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The Bold Champions | L’Inter rialza la testa, ma una volta per tutte va detto: gioca male. Sulla vergogna United ha già detto tutto Roy Keane

Tutto o niente: dopo 0 punti nella seconda giornata di Champions, le squadre italiane hanno fatto il pieno, conquistandone 12 e raddrizzando la classifica. Il quartetto azzurro è ora in area playoff: lo straordinario Como 9°, la Roma 15°, l’Inter 20° e il Napoli 22°. In cima, cinque club a punteggio pieno: Psg, Aston Villa, Liverpool, Real Madrid e Betis sono a quota 9.

IN

9 COMO
Il 4-1 rifilato al Manchester United rappresenta il punto più alto della squadra del lago. La lezione di gioco di Fabregas al collega Carrick, affrontato più volte in Inghilterra, ribadisce il concetto che per diventare ottimi allenatori non basta solo avere un passato importante da calciatore ed essere la vecchia gloria di un club, ma bisogna studiare, aggiornarsi, creare. Il simbolo di una serata che segna la storia del Como è Nico Paz: doppietta, assist, giocate d’autore. Ha solo 22 anni e ha detto di no al Real per restare con Fabregas: l’argentino ha azzerato persino il ricordo di George Clooney, la star che ha fatto scoprire agli “amerikani” il ramo del lago di Como.

8 ROMA È vero, lo Slovan Bratislava è la squadra più scarsa di questa Champions, ma la prestazione della Roma è di grande livello. Quattro gol, ma potevano essere il doppio. La notte dell’Olimpico mette alle spalle il disastro Real Madrid: senza quei dieci maledetti minuti finali, la Roma sarebbe ora tra le prime otto. I protagonisti: il solito Malen, Wesley, Pisilli, Hermoso e un difensore, Ghilardi, che ha enormi potenzialità. Unica stecca: Mora. Il portoghese ha ottima tecnica, ma è troppo leggero.

8 PSG-BARCELLONA/FODEN
Voto alla partita, finita 4-2 per i parigini. Calcio sublime, anche se le difese, soprattutto quella blaugrana, peccano in alcuni casi di leggerezza. Il gol di Lamine Yamal è una perla, splendido anche quello di Vitinha, forse il miglior centrocampista del momento. Finale anticipata, si è detto. Chissà se potrà giocarla Kvaratskhelia: rottura del crociato anteriore del ginocchio destro. Brutta botta. Auguri: lo merita lui e lo merita il popolo del calcio. Foden torna protagonista con la tripletta all’Aek. L’inglese è un sublime, anche se ogni tanto cala il buio.

7 NAPOLI
Rialza la testa dopo i ko con Villarreal e Venezia. Il capolavoro di Politano apre le acque della partita, poi diventa una specie di ping pong. Contro i norvegesi del Bodo Glimt, finisce 4-3, il più romanzesco dei risultati. Tre punti vitali, McTominay decisivo con la sua doppietta, ma i problemi di gioco restano. Lo scozzese è un campione, ma da solo non può compiere miracoli. Tregua Allegri-De Bruyne: quanto durerà? Il belga ha sempre avuto un caratterino non facile: chiedere a Guardiola.

6 INTER
Vince nel momento più difficile, quando si ritrova in dieci dopo l’espulsione di Bastoni. Il gol che risolve la grana-Shakhtar è splendido, lungo l’asse Mkhitaryan-Carlos. L’armeno piazza un assist divino al primo tocco al pallone, il brasiliano infila la porta con una stoccata d’autore. L’Inter rialza la testa, ma una volta per tutte va detto: gioca male. L’Inter vive sulla forza fisica e le qualità individuali, ma lo spartito è decisamente inferiore a quelli di Como e Roma.

OUT

5 BASTONI
Non si vuole infierire, ma se becchi due cartellini gialli in un paio di minuti significa che hai perso il controllo dei nervi. Dopo l’espulsione contro la Bosnia, costata in parte l’addio dell’Italia al mondiale, un altro “rosso” che poteva costare caro. Anche stavolta, come a Zenica, il fattaccio si consuma quando Bastoni gioca come centrale. Qualcuno invoca di non utilizzarlo più in quella posizione, ma si può credere che questi blackout siano solo legati alla collocazione sul campo?

5 BORUSSIA DORTMUND
Dopo il 2-1 in casa del Sabah, in Azerbaigian, tutti a fare la doccia in albergo “perché gli spogliatoi dello stadio erano carenti”. Non saranno stati da hotel a cinque stelle, ma la sensazione è che il mondo del calcio sia sempre più schizzinoso. Secondo la Bild, sarebbe stata una forma di precauzione, nel timore della presenza della Legionella nell’impianto idrico, ma finora non sono mai stati registrati casi e i giocatori dello Slavia Praga, nel match precedente, hanno usato le docce senza fiatare.

4 MANCHESTER UNITED
Sprofondo rosso. L’umiliazione di Como potrebbe costare la panchina a Michael Carrick, altro grande ex finito nel frullatore dei Red Devils. La verità è che uscito dalla scena Alex Ferguson, lo United – e la proprietà americana, da sempre detestata dai tifosi – non ne ha azzeccata più una. Il commento dell’ex Roy Keane è lapidario: “Ho visto partite terribili dello United nel corso degli anni, ma questa contro il Como è sicuramente tra le peggiori. Guardi il Como e vedi un meccanismo perfetto: i giocatori fanno girare la palla, pressano, vincono i contrasti, arrivano sulle seconde palle. Poi guardi lo United e ti chiedi se metà di questi ragazzi abbiano mai giocato in calcio competitivo”.

4 SLOVAN BRATISLAVA
Un’armata Brancaleone in giro per l’Europa. Pessimi anche i tifosi, che hanno creato problemi di ordine pubblico all’Olimpico e ferito un agente.

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Champions, per Napoli, Roma e Inter è già l’ultima spiaggia: Gasp e Allegri oggi non possono sbagliare | Partite e classifica

Siamo già a questo punto: terza giornata di Champions, ultima – o penultima a essere ottimisti – spiaggia per le squadre italiane. I numeri sono catastrofici: quattro punti su ventiquattro conquistati, sei sconfitte in otto gare, solo il Como 12esimo in zona playoff (a quota 3), le altre (Roma 25esima, 1), Inter (29esima, 0) e Napoli (32esima, 0) in questo momento sono eliminate. Tra i cinque campionati maggiori, siamo quelli messi peggio: Inghilterra (24 punti, cinque club), Spagna (24, pure in questo caso 5 formazioni), Germania (16) e Francia (9) ci guardano dall’alto in basso. Anche il Portogallo (6, 2 rappresentanti) ha fatto meglio. Siamo ai livelli di Olanda (4), Ucraina (4) e Norvegia (4) che schierano però un numero di club inferiore. Le italiane giocano tutte in casa: occasione da sfruttare.

ROMA – Bruciata dall’incredibile sconfitta in casa con il Real Madrid (3-1 all’81’ e 3-4 al 90’), la banda di Gasperini ospita l’ultima in classifica, lo Slovan Bratislava guidato da Yaya Touré e sostenuto da duemila tifosi. L’allenatore ivoriano ha detto di avere “sensazioni positive” e ha parlato benissimo del tecnico giallorosso: “Ha grande esperienza, la Roma è un avversario di valore e sono curioso di vedere come si comporterà la mia squadra, noi dovremo dare tutto quello che abbiamo”. Incassata la notizia che il recupero di Dybala per la lesione al polpaccio richiederà venti giorni di stop, Gasp dovrà fare i conti con le assenze di Svilar, Koné e Cristante, ma torna Malen e a gara in corso potrebbe varare la doppia coppia d’attacco: l’olandese e Castro, protagonista del 2-0 sul Genoa. La Champions è una magnifica avventura, ma Gasp ha nel mirino per ovvie ragioni il campionato, dove i giallorossi sono terzi, a – 2 dal duo Inter e Lazio. Sabato, la Roma andrà a giocare a Napoli: uno snodo importante per il cammino in Serie A.

NAPOLI – I due ko contro Villarreal e Venezia hanno lasciato il segno. Il Napoli non è solo conciato male in Europa, ma anche in campionato va male (nono posto). Max Allegri è in difficoltà, la questione-De Bruyne è esplosiva – il belga, sempre più capriccioso, è ai ferri corti con l’allenatore -, la squadra è su con gli anni, i giovani (vedi Lucca) stanno deludendo e il proprietario Aurelio De Laurentiis sta seguendo in silenzio la situazione. Al Maradona sbarcano i norvegesi del Bodo Glimt, che non sono fenomeni, ma hanno già fatto piangere l’Inter e la scorsa edizione hanno raggiungo gli ottavi. Urge sterzata, altrimenti si mette male per tutti, a cominciare da Allegri. Il tecnico livornese si affida ai big, De Bruyne compreso.

COMO – Il Manchester United è uno dei mostri sacri del calcio mondiale. Dopo Real Madrid e Barcellona, è il club con il maggior seguito di tifosi nel pianeta. Ha vinto 68 trofei, è quotato alla Borsa di New York, il suo stadio è meta turistica – anche perché a Manchester c’è poco da vedere -, lo stadio è il “teatro dei sogni”, nel suo passato c’è una galleria di fenomeni tra gli ex campioni – George Best, Bobby Charlton, Eric Cantona tanto per citarne alcuni -, il santone Alex Ferguson è l’allenatore più vincente di tutti i tempi (49 trofei). Eppure il Como, alla terza esibizione in Champions, può giocarsela. I Red Devils sono partiti male in campionato. La spinta emotiva di Michael Carrick – altro ex eccellente -, approdato a metà della scorsa stagione e sulla forza dell’entusiasmo capace di riportare lo United nell’Europa più importante, si è esaurita. Nel Como, a Firenze è stato celebrato finalmente un italiano: Mattia Liberali, classe 2007, cresciuto nelle giovanili del Milan, lanciato in Serie A da Fonseca, ma poi ceduto al Catanzaro in Serie B, dove ha trovato in Alberto Aquilani un tecnico che ha creduto nelle sue capacità. Il Como lo ha arruolato pagando la clausola rescissoria da 6 milioni di euro: un bel colpo. Liberali potrebbe essere confermato contro i Red Devils: storia da seguire.

INTER – Shakhtar o mai più: dopo i ko con Real Madrid e Bruges, per l’Inter non ci sono mezze misure. Urge la vittoria contro la squadra ucraina, simbolo della guerra nel Donbass, guidata dal turco Arda Turan, soprannominato il Mago. Chivu recupera Calhanoglu, potrebbe schierare dall’inizio Bonny – determinante contro il Bologna –, sta sfogliano la margherita Martinez-Provedel per decidere il portiere titolare e si augura che non sia necessario, come sta accadendo troppo spesso, di ritrovarsi in svantaggio per svegliarsi. In Italia si può rimediare, in Europa la leggerezza non è consentita. I numeri inquietano. L’Inter viene da quattro ko di fila al Meazza in Champions (Liverpool, Arsenal, Bodo Glimt e Bruges), nelle ultime otto partite europee ha perso sette volte, ma stavolta non può proprio sbagliare.

P.S. Stasera partitone a Parigi, devastata dagli scontri dei giorni scorsi, Psg-Barcellona: Doué, Vitinha, Kvaratskhelia, Hakimi, Yamal, Rodri, Pedri, Gordon, Cubarsì. Un gruppo di attori straordinari, una finale anticipata.

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Gattuso, l’ombra di Zenica e la svolta con i giovani: “Questa generazione mi faceva imbestialire, poi ho capito che dovevo cambiare io”

Le dichiarazioni ai media nei dopo-partita sono quasi sempre di una banalità sconcertante, ma la coda di Juventus-Lazio ha rappresentato la classica eccezione. Protagonista, Gennaro Gattuso. Si è lasciato andare, come se invece di parlare di fronte alle telecamere, stesse confrontandosi con il suo strizzacervelli. L’analisi delle sue parole, per forza di cose, parte da lontano: esattamente da sette mesi fa. La sera del 31 marzo, dopo il successo ai rigori della Bosnia sull’Italia, Rino – e con lui milioni di persone che amano il calcio – era un uomo a pezzi, sprofondato nel momento più buio della sua carriera. La terza eliminazione di fila della nazionale al mondiale lo aveva travolto. Annichilito. Umiliato. La faccia della vergogna del nostro calcio era la sua: quella di una persona onesta, di indubbi valori morali, ma incapace. Sappiamo tutti che dietro alla sconfitta di uno sport di squadra non esiste un unico colpevole, ma per il ruolo che ricopre un allenatore, è lui il vero responsabile. Gattuso è sparito dal radar, poi, improvvisa e inattesa, la chiamata della Lazio. Lotito gli ha offerto una seconda chance. La sera del 16 agosto, alla prima partita ufficiale, un flop colossale: Lazio superata 2-0 in casa dal Mantova, in Coppa Italia. Gattuso già sulla graticola e voci di un possibile esonero, condite da parole impietose: “Non si è ripreso dalla vergogna di Zenica e chissà se mai ci riuscirà”.

Due mesi dopo, Gattuso è in testa al campionato, in tandem con l’Inter. La sua Lazio gioca un bel calcio: non ha la rosa vasta di altre candidate al titolo, ma non partecipare alle coppe europee rappresenta paradossalmente un vantaggio. La Lazio può fare una cosa che nel calcio moderno è spesso e colpevolmente secondaria: allenarsi bene. Il 3-0 in casa della Juve ha liberato le acque. Gattuso, per la prima volta dopo i giorni oscuri di Zenica, ha parlato non solo della sua Lazio, ma ha allargato gli orizzonti, aprendo una finestra sulla complessità dei rapporti di un allenatore con i giocatori.

Il contrasto generazionale appartiene alla cronaca dell’umanità. Non è storia di oggi. All’alba del terzo millennio, i normali temi che contrappongono i giovani con gli adulti sono stati però amplificati, nel calcio, da due elementi dirompenti: la figura del procuratore che piomba nelle vite dei giocatori quando sono ancora bambini e la comparsa dei social. Le linee guida sono offerte spesso non dalle famiglie – sulle quali bisognerebbe poi aprire un dibattito -, ma dai loro manager – ovvero gente che si preoccupa quasi sempre dei propri interessi – e dalle piattaforme web. La gioventù tende a isolarsi e, in diversi casi, questa realtà distopica annebbia il cervello dei più fragili, con il risultato di sfuggire al controllo e alla comprensione degli adulti (ma anche gli “over”, a proposito di social, non scherzano ). Fare gruppo e comunicare, lontani dalla tecnologia, rappresenta spesso un problema. Immaginare questo scenario trapiantato in una squadra di calcio, dove un allenatore deve gestire non più quindici-sedici giocatori come un tempo, ma venticinque.

“Fino a qualche anno fa – le parole di Gattuso – faticavo a interagire con la squadra. Vedevo cose che mi facevano imbestialire. Questa generazione ha un approccio completamente diverso da quello che avevamo io e miei compagni di allora. Piano piano ho capito che dovevo cambiare atteggiamento. Ho cercato di andare incontro a questo mondo nuovo. Lascio più libertà, purché siano rispettati quei concetti di base sui quali non transigo”. Gattuso ha 48 anni. Non è molto più avanti con l’età rispetto a giocatori over 35, eppure oggi bastano due generazioni di differenza per scavare un solco talvolta incolmabile.

L’inaspettato exploit della Lazio ha però ragioni più profonde: “Gestisco un gruppo che ha voglia di affermarsi, rispetta le regole fondamentali e in settimana lavora duro, senza lamentarsi. Il nostro mercato non è stato facile. C’erano pochi soldi a disposizione, ma abbiamo preso i giocatori giusti. Ora ci godiamo questa bella vittoria a Torino, ma da domani, si volta pagina e si pensa alla gara con al Parma. La strada è questa: non guardare lontano e concentrarsi sull’obiettivo immediato”.

La terza bocciatura dell’Italia resta una ferita aperta: “Me la porterò dietro per il resto della vita. Non la supererò mai. Avevamo svolto un buon lavoro, poi quella maledetta serata di Zenica. Sono tornato in pista perché non riesco a stare a casa senza lavorare. Ho commesso qualche errore in passato accettando situazioni rischiose anche per questa ragione. Il mio mondo, la mia vita è il calcio: lo spogliatoio, gli allenamenti, le partite”.

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Le tende in piazza per l’emergenza casa infiammano anche il Portogallo: “Dov’è la casa del premier?”

Nao consigues pagar a tua renda? Traz a tua tenda: “Non riesci a pagare l’affitto? Porta la tua tenda”. Come spesso accade nel Portogallo di un genio della letteratura come Fernando Pessoa, anche nelle lotte sociali il richiamo della poesia è fortissimo. Lo striscione simbolo della protesta che dalla fine della scorsa settimana ha trasformato la centralissima Praça D.Joao I° di Porto in un camping urbano, dopo gli scontri con la polizia avvenuti nella notte tra mercoledì e giovedì, è stato sostituito da quello più amaro A violéncia è o ùnico argumento da ignorància (e qui la traduzione è inutile). Il movimento di lotta per la casa, esploso nelle piazze di Madrid, alla fine è arrivato anche nel vicino Portogallo, dove negli ultimi quindici anni il mercato immobiliare ha avuto un’impennata clamorosa: Lisbona e Porto come Londra e Milano, siamo a questi livelli.

Il cuore della protesta è Porto, dove sono in corso maxi-lavori per l’ampliamento della rete metropolitana e dove nell’ultimo decennio è esploso il turismo. La piazza è stata occupata in modo progressivo. Ai giovani, si sono aggiunte persone di mezz’età e anziani. Il problema degli alloggi è trasversale. Unisce tutta quella fascia di popolazione che non possiede una casa. Il contrasto con i “proprietari”, che hanno spesso ereditato abitazioni anche in rovina e sono diventati improvvisamente ricchi, è notevole. Non c’è da sorprendersi se il premier Luìs Montenegro, capo del governo conservatore, ha liquidato la questione accusando i protestanti di essere “egoisti” perché turbano pace e quiete pubblica. Facile per lui pontificare: possiede una casa a Espinho, tre a Bragança e altre cinquanta sparse nell’impero immobiliare dell’azienda di famiglia.

Le parole più dure sono però state espresse dal sindaco di Porto, Pedro Duarte, anche lui esponente del partito socialdemocratico al governo. Il suo richiamo all’ordine e allo sgombero della piazza ha preceduto l’intervento della polizia, scattato tra il 14 e il 15 ottobre, in piena notte, quando ormai non erano più presenti giornalisti e televisioni. Gli agenti hanno usato le maniere forti. Gli scontri hanno provocato il ferimento di 37 persone, 2 delle quali in modo grave. La protesta non si è fermata. Giovedì sera, sono tornate le tende, ma qualche ora dopo c’è stato l’autoscioglimento perché è circolata la voce dell’infiltrazione di militanti dell’estrema destra. Un ritiro temporaneo. Venerdì notte la piazza è stata nuovamente occupata, i toni della protesta sono diventati più forti e nelle tv si è dato spazio a chi minacciava “dobbiamo trovare la casa di Montenegro”.

Il movimento raggiungerà oggi Lisbona, con un corteo che partirà da Cais do Sodré, vicino al fiume Tago e raggiungerà Praça Rossìo, cuore della capitale, dove il sindaco Pedro Moedas, anche lui del PSD, ha annunciato il ritiro dei monopattini elettrici condivisi per ragioni di sicurezza. Un altro sit-in è in programma a Coimbra, città universitaria, dove la crisi delle abitazioni colpisce soprattutto gli studenti. Le manifestazioni sono state organizzate dalla CGTP (Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi) contro il “brutale aumento” dei prezzi di case, carburante e beni di prima necessità. A Faro, in Algarve, regione turistica dove i prezzi hanno raggiunto livelli elevatissimi, in solidarietà con “le tende di Porto” si svolgerà un raduno presso la Rotonda do Fórum, organizzato da diversi movimenti e collettivi.

In Portogallo la situazione esplosiva degli alloggi è stata prodotta da tre fattori: aumento della popolazione grazie anche al contributo degli immigrati delle ex colonie (Brasile e Angola in particolare), alterazione del mercato prodotta dai pensionati sbarcati nel paese per approfittare delle agevolazioni fiscali e carenza strutturale dell’edilizia popolare. L’affitto di un monolocale a Porto e Lisbona costa come uno stipendio. I giovani sono tagliati fuori e sono costretti a restare in famiglia. I lavoratori con i salari più bassi abbandonano i grandi centri urbani e cercano un tetto in aree rurali, lontane da uffici e fabbriche. Il movimento non ha ancora espresso un leader. Lo slogan è “oggi parlano alcuni, domani parlano altri”. Sono stati finora respinte affiliazioni politiche: “La lotta per un alloggio dignitoso è trasversale e attraversa tutta la nostra società”.

E’ stata aperta un’inchiesta sugli scontri di Porto, ma la linea dura ha raccolto i consensi anche del partito populista di estrema destra Chega. “L’intervento delle forze dell’ordine è stato corretto – il commento del deputato Pedro Pinto -. Il Portogallo non è un paese di tende in strada”. Il governo si appella alla legge che vieta le proteste pubbliche dopo le 0.30, ma gli attivisti replicano citando l’articolo 45 della Costituzione, nel quale si esprime il diritto alla manifestazione. Una posizione, questa, sostenuta dal presidente della Repubblica, il socialista Antonio José Seguro: “Difendo il diritto di manifestare, ma nel rispetto della legge”.

La protesta per la casa potrebbe travolgere l’intero Portogallo e non vanno sottovalutate le sue potenzialità. E’ la tesi del sociologo Fernando Bessa Ribeiro, professore dell’Università del Minho: “Con la questione degli alloggi, nel nostro paese siamo in uno stato di emergenza. La situazione potrebbe diventare esplosiva. Il governo farebbe bene a non sottovalutarla perché potrebbe sfuggire di mano. Dopo decenni di resistenza passiva, in Portogallo stiamo assistendo a una forma di protesta proattiva. C’è un risveglio di partecipazione e di coscienza civile. Non sappiamo dove possa portare”.

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The Bold Champions | Gasp non azzecca i cambi, Fabregas sbaglia tutto con Nico Paz. Le responsabilità di Chivu e la pericolosa anarchia del Napoli: i voti al disastro italiano

Calcio italiano bocciato su tutta la linea in Champions: en plein di sconfitte, quattro su quattro, non era mai accaduto. Una catastrofe, anche se con modalità diverse: la Roma è andata vicina alla grande impresa contro il Real Madrid, ma i tre gol in otto minuti della squadra spagnola hanno prodotto un incredibile ribaltone: 3-4. Diavolo di un Mourinho. Ben diversi Inter (3-4 con il Bruges), Napoli (1-3 in casa del Villarreal) e Como (2-3, affogato nella “vasca” del Feyenoord): difese inguardabili, campioni anarchici (De Bruyne), allenatori che fanno esperimenti rischiosi (Fabregas).

Una certezza assoluta: le nostre squadre non sanno più proteggersi in modo adeguato, 14 reti al passivo sono una sentenza. “Difendere sembra diventata una cosa di cui vergognarsi”, urla Max Allegri. Ha ragione. Attenzione, questo non giustifica la restaurazione del catenaccio, ma semplicemente invita a curare in modo adeguato una delle due fasi dei giochi di squadra. Basket e pallavolo, per dire, non fanno distinzioni di merito tra aggredire e difendere: sono le due facce della luna. Altra certezza: in Europa è vietato sbagliare. Al primo errore, l’avversario ti punisce. È la Champions, bellezze. Numeri: 78 gol in diciotto gare.

IN

9 TRESOLDI – Tripletta e traversa, il centravanti milanista del Bruges, che il nostro calcio si è lasciato sfuggire di mano, affonda l’Inter in una serata da sogno. Il futuro del ragazzo balla tra Germania dove è sbocciato e l’Italia, che non ha creduto in lui, ma resta sempre casa. Veloce, essenziale, con l’innato senso della porta: bravissimo.

8,5 PSG – Lezione di calcio dei campioni in carica in casa del Manchester City, a punteggio pieno in Premier, sotto gli occhi di Pep Guardiola. Il primo tempo dei parigini è spaziale, poi nella ripresa Haaland bussa due volte e il City colpisce legni in quantità industriale, ma Donnarumma evita il quinto gol parando un rigore. Luis Enrique ha in testa il tris: il Psg è il favorito numero uno.

7,5 MOURINHO – È il re dell’Olimpico. Il popolo romanista lo accoglie con affetto sconfinato e lui rimane senza fiato, ma quando dopo i 75 minuti dominanti della Roma piazza i cambi, ribalta il copione. È vero che può contare su una panchina di altissima qualità, ma lui azzecca tutto, analisi post-partita compresa: “La Roma ci ha ammazzato per settantacinque minuti perché ha giocato a un’intensità pazzesca, ma poi sono morti loro e noi abbiamo vinto”. Le partite durano 90’ e anche oltre: José, vecchio pirata, lo ha capito da un pezzo.

7 LAMINE YAMAL & KANE – Yamal è l’anima del 4-1 del Barcellona in casa del Galatasaray. Dopo un mondiale in penombra, è ripartito cento all’ora. Irresistibile con la nazionale, decisivo con i blaugrana. Harry Kane è già a quota 8 gol con il Bayern in nove presenze. In nazionale, 6 centri in 4 match. La scorsa stagione, 61 reti in 51 partite con i tedeschi e altri 12 con l’Inghilterra: merita il Pallone d’Oro.

OUT

5 ROMA – Fa male dare l’insufficienza a una squadra che ha giocato per 75 minuti un calcio spettacolare, ma quando incassi tre gol in otto minuti e sempre su corner, non hai attenuanti. La stanchezza è la prima causa del crollo (quando hai i muscoli di piombo perdi reattività anche nel gioco da fermo), poi ancora una volta i cambi di Gasp che non convincono. Perché non tenere ancora dieci minuti Soulé e inserire eventualmente al suo posto un giocatore di gamba (Rensch o Lulli) e non Pellegrini? Perché Koulierakis appena recuperato e non Ghilardi? Peccato, perché la Roma non meritava una batosta del genere, ma è andato tutto male, compresi gli infortuni di Koné e Dybala.

5 COMO – L’invenzione di Nico Paz falso nove inceppa il meccanismo di gioco del Como. Fabregas si assume la responsabilità della sconfitta e fa bene, perché la scelta di cambiare la posizione del talento argentino si rivela sbagliata, ma ricordiamo sempre che il Como tre anni fa giocava in B. La Champions è la gioiosa esplorazione di un mondo sconosciuto.

4 INTER – Tresoldi è scatenato, ma la difesa dell’Inter è da brividi. Il portiere (Martinez) è un problema, Akanji è fuori registro, Bisseck ha limiti evidenti, ma, in generale è il copione di gioco da rivedere. Chivu è il primo responsabile: sette sconfitte nelle ultime otto gare europee dell’Inter sono fatti, non opinioni.

4 NAPOLI – Il retropassaggio sballato di Politano avvia la riscossa del Villarreal, ma la cosa più brutta della serata è De Bruyne che ignora platealmente le indicazioni di Allegri. Quando in una squadra l’anarchia prende il sopravvento, non si va lontano.

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