Le chat sui maranza, l’allarme di Crosetto e il confine tra fatti e sospetti
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A Verona una professoressa entra in classe e trova solo cinque studenti. Gli altri sono rimasti a casa. Hanno paura dei messaggi che da giorni circolano sui telefoni, con annunci di stupri di gruppo e aggressioni. A Pavia i genitori chiamano i carabinieri, preoccupati dalle chat che annunciano assalti alle scuole. A Milano un messaggio, inoltrato da un gruppo WhatsApp all’altro, sostiene che quattrocento ragazzi si sarebbero organizzati per violentare le ragazze incontrate per strada. Altri annunciano assalti alla Bocconi e alla IULM. Nel Bresciano, a Chiari, le forze dell’ordine presidiano la stazione dopo che su Telegram è stata annunciata una manifestazione violenta con duemila partecipanti. Si presentano soltanto piccoli gruppi di studenti. A Como la Digos sta invece esaminando alcune chat nelle quali si parla di possibili saccheggi per sabato 24 ottobre. I presunti responsabili sarebbero i maranza, come televisioni e social hanno ribattezzato, con una certa approssimazione, gruppi di ragazzi di periferia, spesso figli di immigrati.
Prove? Per ora non ce ne sono. Le autorità non hanno trovato riscontri ai presunti piani di stupro e nessuno ha dimostrato che dietro i messaggi ci sia un’organizzazione. Potrebbe essere l’ennesima catena di Sant’Antonio per rincoglionauti, come quelle che anni fa invitavano a inoltrare un messaggio a dieci amici per evitare che WhatsApp diventasse a pagamento. Stavolta c’è poco da ridere. Molti genitori hanno ancora negli occhi le immagini dei saccheggi e degli scontri del 17 e 18 ottobre a Milano dove le violenze sono avvenute davvero. Visto il contesto, è difficile liquidare come una sciocchezza l’avvertimento ricevuto sul telefono del figlio. Nel dubbio, meglio tenerlo a casa.
I messaggi si assomigliano, anche se arrivano da città diverse, e potrebbero essersi diffusi semplicemente passando da un gruppo WhatsApp all’altro. Il dubbio è lecito, il complottismo una tentazione: possibile che sia una coincidenza casuale? Qualche goliarda sta cercando deliberatamente di spaventare migliaia di ragazzi? E se dietro ci fosse qualcosa di più grande?
Che Paesi stranieri, in primis la Russia, conducano operazioni di disinformazione contro i Paesi occidentali è documentato. Nella relazione approvata ad agosto, il Copasir riferisce di una rete di siti e account social riconducibili ad attori russi che diffondono propaganda contro l’Unione europea e la Nato, con campagne mirate anche all’Italia. Tra i messaggi diffusi, quelli sull’inefficacia delle sanzioni contro Mosca e sull’inevitabile sconfitta dell’Ucraina. Basta ricordare anche l’operazione Doppelgänger, che ha riprodotto copie fasulle dei siti di importanti giornali europei, compresa l’Ansa, per diffondere propaganda filorussa sotto le sembianze di notizie autentiche.
Ma che Mosca abbia ideato i saccheggi di Milano o la diffusione delle false minacce nelle scuole, invece, non è stato dimostrato. Per far circolare una bugia su WhatsApp non serve un servizio segreto. E una protesta contro il caro vita può degenerare in violenza senza che qualcuno l’abbia pianificato dall’estero. Come nei film dei fratelli Coen, a volte bastano quattro teppisti e una serie di decisioni sconsiderate perché il caos, visto da lontano, assuma l’aspetto di un complotto ben organizzato.
In questo clima di straordinaria follia in cui i mitomani annoiati si confondono con gli utili idioti bisogna stare attenti a pesare le parole. Per questo motivo meritano particolare attenzione le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro della Difesa Guido Crosetto, durante il Defence Procurement Forum di Roma, un convegno dedicato agli investimenti militari. Crosetto ha definito gli scontri di Milano «il punto di arrivo» di una guerra ibrida condotta contro l’Occidente attraverso strumenti come TikTok e YouTube.
Secondo il ministro della Difesa, alcune nazioni hanno accumulato attraverso le piattaforme digitali una quantità di informazioni tale da poter conoscere e influenzare le nuove generazioni meglio delle loro famiglie. L’intelligenza artificiale avrebbe reso questa capacità ancora più efficace. Crosetto parla di una «controeducazione» che avrebbe modificato il rapporto dei ragazzi con le regole democratiche, precisando che il fenomeno riguarda i giovani italiani in generale e non solo quelli di seconda generazione. Dice di aver denunciato questo pericolo da quattro anni, senza essere ascoltato.
Le minacce ibride esistono, e quelle russe in Europa si stanno avvicinando alla soglia della guerra aperta, come dimostrato nel caso di Lipsia. Uno Stato può usare la disinformazione per alimentare tensioni in un altro Paese. Ma la capacità dei social di amplificare la violenza non basta a dimostrare l’esistenza di una regia straniera. E Crosetto, nelle sue dichiarazioni pubbliche, non ha chiarito se il riferimento agli scontri di Milano si fondi su informazioni specifiche o su una valutazione più generale dell’influenza delle piattaforme digitali.
La distinzione conta, soprattutto perché il ministro della Difesa auspicabilmente dispone di informazioni riservate e altrettanto auspicabilmente su quelle basa le sue dichiarazioni e il suo agire. Nessuno gli chiede di divulgarle, però evocare una «guerra ibrida» senza chiarire se si stia parlando di fatti accertati o di una valutazione politica rischia di trasformarsi in una versione involontaria del celebre editoriale «Io so. Ma non ho le prove», scritto da Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera nel 1974. Con una differenza sostanziale: Pasolini rivendicava la libertà di interpretazione di un intellettuale, Crosetto ha la responsabilità di un ministro della Repubblica. Può custodire i segreti dello Stato, ma dovrebbe almeno distinguere ciò che sa da ciò che ritiene possa essere accaduto. Altrimenti il rischio è di alimentare, proprio mentre si denuncia la disinformazione, quel complottismo che prospera tra chi delle notizie conosce soltanto l’eco dell’eco. Come un genitore che cerca di capire quanto debba preoccuparsi per un messaggio arrivato nella chat di famiglia.
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