Il Como non cambia mai idea di calcio: i numeri dietro la storica vittoria contro il Manchester United
Chissà come è stato il risveglio in casa Como. Un’idea la si può avere, non fosse che Cesc Fabregas abbia subito cercato, anche nell’immediato postpartita, di riportare tutti coi piedi per terra. Però, certo, vincere 4-1 contro il Manchester United, in una partita dominata in lungo e in largo, non è cosa comune. La notte magica di Champions ha lasciato diversi spunti di riflessione attorno a una squadra che è molto Nico Paz, ma non solo Nico Paz. C’è tantissimo da dire. E soprattutto c’è una parola che fa più al caso delle altre: continuità.
Più ancora di crescita, sì: continuità è il termine migliore per definire il volto di una squadra che non ha cambiato princìpi di gioco anche se ora si ritrova in tutta un’altra dimensione. Prendiamo l’esempio del recupero dei palloni: il Como ne ha sempre recuperati tantissimi anche l’anno scorso in Serie A. Era tra le squadre più aggressive del campionato. Ha confermato questa tendenza: il PPDA (il dato che determina quanti passaggi vengono lasciati fare agli avversari, prima di aggredirli) è stato molto più basso rispetto a quello del Manchester United. Vale a dire di 12,12 contro 15,13. Questo vuol dire che gli inglesi attendevano gli avversari. Il Como no, li pressava. E recuperava, con ben 43 intercetti a 30, distribuiti tra tutta la squadra.
Tra gli aspetti principali emersi c’è stata anche una tendenza a tirare in maniera più efficace. Non maggiore. Lo United ha calciato più volte verso Butez (13 contro 11), ma da posizioni decisamente peggiori. Un elemento che ha portato ad avere un dato di expected goal doppio rispetto agli avversari (1,53 contro 0,69) e ha permesso di risaltare, questa volta sì, le qualità di Nico Paz. Che insieme a Fabregas sembra davvero il volto vincente di un progetto sportivo affascinante, anche se a volte criticato per le spese quasi senza controllo che sono servite per metterlo in pratica.
Si pensi proprio all’argentino, eccezionale ieri anche sul piano difensivo (3 contrasti vinti, 3 intercetti e 2 recuperi: non proprio numeri legati a un 10 come lui). La sua permanenza a Como, per quanto da lui fortemente auspicata, non era per niente certa. Il Real Madrid aveva esercitato la recompra, e la società indonesiana proprietaria del club lombardo non era così sicura di voler investire quella cifra monstre di 60 milioni di euro per un giocatore sì talentuoso, ma ancora molto giovane. Alla fine, tra il pressing del giocatore stesso e quello di Fabregas, il portafogli è stato aperto: 60 milioni ai blancos (pagabili in più anni), diritto di recompra a loro favore fissato a 80 e la possibilità di restare in riva al lago per un altro anno almeno, per dimostrare che anche in Champions avrebbe potuto risultare determinante.
Così è stato. Il Como che non ha tenuto troppo conto dei vincoli del Financial Fair Play (ha speso qualcosa come 340 milioni in tre anni) e ha deciso di investire. E ora con il FFP i conti dovrà farli, tra passivi importanti (nel 2025 è stato di 105 milioni), ricapitalizzazioni e risultati che dovranno necessariamente arrivare per aumentare il bacino di interesse attorno al club. Certo, una notte come quella di ieri non si dimentica. E anzi, aiuta. Il salto, forse, sta davvero arrivando.
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