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“Sono stata sequestrata, drogata e violentata da otto uomini”: la denuncia di una 18enne. Accertamenti in corso

19 October 2026 at 15:02

Una ragazza di 18 anni ha vissuto una notte da incubo, in balia di otto uomini, due dei quali avrebbero abusato di lei dopo averle iniettato una sostanza stupefacente endovena. La storia della giovane di origini ucraine è iniziata sulla Circumvesuviana. Aveva trascorso una giornata con il fidanzato in Costiera Sorrentina e venerdì 16 stava tornando a casa in treno. “Lui è sceso prima di Napoli, e da lì non ricordo più nulla”, ha raccontato agli investigatori, che stanno cercando di ricostruire cos’è accaduto nella notte tra venerdì e sabato.

A far scattare l’allarme è stata la madre della 18enne, che ha chiamato la polizia riferendo che la figlia aveva trovato riparo nei bagni di un fast food. “Quando sono tornata lucida mi sono trovata in un appartamento nei pressi di via Bologna, come ho scoperto quando mi hanno lasciata andare e sono scesa in strada poco prima dell’alba”, ha affermato la ragazza. Quando si è presentata al commissariato per la denuncia era sotto choc e con alcuni segni di violenza sul corpo. Gli inquirenti stanno passando al setaccio le telecamere della videosorveglianza presenti nella zona della stazione, per ottenere riscontri, e stanno cercando anche dei possibili testimoni che erano presenti sullo stesso treno.

La madre della vittima, che vive con lei a Pozzuoli, ha riferito che la figlia fa uso di psicofarmaci per curare gli sbalzi di umore. Dopo essersi messa in contatto con la madre, la giovane è stata portata in ambulanza all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove i medici hanno stilato per lei una prognosi di trenta giorni avviando la ragazza, in attesa dell’esito di altri esami diagnostici, verso il “percorso rosa” rivolto alle donne vittime di abusi sessuali. Sono in corso le indagini – condotte dalla sezione specializzata della Squadra Mobile della questura di Napoli, con il coordinamento dei pm della sezione Fasce deboli della procura – che dovranno fare luce sul buco di memoria che ha portato alla violenza e identificare i responsabili.

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Minaccia di uccidere la moglie poi tenta il suicidio: arrestato 41enne a Imola

19 October 2026 at 14:13

Minaccia di uccidere la moglie, poi tenta il suicidio. È successo la scorsa notte a Imola, in provincia di Bologna, dove un uomo di 41 anni ha svegliato la moglie puntandole al petto un coltello e minacciando di ucciderla per una serie di episodi legati al passato della loro relazione.

La donna è però riuscita a convincerlo a uscire di casa e raggiungere in auto l’area del Parco delle Acque minerali. Arrivati in zona, tuttavia, la donna ha approfittato di un momento di distrazione del marito ed è fuggita a piedi, trovando un automobilista che è riuscita a soccorrerla e a condurla in caserma.

I carabinieri hanno allora attivato il Codice rosso e iniziato le ricerche dell’uomo, che è stato trovato poco dopo in via Pisacane oltre la balaustra di un ponte. Nonostante i tentativi per farlo desistere l’uomo si è lanciato nel vuoto; alla caduta di oltre sei metri sul terrapieno sottostante è sopravvissuto.

Il personale del 118 è intervenuto e lo ha trasportato in elisoccorso all’ospedale Maggiore di Bologna. È stato dichiarato in stato di arresto per tentato femminicidio aggravato e porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere; al momento, è piantonato in ospedale a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.

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Femminicidio Pierina Buffon, un Gps tra i rottami dell’auto e un altro in casa dell’ex: l’ipotesi del controllo sugli spostamenti

19 October 2026 at 12:06

Un piccolo localizzatore Gps tra i rottami della Dacia di Pierina Buffon e un dispositivo simile nell’abitazione dell’ex compagno, Fulvio Ielmini. È da questi due apparecchi che prende forma uno degli accertamenti più delicati sulla morte della donna, avvenuta venerdì mattina sulla tangenzialina di Cassano Magnago, nel Varesotto, nello scontro frontale con la Jaguar guidata dall’uomo, 73 anni. I carabinieri stanno cercando di capire se Buffon fosse controllata a sua insaputa e se Ielmini potesse seguirne gli spostamenti in tempo reale. Il localizzatore è stato trovato tra i resti dell’auto della vittima; durante la perquisizione nella casa dell’ex compagno è stato poi rinvenuto un apparecchio analogo. Gli investigatori devono chiarire se i due dispositivi fossero collegati e se possano spiegare come l’uomo riuscisse a sapere dove si trovava la donna.

Non è il primo elemento a far ipotizzare un controllo sugli spostamenti di Buffon. Uno dei suoi sei figli, Pietro, ha raccontato che già ad agosto era stato trovato un dispositivo Gps sull’auto della madre. Un altro figlio, Denis Ruocco, ha riferito agli inquirenti di presunti atti persecutori subiti dalla donna. La ricostruzione investigativa dello schianto è altrettanto grave. Ielmini, ex commerciante di frutta e verdura, avrebbe invaso la corsia opposta viaggiando a 140 chilometri orari, andando a scontrarsi frontalmente con la Dacia. L’ago del tachimetro della Jaguar è rimasto fermo proprio su quella velocità. Per Buffon non c’è stato scampo.

Per la Procura, guidata da Carlo Nocerino, lo scontro non sarebbe stato un incidente fortuito, ma il risultato di una deliberata condotta di guida. Secondo l’ipotesi investigativa, l’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione con la donna. Il pubblico ministero Massimo De Filippo ha contestato a Ielmini il femminicidio e l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi, reati per i quali è previsto l’ergastolo.

Ielmini è ricoverato in ospedale, piantonato, con una gamba fratturata e in attesa di un intervento chirurgico. Il suo legale, l’avvocato Angelo Luini, ha annunciato che chiederà una perizia per accertare le condizioni psichiche dell’assistito al momento dei fatti. Sul fondo della vicenda restano le iniziative con cui Buffon aveva cercato di tutelarsi prima della tragedia. Assistita dall’avvocata Cinzia Botta, la donna aveva presentato due diffide e una denuncia per minacce. Elementi che, insieme alle testimonianze dei figli e al ritrovamento dei dispositivi, sono ora al vaglio degli investigatori per ricostruire quanto accaduto e verificare se la vittima fosse sottoposta a un controllo sistematico prima dello schianto mortale.

Gli accertamenti sui localizzatori potrebbero contribuire a chiarire se l’uomo conoscesse in anticipo la posizione dell’ex compagna e quale ruolo, se confermato, questo elemento possa avere nella ricostruzione della morte di Pierina Buffon.

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Un 13enne accoltellato nel parcheggio del centro commerciale Campania: due fermati per tentato omicidio

19 October 2026 at 10:18

Una discussione nata per motivi apparentemente banali, poi l’intervento di due maggiorenni e la violenza, culminata in una serie di coltellate al torace. È la prima ricostruzione dell’aggressione avvenuta nella serata di sabato 17 ottobre nel parcheggio del centro commerciale Campania, a Marcianise, in provincia di Caserta, dove un ragazzo di 13 anni è rimasto gravemente ferito. Per il fatto i carabinieri hanno fermato due uomini di 34 e 20 anni, entrambi domiciliati a Caivano, nel Napoletano, gravemente indiziati, in concorso, di tentato omicidio aggravato.

Il tredicenne è stato colpito ripetutamente con un’arma da taglio, riportando ferite al torace, tra cui una nella parte sinistra del petto. Le sue condizioni hanno reso necessario il trasferimento in ospedale e un intervento chirurgico d’urgenza. Dopo un primo accesso al pronto soccorso di Frattamaggiore, il ragazzo è stato trasferito all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli, dove si trova tuttora ricoverato con prognosi riservata.

Secondo quanto ricostruito dai militari della Sezione operativa della Compagnia dei carabinieri di Marcianise, all’origine della vicenda ci sarebbe stato un acceso confronto tra la vittima e un altro ragazzo, anch’egli minorenne. Una lite che, almeno inizialmente, sarebbe rimasta circoscritta a motivi di poco conto. Poco dopo, però, sarebbero intervenuti in soccorso dell’altro giovane i due maggiorenni, che avrebbero aggredito il tredicenne fino a colpirlo più volte con il coltello.

Le indagini avviate subito dopo i fatti hanno portato all’individuazione dei due sospettati a Caivano. Entrambi, secondo quanto riferito, erano già noti alle forze dell’ordine. Al termine delle formalità di rito, sono stati condotti nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Della vicenda sono state informate le Procure competenti, ordinaria e per i minorenni, ciascuna per gli adempimenti di propria competenza. Gli investigatori proseguono gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’aggressione, chiarire il ruolo dei soggetti coinvolti e individuare con precisione le ragioni che avrebbero innescato la lite degenerata nel ferimento del ragazzo.

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Morta dopo cinque mesi di agonia Fatiha El Afghani: era stata colpita a martellate dal marito su un autobus

19 October 2026 at 09:53

Non ce l’ha fatta dopo cinque mesi di ricovero in ospedale. Fatiha El Afghani, 44 anni, originaria del Marocco, è morta all’ospedale di Terni per le conseguenze delle gravissime ferite riportate nell’aggressione subita il 9 maggio scorso dal marito, Mohamed El Messaoudi, operaio arrestato tre giorni dopo i fatti e attualmente in carcere. La donna era stata colpita ripetutamente a martellate mentre si trovava a bordo di un autobus di linea nei pressi di Santa Lucia di Stroncone, piccolo comune a pochi chilometri da Terni. I colpi le avevano provocato danni cerebrali irreversibili. Con la morte della donna, la posizione giudiziaria dell’uomo, inizialmente arrestato con l’accusa di tentato femminicidio pluriaggravato, è destinata ad aggravarsi. Sarà disposta un’autopsia per accertare le cause del decesso.

Dietro l’aggressione c’era una storia di violenze precedenti. Nell’aprile scorso, infatti, i carabinieri di Terni avevano arrestato El Messaoudi per maltrattamenti e lesioni personali ai danni della moglie, nella loro abitazione. In seguito a quell’episodio, per l’uomo erano scattate la misura dell’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai congiunti, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Il 9 maggio l’uomo, che si era tolto il braccialetto elettronico, aveva aggredito la moglie a bordo dell’autobus, colpendola otto volte con un martello. L’arma, acquistata da poco e con ancora attaccata l’etichetta del prezzo di 3,90 euro, era stata ritrovata dagli investigatori nei pressi del mezzo. Nella stessa zona era stato rinvenuto anche il braccialetto elettronico, che l’uomo si era strappato prima di fuggire.

Dopo l’aggressione, El Messaoudi aveva fatto perdere le proprie tracce. Era stato rintracciato e arrestato tre giorni più tardi, dopo essere entrato in un bar della zona per fare colazione. A riconoscerlo erano stati il personale e alcuni clienti del locale. Una delle addette aveva raccontato che l’uomo era arrivato “in maniera molto tranquilla”, si era seduto e aveva fatto colazione, pagando prima di andare via. Mentre il marito veniva rintracciato e arrestato, Fatiha restava in ospedale, in condizioni gravissime. Per cinque mesi i medici hanno cercato di arginare le conseguenze di quei colpi, che avevano compromesso in modo irreversibile le sue condizioni neurologiche.

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