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Manovra, taglio Irpef in due tempi con aliquota al 33% fino a 55mila euro: l’ipotesi di Tajani

Spunta una nuova ipotesi per la Manovra 2027: l’estensione del secondo scaglione Irpef potrebbe arrivare gradualmente per contenere i costi della misura. Il primo intervento riguarderebbe i redditi fino a 55mila euro, con un risparmio massimo di 500 euro annui. Per raggiungere la soglia dei 60mila euro bisognerebbe attendere il prossimo anno.

Il progetto, illustrato dal vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani durante una riunione interna del partito.

Manovra, taglio Irpef in due tempi

La misura potrebbe riguardare circa 3 milioni di contribuenti. La possibilità di procedere dipenderà anche dall’esito del confronto con Bruxelles sulla flessibilità di bilancio.

L’eventuale estensione del 33% fino a 55mila euro avrebbe effetti diversi a seconda del reddito dichiarato. Il beneficio deriverebbe dalla riduzione di dieci punti percentuali applicata alla parte di reddito che, con le regole attuali, ricade nell’aliquota del 43%.

Oggi, infatti, il 33% si applica alla fascia di reddito compresa tra 28mila e 50mila euro, mentre oltre i 50mila euro scatta l’aliquota del 43%.

Portare la soglia superiore a 55mila euro significherebbe applicare il 33% anche ai successivi 5mila euro di reddito imponibile. Il risparmio massimo sarebbe quindi, come detto, di 500 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 55mila euro, considerando esclusivamente la differenza tra le due aliquote. Con l’estensione fino a 60mila euro, invece, il beneficio massimo salirebbe a 1.000 euro annui.

Qui sotto una sintesi degli effetti progressivi sul reddito:

  • con un reddito imponibile annuo di 50.000 euro > non si si avrebbe alcun beneficio;
  • reddito di 52.000 euro > 200 euro;
  • reddito di 55.000 euro > 500 euro;
  • reddito di 60.000 euro > 500 euro con la prima fase (2027) e 1.000 euro con l’estensione completa (2028).

Irpef del settore agricolo

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha inoltre dichiarato che il governo intende confermare l’esenzione dal pagamento dell’Irpef per il settore agricolo per due anni.

Sanità, giovani e caro energia

Gli interventi sull’Irpef sono soltanto alcune delle questioni sul tavolo del Governo Meloni. Ci sono poi le ipotesi che riguardano la sanità e la possibilità di un cashback.

E per quanto riguarda la flat tax, sono queste le ipotesi allo studio:

  • una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni;
  • una flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività;
  • una flat tax per le partite Iva con soglia da portare a 100mila euro.

C’è poi l’ampio capitolo dei bonus casa. Trovando le coperture, il Governo punta a confermare le aliquote di

  • Ecobonus;
  • Sismabonus;
  • Bonus ristrutturazioni ordinario.

Senza un nuovo intervento normativo, dal 2027 le aliquote calerebbero dal 50% al 36% per la prima casa e dal 36% al 30% per gli altri immobili.

Fra i desiderata del Governo ci sarebbe poi la possibilità di spingere l’Ecobonus al 65%.

Per quanto riguarda il taglio del bollo auto per le vetture di cilindrata più bassa per tutto il 2027, l’intenzione manifesta è quella di rendere la misura strutturale.

Manovra 2027, le incognite

Sulla Manovra pesa l’incognita delle coperture. Il Governo ha intavolato una discussione con la Commissione Ue per chiedere maggiore flessibilità sui conti.

C’è poi la ricerca di fondi da banche e assicurazioni, con l’esecutivo che chiede 5 miliardi e il settore che resiste rievocando il preesistente accordo.

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Manovra 2027, quanto cambia il netto di stipendi e pensioni: le simulazioni

La prossima Legge di bilancio potrebbe cambiare le trattenute su stipendi e pensioni. Per capire se resteranno più soldi sul conto, però, bisogna partire dal reddito sul quale si pagano le tasse, che per un dipendente è diverso dalla retribuzione lorda indicata nel contratto. E leggere con attenzione le soglie degli annunci politici, perché un taglio dell’Irpef «fino a 60mila euro» non significa un risparmio per tutti quelli che guadagnano meno di quella cifra.

Quanto cambierebbe, quindi, rispetto alle tasse pagate oggi? Le simulazioni partono da 20mila euro di imponibile annuo e confrontano l’imposta attuale con quella ipotizzata per il 2027, indicando il risparmio annuale e il suo equivalente mensile.

Quanto si risparmierebbe ai diversi redditi

Attualmente, l’Irpef prevede il 23% fino a 28mila euro, il 33% dai 28mila fino a 50mila euro, il 43% sulla quota che supera 50mila euro. La seconda aliquota è già scesa dal 35% al 33% con la precedente legge di bilancio.

L’ipotesi per il 2027 sul quale sta lavorando il Mef manterrebbe il 33% anche sui successivi 10.000 euro. Su quella fascia il prelievo scenderebbe di 10 punti percentuali, dal 43% al 33%.

Facciamo due conti. La tabella confronta l’Irpef lorda, prima delle detrazioni, calcolata con le aliquote attuali e con l’ipotetico ampliamento dello scaglione. Non rappresenta il totale delle trattenute su stipendio o pensione.

Reddito imponibile annuo Irpef lorda attuale Ipotesi 2027 Risparmio annuo Media 12 mesi
20.000 € 4.600 € 4.600 € 0 € 0 €
28.000 € 6.440 € 6.440 € 0 € 0 €
35.000 € 8.750 € 8.750 € 0 € 0 €
40.000 € 10.400 € 10.400 € 0 € 0 €
50.000 € 13.700 € 13.700 € 0 € 0 €
52.000 € 14.560 € 14.360 € 200 € 16,67 €
55.000 € 15.850 € 15.350 € 500 € 41,67 €
60.000 € 18.000 € 17.000 € 1.000 € 83,33 €
70.000 € 22.300 € 21.300 € 1.000 € 83,33 €

Elaborazione sulle aliquote attuali e sull’ipotesi del 33% fino a 60mila euro. Si assumono invariati gli altri elementi del sistema fiscale. Le medie mensili sono equivalenze aritmetiche, non previsioni dei singoli cedolini.

Chi supera 60mila euro conserverebbe il beneficio massimo teorico di mille euro, salvo eventuali limiti o correttivi introdotti dalla legge. Questo accadrebbe perché anche un contribuente con 70.000 euro di imponibile possiede la quota fra 50.000 e 60.000 euro sulla quale diminuirebbe l’imposta.

Perché il 33% non si applica a tutto il reddito

L’Irpef funziona per scaglioni, quindi superare una soglia significa applicare l’aliquota successiva soltanto alla parte eccedente. Prendiamo un imponibile di 55.000 euro dove il totale dell’imposta lorda è di 15.850, ma così composta:

  • 6.440 euro sui primi 28.000;
  • 7.260 euro sulla fascia successiva fino a 50.000;
  • 2.150 euro sugli ultimi 5.000.

Con la modifica ipotizzata, l’imposta sugli ultimi 5mila euro scenderebbe da 2.150 a 1.650 euro. Il risparmio sarebbe di 500 euro, ottenuto moltiplicando 5.000 euro per i 10 punti di riduzione. Non si calcolerebbe applicando lo sconto all’intero reddito.

Quale cifra controllare in busta paga e nella pensione

Per confrontarsi con la tabella bisogna cercare il reddito imponibile fiscale annuo. La retribuzione annua lorda indicata nel contratto non coincide normalmente con questo valore, perché dal lordo del dipendente vengono sottratti i contributi previdenziali obbligatori a suo carico.

Una Ral di 55.000 euro, quindi, non basta per attribuirsi i 500 euro di risparmio della simulazione. Occorre verificare l’imponibile fiscale risultante dai cedolini e, a consuntivo, dalla Certificazione unica.

Per i pensionati, la CU dell’ente previdenziale permette di individuare il reddito pensionistico fiscalmente rilevante. Chi riceve più pensioni o possiede altri redditi deve considerare il quadro complessivo dei redditi soggetti all’Irpef ordinaria: guardare soltanto un assegno può portare a individuare lo scaglione sbagliato.

Dipendenti e pensionati, quanto cambierebbe il netto

A parità di imponibile, la riduzione dell’imposta lorda sarebbe uguale. Le detrazioni per lavoro dipendente e pensione seguono però regole diverse; quindi, non basta conoscere l’aliquota per ricostruire il netto completo. Le rispettive detrazioni ordinarie per tipologia di reddito si azzerano a 50mila euro.

Un dipendente con 55.000 euro di imponibile, senza altri redditi e a parità di tutte le altre condizioni fiscali, avrebbe dunque 500 euro annui di minore Irpef. Sono circa 38,46 euro su tredici mensilità, oppure 35,71 euro su quattordici.

Un pensionato con 60.000 euro di imponibile annuo, nelle stesse condizioni semplificate, risparmierebbe mille euro, equivalenti a 76,92 euro per tredici mensilità.

La distribuzione effettiva nei cedolini dipenderebbe dalla decorrenza della norma e dai tempi di applicazione. Addizionali regionali e comunali, altre detrazioni e conguagli continuerebbero a incidere sull’accredito.

Chi resterebbe escluso e quando arriverebbero i soldi

Da questa estensione non deriverebbe un nuovo vantaggio per chi ha un imponibile fino a 50.000 euro. Resterebbero quindi esclusi anche molti lavoratori e pensionati già interessati dal precedente taglio dal 35% al 33%. L’INPS ha applicato quella riduzione sulle pensioni da marzo 2026, riconoscendo anche gli arretrati di gennaio e febbraio.

Il beneficio non riguarderebbe direttamente i redditi tassati con un’imposta sostitutiva, come quelli dell’attività in regime forfettario.

L’invio del Documento programmatico di bilancio, comunicato dal MEF il 15 ottobre, è un passaggio della preparazione della manovra, non rende operative nuove aliquote. Per sapere quanto arriverà davvero serviranno la norma approvata, la sua decorrenza e gli eventuali correttivi. Se l’estensione non entrasse nella legge, il risparmio aggiuntivo mostrato nelle simulazioni sarebbe pari a zero.

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Regime impatriati e contributi INPS, le modalità di calcolo dell’imponibile per gli autonomi

L’attrazione delle elevate professionalità verso il territorio nazionale ha rappresentato, per anni, uno dei pilastri delle politiche fiscali italiane. Tuttavia, quando un professionista sceglie di trasferire la propria residenza anagrafica e fiscale in Italia svolgendo un’attività di lavoro autonomo, l’attenzione si focalizza quasi sempre sulla quota di reddito esente da Irpef, lasciando in secondo piano un interrogativo di fondamentale importanza: come impatta l’agevolazione sui contributi previdenziali?

La relazione tra il regime impatriati e i contributi Inps genera spesso dubbi interpretativi. La causa principale di questa confusione risiede nella tendenza a valutare il sistema fiscale e quello previdenziale come due comparti distinti. Per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata, al contrario, esiste un legame giuridico diretto tra le due voci che incide favorevolmente sul calcolo delle somme dovute all’ente previdenziale.

Regime impatriati: la genesi dell’agevolazione fiscale

Per comprendere l’evoluzione del regime impatriati occorre analizzare la sequenza legislativa che ne disciplina l’ambito applicativo.

Storicamente, la misura ha trovato il suo perimetro nella disciplina dettata dall’articolo 16 del Decreto Legislativo n. 147 del 14 settembre 2015. Questa norma offriva una generale e consistente riduzione della base imponibile Irpef per i lavoratori che trasferivano la residenza nel territorio dello Stato. In quella prima versione, la portata del beneficio risultava particolarmente estesa, intercettando sia i redditi di lavoro dipendente sia quelli d’impresa e di lavoro autonomo.

A seguito delle riforme di razionalizzazione della fiscalità internazionale, per i soggetti che trasferiscono la residenza fiscale a decorrere dal periodo d’imposta 2024, il legislatore ha riscritto le regole d’accesso. Il nuovo riferimento normativo è rappresentato dall’articolo 5 del Decreto Legislativo n. 209 del 27 dicembre 2023 (attuativo della delega fiscale per la riforma della fiscalità internazionale).

La nuova disposizione prevede, in presenza dei requisiti di qualificazione e di permanenza, che i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da persone fisiche concorrano alla formazione del reddito complessivo nella misura ridotta del 50% (quota che può scendere al 40% in specifiche ipotesi legate alla presenza di figli minori o a particolari condizioni di acquisto dell’unità immobiliare residenziale). A differenza della normativa del 2015, il nuovo quadro delimitato dal D.Lgs. n. 209/2023 restringe la platea dei beneficiari, includendo espressamente l’esercizio di arti e professioni ma escludendo in modo sistematico i redditi d’impresa generati da attività commerciali o artigianali.

Il principio di derivazione

Compreso l’ambito fiscale dell’abbattimento del reddito, la domanda decisiva riguarda il meccanismo con cui il regime impatriati riduce la base per i contributi Inps. La risposta non risiede nelle norme tributarie, bensì nella legge di riforma del sistema pensionistico.

Il cardine su cui poggia l’intero sistema della Gestione Separata è l’articolo 2, comma 29, della Legge n. 335 dell’8 agosto 1995 (nota come Riforma Dini). Tale comma sancisce un principio fondamentale: la contribuzione dovuta dai soggetti che esercitano per professione abituale attività di lavoro autonomo si applica sul reddito delle attività determinato con gli stessi criteri previsti ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla dichiarazione annuale dei redditi.

Questo collegamento normativo prende il nome di principio di derivazione dell’imponibile contributivo da quello fiscale. L’Inps non determina in modo autonomo la base imponibile per i professionisti privi di una Cassa autonoma, ma recepisce direttamente la misura del reddito che concorre all’Irpef.

Pertanto, quando una disposizione speciale come l’articolo 5 del D.Lgs. n. 209/2023 (o il precedente art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015) stabilisce che soltanto una percentuale del reddito professionale costituisce materia imponibile ai fini Irpef, tale riduzione si riflette automaticamente sulla base contributiva. L’effetto di risparmio previdenziale non deriva da un’esenzione introdotta dall’Inps, ma è la conseguenza diretta della determinazione del reddito fiscale derivante dalla legge di riforma del 1995.

La determinazione del reddito: il ruolo del Quadro Re

Dal punto di vista operativo e dichiarativo, il punto di partenza per quantificare l’imponibile è rappresentato dalle norme del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

L’articolo 53, comma 1, del D.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986 (Tuir) definisce i redditi di lavoro autonomo come quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni, mentre l’articolo 54 del Tuir ne stabilisce le regole di determinazione, basate sulla differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute ed effettivamente deducibili. Nel Modello Redditi Persone Fisiche, questa quantificazione avviene all’interno del Quadro Re.

Il collegamento formale tra la dichiarazione dei redditi e il calcolo dei versamenti previdenziali è stato specificato sul piano applicativo dalla circolare Inps n. 62 del 27 maggio 2026. Questo documento di prassi fornisce le istruzioni operative per la compilazione della Sezione II del Quadro Rr del modello dichiarativo, ossia il prospetto destinato alla determinazione dei contributi dovuti alla Gestione Separata dai liberi professionisti.

La circolare precisa che il reddito di riferimento è quello emergente dal Quadro Re (in particolare dal bilancio tra compensi e spese deducibili di cui al rigo RE6 e RE20, al netto delle perdite pregresse di cui ai righi RE23 o RE25). È su tale reddito netto professionale che si inserisce l’abbattimento percentuale dell’agevolazione. Di conseguenza, l’importo che viene trasferito nel Quadro Rr per il calcolo della contribuzione rispecchia già la misura ridotta prevista dal regime agevolato.

Le distinzioni fondamentali: Gestione Separata, Casse d’ordine e Impresa

Un errore frequente consiste nel generalizzare l’effetto previdenziale a qualsiasi forma di lavoro autonomo. È indispensabile tracciare tre distinzioni sostanziali.

Professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps

È la categoria che beneficia appieno e direttamente dell’automatismo. Non avendo una cassa di previdenza di categoria con regolamenti autonomi, per questi soggetti opera integralmente il richiamo all’articolo 2, comma 29, della Legge n. 335/1995.

Professionisti appartenenti a Casse di Previdenza Autonome

Ingegneri, architetti, avvocati, medici, commercialisti e altri professionisti iscritti agli Ordini non rispondono alla Gestione Separata. Ciascuna Cassa di previdenza privata opera in forza di un proprio statuto e di regolamenti specifici approvati dai ministeri vigilanti.

Molte di queste Casse definiscono il reddito imponibile su cui calcolare i contributi soggettivi e integrativi facendo riferimento ai compensi o ai redditi netti professionali prima di qualsiasi abbattimento fiscale speciale. Pertanto, l’esistenza di un beneficio ai fini Irpef non implica automaticamente una riduzione del carico previdenziale, il quale va verificato presso la singola Cassa.

Imprenditori individuali, artigiani e commercianti

Con il quadro normativo delineato dal D.Lgs. n. 209/2023, la figura dell’imprenditore individuale è totalmente esclusa dall’ambito del regime impatriati. Qualora un soggetto stia ancora beneficiando del previgente regime di cui al D.Lgs. n. 147/2015, la Gestione Artigiani e Commercianti dell’Inps applica regole di calcolo della base imponibile che non seguono il criterio di derivazione del quadro Re, prevedendo minimali e massimali specifici.

Fasi operative per la determinazione della quota contributiva

Per eseguire correttamente la sequenza di calcolo dell’importo dovuto alla Gestione Separata, il professionista deve seguire un ordine logico e sequenziale.

Determinazione del reddito effettivo

Si calcola la differenza tra compensi percepiti e costi deducibili inerenti all’attività professionale secondo le regole dell’articolo 54 del Tuir. Il risultato costituisce il reddito del Quadro Re.

Applicazione dell’agevolazione

Si applica la percentuale di abbattimento prevista dal regime di rimpatrio spettante (ad esempio la quota imponibile del 50% prevista dall’articolo 5 del D.Lgs. n. 209/2023).

Definizione della base previdenziale

La cifra risultante dall’abbattimento viene assunta come base di calcolo per il Quadro Rr della dichiarazione dei redditi.

Applicazione dell’aliquota di computo

Sulla base imponibile ridotta si applica l’aliquota Inps di riferimento. Come ricordato dalla prassi dell’Ente, l’aliquota varia in funzione della situazione individuale del professionista:

  • aliquota piena, si applica ai soggetti privi di altra tutela previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione (per il periodo d’imposta 2025/2026 pari al 26,07%);
  • aliquota ridotta, che corrisponde al 24% e si applica ai soggetti che risultano contemporaneamente coperti da un’altra gestione previdenziale obbligatoria (es. lavoratori dipendenti che svolgono anche attività professionale) o che sono titolari di pensione diretta o ai superstiti.

Deduzione dal reddito fiscale

I contributi previdenziali quantificati ed effettivamente versati nell’anno solare vengono scomputati come onere deducibile dall’imponibile IRPEF, riducendo ulteriormente il carico fiscale finale.

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Drenaggio fiscale da 35,4 miliardi: cosa cambia per stipendi e pensioni

L’inflazione torna a pesare sui conti pubblici e sulle tasse. Da un lato aumenta alcune voci di spesa dello Stato, come pensioni, assegno unico, acquisti della Pubblica amministrazione e interessi sul debito. Dall’altro lato spinge le entrate fiscali, soprattutto attraverso Iva e Irpef. Nel caso dell’Irpef il meccanismo si chiama fiscal drag, o drenaggio fiscale. Si verifica quando i redditi nominali aumentano per rincorrere l’inflazione, ma gli scaglioni e le soglie fiscali non vengono adeguati allo stesso ritmo. Il risultato è che il contribuente può pagare più imposte anche senza un reale aumento del potere d’acquisto.

L’ipotesi taglio Irpef al ceto medio

Il tema entra nel confronto sulla prossima manovra e si lega alla proposta di tagliare l’Irpef per il ceto medio. L’ipotesi discussa prevede di alzare da 50mila a 60mila euro la soglia di reddito a cui si applica l’aliquota del 33%.

La misura è sostenuta da una parte della maggioranza, ma presenta un costo rilevante: circa 2,7 miliardi di euro all’anno. Una cifra importante, soprattutto in una manovra che, al netto dell’extradeficit da clausola, potrebbe valere complessivamente tra 7 e 8 miliardi di euro, coperture permettendo.

In merito all’ipotesi taglio Irpef, il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato: “Sul nuovo taglio Irpef bisogna assolutamente procedere”. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha invece precisato: “Non è stata presa ancora alcuna decisione”.

Più gettito, ma non più coperture

Il gettito prodotto dal fiscal drag non può essere considerato automaticamente una nuova copertura per finanziare altre spese. L’Irpef aggiuntiva generata dall’aumento nominale dei redditi è già inserita nei tendenziali di finanza pubblica, cioè nelle previsioni su deficit e debito a legislazione vigente.

Una parte dell’aumento del gettito atteso dalle imposte dirette tra quest’anno e il 2029 deriva proprio da questo effetto. La crescita prevista è pari al 9,3%. Il drenaggio fiscale contribuisce quindi alla traiettoria dei conti pubblici concordata con l’Unione europea, ma non libera automaticamente margini per interventi aggiuntivi.

I numeri del drenaggio fiscale

Secondo le stime del ministero dell’Economia, il fiscal drag dovrebbe produrre 4,4 miliardi di euro quest’anno. Nel 2027 sono attesi altri 3,4 miliardi, nel 2028 2,4 miliardi e nel 2029 2,8 miliardi. Il meccanismo però ha effetti che si sommano nel tempo. Il gettito generato in un anno si ripete anche negli anni successivi. Per questo, in termini cumulati, il drenaggio fiscale potrebbe portare 35,4 miliardi di euro in quattro anni.

Il fiscal drag nasce dall’effetto combinato tra aumento dei redditi nominali e struttura progressiva dell’Irpef. Quando stipendi e pensioni salgono per compensare il caro prezzi, una parte di questi aumenti può finire in scaglioni fiscali più alti o ridurre il peso relativo di detrazioni e soglie.

In pratica, il reddito cresce sulla carta, ma spesso serve solo a compensare l’inflazione. Se il sistema fiscale non viene aggiornato, il prelievo aumenta. Per questo il drenaggio fiscale può generare più gettito per lo Stato, ma non corrisponde necessariamente a una maggiore ricchezza reale per famiglie e lavoratori.

Perché l’effetto del drenaggio fiscale può pesare sui redditi

Il Documento programmatico di finanza pubblica si basa sull’inflazione registrata fino ad agosto dall’indice Foi, riferito alle famiglie di operai e impiegati. Se l’inflazione dovesse restare elevata più a lungo, l’effetto del fiscal drag potrebbe diventare ancora più significativo. Negli anni recenti l’Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato che tra il 2021 e il 2023 l’inflazione abbia generato un gettito extra da 25 miliardi l’anno.

Le riforme Irpef hanno compensato integralmente l’effetto per i redditi fino a 32mila euro annui, ma senza indicizzazione degli scaglioni il drenaggio fiscale tende a ripresentarsi. Senza nuovi interventi, l’effetto può riguardare sia le fasce più basse sia il ceto medio, soprattutto quando gli aumenti nominali dei redditi non si traducono in un reale aumento del potere d’acquisto.

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Manovra fra cedolare secca al 5%, Irpef fino a 60mila euro e flat tax: tutte le ipotesi

Che Manovra sarà dipenderà in larga parte dal braccio di ferro fra Italia e Unione europea. Ne ha dato conferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale il testo definitivo della Legge di Bilancio 2027 potrà essere delineato solo dopo la fine delle procedure europee relative alla clausola di salvaguardia e alle richieste di flessibilità sui conti pubblici.

Il Governo sconta anche la mancata uscita dalla procedura d’infrazione Ue per il deficit rimasto sopra il 3%. Oggi l’Italia ha sforato per appena un decimale (0,1%). Nel frattempo, però, emergono i primi orientamenti in merito alle misure considerate dal Governo.

Cedolare secca al 5%

Il Governo punta a dare una prima risposta all’emergenza casa con una cedolare secca al 5% per gli affitti lunghi e a canone concordato.

Per gli affitti lunghi, attualmente l’aliquota ordinaria della cedolare secca è al 21%. Che cala al 10% per i contratti a canone concordato nel rispetto dei requisiti di legge. Una eventuale aliquota agevolata al 5% potrebbe rappresentare una agevolazione contro il caro casa, soprattutto in quei comuni in cui l’emergenza abitativa è particolarmente forte.

Si ricorda che il canone concordato non conviene solo all’inquilino: i proprietari possono beneficiare di sconti sull’Irpef e sulle imposte.

Lavoro per i giovani

C’è poi il capitolo giovani: Giorgetti ha annunciato già da tempo l’idea di una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni.

La misura dovrebbe costare attorno ai 350 milioni di euro. Ma il ministro ha invocato anche “la collaborazione dei datori di lavoro”.

E poi dovrebbe essere replicata la flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività.

Ma l’universo “flat tax” riguarda anche un’altra categoria: le partite Iva. Attualmente la soglia è stata portata da 65.000 euro a 85.000 euro. Ora il Governo starebbe puntando a quota 100.000 euro. Ma serve aprire un tavolo con l’Ue, dal momento che per farlo sarebbe necessario andare a ritoccare anche la normativa sull’Iva. A spingere forte su questo punto è in particolare la Lega.

Irpef

C’è poi il capitolo Irpef, con una carezza rivolta al ceto medio. L’ipotesi è quella di estendere l’aliquota Irpef al 33% fino ai 60.000 euro lordi l’anno. Ora il limite è fissato a 50.000 euro. Una misura del genere costerebbe sui 2,6 miliardi.

Nell’ultimo intervento, l’aliquota Irpef scese dal 35% al 33% sui redditi compresi tra 28.000 euro e 50.000 euro.

Bollo auto

“Bollo ciao!”, ha cantato la premier Giorgia Meloni alla kermesse Fenix 2026. Nell’anno in corso il bollo auto è stato tolto a tutte le moto e ai veicoli di bassa cilindrata. Si tratta, però, di una misura relativa solo all’anno 2027, costata 2,3 miliardi da fondi Pnrr.

Energia e difesa

Lo scostamento di Bilancio di 28,8 miliardi di euro per le spese destinate a energia e difesa, previste dalla clausola di salvaguardia, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 ottobre. Ci sarà un nuovo voto in Parlamento, nella giornata del 13 ottobre, per dare l’ok all’extradeficit.

Per l’energia viene prevista una spesa di 7,2 miliardi l’anno per il biennio 2027-2028. Prevista un’identica cifra per la difesa e la sicurezza.

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