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Abusi sessuali al Preseminario, la Cassazione vaticana annulla la condanna di don Martinelli e ordina l’appello bis

La storia infinita degli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano è ancora lontana dall’approdo ad una sentenza definitiva. Soprattutto dopo che la Corte di Cassazione dello Stato pontificio ha deciso di annullare la sentenza emessa dalla Corte d’appello nel gennaio 2024 che aveva inflitto due anni e sei mesi di reclusione a don Gabriele Martinelli della diocesi di Como, ritenuto responsabile di corruzione di minore. Il collegio composto dai cardinali Kevin Farrell, Augusto Paolo Lojudice e Ángel Fernández Artime, nonché dai giudici Patrizia Piccialli e Chiara Minelli, ha rinviato il processo al secondo grado, di fronte a un collegio diverso rispetto a quello che si era pronunciato in precedenza. Si dovrà pronunciare solo sulla qualificazione giuridica del reato di corruzione di minore, contestato inizialmente come violenza sessuale. Secondo l’accusa, Martinelli – che all’epoca era uno degli allievi del preseminario – aveva abusato di un ragazzino che era entrato nella struttura dei chierichetti della Basilica di San Pietro al primo anno di scuola superiore. La scabrosa situazione si era prolungata negli anni e il ragazzino aveva cercato inutilmente di farsi ascoltare e aiutare di fronte alle vessazioni subite da un allievo più grande di lui. Aveva scritto lettere alle più alte gerarchie vaticane, ma il caso era diventato di pubblico dominio solo alcuni anni dopo, grazie a una trasmissione televisiva. A quel punto Papa Francesco aveva ordinato una rigorosa indagine, sfociate nel processo.

I giudici hanno respinto il ricorso di don Martinelli, che chiedeva di essere assolto, affermando che il suo compagno di collegio fosse consenziente ai rapporti sessuali. Allo stesso tempo hanno accolto l’impugnazione del promotore di giustizia e dall’avvocatessa Laura Sgrò, che ha sostenuto la parte civile del ragazzino, e stabilito un nuovo giudizio sull’esistenza o meno del reato di violenza sessuale. Per capire quale sarà il perimetro del nuovo giudizio bisogna però attendere le motivazioni della Cassazione che indirizzeranno il riesame.

I fatti contestati erano avvenuti nel Preseminario San Pio X, una struttura collocata nel palazzo San Carlo, all’interno delle mura vaticane, che ospitava una piccola comunità di adolescenti dedicati alle liturgie in Basilica. La gestione era della Diocesi di Como, grazie all’Opera don Folci, nata da un’intuizione del sacerdote comasco di preparare i chierichetti destinati alle funzioni religiose del Papa. Dopo lo scandalo il Papa ha ordinato il trasferimento del Preseminario all’esterno delle mura vaticane.

Il processo di primo grado si era concluso nell’ottobre 2021, dopo un processo pubblico, numerose udienze e l’interrogatorio di alcune decine di testimoni. La conclusione fu di assoluzione per Martinelli, con la formula dell’insufficienza di prove. Era stato assolto anche il rettore don Enrico Radice dall’ipotesi di favoreggiamento, per aver ignorato le segnalazioni riguardanti ciò che accadeva nella struttura di minorenni di cui aveva la responsabilità. Due anni e mezzo dopo, in appello, la conclusione fu diversa per il solo Martinelli, riconosciuto colpevole di corruzione di minore, ma soltanto dopo il 9 agosto 2008, anno in cui aveva compiuto 16 anni ed era quindi diventato imputabile.

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Niente allenamenti a Cortina: la pista da bob è ancora senza ghiaccio. Comune e Simico si scaricano le responsabilità

Il dopo-Olimpiadi è cominciato nel modo peggiore per la pista da bob, skeleton e slittino di Cortina. L’ottimismo ufficiale aveva assicurato che con il 20 ottobre l’impianto sarebbe entrato in attività, consentendo di cominciare gli allenamenti delle squadre nazionali delle tre specialità, non solo italiane. Invece l’avvio conferma quanto faticosa e dispendiosa sarà la gestione di quella che pomposamente è stata definita la maggiore delle eredità dei Giochi per Cortina. Mentre in giro per l’Europa le altre strutture sportive sono già state ghiacciate (a cominciare da Lettonia e Norvegia), lo Sliding Centre bellunese è ancora un budello di cemento. Niente ghiaccio, niente bob. E così devono attendere coloro che si sono messi in lista per le discese nel “Guggenheim Museum” (parole del governatore Luca Zaia) o lungo la “Cupola del Brunelleschi” (epiteto del ministro Matteo Salvini).

Ed è già cominciato lo scaricabarile tra i soggetti impegnati in quest’opera da 133 milioni di euro che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Al momento la pista è in carico al commissario straordinario Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), l’ente pubblico controllato dal ministero di Salvini che ha in portafoglio opere pubbliche olimpiche per 4 miliardi di euro. Il Comune di Cortina ha ricevuto in consegna soltanto la sala-macchine per la refrigerazione, mentre ha stipulato una convenzione con Simico per accedere alla parte restante (esclusi i cantieri di Pizzarotti ancora in attività) per lo svolgimento di allenamenti e gare.

Soltanto il 15 ottobre il Comune ha incaricato una ditta specializzata (Longofrigo) per “il servizio di controllo e manutenzione programmata della centrale frigorifera presso l’impianto Sliding Centre”. La spesa prevista per un anno è di 48mila euro, circa la metà di quanto l’amministrazione comunale ha speso finora, visto che a settembre se ne sono andati altri 25mila euro per la manutenzione programmata e 21mila euro per la sostituzione delle valvole di sicurezza. In totale 100mila euro. Con tutti questi soldi impiegati perché la macchina del freddo non è ancora entrata in funzione?

Una risposta è stata data dal direttore dei lavori dello Sliding, l’ingegnere Michele Titton, al Corriere delle Alpi: “Non hanno acceso i motori perché gli mancano i tecnici. La centrale frigorifera è stata consegnala definitivamente, mentre l’impianto di scivolamento è stato consegnato in maniera provvisoria al Comune”, La colpa sembrerebbe del Comune, per un evidente ritardo nell’individuazione del personale da incaricare per la creazione del freddo. Il sindaco Gianluca Lorenzi ha però replicato scaricando la responsabilità su Simico, visto che un laborioso protocollo, firmato il 12 ottobre per disciplinare gli accessi alla pista, ha confermato che “nell’attuale fase transitoria la disponibilità dell’intero impianto è in capo al commissario straordinario”. Anzi, “l’accesso del personale del Comune e di Se.Am (società comunale che gestisce gli impianti pubblici a Cortina, ndr) non comporta trasferimento di custodia o di disponibilità delle aree, e una consegna parziale può avvenire solo con un apposito verbale che individui le aree consegnate con il coordinamento della Direzione lavori seguita dall’ingegner Titton”. Ecco l’affondo: “Ad oggi l’unica parte consegnata al Comune è la sola macchina della centrale di refrigerazione, che da sola non consente di ghiacciare la pista. Il tracciato non è nella disponibilità del Comune e il protocollo è stato voluto dall’amministrazione proprio per poter avviare il prima possibile le attività propedeutiche alla ghiacciatura”.

La ghiacciatura comunque ancora non c’è perché la centrale e la preparazione della pista devono potersi collegare, portando il glicole che crea il ghiaccio lungo il tracciato di oltre un chilometro e mezzo di lunghezza. Se si tratti di un ritardo superabile lo si saprà nel giro di qualche giorno, in ogni caso dimostra che l’automatismo della messa in funzione non è stato assicurato. Da non dimenticare che il commissario straordinario non ha ancora indicato quando potrà avvenire il collaudo definitivo della pista, dove l’Impresa Pizzarotti è ancora al lavoro. All’esterno dell’impianto dovranno poi essere piantati oltre diecimila piccoli abeti, in sostituzione del bosco di larici, un intervento di finitura che da cronoprogramma era fissato dapprima nel luglio 2026, poi è slittato al 16 ottobre. Ma anche questa data è trascorsa invano.

Non è un bell’inizio per la prima stagione dello Sliding Centre che prevede, da novembre 2026 a febbraio 2027, le World Series giovanili di slittino, la Coppa Europa di skeleton, la Coppa del Mondo di bob e skeleton e la Coppa del Mondo di slittino.

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A Trieste la Questura impone il “timer” all’assistenza ai migranti. Le associazioni: “Si vieta di aiutare chi ha fame per non disturbare l’aperitivo”

Assistenza ai profughi con il timer. Fasce orarie, limitazioni e richieste di permessi settimanali per accogliere gli stranieri affamati e bisognosi di cure. Da alcuni giorni Trieste si trova al centro di uno scontro consumato sulla pelle dei migranti della rotta balcanica. Da una parte le disposizioni imposte dalla Questura, con le reazioni favorevoli del centrodestra, a cominciare dal governatore leghista Massimiliano Fedriga. Dall’altra la rete di solidarietà che fa riferimento a Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti, impegnata da sette anni in un’attività quotidiana di accoglienza, che ha portato nel capoluogo associazioni e volontari da tutta Italia.

Lo stop è stato imposto da un’ordinanza del questore Lilia Fredella per limitare la presenza in piazza nei giorni del fine settimana. La motivazione? “Prevenire ogni eventuale turbativa delle attività di socialità, intrattenimento, svago, di libera circolazione e delle iniziative economiche che interessano capillarmente questo centro cittadino”. La replica è venuta da Lorena Fornasir, presidente di Linea d’ombra e animatrice con il marito del servizio gratuito, che da alcuni mesi è stato costretto a chiedere permessi settimanali per consentire la presenza nelle strade. “Adesso siamo andati oltre. L’ordinanza si preoccupa degli svaghi della gente, della vita falsa e non di quella vera, di chi arriva dalla rotta balcanica infreddolito, denutrito, ammalato o gravemente ferito da morsi di cani. Qui non si tratta soltanto di fornire il cibo, ma di assicurare vestiti, coperte, una prima assistenza sanitaria che significa anche organizzare i trasporti in ospedale, di dare sostegno morale e quant’altro”.

Dopo alcuni giorni di polemiche, la Questura ha emesso un comunicato di precisazione. “Negli ultimi mesi la situazione in piazza Libertà ha fatto registrare un progressivo degrado, caratterizzato dal verificarsi di ripetuti episodi di violenza, tra cui risse, aggressioni, accoltellamenti, nonché furti e rapine perpetrati ai danni degli stessi cittadini stranieri presenti nell’area. A questi episodi si sono aggiunte condotte legate allo spaccio di stupefacenti e comportamenti contrari alla pubblica decenza”. Questa la spiegazione ufficiale, che limita a due ore (dalle 18 alle 20) la presenza dei volontari, aggiungendo che esiste anche un’altra ragione: “La regolamentazione delle attività nell’area risponde anche alle istanze provenienti dalla stessa cittadinanza, che ha più volte rappresentato l’esigenza di una piena restituzione di piazza Libertà alla sua naturale funzione di spazio pubblico, affinché possa tornare a essere liberamente e serenamente fruibile da parte di tutti”.

Il mondo del volontariato respinge queste considerazioni e ha indirizzato una lettera al prefetto Giuseppe Petronzi, definendo “inaccettabile” l’ordinanza e chiedendo una sua revisione. “Senza di noi le persone migranti corrono il rischio di finire nelle mani dei trafficanti e degli sfruttatori”. In scia si sono posti esponenti del centrosinistra. La consigliera regionale Serena Pellegrino (Avs): “Siamo arrivati al punto inaccettabile di vietare di dare da mangiare a chi è bisognoso, a chi scappa dalle guerre, per non disturbare chi fa l’aperitivo del fine settimana. Trieste è l’emblema di una politica securitaria cieca e punitiva”. Giulia Massolino, consigliere regionale del Patto per l’Autonomia- Civica Fvg: “È un’umiliazione, per Trieste, finire ancora una volta agli onori della cronaca italiana per una scelta che calpesta la dignità delle persone e impedisce persino di distribuire un pasto a chi ne ha bisogno, da parte di associazioni e volontari che colmano le inadempienze delle istituzioni”. Il Partito democratico con la segretaria provinciale Maria Luisa Paglia: “La sicurezza si garantisce contrastando la violenza e la criminalità, non impedendo la solidarietà, proprio per questo è indispensabile distinguere chi commette reati da chi presta assistenza”.

La decisione è stata appoggiata dal governatore Fedriga, d’intesa con l’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti: “Piazza Libertà era diventata un’area sottratta ai nostri cittadini, dove si svolgeva di fatto una manifestazione costante che vedeva addirittura lo sventolare di bandiere, senza alcuna autorizzazione. – ha detto – In quell’area negli ultimi mesi si sono verificati due accoltellamenti e gli operatori delle associazioni che distribuiscono pasti sono stati minacciati da spacciatori”. Sulla stessa linea il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza adombra finalità politiche dietro al volontariato. “La Questura ha operato una scelta corretta e opportuna: va nella direzione di quanto abbiamo sempre chiesto come amministrazione comunale e ribadisce il concetto che la città non è un Far West dove alcuni, nascondendosi dietro il concetto nobile di solidarietà, portano avanti azioni politiche. Le regole ci sono e vanno rispettate da tutti”.

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Rientra il caso della carne di maiale tolta dalle mense scolastiche friulane: “Islamizzazione? Riduzione per motivi alimentari”

Gli esponenti della destra, con i vannacciani in testa, possono far rientrare l’indignazione per l’eliminazione della carne di maiale dai menù delle scuole nella provincia di Pordenone – che non ci sarà – da parte di una società di preparazione dei cibi che fa capo all’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale. Allo stesso modo vanno corretti i titoloni dei giornali, secondo cui l’islamizzazione dell’Italia avrebbe raggiunto anche le mense, dall’asilo in su, per rispettare i dettami religiosi dei fedeli di Allah. Una specie di sostituzione etnico-culinaria che impedirebbe il consumo perfino del famoso prosciutto di San Daniele, uno dei vanti della terra friulana.

A riportare la polemica nel binario del buon senso ci hanno pensato dapprima il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, poi il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. Dagli Stati Uniti, dove è in visita ufficiale, Fedriga ha detto: “La Regione, sulla base delle indicazioni nazionali e seguendo i dettami dell’Organizzazione mondiale della sanità, sulle mense scolastiche dà solo delle linee guida. Sono poi i singoli Comuni a scegliere. Noi certamente non cancelliamo e non cancelleremo il maiale. Non esiste che nelle nostre direttive ci sia il pollo al curry”. In questo modo il governatore scarica il problema a valle, ricordando che “l’assessorato regionale alla Salute ha emanato delle linee guida dettate dal buon senso”. Il sindaco Basso ha definito “legittimo e giusto” offrire piatti alternativi per rispettare i precetti religiosi di bambini e ragazzi, lasciando però spazio al menù friulano. “Convocherò un tavolo con Asfo per introdurre i prodotti tipici del nostro territorio a tavola”.

La polemica politica ha visto infiammarsi il centrodestra e la destra. I vannacciani hanno avviato raccolte di firme per difendere il presepe a scuola, in vista del Natale, e perché il cibo friulano e italiano resti nei menù. Hanno spedito una lettera ai sindaci di Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento e al direttore generale dell’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale, chiedendo chiarimenti in merito al menù dell’anno scorso, per la scomparsa di carne di maiale, braciola e prosciutto. Il deputato vannacciano Gianangelo Bof, ex leghista, rincara la dose: “Non vogliamo un Paese in cui chi viene ospitato decide di cambiare le abitudini secolari della nostra gente. Il maiale sulla tavola dei bambini italiani non è un optional da cancellare per non disturbare. È la nostra tradizione”.

In realtà sono le linee guida regionali per la ristorazione scolastica a raccomandare una riduzione (e non l’eliminazione) della carne di maiale, a favore delle carni bianche, per questioni alimentari. La Lega, con il senatore Marco Dreosto, ha preso posizione in modo deciso: “Il rispetto delle altre culture e religioni non può e non deve significare la rinuncia alle nostre tradizioni, alla nostra identità e alle eccellenze agroalimentari friulane, a partire dal prosciutto di San Daniele, un simbolo della nostra terra”. Gli ha fatto eco il deputato Emanuele Loperfido di Fratelli d’Italia: “Sono sorpreso che, di fronte a esigenze e abitudini alimentari diverse, la soluzione individuata sia quella di togliere, o quasi, la carne suina dai menu delle scuole di Pordenone, sostituendola con cous cous e altre pietanze».

Fausto Tomasello, segretario provinciale del Pd, osserva con ironia: “Spero non siamo arrivati al punto di affidare la nostra identità al prosciutto o al cotechino”. Poi aggiunge: “Si può anche chiedere equilibrio e scelta nei pasti a scuola per i bambini, nel rispetto di diverse credenze religiose e senza privare nessuno delle proprie tradizioni, a partire da quelle friulane. Apprezzabile l’equilibrio del sindaco di Pordenone, che dovrebbe essere seguito anche da certi esponenti della destra. Invece, dopo l’incubo burqa, Lega e FdI sono partiti contro il pollo al curry e imbracciano le armi in difesa del maiale”.

Marco Salvador, esponente di una civica di minoranza a Pordenone, osserva: “La carne di maiale non viene servita nelle mense scolastiche da anni e la sua esclusione non rappresenta una novità legata alla presenza di alunni musulmani, ma risponde a criteri di salute ed evidenze scientifiche sui rischi alimentari. Inoltre, la carne è prevista una sola volta alla settimana e alternata ad altre fonti proteiche”.

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Le spese folli delle Olimpiadi: dalla Società Milano-Cortina 188mila euro di biglietti omaggio al Ministero di Salvini. E c’è pure il “premio” da 3,5 milioni per la pista di bob

“La barca fa acqua”, senti dire nei corridoi di Simico che ha curato la realizzazione delle principali opere dei Giochi invernali 2026. Lunedì la Società Infrastrutture Milano Cortina (che fa capo al ministero di Matteo Salvini) ha tenuto un consiglio di amministrazione. E, a quanto risulta, è stato piuttosto movimentato. Tra l’altro sono finiti sul tavolo gli acquisti di biglietti per gli eventi delle Olimpiadi: quasi un milione con soldi della società, quindi pubblici. Poi ecco un’altra patata bollente, finora inedita: 3,5 milioni di euro che Simico avrebbe pagato alla ditta Pizzarotti come premio per la realizzazione della pista da bob di Cortina. Su questi due capitoli si allungano già le ombre degli accertamenti della magistratura contabile.

BIGLIETTI OMAGGIO PER UN MILIONE DI EURO. La fibrillazione è cominciata nelle scorse settimane quando si è diffusa la voce (il Fatto ne ha scritto) che la Sezione di controllo sugli Enti delle Corte dei Conti di Roma ha messo il naso nelle spese per le Olimpiadi, in particolare di Simico, la società sorta con il compito di costruire opere sportive e di legacy, l’eredità per il territorio. Ha cominciato dai fantomatici biglietti per le gare e dai ben più cari pacchetti per il soggiorno di ospiti. La domanda di fondo della Corte è semplice: perché una società pubblica che opera nelle infrastrutture avrebbe dovuto spendere quasi un milione di euro – questa la cifra complessiva, che con l’Iva arriva a oltre un milione e 100 mila euro – di ticket olimpici? Non solo: ci si domanda chi, all’interno di Simico, abbia deciso l’acquisto.

Un primo problema è capire a chi siano stati destinati i ticket, oltre ai pacchetti Premium Hospitality piuttosto consistenti. Una prima tranche di questi ultimi, acquistati da On Location, fornitore ufficiale di Fondazione Milano Cortina, è costata 368 mila euro per 202 biglietti premium (in media 1.821 euro l’uno). C’è poi stata una seconda tranche da 100 mila euro (più Iva). Una terza fetta da 500mila euro se n’è andata per comperare biglietti “dignitari domestici” da Fondazione Mico. A quanto risulta una parte dei tagliandi sono stati ‘regalati’ ai dipendenti Simico (fino a quattro ciascuno) contabilizzandoli come ‘welfare aziendale’. La media va dai 346 euro per dipendente dei biglietti Fondazione a 1.274 euro ciascuno per l’ospitalità On Location. È una voce che i vertici della società dovranno chiarire perché non risulta prevista dai contratti aziendali.

BIGLIETTI PAGATI PER NULLA. In questo marasma di inviti e omaggi, ci sono poi circa 140 biglietti per un valore di 188mila euro che sono andati al ministero di Salvini. E qui la Corte vuole capire se chi li ha ricevuti ne avesse effettivamente diritto, per cui si sta cercando di risalire, nome per nome, a chi li ha utilizzati. Perché i biglietti di Fondazione dati ad esterni di Simico sono costati in media 537 euro l’uno, mentre l’ospitalità On Location (67 pacchetti) è costata in media 2.621 euro (in totale 175 mila euro). Ma ci sono due ‘gialli’. Innanzitutto quello di circa 160 biglietti – oltre 100mila euro – che non si riesce a capire a chi siano finiti. Inoltre, 211mila euro per 441 ticket “non assegnati”, di cui 342 per 59mila euro a beneficio di Fondazione (costo medio 478 euro) e 99 per 151mila euro a beneficio di On Location per l’ospitalità (costo medio 1.531 euro). Insomma, soldi cacciati al vento.

Se risultassero regali non giustificati o spese non utilizzate, la Corte dei Conti potrebbe arrivare a chiedere ai manager che hanno deciso l’acquisto di risarcire la somma. Per questo i magistrati contabili hanno scritto sia all’amministratore delegato Fabio Massimo Saldini, che alla presidente di Simico, Veronica Vecchi, chiedendo chiarimenti. E qui comincia il balletto perché la presidente ha messo nero su bianco che della decisione di acquistare i ticket il consiglio di amministrazione non è “mai stato coinvolto”. Come dire che non è disposta a tenere il cerino in mano. E nemmeno il consiglio di amministrazione.

CONSULENZE PER UN MILIONE E MEZZO. Non è la sola rogna su cui occorrerà fare chiarezza. C’è anche la questione delle consulenze in materia giuridica, pare a prestigiosi studi, che sono state affidate nonostante Simico avesse un ufficio legale che sarebbe stato impiegato per fornire solo una parte dei pareri. Per i professionisti legali esterni sono stati spesi 395mila euro nel 2025 e 279mila euro nel 2024, circa 675mila euro in due anni. Ancora più cospicua la voce delle “consulenze varie” (comprensive di Internal Audit, relazioni esterne, social media management, audiovisivi e relazioni con i media): si arriva a 510mila euro nel 2025 e 238mila nel 2024. Il monte dei rimborsi spese a piè di lista per viaggi e missioni ha raggiunto i 436mila euro nel 2025, circa 161mila euro in più rispetto al 2024.

TRE MILIONI E MEZZO DI PREMIO A PIZZAROTTI. Passando da Roma alla Procura della Corte dei conti di Venezia, emerge un’altra storia finita sul tavolo del consiglio di amministrazione di Simico. I magistrati veneti hanno acceso un faro su un pagamento di 3,5 milioni di euro riconosciuto a Impresa Pizzarotti, la ditta a cui sono stati affidati i lavori per la realizzazione della pista da bob. Quando nessuno la voleva costruire, nel dicembre 2023, il ministro Salvini diede un annuncio decisionista: “Finora si è perso troppo tempo. Non costerà un centesimo in più agli italiani”. Aveva sfrondato il progetto così da rendere appetibile (all’unico concorrente Pizzarotti) l’appalto da 81,6 milioni di euro (anche se il costo complessivo del sistema Sliding Centre arriva a 133 milioni di euro).

Pizzarotti è riuscito in un’impresa apparentemente impossibile, mettendo a disposizione la pista in 13 mesi per la pre-omologazione. Il collaudo a fini agonistici è avvenuto nell’autunno 2025, a febbraio 2026 si sono disputate le gare olimpiche. Per quel lavoro Pizzarotti ha ricevuto 3,5 milioni di euro aggiuntivi che hanno fatto sorgere qualche dubbio alla Procura contabile veneta. È il Codice degli appalti a dettare le regole del cosiddetto “premio di accelerazione”, nei casi di ultimazione in anticipo rispetto ai termini contrattuali. L’ammontare, nei limiti della somma disponibile indicata nella voce “imprevisti” del quadro economico (un milione 632 mila euro per lo Sliding Centre), è commisurato “ai giorni di anticipo e in proporzione all’importo del contratto”. Pizzarotti ha concluso i lavori prima? È questo che si sta chiedendo la Procura contabile. L’impianto è stato messo a disposizione per le gare, ma i lavori non sono conclusi nemmeno oggi, a otto mesi dalla fine dei Giochi. Basta leggere la convenzione siglata dall’amministratore delegato Saldini con il Comune di Cortina il 12 ottobre, che detta norme rigide per l’accesso alla pista a fini di allenamento o gare, visto “l’intervento è in fase di avanzata esecuzione” e le competizioni dovranno essere “compatibili con lo stato delle attività in corso”. Insomma, lo Sliding Centre è ancora un cantiere.

Per capire la legittimità del premio si stanno analizzando contratti e clausole che legano Simico a Pizzarotti. Quest’ultima ha ottenuto anche un appalto aggiuntivo da un milione 617mila euro, con una procedura negoziata senza bando. Ha riguardato “l’attività di manutenzione e conduzione dell’impianto” dopo il 21 novembre 2025, quando la pista è stata assegnata a Fondazione Milano Cortina per le gare olimpiche.

I GIOCHI DELLA LEGA. Dopo le settimane di gloria e di riflettori planetari, la paternità delle Olimpiadi comincia a diventare scomoda. Di certo in Italia saranno ricordate come le Olimpiadi della Lega. “Milano ha ospitato lo spettacolare avvio dei Giochi Olimpici Invernali 2026 fortemente voluti dalla Lega al Governo e dalle regioni a guida leghista”. Scriveva così Matteo Salvini nel febbraio 2026 sulla Settimana Leghista, consacrando i Giochi di partito. Perché era stato Luca Zaia a lanciare la proposta. Perché si sono svolti, guarda caso, in due regioni amministrate dal Carroccio, Veneto e Lombardia. E poi c’è stato il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, guidato dallo stesso Salvini, a tenere in mano il boccino di opere per 4 miliardi.

Difficile dire chi sia stata la vera mente dell’operazione. C’è ovviamente Salvini, ma non è il solo leghista. Un ruolo di primo piano lo ha avuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, ex direttore della “Padania”, il cui entourage è stato destinatario di 18 biglietti per 14mila euro. Se i governatori Attilio Fontana e Luca Zaia, ormai uscente, hanno messo la faccia politica, la firma tecnica sui provvedimenti di Simico è dell’amministratore delegato della società voluto da Salvini nel febbraio 2024, Fabio Massimo Saldini. Quasi omonimi, ma tanto diversi nel tratto. Saldini è un architetto con una lunga presenza ai margini del mondo politico di centrodestra. Le cronache ricordano, per esempio, il suo ruolo professionale nel promuovere il gigantesco (e contestatissimo) progetto edilizio della Cascinazza di Monza voluto da Paolo Berlusconi, fratello di Silvio. Ma è nella Regione Lombardia guidata dall’amico Roberto Formigoni che Saldini ottiene consulenze e viene nominato delegato del Presidente in materia di moda. Un legame, quello tra Saldini e Formigoni, riemerso nell’estate 2025 al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Saldini era presente con una delegazione di Simico e aveva portato con sé alcuni atleti (altra spesa di Simico su cui la Corte dei Conti vuole fare chiarezza). Davanti al pubblico plaudente Saldini salutò Formigoni – che è sempre stato legato a Cl e si è ritirato dalla vita politica dopo scandali e condanne – suscitando una sorta di standing ovation.

Ma veniamo ad anni più recenti. Saldini dalla Regione Lombardia – a quel punto già a trazione leghista – ottiene nomine prestigiose, come quella nella società della Pedemontana Lombarda. E in Simico dove entra, esce e poi rientra occupando infine la poltrona di amministratore delegato, direttore generale e commissario straordinario che gli garantisce di sovrintendere ad appalti miliardari e di incassare 240mila euro in una sommatoria di indennità. Una gestione non facile, viste le vicissitudini della pista da bob e lo scandalo della famigerata funivia di Socrepes, un’incompiuta che partirà in ritardo di dieci mesi, con una capienza dimezzata. Per non parlare dell’inchiesta per turbativa d’asta aperta a Belluno.

Adesso che sembra arrivato il momento di fare i conti, non si deve dimenticare una cornice più ampia. La società Simico dovrebbe cessare, in base alla Legge Olimpica, il 31 dicembre 2026. Ma il governo l’ha già prorogata fino al 2033, perché il numero di opere da concludere è imponente. Finora ne sono state ultimate 49 su 98, la metà, mentre 21 sono in progettazione, 9 in gara e 19 in esecuzione. Un gigantesco cantiere aperto, una voragine. Infatti è stato speso solo il 25 per cento delle risorse pubbliche stanziate, mentre è in esecuzione il 17 per cento. Solo sulla carta (in gara o in progettazione) sono opere equivalenti al 58 per cento degli stanziamenti.

Non è un bilancio lusinghiero, anche se le cause sono molteplici. Eppure, ricevendo a fine agosto il Campanile, riconoscimento civico di Cortina per i rappresentanti delle istituzioni che hanno contribuito alla riuscita delle Olimpiadi, l’architetto Saldini ha dichiarato: “Abbiamo dimostrato di essere affidabili e credibili”. Si gioca altri sette anni di comando. Una specie di vita eterna in una delle centrali di spesa pubblica più importanti d’Italia.

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