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“Ho conosciuto la povertà, li capisco e ne soffro. Riesco a fare il contadino semplicemente perché il cantante lo sostiene”: così Al Bano sulle proteste contro il caro carburanti

Al Bano commenta le proteste degli autotrasportatori che stanno coinvolgendo il Sud Italia, in particolare Puglia e Calabria, per il caro carburanti e lo fa premettendo che, “vivendo qui, il disagio lo percepisco, lo vivo”. Poi aggiunge: “Riesco a fare il contadino semplicemente perché il cantante lo sostiene, ma qui la vita è veramente dura, veramente durissima”.

Il cantante di Cellino San Marco spiega all’Adnkronos di capire chi protesta: “Li capisco e ne soffro perché so cosa vuol dire povertà: l’ho conosciuta molto bene e per moltissimi anni”. Poi l’artista allarga il discorso alla situazione del Paese: “Questo benedetto ‘miracolo economico’, ogni volta che incomincia a nascere, c’è subito una forza che è pronta a distruggerlo. Se non troviamo un equilibrio, l’Italia viene sempre martellata: è sempre così, sempre, e mi dispiace molto”.

Per risolvere la situazione, “ci vuole l’unione di tutte le forze intellettuali e culturali. È necessario unirsi per risolvere le problematiche, qua invece ci dividiamo per appesantirle”. Al Bano si augura quindi che le istanze degli autotrasportatori possano essere accolte: “Mi auguro che ci sia benzina per tutti; mi auguro che si possa raggiungere quel pizzico di benessere che è frutto di un grande lavoro, mi auguro che tutti possano godere del bello di questo meraviglioso Paese. Ieri per la prima volta sono stato nel Colosseo e tanta storia mi ha commosso ancora una volta. Quindi dico: ispiriamoci al passato per trovare una strada per il futuro”.

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Caro gasolio, perché la rivolta dei camionisti si concentra al Sud. Tra ritardi della politica e fragilità strutturali

Il governo si impegna per 480 milioni di euro complessivi destinati a compensare il caro gasolio, più ulteriori risorse per altri interventi, anche per i collegamenti marittimi e per adeguare automaticamente le tariffe ai rincari. È la risposta alle proteste degli autotrasportatori, che si aspettano di vedere i fatti entro il prossimo incontro del 27 ottobre. Anche perché i ristori non risolvono i problemi strutturali che il caro carburante ha fatto esplodere, soprattutto nel Mezzogiorno, dove i rincari sono gli stessi ma hanno un peso differente. Piccole imprese, scarso potere contrattuale, costi logistici elevati e mercati lontani sono problemi comuni all’intero settore, ma che in alcune aree del Sud si sommano l’uno all’altro riducendo o azzerando i margini per assorbire i rincari.

“Quella che era una difficoltà è diventata per molte imprese, soprattutto quelle più piccole che hanno un potere contrattuale minore, disperazione”, ha spiegato il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, alla Adnkronos. Due i problemi: quanto costa riempire il serbatoio, e quanto resta in tasca all’autotrasportatore. Se la ditta è piccola e ha pochi committenti, i margini per imporre aumenti tariffari sono ridotti. E se il prezzo del gasolio sale, si rischia di dover scegliere tra lavorare in perdita e perdere il cliente. La geografia, poi, non aiuta. Secondo l’Istat, nel 2024 il 68,2% delle merci trasportate su strada aveva origine nelle regioni settentrionali, dove si concentra anche il 56,4% del Pil nazionale. Fotografia di un mercato molto più ricco, con grandi poli industriali e logistica che alimentano l’autotrasporto e dovrebbero garantire maggiore continuità nelle commesse.

Al Sud le cose cambiano e per la Sicilia lo svantaggio è stato persino quantificato. Uno studio del 2023 della Regione Sicilia, realizzato col supporto di Prometeia, ha stimato un indice dei costi di trasporto superiore del 58,8% alla media nazionale, dando maggiore peso ai collegamenti con le regioni coi mercati economicamente più grandi. Non è una misura delle tariffe pagate, ma quella di uno svantaggio strutturale che spiega perché la distanza dai mercati precede e si somma con i rincari del carburante. A incidere sui collegamenti marittimi c’è anche l’Ets europeo, il sistema per incentivare la decarbonizzazione che impone alle compagnie di navigazione di acquistare quote per le emissioni inquinanti. Dal 2026 il meccanismo è entrato a pieno regime, con costi che possono far aumentare le tariffe dei traghetti. Un ulteriore aggravio per chi deve attraversare il mare che, ha detto il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, ricade “soprattutto sulle isole”.

Poi c’è la questione decisiva di chi paga davvero gli aumenti. La legge prevede meccanismi di adeguamento dei corrispettivi al prezzo del carburante, il cosiddetto fuel surcharge. Il problema è che non è sempre facile farli valere, soprattutto quando il trasportatore è piccolo e dipende da pochi committenti, dunque con scarsa forza contrattuale. “Il mercato dell’autotrasporto è un mercato che non ha una tariffa di legge”, ricorda Russo. Anche un aumento richiesto del 15% resta quindi affidato alla negoziazione con il committente. E non sempre quest’ultimo se lo può permettere o più semplicemente lo accetta. Come non bastasse, ha denunciato lo stesso Russo, gli sconti sul gasolio ottenuti dal governo dopo aver fatto pressione sulle compagnie petrolifere, sarebbe finito soprattutto nei distributori stradali e non sulla cosiddetta extrarete, dove molti camionisti acquistano il carburante all’ingrosso. E secondo Conftrasporto, proprio lì ci sarebbero stati i maggiori aumenti dei prezzi.

Problemi che si incrociano con quelli dell’agricoltura che in molte regioni alimenta la domanda di trasporto. Se i produttori non riescono a incassare abbastanza per le proprie merci, come lamenta il settore, è ben difficile riconoscere tariffe maggiori ai camionisti. E i blocchi dei tir rischiano di aggravare ulteriormente la situazione della filiera. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, avverte che l’ortofrutta rischia di restare nei campi, mentre il latte incontra difficoltà nel raggiungere trasformazione e commercializzazione. Una situazione che il governo dovrebbe conoscere, almeno da maggio. Da quando a Palazzo Chigi fu sottoscritto un protocollo con le associazioni per le compensazioni economiche. “Se si fossero portati avanti nei tempi concordati, forse non si sarebbe arrivati alle proteste di oggi”, osserva Russo. Ora che sono stati presi nuovi impegni, si chiede almeno che i provvedimenti arrivino in fretta e così i soldi.

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Pomodori, peperoni, melanzane e uva: la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio svuota gli scaffali anche a Roma

Gli effetti della protesta di autotrasportatori e agricoltori del Sud contro il caro carburanti iniziano a farsi sentire anche nei supermercati della Capitale. I blocchi stradali stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera ortofrutticola. L’incertezza sui tempi di percorrenza e gli alti costi operativi stanno innescando una reazione a catena che impedisce alle aziende agricole di spedire le merci deperibili e minaccia il regolare arrivo di prodotti freschi sui mercati. Il risultato è che sul mercato romano sono sempre più evidenti le mancate consegne di alimenti cruciali provenienti dal Mezzogiorno, come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori.

L’allarme è lanciato dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Car – Centro Agroalimentare Roma, che segnala una crescente criticità negli approvvigionamenti ortofrutticoli destinati alla Capitale. L’emergenza, testimoniata già alcuni giorni in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, si sta ora estendendo anche nel Lazio. Non solo carenze di prodotti, ma anche tensione sui prezzi all’ingrosso, in crescita a causa della scarsità. I pomodori siciliani Ciliegini e Piccadilly vengono venduti a quotazioni superiori a 5 euro/kg, mentre i Datterini rossi raggiungono i 7,50 euro/kg. Per compensare questi vuoti d’offerta, si registra un forte aumento delle importazioni, con pomodori tondi a grappolo dall’Albania venduti intorno ai 2 euro/kg e peperoni dalla Spagna a 3,80 euro/kg, alternative economicamente rilevanti ma che faticano a sostituire pienamente il prodotto a chilometro zero per i consumatori attenti alla filiera italiana.

A contenere parzialmente gli effetti di questo blocco logistico intervengono le produzioni locali di Lazio e Abruzzo con ortaggi a foglia, pomodori, melanzane e zucchine, che continuano a garantire una parte dell’offerta pur con quotazioni già elevate a causa dei danni del caldo estivo. Tuttavia, si legge, un prolungamento delle proteste per il caro carburanti rischia di generare perdite economiche incalcolabili per i produttori del Sud, costretti a perdere i raccolti, e di scaricare ulteriori rincari sulla spesa alimentare dei cittadini romani. La distribuzione si trova oggi di fronte alla complessa sfida di mantenere la continuità delle forniture bilanciando disponibilità, qualità e convenienza economica.

“Tutela dei produttori e dei consumatori restano due obiettivi inseparabili. Dobbiamo salvaguardare l’equilibrio della filiera, garantendo alle aziende agricole la possibilità di vendere i propri prodotti e alle famiglie l’accesso a prodotti freschi e di qualità a prezzi sostenibili”, sottolinea il presidente del Car, Valter Giammaria. “Non possiamo permettere che la crisi logistica e il caro carburanti pesino in modo incontrollato sulle tavole dei romani. Il nostro ruolo oggi è agire da scudo, monitorando i listini per garantire la tenuta degli scambi commerciali e provare ad arginare sul nascere ogni pressione sui prezzi, difendendo la spesa delle famiglie” commenta il direttore generale, Fabio Massimo Pallottini.

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Cestini di frutta e verdura vuoti, frigo senza latte e formaggi, banchi della carne esauriti: le immagini dei supermercati di Napoli

In Campania i primi effetti dello sciopero degli autotrasportatori si cominciano a vedere sugli scaffali vuoti di alcuni supermercati. Già nel weekend a Napoli e in provincia si segnalava la carenza di disponibilità di alcuni generi alimentari, in particolare di frutta e di verdura. Al momento, il problema sembra essere esteso a macchia di leopardo su tutto il territorio regionale, con punti vendita regolarmente riforniti e altri in cui si iniziano invece a vedere intere corsie vuote. La protesta contro il caro gasolio partita dal Sud Italia nei giorni scorsi sta facendo registrare in queste ore difficoltà nella distribuzione delle merci e, anche se è ancora presto per parlare di una vera emergenza, nei prossimi giorni la situazione rischia di peggiorare. Le immagini sono relative a due punti vendita della grande distribuzione in via Medina, a Napoli centro e nel quartiere Vomero.

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Scaffali sguarniti e corsa all’acquisto nei supermercati: è l’effetto della protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori nel Sud. “Situazione insostenibile”

La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori ha svuotato gli scaffali dei supermercati. Tra il 17 e il 18 ottobre i delegati di Consumerismo No Profit hanno documentato con foto e video la situazione in nove punti vendita e mercati di sette regioni, registrando in Sicilia (Catania), Calabria (Scalea), Puglia (Cerignola), Campania (Mercogliano) e Lazio (Sora, Cassino, Fabrica di Roma) banchi vuoti o semivuoti di frutta e verdura fresche, carne, salumi e latticini, e in un caso del banco del pesce. Ma le città coinvolte sono molte di più: in Sicilia, la regione più colpita, diverse segnalazioni arrivano dalle province di Trapani, Messina, Palermo, Agrigento, dove si è scatenata una vera e propria corsa all’acquisto e dal Trapanese, in Campania ci sono banchi di frutta e verdura completamente vuoti in diversi quartieri di Napoli, così come scaffali sguarniti nei supermercati nelle province di Caserta e Salerno. In Puglia, i presidi stanno rallentando drasticamente le consegne nei supermercati, in diverse aree della provincia di Foggia e scaffali vuoti si segnalano anche a Campobasso, in Molise. “Il problema non riguarda più solo il Sud: lo vediamo già nel Lazio, e al Nord comincia a farsi sentire sui prezzi” ha spiegato Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit. La situazione potrebbe sbloccarsi in vista o in concomitanza con l’incontro organizzato a Milano dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ma il condizionale è d’obbligo. In alcuni supermercati della Campania si segnala l’arrivo di tir con alcuni prodotti che mancavano, ma per il momento la situazione resta critica.

I primi segnali nella Capitanata, in Puglia

Le prime foto sui social, in cui si vedevano scafali su scaffali completamente vuoti, sono state quelle che arrivavano dalla provincia di Foggia, nei comuni di Cerignola a San Severo. Hanno iniziato a scarseggiare farina, uova, latte e prodotti ortofrutticoli. A Foggia, pollo, latticini e pane. Una situazione disastrosa, con cittadini che davano l’allarme su ciò che stava accadendo, tanto da spingere il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a scomodarsi per scrivere in un post: “Manifestare è lecito e degno di rispetto… Bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”. Ma domenica, dopo giorni di protesta, i manifestanti hanno chiarito che il presidio principale di Poggio Imperiale, proprio davanti al casello dell’A14, non sarebbe stato smantellato. Non senza delle risposte concrete.

Scaffali vuoti in Sicilia: segnalazioni da tutte le province

In Sicilia, dove al momento c’è la situazione più critica, dovrebbe concludersi alla mezzanotte del 20 ottobre il fermo dei tir proclamato dal Comitato Trasportatori Siciliani (Cts) che, attraverso il portavoce Salvatore Bella, ha chiesto una riduzione del costo del carburante di 30-40 centesimi al litro. In attesa dell’incontro con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, però, il Comitato ha annunciato la ripresa del trasporto di frutta e verdura attraverso lo Stretto di Messina, per evitare che la merce possa deteriorarsi. Il problema riguarda soprattutto l’uva, ma il Consorzio di trasporti Aias di Catania ha contestato quest’apertura. Nel frattempo, però, in Sicilia sono state e sono giornate complicate. Le prime difficoltà si sono registrare nei supermercati delle province di Trapani e Messina. Ad Agrigento, a peggiorare la situazione è stata la caccia agli acquisti nell’incertezza delle prossime consegne. Come riportato da La Sicilia, invece, nel Ragusano le maggiori criticità riguardano i cosiddetti prodotti ‘freschissimi’, ossia latticini e formaggi freschi che vengono prodotti prevalentemente nel Nord Italia, ma anche le carni, in particolare quelle bovine provenienti da Emilia-Romagna e Lombardia.

In Campania, tra gli allarmi e la speranza di un ritorno alla normalità

Le ultime ore in Campania sono difficili da credere e da raccontare. I camionisti hanno bloccato già da qualche giorno le operazioni di carico e scarico delle derrate alimentari dai magazzini di catene della grande distruzione alimentare nell’area industriale di Carinaro, nel Casertano. E così, sugli scaffali dei supermercati sono iniziati a scarseggiare i prodotti, in particolare gli alimenti freschi. I primi scaffali semivuoti sono sono stati segnalati proprio nel Casertano e nel Salernitano, soprattutto nei reparti di frutta e verdura. Sulla situazione è intervenuto anche il deputato di Forza Italia, Francesco Maria Rubano, che definisce “gravissimo quanto sta accadendo a Carinaro”. E si chiede: “Chi c’è dietro questa protesta? Bisogna chiarire immediatamente chi la organizza e verificare se ci sia un disegno volto a provocare carenze di prodotti e a far salire i prezzi”. Solo che le cause non sono un mistero, sono collegate alle proteste e ai blocchi a loro volta dovute anche all’aumento del prezzo dei carburanti e questo Rubano non può non saperlo. “Nei supermercati di Napoli e in Campania entro un paio di giorni non ci sarà nulla, nessun prodotto fresco. I prodotti non arrivano più da venerdì”. Ha detto il presidente di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, dopo aver preso parte a un tavolo alla Prefettura di Napoli, con l’ascolto delle istanze delle associazioni di categoria, mentre nella regione gli autotrasportatori hanno bloccato autostrade e strade statali per il caro carburanti. E ha raccontato: “Abbiamo registrato la preoccupazione delle catene di supermercati con gli scaffali pieni solo al 50%, la frutta e la verdura non sono arrivate questa mattina. Se non arriveranno a destinazione i tir con le merci, tra qualche giorno non ci sarà più nulla da vendere come prodotti freschi”. Anche il presidente di Confesercenti sarà al tavolo per l’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Nel frattempo, si segnala in alcuni supermercati l’arrivo di alcuni rifornimenti, ma la situazione è tuttora incerta.

Gli appelli di Confcommercio e Confagricoltura

Proprio dalla Campania arrivano gli appelli di Confcommercio, da un lato e Confagricoltura, dall’altro. “È una situazione che, se dovesse protrarsi, rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori” ha scritto in una nota il vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo parlando degli effetti del blocco dei tir. Ma le preoccupazioni sono anche nelle parole di Confagricoltura. “Siamo al fianco dei trasportatori e riconosciamo le ragioni delle loro proteste, ma non possiamo ignorare le pesanti conseguenze che questa situazione sta causando alle aziende agricole. Dopo una stagione già difficile sul fronte climatico, oggi migliaia di prodotti rischiano di rimanere bloccati nelle aziende e andare perduti, mentre gli scaffali dei supermercati rischiano di restare vuoti” ha detto in queste ore il presidente di Confagricoltura Campania, Fabrizio Marzano, che richiama l’attenzione soprattutto sulle produzioni ortofrutticole. “Sono frutto di mesi di lavoro e investimenti – spiega – che rischiano di finire sprecate a causa dell’impossibilità di raggiungere i mercati. È una situazione paradossale, si rischia di buttare cibo mentre i consumatori potrebbero non trovarlo sugli scaffali. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le aziende del Sud Italia, penalizzate rispetto ai concorrenti del Nord e di Paesi come Francia e Spagna, dove le merci continuano a viaggiare regolarmente”.

Gli appelli delle associazioni

Una situazione “insostenibile” commenta Giovanni Bellissima, presidente dell’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, secondo cui è prevedibile “un ulteriore svuotamento dei carrelli della spesa in quanto non arriva né frutta, né verdura né carne. E chi ne farà le spese saranno solo i consumatori”. E chiede al Governo meloni “interventi immediati, a stretto giro. Non c’è più tempo: che siano interventi strutturali, non provvedimenti una tantum o tappabuchi”. Consumerismo chiede al Garante per la sorveglianza dei prezzi di vigilare su eventuali rincari ingiustificati. “Se il Governo non agisce con tempestività – dice il presidente Gabriele – il rischio concreto è che i disagi si trascinino per settimane, fino alle festività natalizie. Per il fresco, il prodotto non raccolto o non pescato oggi non si recupera domani. Servono risposte ora, non a crisi esplosa”.

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La protesta di tir e trattori arriva a Roma. Le ragioni che il ministro Lollobrigida dimentica, condannando i blocchi

La mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori si estende, sale verso Roma e Firenze. Contro il rincaro dei carburanti che, però, si aggiunge a una serie di problemi accumulati nel tempo e a cui non si è data una risposta concreta. Neppure in queste ore. Domenica, camion e trattori hanno presidiano i principali snodi stradali in Puglia (Leggi l’approfondimento), Sicilia e Calabria e, nelle ultime ore, con il prezzo medio del gasolio vicino alla soglia dei 2,3 euro al litro (con un incremento di quasi il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), ci sono nuove manifestazioni e blocchi, con effetti sulla circolazione anche in Campania, Molise e Basilicata, ma anche sull’approvvigionamento delle merci che, dopo diversi giorni di sciopero, hanno iniziato a scarseggiare in diverse regioni, dalla Sicilia alla Campania. I ministri dell’Agricoltura del G7 si riuniscono in queste ore a Parigi – per la seconda volta in quattro mesi – per discutere, in particolare, della sicurezza degli approvvigionamenti di fertilizzanti, messa a dura prova dalla guerra nello Stretto di Hormuz, mentre gli autotrasportatori attendono con ansia l’esito della riunione con il ministro Matteo Salvini, confermata per il 20 ottobre. Non sarà il ministro ad andare dove si protesta, ma saranno gli autotrasportatori a dover andare in prefettura, a Milano. Il punto, però, è che sono tanti i fronti su cui dare delle risposte. Sembra non accorgersene il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida che, invece di dare risposte esaustive agli agricoltori, è intervenuto su Facebook per dire che “manifestare è lecito e degno di rispetto, ma bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”.

Le ragioni della protesta

Ma la protesta non riguarda solo il Sud. “Il gasolio agricolo brucia il futuro degli agricoltori” è lo slogan con cui centinaia di agricoltori, allevatori, floricoltori, pescatori di Coldiretti si sono presentati in piazza Duomo a Firenze, di fronte alla sede della presidenza della Regione Toscana, per chiedere risorse straordinarie contro l’impennata dei prezzi di gasolio, fertilizzanti, concimi azotati, vasi, manichette e materiali di consumo. Non è solo il caro carburanti e gasolio, di fatto, che rende insostenibili i costi per far viaggiare i camion e per usare i trattori nei campi, ma anche l’aumento generale delle spese per materie prime ed energia, a fronte di margini di guadagno sempre più ridotti. Gli agricoltori denunciano da anni che i loro prodotti vengono pagati troppo poco lungo la filiera e, periodicamente, devono far fronte a perdite fuori programma. Nella provincia di Agrigento, tanto per fare un esempio, gli olivicoltori hanno avviato una mobilitazione e hanno deciso di lasciare le olive nei magazzini dopo il crollo del prezzo dell’olio a 6,70 euro al chilogrammo. Una decisione pesante in paesi che vivono di questo, come Lucca Sicula, Burgio, Montevago e Menfi. Ma il calo del prezzo dell’olio colpisce anche gli olivicoltori pugliesi, come raccontato a ilfattoquotidiano.it. Perché anche a quelle latitudini, il dramma è frutto di più fattori che il ministro Lollobrigida conosce bene. Per questo il suo appunto sui blocchi delle strade ha suscitato una valanga di critiche sui social.

La mappa dei blocchi

Nel frattempo, la protesta punta a Roma. Si registrano lunghe code sull’A1, l’Autostrada del Sole, in particolare ai caselli di Ferentino e Frosinone, mentre nella Capitale è in programma una manifestazione a piazza dei Cinquecento. In Campania, la circolazione è rallentata o anche bloccata lungo gli snodi autostradali, tra cui l’A1 e l’A30, tra Napoli Nord, Caserta Sud (dove la strada è occupata), Caserta Nord, ma anche a Palma Campania, Sarno, Nocera-Pagani. La protesta degli autotrasportatori è partita verso mezzanotte in zona Caianello e sta fortemente condizionando la viabilità in tutta la regione. Nei giorni scorsi la situazione era diventata particolarmente critica, in Calabria, per via del blocco della raffineria Eni di Taranto, nodo strategico per l’intero sud Italia nell’approvvigionamento di carburanti, e per la mancanza di prodotto ai depositi di Vibo Marina. Dopo lo sblocco dei presidi a Taranto e l’arrivo del carburante alla raffineria vibonese, la protesta proclamata da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, è andata avanti. Nelle ultime ore, un nuovo presidio è stato attivato lungo la Statale 18 nel Comune di Fuscaldo (Cosenza), mentre gli studenti dei liceo Metastasio di Scalea, hanno deciso di rimanere fuori dalla scuola manifestando solidarietà alla protesta dei tir. A Gioia Tauro, i cittadini si sono uniti alla protesta e, dopo la pausa del fine settimane, riprende il sit-in all’ingresso del porto. È stato, invece, tolto all’alba il blocco attuato da autotrasportatori e agricoltori allo svincolo dell’Autostrada A2 a Falerna, nel Lametino (Catanzaro). Da Altamura, in provincia di Bari, è partito un corteo di 35 motrici e circa cento persone, diretto a Bari per un incontro con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Ma la protesta si allarga e arriva anche nel centro di Campobasso, in Molise. Altri presidi sono segnalati anche agli ingressi di Potenza e nella zona industriale di Tito del raccordo autostradale tra il capoluogo lucano e Sicignano degli Alburni (Salerno). Sempre in Basilicata, disagi – ma senza blocchi della circolazione stradale – si registrano sul tratto lucano della strada statale Jonica, nel Metapontino, al confine con Puglia e Calabria. Dopo alcuni giorni complicati, invece, è tornata quasi alla normalità la situazione ai distributori di carburante.

L’incontro imminente con il ministro Salvini

Ma la tensione resta alta. “Sono in contatto da giorni con le associazioni nazionali, con i principali sindacati che incontrerò in prefettura a Milano martedì mattina, sia con i gruppi più spontanei – li ho sentiti personalmente – in Sicilia, in Puglia, in Calabria, che incontrerò sempre a Milano martedì pomeriggio” ha confermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini che ha chiesto “buon senso e rispetto per il lavoro degli altri, perché alcuni blocchi stanno danneggiando il lavoro di altri loro colleghi. Solo che autotrasportatori e agricoltori non ce la fanno più e non dagli ultimi giorni. Salvini, anticipando l’intenzione di “sbloccare risorse già finanziate, rallentate per motivi burocratici” non ha perso l’occasione per addossare le colpe sulle misure dell’Unione europee legate alla transizione. Il ministro, infatti, vuole aggiungere altre misure “visto il caro gasolio, le guerre che vanno avanti e alcune misure europee demenziali che danneggiano, per esempio, gli autotrasportatori delle isole. Perché le tasse imposte dall’Europa sulle emissioni chiamate Ets – accusa – ci costringono a trovare ulteriori risorse”.

La richiesta di un incontro con Lollobrigida

Anche gli agricoltori chiedono un incontro al ministro Lollobrigida. Lo ha invocato il comitato agricoltori Sicilia coordinato da Mariano Ferro, storico leader dei Forconi. “Gli agricoltori siciliani, costretti a scendere in strada in queste settimane da una situazione ormai assolutamente impossibile riguardante i costi di produzione, liberi da qualunque tessera associativa – ha scritto – chiedono di essere convocati dal ministero competente per rappresentare, per l’ennesima volta, le ormai arcinote problematiche di sempre mai seriamente affrontate e alle quali oggi, grazie a nefaste congiunture internazionali si è aggiunto il caro gasolio”. E ancora: “Basta dare un’occhiata al recente passato e ci si rende conto che mobilitazioni di questo genere si ripetono sempre più frequentemente. È ormai evidente che in assenza totale di risposte strutturali questa spirale pericolosa trascinerà migliaia di piccole e medie aziende alla chiusura”. Emblematiche, sulle reazioni di Lollobrigida, le parole di Piero De Luca (Pd), capogruppo in commissione Politiche Ue. “Il caro carburanti, il caro energia e il carrello della spesa stanno strozzando famiglie e imprese, e dal governo non è arrivata alcuna risposta. L’unico a farsi sentire è stato il ministro Lollobrigida, che si è permesso di attaccare i manifestanti evocando ipotesi di reato. Puntare il dito contro le piazze è l’ennesimo modo per sfuggire alle proprie responsabilità”.

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Caro carburanti e caro vita, la protesta dei tir si allarga: dalla Puglia alla Campania. Nuovi presidi anche a Potenza

La mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori continua a creare disagi nel Mezzogiorno. Nuovi presidi anche in Basilicata, mentre in Campania le manifestazioni hanno provocato chiusure autostradali e chilometri di code. Preoccupano i rifornimenti di carburante e la distribuzione alimentare. Martedì è previsto l’incontro con il ministro Salvini.

Chiuso il raccordo A1-A30 nella notte, camion agli svincoli di Potenza e problemi per la distribuzione

Alle tre del mattino, la protesta degli autotrasportatori ha provocato la chiusura temporanea del collegamento tra l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno, per chi proviene da Napoli. La giornata è cominciata con lunghe code in Campania: due chilometri tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord, altrettanti tra Napoli Nord e Caserta Nord e tre chilometri sulla A30, nel tratto tra Maddaloni e il collegamento con l’A1. Polizia Stradale e personale di Autostrade per l’Italia sono intervenuti per gestire la circolazione.

Contemporaneamente, la mobilitazione ha raggiunto anche gli ingressi di Potenza. Questa mattina sono stati segnalati presidi di tir nei pressi degli svincoli di Potenza Est e Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, lungo il raccordo autostradale Potenza-Sicignano degli Alburni. Altri disagi si registrano sulla statale 106 Jonica, nel Metapontino, al confine tra Basilicata, Puglia e Calabria, senza blocchi completi della circolazione. Nella regione lucana, dopo giorni di difficoltà, la situazione ai distributori di carburante sta invece tornando quasi alla normalità.

Sono gli ultimi sviluppi di una protesta che da settimane attraversa il Sud Italia, coinvolgendo agricoltori, autotrasportatori e altre categorie produttive. Camion e trattori sono presenti lungo arterie stradali, svincoli autostradali e collegamenti strategici per il trasporto delle merci. Le conseguenze cominciano a interessare anche chi non partecipa alle manifestazioni, con difficoltà nelle consegne, scaffali meno riforniti in alcuni supermercati e timori per la disponibilità di gasolio.

Perché protestano agricoltori e autotrasportatori: il gasolio vicino a 2,30 euro al litro

All’origine delle mobilitazioni ci sono soprattutto l’aumento dei carburanti e dei costi di produzione, che stanno riducendo i margini economici delle imprese. Secondo le rilevazioni diffuse dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del gasolio self service aveva raggiunto 2,296 euro al litro sulla rete autostradale e 2,257 euro sulla rete stradale ordinaria. Il Codacons ha stimato un rincaro del 39% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a circa 31,65 euro in più per un pieno da 50 litri.

Per gli autotrasportatori il gasolio rappresenta una delle principali voci di spesa. Le imprese denunciano anche il costo dei collegamenti marittimi, particolarmente rilevante per chi lavora in Sicilia, e chiedono interventi sul credito d’imposta e sulle accise. L’aumento dei costi rischia di rendere economicamente insostenibili numerosi viaggi, soprattutto quando le tariffe riconosciute ai trasportatori non crescono nella stessa misura.

Le difficoltà dell’agricoltura sono in parte differenti e precedono gli ultimi rincari estivi. Gli agricoltori denunciano costi sempre più alti per carburante, energia e fertilizzanti, mentre in alcuni comparti i prezzi riconosciuti alla produzione sono diminuiti. È il caso dell’olio d’oliva. Le rilevazioni Ismea indicano che sulla piazza di Bari il prezzo all’origine dell’extravergine è sceso a 4,30 euro al chilogrammo. Un prezzo che riguarda la vendita all’origine, non quello pagato dai consumatori al supermercato. Gli olivicoltori chiedono controlli più rigorosi sulle importazioni e sulle possibili frodi, oltre a misure di sostegno e prezzi capaci di coprire i costi produttivi. La protesta agricola riguarda anche allevatori e altri produttori, preoccupati per la sostenibilità delle aziende e per la concorrenza di prodotti provenienti dall’estero.

Calabria e Puglia, i trattori in strada da settimane e gli scaffali dei supermercati si svuotano

La Calabria è stata tra le prime regioni a mobilitarsi, con iniziative spontanee degli agricoltori già dalla fine di settembre. Nelle ultime settimane i presidi si sono estesi dalla Sibaritide al Pollino, dal Cosentino alla provincia di Catanzaro, fino ad alcuni snodi importanti per i collegamenti regionali. Domenica 18 ottobre la protesta coinvolgeva una quindicina di aree, tra cui la statale 534 nei pressi di Firmo-Sibari e la statale 106 nel territorio di Cassano allo Ionio. Nel pomeriggio si è registrato anche un blocco dello svincolo autostradale di Falerna, lungo l’A2.

Accanto agli agricoltori, dal 16 ottobre si sono fermati gli autotrasportatori aderenti alla Fedralog Calabria, con una mobilitazione programmata fino alla mezzanotte del 20 ottobre. I manifestanti hanno ribadito la volontà di proseguire in assenza di provvedimenti ritenuti sufficienti. “Se non avremo risposte certe e concrete, andremo avanti, intensificheremo la mobilitazione e niente è escluso”, ha dichiarato uno dei partecipanti ai presidi calabresi. Anche in Puglia i disagi si stanno prolungando. Nel Foggiano i presidi coinvolgono la zona di Poggio Imperiale, vicino al casello dell’A14, e diversi collegamenti della statale 16. Altre manifestazioni hanno interessato il Brindisino. Il rallentamento dei trasporti sta incidendo sulla distribuzione alimentare, con carenze già segnalate in alcuni supermercati della provincia di Foggia, soprattutto per i prodotti freschi.

Gli agricoltori rischiano a loro volta di subire ulteriori danni. Frutta, verdura, latte e altri prodotti deperibili devono raggiungere rapidamente i mercati e i punti vendita. Quando le consegne vengono ritardate o sospese, aumenta il rischio che la merce si deteriori prima di essere commercializzata, con nuove perdite economiche per chi l’ha prodotta.

Sicilia, dai supermercati agli autobus: cresce la preoccupazione per i rifornimenti

In Sicilia il fermo dei servizi di autotrasporto merci proclamato dal Comitato Trasporto Siciliano è iniziato il 16 ottobre e dovrebbe terminare il 20. Numerosi mezzi sono rimasti nei piazzali delle aziende e nelle aree portuali, con ripercussioni sulle consegne. A Palermo, nei giorni scorsi, la preoccupazione per la disponibilità di carburante ha provocato code alle pompe, mentre diversi cittadini hanno anticipato gli acquisti nei supermercati.

A preoccupare sono anche i trasporti pubblici su gomma. Il presidente di Anav Sicilia, Antonio Graffagnani, aveva denunciato già sabato 17 ottobre la mancata consegna di gasolio ad alcuni depositi aziendali. Senza nuovi approvvigionamenti, le imprese private che effettuano servizi di linea potrebbero essere costrette a ridurre le corse, concentrando le riserve disponibili sui collegamenti indispensabili per studenti e lavoratori.

La regolare distribuzione dei beni alimentari resta un’altra incognita. Le difficoltà potrebbero aggravarsi se il fermo dei camion dovesse proseguire oltre le date annunciate, interessando anche le imprese di trasformazione che dipendono dall’arrivo quotidiano di materie prime.

A Taranto la crisi dell’ex Ilva ha aggravato le difficoltà nei rifornimenti

Alle proteste di agricoltori e autotrasportatori si è aggiunta nei giorni scorsi quella degli operai dell’ex Ilva di Taranto. I lavoratori dello stabilimento siderurgico contestano le prospettive occupazionali e il piano governativo, chiedendo garanzie per il futuro della produzione e dei posti di lavoro, oltre a un progetto industriale che affronti la decarbonizzazione.

La vertenza è distinta da quella sul caro carburanti, ma i suoi effetti hanno coinvolto gli stessi territori. Il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto ha interrotto o rallentato il transito delle autocisterne, contribuendo alle carenze di carburante registrate in Puglia, Basilicata e Calabria. Le difficoltà hanno interessato anche i rifornimenti degli aeroporti di Bari e Brindisi, dove nei giorni scorsi erano state introdotte limitazioni.

Venerdì 16 ottobre i sindacati hanno deciso di rimuovere il blocco davanti alla raffineria, mentre lo sciopero dei metalmeccanici è stato sospeso in attesa di nuovi confronti con il governo. Per il 27 ottobre è previsto un incontro dedicato al futuro dell’acciaieria. La rimozione dei blocchi ha consentito di riavviare i rifornimenti, ma non ha interrotto le mobilitazioni degli autotrasportatori.

Le prime risposte delle Regioni e l’incontro di Salvini con gli autotrasportatori

Le amministrazioni regionali hanno annunciato i primi interventi economici. In Calabria la Giunta ha approvato un pacchetto da 15 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati alle imprese agricole e 10 milioni agli autotrasportatori. Sono stati definiti anche i criteri per l’assegnazione dei contributi, calcolati sulla base dei maggiori costi sostenuti e documentati per il carburante.

In Puglia la Regione ha annunciato un pacchetto da 30 milioni di euro per l’agricoltura, destinato a sostenere i costi di produzione e gli investimenti nelle filiere. Circa un terzo delle risorse potrebbe essere riservato alle spese per il gasolio. Si tratta di interventi diversi per destinatari e stato di attuazione, che non risolvono da soli le richieste avanzate dalle categorie.

L’attenzione si concentra adesso sull’incontro di martedì 20 ottobre a Milano, convocato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, con la partecipazione prevista del viceministro Edoardo Rixi. Il confronto con le rappresentanze nazionali sarà affiancato da quello con i gruppi autonomi attivi nelle regioni meridionali, previsto nel pomeriggio.

Il governo sta lavorando per accelerare la disponibilità dei 590 milioni di euro già stanziati per il rinnovo del parco veicolare, ma rimasti rallentati da ostacoli burocratici, e per individuare ulteriori risorse a sostegno dell’autotrasporto. Le associazioni chiedono soprattutto misure immediate per compensare il rincaro del gasolio e ridurre i costi che gravano sulle imprese.

Il fermo proclamato in Calabria e Sicilia dovrebbe terminare alla mezzanotte di martedì. Le delegazioni porteranno al tavolo le proprie richieste, mentre la prosecuzione della mobilitazione dipenderà dalle risposte del governo. Nel frattempo, i presidi restano attivi e le imprese della distribuzione devono fare i conti con i ritardi accumulati nelle consegne.

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Benzina sopra 2 euro: la mappa delle regioni con i prezzi più bassi

Crisi carburanti: i dati Facile.it e Mimit mostrano forti differenze tra regioni. Ecco dove benzina e gasolio costano meno.

La crisi dei carburanti in Italia si riflette nei prezzi alla pompa e nelle differenze sempre più evidenti tra un territorio e l’altro. Dopo lo stop allo sconto sulle accise, la ricerca di un distributore conveniente è diventata una priorità per automobilisti e pendolari. Secondo un’analisi di Facile.it sui dati pubblicati dal Mimit, al 14 ottobre 2026 appena il 26% delle stazioni stradali esaminate vendeva gasolio sotto 2,20 euro al litro. Per la benzina sotto 2 euro, invece, la quota arrivava al 52%. Il costo del pieno può cambiare anche a pochi chilometri di distanza.

Diesel più caro della benzina: i prezzi medi

La fotografia dei prezzi medi nazionali, basata sui dati ministeriali aggiornati al 16 ottobre 2026, chiarisce l’entità del rincaro: sulla rete stradale in modalità self la benzina costa in media 2,034 euro al litro, mentre il diesel raggiunge 2,256 euro al litro. In autostrada le medie salgono rispettivamente a 2,048 e 2,278 euro al litro. Il divario pesa soprattutto su pendolari e lavoratori. Questi valori sono medie rilevate in una data precisa, non tariffe identiche in ogni impianto né quotazioni valide automaticamente nei giorni successivi.

Solo 5.030 distributori diesel sotto 2,20 euro

L’indagine considera più di 19.500 distributori censiti dal ministero che avevano aggiornato almeno un prezzo dal 5 ottobre, escludendo la rete autostradale. Di questi, 5.030 impianti, pari al 26%, avevano un prezzo self del gasolio inferiore a 2,20 euro. Il quadro è meno severo per la verde: 10.223 distributori, il 52% del campione, erano sotto i 2 euro al litro. Le percentuali non descrivono tutti gli impianti esistenti, ma esclusivamente il perimetro analizzato da Facile.it. Serve quindi confrontare i prezzi locali.

Marche e Abruzzo: dove il diesel resiste

Guardando al prezzo del diesel regione per regione, sono le Marche a guidare la classifica: il 38% dei distributori osservati resta sotto 2,20 euro al litro. Segue l’Abruzzo con il 36%, mentre Lazio e Umbria condividono il 31%. Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Liguria raggiungono il 30%. In valori assoluti, gli impianti sono 568 nel Lazio, 250 nelle Marche e 197 in Abruzzo. È dunque utile distinguere tra percentuale di distributori sotto soglia e disponibilità effettiva di stazioni in una determinata zona.

Campania, Basilicata e Calabria più penalizzate

All’estremo opposto della graduatoria del gasolio compaiono la Campania, dove soltanto il 14% degli impianti esaminati scende sotto 2,20 euro, la Basilicata con il 16% e la Calabria con il 19%. Anche per la benzina queste tre regioni sono nelle ultime posizioni: rispettivamente 37%, 36% e 42% dei distributori sotto 2 euro al litro. I prezzi possono comunque variare da una pompa all’altra. Le differenze regionali rendono evidente come il caro pieno non colpisca tutti allo stesso modo.

Benzina sotto 2 euro: spiccano Valle d’Aosta e Sicilia

Per la benzina self la mappa cambia. La quota più alta di stazioni sotto i 2 euro si registra in Valle d’Aosta (62%), seguita da Sicilia e Marche (60%); il Lazio si colloca al 58%. Interessante anche il dato della Lombardia, dove il 56% degli impianti monitorati rientra nella soglia, per un totale di 1.450 distributori. Seguono per numerosità il Lazio con 1.078 impianti e la Sicilia con 945. La quota percentuale non indica, da sola, quanti impianti convenienti siano disponibili.

Quanto incide sul portafoglio il caro pieno

L’effetto dei prezzi dei carburanti è concreto. Applicando le medie stradali del 16 ottobre a un rifornimento ipotetico di 50 litri, la spesa sarebbe di circa 101,70 euro per la benzina e 112,80 euro per il diesel: una differenza di 11,10 euro a pieno. È un semplice esempio di calcolo, non una stima del consumo delle vetture. Per chi rifornisce spesso il veicolo, persino pochi centesimi al litro possono incidere sul bilancio mensile. Il confronto va comunque fatto tenendo conto del percorso necessario per raggiungere una pompa meno cara: risparmiare sul prezzo unitario non conviene se richiede una deviazione troppo lunga.

Come scegliere il distributore senza perdere tempo

Nella fase attuale, il consiglio pratico è verificare i prezzi aggiornati di benzina e diesel prima di partire, confrontando impianti vicini, modalità self e servito e costo del carburante realmente disponibile. La rilevazione di Facile.it segnala inoltre che alcuni operatori hanno riproposto sconti, i cui effetti potranno emergere soltanto in successivi aggiornamenti. Anche le notizie su possibili difficoltà di approvvigionamento in alcune regioni non consentono di generalizzare una carenza nazionale: il comunicato non quantifica l’estensione delle criticità. La fotografia di ottobre mostra soprattutto una certezza: nella crisi dei carburanti, informarsi sui prezzi locali è uno dei pochi strumenti immediati a disposizione di chi guida.

Fonte: Facile.it su dati Mimit del 14 e 16 ottobre 2026.

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Prosegue la protesta degli autotrasportatori in Puglia e Calabria per il caro carburanti. Bus gratis a Reggio per 8 giorni

Il caro carburanti alimenta la protesta degli autotrasportatori e del mondo agricolo, con mobilitazioni in Calabria e nel Foggiano. Le manifestazioni denunciano l’aumento dei costi di gestione e chiedono interventi concreti per sostenere imprese e produttori, alle prese con difficoltà economiche sempre più pesanti.

In Calabria la protesta degli autotrasportatori prosegue da oltre 24 ore. Numerosi mezzi pesanti sono fermi lungo la Statale 18, nell’Alto Tirreno cosentino, con presìdi a Santa Maria del Cedro, Tortora e Guardia Piemontese, anche nell’area della rotatoria. La mobilitazione, avviata alla mezzanotte del 16 ottobre e annunciata fino al 20, potrebbe provocare rallentamenti nei tratti interessati. Al centro della contestazione ci sono il prezzo del gasolio e i costi di gestione, che secondo i manifestanti mettono a rischio la sostenibilità delle aziende di trasporto. Nel Foggiano, intanto, va avanti da lunedì 12 ottobre il presidio nei pressi del casello autostradale di Poggio Imperiale, lungo l’A14. In piazza agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori, uniti dalla protesta contro il costo del carburante e le difficoltà del comparto agricolo. I manifestanti stanno valutando anche la possibilità di portare la mobilitazione a Roma nei prossimi giorni.

“Stiamo pensando di recarci su Roma per farci sentire da chi governa davvero le nostre vite. Qui noi non ce la facciamo più”, ha dichiarato Rocco Romagnolo, rappresentante del comitato olivicoltori di Carpino. “Le aziende agricole sono al collasso”, ha aggiunto, invitando i politici a raggiungere il presidio per verificare direttamente le condizioni in cui operano i produttori. Alla manifestazione hanno partecipato numerosi sindaci del territorio e il presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, che ha chiesto un intervento delle istituzioni: “Roma deve fare la sua parte e anche la Regione”. Presenti anche studenti e il vescovo di San Severo, Giuseppe Mengoli, che ha espresso vicinanza a chi vive una situazione di difficoltà, sottolineando la necessità di ascoltare un disagio diffuso. A rappresentare la protesta anche un asinello, presentato ironicamente dal proprietario come il possibile “futuro mezzo di trasporto”, e un manifesto con la scritta “Stato assente” affisso su un trattore. Segni di una mobilitazione che, tra costi crescenti e richieste di sostegno, punta a portare all’attenzione nazionale le difficoltà di chi lavora nei campi e sulle strade.

Intanto il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, risponde all’emergenza carburanti rendendo gratuito il trasporto pubblico urbano ed extraurbano per otto giorni. Da giorni, gli agricoltori e gli autotrasportatori del Sud Italia sono in protesta contro il caro carburante e per il sindaco di Forza Italia rendere gli autobus Atam gratuiti per poco più di una settimana rappresenta “un gesto concreto di attenzione verso la comunità”. Per Cannizzaro, “un sindaco può fare poco di fronte a una crisi che investe l’intero Paese, ma qualcosa può comunque fare”.

L’aumento dei prezzi pesa sui bilanci familiari e sulla libertà di movimento e il comune di Reggio Calabria “è il primo in assoluto in Italia ad adottare una misura di questo genere in un momento così delicato”, ha comunicato in una nota il Municipio. Il provvedimento punta a promuovere anche l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico per una mobilità più sostenibile, anche se in una regione come la Calabria il modo principale per spostarsi resta l’automobile, in alcuni casi anche l’unico possibile.

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Caro gasolio, la coda di tir sulla Statale che collega Reggio Calabria a Taranto

Continua la protesta degli autotrasportatori per il caro carburante. Una lunga coda si è formata a Sibari (Cosenza) sulla statale 534 che collega Reggio Calabria a Taranto. Numerosi camion restano fermi anche lungo la Statale 18, nell’Alto Tirreno cosentino, con presìdi a Santa Maria del Cedro, Tortora e Guardia Piemontese, dove i mezzi pesanti sono presenti anche nell’area della rotatoria.

La mobilitazione, scattata alla mezzanotte del 16 ottobre, continua senza interruzioni e coinvolge diverse località della regione. Gli autotrasportatori protestano contro l’aumento del prezzo del gasolio e dei costi di gestione delle imprese, chiedendo interventi concreti a sostegno del settore. I camion rimangono parcheggiati ai margini della carreggiata, con possibili rallentamenti alla circolazione nei tratti interessati dai presìdi. La protesta, promossa da associazioni e movimenti dell’autotrasporto, è stata annunciata fino al 20 ottobre. Al centro della mobilitazione anche le difficoltà economiche delle aziende di trasporto, alle prese con costi sempre più elevati che, secondo i manifestanti, mettono a rischio la sostenibilità delle attività.

Intanto il gasolio continua a rincarare e sfiora i 2,30 euro al litro sulla rete autostradale in modalità self service. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, il prezzo medio è salito a 2,296 euro, contro i 2,278 del giorno precedente. In autostrada la benzina si attesta invece a 2,050 euro al litro. Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio self service è di 2,257 euro al litro per il diesel e di 2,030 euro per la benzina. Nonostante gli sconti applicati da alcune compagnie e le misure di contenimento dei prezzi, il gasolio costa il 39% in più rispetto allo stesso periodo del 2025: 63,3 centesimi in più al litro. Un pieno sulla rete ordinaria pesa così 31,65 euro in più, mentre per la benzina il rincaro annuale è del 19,7%, pari a 16,70 euro a rifornimento.

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Bollo auto: abolirlo o riformarlo?

Negli annunci del governo la cancellazione parziale della tassa automobilistica è stata giustificata da una duplice finalità: compensare gli aumenti dei carburanti e abolire una tassa “odiata”. In entrambi i casi la scelta si scontra con alcune criticità.

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Via il bollo: un rimborso per il caro carburanti?

L’esenzione dal pagamento del bollo di circolazione può compensare temporaneamente il caro carburanti senza passare dal prezzo alla pompa. Ma favorisce chi usa poco l’auto. E le economie sul Pnrr, ancora da accertare, possono coprire un solo anno.

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Aiuti contro il caro diesel, il reddito non basta

Lo sconto sul diesel costa ed è poco selettivo. Ma aiuti basati sul solo reddito delle persone non garantirebbero più equità. Perché, a parità di risorse disponibili, la necessità di usare l’auto e quindi consumare carburante può essere molto diversa.

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Gasolio: meglio un cap europeo*

Il governo ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto sul gasolio, spendendo altri 105,6 milioni. Ma il taglio fiscale non si trasferisce automaticamente alla pompa. Un’imposta sugli extraprofitti può finanziare gli aiuti, non correggere il prezzo: più coerente studiare in sede europea un tetto dinamico agli spread eccezionali, con salvaguardie per le importazioni.

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Prezzo della benzina tra percezione e realtà

È vero che il prezzo alla pompa sale rapidamente e scende lentamente di fronte a uno shock. Ma è un fenomeno che si riassorbe in pochi giorni. È poi un settore più trasparente di altri. E anche più reattivo nel passaggio tra ingrosso e dettaglio.

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L’accisa del nostro scontento

Le accise non sono solo una fonte di gettito, sono strumenti per orientare i comportamenti dei cittadini. Vale per il tabacco come per i carburanti. Serve dunque coerenza tra le misure introdotte e gli obiettivi che la politica pubblica dichiara di perseguire.

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Prezzo dei carburanti, benzina a 2.029, diesel a 2.260. La regione più cara è la Basilicata

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, QuiFinanza vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 2.029 per la benzina, 2.260 per il diesel, 0.797 per il gpl, 1.977 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.253
Benzina SELF 2.032
GPL SERVITO 0.781
Metano SERVITO 1.927

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.311
Benzina SELF 2.073
GPL SERVITO 0.774
Metano SERVITO 1.881

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.267
Benzina SELF 2.043
GPL SERVITO 0.868
Metano SERVITO 1.961

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.292
Benzina SELF 2.054
GPL SERVITO 0.820
Metano SERVITO 1.947

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.290
Benzina SELF 2.062
GPL SERVITO 0.748
Metano SERVITO 1.855

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.252
Benzina SELF 2.020
GPL SERVITO 0.769
Metano SERVITO 1.960

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.260
Benzina SELF 2.024
GPL SERVITO 0.765
Metano SERVITO 2.067

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.244
Benzina SELF 2.018
GPL SERVITO 0.764
Metano SERVITO 1.986

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.239
Benzina SELF 2.007
GPL SERVITO 0.863
Metano SERVITO 1.973

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.247
Benzina SELF 2.011
GPL SERVITO 0.764
Metano SERVITO 1.904

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.241
Benzina SELF 2.018
GPL SERVITO 0.795
Metano SERVITO 1.996

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.274
Benzina SELF 2.040
GPL SERVITO 0.807
Metano SERVITO 1.947

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.250
Benzina SELF 2.014
GPL SERVITO 0.759
Metano SERVITO 1.939

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.275
Benzina SELF 2.043
GPL SERVITO 0.761
Metano SERVITO 1.941

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.253
Benzina SELF 2.025
GPL SERVITO 0.863

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.271
Benzina SELF 2.037
GPL SERVITO 0.812
Metano SERVITO 2.113

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.249
Benzina SELF 2.022
GPL SERVITO 0.779
Metano SERVITO 2.048

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.248
Benzina SELF 2.025
GPL SERVITO 0.806
Metano SERVITO 2.130

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.243
Benzina SELF 2.021
GPL SERVITO 0.791
Metano SERVITO 2.015

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.256
Benzina SELF 2.013
GPL SERVITO 0.869

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 22 ottobre 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.251
Benzina SELF 2.019
GPL SERVITO 0.780
Metano SERVITO 1.985

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

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