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Jornal Telegraph vai cortar até 100 postos de trabalho. Novo dono promete transformar o jornal num negócio global “movido a IA”

Os novos proprietários do jornal Daily Telegraph estão a dispensar um número elevado de trabalhadores, informando-os de que a publicação será transformada de um jornal “num negócio global de media e informação estratégica premium, movido a inteligência artificial”, noticia o também britânico The Guardian.

Numa reunião geral e num e-mail enviado na manhã desta sexta-feira, os trabalhadores foram informados de que o jornal passará a depender cada vez mais da tecnologia, de dados e da IA para “reinventar a experiência do leitor”. Fontes internas da redação disseram ao The Guardian que cerca de 100 pessoas possam ficar sem emprego.

O “próximo capítulo” do Telegraph irá focar-se em novas fontes de receita, incluindo “vídeo, áudio, passatempos, eventos, B2B, licenciamento, comércio e novos produtos”, escreveu a CEO, Carolin Hulshoff Pol.

A publicação irá também focar-se em fazer crescer a sua audiência internacional, “em particular nas áreas de política internacional, defesa e economia”, acrescentou.

Alguns funcionários foram informados na quinta-feira de que iam ser despedidos, enquanto outros receberam chamadas e e-mails na manhã de sexta-feira. Consta que alguns quadros superiores estavam em lágrimas ao comunicar o seu destino aos colegas.

As secções de Cultura e Desporto foram particularmente afetadas, segundo fontes internas. Uma fonte da redação do Telegraph descreveu o ambiente no jornal como “uma morgue”.

O Telegraph foi comprado em junho pelo grupo de comunicação social europeu Axel Springer por 680 milhões de euros. (575 milhões de libras), pondo fim a três anos tortuosos para a publicação e para os seus trabalhadores, período durante o qual vários potenciais compradores foram bloqueados, desistiram ou enfrentaram uma forte oposição interna.

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No, Britain’s Puffin’s Aren’t About to Disappear Due to “Climate Change”

Every year we're fed the same scare story about Britain's Atlantic Puffins all about to disappear, with climate change inevitably blamed. But as so often, it's the reverse that's true, says Paul Homewood.

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Per un TikTok europeo in stile Usa. Ecco l’idea di Mathias Döpfner

Lo scorso gennaio Mathias Döpfner, amministratore delegato e comproprietario del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, ha ospitato nel suo studio di Berlino Charles Kushner. Dall’ambasciatore statunitense in Francia, nonché padre di Jared, genero di Donald Trump, voleva sapere qualche dettaglio del piano pensato dall’amministrazione americana per TikTok. Anche Döpfner aveva in mente qualcosa di simile, così da fugare le preoccupazioni di sicurezza che circondano la piattaforma cinese, per cui una chiacchierata non avrebbe fatto male. A raccontare l’incontro è il Financial Times, secondo cui il magnate dei media vorrebbe arrivare a un accordo per scorporare il social network e diventare titolare della sezione europea.

La questione è tutta in divenire. Sia Byte Dance, proprietaria di TikTok, sia funzionari della Commissione europea che hanno discusso della proposta con Döpfner hanno chiuso la porta, definendola una suggestione irrealizzabile. La questione è problematica soprattutto per Bruxelles. Le sue regole sulla sicurezza valgono per tutti gli operatori, dentro e fuori l’Ue, e sono stringenti. Forse non così tanto, come ha sottolineato il vicepresidente del Parlamento europeo Martin Hojsík: “Non stiamo applicando sufficientemente il Digital Services Act e il Digital Markets Act. Dobbiamo chiamare le piattaforme a rispondere delle loro responsabilità”. Döpfner però non perde le speranze.

TikTok, affermava in una intervista a Dpa a inizio settembre, “dovrebbe essere venduto ad azionisti democratici o bandito. Non capisco ancora perché noi in Europa non stiamo agendo. Gli americani hanno dimostrato che si può fare”. Non è un caso che le aziende che amministra siano da poco sbarcare su TikTok. Axel Springer, Bild e Welt hanno di recente aperto un loro profilo sulla piattaforma. Politico e Telegraph, sempre di proprietà di Döpfner, già ne hanno uno. Ed è proprio Axel Springer a uscire allo scoperto: “Come risulta chiaro dalle sue dichiarazioni pubbliche, Mathias Döpfner ha sempre sostenuto una soluzione europea per TikTok sulla falsariga del modello americano. Se tale soluzione si fosse concretizzata, avremmo accolto con favore l’opportunità di farne parte in quanto importante operatore mediatico europeo”.

Dietro c’è anche dell’altro. La strategia di Döpfner è larga e punta a inglobare altri interessi. Politico è uno dei media che sono stati bannati dalla Casa Bianca su ordine di Trump. Per cercare di riportare i suoi giornalisti all’interno delle sale istituzionali americane, Döpfner ha avviato una capillare opera di persuasione. Non soltanto con Kushner. A febbraio, quindi un mese dopo averlo incontrato, si è visto con Susie Wiles, l’importantissima capa di gabinetto di Trump, che la considera centrale per il suo lavoro. A settembre, invece, ha premiato di persona Peter Thiel, altra figura fondamentale nell’alveo del presidente. Un modo elegante per cercare di rientrare nella sua cerchia.

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No, Climate Change is Not Making Your Home “Uninsurable”

Climate change is making your home uninsurable! That's the headline, but look behind it and you find a press release by a PR outfit touting some very dubious claims about floods and finance, says Tilak Doshi.

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Why Does the Telegraph Keep Falling for Climate Propaganda?

'Extreme heat putting babies at risk'; 'Climate change driving up coffee prices': why does the Daily Telegraph keep falling for all the climate propaganda put out by activists, asks Paul Homewood.

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Climate Alarmist Propaganda Comes to the Telegraph

Climate alarmism propaganda about the collapse of the Gulf Stream has made it into the Telegraph thanks to the new owners recycling the work of Politico's Zia Weise. Is this a sign of things to come, asks Ben Pile.

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