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Case in vendita sotto i 200mila euro in Italia: la classifica delle città più convenienti

21 October 2026 at 13:14

La metà delle case in vendita in Italia ha un prezzo richiesto non superiore a 200mila euro, ma le differenze tra città e regioni sono molto marcate. A Milano e Firenze gli immobili disponibili entro questa fascia di prezzo rappresentano rispettivamente soltanto il 9% e il 5% del mercato, mentre a Genova e Palermo superano il 60%. È quanto emerge da un’analisi di Casa.it sugli annunci immobiliari di ottobre 2026, che ha esaminato la distribuzione delle abitazioni in vendita nelle diverse fasce di prezzo e le dimensioni medie degli immobili.

Case in vendita sotto i 200mila euro, dove si trovano in Italia

A livello nazionale, il 22% delle case viene proposto a un prezzo fino a 100mila euro, mentre il 28% si colloca tra 100.001 e 200mila euro. Rispetto allo stesso periodo del 2025, la quota complessiva degli immobili entro i 200mila euro è diminuita di due punti percentuali, passando dal 52% al 50%.

La disponibilità di immobili entro i 200mila euro cambia sensibilmente a seconda dell’area geografica. Nel Sud Italia il 68% delle abitazioni in vendita rientra in questa fascia di prezzo, mentre nelle Isole la percentuale sale al 69%. Nel Nord-Est, invece, soltanto il 37% degli immobili viene proposto a un prezzo non superiore a 200mila euro. Nel Centro la quota raggiunge il 43%, mentre nel Nord-Ovest si attesta al 49%.

A livello regionale, il Molise presenta la percentuale più elevata, con l’84% degli immobili in vendita entro i 200mila euro, seguito da Calabria e Basilicata. Le percentuali più basse si registrano invece in Trentino-Alto Adige, Veneto e Toscana.

Case sotto i 200mila euro, la classifica delle città italiane

Tra le otto principali città italiane considerate nell’analisi, Firenze risulta quella con la minore disponibilità relativa di abitazioni entro i 200mila euro. Soltanto il 5% delle case in vendita nel capoluogo toscano rientra infatti in questa fascia. A Milano la percentuale sale al 9%, mentre a Bologna raggiunge il 15%. Situazione differente a Genova, dove il 66% degli immobili viene proposto entro i 200mila euro. Seguono Palermo con il 62% e Torino con il 57%.

A Milano, Firenze e Bologna, con una spesa fino a 200mila euro si trovano mediamente immobili di un solo locale. A Roma, Napoli e Torino il numero medio sale a due, mentre a Palermo raggiunge tre locali e a Genova quattro.

Città Case fino a 200.000 euro Numero medio di locali
Genova 66% 4
Palermo 62% 3
Torino 57% 2
Napoli 34% 2
Roma 18% 2
Bologna 15% 1
Milano 9% 1
Firenze 5% 1

Quanto costa comprare casa a Milano, Roma e Firenze

L’analisi di Casa.it permette di confrontare anche la distribuzione degli annunci nelle fasce di prezzo superiori. A Milano, il 24% degli immobili in vendita viene proposto tra 200.001 e 300mila euro, mentre il 20% si colloca tra 300.001 e 400mila euro. Il 21% delle abitazioni milanesi supera i 700mila euro e il 12% presenta un prezzo richiesto superiore a un milione di euro.

A Firenze la quota delle abitazioni oltre i 700mila euro raggiunge il 23%, mentre il 14% degli immobili supera il milione. A Roma, invece, il 26% delle case è disponibile tra 200.001 e 300mila euro, il 19% tra 300.001 e 400mila euro e il 14% oltre i 700mila euro.

Quanto è grande una casa da 200mila euro in Italia

Oltre al prezzo, l’analisi considera il numero medio dei locali disponibili nelle diverse fasce di spesa. A livello nazionale, le abitazioni in vendita fino a 200mila euro hanno mediamente quattro locali. La stessa dimensione media si registra nella fascia compresa tra 200.001 e 300mila euro.

Tra 300.001 e 500mila euro si passa mediamente a cinque locali, mentre tra 500.001 e 700mila euro la media sale a sei. Per gli immobili con un prezzo superiore a 700mila euro, il numero medio arriva a nove locali.

Milano, 1 milione di euro di danni per le manifestazioni: quali sono le tutele per i commercianti

21 October 2026 at 07:13

L’ondata di proteste e gli scontri che hanno interessato soprattutto il centro di Milano per il caro vita hanno aperto il dibattito sui costi economici delle manifestazioni.

Tra vetrine infrante, arredi urbani danneggiati e giornate di chiusura precauzionale, le stime provvisorie delle associazioni di categoria parlano di danni diretti e indiretti che superano il milione di euro.

La geografia dei danni

A essere state prese di mira sono state soprattutto le vetrine e le serrande delle vie dello shopping e del Quadrilatero della moda di Milano. Un perimetro urbano caratterizzato da una forte concentrazione di boutique del lusso, flagship store di grandi maison e catene in franchising ad alto fatturato, dove i blocchi della circolazione e i disordini impattano su volumi d’affari e flussi turistici danarosi particolarmente elevati.

La reazione della politica

I disordini hanno innescato un acceso scontro politico sulla gestione dell’ordine pubblico nelle grandi città. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto con toni perentori definendo le scene di Milano inaccettabili e invocando la necessità di limitare l’uso delle piazze simbolo alle manifestazioni, chiedendo apertamente di blindare piazza Duomo per i cortei a rischio.

Sul fronte legislativo ed economico, il leader della Lega e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno ribadito la necessità di applicare con fermezza il principio chi rompe paga:

Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori.

L’obiettivo del disegno di legge è far ricadere la responsabilità civile e finanziaria dei danneggiamenti direttamente sugli autori dei reati o sulle organizzazioni dei cortei non autorizzati. Una linea che punterebbe ad accelerare le procedure di rivalsa economica, visto il reale funzionamento dei meccanismi assicurativi, ma lascia comunque aperto il problema dell’identificazione e della reale capacità finanziaria di chi è già stato individuato come responsabile.

Le prime risposte del Governo

A margine degli eventi del capoluogo lombardo, l’Esecutivo ha approvato in Consiglio dei Ministri il nuovo Decreto Sicurezza, introducendo misure stringenti e un focus specifico sul coinvolgimento dei giovanissimi nei disordini di piazza, un fenomeno commentato dalla stessa Meloni con preoccupazione:

Il più piccolo dei fermati a Milano ha 11 anni. Fa male e fa paura. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto diventi la normalità.

Tra le principali novità contenute nel testo figurano:

  • il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche;
  • l’estensione della durata del fermo preventivo fino a 24 ore, applicabile anche ai soggetti minorenni fermati con oggetti atti a offendere o travisati;
  • l’estensione della presunzione d’imputabilità alla fascia d’età compresa tra i 14 e i 16 anni;
  • l’introduzione di sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro a carico dei genitori dei minorenni comprovati autori di atti vandalici.

Chi risponde dei danni materiali e dei mancati guadagni

La copertura economica per i punti vendita e le catene retail si articola oggi su due binari principali:

  • i contratti stipulati dai grandi marchi internazionali con le polizze assicurative includono generalmente clausole per atti vandalici, sommosse e fermo d’attività (Business Interruption), la cui effettiva liquidazione dipende dalle franchigie e dalle perizie sui mancati incassi contabili;
  • l’azione di rivalsa diretta a individuare la responsabilità civile e penale dei manifestanti fermati richiede tempi processuali lunghi e presenta tassi di recupero effettivo tradizionalmente contenuti.

Proprio perché i tempi della giustizia sono quelli che sono, le associazioni di categoria stanno sollecitando l’intervento delle istituzioni locali e nazionali per valutare misure straordinarie a tutela del proprio indotto e dell’immagine commerciale della città.

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