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Brasile: Lula vince il dibattito, Bolsonaro chiede scusa due volte. Ma la partita si gioca sulla sovranità

 

Venerdì sera, l'ultimo confronto televisivo prima del ballottaggio di domenica 25 ottobre ha messo di fronte Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro in uno scontro acceso, dove le scuse del candidato del Partito Liberale sono arrivate due volte, ma la sostanza delle sue proposte è rimasta spesso nel vuoto. Per gli analisti politici che hanno commentato l’ultimo confronto elettorale, il presidente uscente ha difeso con solidità il suo bilancio di governo, mentre il senatore, pur mostrando i segni di un addestramento mediatico intensivo, ha faticato a scendere nel dettaglio operativo delle sue idee.

La cronaca della serata si è tinta subito di amarezza e rancore personale. Quando Lula ha portato sul tavolo il voto del suo avversario contro l'estensione del congedo di maternità ai tempi in cui era deputato statale, Flávio Bolsonaro ha ammesso l'errore, giustificandolo con una maturità arrivata solo dopo la paternità. Ma la tregua è durata un attimo. 

L'insulto sulle "nove dita" è stao un incredibile autogol di Bolsonaro. Lula ha ricordato di aver perso il pollice a 17 anni in un turno di notte in fabbrica, perché o si lavorava o non si mangiava, ribattendo con fermezza: «Non permetterò a un miliziano di chiamarmi nove dita». Di fronte alle telecamere, il senatore ha dovuto ritrattare: «Se ti ho offeso chiamandoti nove dita, ti chiedo perdono, non volevo offenderti», per poi trasformare immediatamente la scusa in un contrattacco sui senzatetto e sul valore del Bolsa Família, da lui sprezzantemente ribattezzato "Bolsa Farelo".

Il clima non è migliorato quando la contesa è scivolata sulle politiche sociali e sugli affetti. Flávio Bolsonaro ha provato a colpire sul personale, tirando in ballo i figli del presidente e l'esplosione del gioco d'azzardo online, accusando l'amministrazione uscente di averlo favorito per poi bloccarlo in extremis per calcoli elettorali. Lula ha incassato e ha risposto sul terreno che più gli è congeniale, quello dei programmi di assistenza e dell'istruzione. Ha sbandierato i dati del Pé de Meia, l'aiuto economico che ha ridotto la dispersione scolastica, e ha promesso l'universalizzazione del sostegno per gli studenti delle scuole superiori e universitari, ricordando che «l'istruzione è il finanziamento più economico che esista».

Il momento di massima tensione morale si è toccato sul tema della sicurezza. Con la madre di Ana Clara, la bimba di cinque anni uccisa da un proiettile vagante a Rio de Janeiro, seduta tra il pubblico, Flávio Bolsonaro ha proposto la castrazione chimica per gli stupratori e pene detentive minime di otto anni per i ladri di cellulari. Lula non ha arretrato di un millimetro e ha puntato il dito contro il passato del senatore nell'assemblea legislativa di Rio, ricordando le decorazioni e le assunzioni legate a figure vicine alle milizie. In studio c'erano anche la madre di Marielle Franco e il deputato Marcelo Freixo, testimoni di quella stagione. «Attenti a chi vuole consegnare il territorio a Donald Trump», ha avvertito Lula, promettendo un nuovo Ministero della Sicurezza con una linea netta: carcere per i criminali, protezione per i lavoratori.

Esta es Ana Clara. Tenía 5 años en 2021, cuando fue asesinada por un disparo que, según el Ministerio Público, fue efectuado por un policía militar de Río de Janeiro. Flávio Bolsonaro formó parte de la defensa de este acusado. Cinco años después, el acusado aún no ha sido juzgado. Cinco años después, la madre de Ana Clara es una de las invitadas de Lula da Silva al debate de esta noche. Estará cara a cara con Flávio, el abogado que defendió al acusado de matar a su hija y que hoy disputa la presidencia de Brasil.

— André Vieira (@AndreteleSUR) October 24, 2026

Dietro le quinte, i numeri e le analisi raccontano una partita a scacchi truccata. I fact-checker hanno certificato che solo il 26 per cento delle affermazioni di Flávio Bolsonaro era veritiero, contro l'80 per cento di Lula. La scienziata politica Priscila Lapa ha evidenziato il divario di approccio tra i due contendenti: «È molto facile fare l'opposizione finché non si diventa governo e non si capisce che la politica della ‘coperta corta’ esisterà sempre, principalmente in un Paese come il nostro, che genera molta ricchezza, ma che ha anche retaggi storici di disuguaglianza e povertà». 

Anche il giornalista Igor Carvalho ha fotografato la disparità di fondo: «È molto difficile dibattere con un candidato che, dall'altra parte, è disposto a mentire su assolutamente qualsiasi tema». Nina Fideles, direttrice di Brasil de Fato, ha letto nel discorso del senatore i classici schemi della formazione internazionale dell'estrema destra, basati su "conclusioni assurde" e sulla tecnica della "cattura e trasferimento", per cui l'avversario viene accusato dei propri stessi difetti.

Ora la palla passa alle reti digitali e all'umore dell'elettorato. Il dibattito non ha ribaltato le sorti di una corsa che rimane incollata sul filo di lana, con un'impennata di indecisi, soprattutto donne, registrata dagli ultimi sondaggi. La vera arma di questi giorni non è più solo il salotto di Globo, ma la mobilitazione online. Priscila Lapa ha osservato come certi canali della sinistra abbiano raggiunto numeri inediti: «Questo non è successo né nel 2018 né nel 2022, sta succedendo nel 2026, e non si può pensare che ciò non interferirà nel risultato dell'elezione». 

Al di là delle schermaglie interne e della battaglia a colpi di post sui social, c'è un livello più profondo che divide i due candidati e che riguarda il posto del Brasile nel mondo. Non è solo una questione di programmi interni, ma di identità nazionale e di sovranità. Lula ha costruito la sua replica sulla sicurezza puntando il dito contro le milizie e avvertendo gli elettori di «stare attenti a chi vuole consegnare il territorio a Donald Trump», ergendosi a paladino di un Paese che deve decidere in autonomia del proprio destino e delle proprie ricchezze.

Il candidato neoliberista del Partito Liberale, al contrario, delinea un profilo internazionale che non lascia spazio a dubbi. La sua visione di politica estera si traduce in un allineamento totale, quasi incondizionato, alle direttive di Washington e Tel Aviv. Mentre il presidente uscente difende un ruolo indipendente sulla scena globale anche grazie al ruolo nei BRICS, il suo sfidante guarda oltreoceano, pronto a piegare le strategie economiche e diplomatiche agli interessi delle grandi potenze alleate. È questo il vero spartiacque che si profila oltre il 25 ottobre. Gli elettori non devono solo scegliere chi gestirà il bilancio o la sicurezza pubblica, ma se il Brasile continuerà a camminare con le proprie gambe verso un mondo multipolare o se si rassegnerà a fare da semplice pedina nelle mani di chi, a migliaia di chilometri di distanza, detta le regole del gioco sulla base dei propri interessi strategici e geopolitici.

Da Parigi a Milano: infiltrati o azioni spontanee?


di Domenico Moro


Come ogni volta quando ci sono scontri e violenze contro cose o persone nel corso di manifestazioni pubbliche, mentre da destra si invoca il pugno di ferro come panacea universale, da più parti a sinistra viene evocata la presenza di infiltrati della polizia o di altri settori dello Stato come causa degli incidenti. Oggi, inoltre, va di moda, specie a destra ma non solo, una versione modernizzata della teoria degli infiltrati: i disordini sarebbero dovuti alla guerra ibrida condotta da entità statali ostili, come hanno affermato in Italia il ministro Crosetto e in Albania il presidente Rama, che ha accusato esplicitamente i soliti noti, Iran e Russia. 

In effetti, la pratica di impiegare agenti provocatori è vecchissima, ne parla in diversi racconti anche Joseph Conrad, in particolare nell'"Agente segreto" (pubblicato nel 1907 ma ambientato nella Londra anarchica del 1894). Molti, in questi giorni, hanno rispolverato il presidente Cossiga e le sue dichiarazioni sull'opportunità di favorire la diffusione della violenza per poter poi avere la legittimazione ad una stretta repressiva su tutti quelli che fanno lotte sociali e politiche. Altri hanno ricordato l'impiego documentato di poliziotti travestiti da "compagni" nelle manifestazioni degli anni '70, come quando fu assassinata Giorgiana Masi. Dopo il Social Forum di Genova del 2001, dove fu ucciso Carlo Giuliani e molti partecipanti pacifici furono picchiati brutalmente dalla polizia alla Diaz, circolarono foto di incappucciati vestiti di nero, nascosti dietro ai furgoni della polizia. Infine, in questi giorni è circolato un video in cui si vedono, a Metz in Francia, tre o quattro giovanotti col viso mascherato e vestiti di nero, che ritornano fra le file dei poliziotti, dopo aver lanciato qualcosa contro qualcuno. 

Detto questo, sarebbe un errore non considerare che, per scatenare azioni come quelle che abbiamo visto negli ultimi giorni in Italia e in Europa, non c'è bisogno di provocatori prezzolati dallo Stato. Diversi anni fa durante una manifestazione nazionale a Roma, ad un certo punto alcuni cordoni di black bloc si staccarono per andare a sfasciare alcune vetrine vicino a piazza Barberini, e subito un dirigente politico di un partito che non nomino disse: "Ecco, ci sono i poliziotti infiltrati travestiti da black bloc ". A me parvero dei poliziotti piuttosto strani, visto che, malgrado il travisamento si vedeva che molti erano ragazzini e ragazzine sotto i 18 anni. 

Bisogna, quindi, distinguere. Alcune volte la violenza dei manifestanti è una reazione contro gli attacchi brutali della polizia, come quelli che ci sono stati in Francia durante le proteste degli studenti, alcuni dei quali sono stati feriti gravemente, finanche perdendo una mano o un occhio. Altre volte sono azioni come quelle avvenute a Milano, portate avanti da ragazzini spesso minorenni e italiani figli di immigrati, e organizzati via social media. Poi, ci sono settori politici che vedono una certa dose di aggressività di piazza come un modo per palesare antagonismo e opposizione sociale. Una sorta di "propaganda attraverso i fatti", di ottocentesca e anarchica memoria in formato ridotto. In questo incoraggiati dai media che danno il massimo risalto a due studenti che maneggiano un estintore davanti al ministero della Pubblica Istruzione, ma non riportano le proteste pacifiche in atto da giorni di autotrasportatori e altri settori sociali nel Mezzogiorno. Infine, ci sono le proteste che sfociano in preinsurrezioni violente come conseguenza di una prolungata frustrazione sociale e che rappresentano una seria contestazione popolare al governo, come quelle in corso in Albania. 

Comunque, di fronte alle violenze in Italia, il governo Meloni reagisce prendendo al volo l'occasione per inasprire la legislazione vigente e militarizzare le città con l'esercito (non a caso professionale e non di leva), a cui sono affidati impropri compiti di ordine pubblico. Il governo vorrebbe attribuire ai militari persino poteri di polizia giudiziaria (esecuzione di arresti e sequestri), ma il presidente Mattarella si sta opponendo. In Francia, addirittura, in molte città è stato introdotto il coprifuoco. Invece, va fatta una analisi sociale e politica di questi fenomeni, distinguendoli l’uno dall’altro, per poter intervenire socialmente e politicamente. L'assalto dei ragazzini a Milano è un fenomeno nuovo e di carattere prepolitico, che non può essere approcciato con la militarizzazione delle città. Esiste in tutta Europa, soprattutto in Francia e ora anche in Italia, non a caso a Milano, nella città economicamente più importante d'Italia, una generazione di origine straniera che non si sente pienamente italiana e che non è più neanche del paese dei genitori. 

Si tratta di un problema sociale enorme, che non può essere risolto con la forza, da parte di chi ha fatto venire, promettendo integrazione, milioni di immigrati, quando servivano, e poi li ha abbandonati a sé stessi, quando non sono serviti più. Un problema che è generato in tutta Europa dalla crisi strutturale di questo modello di produzione e di società, ed acuito dall’austerity sui bilanci pubblici draconianamente applicata su indicazioni della Ue, e dalle delocalizzazioni industriali, che fanno perdere posti di lavoro relativamente ben pagati, sostituiti con la disoccupazione o con la precarietà nei servizi a basso valore aggiunto e a bassissimi salari. Questo tipo di problema e in generale quello dei giovani, figli di immigrati o italiani da sempre che siano, si risolve solo con una politica economica e sociale radicalmente diversa.

D’altro lato, la “propaganda” violenta, compresa quella di chi pensa che ottenere qualche ripresa ai TG della sera o che rappresentarsi come “antagonisti” e “radicali” valga bene qualche vetrina di banca infranta al termine o durante una manifestazione pacifica di 200mila persone, non può essere approcciata con la repressione. L'estremismo è sempre esistito, come conseguenza e contraltare dell’opportunismo di certi partiti sedicenti di sinistra, basato invece sulla subalternità al capitale. Non si può liquidarlo come spesso si è fatto nel passato, come qualcosa semplicemente da rimuovere o come prodotto di infiltrati o agenti provocatori. Va affrontato e non demonizzato, capendo le cause che lo generano. L'unico modo di approcciarlo è politico, offrendo direzione e sbocco politico, cercando di tradurre rabbia e frustrazione in un percorso organizzativo il più possibile generale, che ricomponga i vari settori sociali in una lotta contro il potere del capitale e dello Stato. 

Certamente, si tratta di un percorso molto difficile, che richiede qualcosa che oggi è assai raro in Italia e in Europa: una organizzazione politica della classe lavoratrice combattiva e realmente radicata nella società. E una nuova generazione di attivisti e militanti che siano in grado di parlare anche con i nuovi settori sociali, compresi i ragazzini di seconda generazione delle periferie. Senza scordare che la violenza vera, e molto più grave, è quella del capitale e dello Stato che, mentre permettono a una minoranza di accumulare una ricchezza tanto enorme quanto oscena sullo sfruttamento sempre più intenso dei lavoratori, condannano fasce sempre più ampie di popolo alla marginalità sociale e politica, a una vita precaria e non autonoma fino e oltre i 40 anni, a non avere cure sanitarie e istruzione decenti, ecc. 

L’enfasi sulla repressione contro i "maranza" attraverso l’inasprimento delle pene, l’abbassamento dell’età di imputabilità penale e il dispiegamento dell'esercito per le strade di Milano e di altre città da parte di un governo che non ha adottato alcuno strumento diplomatico o sanzione economica contro il governo di Israele, che di violenza ne esercita molta di più contro i palestinesi di Gaza e Cisgiordania da anni, fa veramente ridere. Per tacere del fatto che, dopo quattro anni di governo di partiti sedicenti dell’ordine e svariati decreti sicurezza, ci ritroviamo con migliaia di ragazzini che imperversano per il centro della seconda città italiana. La dimostrazione plastica che la faccia dura può anche far guadagnare voti, ma raramente risolve i problemi.

Per concludere, si può citare Lenin, il cui fratello maggiore faceva parte di una organizzazione terroristica populista, che tentò di assassinare lo zar. Quando il fratello fu condannato a morte e impiccato, sembra che Lenin avesse detto "Noi seguiremo un'altra strada". Una strada lunga, di costruzione di una alternativa al populismo russo. Sarà quest’altra strada, politica, rivoluzionaria e non avventuristica, a portare i bolscevichi a essere pronti nell'ottobre del 1917.

Mipcom 2026: lo schermo si fa verticale

 

di Glauco Benigni

Dal 12 al 15 ottobre 2026 si è svolto MIPCOM CANNES, il mercato più grande e di maggiore impatto al mondo, nonché la porta d’accesso all’industria internazionale dei media e dei contenuti. Riunisce Studios cinematografici, grandi reti televisive di tutto il mondo, piattaforme di streaming e Social Media, distributori, creatori di contenuti,  brand e aziende tecnologiche e di intelligenza artificiale. In sostanza raduna più di 10.000 partecipanti, provenienti da oltre 100 Paesi, che si incontrano all'interno di un panorama mediatico sempre più interconnesso. A MIPCOM si concludono accordi e fusioni, prendono forma partnership e coproduzioni, si sperimentano nuovi contenuti per raggiungere il pubblico globale.

I proprietari di MIPCOM sono RX France e RELX. RX è un leader globale nell'organizzazione di eventi e fiere,  con una presenza in 25 Paesi e in 42 settori industriali : organizza circa 350 eventi all'anno.  RX fa parte a sua volta di RELX, fornitore globale di strumenti di analisi e decisioni basati sulle informazioni per clienti professionali e aziendali . Nota Bene : i maggiori azionisti di RELX sono (guarda caso !) BlackRock, Inc. (circa il 7–8%); The Vanguard Group (circa il 5–6%)  Per maggiori informazioni, visitare www.rxglobal.com.

RX France crea “incontri” di  rilevanza mondiale, coprendo 15 settori industriali, tra cui MIPIM, MAPIC, Batimat, Pollutec, EquipHotel, SITL, IFTM, Big Data & AI Paris, MIPCOM, Paris Photo, Maison&Objet e molti altri. Gli eventi di RX France si svolgono in Francia, Hong Kong, Italia e Messico. In sostanza è la manifestazione più alta e globalizzata  di quello che in passato era il mondo delle “Fiere e Mercati”.

 MIPCOM 2026

Come sempre: grandi annunci del settore, accordi internazionali, interviste di alto profilo, anteprime mondiali e conferenze sul futuro dell’Industria del Consenso Globale, grazie ad una serie di nuovi player evidenziano la portata globale del Mipcom. Per i 10.000 partecipanti in arrivo da più di 100 nazioni questo MERCATO è il Tempio degli Scriba: ognuno fornisce la sua rappresentazione del mondo, ognuno narra le gesta dei suoi finanziatori, che al dunque sono Mercanti, Guerrieri e qualche Brahamano, tutti comunque controllati dai Grandi Mutual Funds: Blackrock e Vanguard. 

Per 4 giorni,  dall’alba al tramonto saltando il pranzo, i principali player dei media classici si sono incontrati, all’interno dei 5 piani del Palais du Festival di Cannes, con la Nuova Tribù dei creatori, brand, piattaforme, aziende di intelligenza artificiale e tecnologia. Ha stravinto la tendenza alla “Digitalizzazione totale” che ha generato un nuovo mosaico di  proprietà intellettuale (IP), nuove forme di investimenti e di opportunità commerciali; quello che in sintesi si chiama “nuovi modelli di business”.

Tra i presenti 3.150 erano “compratori” e tra loro i primi dieci sono Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Turchia, Canada, Spagna, Italia, Giappone e India, il che significa un G7 un po’ allargato che “consuma” immagini in movimento (film, news, sport, intrattenimento, etc…) come non mai, ma non più nelle forme tradizionali. Considerando dunque la percentuale di fruizione degli schermi: cinema e tv scendono vertiginosamente, salgono gli schermi di PC e tablets, ma soprattutto in modo esponenziale sale l’uso degli schermi “in verticale”, leggi smart phones di massa consultati in movimento (dalle sale cinematografiche ai salotti… dai salotti alle metropolitane). E questo è un elemento di cambiamento “radicale e irreversibile”.

In questo contesto di evoluzione dei modelli produttivi, distributivi e di business, il MIPCOM CANNES ha visto la sigla di importanti accordi internazionali, nuove partnership e lanci di prodotti.

«La nostra strategia è chiara: rafforzare il core business internazionale dei contenuti, riunendo i maggiori soggetti che guidano la trasformazione dell’industria globale dell’intrattenimento», ha dichiarato Lucy Smith, Direttrice del MIPCOM CANNES. «Non ci limitiamo a rispondere al cambiamento: stiamo plasmando attivamente le opportunità che esso crea, mettendo in contatto i leader consolidati del settore con nuovi partner, nuove fonti di IP(Proprietà Intellettuale) e nuovi percorsi di crescita».

 

Gli affari internazionali e i grandi annunci

Tra gli annunci commerciali internazionali, la Globo brasiliana ha svelato nuovi accordi di licensing e di format, mentre BBC Studios ha ampliato la propria partnership con Samsung TV Plus integrando quattro canali FAST. Anche ITV Studios ha registrato un’intensa attività sul fronte dei format internazionali, mentre FOX Entertainment e Hartbeat hanno annunciato una nuova partnership nell’ambito dei vertical drama, riflettendo la crescente attività commerciale attorno a questa nuova forma di narrazione.

Il mercato è stato anche sede di importanti dibattiti di settore. Jeff Zucker e Marco Bassetti (unica presenza italiana tra i tycoon internazionali) hanno tenuto il loro primo keynote congiunto a seguito della fusione tra Banijay Entertainment e All3Media, mentre David Decker ha rilasciato la sua prima intervista come Presidente di Skydance* Content Sales.  Bela Bajaria, Chief Content Officer di Netflix, non ostante la crisi in ci versa il colosso mondiale della pay tv, è stata inoltre premiata con il Variety Vanguard Award, in riconoscimento della sua leadership e del suo impatto sull’industria globale dell’intrattenimento.

* Skydance si è fusa, nel 2024-25,  con Paramount Global (proprietaria dei Paramount Studios, di CBS, MTV, Nickelodeon e del servizio streaming Paramount+).

 Nuovi player, nuovi modelli di business e nuove opportunità

Il mercato ha evidenziato la natura sempre più interconnessa dell’industria globale,  “l’Uno è nel Tutto e il Tutto è nell’Uno”, per dirla come Ermete Trismegisto, con le aziende di intrattenimento consolidate affiancate da piattaforme, brand, agenzie, creatori e compagnie di intelligenza artificiale. YouTube ha definitivamente affermato una presenza egemone insieme ad aziende come Dentsu, Meta e TikTok.

Sembra un’iperbole ma ormai la maggiore TV Generalista mondiale è considerata YouTube, in quanto in grado di ospitare qualsiasi contenuto e di offrirlo e remunerarlo , con inserimenti pubblicitari, in ogni lingua traducibile a grande velocità con l’IA. Questa “opportunità” ha già condotto enormi storici  broadcasters, quali RTL lussemburghese o NBC, colosso delle News in USA e non solo, a fare accordi con YouTube/Google/Alphabet (che sono a loro volta controllati dai Fondi di Investimento Globali).

La tendenza generale (dalla quale sembrano peraltro esclusi i broadcaster pubblici dell’Unione Europea, Rai in primis) riflette quattro aree di crescita: brand (grandi Società che investono direttamente in comunicazione); IA soprattutto attualmente nell’area del doppiaggio in tutte le lingue; contenuti verticali, cioè visionabili su smart phones, e creatori di contenuti, ossia idealmente qualsiasi “talento di base” che può produrre con investimenti in tecnologia sempre più sostenibili e facilità di accesso alle reti.

La presenza di Dentsu, gigante giapponese della pubblicità soprattutto nell’area Asia Pacific e il suo acceso cinguettare  con i manager di Meta/Zuckenberg ha creato nuove opportunità interessando altri giganti quali FOX e la sua sezione Creator Studios. Leggi: la TV dentro Facebook sostenuta da pubblicità.

L’“intrattenimento” nel Pianeta guidato dai Creators è stato un aspetto particolare di quest’anno: Samsung TV ha dichiarato il suo massimo interesse, mentre FOX Entertainment ha dimostrato come i contenuti creati dagli Influencer, anche “di base”, possano raggiungere un pubblico internazionale.

 L’intelligenza artificiale e la “narrazione verticale”

La “Super Intelligenza” ha occupato un posto centrale al MIPCOM CANNES: Cecilia Shen, CEO di UTOPAI Studios, ha guidato il mainstage di apertura MIP AI Headliner insieme a Ken Oh di CJ ENM Studios. Intervenendo davanti a un Grand Auditorium gremito, la sessione ha esplorato come l’IA stia trasformando la produzione di contenuti e creando nuove opportunità per portare storie locali al pubblico globale. Anche la narrazione verticale e i micro-drama hanno avuto un grande rilievo, con nuovi modelli di produzione e distribuzione che attirano un interesse crescente sia da parte delle aziende di intrattenimento tradizionali che degli specialisti emergenti.

 

 

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