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Tucker Carlson chiede le dimissioni di Trump in caso di attacco nucleare contro l’Iran

[07/08/2026 08:15] Maurizio Blondet: LA PORNODESTRA

i leader di qualsiasi Paese che proponga di usare per primo le armi nucleari perde il diritto di governare. Deve essere immediatamente rimosso.”

❤️ Seg

[07/09/2026 22:04] Maurizio Blondet: 🇺🇸T

“Ero contrario all’impeachment. Mi sono fermamente opposto a entrambi i tentativi di mettere Trump sotto impeachment. Tutto ciò era assurdo. Credo nella stabilità. Credo che i leader eletti debbano rimanere in carica fino alla fine del mandato. Non provo alcun odio personale per Trump.

Ma con tutto ciò, non appena un presidente inizia a prendere seriamente in considerazione l’idea di usare per primo le armi nucleari, quella persona deve essere immediatamente rimossa dall’incarico. Immediatamente. Perché questa deve essere una linea rossa.

La distruzione dell’intera umanità con un attacco nucleare… Cioè, perché allora nessuno sta cercando di rimuoverlo dall’incarico – immediatamente? Qualsiasi persona che sia semplicemente disposta a tollerare tali discorsi da parte dei propri subordinati o collaboratori è, per definizione, inadatta alla propria carica.

Si tratta della completa distruzione del mondo. Ribadisco: qualsiasi leader di qualsiasi Paese che proponga di usare per primo le armi nucleari perde il diritto di governare. Deve essere immediatamente rimosso.”

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🔴CROLLA TUTTO | TG 7.9.26

– Trionfo AfD, trema l’establishment tedesco di Gionata Chatillard
– Il debito americano ha un padrone in casa di Margherita Furlan
– Ventuno banche, una sola moneta privata di Margherita Furlan
– Petrolio, Cina al posto dell’OPEC di Ivan Bodyan
– Witkoff e Kushner, i due tornano a Mosca di Ivan Bodyan
– Epstein, la Procura di Roma apre fascicolo di Ivan Bodyan
– Petroliere contro portaerei, Hormuz brucia di Jeff Hoffman
– Sfratto armato: il sud del Libano brucia di Jeff Hoffman
– Il conto delle guerre, paga l’Europa di Jeff Hoffman
– Bruxelles addestra le penne dell’Asia centrale di Jeff Hoffman
– Buon giro intorno al Sole

A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard e Jeff Hoffman
Editing di Mario Ferdinandi e Simone Orletti

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Pentagono non ha più soldi per pagare i morti contro l’Iran

Pentagon refuses payout for soldiers who died in Iran conflict ‘because it isn’t a war’

Il Pentagono rifiuta di risarcire i soldati morti nel conflitto con l’Iran “perché non si tratta di una guerra”

JD Vance offre supporto dopo che la vedova ha espresso la sua frustrazione in un post virale online in seguito alla sua morte in un incidente aereo.

Le famiglie dei soldati statunitensi morti nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran stanno lottando per garantire che ricevano un adeguato risarcimento e benefici per i loro cari…

“

Il Pentagono si trova ad affrontare un’urgente carenza di liquidità, dovuta principalmente al costoso conflitto militare con l’Iran e al ritardo nell’approvazione da parte del Congresso dei finanziamenti di emergenza.

The Washington Post
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Come riportato da NBC News, le linee di finanziamento cruciali per la difesa si stanno esaurendo a fronte dell’aumento delle spese operative.

NBC News
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Il deficit di bilancio
I costi della guerra in Iran: il conflitto militare in Iran prosciuga miliardi di dollari dal Dipartimento della Difesa. Le operazioni costano centinaia di milioni di dollari al giorno.

Fondi esauriti: i vertici della difesa avvertono che la liquidità operativa di base e le specifiche linee di finanziamento si esauriranno entro poche settimane.

WSJ
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La richiesta di finanziamento
Richiesta della Casa Bianca: l’amministrazione ha chiesto al Congresso un pacchetto di spesa supplementare che include 67,1 miliardi di dollari per la difesa.

Breaking Defense
Stime più alte: funzionari della difesa, tra cui il vicesegretario alla Difesa Stephen Feinberg e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, hanno comunicato ai legislatori che il fabbisogno totale si avvicina agli 80 miliardi di dollari per coprire i costi della guerra e altri debiti non pagati.

The Telegraph

+1
Perché il Congresso non ha ancora stanziato i fondi
Slittamento politico: i legislatori hanno ritardato l’approvazione dei fondi di emergenza.
Mancanza di autorizzazione: alcuni membri del Congresso si oppongono al finanziamento del conflitto con l’Iran senza un’esplicita autorizzazione congressuale.
Ritardi dovuti alla pausa estiva: il Congresso rimane in gran parte inattivo in vista delle prossime elezioni, lasciando il Pentagono alle prese con la gestione dei costi operativi quotidiani senza un sollievo immediato.

NBC News

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NBC News
Il Pentagono sta esaurendo i fondi – NBC News
7 luglio 2026 — Il Pentagono sta esaurendo i fondi. I funzionari della Difesa hanno richiesto oltre 67 miliardi di dollari in finanziamenti supplementari. Ma il Congresso non ha…

WSJ
Il Pentagono avverte i legislatori che ha bisogno di 80 miliardi di dollari per la guerra in Iran…
18 giugno 2026 — I vertici del Pentagono hanno avvertito che potrebbero rimanere senza fondi quest’estate, con la conseguente possibilità di dover tagliare l’addestramento a causa della guerra in Iran e del dispiegamento al confine…

The Washington Post
Il Pentagono, che sta investendo miliardi nella guerra in Iran, sta rapidamente esaurendo…
21 luglio 2026 — Il Pentagono si trova ad affrontare un’urgente carenza di bilancio causata in gran parte dalla guerra in Iran, con alcune linee di finanziamento critiche destinate a esaurirsi…

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Non è mai troppo tardi per la previdenza complementare

Aderire alla previdenza complementare conviene anche se si è a fine carriera. Le prime coorti di iscritti al Fondo Espero hanno maturato risorse superiori rispetto a chi non ha aderito, pur con un orizzonte di accumulazione limitato. Lo dicono i dati Inps.

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La moneta dal Chicago Plan all’euro digitale

La Bce lavora all’introduzione dell’euro digitale. Seppure molto diversa, l’iniziativa richiama il Chicago Plan nato come risposta alla Grande Depressione. Non un progetto contro le banche, ma un nuovo equilibrio tra iniziativa privata e moneta pubblica.

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L’ambiguità di fondo dell’AfD: è antistatalista

[ENI. La mitica azienda che fu guidata dall’indimenticabile patriota Enrico Mattei.

  • 35 miliardi di barili di riserve certificate nel sottosuolo;
  • dai 12 mila barili/giorno attuali si arriverà fino a 400 mila entro il 2030

Per l’Italia è un salto quantico sempre volto nel piano Mattei.

L’obiettivo dichiarato è fare dell’Italia il punto di snodo energetico tra Africa, Medio Oriente ed Europa, sfruttando la posizione geografica del Paese nel Mediterraneo.

Altro che Finto Green.

Fateci largo: stiamo tornando.

ilgiornale.it

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[04/09/2026 12:35] Maurizio Blondet: 🇪🇺⚔️🇷🇺 LE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA SI SONO TRASFORMATE IN UNO STRUMENTO DI AUTODISTRUZIONE PER L’EUROPA – FOCUS

Dall’inizio dell’operazione militare in Ucraina, l’Unione Europea ha adottato 21 pacchetti di sanzioni antirussa. Oggi bisogna ammettere che per 21 volte l’Europa ha colpito sempre nello stesso punto, ma finora senza lasciarne alcuna traccia, constata il periodico tedesco Focus.

«Il criceto occidentale continua a girare nella ruota, e ciò reca più danno a se stesso che alla ruota stessa. Le sanzioni producono sì un effetto, ma non quello previsto», dichiara la testata.

È certamente positivo che gli elettori della Sassonia-Anhalt abbiano nettamente respinto le disastrose politiche della CDU, il suo appello alle armi e la sua crociata antirussa, ma l’abbraccio all’Alternative für Deutschland (AfD) non è esattamente motivo di celebrazione.

Sebbene l’AfD attiri il voto di protesta, vale a dire quegli elettori le cui reali preoccupazioni vengono ignorate o minimizzate dalle forze politiche centriste, oggi il partito viene attivamente cooptato dalle stesse forze transnazionali che hanno portato al potere il movimento MAGA negli Stati Uniti. All’interno dell’AfD coesistono due visioni contrapposte della Germania, ma è sempre più chiaro quale fazione disponga delle tasche più profonde e possa avvalersi degli algoritmi che, in quest’epoca, sono necessari per gestire la narrazione.

Da un lato c’è il co-leader Tino Chrupalla, che sostiene una visione più tradizionale, nazionalista, “eurasiatica” e multipolare. Dall’altro c’è Alice Weidel che strizza l’occhiolino alla destra di Silicon Valley e al libertarismo capitalista. La visione di Weidel sta gradualmente eclissando l’ala nazionalista tradizionale.

Questa nuova visione è chiaramente esposta nell’agenda tecnologica ed energetica dell’AfD. Il partito chiede esplicitamente che la Germania raddoppi la capacità dei suoi data center e quadruplichi la potenza di calcolo dell’IA entro il 2030. Ma questa utopia digitale richiede un’enorme e ininterrotta fornitura di energia. Per raggiungere questo obiettivo, l’AfD chiede un immediato ritorno al nucleare e la revoca delle sanzioni contro la Russia per garantire “energia a basso costo”.

Cerchiamo di essere chiari su cosa significhi: il tanto decantato desiderio dell’AfD di “migliori relazioni” con Mosca è interamente transazionale. Non è guidato da un’affinità ideologica o da un genuino desiderio di un’architettura di sicurezza eurasiatica multipolare. È guidato dal freddo calcolo dell’industria tecnologica. La Russia è vista semplicemente come un fornitore di quel gas necessario per mantenere in funzione i server di una Germania iperdigitalizzata.

Elon Musk ha dichiarato apertamente che “solo l’AfD può salvare la Germania”, utilizzando la sua piattaforma X per ospitare chat in diretta con Weidel e amplificare i messaggi del partito. Anche Peter Thiel, co-fondatore di Palantir e padrino della “Nuova Destra”, non nasconde il suo apprezzamento per AfD.

Questa alleanza punta verso una sintesi ideologica profondamente inquietante, spesso descritta dai critici come “tecnofascismo”. È un modello politico in cui una plutocrazia tecnocratica detta le regole della società, fondendo la logica algoritmica della Silicon Valley con gli impulsi nazionalisti dell’estrema destra.

Per l’AfD, questo si traduce in un’agenda paradossale: è ferocemente etno-nazionalista e anti-immigrazione quando si tratta di controllare le frontiere, ma anti-statalista e iper-globalista quando si tratta di capitale, tecnologia e degli oligarchi che controllano entrambi. @LauraRuHK

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Chi accede al suicidio assistito va all’inferno

Luigi Copertino il 2026-09-06 12:40

IL VANGELO SECONDO ZAIA:

L’affermazione di Luca Zaia, Presidente del Consiglio regionale veneto pro tempore, secondo cui «i cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno» non è soltanto teologicamente infondata. È costruita sopra una caricatura della dottrina cattolica, che viene prima banalizzata e poi solennemente confutata come se la Chiesa avesse atteso l’illuminazione di un ex Presidente di Regione per comprendere il Vangelo.

La fede cattolica, infatti, non insegna affatto la puerile divisione dell’umanità in “buoni” e “cattivi” intesi come due categorie sociologiche definitivamente classificabili dagli uomini. Insegna qualcosa di infinitamente più serio: che l’uomo è libero, che i suoi atti hanno una reale consistenza morale, che esiste il peccato mortale, che esiste il giudizio di Dio e che la possibilità della dannazione eterna appartiene inequivocabilmente alla Rivelazione cristiana. Negare o dissolvere uno soltanto di questi elementi significa rendere incomprensibili tutti gli altri. Il punto, dunque, non è stabilire chi siano “i cattivi”.

Nessun cattolico possiede il registro anagrafico dei dannati. Il punto è riconoscere che Cristo stesso parla del giudizio, della separazione definitiva e della perdizione eterna. Se l’inferno fosse soltanto un relitto dell’immaginario medievale, bisognerebbe avere almeno l’onestà intellettuale di spiegare perché il Vangelo vi faccia riferimento con una gravità che non consente di ridurlo a metafora pedagogica innocua. Ancora più singolare è quel paternalistico «i cattolici devono capire». Devono capire che cosa, esattamente? Che duemila anni di cristianesimo hanno frainteso il rapporto fra libertà, peccato, giudizio e salvezza, mentre la corretta ermeneutica sarebbe finalmente offerta da Luca Zaia? Qui il problema diventa quasi epistemologico prima ancora che teologico. Si pretende di correggere dall’esterno una dottrina senza assumerne né le fonti, né le categorie, né la logica interna. La misericordia cristiana, del resto, non consiste nell’abolizione del giudizio. Una misericordia che rendesse irrilevante la libertà dell’uomo cesserebbe precisamente di essere misericordia, perché trasformerebbe la salvezza in un automatismo metafisico. Se nessuna scelta può avere conseguenze definitive, allora neppure il rifiuto definitivo di Dio è realmente possibile. Ma in tal caso la libertà umana viene proclamata a parole e negata nella sua conseguenza ultima. È precisamente qui che emerge la matrice liberal-modernista di questa impostazione. Il cristianesimo viene preventivamente sottoposto al tribunale della sensibilità contemporanea e conservato soltanto nella misura in cui coincide con le categorie oggi socialmente accettabili. Dio può essere misericordioso, purché non giudichi. L’uomo può essere libero, purché le sue scelte non abbiano conseguenze ultime. Il peccato può essere nominato, purché non separi realmente da Dio. Cristo può salvare, purché sia escluso in partenza che qualcuno possa rifiutare quella salvezza. Ora, questo non è uno sviluppo della dottrina cristiana. È la sua neutralizzazione. Si può certamente sperare nella salvezza di ogni uomo. Si deve pregare per la salvezza di ogni uomo. Si deve perfino guardarsi con estrema cautela dal pretendere di conoscere la sorte eterna di una persona determinata. Tutto questo appartiene pienamente alla fede cattolica. Ma da tali proposizioni non segue affatto che l’inferno sia vuoto, né tantomeno che la dannazione sia impossibile. Fra la speranza universale della salvezza e l’affermazione della salvezza universale necessaria corre una distanza teologica enorme. La posizione di Zaia cancella proprio quella distanza. E così, nel tentativo di presentarsi come più misericordiosa della tradizione cristiana, finisce per rendere insignificante la stessa misericordia, perché non vi è più nulla da perdonare realmente, nulla da cui essere salvati definitivamente e nessuna libertà capace di dire a Dio un autentico e terribile no. Non è il cattolicesimo che deve “capire”, caro Presidente, questa nuova dottrina. È chi formula simili affermazioni che dovrebbe anzitutto comprendere quale dottrina sta pretendendo di correggere.

Daniele Trabucco

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… e alla Fraternità, la scomunica

CONQUISTATI: Il Vaticano di Papa Leone ha collocato un tappeto da preghiera musulmano all’interno della Biblioteca Apostolica e l’ha chiamato ospitalità.

Madre Miriam l’ha messo in piazza apertamente: «Il Papa ha concesso ai musulmani una sala per la preghiera nella biblioteca vaticana. Perché permettereste a SATANA di entrare nella biblioteca vaticana?! È FOLLE!»

Nell’ottobre 2025, il vice prefetto della biblioteca, padre Giacomo Cardinali, ha rivelato il retroscena a La Repubblica.

«Alcuni studiosi musulmani ci hanno chiesto una stanza con un tappeto per pregare e noi gliel’abbiamo concessa.» L’ha avvolto in discorsi di «biblioteca universale» perché gli scaffali contengono antichi Corani.

Catholic News Agency ha confermato che i ricercatori musulmani in visita hanno il permesso di usare una stanza sul posto.

Dopo lo scandalo, Roma ha cercato di ridimensionarlo a una sala di lettura usata un paio di volte. Hanno comunque detto sì. Hanno comunque creato spazio per la preghiera islamica all’interno della casa dei libri del papa stesso.

Leone XIV ha passato il suo pontificato tra ricevimenti interreligiosi e «fraternità umana», mentre i cristiani vengono cacciati dal Nigeria al Medio Oriente e mentre La Mecca vieta ancora a un cattolico di camminarci dentro.

Il Primo Comandamento non ha ricevuto un lasciapassare da visitatore. Cristo non è un tappeto di cortesia. Se l’uomo sulla sedia di Pietro non sa difenderlo entro le mura vaticane, la resa è già avvenuta.

#Vatican #Pope

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🚨NINO GALLONI DEDOLLARIZZAZIONE CONTROLLATA

Quasi una banca centrale su due prevede di aumentare le proprie riserve auree entro dodici mesi e il 74 per cento si attende un dollaro più leggero nelle riserve globali entro cinque anni: sono i dati dell’indagine 2026 del World Gold Council su 76 istituti centrali. Intanto il petrolio resta appeso alle tensioni sullo stretto di Hormuz, il gas europeo torna a pesare sulle bollette italiane e il dibattito pubblico continua a raccontare energia, moneta e debito come vicende separate. Riprendiamo il filo e proviamo a seguire il denaro e l’economia, chi decide il prezzo dell’energia, chi incassa quando noi paghiamo, quale può essere una via d’usita. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, già Direttore Generale del Ministero del Lavoro e voce storica della critica alla sovranità monetaria negata all’Italia. Intervista a cura di Jeff Hoffman

Affrontiamo insieme:
💵 Il logoramento del dollaro come valuta di riserva e la corsa all’oro delle banche centrali
🛢 Speculazione finanziaria e prezzi dell’energia: quanta scarsità è reale e quanta è scommessa
🌍 BRICS, oro e canali di pagamento alternativi: quanto è solida l’architettura multipolare
🔧 Quale alternativa per produrre energia?

📚 I LIBRI DI NINO GALLONI
▫ Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi)
▫ Economia quantistica, irrazionalità e coscienza, Byoblu, 2022
▫ La rivolta delle coscienze. Siamo troppi, inutili e dannosi?, Byoblu, 2022
▫ Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, 2007
▫ La moneta copernicana (con Marco Della Luna), Nexus Edizioni, 2008

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Dalla trappola speculativa all’economia reale
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Un barchino di migranti tenta lo sbarco a Santa Margherita di Pula, messo in fuga dai bagnanti

Scoppia il centro di accoglienza di Monastir: altri 86 clandestini arrivati sulle coste del sud Sardegna

Intanto altre trenta persone sono sbarcate oggi a Porto Pino

di Sara Panarelli

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Scoppia il centro di accoglienza di Monastir: altri 86 clandestini arrivati sulle coste del sud Sardegna

Un barchino con otto migranti a bordo avrebbe tentato di raggiungere la riva a forte velocità davanti allo stabilimento El Tiburon Beach, a Santa Margherita di Pula, nel Cagliaritano. L’episodio è avvenuto intorno alle 15 e, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, si è concluso con una rapida inversione di rotta dell’imbarcazione dopo la reazione dei bagnanti.
Il conducente, mentre il natante si avvicinava alla battigia, avrebbe poi puntato nuovamente verso il largo dirigendosi a tutta velocità in direzione di Cagliari. La scena ha suscitato preoccupazione tra le persone presenti in spiaggia, anche alla luce del precedente incidente avvenuto a Tuerredda lo scorso 16 agosto, quando una turista era stata travolta da un’imbarcazione con a bordo migranti mentre faceva il bagno. Nell’occasione la donna aveva riportato gravi ferite ed era stata soccorsa dopo aver rischiato di annegare. Per quell’episodio era stato arrestato uno scafista algerino di 28 anni.
“Si è rischiata l’ennesima tragedia sulle coste di Santa Margherita”, denuncia Massimo Vargiu, segretario provinciale del Siulp. “Siamo sconcertati che imbarcazioni a motore riescano ad arrivare fino a riva con il motore acceso. Evidentemente sulle nostre coste non c’è nessun controllo. I cittadini in vacanza o al mare devono sentirsi sicuri e tutelati”.
Secondo i dati citati dal sindacato, nella sola giornata di oggi sono stati registrati una trentina di sbarchi nel Sulcis e nel Sud Sardegna, in particolare nella zona di Porto Pino.

 

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lle banche globali si riuniscono per emanare una moneta privata mondiale

Ventuno delle più grandi banche e istituzioni finanziarie del mondo, tra cui Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Deutsche Bank, UBS e Wells Fargo, stanno formando una nuova società per emettere una stablecoin agganciata al dollaro USA, con il lancio previsto per la prima metà del 2027.

La moneta opererà in conformità con il GENIUS Act, che richiede una riserva uno-a-uno e la piena aderenza alle normative USA in materia di antiriciclaggio e sanzioni. Da una prospettiva, questo potrebbe essere visto come uno sviluppo positivo. Una stablecoin emessa privatamente potrebbe consentire pagamenti più rapidi e meno costosi, apparendo al contempo come un spostamento della creazione di valuta digitale lontano dalla Federal Reserve verso un sistema più decentralizzato e guidato dal mercato. Tuttavia, dobbiamo chiederci: chi sono queste istituzioni “private”? Sono gli stessi interessi bancari radicati nel sistema della Federal Reserve e nell’architettura finanziaria più ampia che ha controllato l’emissione e il movimento del denaro per generazioni.

Sebbene la Federal Reserve possa essere chiamata “federale”, non è semplicemente un’agenzia governativa ordinaria, e spostare la valuta digitale dalla Fed a un consorzio di banche globali non sposta necessariamente il potere lontano dalle stesse istituzioni finanziarie. Tecnicamente, questa non è una valuta digitale della banca centrale (CBDC), ma potrebbe creare una porzione significativa dell’infrastruttura necessaria per una: denaro digitale tracciabile, verifica dell’identità, controlli sulle sanzioni e la capacità di bloccare o congelare transazioni. Potrebbe offrire miglioramenti reali al sistema finanziario, costruendo simultaneamente l’architettura per un controllo programmabile.

È questa una liberazione finanziaria, o un altro passo verso una distopia tecnocratica? Forse, per ora, la risposta scomoda è che potrebbe essere entrambe le cose.

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Guerra civile in Ucraina?

🚀💥 I media ucraini riportano che il drone che ha colpito l’edificio della sede centrale della SBU in via Vladimirskaya a Kiev (coordinate 50.45058, 30.51552), sarebbe stato lanciato dal territorio ucraino. 1/10

Tutto indica una continuazione del feroce confronto armato – letteralmente – tra l’Agenzia della sicurezza ucraina SBU e la Direzione Principale dell’Intelligence militare GUR.

Citazione
Lukyluke31
@Lukyluke311

2 set
❗️Sparatoria nella notte al numero 10 di via Yuri Shuma a Kiev tra agenti dei servizi segreti SBU e dell’intelligence militare GUR.  — interessante: tra loro discutevano in russo. 1/3

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Il generale Vannacci: l’ultimo gatekeeper che non salverà la decadente Repubblica di Cassibile

di Cesare Sacchetti Di lui, non si sapeva nulla fino all’estate del 2023, quando da queste parti si parafrasò una famosa opera shakespeariana per annunciare la sua improvvisa venuta, quale “Sogno di un gatekeeper di mezza estate”. Il generale Vannacci ha esordito così nella politica italiana, attraverso una preparazione di marketing concepita da altre menti […]

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Suicidio assistito e tramonto di una civiltà

Suicidio assistito e tramonto di una civiltà

L’Adige

4 Set 2026 | Editoriali & commenti

Suicidio assistito e tramonto di una civiltà

(Alessandro Rancani) Tra le parole che da sempre più mi affascinano c’è “Civiltà”. Al di là della sua origine etimologica, questo termine racchiude un significato profondo. In una sola parola troviamo il connubio di aspetti culturali, sociali e spirituali che caratterizzano una comunità. A differenza di una semplice società, una civiltà si definisce tale perché i suoi membri condividono regole e prospettive che nascono dal passato e fanno da guida per il futuro. La Civiltà è un percorso, una conquista, il vero progresso.

Il suo opposto è l’inciviltà: la dissoluzione della comunità in singoli egoismi, l’interruzione di un cammino comune, il caos. L’era dei disvalori e l’autoestinzione. Le civiltà si estinguono per annientamento da parte di un invasore o per autoestinzione. Nell’era moderna, il miraggio dell’appagamento materiale ed effimero ha sostituito l’eternità della bellezza artistica e architettonica, specchio di una visione condivisa. Oggi l’educazione e il rispetto vengono sopraffatti dall’insolenza, mentre l’etica cede il passo ai disvalori.

L’ultimo baluardo di una civiltà è la difesa dei membri della sua stessa comunità, elemento essenziale per sopravvivere e prosperare.

La nostra cultura, dopo essere stata un faro per millenni, negli ultimi decenni ha subito attacchi pesanti. Il progressismo, le dinamiche migratorie e l’abiura dei valori spirituali hanno ridotto l’Italia e l’Europa a un malato terminale.

Il voto in Veneto sul suicidio assistito e il “requiem” della politica

È proprio la stretta attualità a offrirmi lo stimolo per l’ennesima riflessione sulla strada che abbiamo intrapreso, una strada che porta dritta alla tomba. Ieri il Consiglio regionale del Veneto ha approvato a larga maggioranza la legge sul suicidio assistito, prima tra le regioni a guida di centro-destra. Non mi sorprende — poiché ormai da tempo non faccio distinzioni tra schieramenti — che i rappresentanti di facciata di un mondo che dovrebbe difendere la sacralità della vita abbraccino disvalori opposti al mandato ricevuto dagli elettori in buona fede.

A guidare la recita del requiem della nostra civiltà troviamo quasi tutti i consiglieri della Lega, apparsi decisamente più determinati nell’approvazione del “fine vita” che nell’attuazione dell’autonomia, votata dalla quasi totalità dei veneti. La peggiore delle inciviltà. La riflessione porta a una sola conclusione. Una civiltà che anziché assistere i propri cittadini nei momenti di massima fragilità li agevola a rinunciare alla vita, ha cessato di esistere. Una comunità che legalizza l’interruzione della vita dei suoi membri, dal concepimento alla morte naturale, è peggiore di un esercito invasore. Rappresenta il tradimento definitivo dei propri valori e l’incapacità di garantire un futuro ai propri cittadini. In una parola: la peggiore delle inciviltà.

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Bengalesi d’oro: tanti, ricchi e alla conquista dell’Italia. Dalla colletta per la moschea al business dei mini-market

Cronaca – di Leo Malaspina – 3 Settembre 2026 alle 16:57

Poveri, poverissimi, praticamente milionari. Alla faccia degli stereotipi sugli immigrati che vengono in Italia per sopravvivere, le cifre sulla comunità del Bangladesh, i bangladini o bengalesi, come vengono definiti, parlano di un business imponente, con un “fatturato” record tra le varie popolazioni di stanza qui da noi. Secondo alcune ricostruzioni, per la costruzione della contestata moschea a Mestre sarebbero stati raccolti fino a 15 milioni di euro, una cifra enorme, con donazioni anche di 30mila euro a persona. Per non parlare del business dei mini-market, che da qualche giorno si segnalano per la triste vicenda dello stupratore bengalese che si è approfittato di una bambina ed è stato liberato da un giudice molto “generoso”. Le cifre della Banca d’Italia, pubblicate oggi dal “Messaggero“, illuminano soprattutto il fenomeno del nordest d’Italia, nella provincia di Venezia.

I numeri dei bengalesi in Italia

Nel 2025 le rimesse inviate a Dacca dalla provincia veneziana hanno raggiunto la cifra record di 107,9 milioni di euro. Per fare un confronto, la seconda comunità per volume di invii (le Filippine) si attesta a 6,7 milioni. Nel 2005, con circa duemila residenti bangladesi, il flusso era inferiore a 400 mila euro. Dal 2006 è iniziato un incremento costante e imponente. L’aumento è legato alla crescita della popolazione bangladese sul territorio, all’abbattimento dei costi di trasferimento grazie alle tecnologie digitali e all’aumento dei redditi e delle imprese gestite da cittadini bengalesi (passate da venti a oltre mille).L’elevato ammontare dei fondi inviati all’estero contrasta con i bassi livelli di ISEE dichiarati in Italia, che consentono a molte famiglie di accedere al sistema di welfare locale e statale.

I dati su tutta Italia sono ancora più illuminanti. Nel 2024 dall’Italia sono stati inviati in Bangladesh 1,397 miliardi di euro, il 16,9% di tutte le rimesse in uscita dall’Italia. Nel 2025 il Bangladesh è rimasto al primo posto e la quota è salita addirittura al 19,6%. Considerando 8,6 miliardi complessivi di rimesse nel 2025, significa circa 1,69 miliardi di euro diretti in Bangladesh in un solo anno.

C’è poi una presenza imprenditoriale significativa. Al 31 dicembre 2024 in Italia risultavano 392.751 titolari di imprese individuali nati in Paesi extra-UE; i bangladesi rappresentavano una quota prossima o superiore al 5%, quindi nell’ordine di oltre 20 mila imprenditori individuali.

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A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi e Simone Orletti

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