Il mondo non si governa più da Washington: Putin, Xi e Trump verso un vertice storico
Un incontro tra Vladimir Putin, Xi Jinping e Donald Trump potrebbe diventare uno degli appuntamenti diplomatici più importanti dell’anno. Secondo Yuri Ushakov, consigliere presidenziale russo, i leader di Russia, Cina e Stati Uniti hanno confermato la propria disponibilità a incontrarsi in occasione del prossimo vertice APEC, previsto a Shenzhen, in Cina. I preparativi sarebbero già in corso da parte degli organizzatori cinesi, mentre gli esperti avrebbero iniziato a lavorare sui possibili contenuti del colloquio.
Resta tuttavia da garantire la presenza simultanea dei tre presidenti. Ushakov ha precisato che, in uno scenario favorevole, l’incontro potrebbe entrare nell’agenda del vertice. La cautela diplomatica non nasconde la portata dell’iniziativa. Un confronto diretto tra i leader delle tre maggiori potenze avrebbe inevitabilmente ripercussioni sugli equilibri internazionali, dalla sicurezza globale ai conflitti in corso, fino alle relazioni economiche e commerciali. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha respinto i paragoni con una nuova Conferenza di Yalta, il vertice del 1945 nel quale Unione Sovietica, Stati Uniti e Regno Unito discussero l’assetto dell’Europa e dell’ordine internazionale dopo la Seconda guerra mondiale. Peskov ha tuttavia riconosciuto che un simile incontro avrebbe una rilevanza mondiale.
La differenza rispetto al passato è sostanziale: oggi il sistema internazionale è attraversato dall’ascesa della Cina, dal consolidamento della partnership strategica russo-cinese e dalla crescente difficoltà degli Stati Uniti di gestire unilateralmente le crisi globali. Un eventuale vertice a tre non significherebbe necessariamente un accordo su tutte le questioni, né la nascita di un nuovo direttorio mondiale. Potrebbe però aprire uno spazio di confronto diretto tra potenze i cui rapporti, tra competizione e cooperazione, condizionano sempre più il futuro del pianeta.
In un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dalla crisi delle istituzioni internazionali, la disponibilità al dialogo rappresenterebbe già un segnale significativo. La vera posta in gioco sarà capire se le tre capitali riusciranno a trasformare questa apertura in iniziative concrete per la sicurezza e la stabilità globale.
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