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Il governo non può usare la sicurezza come scudo per sé

Gli scontri a Milano in occasione della manifestazione contro il caro vita di sabato 17 ottobre (LaPresse)

Le devastazioni di Milano non ammettono ambiguità. Chi aggredisce gli agenti, saccheggia i negozi e distrugge la città non esercita un diritto: commette reati e ne deve rispondere. La solidarietà alle forze dell’ordine viene prima di qualsiasi calcolo politico.

Ma proprio qui comincia il problema di Matteo Piantedosi. Di fronte alle critiche di Beppe Sala sulla gestione dell’ordine pubblico, il ministro dell’Interno ha scelto di liquidare il sindaco come esponente della «sinistra radical chic», incapace di condannare i violenti senza cercare colpe nello Stato. Una risposta muscolare, utile alla polemica ma assai meno a chi ha il compito di garantire la sicurezza.

Il punto non è stabilire chi abbia vinto il duello verbale tra il Viminale e Palazzo Marino. È capire se il dispositivo predisposto per affrontare le manifestazioni fosse adeguato e che cosa si possa fare per evitare che episodi simili si ripetano. Sono domande legittime, alle quali un ministro dell’Interno dovrebbe rispondere nel merito. Non sono un atto d’accusa contro la polizia, né un’assoluzione per chi ha devastato Milano.

Piantedosi sostiene che l’operato delle forze dell’ordine sarà valutato a posteriori. Bene: è esattamente ciò che ci si aspetta. Ma se questa verifica è doverosa, non si comprende perché chi solleva il problema debba diventare bersaglio di attacchi personali. La fermezza non consiste nel respingere ogni obiezione; consiste nel dimostrare che le istituzioni sanno affrontarla senza perdere autorevolezza.

C’è una differenza sostanziale tra difendere le forze dell’ordine e usare le forze dell’ordine per difendere il governo. Nel primo caso si tutelano le istituzioni; nel secondo si rischia di trasformarle in un argomento di propaganda, come se discutere le scelte del ministero significasse schierarsi dalla parte dei teppisti. È una confusione che non giova né agli agenti né alla sicurezza dei cittadini.

Chi governa ha una responsabilità che va oltre la condanna, pur necessaria, dei disordini. Deve assicurare che le piazze siano gestite nel modo più efficace possibile, che gli agenti possano operare nelle condizioni migliori e che gli eventuali errori vengano riconosciuti. È per questo che esistono le responsabilità politiche: non per attribuire al ministro ogni gesto di un manifestante, ma per chiedergli conto delle decisioni prese sotto la sua autorità.

Sala, da parte sua, non è esente da critiche solo perché è stato attaccato da Piantedosi. Ma la replica del ministro non risolve le questioni sollevate: le copre con un’etichetta e le trascina sul terreno dello scontro tra maggioranza e opposizione.

La sicurezza non appartiene a una parte politica. E la credibilità di chi la governa non si misura dalla durezza delle dichiarazioni, ma dalla capacità di garantire risultati, rendere conto delle proprie scelte e correggere ciò che non funziona. A Milano servono responsabilità accertate, non bersagli politici.

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