Gas a +200% rispetto al pre guerra in Iran: inverno a rischio stangata sulle bollette
Oltre tre volte tanto. Le quotazioni del gas sul mercato Ttf di Amsterdam hanno superato oggi i 93,5 euro al megawattora, contro i 30 di fine febbraio subito prima dell’inizio della guerra in Iran e della riduzione delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz. Fa +200%, a spanne. La corsa riporta l’energia – oltre al caro carburanti che ha scatenato le proteste di autotrasportatori e agricoltori – al centro delle preoccupazioni per l’inverno, quando riscaldamenti accesi e consumi di conseguenza più alti metteranno ulteriormente sotto pressione i bilanci di famiglie e imprese. Mentre il “tetto al prezzo del gas” che il governo Meloni rivendica di aver ottenuto dalla Ue non migliorerà la situazione.
Tornando ai prezzi, il paragone con la crisi del 2022, quando il gas arrivò a 311 euro al megawattora nell’agosto successivo all’invasione russa dell’Ucraina, a prima vista rassicura: oggi non va così male. Ma i prezzi attuali, pur molto sotto quel picco, sono comunque un problema per un continente che dipende ancora pesantemente dalle importazioni. E in particolare per un Paese, l’Italia, in cui il metano continua a pesare molto nella produzione di elettricità e dunque a determinarne il prezzo. Il nostro “mix energetico fortemente dipendente dalle fonti fossili“, annota l’Ufficio parlamentare di bilancio nella nota sulla congiuntura di ottobre, “contribuisce alla maggiore esposizione del nostro Paese alle oscillazioni delle quotazioni delle materie prime energetiche”. Rendendo più rapida, tra l’altro, la propagazione dei rincari dell’energia ai prezzi di beni e servizi, il che gonfia l’inflazione.
Sul fronte delle quantità disponibili, va detto, l’Italia arriva all’inverno con una buona copertura. È stato raggiunto con dieci giorni di anticipo rispetto all’avvio della stagione invernale l’obiettivo del 90% di riempimento degli stoccaggi a fronte di una media europea del 74,5%, con la Germania al 61%. Ma se le riserve allontanano il rischio di una carenza immediata e permettono di affrontare con maggiore sicurezza l’aumento dei consumi, non congelano i prezzi: il gas stoccato viene progressivamente utilizzato e le nuove forniture risentono delle quotazioni internazionali. Se il Ttf resterà vicino ai 90-100 euro, le bollette seguiranno, ovviamente con effetti che dipenderanno anche dai contratti di fornitura e dai tempi di aggiornamento delle tariffe.
La settimana scorsa Facile.it ha stimato che, con le attuali tariffe del mercato libero a prezzo bloccato, il costo medio per riscaldare casa in inverno potrebbe arrivare a 1.016 euro: il 26% in più rispetto al 2025 a parità di consumi. Per chi ha invece un contratto indicizzato, il comparatore aveva previsto a fine agosto una spesa di 709 euro per il gas nel periodo settembre-dicembre, il 43% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma da allora il Psv, il prezzo di riferimento del gas all’ingrosso in Italia, è salito fino a 0,99 euro al metro cubo. Aggiornando la stima, l’esborso sale a 750-780 euro, con un aumento annuo superiore al 50%.
È in questo contesto che il governo il 16 ottobre ha presentato come un ottimo risultato l’intesa preliminare con Bruxelles per mettere un tetto al costo del gas utilizzato nelle centrali elettriche. La soglia indicativa è di 59-60 euro al megawattora, contro i 40 euro inizialmente richiesti da Roma che puntava a ottenere il risultato rimborsando ai produttori di elettricità i soldi pagati per le quote europee di emissione. La Commissione ha detto no e alla fine l’accordo è che l’Italia riscriverà il decreto Bollette della scorsa primavera, finora inapplicato, prevedendo un meccanismo di compensazione dei maggiori costi di approvvigionamento dei produttori termoelettrici. L’obiettivo è abbassare il prezzo all’ingrosso della corrente, che in Italia viene fissato in base al costo di produzione negli impianti alimentati a metano. Ma la misura non riguarda il riscaldamento domestico. Non solo: non garantisce uno sconto uniforme a tutti i consumatori: andrà a beneficio, nel 2027, solo di quelli che hanno un contratto a prezzo variabile. I quali peraltro saranno chiamati a coprire i costi del meccanismo attraverso oneri in bolletta.
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