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“Nella scuola di mia figlia controsoffitto crollato per la pioggia. I giovani sono il nostro futuro, non è accettabile trattarli così”

21 October 2026 at 07:00

“Perché i nostri figli sono costretti a fare lezione in edifici che perdono pezzi? Che messaggio stiamo dando? I giovani sono il nostro futuro, non è accettabile trattarli così”. A parlare è la mamma di una ragazza dello storico liceo “Ugo Foscolo” di Albano Laziale. Nei giorni scorsi, alla prima ora, si è trovata a scuola tra pannelli di cartongesso caduti a terra e calcinacci. È bastata una violenta burrasca di pioggia per vedere a terra, prima una parte del controsoffitto impregnata d’acqua e poi la palestra allagata. Una situazione arrivata al nostro giornale che ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” (firma qui) con una petizione per chiedere stipendi dei docenti adeguati all’Europa e una maggiore attenzione per la scuola. Chi ha strutture fatiscenti o non ha laboratori o registra altri problemi legati alla didattica può scriverci a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it.

Storie come quella del “Foscolo” che è stato costruito nel 1961 e da allora prova a resistere alle intemperie con la manutenzione ordinaria. “Il liceo di Albano Laziale – racconta la mamma che ci ha scritto – ha più di cinquant’anni. È un edificio vecchio. Ogni anno i genitori sono costretti a lamentarsi per qualche disagio. È una situazione che le istituzioni ben conoscono, ma non fanno nulla. Ci sentiamo presi in giro da annunci di interventi che non sono mai risolutivi. Stiamo abituando i nostri ragazzi alla rassegnazione, ad accettare tutto perché come si dice sempre ‘L’Italia funziona così’. Non è questo il messaggio che dobbiamo dare ai giovani”.

A buttare acqua sul fuoco è la dirigente scolastica Adele Bottiglieri che dice di aver seguito minuto per minuto quanto è accaduto tenendo informati gli studenti, le loro famiglie e l’amministrazione comunale. La preside non nega nulla di quanto raccontato dai genitori ma – contattata da ilfattoquotidiano.it – dichiara: “Città metropolitana è intervenuta immediatamente così i Vigili del fuoco che hanno fatto un sopralluogo, isolato la zona pericolosa ma garantito l’agibilità dell’edificio tant’è che i ragazzi sono stati solo spostati ma le lezioni sono proseguite. Si è trattato di un problema contingente a un potente acquazzone. Gli aghi di pino hanno ostruito i canali di scolo che sono stati subito ripristinati. Metà palestra ancora non si può usare perché la pavimentazione in parquet si è rigonfiata. Stiamo ragionando con Città metropolitana sull’intervento da farsi”. Bottiglieri conclude: “Città metropolitana non sempre riesce a seguire la manutenzione quotidiana ma in merito alla sicurezza è sempre stato fatto tutto il possibile. Sa che serve? Un nuovo Pnrr solo per l’edilizia”.

L'articolo “Nella scuola di mia figlia controsoffitto crollato per la pioggia. I giovani sono il nostro futuro, non è accettabile trattarli così” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il futuro non si arma, si insegna – Le storie dei docenti in Italia: “Così umiliati da non avere la forza di reagire”. “Ho chiesto un prestito in banca per il dentista”

21 October 2026 at 06:59

Restituire valore, dignità e centralità alla scuola e al corpo docente. Prosegue la campagna del Fatto Quotidiano “Il futuro non si arma, si insegna”, per reclamare stipendi adeguati alle medie europee per i docenti italiani (firma qui la petizione). La raccolta firme, lanciata il 9 ottobre dal palco della Festa del Fatto, chiede “al governo e al Parlamento di abbandonare la logica degli interventi minimi e temporanei e di affrontare finalmente il problema delle retribuzioni degli insegnanti con una strategia seria, strutturale e di lungo periodo”. E per rafforzare la campagna, stiamo raccogliendo le vostre storie: strutture fatiscenti? Laboratori mancanti? Continuità didattica assente? Libertà limitata e censura? Se sei un insegnante, uno studente o il genitore di un alunno raccontaci la tua scuola scrivendo a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it. Perché investire nella scuola significa investire nelle persone, nella conoscenza e nelle future generazioni. E gli insegnanti hanno un ruolo decisivo nel costruire l’Italia di domani: è tempo di tornare a considerarli una priorità.

Sergio Marchetti – Vi scrivo dalle Marche (Tolentino), ho 51 anni, sono sposato e sono il papà di due ragazze di 11 e 12 anni. Sono laureato in Geologia e abilitato sia per Matematica e Scienze alle medie, sia per Scienze alle superiori. Insegno da dodici anni, anche se la mia carriera scolastica è di undici: un anno non sono riuscito a prendere nemmeno una supplenza. E anche quest’anno, come sempre, ho un contratto a termine. Ho sempre fatto questo lavoro con passione, dedizione e attaccamento ai ragazzi. Non ho aspettato la stabilità economica per costruirmi una famiglia. Sono andato avanti, come tantissimi precari della scuola. Vado a scuola sempre con il sorriso, non l’ho mai fatto per i soldi. Ma una cosa va detta chiaramente: essere pagati degnamente non è un lusso, è un diritto. E noi insegnanti siamo l’ultima linea di difesa della democrazia. Ogni giorno proviamo a mostrare ai ragazzi come si costruisce un futuro migliore, come si diventa persone e cittadini onesti e attenti, capaci di non farsi portare in giro dal politico di turno e di fare la propria parte nella società. Non è retorica: è quello che facciamo in tanti.

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