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Oxfam Pays White Staff 33% Less

Oxfam pays white staff 33% less on average than ethnic minority colleagues while Cancer Research UK and the British Red Cross aren't far behind, despite commitments to equality and fairness.

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“L’Italia immobile mentre i palestinesi restano senza acqua e terreni. Stop al commercio con le colonie”, l’appello di Oxfam e della società civile

“L’Italia deve smettere di sostenere l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi. Vieti il commercio di beni e servizi con gli insediamenti illegali e le colonie in Cisgiordania, sostenendo al contrario il tessuto economico palestinese”. Questo l’appello lanciato da Oxfam e dalle 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”, durante l’evento “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione”, organizzato a Roma, al quale hanno partecipato anche i leader di Pd, M5s e Avs.
“Vogliamo ricordare come l’Italia ancora non stia agendo in modo concreto per rispettare il pronunciamento della Corte di giustizia di oltre due anni fa, riguardo l’illegalità dell’occupazione israeliana nel territorio palestinese”, ha dichiarato Paolo Pezzati di Oxfam Italia, sottolineando come “nel luglio del 2024, dopo aver chiarito l’illegalità dell’occupazione”, la Corte di giustizia avesse chiesto agli Stati di “agire in modo obbligatorio per sospendere qualsiasi attività politica ed economica a sostegno dell’occupazione”. Al contrario, “in questi anni l’Italia non ha fatto nulla e nel frattempo le colonie aumentano, la violenza dei coloni aumenta, mentre le risorse dei palestinesi, come l’acqua e i terreni, vengono sottratte in modo inesorabile”.
Allo stesso tempo, come hanno sottolineato alcune testimonianze nel corso dell’evento, gli imprenditori palestinesi sono costretti a subire ogni giorno costi aggiuntivi, ritardi dovuti all’occupazione, senza dimenticare le difficoltà di movimento dovute al moltiplicarsi delle barriere, dei cancelli, dei check point.
“Noi lavoriamo direttamente con i piccoli agricoltori, con le cooperative. Il quadro è molto fosco, ma continuiamo perché abbiamo la speranza per andare avanti”, ha rivendicato Mohammed Hmidat di Al Reef (organizzazione che affianca i produttori agricoli palestinesi), ricordando le numerose restrizioni commerciali imposte agli esportatori palestinesi, sia all’interno dei Territori Occupati, sia sui mercati internazionali. Ruwa Jab di Pal Trade, rete che riunisce oltre 327 aziende palestinesi, ha invece evidenziato l’enorme potenziale di crescita che l’economia della Cisgiordania potrebbe esprimere sui mercati europei, in assenza degli ostacoli imposti dall’occupazione.
Presente all’iniziativa anche Basel Adra, membro di Global Echo e regista palestinese Premio Oscar per il film “No Other Land”, che ha raccontato come la violenza dei coloni incida su ogni aspetto della vita delle persone palestinesi: non solo con la distuzione delle abitazioni e delle infrastrutture civili, ma anche negando l’accesso ai diritti fondamentali come l’istruzione e le cure mediche.
“Le restrizioni dell’occupazione israeliana stanno strangolando l’economia palestinese. Non solo si impedisce lo sviluppo di imprese, cooperative e produttori locali, ma se ne mette a rischio l’esistenza stessa. È una situazione indicibile, su cui l’Unione europea non sta mettendo in campo nessuna strategia efficace, ma che priva milioni di persone dei propri mezzi di sussistenza e mina alla base le prospettive di uno Stato palestinese, perché senza sovranità economica non può esserci reale sovranità politica”, hanno attaccato le realtà promotrici, chiedendo azioni concrete al governo italiano e agli Stati Ue per il rispetto del diritto internazionale.
Tutto mentre aumentano le violenze sistematiche dei coloni, nella totale impunità, contro i palestinesi: “Come ogni anno, la stagione della raccolta delle olive si sta trasformando in una stagione di violenze continue. Questo vuol dire essere attaccati fisicamente, vedere i propri alberi venire distrutti, sradicati; i propri raccolti rubati, saccheggiati. E questo succede ogni anno senza che nulla cambi, a prescindere dal governo che c’è in Israele”, ha attaccato Tina Marinari, di Amnesty International Italia. E ancora: “Sono anni che denunciamo un regime di apartheid, un sistema, una volontà di pulizia etnica della Cisgiordania. Non sono episodi singoli, non si tratta di singoli coloni violenti che portano avanti questo tipo di azioni, ma è un sistema che è stato messo in piedi negli anni dai diversi esecutivi che si sono succeduti. E se oggi registriamo questo tipo di violenza, è perché fino ad oggi nessun governo, nessuno Stato, si è mosso per impedire queste azioni”.
La richiesta delle associazioni è che si discuta in Parlamento la proposta di legge per lo stop al commercio gli insediamenti illegali in Cisgiordania, firmata dai leader dei partiti di opposizione Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle) ed Elly Schlein (Partito Democratico), nata proprio dall’impegno delle organizzazioni promotrici dell’incontro. “Si discuta e si approvi la nostra proposta, altrimenti lo faremo noi quando governeremo questo Paese”, hanno rilanciato dal fronte progressista. “Basta perdere tempo, si tratta di un atto che risponde a un preciso obbligo giuridico, non ad una mera opportunità politica”, hanno ricordato le organizzazioni.
“L’Italia sta agendo da fattore di blocco per trovare qualsiasi accordo o consenso su qualsiasi misura commerciale nei confronti di Israele”, ha continuato Pezzati di Oxfam. E ancora: “Le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani sono volutamente ambigue perché non vogliono affrontare il reale problema. Mi ricordo la frase “non è una colpa essere un colono“. No, non è una colpa essere un colono, è un crimine. E come tale, tutta l’occupazione è illegale, quindi va sanzionata l’occupazione nel suo complesso. Bisogna uscire da questa ambiguità e seguire quello che anche altri Paesi stanno iniziando a fare: mettere fine all’impunità delle violazioni compiute da Israele e riportare l’Italia nell’alveo dei Paesi che rispettano il diritto internazionale”. Anche l’ambasciatrice palestinese in Italia, Mona Abuamara, ha ricordato come l’occupazione “non si può separare da quello che fanno i coloni. Loro sono protetti, sono tutelati, sono incoraggiati dal governo”. E ancora, rivolgendosi al nostro governo: “Il commercio con le colonie è contro il diritto internazionale, ma anche contro i valori e i principi che l’Italia custodisce, sostiene e promuove”.

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I leader di Pd, M5s e Avs insieme all’evento per la Palestina: “Basta complicità e doppi standard, il governo fermi il commercio con le colonie”

Se l’Ucraina e il nodo dell’invio delle armi a Kiev dividono ancora Pd, M5s e Avs, in vista della costruzione del programma elettorale, il fronte progressista ritrova invece unità in politica estera sulla Palestina. Già lo scorso maggio dem, Cinque stelle e Verdi Sinistra avevano depositato una proposta di legge – con i leader Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli come primi firmatari, ndr – per istituire il divieto di importazione di beni e servizi dalle colonie, illegali secondo il diritto internazionale.
Un’iniziativa nata dall’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni umanitarie e della società civile, che a settembre del 2025 avevano lanciato l’appello Stop al commercio con gli insediamenti illegali, per chiedere all’Unione europea e al Regno Unito di mettere al bando l’economia delle colonie. Di fronte all’escalation delle violenze dei coloni, nelle scorse settimane alcuni Paesi avevano così deciso un cambio di rotta nei confronti di Israele e delle colonie. Al contrario dell’Italia, con il governo Meloni ancora colpevolmente assente. “C’è stata un’iniziativa importante da parte di undici Paesi, tra cui Francia, Canada, Regno Unito e molti Paesi europei, che hanno deciso di dare un segnale forte, inequivocabile, davanti al fatto che a Gaza si continua a morire e davanti ai crimini del governo di Netanyahu: lo stop al commercio dei prodotti che vengono dalle colonie illegali. Noi crediamo che sia vergognoso che il governo italiano non abbia seguito quella iniziativa“, ha così attaccato la segretaria dem Elly Schlein, a margine dell’iniziativa “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione“, organizzata a Roma da Oxfam e dalla coalizione delle realtà promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali“.
Un evento che ha riunito pure i quattro leader del cosiddetto ‘campo largo’, dal presidente M5s Giuseppe Conte alla stessa dem Elly Schlein, fino a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per Avs, presenti all’iniziativa. “C’è qualcosa di ancora più grave rispetto all’assenza dell’Italia. Sono le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani per cui secondo il governo ‘queste decisioni andrebbero assunte a livello europeo’. Peccato che sono proprio loro a bloccare la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele“, ha continuato la segretaria dem.
“Questo governo ha dimostrato nei fatti di essere complice delle politiche criminali di Netanyahu. I coloni israeliani stanno uccidendo, massacrando le case dei palestinesi nella West Bank. A Gaza si continua a morire e cosa fa questo governo? Continua dire no alle sanzioni, continua ad avere un doppio standard sul diritto internazionale: sanzioni alla Russia, invece Netanyahu può continuare a massacrare il popolo palestinese. Voglio dire una cosa ai nostri alleati di centrosinistra: per noi di Avs il programma parte da questi punti. Ripristino del diritto internazionale, riconoscimento dello Stato di Palestina e sanzioni a Israele. Chi non è d’accordo si può accomodare alla porta. Non andremo al governo di questo Paese per fare le stesse cose di Giorgia Meloni”, ha avvertito Angelo Bonelli. Perché se tra Pd, M5s e Verdi Sinistra c’è già unità di intenti sulla Palestina, il messaggio sembra più rivolto ai soggetti che creeranno la futura gamba centrista della coalizione. Condivide anche Giuseppe Conte: “Andremo al governo per cambiare completamente la politica sin qui adottata dal governo su Israele. Non possiamo essere complici di un genocidio, di occupazioni abusive e illegali”. E ancora “Dobbiamo interrompere l’accordo di cooperazione militare, nei primi sei mesi di quest’anno l’import di armi da Israele è aumentato”.
“Cessi immediatamente ogni forma di commercio con le colonie, frutto di un’occupazione illegale”, ha rivendicato anche Nicola Fratoianni, sottolineando il lavoro comune fatto dalle forze di opposizione in questi anni. “Non siamo qui all’inizio di un percorso, bensì dopo aver presentato, grazie ancora una volta all’iniziativa di una rete importantissima dell’associazionismo e della società civile, una proposta di legge per dire stop al commercio dei prodotti delle colonie israeliane illegali in Cisgiordania, aver prodotto assieme atti parlamentari molto rilevanti e organizzato insieme una grandissima straordinaria manifestazione nazionale l’anno scorso”. Con tanto di promessa: “Si discuta e si pprovi la nostra proposta di legge, altrimenti lo faremo noi quando governeremo questo Paese. Al primo Cdm riconosciamo lo Stato di Palestina. E al primo Consiglio europeo chiediamo che l’Ue sospenda il Trattato di associazione con Israele“.

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