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Mondiali under 21 di karate, la Polonia ferma alla frontiera gli atleti russi e bielorussi: “Li avevamo avvisati”

La Federazione Russa aveva sconsigliato di partecipare; nonostante ciò, un gruppo di atleti russi e bielorussi, con visti turistici, si è presentato in Polonia per partecipare ai campionati mondiali di karatè under 21, in programma dal 14 al 18 ottobre. Risultato: le guardie di frontiera di Bielsko-Biala hanno fermato quattro russi e undici bielorussi, imponendo loro un ordine di espulsione. Tra i motivi che hanno spinto i polacchi a fermare gli atleti, anche il fatto che alcuni di loro provenivano da una scuola che supporta l’invasione dell’Ucraina.

La Federazione Russa, con una presa di posizione ufficiale rilanciata dalla Tass, ha dichiarato che “aveva previsto questo sviluppo e pertanto non ha raccomandato la partecipazione di nessuno al torneo, ma non ha potuto impedire agli atleti di competere in questa importante competizione internazionale. Non abbiamo nulla da obiettare alla Federazione Mondiale di Karate (WKF), con la quale abbiamo instaurato un rapporto molto costruttivo”. Paweł Połtorzecki, presidente della Federazione polacca di karate, ha ricordato che Varsavia non avrebbe gradito la presenza di atleti russi e bielorussi, e per questo “li avevamo avvertiti in anticipo di non venire, tramite i nostri contatti nel mondo del karate”.

Ma la vicenda non si concentra solo su divieti imposti prima di entrare sul tatami. Uno dei nodi principali riguarda l’appartenenza di alcuni atleti fermati dalle guardie di frontiera polacche con la Oryol Karat, istituto scolastico e sportivo che supporta le truppe russe mandate a combattere in Ucraina. Alcuni media hanno segnalato che, questo sostegno si concretizza con la preparazione da parte degli studenti di abbigliamento – li chiamano “i battaglioni del cucito” – oppure ospitando reduci dal fronte, dedicando loro cartoline e messaggi di incoraggiamento, e partecipando a programmi di addestramento per l’utilizzo di droni.

Su Vkontakte – principale social network russo e dei paesi della Federazione – Oryol Karat è definita “la migliore del Distretto Federale Centrale e una delle migliori in Russia nel karate”. L’istituto non aveva fatto mistero sulla volontà di fare partecipare i propri atleti ai mondiali under 21, con un messaggio pubblicato il 12 ottobre: “Ieri abbiamo salutato Alexey Pankratov e due dei suoi atleti, Valeria e Nikita Milovanov, diplomati della nostra scuola di karate Orel-Karat, in partenza per i Campionati del Mondo 2026 che si terranno la prossima settimana in Polonia! Crediamo nella vittoria dei nostri ragazzi!”. Il direttore della scuola di karate si chiama Oleg Koshelev, ed è anche vice presidente della Federazione Russa della disciplina; sostenitore del presidente Putin e delle sue motivazioni per “l’operazione speciale”, Koshelev alle elezioni di settembre ha invitato a votare per “il presidente e una Russia forte”.

Il 19 ottobre Piotr Borys, viceministro dello sport e del turismo, all’emittente TVN24 ha ribadito che il governo non gradisce che atleti russi partecipino a competizioni ospitate sul suolo polacco, non solo quelle sotto bandiera di Mosca, ma anche in veste di atleti neutrali. Poltozhetsky, presidente della federazione di karate polacca, ritiene che nonostante i divieti la comitiva formata da russi e bielorussi contava di passare la frontiera per iscriversi al campionato mondiale all’ultimo minuto, e per questo avevano visti turistici e non quelli richiesti a cittadini che non provengono dall’Unione europea, per i quali è richiesta la motivazione di ingresso in Polonia.

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Attentato a Starlink in Polonia, la pista verso il clan turco Dalton e il suo capo: mai estradato dopo l’arresto in Russia

Il 23 settembre scorso, in Polonia, villaggio di Wola Kabroska, viene incendiata una stazione Starlink, in grado di fornire servizi internet in Ucraina. Il governo di Varsavia ritiene che sia stato l’ennesimo atto di “guerra ibrida” ispirata dalla Russia. A 24 ore di distanza, dopo aver vagliato i risultati degli accertamenti, il ministro per gli affari digitali, Krzysztof Gakowski, dichiara senza mezzi termini: “Il modus operandi è chiaramente russo”. Il 10 ottobre, in Germania, i reparti speciali tedeschi arrestano due cittadini turchi: Umit E. 38 anni, e Müslüm T., 34 anni, alla stazione di Neurtingen (Baden-Württemberg); una terza persona, che avrebbe fatto da autista secondo la ricostruzione del quotidiano tedesco Bild, è stata fermata a Berlino.

I cronisti di Der Spiegel si concentrano sulle personalità dei due arrestati, giungendo ad una conclusione: Umit e Müslüm farebbero parte della gang criminale turca Dalton. I giornalisti scrivono: “La notizia è stata confermata da fonti indipendenti di diversi paesi”. Il capo dell’organizzazione criminale, Berat Can Gokdemir, poco meno di 30 anni, in patria è ricercato per scontare una condanna a due ergastoli per omicidio plurimo, istigazione all’omicidio, rapine, aggressioni a mano armata. Nel 2024, Can Gokdemir è stato arrestato in Russia. Ankara ha chiesto a Mosca di estradarlo, ma non ha ottenuto soddisfazione. Come spesso accade, il dramma della guerra Ucraina si intreccia con avvenimenti collaterali. Dopo l’arresto dei due turchi, il ministro Siemoniak ha detto al quotidiano di Varsavia Gazeta Wyborcza: “Non abbiamo dubbi che i servizi segreti russi siano dietro questo atto di sabotaggio: e vale la pena aggiungere che i servizi segreti russi si avvalgono sempre più spesso di persone legate alla criminalità organizzata. Non si servono mai dei propri cittadini”.

A provare in modo inappellabile la connessione tra i due arrestati, l’attentato alla stazione Starlink, e la loro appartenenza alla gang turca, dovranno essere investigatori e magistrati. Certamente l’approfondimento di Der Spiegel apre uno scenario fino a questo momento inedito e riporta l’attenzione sui nuovi clan cresciuti sul Bosforo, che diversi media hanno ribattezzato: “I gangster della generazione Z”. Di questa corrente una figura apicale è quella di Berat Can Gokdemir, la cui locazione non è certa. Dopo la richiesta di estradizione da parte della Turchia, non è chiaro se Gokdemir sia rimasto in Russia. Alcuni giornalisti tedeschi che sono entrati in contatto con un “portavoce” della banda, avrebbero avuto conferma che Gokdemir si trova in Russia e da una località non specificata continua a coordinare le attività del suo gruppo che non sono concentrate solo in Turchia, ma hanno avuto una forte espansione anche in Germania – oltre Polonia e Grecia – dove si sono specializzati in estorsioni ed altri reati.

La possibile connessione tra la criminalità turca e le attività dei servizi segreti russi ha attirato l’attenzione non solo dei giornalisti tedeschi. I Verdi hanno approfondito il tema con il documento “Risultati dell’indagine del governo federale sulla cooperazione della Russia con la criminalità organizzata in Germania e in Europa” presentato il 26 marzo 2026, e Konstantin von Notz, deputato dello stesso partito e responsabile della supervisione dei servizi segreti, ha lanciato un monito riguardante i governi autoritari che utilizzano gruppi criminali per portare a termine sabotaggi.

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La Francia offre “deterrenza nucleare” in difesa dell’Europa, i Paesi Bassi accettano: conclusi i primi colloqui ufficiali

“La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina ha peggiorato in modo sostanziale la situazione della sicurezza in Europa. Ciò richiede una maggiore responsabilità per la sicurezza dell’Europa stessa. L’offerta francese è in linea con questa esigenza. Il Consiglio dei ministri sottolinea che la cooperazione prevista con la Francia è un complemento, e non una sostituzione, della difesa collettiva e della deterrenza della Nato”. Con questa nota ufficiale, i Paesi Bassi hanno confermato il primo dialogo con la Francia del nuovo Gruppo direttivo nucleare bilaterale sul tema: come le forze nucleari di Parigi e quelle convenzionali europee potrebbero agire per scoraggiare attacchi contro l’Europa. Il confronto tra i funzionari del ministero della difesa olandese e quelli del governo francese è avvenuto sulla base della proposta avanzata dal presidente Macron il 2 marzo, durante il suo discorso nella base di Ile Longue, in Bretagna, dove si trovano i sottomarini nucleari.

In quell’occasione il capo dell’Eliseo ha parlato di “deterrenza nucleare avanzata”, una “importante evoluzione” della strategia militare francese rivolta a otto paesi, tra cui – oltre all’Olanda – Regno Unito, Germania, Polonia, Belgio, Danimarca, Svezia e Portogallo. In questo contesto, Macron ha sostenuto che durante una eventuale attacco ad un Paese amico, la Francia si riserverà il diritto di lanciare un “ultimo avvertimento nucleare” per dare un preciso avvertimento all’avversario. La strategia di deterrenza avanzata presume anche la possibilità che la Francia possa schierare propri contingenti in nazioni alleate: “Questo complicherà i calcoli dei nostri avversari e conferirà a questa deterrenza avanzata un grande valore per noi”; e questa scelta fornirà alle forze francesi “una nuova profondità strategica, in linea con le sfide alla sicurezza in Europa”. Per Macron, il punto centrale è questo: “Nessun avversario, o gruppo di avversari, può contemplare la possibilità di colpire la Francia senza la certezza di subire danni dai quali non si riprenderebbe mai”, ha affermato Macron.

Non è un caso che i Paesi Bassi abbiano avviato colloqui per passare a una fase concreta e partecipare alla strategia francese, nel momento in cui gli Stati Uniti del presidente Trump segnalano ormai da tempo una insofferenza per l’Europa in diversi contesti, e una scarsa volontà di proseguire il sostegno all’Ucraina nella guerra che dura ormai dal febbraio 2022, in seguito all’invasione russa. Nell’incontro avvenuto il 14 ottobre, funzionari dei Paesi Bassi e francesi hanno sottolineato che la collaborazione non entra in conflitto con le regole dell’Alleanza Atlantica, che resta come punto di riferimento per tutti i Paesi che fanno parte della Nato.

Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) Parigi può contare su 280 testate, più una decina di riserva. Potenza nucleare dal 1960, la Francia ha testato la prima bomba atomica nel Sahara, e una bomba all’idrogeno nel 1968 sull’isola di Mururoa, nella Polinesia francese. Sul piano della modernizzazione degli arsenali, allo sviluppo del missile balistico russo Oreshnik a duplice funzione – convenzionale e nucleare – con una gittata fino a 5.500 chilometri, Parigi si attrezza con il nuovo missile Asn4g e i nuovi missili M51.3, armati sui sottomarini. Il Bulletin of the Atomic Scientist ritiene che quest’arma possa avere una gittata fino a 9.500 chilometri.

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