U.S. strategic failure against Iran





At the beginning of Russia's full-scale invasion of Ukraine in 2022, while in my hometown of Kyiv, I wrote an essay in German for a German website titled "Russia Dehumanizes the World."
The Ukrainian translation of this text, published under the title "The Dehumanization of

di Vincenzo Costa*
*Commento Facebook del 19 ottobre 2026

di Marco Travaglio - Fatto Quotidiano, 18 ottobre 2026
Mentre festeggiamo con Guido Crosetto la lieta novella che ha finalmente trovato casa a canone calmierato al Comando dei Carabinieri e non dovrà unirsi alla protesta degli altri senzatetto nelle tende contro il suo governo, ci incuriosisce la sua intervista alla Bbc. Lì rivela che “Putin non si fermerà all’Ucraina”, anzi “prepariamoci ad altre follie” perché “la maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?”. Infatti. Peccato che, come ex presidente dei costruttori di armi e superconsulente di Leonardo, Crosetto abbia passato la vita a ripetere che le armi non servono solo a scatenare guerre, ma anche a difendersi da guerre scatenate da altri o a spaventarli affinché non ne scatenino (la famosa “deterrenza”). Vale solo per le nostre o anche per quelle russe? E poi l’anno scorso i Paesi europei hanno speso in armi e difesa oltre 450 miliardi (prima di iniziare a finanziare i piani di riarmo Ue&Nato), contro i 150 della Russia: se la propensione a scatenare guerre dipendesse dall’entità delle spese militari, i timori russi per un attacco dall’Europa dovrebbero essere tripli rispetto ai timori europei di un attacco dalla Russia. Tantopiù che negli ultimi due secoli gli europei – italiani inclusi – hanno invaso la Russia quattro volte (con Napoleone, con la guerra di Crimea, con le truppe a sostegno degli zaristi contro i bolscevichi e con Hitler e Mussolini), senza esserne mai stati invasi.
Crosetto è affranto perché i popoli europei non vogliono più buttare miliardi in armi e aiuti all’Ucraina a causa della “disinformazione russa” che li suborna con “narrazioni volte a indebolire il clima politico ostile alla Russia”. E, di grazia, chi ha deciso che creare un clima politico ostile alla Russia è cosa buona e giusta? Per noi ciascuno è libero di creare climi politici ostili o favorevoli a chi gli pare. Ma, visto che le leggi italiane puniscono chi crea un clima politico ostile agli altri popoli (vedi legge Mancino e ddl Antisemitismo), va punito anche chi lo fa contro i russi. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli italiani è contraria a buttare soldi per il riarmo e per Kiev non per le balle che le racconta Putin, ma per quelle che le raccontano i capi di Ue&Nato. L’altroieri il comandante Nato Grynkevich ha annunciato che “siamo pronti a combattere con la Russia e a vincere anche subito”. Ottima notizia, ma allora perché dovremmo riarmarci fino al 5% del Pil (oggi siamo poco sopra l’1,5%), che per l’Italia significa passare da una trentina a oltre 100 miliardi l’anno? E, in base all’Equazione Crosetto “riarmo=guerra”, quando arriviamo a 100 miliardi che facciamo: invadiamo la Svizzera?


On the night of Oct. 2, Russian drones struck Kyiv's Southern Bridge once again. The city closed it and Paton Bridge, restricted traffic on Metro Bridge, and was gridlocked by multi-kilometer traffic jams by morning.
On the same day, Oleksii Honcharenko, a member of parliament from the opposition




di Andrea Zhok*
*Post Facebook del 17 ottobre 2026


A lunchtime drone attack on the head office of Ukraine's National Academy of Sciences in Kyiv's downtown on Sept. 28, 2026, might have come as a shock to scientists based outside the country.
Unfortunately, for Ukrainian scientists, those who can be seen climbing down the ladders


di Alessandro Volpi
Senza che i media diano troppo risalto al fenomeno e mentre il governo Meloni ha approvato i favolosi schemi di intesa definitiva e i relativi disegni di legge per le quattro Regioni del Nord che hanno richiesto l'autonomia, nel Meridione si manifestano numerosi segnali di rivolta sociale.
La protesta che attraversa il mondo agricolo e dell'autotrasporto nasce dalla profonda sproporzione tra i prezzi di vendita all'origine e il costo finale del cibo al consumo. Un agricoltore riceve per prodotti di base come grano, latte o ortofrutta compensi inferiori ai costi sostenuti per coltivarli o raccoglierli, mentre sugli scaffali della grande distribuzione i consumatori pagano tariffe moltiplicate di cinque o sei volte.
Le cause risiedono nei passaggi intermedi della filiera agroalimentare, dove intermediari, piattaforme logistiche e la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) impongono prezzi d'acquisto al ribasso attraverso aste al doppio ribasso e contratti capestro, scaricando sugli agricoltori i rischi di impresa e l'inflazione energetica.
A questo scenario si intreccia la mobilitazione degli autotrasportatori, in particolare dei piccoli cottimisti e padroncini monoveicolo, strozzati dal recente impennarsi del prezzo del gasolio e dal taglio delle agevolazioni sulle accise. Per un piccolo operatore con pochi tir, un aumento continuo del carburante trasforma ogni viaggio in una perdita netta, non riuscendo a scaricare i maggiori costi sui committenti o sui colossi della logistica, che impongono tariffe fisse e rigide.
L'esplosione di questa crisi si avverte con particolare violenza al Sud Italia per ragioni strutturali, geografiche e industriali. Il Mezzogiorno sconta un isolamento infrastrutturale gravissimo, una dipendenza quasi totale dal trasporto su gomma e mercati agricoli storicamente soggetti a speculazioni sulle materie prime importate via mare.
Inoltre, nel Sud la vertenza si lega a stretto filo alla crisi dell'ex Ilva di Taranto. Le proteste degli operai e dell'indotto siderurgico, sommate ai blocchi degli autotrasportatori, hanno cinto d'assedio snodi nevralgici come la raffineria Eni di Taranto e le principali arterie stradali meridionali.
L'ex Ilva rappresenta non solo l'ennesimo dramma occupazionale e industriale senza soluzione, ma anche una tessera fondamentale dell'economia locale dove ditte di trasporto dell'indotto vantano crediti non saldati, unendo la rabbia siderurgica a quella della terra e dei trasporti. Ma la rabbia del Mezzogiorno affonda le sue radici in un quadro di sofferenza economica ancora più ampio ed articolato.
A minare la tenuta sociale del Meridione si aggiungono la drammatica desertificazione bancaria e la contrazione del credito alle piccole imprese, che privano gli imprenditori locali della liquidità necessaria per sopravvivere.
Parallelamente, il progressivo smantellamento delle misure di sostegno al reddito e la mancanza di investimenti nell'innovazione tecnologica e nella transizione ecologica generano un senso di abbandono da parte delle istituzioni.
La persistente disoccupazione giovanile e il conseguente spopolamento demografico impoveriscono il tessuto sociale, lasciando un territorio privo di forza lavoro qualificata e di prospettive.
A tutto ciò si somma la piaga del lavoro nero e del caporalato, che altera la concorrenza sleale e schiaccia le aziende rispettose delle regole, e il divario nei servizi essenziali come sanità e trasporti locali.
Non è un caso allora che stiano scoppiando rivolte sociali, a cui questa politica sembra incapace di dare rappresentanza; una ribellione sorda e dura che mette in luce l'assenza di democrazia reale in terre dove vota meno del 40% degli aventi diritto, una parte dei quali appartiene direttamente o indirettamente ad un vero e proprio ceto politico,

Mr. President,
I write these words without diplomatic formulas or ceremonial language. I write simply, from one human being to another, and from one president to another — two men who understand that there are moments in history when decisions determine not only the fate of nations, but the fate


L'establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l'Europa. La falsa élite che attualmente governa in molti Paesi europei e nell'Unione Europea a Bruxelles è determinata a scatenare una guerra contro la Russia. Sfortunatamente per loro i cittadini su cui governano non hanno alcun interesse al riguardo e i leader stanno quindi conducendo una massiccia campagna propagandistica per far cambiare loro idea. Stanno seguendo la linea tracciata da Hillary Clinton che dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2016 contro Donald Trump accusò la Russia di avervi interferito. Da allora le accuse contro la Russia di interferire nelle elezioni altrove sono state ripetute innumerevoli volte e la tesi dei bot russi che esercitano un'influenza russa viene tirata in ballo ogni volta che degli outsider populisti riescono a vincere.
Un'altra accusa è che la Russia stia conducendo una guerra ibrida contro l'Europa. Questo meme risale alla falsa affermazione del giornalista Mark Galeotti che nel 2014 sostenne l'esistenza di una dottrina Gerasimov dal nome del più alto generale russo che stava portando la Russia a condurre guerre non lineari o ibride. Ci sono voluti quattro anni a Galeotti durante i quali la sua tesi aveva ottenuto un enorme seguito per ritrattare le sue affermazioni.
"Con mio immenso rammarico, ho creato io questo termine, che da allora ha acquisito una vita propria e distruttiva, incedendo goffamente nel mondo per diffondere paura e avversione al suo passaggio. Gerasimov stava in realtà parlando di come il Cremlino interpreta quanto accaduto durante le rivolte della Primavera Araba, le rivoluzioni colorate contro i regimi filo-moscoviti nei Paesi vicini alla Russia e, a tempo debito, la rivolta di Maidan in Ucraina. I russi credono sinceramente, per quanto a torto, che non si sia trattato di genuine proteste contro governi brutali e corrotti, bensì di cambi di regime orchestrati a Washington, o meglio, a Langley."
Non c'è mai stata e non c'è alcuna guerra ibrida russa. C'è invece una forte campagna occidentale volta ad addossare alla Russia la colpa di qualsiasi cosa.
"Negli ultimi tempi, non passa giorno in Europa senza che qualche allarme droni, incendio o blackout venga attribuito alla Russia. Ci viene detto che questi incidenti fanno tutti parte di una spietata guerra ibrida che la Russia sta conducendo contro l'Europa, una guerra che include incursioni di droni, violazioni dello spazio aereo, sabotaggi, incendi dolosi, cyberattacchi e altro ancora. Ci viene detto che ciò include complotti per collocare dispositivi incendiari a bordo di aerei cargo DHL, far saltare in aria binari ferroviari in Polonia e dare alle fiamme magazzini e centri commerciali in tutta Europa, oltre ad atti di sabotaggio contro le aziende della difesa e l'industria bellica in Europa e attacchi alle infrastrutture critiche europee, ma anche, apparentemente, l'invio di agenti segreti a defecare nei bagni dei deputati finlandesi. Ci viene anche detto che tali attacchi hanno iniziato a verificarsi poco dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022 e si sono intensificati negli ultimi mesi e nelle ultime settimane. Secondo Kaja Kallas, l'Europa si trova ad affrontare una rapida proliferazione di attacchi di sabotaggio e violazioni dello spazio aereo."
Non c'è tuttavia alcuna prova che uno solo dei presunti incidenti abbia qualcosa a che fare con la Russia. Una guerra ibrida però esiste ma è quella condotta dall'élite occidentale contro il proprio popolo.
"In ultima analisi, un esame serio della narrazione sulla guerra ibrida russa non può che condurre a un'unica e inquietante conclusione. Una guerra ibrida viene effettivamente condotta contro l'Europa, ma viene condotta dallo stesso establishment UE-NATO contro la propria popolazione. Gli europei sono sottoposti a una prolungata campagna di guerra cognitiva o psicologica finalizzata a condizionarli a credere che l'Europa sia sotto attacco da parte della Russia e che questi attacchi ibridi siano il preludio a ostilità convenzionali, un'affermazione per la quale, nel complesso, ci sono scarse o nulle prove. Ciò a cui i fatti puntano, in realtà, è una deliberata campagna di ingigantimento della minaccia in cui governi, organi di informazione e think tank finanziati dalla difesa hanno colluso per instillare un permanente senso di paura nella popolazione, attraverso una copertura martellante di incidenti, attacchi, sabotaggi e campagne che, nella maggior parte dei casi, semplicemente non esistono."
Ieri Andy Burnham il Primo Ministro non eletto della Gran Bretagna ha incolpato la Russia per l'esito del voto britannico sulla Brexit.
"Il Primo Ministro Andy Burnham ha scatenato la bufera in Gran Bretagna lunedì con la sua affermazione secondo cui la Russia avrebbe cercato di interferire nel voto sulla Brexit del 2016 che ha portato il Paese fuori dall'Unione Europea, rompendo con i precedenti premier che avevano dichiarato come non vi fosse alcuna prova di un'ingerenza di Mosca."
Vi era stata un'approfondita indagine parlamentare sull'ipotizzata influenza russa nel referendum sulla Brexit la quale non aveva riscontrato nulla. Burnham ora sostiene senza alcuna prova tale ingerenza perché vuole annullare l'uscita della Gran Bretagna dall'UE.
"Solo poche settimane fa, nel suo primo discorso al congresso da leader laburista, Burnham è diventato il primo premier ad aprire la porta al rientro nell'Unione Europea. Poco dopo, ha suggerito che il programma del suo partito per le prossime elezioni potrebbe includere un referendum proprio su questa questione."
L'argomentazione non detta di Burnham è che se la Russia ha influenzato il referendum sulla Brexit il risultato è illegittimo e deve essere annullato. Si tratta di una tesi falsa tanto quanto le accuse dello stesso Burnham secondo cui l'Iran sarebbe dietro ad alcuni contrabbandieri di carburante arrestati vicino a un aeroporto militare in Gran Bretagna e poi rilasciati su cauzione.
La propaganda sulla non esistente guerra ibrida che la Russia starebbe conducendo contro l'Europa ha raggiunto un nuovo picco ieri. L'Ucraina aveva appena bombardato diversi data center in Russia utilizzati da Yandex l'equivalente russo di Google. Yandex come Google Bing e altri scansiona costantemente internet per aggiornare il proprio indice di ricerca. Le statistiche sul traffico internet globale fornite da Cloudflare e da altri operatori hanno mostrato che a seguito dell'attacco ucraino l'attività del web crawler di Yandex è crollata. I media anti russi hanno immediatamente approfittato di questo fatto per sostenere che la famigerata influenza russa fosse improvvisamente crollata.
"I bot del Cremlino sono scomparsi? Dopo i raid sui data center di Yandex, il traffico automatizzato è crollato di quasi 250 volte. Gli utenti dei social media hanno rapidamente notato un'interessante coincidenza: con il calo del traffico, anche i bot filo-cremlino sono sembrati diventare meno attivi. Questi account inondano le sezioni commenti, fomentano conflitti e creano l'illusione di un ampio sostegno pubblico."
L'eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský non ha saputo resistere dal lanciare una frecciata al partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland.
"Tanto parlare di patriottismo tedesco e poi la connessione con la Russia cade."
Diversi altri politici europei hanno fatto affermazioni simili. Il calo del traffico di Yandex avrebbe secondo loro ridotto anche il sostegno online a vari partiti e cause sgradite tra cui il partito tedesco AfD e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nonostante non vi fosse alcuna prova a supporto di tali affermazioni i media mainstream in Germania Francia e altrove ci si sono tuffati a capofitto. Sono bastate poche ore perché venissero smentiti e svergognati.
"Vi presento la fonte della gigantesca fake news che è stata sdoganata in totale impunità da queste persone che si definiscono giornalisti, e che si sono appena rese di nuovo spettacolarmente ridicole. Le Parisien, BFM, Ouest France, TV5 Monde, oltre a Caroline Fourest, hanno rilanciato una falsa statistica proveniente da un fasullo grafico generato dall'IA che sosteneva di mostrare un calo del 56% dell'attività dell'AfD sui social media a seguito dei raid sui server di Yandex. Questo sedicente grafico, pubblicato da un parlamentare europeo del partito di Ursula von der Leyen, non indicava né che tipo di dati venissero misurati, né la fonte di tali dati, né come fossero stati aggregati; non includeva alcuna nota esplicativa sulla metodologia; e pretendeva di misurare il traffico fino al 15 ottobre 2026, ovvero nel futuro. Chiunque abbia più di due neuroni funzionanti non avrebbe mai preso sul serio un falso così rozzo. Ma apparentemente ai nostri giornalisti manca anche questo requisito minimo. Per quanto riguarda l'attività pro-Trump, si tratta di un filo-democratico americano che ha letteralmente detto: «Ho la sensazione che ci siano meno bot». Tutto qui. Nessuna fonte, nessun dato, nessun documento falso. È fondamentalmente la sua sensazione di pancia a parlare. E come se non bastasse, questi giornalisti hanno anche del tutto travisato una vera pubblicazione di Cloudflare, la quale mostrava che la maggior parte dei web crawler di Yandex era scomparsa a seguito dell'attacco ai server. I crawler sono i bot utilizzati dai motori di ricerca per scansionare e indicizzare le pagine web. Non hanno alcun legame con i bot che diffondono messaggi sui social media. Questo è il livello di affidabilità con cui questi giornalisti gestiscono le informazioni e eppure hanno l'arroganza di salire in cattedra."
Quei giornalisti naturalmente non sono altro che compiacenti accoliti che diffondono qualsiasi sciocchezza anti russa i loro leader vogliano che producano. Non si curano dei fatti né della morale e la loro unica missione è spingere l'opinione pubblica verso una nuova guerra in Europa.
(Traduzione de l'AntiDiplomatico)
