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“Quando ci spaventa di più la violenza sulle cose che la violenza sulle persone, è lì che abbiamo perso”: Willie Peyote interviene durante un suo concerto sui fatti di Milano

“In questi giorni si sente molto la frase ‘la violenza va condannata sempre’. Gli schieramenti politici hanno fatto a gara a chi lo diceva prima e sono convinto che anche qualcuno tra di voi pensi che la violenza vada sempre condannata. È comprensibile, lo capisco, ma non sono d’accordo” ha spiegato Willie Peyote nel corso del suo concerto di martedì 20 ottobre al Fabrique di Milano.

Anche lui ha deciso, infatti, di esporsi commentando i fatti di Milano degli scorsi giorni, dopo che a farlo erano già stati diversi suoi colleghi, a partire da Marracash. “In questa città, nella mia città, non possiamo prenderci un pieno di benzina, gli stipendi sono fermi da trent’anni, qualcuno parla di riarmo, qualcuno parla di mandarvi al fronte e quella roba è molto più violenta” ha sostenuto Peyote, parlando davanti al suo pubblico.

“Soprattutto le persone che stanno delegittimando le proteste di questi giorni, parlando solo della violenza, sono le persone che usano la violenza come cifra stilistica, come programma politico. Sono le persone che parlano di remigrazione, sono le persone che parlano di togliere il reato di femminicidio, sono persone che pensano ci siano italiani di serie B, che se hai un certo cognome e un certo colore della pelle tu non sarai mai italiano davvero. Sono le persone che negano il cambiamento climatico, sono le persone che davanti a settantamila morti a Gaza si girano dall’altra parte, però sono le stesse persone che volevano la grazia per Mario Roggero perché è legittima difesa se tu ammazzi due cristiani che ti rubano a casa, però poi quando vedi gli abusi di potere in giro per le strade della mia città pensi alle vetrine, pensi alle cose” ha proseguito nella sua argomentazione il rapper.

“Quando ci fa più male, quando ci indigna di più, quando ci spaventa di più la violenza sulle cose che la violenza sulle persone, è lì che abbiamo perso. È lì che il sistema vince e che questo sistema ci impoverisce di più” ha infine concluso Peyote.

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Mio zio Dario Farina ha vinto due volte Sanremo con canzoni semplici. Mica facile!

Mio zio Dario Farina ha spento da pochissimo 80 candeline (una famosa battuta recita: sei vecchio quando le candeline costano più della torta). Dario Farina è uno dei compositori italiani di musica pop di maggiore successo, pensate che la sua Felicità ha venduto nel mondo 25 milioni di dischi. Il bello è che non si è trattato di un colpo di fortuna, mio zio ha composto altri brani di grandissimo successo, per citarne alcuni: Sarà perché ti amo, Mamma Maria, Come vorrei, Ci sarà e tante altre. Sarà perché ti amo, tra l’altro, è la canzone italiana preferita da Russell Crowe, la canta in ogni concerto che fa in Italia.

Dario ha vinto due volte Sanremo con Ci sarà di Al Bano e Romina e con Se m’innamoro dei Ricchi e Poveri, e nello stesso anno di Se m’innamoro è arrivato pure terzo con Chiamalo amore della Cinquetti. Le sue canzoni sono successi internazionali, Putin le canta sotto la doccia tra un bombardamento e l’altro, tra un omicidio di giornalisti liberi e l’altro, e questa è la cosa che mi dà più fastidio del successo planetario di mio zio Dario, ma come si dice? Nessuno è perfetto. Nessuno e niente è perfetto, tranne alcune canzoni di Dario Farina. Le cantate allo stadio, ai matrimoni, alle feste, in macchina quando siete al volante, circolano da più di 40 anni, ancora vive e freschissime. Canzoni semplici, potreste dire. Provate a scriverle voi! Provate a comporre melodie immortali, provateci. Non è facile.

Niente è più difficile della semplicità. Ai miei compagni delle medie che mi ripetevano: “Sono canzonette che tutti potrebbero fare”, rispondevo immancabilmente “Perché non provate voi a farle? Così vi comprate un castello in Scozia come ha fatto mio zio, che c’è? Non vi piacciono i castelli in Scozia?”. Ma non sono state sempre rose e fiori, agli inizi della sua carriera Dario ha composto per tantissimi cantanti, anche belle canzoni, alcune meravigliose, ma non popolari, ha composto per Nada, Morandi, Lauzi, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Bocelli e molti altri, stava sempre al pianoforte da giovane, alla ricerca della melodia perfetta. Avrebbe dovuto fare il ragioniere, ma la partita doppia non lo ha mai convinto del tutto, preferiva la musica. Così agli inizi era mantenuto da sua moglie Floria che si alzava al mattino per andare a lavorare, lasciandolo davanti al pianoforte con una tazzina di caffè. Vedrai, vedrai che un giorno cambierà, e le cose alla fine sono cambiate.

Il successo finalmente è arrivato grazie al discografico Freddy Naggiar, il fondatore della mitica Baby Records. Freddy, col suo fiuto infallibile, aveva visto in Dario qualcosa e gli ha chiesto: “Ti interessano i Ricchi e Poveri e Al Bano e Romina? Sono sotto contratto con me”, la risposta di mio zio fu: “A me interessa tutto”. Per ragioni economiche Freddy aveva uno studio di registrazione a Monaco di Baviera, una sera dovevano andare a cena fuori con Dario, ma il concierge dell’albergo si sbagliò, dicendo che Dario era già uscito per conto suo, così mio zio si ritrovò da solo in una stanza d’albergo di Monaco, aveva una chitarra sul letto, per passare il tempo iniziò a strimpellare quattro accordi e ispirandosi a volare di Modugno prese a canticchiare “e vola vola si va”.

In questo modo nacque uno dei suoi più grandi successi: Sarà perché ti amo. Milioni e milioni di copie vendute. Successo immortale scaturito dall’errore di un concierge che a questo punto è l’autore indiretto del brano. Così è la vita, così è la fortuna, ma soprattutto così è il talento. Il resto è storia, storia della musica pop.

Mio zio è una persona seria, timida e precisa. La sua serietà ha creato canzoni allegre e spensierate, non si è mai considerato un artista ma solo un fabbricatore di “tre minuti di spensieratezza” e credo che ci sia riuscito nel corso della sua carriera, voi che dite? Non sono canzoni che fanno riflettere, come quelle di Guccini, non cambiano la vostra percezione del mondo, ma se avete la luna di traverso sono canzoni perfette per tornare a ricaricare le batterie. E poi sono canzoni adorate dai bambini e il mondo non è fatto di soli adulti, per fortuna. Mio fratello ci ha scritto pure un libro su mio zio: Sarà perché ti amo, edizioni Milieu. Il sottotitolo è storia di un uomo tra parentesi, avete presente le parentesi che in grafica racchiudono gli autori di una canzone? Ecco, uno non ci fa quasi mai caso, ma tra parentesi ci sono gli autori della canzone!

Il sodalizio con il paroliere Popi Minellono è stato folgorante, Dario spediva le cassette magnetiche a Popi con la melodia e quel geniaccio ci cuciva un testo perfetto, il famoso “felicità è un bicchiere di vino con un panino”. Provate a togliervi dalla mente questo verso così infantile e così potente. Perché da quello che ho capito, per avere successo ci vuole una buona dose di purezza, non solo di tecnica, bisogna restare un po’ bambini, il candore è fondamentale, pensate solo al candore di Imagine di John Lennon.

Ecco, Dario Farina, tra le altre cose, è un uomo candido, un uomo buono, ascoltate le sue canzoni, quella melodia che si attacca subito alla mente, è la melodia di un uomo che sa volere bene, che sa donare spensieratezza agli altri. Anche io e mio fratello siamo buoni, molto buoni, ma il successo di mio zio ce lo sogniamo, però per fortuna siamo suoi nipoti. E voi no.

Che ci volete fare? La vita è ingiusta. “Felicità è abbassare la luce per fare pace”. Dario, auguri.

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Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

Dalla PFM a Fabrizio De André, passando per David Byrne: il grande musicista torna con un album di inediti dopo 23 anni. E racconta perché il prog è morto, la musica va riscoperta e la nostalgia può diventare una trappola.

C’è chi a ottant’anni si gode la pensione, chi passa il tempo a raccontare quanto fosse bella la musica di una volta e chi, come Mauro Pagani, preferisce continuare a inventarsela. Ventitré anni dopo l’ultimo album di inediti, l’ex polistrumentista della Premiata Forneria Marconi torna con Tutto è già qui. Un titolo apparentemente definitivo per un musicista che, invece, non ha alcuna intenzione di mettere il punto.

Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

Violinista, compositore, produttore e instancabile esploratore di sonorità, Pagani ha attraversato mezzo secolo di musica italiana evitando di trasformarsi in un monumento a se stesso. Dalla PFM alle collaborazioni con Fabrizio De André, fino alle Officine Meccaniche, il suo studio milanese, ha sempre preferito la curiosità alla rendita di posizione.

Il progressive? Morto per overdose di virtuosismo

In una recente intervista, Pagani riserva una diagnosi impietosa al genere che contribuì a rendere celebre: il progressive si è suicidato per eccesso di note. Assoli interminabili, virtuosismi esasperati, libertà compositiva diventata ostentazione. Alla fine degli anni Settanta, mentre punk e new wave spazzavano via le cattedrali sonore del rock sinfonico, Pagani aveva già cambiato strada.

Nel 1978 pubblicava il suo primo album solista, gettando le basi di quell’esplorazione delle musiche del mondo che avrebbe trovato la consacrazione in Crêuza de mä, capolavoro realizzato a quattro mani con De André nel 1984.

Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

David Byrne, il Mediterraneo e il piacere di cercare

Proprio quell’album conquistò David Byrne, il leader dei Talking Heads, che lo indicò tra le opere musicali più straordinarie. Pagani ammette di averne ricavato una comprensibile soddisfazione, senza però trasformare il complimento in un lasciapassare per la vanità. Oggi guarda al Mediterraneo con amarezza, denunciando le tragedie dei migranti e la chiusura dell’Occidente. Ma continua a cercare bellezza, anche nelle nuove generazioni: nell’album compare Daniela Pes, ospite del brano Rotta Orientale.

«Il nuovo disco è un diario intimo ed essenziale, aperto al mondo – afferma Pagani – e scriverlo ha significato fare i conti con la mia storia, riscoprire la forza dei legami resistenti alle tempeste degli anni. Avevo il bisogno di narrare le mie umane vulnerabilità, il mio amore per la vita. Celebro il traguardo dei miei ottant’anni trasformando le canzoni in uno specchio dell’esistenza. Il mio bisogno di scavare nei sentimenti profondi dell’animo umano, esplorando la nostalgia, l’amore, l’amicizia e la fragilità del tempo. Non mancano i bilanci personali, ho scelto una narrazione trasparente che mette sullo stesso piano le vittorie e le sconfitte».

E mentre lo streaming riversa migliaia di canzoni ogni giorno, Pagani invita a recuperare il piacere di comprare dischi, leggere copertine e conoscere chi li ha realizzati. Niente nostalgia obbligatoria, dunque. Nei suoi archivi aspettano ancora decine di provini. Perché il passato può essere magnifico, ma trasformarlo nell’unico posto in cui abitare è il modo migliore per smettere di fare musica.

Foto di Chiara Mirelli

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