza, a qualsiasi indennizzo. La quantificazione della compensazione rappresenta uno degli aspetti più delicati delle procedure di rinnovo, perché deve conciliare il riconoscimento degli investimenti che conservano un’utilità economica con l’esigenza di assegnare le concessioni attraverso procedure aperte e trasparenti.

Gli altri elementi della bozza-tipo

L’indennizzo è soltanto uno degli elementi del nuovo quadro per le concessioni balneari. La bozza di bando-tipo prevede anche che la scelta del nuovo gestore tenga conto delle garanzie offerte per un utilizzo proficuo del bene demaniale, coerente con l’interesse pubblico, e della capacità di assicurare la continuità dei servizi e delle attività.

I bandi dovranno inoltre indicare il numero di lavoratori del concessionario uscente per i quali l’attività rappresenta la principale fonte di reddito personale e familiare. Questa informazione consentirà ai partecipanti di valutare l’eventuale impegno ad assumere il personale già impiegato.

Bollette, intesa Ue-Italia sul tetto al gas sul modello spagnolo: cosa cambia

17 October 2026 at 09:40

Italia e Commissione europea hanno raggiunto un’intesa preliminare sulle misure del decreto Bollette per contenere il costo dell’elettricità per famiglie e imprese. L’accordo, maturato il 16 ottobre dopo un confronto tecnico tra Roma e Bruxelles, apre la strada a un intervento sul prezzo dell’energia senza modificare le regole europee sulle emissioni.

Il risultato rappresenta un passaggio importante per il governo guidato da Giorgia Meloni, che da tempo chiede maggiore flessibilità per affrontare il caro energia. Il punto centrale riguarda la possibilità di ridurre l’impatto del prezzo del gas sulla formazione del prezzo dell’elettricità, attraverso un meccanismo di compensazione dei costi sostenuti dalle centrali elettriche.

L’intesa, tuttavia, non equivale ancora all’approvazione definitiva del provvedimento. L’Italia dovrà notificare formalmente alla Commissione europea il testo aggiornato del piano, che sarà esaminato alla luce delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato e sulla concorrenza. Bruxelles ha annunciato l’intenzione di procedere rapidamente con la valutazione una volta ricevuta la documentazione.

Come funziona il meccanismo per abbassare le bollette

Per capire la portata dell’accordo bisogna partire dal funzionamento del mercato elettrico. In Italia l’elettricità viene prodotta attraverso diverse fonti, tra cui solare, eolico, idroelettrico e gas naturale. Il prezzo all’ingrosso, però, è generalmente determinato dall’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda in un determinato momento.

Spesso si tratta di una centrale a gas, soprattutto quando le fonti rinnovabili non sono sufficienti a coprire il fabbisogno. Di conseguenza, un aumento del costo del combustibile può far salire il prezzo dell’elettricità sul mercato, influenzando anche l’energia prodotta da impianti solari ed eolici, che non devono acquistare gas per funzionare. È questo il meccanismo sul quale il governo vuole intervenire. L’ipotesi è introdurre un tetto convenzionale al costo del gas utilizzato per produrre elettricità, così da ridurre il peso dei rincari nella determinazione del prezzo finale dell’energia.

In concreto, il sistema dovrebbe prevedere un livello di riferimento per il costo del combustibile. Se il prezzo effettivo del gas supera tale soglia, la differenza verrebbe compensata attraverso un apposito meccanismo. Il costo riconosciuto per la produzione elettrica risulterebbe così più contenuto e potrebbe contribuire a ridurre il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso. La misura non consiste quindi nell’imporre un tetto generalizzato al prezzo del gas per tutti gli utilizzi, ma nell’intervenire sul costo del combustibile impiegato dalle centrali elettriche. Le modalità operative, la soglia di riferimento e il sistema di finanziamento dovranno essere precisati nel testo definitivo del decreto.

Chi pagherà la differenza tra il prezzo reale e il tetto

Uno degli aspetti centrali del piano riguarda il finanziamento delle compensazioni. Secondo il meccanismo descritto dal governo, lo Stato dovrebbe coprire la differenza tra il costo effettivo del gas e quello convenzionale riconosciuto ai fini della produzione elettrica.

L’obiettivo è evitare che il prezzo elevato del combustibile continui a trasferirsi integralmente sul mercato dell’elettricità. In questo modo, il sistema dovrebbe contribuire a contenere i costi sostenuti dagli operatori e, attraverso la riduzione dei prezzi all’ingrosso, favorire un alleggerimento delle bollette. La Commissione europea ha fissato però alcuni paletti: l’intervento dovrà essere temporaneo, non dovrà alterare in modo significativo la concorrenza e dovrà garantire che i benefici arrivino integralmente ai consumatori.

Il precedente del modello iberico

Il riferimento è l’esperienza di Spagna e Portogallo, che nel 2022 ottennero dalla Commissione europea l’autorizzazione a introdurre un meccanismo straordinario per contenere l’impatto del gas sui prezzi elettrici. Il cosiddetto modello iberico interveniva sui costi di approvvigionamento delle centrali alimentate da combustibili fossili, con l’obiettivo di ridurre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità durante la crisi energetica.

La soluzione italiana si ispira a quella esperienza, ma dovrà rispettare le condizioni concordate con Bruxelles e le caratteristiche del mercato nazionale. Il precedente dimostra che è possibile introdurre misure temporanee sul funzionamento del mercato elettrico, purché siano compatibili con le regole europee e non compromettano la concorrenza.

Quando arriverà il via libera definitivo

Dopo l’intesa preliminare, il prossimo passaggio spetta al governo italiano, che dovrà presentare formalmente il piano alla Commissione europea. L’esecutivo comunitario procederà quindi a verificare la compatibilità del provvedimento con il diritto europeo e con il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato predisposto per affrontare le conseguenze della crisi in Medio Oriente.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato che la notifica del nuovo testo dovrebbe arrivare a breve. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto positivamente il risultato della trattativa, considerandolo un passo avanti nella strategia del governo contro il caro energia.

L’accordo segna quindi un avanzamento nel confronto tra Italia e Unione europea. Il governo ottiene la possibilità di intervenire sul costo del gas utilizzato per produrre elettricità, mentre Bruxelles mantiene i vincoli sulla concorrenza e sulla politica climatica. La riduzione delle bollette resta l’obiettivo del piano, ma la sua portata concreta dipenderà dalle condizioni definitive del provvedimento e dalla sua applicazione.

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