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Blocchi degli autotrasportatori: la spaccatura interna e i cittadini che appoggiano i presìdi (nonostante disagi e perdite) e chiedono di resistere

22 October 2026 at 14:10

Gli studenti hanno raggiunto i blocchi, i ristoratori hanno regalato alimenti, le mamme sono arrivate con la busta della spesa. I disagi ci sono e sono pure tanti, a iniziare dai supermercati vuoti, ma c’è una fetta di popolazione che chiede agli autotrasportatori di non fermare i blocchi, di non perdere questa occasione storica. Nonostante tutto, nonostante gli evidenti danni che stanno subendo alcuni settori. C’è chi ha continuato anche nelle ultime ore ad appoggiare i presidi. Perché oggi gli autotrasportatori potrebbero avere un potere contrattuale senza precedenti, almeno negli ultimi decenni. Oggi che è il loro “se non ora, quando”. Lo mostrano i gesti di solidarietà dei cittadini che negli ultimi giorni hanno portato da mangiare ai blocchi e gli studenti delle scuole di Campania, Puglia e Calabria che hanno raggiunto i presidi, in alcuni casi rischiando anche delle conseguenze. Alcune mamme, che non hanno trovato i prodotti al supermercato, quello che sono riuscite ad acquistare l’hanno portato ai camionisti in protesta da giorni. Ma lo mostrano anche episodi che raccontano ancora di più la tensione e la spaccatura che c’è in queste ore all’interno del settore. Ieri sera, un camionista ha minacciato di darsi fuoco al casello di Avellino Est con una tanica di carburante. Evidentemente lo scenario che si vede all’orizzonte e che il Governo Meloni prepara in queste ore per mettere fine alla protesta non convince. Il noto conduttore televisivo calabrese Lino Polimeni, che per quattro mesi ha raccontato il dramma degli autotrasportatori calabresi, ha pubblicato ieri sui social lo scontro avuto con i dirigenti di Federalog Calabria durante il quale sono volate parole grosse.I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi degli autotrasportatori a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni per esprimere la solidarietà delle amministrazioni comunali a chi protesta da giorni

Lo scontro tra il conduttore Polimeni e la Federalog

“Siete venduti al sistema politica che ve lo mette in quel posto. Vergognatevi! Non lo capite che vi stanno ammazzando?” urlava a chi ha trattato con il ministro leghista dei Trasporti. È avvenuto dopo che Matteo Salvini ha detto di “aver sbloccato” risorse per un miliardo, di cui 480 milioni di pagamenti immediati dei crediti d’imposta maturati da maggio ad agosto. Solo che, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi. Ne sono consapevoli i campioni che, evidentemente, i conti li sanno fare ed è anche per questo che, nonostante le trattative, le promesse e l’attesa di queste ore, non tutti i blocchi sono stati rimossi. La spaccatura interna c’è e, forse, c’è sempre stata, ma ora c’è da scoprire le carte e capire chi vuole cosa. Da qui la rabbia di Polimeni: “Dove sono le risposte concrete? Dove sono gli impegni? Cosa avete portato a casa? Per Polimeni, dall’incontro con Salvini non è arrivato nulla di concreto, “soltanto un pugno di mosche”.

Le minacce ‘istituzionali’

Nel frattempo, i supermercati hanno continuato a svuotarsi, i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, parlando di “città paralizzate e sommerse dai rifiuti”, hanno chiesto al ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto al Mit, gli industriali denunciano che ci sono imprese al “collasso” in Campania e Puglia e anche il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop lancia l’allarme sul blocco della produzione. Il governo sceglie ‘la linea dura’, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Pure il Codacons minaccia di chiamare i singoli autotrasportatori e le organizzazioni che stanno sostenendo le proteste a rispondere dei danni prodotti alla collettività e dei reati di blocco stradale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

La solidarietà dei cittadini, nonostante tutto

Eppure gli autotrasportatori hanno trovato la solidarietà dei cittadini. Mamme, padre di famiglia, li hanno raggiunti manifestando la loro vicinanza. A Casoria, sono scesi in campo, insieme ad alcuni ristoratori locali, portando pasta e bibite nei pressi dei blocchi. Anche ad Avellino e Caserta (per esempio all’Interporto di Maddaloni), residenti e intere famiglie hanno portato pizze e pasti caldi ai camionisti fermi ai blocchi. Rosanna Freddo, nota sui social come ‘La figlia del Pizzaiolo’ e titolare della pizzeria Tèmpora a San Marco Evangelista (Caserta), ha donato un furgone carico di pizze. Ma non si tratta dell’unico caso. I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni, partecipando ai sit-in nei due comuni. Insomma, parte della popolazione legittima la protesta e, anzi, incita a resistere. Perché le difficoltà degli autotrasportatori potrebbero essere, e un po’ lo sono, quelle di molte categorie. E poi ci sono i volontari e gli studenti. A Santa Maria Capua Vetere, solo per fare un esempio, il gruppo di volontari dell’associazione “Ciò che vedo in città” ha raggiunto i camionisti nei presidi consegnando caffè, dolci per la colazione e generi di prima necessità. A Eboli, in provincia di Salerno, sono partiti da sette scuole per raggiungere autotrasportatori e agricoltori, che protestavano contro il caro carburante. Lo hanno fatto anche a Maddaloni (Caserta), in Calabria, per esempio a Lamezia Terme e in Puglia. Tanto che a Canosa, al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi”, dopo l’assenza collettiva del 17 ottobre, è arrivata una comunicazione del dirigente scolastico, con un richiamo alla frequenza. Pena “possibili ricadute sul voto di comportamento”.

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Caro carburanti, il blocco dei tir in Campania prosegue. La Doria mette in ferie 600 dipendenti. Federdistribuzione: “Già buttati quintali di pesce”

22 October 2026 at 08:25

Il caro carburanti continua ad alimentare la protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia, con conseguenze che si estendono dalla circolazione stradale alla produzione industriale e alla distribuzione delle merci. In Campania i presidi restano attivi, in Sicilia e Calabria arriva la svolta con la revoca dei blocchi da parte dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), dopo giorni di tensioni e un confronto in prefettura a Catania. Tra Napoli e provincia comunque sono state effettuate 515 attività di scorta per i mezzi che trasportavano carburanti, soda e cloruro e tir carichi di derrate alimentari.

Campania, presidi e disagi sulla rete autostradale

In Campania la mobilitazione prosegue, anche se il numero dei camion presenti ai presidi si è ridotto tra mercoledì sera e la notte, dopo un’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’identificazione di oltre mille autotrasportatori. Restano le ripercussioni sulla viabilità. Sulla A30 Caserta-Salerno è ancora segnalata la chiusura, in entrambe le direzioni, dell’uscita di Nocera-Pagani, al chilometro 40. Lo svincolo è interessato dalle manifestazioni dal 19 ottobre, mentre l’avviso di chiusura al traffico risale al pomeriggio del 20 ottobre, secondo l’aggiornamento di Autostrade per l’Italia.

Nel Casertano, intanto, il centro della protesta si è spostato al casello di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli. Qui, ieri sera, un autotrasportatore ha minacciato di darsi fuoco con una tanica di benzina durante l’intervento della polizia. Sul posto era presente l’europarlamentare Fulvio Martusciello, che è riuscito a convincerlo a posare la tanica.

Sicilia, l’Aias revoca i blocchi

Dopo il Comitato trasportatori siciliani, che aveva già revocato il fermo dei tir al termine dell’incontro con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, anche l’Aias ha dato il via libera alla ripartenza dei camion. La decisione è arrivata intorno alle 23, al termine di un lungo confronto in prefettura a Catania con istituzioni e associazioni di categoria. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni sulla nostra presenza ai tavoli nazionali sul tema dell’autotrasporto”, ha spiegato il leader dell’associazione, Giuseppe Richichi, che ancora ieri aveva annunciato una protesta a oltranza.

Le organizzazioni hanno richiamato “il buonsenso, la responsabilità e la consapevolezza che soltanto attraverso il dialogo e la cooperazione sia possibile affrontare e superare anche le situazioni più complesse”. La revoca dei blocchi dovrebbe consentire la graduale ripresa delle attività logistiche e il ritorno alla regolarità delle forniture ai negozi e alle attività commerciali dell’Isola, dopo giorni di difficoltà che hanno messo a rischio gli approvvigionamenti e la distribuzione dei beni di prima necessità.

La Doria ferma sette stabilimenti, allarme per gli scaffali

Le conseguenze della protesta pesano anche sull’industria alimentare. “Da ieri, i nostri sette stabilimenti del Sud sono completamente bloccati”, ha dichiarato Antonio Ferraioli, presidente e amministratore delegato di La Doria, in un’intervista a la Repubblica. I siti produttivi, cinque nel Salernitano, uno nel Casertano e uno in provincia di Potenza, avevano già ridotto la produzione da lunedì, a causa del blocco degli arrivi e delle partenze e della conseguente interruzione degli approvvigionamenti di materie prime.

L’azienda è stata costretta a mettere temporaneamente in ferie circa 600-700 dipendenti, metà della forza lavoro complessiva. Ferraioli teme che il protrarsi della protesta possa tradursi in una perdita duratura di quote di mercato: i prodotti del Sud, avverte, potrebbero essere sostituiti sugli scaffali da merci estere o provenienti da altre zone d’Italia.

Federdistribuzione: merci deperibili a rischio

A denunciare le ricadute sulla distribuzione è anche Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, che al Corriere della Sera parla di merci ferme, scaffali vuoti e prodotti alimentari a rischio deterioramento. Frutta, verdura, latte e carne richiedono consegne quotidiane, mentre quintali di pesce, riferisce, sono già stati buttati. Bloccate anche le consegne al terzo settore.

“Il diritto di sciopero va sempre garantito, ma la situazione sta degenerando”, ha dichiarato Buttarelli, chiedendo al ministro dell’Interno di ripristinare la legalità. Pur riconoscendo che il caro carburanti è un problema da affrontare, il presidente di Federdistribuzione contesta le modalità della protesta, che rischia di penalizzare agricoltori, produttori, commercianti e cittadini.

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Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

22 October 2026 at 04:00

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

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