Hormuz «riapre», perché il gasolio costa caro?
La Justicia ordenó que la mujer que denunció por violación a Joaquín Levinton atraviese una evaluación psicológica y psiquiátrica. La medida fue requerida por Alejandra Provitola, la jueza del caso, luego de que la denunciante se ausentara por presuntos motivos de salud mental a su citación en el marco de la causa el martes 6 de este mes. Así, Provitola fijó una nueva citación para que la mujer se presente la semana próxima y requirió el estudio al decano del Cuerpo Médico Forense de la Justicia de la Nación para evaluar el estado de la denunciante de cara a sus dichos.
En su pedido, la magistrada requirió que el Cuerpo Médico Forense determine “su estado psicofísico actual, con determinación de los rasgos fundamentales de su personalidad y estado de consciencia”, según confirmaron fuentes del caso a Infobae. También, que los peritos que dependen de la Corte Suprema verifiquen “si se encuentra en condiciones psicofísicas de prestar declaración testimonial o estar en juicio”.
Provitola, por otra parte, pidió una serie de puntos de pericia, además de la existencia de las consideraciones básicas para que la mujer acusadora declare o no. Entre ellas, si existen “indicadores de comportamiento compatibles con haber sido víctima de actos de violencia física, psicológica y/o sexual”, y también si “presenta signos compatibles con estrés post -traumático, fobias, depresión o alguna otra consecuencia derivada de eventos violentos o abusivos”.
Finalmente, requirió al CMF que determine si se recomienda un tratamiento, y si la denunciante presenta “riesgo cierto e inminente” para sí misma, o para otros.
La jueza había archivado una denuncia realizada por la misma mujer en diciembre de 2023, y por el mismo delito, luego de que la presunta víctima negó incluso llamar al 911 para acusar al cantante de Turf y figura televisiva. Este archivo, incluso, fue ratificado en diciembre de 2024 por la Sala 7 de la Cámara. Levinton nunca fue sobreseído en este caso. La acusación, simplemente, no avanzó por falta de elementos.
En aquella causa de 2023, la jueza Provitola y su equipo agotaron las medidas para que la denunciante declare. En aquel entonces, la presunta víctima de “refirió que no había realizado ninguna denuncia y que no entendía por qué la policía la buscaba, ya que ella ni siquiera conocía a Joaquín Levinton”, apuntó la magistrada en aquel momento. Tres años más tarde, la denunciante acusó a Levinton de vuelta por los mismos hechos.
C’è una politica che discute di leadership, candidature e assetti interni, mentre una parte della società manifesta un malcontento che fatica a trovare rappresentanza. È in questa frattura che si incrociano alcune delle principali questioni del dibattito pubblico: il campo largo alle prese con le primarie, la Lega che si avvicina al congresso senza aver sciolto il nodo della propria identità, le proteste che attraversano il Paese e un governo costretto a fare i conti con margini di bilancio sempre più stretti. Per Marco Valbruzzi, politologo che insegna Scienza politica all’Università Federico II di Napoli, il problema non riguarda soltanto la tenuta degli attuali equilibri politici, ma la capacità stessa dei partiti di interpretare trasformazioni sociali che procedono a velocità differenti. Un’analisi che si intreccia con il suo ultimo libro, Democrazie e no, appena uscito nelle librerie per Utet. Con una distinzione decisiva: il dissenso non è una patologia della democrazia, mentre lo è l’incapacità della rappresentanza di costruire un dialogo con chi protesta.
Professore, partiamo dal centrosinistra. Le primarie del campo largo potrebbero allargarsi oltre Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il pluralismo delle candidature è una risorsa o rischia di trasformare la competizione in una resa dei conti tra leader?
Il campo largo ha di fronte a sé un’occasione irripetibile: proprio mentre il governo attraversa una fase critica sul piano del consenso, dovrebbe essere in grado di proporre un’alternativa credibile a Giorgia Meloni e alle sue politiche. Invece, si sta attorcigliando su se stesso, discutendo dei propri problemi anziché di quelli degli italiani. Se ormai le primarie non si possono evitare, devono diventare l’inizio della campagna elettorale del centrosinistra, non la conclusione della competizione interna tra Conte e Schlein. Si facciano, dunque, bene e in fretta, garantendo agli elettori una scelta autentica e il pluralismo delle candidature. Altrimenti, sarà l’ennesima occasione persa.
Le piazze, intanto, raccontano un malessere che assume forme differenti. Quanto pesa la radicalizzazione del dissenso e quanto l’incapacità dei partiti di intercettarlo?
In questo momento esistono due proteste molto diverse, anche nelle modalità, al Nord e al Sud. Le mobilitazioni studentesche nelle grandi metropoli post-industriali del Nord si muovono in una dimensione distante da quella dei partiti e dei loro rappresentanti. I giovani vivono nel digitale e seguono comportamenti che rispondono alla logica degli algoritmi; i partiti sono ancora immersi nell’analogico e nei ritmi della politica organizzata. Sono due mondi che non comunicano. Non basteranno decreti o misure di ordine pubblico a risolvere il problema. Al Sud, invece, le proteste seguono ritmi più vicini a quelli della politica partitica, ma il contrasto con il governo è netto. Qui è in gioco anche la lunga luna di miele di Meloni con gli italiani. Le risposte non possono arrivare attraverso annunci anticipati sui social, ma richiedono provvedimenti economici che, in questa fase, il governo fatica a permettersi.
Passiamo alla Lega. L’ipotesi di una candidatura di Garavaglia al congresso può rappresentare un’alternativa a Salvini oppure siamo davanti soprattutto a una partita sulle liste elettorali?
Più che un congresso fondato su mozioni e visioni alternative della Lega, mi sembra una conta in vista della composizione delle liste per le prossime elezioni politiche. Il ruolo di Garavaglia è quello di garantire a sé e alla minoranza interna una quota di candidature per il prossimo Parlamento, evitando che Salvini e i salviniani esercitino un controllo pieno. Nel frattempo, il partito continuerà a vivere in una sorta di limbo, senza risolvere la propria crisi d’identità e, di conseguenza, quella della leadership. Il congresso, insomma, rischia di regolare i rapporti di forza interni senza affrontare le ragioni profonde della difficoltà politica della Lega.
Se il Carroccio dovesse cambiare pelle, quali conseguenze ci sarebbero per gli equilibri del centrodestra e per i rapporti tra Salvini, Meloni e Tajani?
In vista del 2027, il centrodestra resterà congelato nella sua composizione storica, quella proposta e imposta per la prima volta da Berlusconi. Ma se la coalizione dovesse uscire sconfitta dalle urne, potremmo assistere alla fine del centrodestra nella sua versione della Seconda Repubblica. Si aprirebbe allora una fase di rimescolamento, che imporrebbe da un lato una ridefinizione interna alla Lega e dall’altro un rapporto meno conflittuale con Futuro Nazionale. Il punto è che gli equilibri attuali possono reggere finché la coalizione mantiene la prospettiva di governare. Una sconfitta elettorale, invece, rimetterebbe in discussione non soltanto i rapporti tra i leader, ma anche il modello politico sul quale il centrodestra si è retto negli ultimi decenni.
Primarie, proteste e leadership in discussione: siamo davanti a una fisiologica ridefinizione degli equilibri democratici o a una crisi più profonda della rappresentanza?
Le proteste, anche quelle smodate e incontrollate delle ultime settimane, fanno parte della democrazia. La sua forza sta proprio nella capacità di assorbire, con tempi e strumenti diversi, le forme radicali di dissenso e opposizione che attraversano la società. Ce lo insegna la storia delle democrazie, compresa quella italiana. L’elemento nuovo di questa fase è però l’incapacità strutturale della rappresentanza partitica di costruire ponti stabili con il mondo nel quale vivono le nuove generazioni. Negli anni Sessanta e Settanta, partiti e movimenti, pur entrando spesso in conflitto, condividevano linguaggi e una grammatica politica comune. Oggi quei mondi sembrano vivere su pianeti diversi. È questa distanza, più ancora della radicalità delle singole proteste, a porre un problema alla democrazia italiana.
L’ultima questione riguarda la manovra economica. Quanto spazio ha il governo per tenere insieme taglio delle tasse, sostegno alle famiglie e crescita, senza compromettere gli obiettivi di bilancio?
Le manovre del ministro Giorgetti sono sempre state orientate alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, ma mai come quest’anno il governo deve fare i conti con proteste sociali e di piazza che potrebbero essere arginate più efficacemente attraverso stanziamenti incisivi. Meloni ha provato a forzare la mano nella trattativa con l’Europa per ampliare i margini di manovra, ottenendo risultati limitati, al netto della flessibilità sulle spese energetiche e di difesa, che consentirà comunque al Paese di respirare. L’impossibilità di costruire una manovra pienamente elettorale, orientata ad allargare il consenso in vista delle prossime politiche, è uno dei fattori che potrebbero spingere il governo a rinviare al prossimo autunno l’appuntamento elettorale, nella speranza che le proteste, soprattutto al Sud, si attenuino. Il problema è che i vincoli finanziari restringono lo spazio delle risposte economiche proprio nel momento in cui la pressione sociale richiederebbe interventi più consistenti.
Los robos de celulares fueron una constante en el histórico show de Iron Maiden, ocurrido este último martes en el estadio de Huracán. Al menos dos delincuentes recibieron una paliza de manos de espectadores en el campo, en pleno concierto de la banda heavy. Los testimonios de damnificados de la noche del martes se repitieron en redes sociales al día siguiente, luego de que Infobae revelara el problema con una investigación periodística.
La situación no es una novedad: los pungas de teléfonos se volvieron una constante en recitales masivos durante los últimos cinco años. Los aparatos terminan revendidos a tan solo $50 mil pesos en cuevas y locales de galerías, donde son desguazados para repuestos, afirman fuentes en el submundo.
Cada robo, que le arruina la noche al espectador, es una historia. En medio de los bises del concierto, un joven comerciante de la zona norte sufrió el robo de su iPhone 15, a metros de la valla frente al escenario. En las últimas horas, el teléfono dio una señal de geolocalización a través de la aplicación Find My iPhone, que rastrea el rumbo de un aparato. El aparato fue encendido brevemente en el cruce de Lanín y Aconcagua, zona de Villa Celina, La Matanza. Luego, se apagó otra vez.
La ubicación no es para nada casual: el punto se encuentra a tres cuadras del Centro Comercial Copacabana, una feria allanada a mediados de este año por la Policía de la Ciudad. Cinco sospechosos, pertenecientes a la comunidad boliviana, fueron detenidos en la redada. La jueza Alejandra Provitola investigó a la feria Copacabana, precisamente, como el destino de varios celulares robados en recitales.
En mayo último, un hombre denunció que le robaron su iPhone 16 durante un show de Divididos en mayo último. Aseguró en su reporte ante la Policía porteña que el teléfono Apple todavía enviaba sus coordenadas. Se encontraba, al parecer, en la calle Evaristo Carriego, Villa Celina. Otro teléfono, robado en el show de Las Pastillas del Abuelo en Ferro, se sumó a la causa. La aplicación Find My iPhone daba exactamente la misma coordenada.
Entonces, la jueza Provitola envió a la fuerza porteña a investigar. Así, encontraron a la feria Copacabana, “en cuyo interior funcionan diversos comercios dedicados a la venta y reparación de teléfonos celulares”, según el reporte policial del día. La feria tenía reseñas en internet. Otros usuarios comentaban que sus teléfonos, también robados, podrían encontrarse allí.
Así, la Policía de la Ciudad allanó la feria. Se incautaron 49 teléfonos, equipos de reparación de celulares, láminas de hidrogel. Entre los teléfonos incautados había 34 equipos telefónicos denunciados por robo, hurto o extravío que constaban en los registros del ENACOM. La Sala V de la Cámara, sin embargo, dictó la falta de mérito para los detenidos y ordenó a la jueza del caso robustecer las pruebas.
Mientras tanto, el joven comerciante de zona norte que vio su iPhone robado titilar en la pantalla prepara una doble acción, asesorado por su abogado. El letrado sabe que, en las últimas semanas, el fuero judicial porteño dictó un fallo de notable importancia para las víctimas de los robos punga de celulares en conciertos, una herramienta desconocida para los cientos de personas que sufrieron este delito.
Primero, el abogado le aconsejó al comerciante que denuncie el hurto del celular ante el fuero porteño. Entre las pruebas que presentará se encuentra, por ejemplo, el código QR empleado como entrada en el concierto. Segundo, deberá realizar un reclamo en el área porteña de Defensa del Consumidor.
“Hacé la denuncia en fiscalía de CABA. y hace la denuncia en defensa del consumidor. Esto último contra la organizadora del evento y el club Huracán”, aseveró el letrado. La productora organizadora del concierto, como pudo verse en las pantallas gigantes del show, es Move Concerts Argentina.
¿Qué tiene que ver la productora? Simple. Hay relación de consumo. Quien compra una entrada es consumidor y el organizador es proveedor. Existe una obligación de seguridad.
En base a este vínculo, la Sala IV de la Cámara de Apelaciones en lo Contencioso Administrativo, Tributario y de Relaciones de Consumo ratificó una sentencia clave en mayo último contra Buenos Aires Arena, la operadora del Movistar Arena de Villa Crespo y la productora Trescientos, luego de que un hombre los demandara por el robo de su teléfono Motorola Edge 50 en el show de Ciro y Los Persas, realizado en el estadio en agosto de 2024.
Los camaristas Lisandro Fastman, María Machiavelli y Laura Perugini ratificaron el fallo de primera instancia que ordenaba a la operadora y a la productora pagar el valor del teléfono, la entrada del show y una multa basada en la Ley de Defensa del Consumidor por el valor de cinco canastas básicas. Por otra parte, aumentaron de $250 mil a $800 mil otra multa por daño moral. Finalmente, impusieron las costas a ambas empresas. El iPhone 15 robado al comerciante de zona norte hoy tiene un valor de mercado estimado en 800 dólares.
La Sala, al igual que el primer juez, “consideró aplicables las normas constitucionales y legales de protección al consumidor, que imponen un estándar reforzado de tutela, interpretación favorable y equilibrio en la relación jurídica”. En su respuesta, la productora afirmó que el demandante se encontraba participando “activamente del ‘pogo’ durante el desarrollo del espectáculo”. Así, intentó relativizar la posibilidad de un robo. El teléfono se le podría haber caído, tal vez, en el pogo.
La camarista Perugini determinó que el demandante “fue víctima de un hurto” que se produjo “en el marco de un espectáculo público con acceso restringido, organizado y controlado por el proveedor”. También, recordó otro detalle: la víctima había hecho una denuncia penal por el hecho, radicada en el Juzgado Criminal y Correccional N°6. En esa causa, un imputado “ofreció abonar una suma de dinero al actor para la reparación del daño” y así lograr una probation.
La misma camarista, también, recordó el artículo 42 de la Constitución Nacional que “garantiza los derechos de los consumidores y usuarios de bienes y servicios, establece la protección de su salud, seguridad e intereses económicos”.
En el caso del show de Iron Maiden, el teléfono se volvía un artículo inevitable: la entrada solo era validada en los molinetes a través de un QR dinámico desde una aplicación.
La Real Academia Sueca de Ciencias anunció que Robert E. Hall, de Stanford, y Michael Woodford, de Columbia, compartirán el Premio Nobel de Economía “por los fundamentos microeconómicos de la estabilización macroeconómica”. Es un premio merecido. Cuando las recetas keynesianas de los 70’ prometieron menos desempleo y dieron más inflación, ambos ayudaron a reconstruir la macroeconomía a partir de cómo deciden las familias y las empresas.
Sin embargo, el premio deja afuera la idea de Hall que más hizo por los pagadores de impuestos de todo el mundo. En diciembre de 1981, junto a su colega de la Hoover Institution Alvin Rabushka, publicó en The Wall Street Journal una propuesta que sonaba casi ingenua: gravar todos los ingresos una sola vez, a una tasa única y baja. Luego la convirtieron en el libro The Flat Tax. La tasa era del 19% y la declaración jurada debería caber en una postal.
Recién tras la caída del comunismo la idea encontró su hogar. Estonia adoptó una tasa única en 1994; le siguieron Rusia en 2001, Eslovaquia en 2004 y Georgia en 2005. Argentina demostró en los últimos años que el orden fiscal es posible. Pero equilibrar las cuentas dice poco sobre cómo se llenan. Entre Nación, provincias y municipios, los argentinos enfrentan más de 150 tributos. La evasión en Ganancias ronda el 50%, y lo que se pierde equivale a entre 4 y 5 puntos del PBI por año.
Quien hoy abre un pequeño negocio necesita un contador antes que un cliente. Su competidor grande paga especialistas para recorrer el laberinto; el informal directamente lo ignora. Como dice mi colega Marianela Mendoza, “la complejidad tributaria castiga al que produce y subsidia al evasor”.
Desde la Fundación Internacional Bases y Somos Innovación venimos trabajando en un impuesto de tasa única para la Argentina. Nuestro policy paper, encabezado por el economista Horacio Arana junto a Marianela Mendoza, adapta el modelo Hall-Rabushka a un país federal:
Primero, más recaudación con una tasa más baja. Cuando la alícuota es baja y las reglas entran en una página, evadir deja de ser negocio. Si la Argentina igualara la evasión de Chile, cercana al 25 por ciento, recuperaría entre 2 y 2,5 puntos del PBI por año: más o menos lo que hoy se destina a infraestructura. Sin subir un solo impuesto.
Segundo, inversión. A la Argentina no le falta talento, ni tierra, ni energía. Le falta capital, y el capital es famosamente asustadizo frente a códigos tributarios que necesitan un abogado para ser leídos.
Tercero, equidad: la misma regla para todos, sin regímenes especiales negociados en algún pasillo ministerial. Los once países que analizamos muestran el mismo patrón: más simplicidad, mejor recaudación, menos evasión, más inversión extranjera. Georgia, por ejemplo, cuadruplicó su recaudación. Estonia aumentó su recaudación bajando la alícuota.
¿No es esto un regalo para los ricos? Hall y Rabushka escucharon la objeción más de mil veces, y su respuesta sigue en pie. Los ricos son justamente quienes pueden pagar los agujeros de un código complicado; el almacenero de Rosario, no. Una alícuota alta que la mitad no paga es progresiva solamente en los papeles.
Este es un premio que vale la pena honrar. La Academia Sueca premió a Hall por enseñarles a los bancos centrales cómo estabilizar una economía. La Argentina podría homenajearlo de una manera más práctica: adoptando la idea que él y Rabushka pusieron en una postal hace 45 años. Las medallas están bien. Las reformas, mejor.
La movilidad eléctrica gana terreno gracias a las ayudas a la compra, los modelos más asequibles y un entorno de combustible caro. Así, las matriculaciones de coches eléctricos se dispararon en septiembre en varios países de la Unión Europea, hasta duplicarse en mercados clave como el francés o el alemán, y permitieron que rocen ya una cuota del 30%, un máximo.


El perfil conservador de los ahorradores españoles convierte a las letras del Tesoro en una de las inversiones favoritas. Los títulos rondan el 3% en un entorno de mayores tipos de interés e inflación elevada. En las subastas más recientes las letras a doce meses se colocaron con un tipo medio del 2,99%, con el 2,96% anualizado a nueve meses; el 2,76%, a seis, y el 2,64%, a tres. La opción recobra atractivo, aunque hay varios factores a considerar, como que no logran batir la inflación.

La startup catalana Hausum, especializada en la inspección técnica de viviendas, ha cerrado una ronda de medio millón de euros con la que potenciará el crecimiento de la empresa y la plantilla, mejorará su tecnología y reordenará el capital.


Tras un largo debate y negociaciones que se extendieron durante toda la tarde, el oficialismo logró consensuar un proyecto con los bloques aliados y la oposición dura para reemplazar la Emergencia en Discapacidad, que vence a fin de año. La nueva propuesta, que obtuvo una mayoría de dos tercios y ahora pasará al Senado, mantiene la pensión no contributiva por discapacidad, su actualización por inflación, el nomenclador universal de prestaciones y el arancel unificado.
Pasada la medianoche el tablero de la Cámara de Diputados informó que la aprobación se logró con 237 votos positivos, 9 negativos y 4 abstenciones. El peronismo terminó acompañando el proyecto porque los libertarios aceptaron gran parte de los cambios propuestos. El riesgo de que Milei termine vetando una prórroga de la Emergencia y la presión de las principales organizaciones del colectivo de discapacidad contribuyendo a que Unión por la Patria terminara votando junto con La Libertad Avanza.
También votaron a favor el PRO, la UCR, gran parte de Provincias Unidas, la Coalición Cívica y casi todos los bloques provinciales. La excepción fueron los diputados de Córdoba (de Provincias Unidas y Unión por la Patria) que se manifestaron en contra porque, según su visión, las organizaciones del colectivo no participaron de la elaboración de la ley. “Es una ley que se discutió sin los verdaderos protagonistas”, explicó Gabriela Estevez. Por su parte, la izquierda se abstuvo por la falta de actualización de las deudas con los prestadores.
A pesar de todo, la mayoría especial de dos tercios que se alcanzó hace virtualmente imposible que el Senado pueda introducir cambios o que Milei recurra al veto presidencial.
El misionero Oscar Herrera Ahuad, de Argentina Federal, fue uno de los principales interlocutores con el oficialismo junto con Juan Marino, Sabrina Selva, Eduardo Valdés y Victoria Tolosa Paz. Por el lado libertario, las encargadas de consensuar el texto fueron Laura Rodríguez Machado, Giselle Castelnuovo y Nicolás Mayoraz.
Las negociaciones habían comenzado hace casi dos meses cuando la oposición, a raíz de un pedido de las organizaciones de personas con discapacidad, comenzó a impulsar la prórroga de la Emergencia en Discapacidad que se había aprobado el año pasado y vence a fin de año. La oposición logró emplazar a las comisiones y se encaminaban a llevar su propuesta al recinto a mediados de octubre.
Para frenar esta ofensiva opositora, las espadas legislativas del oficialismo anunciaron que estaban trabajando, junto a sus aliados del PRO, la UCR y bloques provinciales, en un proyecto “superador” que permitiría terminar con la Emergencia -tal como pretende el Gobierno- pero al mismo tiempo brindaría una solución definitiva que garantice previsibilidad.
Pero la situación se convulsionó cuando el Gobierno envió al Congreso el proyecto de Presupuesto 2027, que contenía un capítulo con fuertes ajustes en Discapacidad que no tenían nada que ver con las conversaciones en marcha. Tanto Martín Menem como Patricia Bullrich fueron tomados por sorpresa y hubo duros reproches al interior de la Mesa Política.
Ese capítulo del Presupuesto 2027 tomaba el criterio de “invalidez laboral” para el acceso a la Pensión No Contributiva por Invalidez Laboral y eliminaba el Certificado Único de Discapacidad (CUD) como vía directa de acceso al beneficio. También establecía la incompatibilidad absoluta entre la pensión y el empleo formal; y derogaba el arancel único del Nomenclador de Prestaciones Básicas, por lo que cada obra social, prepaga o provincia podría fijar sus propios valores, sin actualización automática por IPC.
Para desactivar la sesión de la semana pasada, el oficialismo se comprometió con sus aliados a dejar de lado el recorte incluido en el Presupuesto y propuso un proyecto que a grandes rasgos retoma los principales puntos del sistema vigente.
El texto consensuado ratifica el sistema de Pensiones por Discapacidad, equivalente al 70% del haber mínimo jubilatorio, y el Certificado Único de Discapacidad (CUD) como principal vía para acceder al beneficio, con un nomenclador universal de prestaciones y arancel unificado.
Por pedido de los aliados, también se mantuvo la compatibilidad entre la pensión y el empleo formal: habilita que las personas con CUD conserven la pensión si tienen empleo registrado o están inscriptas en regímenes tributarios, siempre que sus ingresos no superen dos salarios mínimos vitales y móviles.
Sin embargo, durante las horas previas a la votación referentes de la oposición pidieron más cambios para sumar su apoyo. Por ejemplo, garantizar que tanto las personas titulares de pensiones no contributivas por invalidez laboral como por discapacidad tengan el acceso a un programa de salud con las prestaciones básicas de la ley 24.901 (Programa Incluir Salud).
Por otro lado, para evitar futuros vetos o cuestionamientos del oficialismo, detallaron las partidas presupuestarias específicas del Ministerio de Salud que se destinarán a financiar el sistema y previeron compensaciones desde el Tesoro si resultaran insuficientes. Además, aclararon que el Gobierno deberá asegurar que el ingreso por beneficiario no pierda poder adquisitivo respecto del año anterior.
El proyecto también introduce mecanismos de control más estrictos. La Secretaría Nacional de Discapacidad realizará auditorías periódicas mediante el cruce de datos con organismos como Anses, Arca, Renaper y el SINTyS, con la posibilidad de suspender preventivamente un beneficio ante un incumplimiento objetivo, aunque bajo un “debido proceso inclusivo” que contempla notificación y rehabilitación provisoria.
Por último, el texto establece que si quedaran pendientes deudas con prestadores al momento de sancionarse la ley, el Poder Ejecutivo deberá difundir un cronograma de pagos dentro de los 30 días y cancelar los pagos dentro de los 90 días.
Los bloques de la oposición mantuvieron diálogo constante con las organizaciones de personas con discapacidad y decidieron votar a favor del proyecto porque para estas se logró ratificar con una ley “permanente” (en lugar de una emergencia que debe prorrogarse) gran parte del sistema vigente.
Al inicio del debate, el diputado Herrera Ahuad leyó los últimos cambios propuestos por la oposición y aclaró que si no eran aceptados en su totalidad, su bloque Argentina Federal no votaría favorablemente. “Pido el compromiso explícito de eliminar lo que hoy está en el Presupuesto 2027 remitido por el Poder Ejecutivo nacional”, dijo. A su turno el diputado libertario Gerardo Huesen adelantó que se aceptarían todas las sugerencias.
Juan Marino, de Unión por la Patria, reconoció que la oposición “no iba a tener el número” para prorrogar la Emergencia. “Empezamos a conversar con las organizaciones del colectivo y nos plantearon que vengamos a discutir para que el proyecto no contemple regresiones. En ese sentido, fueron receptados numerosos planteos”, explicó y remarcó que el dictamen final “es absolutamente contrario a lo que mandaron Milei, Caputo y Santilli en el Presupuesto 2027”.
En la misma línea, Victoria Tolosa Paz, destacó: “Incorporamos garantías para que ambas pensiones tengan cobertura de salud, protegimos las asignaciones familiares, establecimos requisitos claros para acceder a las pensiones y defendimos la compatibilidad con el trabajo formal. También reforzamos el financiamiento, la participación de las provincias y las garantías para evitar bajas arbitrarias, con derecho a defensa y restitución cuando corresponda. Cada una de estas modificaciones fue fruto de la escucha y la negociación”.
La oficialista Laura Rodríguez Machado comenzó por señalar que la sensibilidad social “no se contrapone” con la responsabilidad fiscal y destacó el trabajo de los bloques que participaron de la negociación. No obstante, apuntó sus críticas contra los diputados de Córdoba que dijeron que las organizaciones del colectivo no participaron de la elaboración del proyecto: “Acá hay diputados que han dicho que no se ha trabajado lo suficiente. Muchos bloques ni siquiera han traído un papelito para defender los derechos que dicen representar”.
“Fue una victoria de Menem sobre Luis y Santiago Caputo porque no se hizo el recorte; de la oposición sobre el oficialismo porque impusimos un tema que no querían tratar; y de las organizaciones del colectivo de discapacidad sobre el Gobierno porque lograron establecer por ley el régimen vigente”, sintetizó un diputado de la oposición.


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