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La protesta di tir e trattori arriva a Roma. Le ragioni che il ministro Lollobrigida dimentica, condannando i blocchi

19 October 2026 at 12:26

La mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori si estende, sale verso Roma e Firenze. Contro il rincaro dei carburanti che, però, si aggiunge a una serie di problemi accumulati nel tempo e a cui non si è data una risposta concreta. Neppure in queste ore. Domenica, camion e trattori hanno presidiano i principali snodi stradali in Puglia (Leggi l’approfondimento), Sicilia e Calabria e, nelle ultime ore, con il prezzo medio del gasolio vicino alla soglia dei 2,3 euro al litro (con un incremento di quasi il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), ci sono nuove manifestazioni e blocchi, con effetti sulla circolazione anche in Campania, Molise e Basilicata, ma anche sull’approvvigionamento delle merci che, dopo diversi giorni di sciopero, hanno iniziato a scarseggiare in diverse regioni, dalla Sicilia alla Campania. I ministri dell’Agricoltura del G7 si riuniscono in queste ore a Parigi – per la seconda volta in quattro mesi – per discutere, in particolare, della sicurezza degli approvvigionamenti di fertilizzanti, messa a dura prova dalla guerra nello Stretto di Hormuz, mentre gli autotrasportatori attendono con ansia l’esito della riunione con il ministro Matteo Salvini, confermata per il 20 ottobre. Non sarà il ministro ad andare dove si protesta, ma saranno gli autotrasportatori a dover andare in prefettura, a Milano. Il punto, però, è che sono tanti i fronti su cui dare delle risposte. Sembra non accorgersene il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida che, invece di dare risposte esaustive agli agricoltori, è intervenuto su Facebook per dire che “manifestare è lecito e degno di rispetto, ma bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”.

Le ragioni della protesta

Ma la protesta non riguarda solo il Sud. “Il gasolio agricolo brucia il futuro degli agricoltori” è lo slogan con cui centinaia di agricoltori, allevatori, floricoltori, pescatori di Coldiretti si sono presentati in piazza Duomo a Firenze, di fronte alla sede della presidenza della Regione Toscana, per chiedere risorse straordinarie contro l’impennata dei prezzi di gasolio, fertilizzanti, concimi azotati, vasi, manichette e materiali di consumo. Non è solo il caro carburanti e gasolio, di fatto, che rende insostenibili i costi per far viaggiare i camion e per usare i trattori nei campi, ma anche l’aumento generale delle spese per materie prime ed energia, a fronte di margini di guadagno sempre più ridotti. Gli agricoltori denunciano da anni che i loro prodotti vengono pagati troppo poco lungo la filiera e, periodicamente, devono far fronte a perdite fuori programma. Nella provincia di Agrigento, tanto per fare un esempio, gli olivicoltori hanno avviato una mobilitazione e hanno deciso di lasciare le olive nei magazzini dopo il crollo del prezzo dell’olio a 6,70 euro al chilogrammo. Una decisione pesante in paesi che vivono di questo, come Lucca Sicula, Burgio, Montevago e Menfi. Ma il calo del prezzo dell’olio colpisce anche gli olivicoltori pugliesi, come raccontato a ilfattoquotidiano.it. Perché anche a quelle latitudini, il dramma è frutto di più fattori che il ministro Lollobrigida conosce bene. Per questo il suo appunto sui blocchi delle strade ha suscitato una valanga di critiche sui social.

La mappa dei blocchi

Nel frattempo, la protesta punta a Roma. Si registrano lunghe code sull’A1, l’Autostrada del Sole, in particolare ai caselli di Ferentino e Frosinone, mentre nella Capitale è in programma una manifestazione a piazza dei Cinquecento. In Campania, la circolazione è rallentata o anche bloccata lungo gli snodi autostradali, tra cui l’A1 e l’A30, tra Napoli Nord, Caserta Sud (dove la strada è occupata), Caserta Nord, ma anche a Palma Campania, Sarno, Nocera-Pagani. La protesta degli autotrasportatori è partita verso mezzanotte in zona Caianello e sta fortemente condizionando la viabilità in tutta la regione. Nei giorni scorsi la situazione era diventata particolarmente critica, in Calabria, per via del blocco della raffineria Eni di Taranto, nodo strategico per l’intero sud Italia nell’approvvigionamento di carburanti, e per la mancanza di prodotto ai depositi di Vibo Marina. Dopo lo sblocco dei presidi a Taranto e l’arrivo del carburante alla raffineria vibonese, la protesta proclamata da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, è andata avanti. Nelle ultime ore, un nuovo presidio è stato attivato lungo la Statale 18 nel Comune di Fuscaldo (Cosenza), mentre gli studenti dei liceo Metastasio di Scalea, hanno deciso di rimanere fuori dalla scuola manifestando solidarietà alla protesta dei tir. A Gioia Tauro, i cittadini si sono uniti alla protesta e, dopo la pausa del fine settimane, riprende il sit-in all’ingresso del porto. È stato, invece, tolto all’alba il blocco attuato da autotrasportatori e agricoltori allo svincolo dell’Autostrada A2 a Falerna, nel Lametino (Catanzaro). Da Altamura, in provincia di Bari, è partito un corteo di 35 motrici e circa cento persone, diretto a Bari per un incontro con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Ma la protesta si allarga e arriva anche nel centro di Campobasso, in Molise. Altri presidi sono segnalati anche agli ingressi di Potenza e nella zona industriale di Tito del raccordo autostradale tra il capoluogo lucano e Sicignano degli Alburni (Salerno). Sempre in Basilicata, disagi – ma senza blocchi della circolazione stradale – si registrano sul tratto lucano della strada statale Jonica, nel Metapontino, al confine con Puglia e Calabria. Dopo alcuni giorni complicati, invece, è tornata quasi alla normalità la situazione ai distributori di carburante.

L’incontro imminente con il ministro Salvini

Ma la tensione resta alta. “Sono in contatto da giorni con le associazioni nazionali, con i principali sindacati che incontrerò in prefettura a Milano martedì mattina, sia con i gruppi più spontanei – li ho sentiti personalmente – in Sicilia, in Puglia, in Calabria, che incontrerò sempre a Milano martedì pomeriggio” ha confermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini che ha chiesto “buon senso e rispetto per il lavoro degli altri, perché alcuni blocchi stanno danneggiando il lavoro di altri loro colleghi. Solo che autotrasportatori e agricoltori non ce la fanno più e non dagli ultimi giorni. Salvini, anticipando l’intenzione di “sbloccare risorse già finanziate, rallentate per motivi burocratici” non ha perso l’occasione per addossare le colpe sulle misure dell’Unione europee legate alla transizione. Il ministro, infatti, vuole aggiungere altre misure “visto il caro gasolio, le guerre che vanno avanti e alcune misure europee demenziali che danneggiano, per esempio, gli autotrasportatori delle isole. Perché le tasse imposte dall’Europa sulle emissioni chiamate Ets – accusa – ci costringono a trovare ulteriori risorse”.

La richiesta di un incontro con Lollobrigida

Anche gli agricoltori chiedono un incontro al ministro Lollobrigida. Lo ha invocato il comitato agricoltori Sicilia coordinato da Mariano Ferro, storico leader dei Forconi. “Gli agricoltori siciliani, costretti a scendere in strada in queste settimane da una situazione ormai assolutamente impossibile riguardante i costi di produzione, liberi da qualunque tessera associativa – ha scritto – chiedono di essere convocati dal ministero competente per rappresentare, per l’ennesima volta, le ormai arcinote problematiche di sempre mai seriamente affrontate e alle quali oggi, grazie a nefaste congiunture internazionali si è aggiunto il caro gasolio”. E ancora: “Basta dare un’occhiata al recente passato e ci si rende conto che mobilitazioni di questo genere si ripetono sempre più frequentemente. È ormai evidente che in assenza totale di risposte strutturali questa spirale pericolosa trascinerà migliaia di piccole e medie aziende alla chiusura”. Emblematiche, sulle reazioni di Lollobrigida, le parole di Piero De Luca (Pd), capogruppo in commissione Politiche Ue. “Il caro carburanti, il caro energia e il carrello della spesa stanno strozzando famiglie e imprese, e dal governo non è arrivata alcuna risposta. L’unico a farsi sentire è stato il ministro Lollobrigida, che si è permesso di attaccare i manifestanti evocando ipotesi di reato. Puntare il dito contro le piazze è l’ennesimo modo per sfuggire alle proprie responsabilità”.

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Sciopero trasporti e forni spenti fino al 20 ottobre: da novembre prezzi su di pane e farina

19 October 2026 at 09:17

Le proteste del settore trasporti non accennano a rientrare, trascinando nella mobilitazione diversi altri comparti produttivi del Paese. Ai blocchi degli autotrasportatori e alle rivendicazioni degli agricoltori si sono uniti in modo compatto anche i panificatori artigianali. Nato inizialmente come un fermo di 48 ore, il blocco è stato esteso fino al 20 ottobre, spingendo il Governo ad anticipare i tavoli di confronto con le categorie in protesta.

La situazione rischia di paralizzare l’approvvigionamento di un bene primario come il pane, con la filiera dell’arte bianca stretta tra l’esplosione dei costi di gestione e la difficoltà nel reperire le materie prime.

Perché anche i fornai hanno incrociato le braccia

A spingere i panificatori a spegnere i forni sono molteplici fattori ormai insostenibili. I costi dell’energia elettrica e del gas necessari per alimentarli sono arrivati a livelli critici, mentre il fermo del trasporto merci iniziato il 16 ottobre, in coincidenza con la Giornata mondiale del pane fresco, sta bloccando le consegne di grano e farine dai mulini ai laboratori.

A gravare sui bilanci dei piccoli artigiani si aggiungono le spese di confezionamento, aumentate fino al 50%, il rincaro del gasolio per le consegne e le storture imposte dalla Grande distribuzione organizzata, come le trattenute sui rincari al dettaglio e l’obbligo di farsi carico del pane invenduto. In queste condizioni, per molti panifici proseguire la produzione significa lavorare in perdita.

Dal 1° novembre aumentano i prezzi delle farine

Oltre ai disagi immediati, all’orizzonte si profila un’ulteriore stangata per le famiglie. I principali impianti di macinazione hanno infatti già inviato i nuovi listini delle farine alimentari, che prevedono aumenti di circa 10 euro al quintale ed entreranno in vigore a partire dal prossimo 1° novembre.

L’impatto economico si farà sentire in modo particolare sul pane di prima fascia e sulla grande distribuzione, dove la tariffa base passerà da circa 3,00 a 3,80 euro al chilo, fino a ripercuotersi su tutti i prodotti derivati da forno: dai biscotti ai grissini, fino alle fette biscottate, alle pizze e agli impasti surgelati.

Mettendo a confronto le stime con i dati ufficiali Istat del 2025, che certificavano un prezzo medio nazionale di 3,90 euro al kg con oscillazioni tra i 3,00 euro kg della Gdo e i 5,00 euro dei panifici del Nord, l’effetto degli aumenti sarà diversificato a seconda del canale d’acquisto:

Canale d’acquisto Media 2025 Stima dal 1° novembre Variazione annua
Gdo 3,00 euro al kg 3,80 euro al kg +26,67% (+0,80 euro)
Media nazionale generale (Istat) 3,90 euro al kg 3,80 €/kg -2,56% (-0,10 euro)

Corsa alle scorte nei supermercati

L’annuncio del prolungamento dello sciopero fino al 20 ottobre e la prospettiva dei rincari imminenti hanno scatenato la corsa agli acquisti. Nelle regioni del Mezzogiorno, dove i blocchi e i presidi autostradali proseguono ormai da quattro giorni consecutivi, si registrano lunghe code presso i panifici di quartiere, mentre nei supermercati si segnalano i primi scaffali vuoti nei reparti dedicati a farina, lievito e prodotti da forno a lunga conservazione.

Senza interventi strutturali sul costo dell’energia, dei carburanti e sul contrasto alle pratiche commerciali sleali lungo la filiera, le associazioni di categoria avvertono che il rischio di nuove mobilitazioni resta concreto.

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