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Petrolio, Rubio a Jamnagar: perché la raffineria di Ambani riguarda l’Italia

Un viaggio diplomatico, una raffineria indiana e alcune navi cariche di carburanti dirette in Europa. A prima vista sembrano storie separate. In realtà si incontrano a Jamnagar, nel Gujarat, dove si trova il grande polo di Reliance Industries, la società guidata da Mukesh Ambani.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio è in viaggio tra Uzbekistan e India dal 17 al 22 ottobre. Secondo il Dipartimento di Stato, a Mumbai e Jamnagar parlerà anche di cooperazione energetica e incontrerà esponenti del mondo imprenditoriale, tra cui Ambani. La tappa assume un significato particolare mentre Stati Uniti ed Europa cercano di tenere sotto controllo le rotte del petrolio e gli effetti delle sanzioni alla Russia.

A riportare l’attenzione sulla raffineria è anche un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), pubblicata il 18 ottobre. Il rapporto segue i carichi di prodotti petroliferi partiti da raffinerie che lavorano anche greggio russo e arrivati nei porti dell’Unione europea.

Per l’Italia il dato merita attenzione, ma va letto con precisione: i carichi arrivati in un porto italiano non sono automaticamente carburante prodotto con petrolio russo e non equivalgono a una violazione delle sanzioni.

Che cosa c’entra l’Italia con la raffineria di Jamnagar

Secondo CREA, a settembre sette carichi di prodotti petroliferi provenienti da raffinerie che trattano greggio russo sono stati scaricati nei porti dell’Ue e classificati dall’organizzazione come ad alto rischio sulla base delle indicazioni europee. Sei erano partiti da Jamnagar e uno dalla raffineria turca di Tüpraş Izmit. L’Italia ha ricevuto tre dei sette carichi, risultando il principale Paese di destinazione nel gruppo monitorato.

Incrociando questi due dati, si può dedurre che almeno due dei tre carichi arrivati in Italia provenissero da Jamnagar: dei sette totali, soltanto uno risultava partito dalla raffineria turca. Il rapporto, tuttavia, non associa in modo esplicito ogni singola nave al relativo porto di arrivo e, soprattutto, la provenienza da una raffineria che lavora anche greggio russo non dimostra che uno specifico carico sia stato ottenuto da quel greggio.

Dato CREA riferito a settembre 2026 Che cosa indica
7 carichi Prodotti petroliferi scaricati nei porti Ue da raffinerie considerate ad alto rischio
6 carichi Partiti dalla raffineria di Jamnagar
1 carico Partito dalla raffineria turca di Tüpraş Izmit
3 carichi Scaricati in Italia, primo Paese di destinazione nel gruppo
Almeno 2 carichi italiani Inferenza dall’incrocio dei dati: sei dei sette provenivano da Jamnagar

Il CREA rileva anche che, tra luglio e settembre, il 32% degli acquisti di greggio della raffineria di Jamnagar proveniva dalla Russia. È un dato riferito alle forniture complessive di greggio dello stabilimento, non alla composizione di ogni singolo prodotto esportato. Non significa, dunque, che il 32% del carburante arrivato in Europa o in Italia sia necessariamente stato raffinato con petrolio russo.

Che cosa vietano le sanzioni europee sul petrolio russo

Dal 21 gennaio 2026 l’Unione europea vieta l’importazione di determinati prodotti petroliferi raffinati in Paesi terzi quando sono ottenuti da greggio russo. La norma non equivale a un divieto generalizzato di acquistare prodotti da qualsiasi raffineria che abbia lavorato, o lavori, anche petrolio russo: il punto decisivo è la materia prima effettivamente impiegata per il prodotto importato e la documentazione che ne attesta l’origine.

La Commissione europea prevede che gli operatori adottino procedure di verifica e forniscano alle autorità doganali le informazioni necessarie per identificare la provenienza del greggio utilizzato. Il rapporto CREA chiede controlli sui carichi provenienti da raffinerie che trattano petrolio russo proprio per verificare che le regole siano rispettate. La sua analisi segnala, quindi, un’esigenza di tracciabilità e vigilanza, non una condanna automatica delle singole importazioni.

La visita di Rubio può cambiare i prezzi alla pompa?

Non c’è un rapporto automatico tra la visita di Rubio, i carichi di Jamnagar e il prezzo che una famiglia paga al distributore. La presenza di una nave in un porto italiano non basta per prevedere un rincaro o un calo di benzina e gasolio: sul prezzo alla pompa incidono anche le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, il costo del greggio, il cambio euro-dollaro, le imposte e i margini lungo la distribuzione.

Le rotte internazionali possono influenzare gli equilibri dell’offerta e le attese dei mercati, ma non permettono da sole di attribuire una variazione di prezzo a un singolo carico. Per capire come le quotazioni del petrolio possono riflettersi sui prezzi dei carburanti servono anche i dati sui prezzi effettivi e sulle componenti fiscali.

L’Italia ha ricevuto tre dei sette carichi europei monitorati da CREA. Ora la domanda riguarda la capacità di ricostruire con chiarezza la filiera, dalla materia prima alla nave, fino al porto di destinazione. Non per alimentare allarmismi, ma perché sanzioni efficaci e approvvigionamenti affidabili dipendono da controlli comprensibili e verificabili.

La tappa di Rubio a Jamnagar riporta così al centro una questione che tocca insieme diplomazia, energia e commercio: in un mercato globale, il carburante può viaggiare per migliaia di chilometri e attraversare più filiere prima di arrivare in Europa. Per sapere che cosa contiene davvero, il nome della raffineria è solo l’inizio dell’indagine.

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Lo spread torna a crescere, 111 punti base ma sui Btp cala la pressione

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha raggiunto i 111 punti base in apertura. I rendimenti dei Btp sono però calati, anche se non al passo di quelli dei titoli di Berlino. I decennali si sono assestati al 4,51%, leggermente sotto i risultati di ieri, nonostante i dati sull’inflazione negli Stati Uniti facciano temere un nuovo aumento dei tassi dei Treasury Bond.

A tranquillizzare il mercato sono soprattutto le notizie sul traffico nello Stretto di Hormuz. Nonostante l’Iran abbia annunciato nuovi attacchi alle navi commerciali, i flussi di petrolio in uscita dal Golfo Persico si stanno avvicinando ai livelli precedenti alla guerra.

Spread in aumento ma i rendimenti sono in calo

L’apertura del 15 ottobre ha portato spread e rendimenti in due direzioni diverse. Il differenziale tra Btp e Bund è in aumento a 111 punti base, ed è tornato sopra ai 107 fatti registrare nei primi minuti di ieri. I rendimenti, al contrario sono in leggero calo, anche se quelli dei titoli tedeschi hanno ottenuto risultati migliori, ampliando quindi la forbice.

Btp meno sotto pressione, nonostante l’inflazione Usa

Nella giornata di ieri è stato diffuso un dato che avrebbe dovuto mettere i titoli di Stato europei sotto pressione: l’inflazione degli Stati Uniti. L’aumento dei prezzi è stato molto più alto del previsto, al 3,7%, e questo dovrebbe comportare un ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed.

La ritrovata fiducia dei mercati nella dirigenza della Fed ha però neutralizzato il possibile impatto di questo dato. Gli investitori credono nel fatto che il direttore Kevin Warsh possa alzare i tassi di interesse per contrastare l’aumento dei prezzi anche se la Casa Bianca non è d’accordo.

Di conseguenza, anche la pressione sui Treasury Bond si sta allentando, con i titoli statunitensi che sono scesi sotto il 5,1% di rendimento. Grazie a questa tregua, anche le tensioni su alcuni titoli europei si stanno allentando.

Continua l’instabilità in Francia

Fa eccezione a questa regola la Francia. Il Paese non sembra essere nelle condizioni di respingere la speculazione sui propri titoli di Stato, che hanno accumulato uno spread di 143 punti base, con un’altra variazione estrema in un giorno. I rendimenti sono saliti al 4,83% a causa sia del debito sempre più alto, sia dell’incapacità del Parlamento di trovare una maggioranza per far passare una legge di Bilancio che limiti la spesa.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 15 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,51% 111
Oat francesi 4,83% 143
Bonos spagnoli 4,03% 63

La Spagna, invece, nonostante le elezioni imminenti, si mantiene relativamente stabile attorno ai 60 punti base di spread.

Le prossime aste dei titoli di Stato e i Btp Valore

Concluse le prime emissioni di ottobre, il Tesoro procederà a fine mese con le altre aste regolari. Le prossime si terranno:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Tra il 19 e il 23 ottobre si terrà anche l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore Insieme, dedicati agli investitori privati.

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Meno raffinerie, più dipendenza energetica

La capacità di raffinazione del petrolio e dei suoi derivati si è ridotta progressivamente in Europa. Si tratta però di prodotti indispensabili per l’economia. In un contesto geopolitico sempre più instabile, diventa un problema di sicurezza energetica.

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Prezzo della benzina tra percezione e realtà

È vero che il prezzo alla pompa sale rapidamente e scende lentamente di fronte a uno shock. Ma è un fenomeno che si riassorbe in pochi giorni. È poi un settore più trasparente di altri. E anche più reattivo nel passaggio tra ingrosso e dettaglio.

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