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L’Ucraina è un po’ più vicina all’ingresso nell’Unione europea

L’Ucraina compie un altro passo avanti nel percorso verso l’adesione all’Unione europea. Ieri in Lussemburgo, Kyjiv ha ottenuto l’apertura di altri due cluster negoziali, portando a quattro su sei quelli finora sbloccati. Si tratta di gruppi di riforme che i Paesi candidati devono completare per entrare nell’Ue. Il traguardo non equivale all’ingresso nell’Unione, ma permette di avanzare nel processo di integrazione, dopo una lunga fase di stallo. Con l’Ucraina, anche la Moldova è allo stesso punto del percorso.
I due cluster appena aperti riguardano il mercato interno e la competitività, e sono anche i più ampi per numero di ambiti normativi interessati. «Dietro questi nomi tecnici ci saranno benefici concreti per gli ucraini», ha detto la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, citando maggiori opportunità per le imprese, migliori condizioni di lavoro, più tutele per i consumatori, investimenti e posti di lavoro. «L’Ucraina è pienamente impegnata nelle riforme necessarie per l’adesione e intende portare avanti questo lavoro il più rapidamente possibile», ha aggiunto il viceministro ucraino per l’Integrazione europea, Vsevolod Chentsov.
Come scrive Reuters, l’apertura dei due nuovi cluster è stata possibile dopo che l’Ungheria ha ritirato le proprie obiezioni. Il governo di Budapest ha dato il via libera dopo che lunedì il Parlamento ucraino ha approvato una legge che amplia i diritti della minoranza ungherese e degli altri gruppi minoritari a ricevere un’istruzione nella propria lingua. Era una delle condizioni poste dall’Ungheria per consentire ulteriori progressi nel percorso europeo di Kyjiv. Nei mesi scorsi erano già stati aperti il primo cluster, relativo allo Stato di diritto e al funzionamento delle istituzioni democratiche, a giugno, e quello sulle relazioni esterne, a luglio.
Restano ora da sbloccare gli ultimi due gruppi di riforme. La Commissione europea e la presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue puntano ad aprirli entro la fine del 2026. Il percorso, però, potrebbe diventare più complicato: tra i settori coinvolti ci sono l’agricoltura e i trasporti, nei quali l’Ucraina è competitiva e potrebbe rappresentare un concorrente per alcuni Paesi membri. Il timore è che le differenze economiche e regolamentari diventino un ostacolo politico all’allargamento.
Martedì anche Francia e Polonia hanno ribadito il loro sostegno all’apertura dei sei cluster. E la Commissione europea ha già indicato una possibile strada per affrontare il nodo agricolo. In una serie di proposte presentate il 6 ottobre sul futuro dell’allargamento, Bruxelles ha suggerito di prevedere un trattamento specifico per l’agricoltura ucraina durante il negoziato, invece di utilizzarla come motivo per bloccare l’avanzamento del processo.
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