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La morte di Samora Machel: quattro decenni di interrogativi e sospetti

Il Mozambico e il Sudafrica commemorano Samora Machel, storico leader della lotta anticoloniale e primo presidente del Mozambico indipendente, morto quarant'anni fa in un incidente aereo che ancora oggi solleva interrogativi. Machel guidò il Paese dopo la fine del dominio coloniale portoghese nel 1975, conquistata al termine di una lunga lotta armata condotta dal Frelimo. Fu una delle voci più autorevoli dell'emancipazione africana e un convinto oppositore dei regimi coloniali e razzisti che ancora dominavano l'Africa australe. Il 19 ottobre 1986, mentre rientrava da un incontro di leader regionali in Zambia, il suo aereo si schiantò sui monti Lebombo, nei pressi di Mbuzini, vicino ai confini tra Sudafrica, Mozambico ed Eswatini.

Nell'incidente morirono Machel e altre 34 persone. L'inchiesta guidata dal Sudafrica attribuì la tragedia agli errori dei piloti, escludendo un sabotaggio. Maputo respinse però queste conclusioni, sostenendo che l'incidente potesse essere stato organizzato dal governo sudafricano dell'apartheid per eliminare il presidente mozambicano. Anche esperti sovietici, provenienti dal Paese in cui era stato costruito l'aereo, contestarono i risultati dell'indagine. Anni dopo, la Commissione per la verità e la riconciliazione sudafricana non riuscì a stabilire conclusioni definitive, ma sollevò nuovi interrogativi e raccomandò ulteriori accertamenti.

Tra gli elementi controversi figurava la presenza di soldati sudafricani nella zona dello schianto il giorno precedente. A quarant'anni dalla morte di Machel, dunque, la commemorazione non riguarda soltanto una figura fondamentale della storia africana. Riporta alla luce anche una vicenda mai chiarita fino in fondo, segnata dalle ombre del regime dell'apartheid e da domande alle quali le indagini ufficiali non hanno dato una risposta conclusiva.

La memoria di Samora Machel resta legata alla conquista dell'indipendenza e alla lotta per la liberazione dell'Africa australe. Ma finché le circostanze della sua morte rimarranno avvolte nell'incertezza, la richiesta di verità continuerà a far parte della sua eredità politica.


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Cuba risponde al nuovo mandato d'arresto contro Raúl Castro negli USA

Un tribunale statunitense ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell'ex presidente cubano Raúl Castro. In risposta, l'attuale presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, e il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez hanno condannato la mossa, definendola una "manovra" da parte di fazioni che rappresentano la "putrefazione politica" dello Stato della Florida.

In un post sul suo account X, il leader cubano ha descritto questa "azione riprovevole contro il Generale d'Esercito" come parte di un "patetico circo di Miami, con risvolti elettorali", affermando che il provvedimento "non ha alcun fondamento legale o pratico, né mai lo avrà".

"Questa manovra, camuffata da termini legali e orchestrata da politici anti-cubani contro Raúl e Cuba, merita la nostra ferma condanna. Si inserisce in un'agenda aggressiva e nasce dalle difficoltà che costoro incontrano nel tentativo di giustificare il blocco e la punizione collettiva del nostro popolo", ha dichiarato Díaz-Canel.


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Andy Burnham outlines new rules to outlaw ‘rip-off’ private parking fines

Drivers to get five minutes to decide whether to park and 10 minutes to leave after their session ends

Drivers will get a guaranteed five minutes to decide whether to park and 10 minutes to leave after their parking session ends before they face a fine under new rules for private car parks that Andy Burnham said were designed to outlaw “rip-off” charges.

In the latest in a series of “everyday fixes” to ease the cost of living and give consumers a “fairer” deal, the prime minister said a new official code of practice for the industry meant motorists in England, Scotland and Wales would enjoy a range of new rights.

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© Photograph: Ian Lamond/Alamy

© Photograph: Ian Lamond/Alamy

© Photograph: Ian Lamond/Alamy

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Lavrov a Teheran per incontrare Araghchi: "Scambio franco e dettagliato"

 

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avuto un colloquio con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, il 19 ottobre nel corso della sua visita di lavoro a Teheran.

Si tratta del quarto incontro di persona tra i ministri degli Esteri dei due Paesi dall'inizio dell'anno, a cui si aggiungono 14 conversazioni telefoniche. Il Ministero degli Esteri russo ha riferito che il confronto ha visto uno scambio di opinioni franco e dettagliato su un'ampia agenda di cooperazione bilaterale e sulle principali questioni internazionali di interesse comune. Il ministero ha inoltre precisato che i ministri hanno analizzato i progressi nell'attuazione degli accordi raggiunti nei vertici tra il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Masoud Pezeshkian, tenutisi il 1° settembre 2026 a Bishkek e l'8 ottobre 2026 ad Avaza, definendo il calendario dei prossimi incontri.

Il Ministero degli Esteri russo ha sottolineato che è stata dedicata la dovuta attenzione agli aspetti attuali della cooperazione commerciale, economica e degli investimenti, oltre che alla realizzazione di importanti progetti congiunti nei settori dei trasporti, della logistica e dell'energia.

Inoltre, è stata discussa la situazione nella regione del Golfo Persico e le modalità per superare la gravissima crisi internazionale causata dall'aggressione illegale degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, che ha inferto un duro colpo alla stabilità e alla sicurezza non solo in Medio Oriente, ma a livello globale, come specificato dalla diplomazia russa.

Il ministero ha aggiunto che i diplomatici hanno concordato nuove misure per innalzare il livello di coordinamento in sede ONU e per ampliare la collaborazione all'interno di BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ed Unione Economica Eurasiatica.

Infine, Mosca ha ribadito che i colloqui di Teheran contribuiscono a rafforzare ulteriormente il partenariato strategico globale tra Russia e Iran, in linea con le aspirazioni dei popoli di entrambi i Paesi amici e nell'interesse della stabilità regionale.

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Cile: repressione a Santiago per l'anniversario della rivolta contro il neoliberismo


Chiudere le stazioni della metro, blindare il centro, sparare gas lacrimogeni sui ragazzi. È così che il governo di José Antonio Kast ha "celebrato" il settimo anniversario del cosiddetto 'Estallido Social' a Santiago. Mentre migliaia di persone scendevano in piazza per ricordare i trenta morti e i migliaia di feriti del 2019 nella rivolta contro il neoliberismo, la risposta è stata la solita: repressione. Ventinove arresti, scontri, il coprifuoco di fatto imposto da chi dovrebbe tutelare i cittadini. 

Ma cosa chiede il popolo cileno? Lo dice un sondaggio chiaro: il 68% dei cileni sa che le disuguaglianze di sette anni fa sono ancora tutte lì. Kast, al potere da appena sette mesi e già bocciato dal 64% del Paese, ha risposto tagliando la sanità, l'istruzione, le borse di studio. Ha tolto i computer ai bambini poveri e ha cancellato i programmi di sostegno per le donne. E poi ha il coraggio di parlare di "democrazia". 

???????? Carabineros reprimen a manifestantes en Santiago de Chile en el 7.° aniversario de las protestas de 2019. Se reportan enfrentamientos con efectivos policiales. #teleSUR #18oct https://t.co/Wl4YoC4AOg

— teleSUR TV (@teleSURtv) October 18, 2026


Sotto i governi neoliberisti del Sud America, oggi asserviti a Washington, i diritti umani sono diventati un optional. Una parola da pronunciare con enfasi solo quando fa comodo per attaccare i nemici geopolitici, ma da dimenticare completamente quando il proprio popolo scende in piazza per chiedere dignità. A Santiago, la democrazia si è ridotta a un guscio vuoto: si può anche votare, ma solo se a vincere sono i padroni delle banche o i servi di Washington. Chi protesta non è un cittadino con dei diritti, ma un criminale. Kast lo ha detto chiaramente, definendo l'Estallido una "rivolta criminale". 

Eppure, questo copione non è solo cileno. È lo stesso identico copione che vediamo recitare in Europa. Dai tagli ai servizi pubblici di Madrid o Parigi, alla criminalizzazione dei movimenti per la casa e dei sindacati a Roma o Berlino, il neoliberismo globale ha un'unica, spietata linea guida: proteggere i profitti e schiacciare chi si ribella. Che sia la destra ultracattolica di Kast in Cile o l'élite tecnocratica europea, il messaggio al popolo è sempre lo stesso: "Non c'è alternativa". 

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Colombia: ombre sull'acquisto dei caccia Gripen

L'Ufficio del Controllore Generale della Colombia ha segnalato il rischio di un possibile sovrapprezzo di 2,13 miliardi di pesos (circa 671.000 dollari) nell'acquisto di aerei da combattimento Gripen, come riportato da Caracol Radio.

Secondo l'ente, in un'operazione di bilancio effettuata il 20 gennaio dal Ministero della Difesa con l'azienda svedese Saab, è stato applicato un tasso di cambio di 4.936,96 pesos per euro, a fronte di un tasso ufficiale fissato dal Banco de la República, in quella stessa data, a 4.339,41. Tale differenza – pari a quasi 600 pesos per euro – rappresenta un tasso superiore del 14% rispetto a quello ufficiale.

La Contraloría (l'organo di controllo contabile) ha dichiarato che "sussiste il rischio di un danno al patrimonio pubblico dovuto all'utilizzo di un tasso di cambio per l'euro superiore a quello ufficialmente pubblicato dal Banco de la República", il che potrebbe potenzialmente comportare "perdite finanziarie per lo Stato".

L'operazione rientra in un contratto formalizzato dall'amministrazione di Gustavo Petro per l'acquisizione di una flotta di 17 velivoli Gripen E/F destinati alla Forza Aerospaziale.

Il rilievo sollevato dall'ente non costituisce una sanzione formale; funge piuttosto da avvertimento, volto a sollecitare una correzione dell'operazione e a prevenire un potenziale danno erariale.

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Macron in Medio Oriente alla ricerca di carburante mentre la Francia brucia

 

Lunedì il presidente francese Emmanuel Macron inizierà una visita di tre giorni nel Golfo Persico con l'obiettivo di garantire alla Francia nuovi approvvigionamenti energetici.

Sebbene avesse inizialmente valutato l'ipotesi di rimanere nel Paese per gestire la crisi interna, Macron ha poi confermato la propria partenza durante un discorso televisivo alla nazione trasmesso domenica sera. Nel suo intervento ha spiegato di aver già avviato diverse iniziative internazionali per garantire la disponibilità di carburante e gas, precisando che il viaggio nei Paesi del Golfo servirà proprio ad assicurare le forniture nazionali. La missione, che include incontri con quattro partner regionali chiave, mira inoltre a rafforzare le intese sul piano economico, difensivo e della sicurezza, mentre la Francia affronta un'ondata di proteste e saccheggi innescati dal carovita e dalle precarie condizioni delle strutture scolastiche.

Ad alimentare le polemiche si è aggiunto un episodio avvenuto alla vigilia delle manifestazioni di sabato: il presidente e la moglie sono stati ripresi ad un concerto della cantante canadase Céline Dion. La diffusione del filmato della coppia che assisteva allo spettacolo ha scatenato un'ondata di critiche e una pioggia di meme sui social media.

 

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Egitto pronto all'intervento militare in soccorso dell'Arabia Saudita

 

Domenica 18 ottobre il parlamento egiziano si è riunito in una sessione straordinaria per valutare l'autorizzazione a un eventuale sostegno militare all'Arabia Saudita di fronte all'avanzata dei ribelli Houthi in Yemen, secondo quanto riportato da Reuters.

I lavori, che riprenderanno nella giornata di lunedì, sono stati convocati su richiesta del presidente Abdel Fattah al-Sisi per discutere l'intervento delle forze armate a fianco del regno saudita. Come confermato da una nota della presidenza, il Cairo si è detto pronto a garantire "ogni forma di supporto necessaria e possibile" per tutelare la sicurezza, la stabilità e l'integrità territoriale dell'alleato.

La decisione è maturata al termine di una riunione del Consiglio di Difesa Nazionale presieduta da al-Sisi e alla quale hanno preso parte i vertici militari e di governo. Il leader egiziano ha precisato che le mosse del Paese saranno coordinate con le direttive di re Salman e del principe ereditario Mohammed bin Salman. La prospettiva di un impegno militare dell'Egitto si inserisce nel contesto di un'escalation degli attacchi degli Houthi contro il territorio saudita, che ha spinto Riad a sollecitare l'aiuto degli alleati regionali, del Pakistan e del presidente statunitense Donald Trump.

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Iran: sequestrato e studiato il più grande ordigno convenzionale usato dagli USA

 

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC) ha dichiarato il 18 ottobre di essere entrato in possesso di una bomba anti-bunker americana GBU-57 MOP, l'ordigno convenzionale ad alto potenziale più grande al mondo.

In una nota ufficiale, Mohammad Reza Naqdi, consigliere del comandante in capo dell'IRGC, ha affermato che attualmente solo due Paesi dispongono di questa bomba da 14 tonnellate: gli Stati Uniti e l'Iran. Secondo le ricostruzioni fornite dai vertici militari di Teheran, il Paese si sarebbe impossessato di una parte dell'ordigno — rimasto inesploso — durante la Guerra dei Dodici Giorni, combattuta tra il 13 e il 24 giugno 2025. Naqdi ha inoltre sottolineato che gli esperti della Repubblica islamica hanno già analizzato la tecnologia del dispositivo, avvertendo che i missili iraniani sono pronti e che qualsiasi passo falso del nemico verrà neutralizzato senza lasciargli alcuna via di scampo.

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Meta Is Gifting AI Glasses to Blind Veterans: 'I Got My Independence Back'

Two men sitting on a bench with one of them wearing Meta glasses | Photo: Meta

Two hundred years ago, the invention of Braille allowed blind people to read and write. By the 1930s, recorded sound made "talking books" possible. Developments in text-to-speech technology in the 1980s made reading more accessible and widespread. Then came personal computers, screen readers, smartphones, cameras, GPS, voice assistants, and myriad other technological advancements that gave blind people more independence.

Now a pair of sunglasses can read your mail, describe the person in front of you, tell you what is on a restaurant menu, and help you find your way home. Meta, the parent company of Facebook, is using artificial intelligence to turn glasses into a hands-free companion. For any person, this technology is impressive. For the approximately 700,000 Americans who are blind, it is potentially life-changing.

In June, Meta announced that every single blind veteran in the United States could receive its AI glasses free of charge. According to the Department of Veterans Affairs (V.A.), approximately 130,000 American veterans are legally blind, and over 1 million veterans have vision impairment that makes performing daily activities difficult. Don Overton, a blind veteran and former executive director of the Blinded Veterans Association, told Meta that he had "lost [his] independence" after losing his eyesight in a bunker explosion. "The moment I put on my Ray-Ban Meta glasses," he said, "I got my independence back."

The V.A. has a history of failing to fully support blind veterans. In 2022, the V.A.'s Office of Inspector General found that claims processors were instructed to contact visually impaired veterans by telephone, but 87 percent of claims showed no evidence of these calls ever happening. A 2022 investigation by the Senate's Special Committee on Aging found that "roughly 90 percent" of V.A. websites were not compliant with federal accessibility requirements. "We feel we've been abandoned by the agency that is tasked with providing our care and services for us," Overton told The Washington Post in 2022.

Meta's AI glasses have come under fire due to their privacy risks. The company was sued in March after Swedish publications Svenska Dagbladet and Göteborgs-Posten reportedly found that Meta's contractors in Kenya were accessing videos by users of their AI glasses. "We see everything, from living rooms to naked bodies," one worker noted.

Users should be aware of those risks. Still, for blind veterans, companies such as Meta have stepped up to fill a gap that the government has failed to address.

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Corte nas retenções é superior à descida das taxas de IRS, alertam fiscalistas


A redução de 50% das retenções na fonte de IRS em novembro vai deixar mais dinheiro no bolso dos trabalhadores e pensionistas este mês, mas poderá traduzir-se em reembolsos mais baixos em 2027 ou até numa fatura a pagar ao Estado. Dois fiscalistas alertam que o corte nas retenções é superior ao alívio fiscal proporcionado pela descida das taxas de IRS, aconselhando os contribuintes a reservarem parte do rendimento adicional para fazer face a um eventual acerto de contas com o Fisco.

“A redução da retenção na fonte é maior do que a descida das taxas de IRS”, afirma Luís Leon, cofundador da consultora Ilya, em declarações ao ECO. O fiscalista explica que a redução excecional determinada pelo Governo corresponde, na prática, a um mês completo de imposto que os contribuintes deixam de adiantar ao Estado, um valor que não tem correspondência no alívio fiscal concedido para o conjunto do ano.

“Dizer que apenas pagaremos metade do imposto retido em dois dos 14 pagamentos de 2026 (salário de novembro e subsídio de Natal) significa um mês completo de IRS que não adiantamos, isto quando o valor anual de IRS reduzido em 2026 claramente não é equivalente a um mês de retenção na fonte de IRS”, sublinha.

O alerta é partilhado por Ricardo Reis, fiscalista da Deloitte, que antecipa reembolsos mais pequenos e admite que alguns contribuintes possam mesmo ter de pagar IRS na liquidação do próximo ano. “A descida das taxas de IRS é mais pequena do que o mecanismo de redução das tabelas de retenção na fonte”, indica ao ECO.

“Estas tabelas estão a diminuir excecionalmente as retenções na fonte”, observa o fiscalista, salientando que “a redução da retenção na fonte é mais acentuada do que o alívio fiscal aprovado pela Assembleia da República, sob proposta do Governo”.

A medida abrange os rendimentos do trabalho dependente e as pensões pagos entre 1 e 30 de novembro. A redução para metade aplica-se também ao subsídio de Natal, quando este é pago nesse mês. Em dezembro, os descontos regressam às tabelas normais em vigor.

O objetivo do Executivo é antecipar o efeito da descida extraordinária das taxas de IRS entre 0,3 e 0,5 pontos percentuais até ao sexto escalão, aprovada para os rendimentos de 2026, com efeitos retroativos a 1 de janeiro. Em vez de os contribuintes terem de esperar pela liquidação anual do imposto, em 2027, para beneficiarem integralmente do alívio fiscal, o Governo concentra o ajustamento nas retenções processadas em novembro.

O problema, alertam os fiscalistas, é que a redução do dinheiro entregue antecipadamente ao Estado pode ultrapassar a diminuição do imposto efetivamente devido no conjunto do ano.

“Um mês de retenção representa 7% do IRS anual”

Luís Leon chama a atenção para a dimensão do ajustamento extraordinário, recomendando aos contribuintes que não confundam o aumento do salário líquido em novembro com uma redução equivalente do imposto anual. “Um mês de retenção representa 7% do IRS anual e o imposto não reduziu 7%”, assinala o fiscalista.

O cofundador da Ilya admite que, sem cálculos individualizados, não é possível antecipar o resultado final de cada contribuinte, mas deixa um aviso sobre as consequências da medida para quem gastar todo o dinheiro adicional recebido. “Sem fazer contas ou simulações de valores finais e retenções na fonte, como o sistema normal já aproximou as retenções ao imposto final, com esta redução, palpita-me que quem não guardar o dinheiro no porquinho mealheiro vai ter uma surpresa desagradável quando entregar a declaração de IRS no próximo ano“, alerta.

O fiscalista considera que os contribuintes que recebam um rendimento adicional em novembro, designadamente por via do subsídio de Natal, devem ter especial cuidado. “Para todos aqueles que, em novembro, venham a ter ainda algum extra face ao que normalmente recebem ao longo do ano, o pagamento depois da entrega da declaração é quase certo”, afirma. Por isso, deixa uma recomendação expressa: “Considerem apenas como um alerta para não irem a correr gastar um mês completo de imposto e o guardem”.

Luís Leon lembra que o acerto definitivo só será conhecido mais tarde, quando for apurado o IRS devido sobre os rendimentos de 2026. “Têm tempo para o gastar quando vier mesmo a fatura (liquidação de 2026) no verão de 2027”, acrescenta. E deixa ainda uma ressalva sobre a possibilidade de o dinheiro reservado não ser suficiente para cobrir o imposto a pagar: “Cuidado que mesmo esse pode não chegar mas sempre será uma ajuda”.

Apesar do alerta, o fiscalista recorda que receber o dinheiro mais cedo também tem uma vantagem financeira para o contribuinte. “Como fiscalista afirmo que, impostos, quanto mais tarde melhor porque o dinheiro no meu bolso está melhor do que nos cofres do Estado”, observa.

Solteiro com 1.500 euros passa de reembolso a pagamento

As simulações realizadas pela EY para o ECO mostram que o impacto da redução excecional das retenções pode ser significativo, alterando inclusivamente o resultado da liquidação de IRS de alguns contribuintes. Um trabalhador solteiro, sem filhos, com um salário bruto mensal de 1.500 euros, teria direito a um reembolso estimado de 147,06 euros caso não existisse a redução extraordinária das retenções em novembro. Com a medida, passa a ter de pagar 20,94 euros ao Estado. A diferença entre os dois cenários é de 168 euros.

Para o mesmo contribuinte, mas com uma remuneração bruta mensal de 2.500 euros, o reembolso diminui de 573,06 euros para 102,06 euros, menos 471 euros. No caso de um salário bruto de 4.000 euros por mês, a diferença é ainda mais expressiva: o valor a receber do Fisco recua de 1.404,44 euros para 349,44 euros, uma redução de 1.055 euros.

Já um trabalhador solteiro, sem filhos, que receba 10.000 euros brutos mensais passa de um reembolso estimado de 2.279,63 euros para uma fatura de IRS de 1.391,37 euros. Neste cenário, a diferença entre os dois resultados ascende a 3.671 euros.

O efeito também se faz sentir nos agregados com dois titulares e dois filhos, embora com valores diferentes devido às regras de retenção aplicáveis à situação familiar. Num casal em que cada elemento receba 1.500 euros brutos por mês, o reembolso estimado diminui de 165,12 euros para 40,12 euros. Se ambos auferirem 2.500 euros mensais, o montante a receber recua de 714,12 euros para 286,12 euros.

Para salários de 4.000 euros brutos por titular, o reembolso passa de 1.819,89 euros para 806,89 euros, uma redução de 1.013 euros. No cenário de rendimentos mais elevados, em que cada elemento do casal ganha 10.000 euros brutos por mês, a simulação aponta para uma inversão do resultado da liquidação: o agregado passa de um reembolso de 927,26 euros para um pagamento de 2.700,74 euros ao Estado, uma diferença de 3.628 euros.

As simulações da EY comparam os resultados estimados com e sem a redução excecional de 50% das retenções em novembro, tendo em conta os rendimentos do trabalho dependente.

Menores retenções não significam menor imposto na mesma proporção

A diferença entre as retenções na fonte e o imposto final é essencial para perceber o impacto da medida. Ao longo do ano, os empregadores e as entidades pagadoras de pensões entregam mensalmente ao Estado uma parte do rendimento dos contribuintes. Esses montantes funcionam como um adiantamento do IRS que será efetivamente devido.

Na liquidação anual, a Autoridade Tributária compara o imposto apurado com aquilo que já foi retido. Se o contribuinte tiver adiantado mais do que devia, recebe a diferença através de um reembolso. Se tiver entregue menos, terá de pagar o valor em falta.

Ricardo Reis recorda que “o valor das retenções na fonte, em média, é superior ao imposto final” e que, por isso, “normalmente há reembolsos de IRS”. “O que tem acontecido nos últimos anos é uma diminuição das tabelas de retenção na fonte, o que depois gera reembolsos menores”, explica o fiscalista da Deloitte. Esta aproximação entre os descontos mensais e o imposto efetivo tem, na sua perspetiva, uma vantagem para os contribuintes: “É positivo, na medida em que é preferível ter o dinheiro do lado de cá do que do lado do Estado”.

No entanto, sublinha, a redução excecional agora determinada pelo Governo vai mais longe do que a descida do imposto anual. Daí que “os reembolsos vão ser mais pequenos e há mesmo quem seja chamado a pagar”, considera.

Perante a possibilidade de reembolsos inferiores ou de pagamentos adicionais, Ricardo Reis aconselha os contribuintes a verificarem se estão a aproveitar todas as deduções fiscais a que têm direito. “Os contribuintes precisam de estar atentos, devem pedir sempre fatura com o número de contribuinte para aproveitar todas as despesas que são dedutíveis e assim conseguirem melhor o seu reembolso ou evitar que tenham de pagar”, defende.

Estas deduções podem reduzir o imposto final e, dessa forma, atenuar o efeito das menores retenções antecipadas. Não alteram, contudo, o mecanismo da medida excecional aplicada em novembro.

A mensagem dos fiscalistas é, por isso, de prudência: o dinheiro adicional que entra na conta bancária este mês não deve ser automaticamente encarado como uma poupança fiscal de igual montante. A descida das taxas reduz o imposto devido, mas o corte nas retenções diminui também o valor já adiantado ao Estado. O resultado final só será conhecido com a liquidação do IRS em 2027 e, para alguns contribuintes, poderá significar menos reembolso ou mesmo uma conta a pagar.

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EU and Turkey Plan Cyprus Talks as New Dispute Threatens Diplomatic Opening

The European Union and Turkey are preparing high-level talks before the end of October in an attempt to revive negotiations over Cyprus, following an initiative by United Nations Secretary-General António Guterres.

Cypriot President Nikos Christodoulides announced the planned meeting on 16 October during the European Council summit in Brussels, saying discussions would address both the resumption of negotiations over the island’s division and the possibility of improving relations between Ankara and the EU.

The initiative follows diplomatic contacts in New York involving Guterres, European institutional leaders and the Cypriot government. However, renewed differences over the conditions for negotiations have already cast doubt on whether the process can produce substantial progress.

On Sunday, 18 October, Christodoulides accused Turkish Cypriot leader Tufan Erhürman of imposing preconditions before formal negotiations could resume, particularly concerning arrangements for a rotating presidency in a reunited Cyprus.

The disagreement underlines the difficulties facing an initiative intended to reconnect the UN peace process with the EU’s broader relationship with Turkey.

Brussels seeks a negotiating role

Christodoulides said the planned meeting between the EU and Turkey would examine how to establish the necessary conditions for negotiations to restart within the previously agreed UN framework.

He indicated that any improvement in EU–Turkey relations would be linked to progress over Cyprus.

The president’s announcement in Brussels follows months of diplomatic consultations involving the Commission, European Council and UN.

European Commission President Ursula von der Leyen and European Council President António Costa have urged Turkish President Recep Tayyip Erdoğan to support the renewed peace initiative.

Turkey’s relationship with the EU encompasses trade, customs cooperation, migration and regional security. Ankara remains an EU candidate country, although accession negotiations have been effectively stalled for years.

Cyprus remains one of the principal obstacles to any substantial improvement in that relationship.

The island has been divided since Turkey’s military intervention in 1974. The internationally recognised Republic of Cyprus joined the EU in 2004, but EU law remains suspended in areas where its government does not exercise effective control.

The self-declared Turkish Republic of Northern Cyprus is recognised only by Turkey.

Disagreement over political equality

The UN has traditionally sought a settlement based on a bizonal, bicommunal federation with political equality between the Greek and Turkish Cypriot communities.

Negotiations collapsed at Crans-Montana in Switzerland in 2017 amid unresolved disputes over security guarantees, political representation, territory and the presence of Turkish troops.

Erhürman, who became Turkish Cypriot leader in 2025, has expressed support for renewed negotiations within a federal framework. However, he wants assurances about political equality and the structure of future talks.

The latest dispute concerns whether the principle of a rotating presidency between the two communities should be accepted before negotiations resume.

Christodoulides rejected that demand on 18 October, arguing that substantive questions should be negotiated together rather than settled in advance.

The Turkish Cypriot leadership regards rotating executive power as an essential element of political equality, while the Greek Cypriot side objects to making agreement on that arrangement a prerequisite for restarting discussions.

The disagreement has emerged despite recent efforts by the United Nations to improve relations between the communities.

In a statement issued on 13 October, the UN confirmed that Christodoulides and Erhürman had met in Nicosia and agreed to continue discussions, including participation in bicommunal initiatives.

The two leaders subsequently attended a joint event in Pyla, although their public differences persisted.

Turkey’s position remains decisive

A Cyprus settlement would require agreement not only between the island’s communities but also on Turkey’s military presence and the system of security guarantees established at independence.

Ankara has long maintained that Turkish Cypriots require effective political equality and credible security arrangements.

Greek Cypriot leaders argue that the continuation of foreign intervention rights and Turkish military deployments would be incompatible with a fully sovereign and reunited state.

The EU cannot resolve those differences independently of the UN process, but it can influence the economic and institutional framework within which a settlement might operate.

A comprehensive agreement would affect property ownership, trade, customs arrangements, border administration and the application of European law throughout the island.

The European Commission has sought a greater role in supporting the UN-led peace process, reflecting Brussels’ interest in progress towards a settlement.

Negotiations face immediate test

The UN Secretary-General’s personal envoy, María Ángela Holguín, has warned that the opportunity for renewed negotiations may be narrowing.

Disagreements over diplomatic representation, contacts with foreign missions and the status of Turkish Cypriot institutions have complicated relations between the two communities.

Christodoulides has also referred to a series of proposals intended to advance discussions, including the future of the fenced-off area of Varosha. Their full contents have not been publicly disclosed.

The proposed EU–Turkey meeting offers a separate diplomatic channel through which Brussels can assess Ankara’s willingness to support renewed negotiations.

No final date, detailed agenda or list of participants had been publicly confirmed by 18 October.

The immediate test will be whether the parties can agree on the basis for formal talks without attempting to settle disputed constitutional questions before negotiations begin.

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Saudi Arabia on edge: Iconic Kingdom Centre sends workers home amid Houthi attacks

One of Saudi Arabia’s most iconic skyscrapers ordered office workers to stay home Sunday as escalating attacks by Iran-backed Houthi rebels rattled the capital of Riyadh amid fears of a widening Middle East conflict.

The move came after the Saudi-led coalition said it intercepted two drones in the Riyadh area, a third over the Eastern Province and two ballistic missiles in southern Saudi Arabia overnight, after authorities had earlier issued a threat alert in the capital, also shared on X.

Management at the 99-story Kingdom Centre, a landmark on Riyadh's skyline, ordered office employees to work remotely until further notice, according to reporting by Agence France-Presse (AFP).

The directive affects a building whose tenants include major international financial institutions such as Merrill Lynch, consulting giant McKinsey & Company and the International Monetary Fund.

THE HOUTHIS AREN'T SOMEBODY ELSE'S PROBLEM. AMERICA CAN'T AFFORD TO LOOK AWAY

"Please be advised that remote working arrangements are mandatory for all office employees at Kingdom Centre, effective immediately and until further notice," building management said in an email obtained by AFP.

Employees were instructed not to report back to their offices. The shopping mall at the base of the tower, however, remained open to the public.

Management did not specify a reason for the directive, but it came as repeated missile and drone attacks by Yemen's Houthis disrupted the Saudi capital.

The security concerns also follow a deadly Oct. 10 attack on King Khalid International Airport that killed 13 people and wounded more than 300 others.

As previously reported by Fox News Digital, another strike the following day killed one person and injured 11.

Airport operations have been severely disrupted, while schools in Riyadh have extended remote learning measures amid continued security threats.

SAUDI ARABIA FACING 'BIGGEST THREAT' EVER TO OIL PRODUCTION AS IRAN-PROXY HOUTHIS LAUNCH ATTACKS, EXPERT SAYS

The mounting crisis comes as Saudi Arabia's military reported two deaths in a helicopter crash near its southern border with Yemen.

Maj. Gen. Turki al-Maliki, spokesperson for the Saudi-led coalition, said Sunday that an AH-6i reconnaissance helicopter crashed in the Najran region because of a technical malfunction, killing both crew members.

Saudi civil defense authorities also reported Sunday that six people were injured when a hostile projectile struck a residential neighborhood in Najran, damaging three homes and three vehicles.

Meanwhile, Egypt moved toward potentially providing military assistance to Saudi Arabia as the kingdom confronts the growing Houthi threat.

Egyptian President Abdel Fattah el-Sissi requested an emergency parliamentary session to authorize defensive military support for Saudi Arabia if requested by Riyadh, Reuters reported.

Lawmakers were expected to continue discussions Monday.

NEW RISK FOR US CONSUMERS AS IRAN-BACKED ATTACKS THREATEN A SECOND MAJOR OIL CHOKEPOINT

The Egyptian presidency said Cairo was prepared to provide Saudi Arabia with necessary support to defend its security, stability, territorial integrity and Islamic holy sites.

The statement followed a meeting of Egypt's National Defense Council chaired by el-Sissi and attended by senior government and military officials.

Egyptian Foreign Minister Badr Abdelatty also spoke with Saudi Foreign Minister Prince Faisal bin Farhan about regional developments and the importance of de-escalation, according to a post on X.

The potential involvement of Egypt, which has one of the Arab world's largest militaries, could significantly expand the regional response to the Houthis.

The Iran-backed group now controls Yemen's capital, Sanaa, and much of the country's north.

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Fighting with the Saudi-led coalition, which supports Yemen's internationally recognized government, has intensified amid the broader U.S.-Israeli conflict with Iran.

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Trump allenta le sanzioni contro la Russia: «Una decisione positiva per il mondo»

Donald Trump rivendica la scelta di sospendere parte delle sanzioni e dei dazi contro la Russia previsti dalla legge promossa dal defunto senatore guerrafondaio repubblicano Lindsey Graham, noto per le sue posizioni duramente russofobe. Una decisione che segnala le contraddizioni della strategia sanzionatoria di Washington e i costi che questa politica rischia di imporre alla stessa economia statunitense. «È un'ottima decisione. Sarà vantaggiosa per il Paese e, a mio avviso, anche per il mondo, perché ci troviamo in uno scenario globale», ha dichiarato il presidente USA, difendendo la scelta in nome dell'interesse nazionale degli Stati Uniti.

L'ordine esecutivo adottato dalla Casa Bianca esenta dall'applicazione alcune delle misure previste dalla legge Graham, tra cui i dazi del 500% sui prodotti russi e quelli secondari fino al 100% contro i principali acquirenti internazionali di energia russa. Misure punitive che avrebbero potuto colpire non soltanto Mosca, ma anche i partner commerciali della Russia e gli equilibri dei mercati internazionali. Da Mosca è arrivata una reazione positiva. Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato speciale della presidenza russa, ha definito la sospensione «un momento decisivo e storico».

Secondo Dmitriev, l'applicazione della legge avrebbe potuto paralizzare la cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti, provocando danni significativi soprattutto all'economia statunitense e ai mercati globali. Il rappresentante russo ha inoltre sottolineato che la cooperazione economica tra i due Paesi può favorire la stabilità internazionale, rafforzare la fiducia reciproca e creare le condizioni per una pace duratura. La decisione di Trump mette così in evidenza i limiti di una strategia che punta a utilizzare dazi e sanzioni come strumenti di pressione geopolitica, anche a costo di produrre conseguenze negative per gli stessi Stati Uniti.

Mentre una parte dell'establishment USA continua a promuovere una linea di confronto con Mosca, la Casa Bianca riconosce che la cooperazione economica può rispondere meglio agli interessi nazionali e contribuire alla stabilità globale. Resta da vedere se questa sospensione rappresenterà un passo concreto verso il superamento della logica della guerra economica o soltanto una pausa tattica nella contrapposizione tra Washington e Mosca.


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Gaza, orrore senza fine: 8.000 palestinesi ancora sepolti sotto le macerie

A Gaza City si sono svolti i funerali di 75 palestinesi, tra cui donne e bambini, i cui resti sono stati recuperati dalle macerie di abitazioni bombardate da Israele nei primi mesi della guerra. Le vittime appartenevano a circa 20 famiglie. Le operazioni di recupero proseguono tra enormi difficoltà, a causa della mancanza di mezzi pesanti e attrezzature adeguate.

Secondo la Protezione civile palestinese, oltre 8.000 palestinesi risultano ancora dispersi sotto le macerie e, con le risorse attualmente disponibili, il recupero dei corpi potrebbe richiedere circa otto anni.

Nonostante gli impegni previsti dall'accordo di cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025, le autorità palestinesi accusano Israele di non aver consentito l'ingresso dei macchinari necessari.

Dall'ottobre 2023, l'offensiva israeliana ha provocato oltre 74.000 morti e 175.000 feriti, distruggendo circa il 90% delle infrastrutture civili della Striscia.

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Nasce in Cina una rete mediatica del Sud Globale

La Cina ha ospitato la fondazione del Centro di Comunicazione dei Media del Sud Globale, iniziativa che riunisce quattro testate: teleSUR, l’agenzia cubana Prensa Latina, il brasiliano Brasil de Fato e la ghanese Pan Africa TV. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione giornalistica e costruire narrazioni autonome, capaci di superare i paradigmi dominanti dei media occidentali.

La nuova piattaforma punta inoltre a consolidare i legami tra la Cina e i Paesi del Sud Globale, promuovendo lo scambio di contenuti e competenze tecnologiche. Tra le proposte emerse figurano una formazione permanente sull’intelligenza artificiale per i giornalisti e una maggiore cooperazione per ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali controllate da attori esterni.

L’iniziativa mira così a rafforzare la sovranità comunicativa e l’indipendenza informativa dei Paesi del Sud Globale, offrendo maggiore spazio alle loro prospettive sui cambiamenti internazionali.


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“Una pagliacciata”: Lavrov sulla reazione dell'Europa e dell'Ucraina all'accordo sul diesel tra Russia e USA

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha affermato che le critiche mosse dai paesi europei e dal regime di Kiev all’accordo sul diesel tra Russia e Stati Uniti sono «una farsa» e «autopromozione».

«L'accordo sul gasolio tra Mosca e Washington è una questione che riguarda Mosca e Washington. Mentre l'Unione Europea lo considera un tradimento nei confronti dell'Ucraina, lo stesso Zelensky afferma che la questione dell'esportazione del gasolio russo debba essere discussa con lui, perché solo lui può dare l'autorizzazione. Ma questo non ha nulla a che vedere con la sicurezza energetica, si tratta piuttosto di autopromozione e di una pagliacciata», ha dichiarato.

Lavrov ha spiegato i recenti attacchi di Zelensky contro Donald Trump come il risultato del timore del leader del regime ucraino che qualcuno possa dimenticarsi della sua esistenza. «Ieri ha chiesto loro altre decine di miliardi e non hanno ancora risposto», ha affermato il ministro. Ha proseguito affermando che la sicurezza energetica (utilizzata come pretesto da coloro che criticano l’accordo) è ciò che unisce tutti i paesi e costituisce la base della cooperazione della Russia con gli altri paesi nell’ambito dell’OPEC+.

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Gli USA lanciano un severo monito a Zelensky: «Deve stare molto attento»

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha rivolto un duro avvertimento al leader del regime di Kiev, Volodymyr Zelensky, dopo che quest'ultimo ha accusato Washington di aver imposto restrizioni al funzionamento del sistema Starlink, utilizzato dalle forze armate ucraine, e di aver interrotto la condivisione di dati di intelligence.

«Il presidente Trump e il segretario Rubio hanno affermato categoricamente che nessuno all'interno dell'amministrazione Trump ha fatto una cosa del genere, e ritengo che sia molto avventato da parte del presidente Zelenski formulare un'accusa di questo tipo (...) Il presidente Zelenski dovrebbe prestare molta attenzione quando rilascia dichiarazioni come questa, che non corrispondono al vero», ha avvertito in un'intervista alla NBC News.

Elon Musk, proprietario di SpaceX, l’azienda che sviluppa Starlink, sostiene che le restrizioni relative alla versione militare del segnale siano state introdotte su ordine delle autorità statunitensi. «I sistemi Starshield sono di proprietà del governo degli Stati Uniti e sono sotto il suo controllo. Qualsiasi limitazione di velocità o di utilizzo è stabilita dall’esercito statunitense e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti», ha scritto su X.

Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smentito le accuse di Zelensky secondo cui Washington avrebbe limitato l’accesso a Starlink. Ha inoltre sottolineato che, per quanto ne sapeva, «tutto rimane come prima», mettendo in dubbio che il funzionamento del servizio fosse mai stato interrotto. «Sono abbastanza sicuro che tutto rimanga immutato», ha affermato.

Allo stesso modo, il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha dichiarato di non conoscere la teoria di Zelensky riguardo alla causa delle limitazioni, ma che «non ha nulla a che vedere con la Casa Bianca».

 

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Albania’s Anti-Government Protests Turn Violent as Pressure Mounts on Prime Minister Edi Rama

Police fired rubber bullets and tear gas during a fifth consecutive day of unrest in Tirana, as student demonstrations over corruption, employment and education developed into a nationwide challenge to the government.

Albania’s political crisis deepened on Saturday, 17th October, as violent anti-government protests continued for a fifth consecutive day, with demonstrators attacking police and public buildings in the capital, Tirana, and demanding the resignation of Prime Minister Edi Rama.

Police used tear gas, water cannon and rubber bullets to disperse protesters outside the Ministry of Education after groups of masked demonstrators threw stones, petrol bombs and fireworks at security forces. The disturbances subsequently spread through the city centre, including areas near the prime minister’s office.

According to the latest figures released by Albanian police, 167 people had been arrested and 132 officers injured during five days of unrest. Seven police officers were also suspended pending investigations into allegations of excessive force.

The demonstrations have become one of the most serious domestic challenges to Rama since his Socialist Party came to power in 2013.

Students transform an environmental protest into a political movement

The current unrest grew out of a campaign known as the Flamingo movement, which began earlier this year in opposition to a controversial luxury tourism development associated with Jared Kushner, the son-in-law of US President Donald Trump.

The development attracted objections from local residents and environmental campaigners concerned about land ownership, planning decisions and potential damage to protected coastal areas.

What began as a dispute over tourism development subsequently expanded into a wider protest against alleged government corruption, unemployment, education standards and the cost of living.

The involvement of high-school and university students has considerably increased both the scale and political significance of the demonstrations.

Students have demanded improvements to educational facilities, additional financial support and better employment opportunities for graduates. Frustration over the limited prospects available to young Albanians has also brought emigration into the debate.

During Saturday’s demonstrations, protesters burned a suitcase outside the Education Ministry, using it as a symbol of the pressure on young people to leave Albania in search of work.

The protests began peacefully before violence erupted when masked participants attacked police positions.

According to accounts from Tirana, government offices, banks and commercial premises have been damaged during several days of confrontations.

Demonstrations have also spread beyond Tirana to other Albanian cities.

Rama refuses to resign

Rama, who is serving his fourth term as prime minister, has rejected demands for his resignation and accused political opponents of encouraging violence to destabilise the government.

He has acknowledged the right of citizens to demonstrate but insisted that attacks on public institutions and private property cannot be treated as legitimate political protest.

The government has pledged to prosecute those responsible for vandalism and assaults on police officers.

National Police Chief Skender Hita has defended the security operation, arguing that officers have faced repeated attacks by masked groups. At the same time, the suspension of seven officers indicates that allegations concerning police conduct are being investigated.

The political opposition has sought to capitalise on the unrest, although the Flamingo movement initially developed outside Albania’s established party structures.

That distinction complicates the government’s argument that the demonstrations are primarily the result of opposition-party activity.

The protests have also exposed tensions between the government’s economic development policies and opposition from communities concerned about corruption, land rights and access to employment.

EU accession adds another dimension

The crisis comes at a particularly sensitive moment in Albania’s negotiations to join the European Union.

On 13th October, just as the demonstrations were gathering momentum, Brussels and Tirana provisionally closed negotiations on enterprise and industrial policy.

The agreement marked another step towards membership, bringing the number of provisionally completed negotiating chapters to four out of 33.

Albania has already opened all 33 chapters, placing it among the more advanced candidates in the Western Balkans.

However, the EU’s negotiating framework makes clear that progress on fundamental reforms, including judicial independence, democratic institutions and the rule of law, determines the overall pace of accession.

As EU Today recently reported, Brussels is considering additional safeguards designed to prevent democratic backsliding following enlargement.

The current protests do not automatically jeopardise Albania’s accession negotiations. Public demonstrations, including those directed against an elected government, are not themselves evidence of a failure to meet democratic standards.

The relevant questions for Brussels concern the authorities’ response, the independence of investigations into police conduct, the treatment of detainees and whether allegations of corruption are properly examined.

These matters fall directly within the EU’s assessment of the rule of law and the functioning of democratic institutions.

A political test ahead of possible EU membership

Rama has made EU membership by 2030 a central objective of his government, presenting accession as the foundation of Albania’s future economic and political development.

The acceleration of negotiations has given his administration a substantial diplomatic achievement. It has not, however, resolved dissatisfaction over domestic governance or living standards.

The growing involvement of students also means the demonstrations are no longer confined to the environmental dispute that originally triggered the movement.

For the European Commission, the immediate challenge is to maintain a credible distinction between technical progress in accession negotiations and its assessment of political developments inside the candidate country.

For Rama, the question is whether he can restore public order without intensifying opposition to a government that has been in office for more than 13 years.

Further demonstrations would place additional pressure on the authorities, particularly if the movement continues to spread beyond the capital and attracts broader support from trade unions, students and other dissatisfied groups.

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