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Congresso, Salvini e i giornalisti “al piano di sotto”. Ira dell’Ordine: “Come in Urss”, la Fnsi: “Restituisca la tessera”

Non ha fatto in tempo a essere rieletto segretario della Lega per la quarta volta che Matteo Salvini ha già mandato su tutte le furie i giornalisti italiani. Dal palco del congresso di Milano il vicepremier ha rivendicato la scelta di tenere la stampa lontana dai delegati e ha definito “servi” alcuni cronisti. “Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”, ha detto Salvini. E ha aggiunto: “Non si aiuta la Lega con i libri, le interviste e il gossip su Facebook”.

Nel suo intervento il leader leghista ha poi sostenuto che la stampa “non ci ha mai aiutato” e che da quarant’anni cerca di stroncare il partito. Ha inoltre respinto le indiscrezioni su liste elettorali già pronte per le prossime politiche, attribuendole ai giornalisti. Alla fine è arrivata la conferma alla guida del partito, con 465 voti contro i 146 dello sfidante Garavaglia, fino al 2030.

Le repliche

Il primo a rispondere è stato il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli: “Per il vicepremier Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari. Probabilmente la sua idea di congresso si avvicina a quella della vecchia Unione Sovietica, con i cronisti che si limitano a tessere le lodi del Grande Timoniere. Finchè siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti”.

Più dura ancora la Fnsi. La segretaria generale Alessandra Costante ha detto che Salvini “dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera”. E ancora: “A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liber. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi”. 

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Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss”

“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”. Parola del vicepremier Matteo Salvini, che en passant ha diretto Radio Padania ed è un giornalista professionista iscritto all’Ordine. Dal palco del congresso della Lega al MiCo di Milano, prima di essere rieletto segretario con 456 preferenze, il leader del Carroccio ha rivendicato l’allontanamento della stampa che “non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso”. Le persone presenti al congresso, sostiene il vicepremier, sono lì per aiutare la Lega, che invece non viene favorita da “interviste, libri, polemica o post su Facebook”. “Sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso”.

Dura la replica di Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accusa il leader del Carroccio di dividere i giornalisti in “servi e amici, come accade in Russia, in Cina e nei regimi totalitari”, e paragona l’idea di congresso che ha Salvini ai convegni dell’URSS in cui “i cronisti si limitano a tessere le lodi”. “Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti” ammonisce Bartoli.

Si unisce alla condanna anche l’Associazione Stampa parlamentare che ricorda come “i giornalisti svolgano un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione”. E continua esprimendo “sconcerto” perché “Salvini si è rivolto ai colleghi con espressioni gravemente ingiuriose. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”.

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, commenta: “Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi” conclude Costante.

I comitati di redazione di Corriere e Repubblica hanno espresso “vicinanza e solidarietà ai colleghi per gli attacchi”: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che – si legge in una nota il Cdr del Corriere della Sera – è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”. “Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa”, aggiunge il cdr di Repubblica. “Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito”.

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“Sì, ho un tumore. Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti”: lo rivela Toni Capuozzo

“Amo abbastanza la privacy e trovo abbastanza insopportabile il pettegolezzo sanitario da farmi dire senza esitazione: sì, ho un tumore”. A rivelarlo è il conduttore e storico inviato di guerra Toni Capuozzo, che in un post su Facebook annuncia al pubblico di stare affrontando la malattia.

“Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti”, spiega Capuozzo. Che aggiunge: “Tra le cose lasciate a metà i conti per il funerale di Alla”, aggiunge Capuozzo. Il riferimento è ad Alla Tcheranovskaya, una traduttrice e interprete di 68 anni di origini russe morta tragicamente il 23 dicembre 2025 a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio nella palazzina dove vive lo stesso Capuozzo.

“I conti con la mia vita li ho fatti senza saperlo nel podcast di Luca Zaia, il Fienile”, scrive ancora il giornalista. Al messaggio di Capuozzo fa seguito, tra gli atri, l’augurio dello stesso Luca Zaia.

“Caro Toni – scrive – è una notizia che davvero mi colpisce tanto nel cuore. Voglio mandarti il mio abbraccio più forte e dirti che ti sono vicino, con tutto l’affetto e la stima che ho per te. Ripenso alla nostra bella chiacchierata al Fienile, a tutto quello che ci siamo raccontati. Ti voglio bene, Toni. Forza, amico mio, abbiamo ancora tante cose da dirci e tanti momenti da condividere. Un abbraccio grande, davvero”.

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