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Registratore nello zainetto del figlio, così sono state scoperte minacce e schiaffi ai bimbi in un asilo di Napoli

Minacce e schiaffi ai bambini. A Napoli i maltrattamenti di alcune maestre sono stati scoperti grazie ad un dispositivo di registrazione che una madre ha inserito nello zaino del proprio figlio. I file audio che ne sono scaturiti, poi diffusi agli altri genitori della scuola dell’infanzia dove i fatti sono avvenuti, riportano frasi del tipo “ti rompo la testa“, “adesso le buschi” o “ti schiaccio“, e poi il rumore di schiaffi seguito dal pianto dei piccoli.

L’idea di registrare è venuta a una mamma che aveva visto il proprio bambino di 2 anni tenere in casa dei comportamenti sui generis: si copriva le orecchie quando gli adulti parlavano, si puniva da solo e dormiva irregolarmente.

Le madri dei bambini, una volta messe al corrente degli audio, hanno deciso di non portare i figli a scuola lo scorso 16 ottobre e di riunirsi davanti all’istituto per incontrare le maestre per chiedere conto dell’accaduto; tuttavia, non hanno ottenuto risposte. Le donne si sono allora recate alla stazione dei carabinieri e hanno sporto denuncia per maltrattamenti, consegnando alle forze dell’ordine le registrazioni.

L’episodio ricalca quanto accaduto in un asilo nido di Roma meno di un mese fa, dove, secondo la Procura di Roma, un’educatrice di 62 anni è stata interdetta per aggressioni fisiche e verbali nei confronti di alcuni bambini.

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Psicofarmaci nelle borracce dei compagni: il caso dei quattro ragazzini che rischiano la sospensione

A Treviso, quattro ragazzini che frequentano una scuola superiore rischiano una lunga sospensione per aver sciolto farmaci nelle borracce dei compagni: non solo lassativi generici, ma anche psicofarmaci come lo Xanax e altre benzodiazepine. Lo hanno fatto, probabilmente, per gioco: si sono infatti divertiti a prendere in giro i propri compagni stanchi e intontiti a causa dell’effetto dei sonniferi e degli psicofarmaci ingeriti.

I genitori chiedono punizioni esemplari per i responsabili come riporta Il Gazzettino di Treviso: le domandano prima di tutto madri e padri dei ragazzi vittima del pericoloso scherzo, ma in realtà la condanna dei fatti è stata trasversale da parte di tutte le famiglie. Nei giorni scorsi hanno avuto diverse riunioni con gli insegnati, che stanno discutendo l’entità della sanzione nei confronti dei ragazzi: secondo le famiglie è importante che la punizione sia netta affinché i ragazzi capiscano che la pericolosità del loro comportamento.

I medicinali sciolti nelle borracce, infatti, possono provocare effetti collaterali anche gravi – e tra l’altro per gli psicofarmaci è necessaria la prescrizione del medico. La scuola non smentisce l’accaduto ma mantiene riserbo sulle discussioni interne del consiglio di classe. Nel frattempo, tra i genitori c’è chi pensa anche di formalizzare delle denunce nei confronti dei ragazzi responsabili.

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Sicurezza Milano, vertice d’urgenza a Palazzo Chigi. Il governo valuta anche l’uso dell’esercito in strada

Più agenti e più militari per presidiare Milano. Attraverso il programma Strade Sicure, come chiesto a più riprese dal vicepremier leghista Matteo Salvini. È questa una delle risposte a cui il governo sta pensando dopo il week end di proteste e violenze nelle strade del centro di Milano. Se ne discuterà lunedì mattina alle 12 a Palazzo Chigi in un vertice di governo a cui parteciperanno la premier Giorgia Meloni, i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini (collegato) e i ministri interessati. Oltre a un decreto e a misure che rendano possibile fermare i minorenni, il governo sta pensando a un aumento del presidio delle forze armate nella città di Milano. Non è ancora chiaro quale sarà il numero di agenti in più che saranno inviati e in queste ore sono in corso riflessioni ai vertici dell’esecutivo.

L’invio di ulteriori uomini rappresenta comunque una scelta non senza rischi. In primis perché il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte criticato la proposta del collega di governo Salvini di inviare i militari nelle strade delle grandi città perchè, in un contesto di guerre in giro per il mondo, le forze armate servono soprattutto per presidiare i nostri territori all’estero. In secondo luogo, inviare militari nella città di Milano sarebbe un riconoscimento delle ragioni del sindaco Beppe Sala che, nelle ultime ore, ha criticato il governo spiegando che nelle strade del centro c’erano pochi agenti delle forze dell’ordine. Una questione che si intreccia con le elezioni comunali del 2027 su cui la maggioranza non ha ancora trovato l’accordo per un candidato unitario.

Per il momento sembra accantonata l’idea, avanzata da Tajani, di un Consiglio dei ministri nella città di Milano per dare un segnale di vicinanza alla città. Prima il governo vuole intervenire con una risposta legislativa chiara e con un aumento di forze dell’ordine e militari impiegati nelle strade.

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Travaglio sul Nove: “Le proteste degli studenti sono la resa dei conti di una politica lontana dalle esigenze delle persone”

“È ovvio e naturale che questa sia la resa dei conti rispetto a una politica che viaggia lontana anni luce dalle esigenze delle persone”. Queste le parole di Marco Travaglio, ospite di Accordi & Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi tutti i sabati sul Nove, commentando le proteste contro il riarmo, il caro carburante e i decreti scuola. “Da un lato c’è quella che Papa Francesco chiamò la guerra mondiale a pezzi, che sta saldandosi a poco a poco e dall’altra parte c’è una rivolta europea a pezzi che sta saldandosi a poco a poco e sta mettendo insieme generazioni diverse”.

“I francesi denunciano topi nelle loro classi e poi leggono le leggi finanziarie” – ha continuato il diretto de il Fatto Quotidiano . “Siamo alla fine dell’anno, quindi ciascun governo presenta la sua manovra di bilancio per l’anno successivo e vedono che per le armi i soldi si trovano, per la scuola e per la sanità non si trovano e quindi si incazzano”, ha concluso Travaglio.

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I presidi italiani guadagnano tre volte gli insegnanti: il rapporto Eurydice fotografa il record europeo

I presidi italiani guadagnano quasi tre volte tanto gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado. A dirlo è il rapporto sugli “Stipendi dei capi d’istituto in Europa” pubblicato da Eurydice, che ha preso in esame i dirigenti impiegati a tempo pieno e in possesso di una piena qualifica, in 37 Paesi. L’Italia è al primo posto per differenza retributiva tra presidi e insegnanti. Dietro di noi, in seconda e terza posizione, Irlanda e Paesi Bassi. Nel grafico presentato, gli stipendi sono espressi in standard di potere d’acquisto (Pps): la retribuzione media annua lorda effettiva dei dirigenti scolastici raggiunge circa centomila unità di potere d’acquisto standard, contro circa 35 mila dei docenti.

Il rapporto è quindi vicino a 2,9 a uno, con una differenza di circa 65 mila Pps, la più elevata tra i sistemi educativi del vecchio continente. Non è un caso, infatti, se Il Fatto Quotidiano ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” organizzando una petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee: “La professione docente – cita la raccolta firme – richiede preparazione universitaria, aggiornamento professionale continuo, responsabilità educative e formative, lavoro di progettazione, valutazione, relazione con studenti e famiglie: un impegno che non si esaurisce certo nelle ore trascorse in aula. Nonostante tali responsabilità, gli insegnanti italiani continuano a percepire retribuzioni molto più basse rispetto a quelle dei colleghi di numerosi Paesi europei”.

Considerazioni suffragate dai numeri di Eurydice, che mette in evidenza come in alcuni Stati la forbice si stringa: in Austria le retribuzioni medie sono pari a circa 85 mila Pps per i capi di istituto e 60 mila per i docenti, mentre in Francia il confronto è tra circa 63 mila e 43 mila Pps. Differenti anche i modi con cui vengono stabiliti gli stipendi, che spaziano da sistemi in cui vengono decisi dalle autorità di livello superiore o da contratti collettivi ad altri in cui la retribuzione viene negoziata dal capo di istituto con l’amministrazione locale o con il consiglio scolastico. In Norvegia e in Estonia, ad esempio, i capi di istituto negoziano i loro contratti individualmente con le autorità municipali o con il consiglio scolastico.

A fare la differenza tra i presidi e gli insegnanti (Italia compresa) sono anche le indennità aggiuntive, non previste per i maestri e i professori. Oltre allo stipendio ordinario, figurano i risultati professionali, il servizio in territori svantaggiati o remoti, il possesso di qualifiche ulteriori e lo svolgimento di lavoro straordinario. Le indennità aggiuntive possono riconoscere diversi aspetti delle responsabilità e delle condizioni di lavoro dei capi di istituto, sebbene la loro applicazione vari tra i diversi livelli di istruzione.

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Dove sono i numeri dell’Istruzione? Sul sito spariti i report, al loro posto comunicati trionfali

Il ministro Valditara conosce bene il valore dei dati: forse per questo ha deciso di tenerseli per sé. Da tempo, e senza alcuna spiegazione, il sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito ha smesso di pubblicare i report che per decenni hanno permesso a chiunque – ricercatori, giornalisti, famiglie – di verificare in proprio lo stato del nostro sistema educativo. Al loro posto, comunicati stampa imbottiti di numeri scelti, commentati dalla voce spesso trionfale del ministro.

A maggio è toccato all’indagine Eurostat sulle forze di lavoro e ai miglioramenti miracolosi in materia di early leavers, indicatore indiretto della dispersione scolastica. 4.3 punti in meno in Calabria, 3.3 in Campania, progressi in Puglia, Sardegna, Sicilia. Regioni abitualmente fanalini di coda dell’Europa che ottengono per la prima volta risultati migliori rispetto a quelli di grandi Paesi europei come la Germania. “Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani”. A inizio ottobre è stata la volta di Ocse-Pisa 2025: competenze degli studenti “significativamente superiori alla media”, segno di “una situazione di solidità per il nostro sistema di istruzione”. Prodigi che gli esperti non si spiegano e che lasciano increduli dirigenti e insegnanti del Sud alle prese con i problemi di sempre. In mezzo, una raffica di comunicati e note ministeriali, fino a una lunga rettifica perfino al Procuratore della Corte dei Conti.

Tutto bene, se non fosse che verificare il racconto del ministro è diventato quasi impossibile, come mostra un rapido giro sul sito del MIM. Il “Focus sui dati di avvio dell’anno scolastico”, pubblicato puntualmente per oltre un decennio dall’Ufficio di statistica, si è fermato al 20 settembre 2024. Quanti studenti, quante classi, quanti insegnanti, come sono distribuiti sul territorio: del settembre 2025 nessuna traccia, e nemmeno di quello appena trascorso. Due anni scolastici partiti al buio.

Il report sugli alunni con disabilità sul sito del MIM è fermo al 2022/23: per numeri recenti bisogna rivolgersi all’Istat. Gli Open Data, presentati come garanzia di “trasparenza amministrativa e partecipazione”, non si aggiornano dal 1° settembre 2025. E quando qualcosa esce, il timing è perlomeno sospetto: il report sulla dispersione, già vecchio di quattro anni, è stato diffuso il 28 dicembre, tra il panettone e il cenone, come pure l’interessante indagine longitudinale costruita sull’anagrafe degli studenti – dati ben più solidi di quelli Eurostat – anch’essa congelata al 2021/22. L’ultimo report sugli alunni con cittadinanza non italiana, relativo al 2022/23, è uscito l’8 agosto 2024, a redazioni chiuse per ferie.

Ed è questa la perdita più grave. Nata nel 1996, l’indagine sugli alunni con background migratorio ha cessato le pubblicazioni senza una parola dopo quasi trent’anni di onorato servizio, malgrado sia stata un punto di riferimento essenziale per la comprensione del fenomeno e la progettazione di politiche educative più adeguate per farvi fronte, spesso in anticipo sulla politica: fu lei, nel 2007/08, a registrare per prima la distinzione statistica tra alunni stranieri nati in Italia e ragazzi di recente immigrazione (NAI, neo arrivati in Italia), due realtà con bisogni diversissimi. Quasi vent’anni dopo il Parlamento non riesce ancora a dare la cittadinanza a chi nasce qui, e chi si è occupato del tetto del 30% di alunni stranieri per classe voluto dal governo Meloni si è dovuto accontentare di dati vecchi di tre anni.

Il paradosso è che i dati esistono: vengono raccolti, elaborati, custoditi dall’ufficio statistico del ministero. Semplicemente, non vengono diffusi, in barba al decreto legislativo 33/2013 che definisce la trasparenza come “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni”, allo scopo di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Mesi fa la responsabile scuola del Pd, Irene Manzi, ha chiesto conto al ministro con un’interrogazione scritta del Focus mancante e dei numeri reali su iscritti, organici e distribuzione degli studenti. Non ha ricevuto risposta.

Viene allora il sospetto che i dati si pubblichino solo quando fanno comodo. Ma che cosa c’è di pericoloso in una tabella? Forse proprio questo: i numeri danno un nome ai problemi, consentono confronti. In tempi di disinformazione, il dato documentato è l’argine più solido contro le percezioni e contro la propaganda.

Don Milani lo sapeva. In “Lettera a una professoressa” i ragazzi di Barbiana raccontavano i loro “viaggi al Ministero e all’Istat per i dati mancanti, giornate intere alla calcolatrice”, per poi provare a tradurre quei numeri “in lingua di ogni giorno”. Oggi, a quei ragazzi, il viaggio al Ministero non basterebbe più.

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Rientra il caso della carne di maiale tolta dalle mense scolastiche friulane: “Islamizzazione? Riduzione per motivi alimentari”

Gli esponenti della destra, con i vannacciani in testa, possono far rientrare l’indignazione per l’eliminazione della carne di maiale dai menù delle scuole nella provincia di Pordenone – che non ci sarà – da parte di una società di preparazione dei cibi che fa capo all’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale. Allo stesso modo vanno corretti i titoloni dei giornali, secondo cui l’islamizzazione dell’Italia avrebbe raggiunto anche le mense, dall’asilo in su, per rispettare i dettami religiosi dei fedeli di Allah. Una specie di sostituzione etnico-culinaria che impedirebbe il consumo perfino del famoso prosciutto di San Daniele, uno dei vanti della terra friulana.

A riportare la polemica nel binario del buon senso ci hanno pensato dapprima il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, poi il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. Dagli Stati Uniti, dove è in visita ufficiale, Fedriga ha detto: “La Regione, sulla base delle indicazioni nazionali e seguendo i dettami dell’Organizzazione mondiale della sanità, sulle mense scolastiche dà solo delle linee guida. Sono poi i singoli Comuni a scegliere. Noi certamente non cancelliamo e non cancelleremo il maiale. Non esiste che nelle nostre direttive ci sia il pollo al curry”. In questo modo il governatore scarica il problema a valle, ricordando che “l’assessorato regionale alla Salute ha emanato delle linee guida dettate dal buon senso”. Il sindaco Basso ha definito “legittimo e giusto” offrire piatti alternativi per rispettare i precetti religiosi di bambini e ragazzi, lasciando però spazio al menù friulano. “Convocherò un tavolo con Asfo per introdurre i prodotti tipici del nostro territorio a tavola”.

La polemica politica ha visto infiammarsi il centrodestra e la destra. I vannacciani hanno avviato raccolte di firme per difendere il presepe a scuola, in vista del Natale, e perché il cibo friulano e italiano resti nei menù. Hanno spedito una lettera ai sindaci di Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento e al direttore generale dell’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale, chiedendo chiarimenti in merito al menù dell’anno scorso, per la scomparsa di carne di maiale, braciola e prosciutto. Il deputato vannacciano Gianangelo Bof, ex leghista, rincara la dose: “Non vogliamo un Paese in cui chi viene ospitato decide di cambiare le abitudini secolari della nostra gente. Il maiale sulla tavola dei bambini italiani non è un optional da cancellare per non disturbare. È la nostra tradizione”.

In realtà sono le linee guida regionali per la ristorazione scolastica a raccomandare una riduzione (e non l’eliminazione) della carne di maiale, a favore delle carni bianche, per questioni alimentari. La Lega, con il senatore Marco Dreosto, ha preso posizione in modo deciso: “Il rispetto delle altre culture e religioni non può e non deve significare la rinuncia alle nostre tradizioni, alla nostra identità e alle eccellenze agroalimentari friulane, a partire dal prosciutto di San Daniele, un simbolo della nostra terra”. Gli ha fatto eco il deputato Emanuele Loperfido di Fratelli d’Italia: “Sono sorpreso che, di fronte a esigenze e abitudini alimentari diverse, la soluzione individuata sia quella di togliere, o quasi, la carne suina dai menu delle scuole di Pordenone, sostituendola con cous cous e altre pietanze».

Fausto Tomasello, segretario provinciale del Pd, osserva con ironia: “Spero non siamo arrivati al punto di affidare la nostra identità al prosciutto o al cotechino”. Poi aggiunge: “Si può anche chiedere equilibrio e scelta nei pasti a scuola per i bambini, nel rispetto di diverse credenze religiose e senza privare nessuno delle proprie tradizioni, a partire da quelle friulane. Apprezzabile l’equilibrio del sindaco di Pordenone, che dovrebbe essere seguito anche da certi esponenti della destra. Invece, dopo l’incubo burqa, Lega e FdI sono partiti contro il pollo al curry e imbracciano le armi in difesa del maiale”.

Marco Salvador, esponente di una civica di minoranza a Pordenone, osserva: “La carne di maiale non viene servita nelle mense scolastiche da anni e la sua esclusione non rappresenta una novità legata alla presenza di alunni musulmani, ma risponde a criteri di salute ed evidenze scientifiche sui rischi alimentari. Inoltre, la carne è prevista una sola volta alla settimana e alternata ad altre fonti proteiche”.

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No Meloni Day, oltre 400mila studenti in piazza da Nord a Sud: “Vogliamo più aule e meno bombe”. E avvertono: “La nostra sarà una mobilitazione permanente. Se ci togliete il futuro, vi blocchiamo il presente”

Torino, Milano, Genova, Padova, Bologna, Roma, Napoli, Cagliari, Firenze, Venezia. Ci vorrebbe troppo spazio per scrivere l’elenco completo di tutte le città nelle quali gli studenti italiani sono scesi in piazza venerdì, per il “No Meloni Day“. Da Nord a Sud, secondo gli organizzatori sono stati oltre 400mila, tutti con lo stesso obiettivo: urlare al governo che la scuola italiana cade a pezzi e che studiare in questo Paese è sempre più difficile. Per il costo della vita, per il caro affitti e per il clima di repressione politica e culturale che si respira. Centinaia di migliaia di studenti hanno cantato e sfilato per le strade di tutta Italia per far capire alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e a tutto il suo esecutivo, che non appoggiano le sue scelte. Che vogliono “più aule e meno bombe“. Perché, come spiega a ilfattoquotidiano.it Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, non sono disposti ad accettare che la sicurezza, il diritto allo studio e il benessere di studenti e studentesse vengano trattati come “questioni secondarie”: “Vogliamo essere protagonisti del cambiamento, non spettatori di riforme calate dall’alto”.

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Gli insegnanti a sostegno deI corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e deli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Teachers supporting the march against climate change organized by the "Fridays for Future" youth movement, and students protesting against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Gli insegnanti a sostegno deI corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e deli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Teachers supporting the march against climate change organized by the "Fridays for Future" youth movement, and students protesting against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Momenti di tensione al corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e degli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO-- Moments of tension during a protest against climate change, organized by the Fridays for Future movement and students speaking out against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e degli studenti contro il degrado della scuola, Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++--- A march against climate change by the Fridays for Future group and students protesting against the deterioration of schools, Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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'No Meloni Day' a Cagliari, 600 studenti in corteo 'scuola non si tocca'

Il corteo di circa 600 studenti del 'No Meloni Day' a Cagliari, al motto di 'la scuola non si tocca', 16 ottobre 2026 ANSA / Francesca Melis +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA++

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

“La scuola non è un privilegio – prosegue Verdecchia -. Pretendiamo che questo principio si traduca in scelte e investimenti concreti”. Le richieste degli studenti, così come i problemi della scuola, sono tante: edifici sicuri, più personale scolastico, maggiori tutele per chi studia e lavora negli istituti e misure per contrastare il caro studio e il carovita, che rendono sempre più difficile proseguire il proprio percorso formativo. Ma c’è anche la contestazione delle politiche del governo, dal decreto Scuola al Ddl di Giuseppe Valditara, fino alla scelta di destinare miliardi alle spese militari anziché all’istruzione pubblica. Una mobilitazione che guarda anche oltre i confini italiani, sull’onda delle proteste dei coetanei in Francia e Spagna, e che rivendica il diritto dei ragazzi a partecipare alle decisioni sul proprio futuro. Perché, come recitava uno striscione esposto al corteo di Firenze: “Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente”.

A Roma, dove secondo gli organizzatori sono scesi in piazza 20mila studenti, il corteo è partito dall’Esquilino e ha attraversato il centro fino a raggiungere il ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere. Tra bandiere palestinesi, cartelli e cori contro il governo e il riarmo. A Milano, migliaia di ragazzi hanno sfilato dietro lo slogan “Nessuno è straniero”. A Firenze, almeno duemila studenti di una quindicina di istituti superiori si sono ritrovati in piazza San Marco, con striscioni contro i tagli alla scuola e le misure sugli alunni stranieri. Mobilitazioni anche in Veneto, con cortei a Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, mentre a Bari centinaia di studenti hanno attraversato il centro cittadino per denunciare il carovita e le condizioni degli edifici scolastici. Ma la protesta ha coinvolto anche Torino, Genova, Bologna, Napoli e Cagliari, con cortei, striscioni e iniziative di contestazione. Davanti alla sede di Confindustria del capoluogo ligure è stato bruciato un carro armato di cartone. A Milano, invece, due immagini raffiguranti la premier e Valditara sono state appese a testa in giù vicino ad alcuni cassonetti e colpite con delle uova.

La maggior parte delle manifestazioni si è svolta pacificamente, con qualche momento di tensione, soprattutto a Torino e Roma. Nel capoluogo piemontese, in piazza Castello, alcuni manifestanti si sono staccati dal corteo, coprendosi il volto e lanciando pietre e altri oggetti contro le forze dell’ordine. La polizia ha caricato i giovani e usato gli idranti, costringendo i partecipanti ad allontanarsi verso via Po. Durante gli scontri, alcuni docenti e genitori hanno formato un cordone tra gli studenti e gli agenti. Il bilancio è di tre minorenni arrestati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e oltre 50 manifestanti identificati. A Roma, davanti al ministero dell’Istruzione, sono stati lanciati petardi e altri oggetti, provocando la reazione del ministro Valditara, che ha parlato di “aggressione alle istituzioni e teppismo politico”. Secondo i sindacati di polizia, nel corso della giornata una decina di agenti è rimasta ferita.

Da Bruxelles, Meloni ha commentato solo gli episodi di violenza, accusando i leader delle opposizioni di non averli condannati. “Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine”, ha dichiarato la premier. Immediata la replica della segretaria del Pd Elly Schlein: “Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi degli italiani, anziché prendersela con loro”. Anche Giuseppe Conte ha criticato l’esecutivo per la mancata risposta alle emergenze sociali: “Quattro anni di nulla, solo 14 miliardi extra in armi e difesa”, ha commentato il leader del Movimento 5 Stelle. Mentre Angelo Bonelli ha ribadito la condanna di ogni forma di violenza, chiedendo però alla premier di “chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti italiani”.

La mobilitazione degli studenti proseguirà ben oltre il “No Meloni Day”. La Rete degli Studenti Medi ha lanciato la campagna nazionale “Generazione Fuoriclasse”, con l’obiettivo di dare continuità alle proteste nelle scuole e nelle piazze. Il prossimo appuntamento è già fissato per sabato 17 ottobre a Roma, dove gli studenti confluiranno nella manifestazione della Via Maestra. E le iniziative proseguiranno fino al 20 novembre. “Le criticità della scuola non sono problemi individuali: sono questioni politiche e collettive, che richiedono risposte strutturali”, spiega ancora Verdecchia. L’obiettivo è costruire una mobilitazione permanente, perché “le decisioni sulla scuola non possono essere prese senza ascoltare chi la attraversa ogni giorno”, conclude la coordinatrice nazionale.

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No Meloni Day, la polizia “difende” la prefettura con l’idrante azionato sui manifestanti – Video

Momenti di tensione a Torino quando il corteo degli studenti ha raggiunto Piazza Castello, dove ha trovato gli agenti di polizia a presidio della Prefettura. La polizia ha azionato l’idrante a più riprese contro i manifestanti. Contro le forze dell’ordine poste a protezione dell’edificio sono stati lanciati bastoni, pietre, uova e bottiglie a cui i reparti hanno risposto con l’utilizzo a più riprese di un idrante, qualche carica di alleggerimento e il lancio di qualche lacrimogeno. Al termine delle manifestazioni la questura ha dato notizia dell’arresto di tre minorenni per resistenza a pubblico ufficiale e l’identificazione di altri 50 giovani.

Dopo il movimento dell’idrante e il lancio di lacrimogeni si è verificata anche una carica di alleggerimento della polizia; il gruppo è stato allontanato e si dirige verso il Po. Proseguono alcuni lanci di bottiglie verso le forze dell’ordine. Tra i manifestanti e la polizia un gruppo di insegnanti per mano ha creato una catena umana per impedire ulteriori contatti.

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“Controsoffitti crollati, aule allagate: non possiamo concepire che i soldi vadano a bombe e missili”: le voci degli studenti dal corteo di Roma

“Non possiamo continuare a concepire che ci siano i soldi per le navi cargo, gli aerei militari, le bombe e i missili e non ci sono invece per l’istruzione pubblica”. Così Leonardo Giorgetti, studente dell’Istituto Renzo Rossi di Roma e militante di Opposizione studentesca d’alternativa (Osa), riassume i motivi per cui migliaia di studenti sono scesi in piazza venerdì 16 ottobre a Roma, come in altre città d’Italia. Moltissime le testimonianze di ragazze e ragazzi che raccontano edifici scolastici fatiscenti, in cui piove all’interno, mezzi inagibili e quindi inutilizzabili.

“Al Manara (liceo classico nel quartiere Monteverde) le aule non sono sufficienti – racconta una ragazza – per questo le classi sono costrette a fare una rotazione negli spazi che hanno e cambiare posto ogni ora“. “Noi abbiamo metà scuola abbandonata e inutilizzabile – le fa eco un altro studente – i controsoffitti sono crollati e l’aula magna è parzialmente allagata“. Durante il corteo, partito da via Cavour e diretto al Ministero dell’Istruzione di viale Trastevere, sono stati bruciati due cartoni raffiguranti le bandiere di Israele e degli Stati Uniti.

“Chiediamo il ritiro del decreto Scuola – spiega Laura Teresi di Osa e studentessa del liceo Cavour, primo edificio scolastico ad essere occupato nella Capitale – perché impone il 30% di tetto per gli studenti stranieri, chiediamo l’abolizione della riforma degli istituti tecnici e professionali, dove aumentano le ore di alternanza scuola e lavoro e soprattutto vogliamo che i 13 miliardi di euro stanziati dal governo Meloni per il riarmo siano indirizzati nella scuola”. Per questo gli studenti lanciano il prossimo appuntamento di piazza: lo sciopero generale indetto da Usb per il 30 ottobre.

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Strutture fatiscenti? Continuità didattica assente? Libertà limitata e censura? Se sei un insegnante, uno studente o un genitore raccontaci la tua storia scrivendo a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it

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Il futuro non si arma, si insegna! – La petizione del Fatto

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Scuola, studenti in rivolta contro il Governo: corteo a Milano, tram e bus deviati

Il limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi diventa terreno di scontro politico e porta gli studenti nelle strade di Milano. Venerdì 16 ottobre, nel capoluogo lombardo, collettivi e organizzazioni studentesche partecipano alla giornata nazionale di sciopero e mobilitazione contro le politiche del Governo Meloni, con una manifestazione che attraversa alcune delle principali vie del centro e provoca modifiche alla circolazione dei mezzi pubblici. A far discutere è soprattutto una delle disposizioni contenute nel nuovo decreto Scuola, che prevede un limite del 30% per determinate categorie di alunni stranieri nelle classi prime a partire dall’anno scolastico 2027-2028. Una misura contestata dai promotori della protesta, che la considerano discriminatoria e chiedono invece maggiori investimenti nella scuola pubblica.

“Nessuno è straniero”: la protesta contro le nuove regole nelle scuole

La mobilitazione milanese porta il nome “Nessun* è stranier*” e mette al centro il diritto all’istruzione e l’inclusione scolastica. Gli organizzatori contestano la scelta di introdurre un tetto alla presenza di determinati studenti con cittadinanza non italiana, sostenendo che le priorità del sistema scolastico siano altre. Nel manifesto della protesta si legge: “A scuola non esistono stranieri, esistono bambini e bambine, ragazzi e ragazze, compagni e compagne di scuola“. Una posizione accompagnata da una dura critica all’esecutivo: “Contro le follie della Meloni che vuole imporre una divisione razzista nelle nostre scuole, invece di preoccuparsi dei reali problemi della scuola pubblica, noi rispondiamo con la fratellanza, sorellanza e solidarietà tra compagni di scuola”. Al centro della contestazione c’è dunque il modello di integrazione scolastica. Il provvedimento governativo, che riguarda in particolare gli alunni con conoscenze limitate della lingua italiana e un percorso ancora breve negli istituti del Paese, viene contestato dai manifestanti per le possibili conseguenze sull’inclusione.

Da Cairoli a San Babila, la protesta attraversa il cuore di Milano

Il concentramento è previsto in largo Cairoli, con partenza del corteo alle 9.30. Da qui il percorso si snoda attraverso il centro storico, interessando piazza della Scala, piazza Meda, via Matteotti e piazza San Babila. La manifestazione prosegue quindi lungo corso Monforte, via Visconti di Modrone, largo Augusto, corso Europa e via Larga, per raggiungere piazza Velasca, corso di Porta Romana e via Sforza.

Il passaggio degli studenti comporta deviazioni e interruzioni temporanee per numerose linee di superficie gestite da Atm, con ripercussioni sugli spostamenti nelle zone centrali della città.

Non solo studenti stranieri: dalle scuole insicure agli affitti impossibili

La contestazione non si esaurisce nella questione delle classi multietniche. Lo sciopero nazionale riunisce infatti diverse rivendicazioni legate alle condizioni di studio e alle difficoltà economiche affrontate dai giovani. Tra le richieste figurano finanziamenti strutturali per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, maggiori risorse per l’istruzione pubblica e l’introduzione dell’educazione sesso-affettiva obbligatoria nei programmi didattici. Un altro tema centrale è quello del caro affitti, particolarmente sentito a Milano, dove il costo delle abitazioni rappresenta un ostacolo per gli universitari fuori sede. La mobilitazione si inserisce così in una contestazione più ampia delle politiche scolastiche, economiche ed estere del Governo.

Tram e autobus deviati: le linee Atm interessate

Le modifiche al servizio riguardano numerose linee tranviarie, tra cui 1, 2, 4, 10, 12, 14, 15, 16 e 19, e diverse linee di autobus, tra cui 50, 57, 60, 61, 65, 84, 96 e 97. I disagi interessano in particolare i collegamenti tra Cairoli, Duomo, San Babila e altre zone centrali. Su alcune tratte il servizio viene sospeso temporaneamente, mentre in altri casi i mezzi seguono percorsi alternativi e saltano alcune fermate. Le variazioni sono legate all’avanzamento della manifestazione.

Anche il clima torna in piazza: la giornata dei Fridays for Future

La giornata del 16 ottobre è caratterizzata anche dalla mobilitazione internazionale promossa da Fridays for Future. Il movimento ambientalista torna a manifestare in diverse città italiane per chiedere interventi contro il riscaldamento globale, la dipendenza dai combustibili fossili e le politiche ambientali considerate insufficienti.

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Manifestazione 17 ottobre a Roma, Cgil chiama “La Via Maestra”: orario e percorso

Per la Cgil, la politica non si sta concentrando sui problemi degli italiani, che sono i salari, la sanità, la scuola, il fisco, l’ambiente e la pace. Al contrario si spendono soldi in armi e si volta la testa di fronte agli studenti nelle tende per il caro affitti, agli agricoltori, agli autotrasportatori e agli operai che da giorni stanno bloccando strade e attività.

È da qui che parte La Via Maestra, una manifestazione nazionale che si radunerà in Piazza della Repubblica a Roma il 17 ottobre, a partire dalle 13:30, fino a raggiungere Piazza del Popolo.

Manifestazione 17 ottobre: La Via Maestra

Si chiama “La Via Maestra” la manifestazione della Cgil e di oltre 100 associazioni che si sono riunite per rilanciare “un nuovo protagonismo sociale” e “la piena attuazione della Carta Costituzionale”. Come si legge sul sito della Cgil Milano, si tratta di una mobilitazione resa necessaria di fronte a una “torsione autoritaria del Paese, ma anche in Europa e nel mondo”.

Tra i tanti temi, uno molto sentito è la pace, perché questa non passa attraverso la conversione dell’economia in un’economia di guerra.

Altri temi toccati nella piazza del 17 ottobre saranno:

  • fisco;
  • welfare pubblico universalistico;
  • ambiente;
  • lavoro e occupazione;
  • emergenza salariale;
  • contrasto alla precarietà;
  • disuguaglianze e divari territoriali;
  • democrazia costituzionale.

Orari e percorso

La manifestazione nazionale “La Via Maestra” è in programma per sabato 17 ottobre. Le associazioni che si sono unite alla chiamata della Cgil si ritroveranno a Roma per chiedere politiche che rimettano al centro lavoro, diritti, casa, sanità e le nuove generazioni.

Il raduno è previsto in Piazza della Repubblica intorno alle 13:30. La partenza dipenderà dalle persone in arrivo, ma si stima un orario di conclusione del corteo intorno alle ore 17:00 a Piazza del Popolo.

Cosa chiede la Cgil

Il segretario generale, Maurizio Landini, denuncia il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e le difficoltà che colpiscono soprattutto i giovani. Per questo, per il leader del sindacato, è arrivato il momento di “far emergere i bisogni reali del Paese” e di costruire un fronte comune capace di “unire le lotte sociali che sono in campo sul lavoro, per il diritto allo studio, per il diritto alla casa, per una sanità che funzioni”.

Nel suo intervento, Landini ha richiamato l’attenzione anche sui lavoratori dell’Ilva in sciopero a Genova, Taranto e Alessandria, chiedendo che non venga interrotta quell’attività affinché l’Italia non diventi l’unico Paese industriale al mondo dove la produzione di acciaio viene cancellata.

Poi il focus critico sull’aumento delle spese militari (pari a 14 miliardi) annunciato dal governo:

Oggi noi abbiamo bisogno di investire sul lavoro perché non sia precario, sugli stipendi perché si arrivi alla fine del mese, per la scuola, per la sanità pubblica, per il diritto alla casa.

 

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Usa, sparatoria in una scuola elementare in Oregon: uccisi tre bambini e un insegnante. Morto l’attentatore 16enne

Ennesima strage in una scuola statunitense. Un ragazzo di 16 anni ha fatto irruzione armato nella Silver Rail Elementary School di Bend, in Oregon, e ha sparato uccidendo tre bambini – di 5, 8 e 11 anni – e un insegnante, prima di essere colpito a sua volta da un uomo intervenuto prima dell’arrivo della polizia.

Erano le 12.59, le 21.59 in Italia, quando è partito l’attacco. Il 16enne, secondo quanto reso noto dalla polizia è entrato nella scuola sparando contro le porte chiuse a chiave. Un minuto dopo decine di telefonate al 911 hanno lanciato l’allarme per segnalare spari all’interno della scuola. Un passante, che ha visto l’adolescente entrare nella scuola elementare, lo ha seguito all’interno e ha ingaggiato uno scontro a fuoco, uccidendolo prima dell’arrivo degli agenti, ha riferito il capo della polizia di Bend, Mike Krantz.

Gli agenti sono arrivati sul posto alle 13.02 e hanno trovato i tre bambini e l’adulto morti sotto i colpi di arma da fuoco. Feriti anche un altro bambino di 7 anni e un secondo insegnante, che sono stati trasportati in ospedale.

Non è ancora chiaro se l’autore della sparatoria – identificato dalla polizia come un residente di Bend – avesse qualche legame con la scuola. La dinamica di quanto accaduto non è ancora del tutto chiara e le indagini, a cui sta collaborando anhe l’Fbi, sono ancora all’inizio. “Oggi è un giorno terribile per la nostra comunità. La scuola dovrebbe essere un posto sicuro, dove i bambini possono imparare”, ha detto la sindaca di Bend Melanie Kebler. Questa è la ventunesima sparatoria di massa negli Stati Uniti nel 2026 ed è destinataa riaccendere il dibattito sulle armi in piena campagna per le elezioni di metà mandato.

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“Chi ha chiamato i carabinieri a scuola? Nessuna minaccia”: gli studenti del Fantini di Vergato replicano alla preside

È muro contro muro all’istituto d’istruzione superiore Fantini di Vergato, in provincia di Bologna. Da giorni tra la dirigente scolastica, Alessandra Milella e un gruppo di studenti c’è in atto una battaglia senza tregua. L’ultimo episodio, il colloquio tra la preside e una delegazione di ragazzi, alla presenza delle forze dell’ordine e dei rappresentanti dei genitori ha acceso ancora più gli animi.

Alcuni giovani hanno contattato IlFattoQuotidiano.it per dare la propria versione. E rispondere pubblicamente alle parole della dirigente d’istituto, che al nostro giornale aveva spiegato le ragioni di un confronto presidiato da un carabiniere e l’esigenza dei cellulari spenti. “Gli uomini dell’Arma – spiega Alessandro – erano già a scuola a partire dalle sette del mattino ben prima che scoppiassero dei petardi e qualcuno lanciasse dei fumogeni. Non sappiamo chi li abbia richiesti ma pensiamo che non fossero necessari all’incontro con la dirigente. Abbiamo accettato di dialogare con lei non sapendo che ci sarebbero stati i genitori e le forze dell’ordine”.

Una sorta di “imboscata” a detta degli studenti, mentre Milella ha spiegato al nostro giornale di “non aver chiamato” i carabinieri: sarebbero stati loro stessi a chiedere di stare nel suo ufficio per vigilare sulla situazione già molto calda. Gli allievi del “Fantini” contestano anche il verbale della riunione perché, a detta loro , la preside omette di aver detto che i ragazzi sono stati manipolati dai docenti. “Quella frase l’ha pronunciata e vogliamo che sia messa nero su bianco. Nel documento non sono riportate molte delle espressioni adoperate dalla preside. Ho deciso – spiega ancora Alessandro – di contattare un legale di fiducia per dipanare questa questione”. Dal canto loro i ragazzi che martedì 6 ottobre hanno manifestato davanti alla scuola ammettono che degli intrusi abbiamo adoperato fumogeni e petardi: “Probabilmente si tratta di individui che nemmeno fanno parte della nostra scuola. Persino noi abbiamo urlato contro queste persone e non capiamo come possa essere accaduto”.

Il clima resta teso. Milella a Il Fatto Quotidiano.it aveva detto di “sentirsi minacciata” e di aver presentato querela per diffamazione per un volantino diffuso dagli studenti. “Non riusciamo a dialogare con la dirigente” dice ancora Alessandro. “Non ci ha nemmeno spiegato i motivi dell’esposto che ha fatto. La protesta è servita a ottenere più ore di ricevimento della dirigente e la riapertura di alcuni laboratori ma resta il problema dell’orario e quello dei viaggi d’istruzione per i quali non è ancora stata nominata la commissione ad hoc”, spiega Alessandro. Per ora, nessuno degli studenti, sta pensando a un nuovo sciopero ma qualora non si riuscissero ad ottenere gli obiettivi prefissati, i ragazzi sono pronti a valutare altri modi per manifestare il loro dissenso.

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L’università non è solo slide ed esami: dobbiamo rendere piacevole il tempo passato tra le aule

di Nicola Del Sarto*

Ci lamentiamo perché gli studenti leggono sempre meno manuali e preparano gli esami soprattutto con slide, appunti e riassunti. Un’indagine realizzata da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori, che ha coinvolto 463 docenti di 34 atenei, registra una preoccupazione diffusa per la preparazione degli studenti. È la percezione dei professori, non una misurazione diretta di quanto gli studenti imparino. Ma solleva una domanda importante: che università abbiamo costruito intorno a loro?

Ci lamentiamo perché gli studenti trattano l’università solo come un luogo dove sostenere esami. Eppure abbiamo progressivamente costruito un sistema che li incentiva a viverla proprio così. Se il traguardo è superare una prova, prepararsi sulle slide può essere una scelta razionale: permette di concentrarsi sugli argomenti essenziali e passare più rapidamente all’esame successivo. Non significa necessariamente imparare altrettanto. Significa rispondere a un percorso scandito da crediti da accumulare, prove da superare e tempi di laurea da rispettare.

C’è però un aspetto di cui parliamo meno: le nostre università sono luoghi nei quali è piacevole trascorrere il proprio tempo? In molte sedi gli spazi sono organizzati soprattutto intorno alle attività programmate: aule per le lezioni, corridoi per spostarsi, biblioteche spesso affollate. Non sempre ci sono ambienti accoglienti nei quali fermarsi a studiare, discutere o incontrare altre persone. Esistono naturalmente atenei e dipartimenti che hanno investito molto in questa direzione. Ma se l’università offre poche occasioni di vita condivisa al di fuori delle attività obbligatorie, è comprensibile che venga frequentata soprattutto per quelle.

Una riflessione analoga riguarda i docenti. La presenza quotidiana nei dipartimenti è condizionata da fattori organizzativi e logistici: la distanza tra casa e lavoro, gli impegni didattici e amministrativi, il tempo da dedicare alla ricerca. E non tutti i dipartimenti offrono spazi e occasioni di confronto che rendano naturale trascorrervi l’intera giornata. Non è una questione di scarso impegno individuale, ma di condizioni che possono ridurre le opportunità di vivere l’università come comunità.

Lo studente intermittente e il professore intermittente producono così un’università intermittente: un luogo che tutti attraversano, ma che sempre meno persone abitano davvero. Eppure un ateneo dovrebbe essere molto più di un posto nel quale qualcuno tiene lezioni e qualcun altro sostiene esami. Dovrebbe permettere a persone con competenze e curiosità differenti di trascorrere abbastanza tempo insieme da far nascere idee impreviste.

Uno studente che si ferma a parlare con un professore, due ricercatori che scoprono davanti a un caffè di occuparsi dello stesso problema, un seminario seguito semplicemente perché interessante: sono momenti che non assegnano crediti e difficilmente entrano negli indicatori di valutazione. Eppure fanno parte della formazione e della produzione di conoscenza. Se studenti e docenti si incontrano quasi soltanto per attività programmate, queste occasioni si rarefanno.

Per questo la qualità degli spazi non è un lusso estetico. Biblioteche luminose, cortili, giardini, caffetterie, sale comuni e luoghi nei quali studiare e lavorare insieme sono infrastrutture della conoscenza. Non servono campus da cartolina: servono ambienti che offrano buone ragioni per rimanere anche quando non c’è nulla di obbligatorio da fare. Investirvi significa investire nelle relazioni che rendono possibile imparare e fare ricerca.

La crescita delle università telematiche rende ancora più evidente la questione. Se un ateneo tradizionale viene percepito soltanto come un servizio che offre lezioni, materiali ed esami, l’online può risultare più flessibile. L’università in presenza dovrebbe valorizzare ciò che uno schermo difficilmente sostituisce: la condivisione quotidiana di spazi, esperienze e relazioni.

Torniamo allora alle slide e ai manuali. Il punto non è solo quali materiali scelgano gli studenti, ma che significato attribuiscano all’esperienza universitaria. Quando l’ateneo diventa una successione di prove da superare, cercare il modo più efficiente per farlo è comprensibile. Se desideriamo un rapporto più profondo con lo studio, dobbiamo offrire a studenti e professori qualcosa di più di un calendario di obblighi: un’università nella quale valga la pena restare.

* PhD, Assistant Professor, Università degli Studi di Firenze

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Sciopero del 16 ottobre, si fermano EasyJet, scuola e trasporti: gli orari

Il 16 ottobre ci saranno sia uno sciopero nazionale della scuola, sia uno della compagnia aerea low cost EasyJet, una delle più diffuse e utilizzate in tutto il Paese. Se la prima mobilitazione potrebbe avere conseguenze limitate e dipendenti dall’adesione, è quasi sicuro che il secondo creerà molti disagi.

Oltre a questi scioperi, ci saranno anche alcune mobilitazioni locali che colpiranno il settore dei trasporti pubblici locali, sia su strada, sia marittimi.

Lo sciopero di EasyJet il 16 ottobre

Lo sciopero dei voli di EasyJet durerà tutta la giornata e si estenderà in tutta Italia. Ci potranno quindi essere ritardi e cancellazioni su tutti i voli della compagnia aerea, che è tra le più diffuse nel nostro Paese. Ci sono però delle eccezioni. Oltre allo sciopero di EasyJet, in Toscana si fermeranno anche le aziende che gestiscono gli aeroporti di Pisa e Firenze.

I voli garantiti

L’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha diffuso l’elenco dei voli garantiti per il 16 ottobre. Si tratta di:

  • Eju 4115 Napoli (Lirn)-Olbia (Lieo)
  • Eju 4116 Olbia (Lieo)-Napoli (Lirn)
  • Eju 3599 Malpensa (Limc)-Lampedusa (Licd)
  • Eju 3600 Lampedusa (Licd)-Malpensa (Limc)
  • Eju 3897 Malpensa (Limc)-Sharm El-Sheikh (Hesh)

Questi voli seguono alcune linee guida di Enac in caso di sciopero. Le compagnie aeree devono infatti garantire sia i collegamenti per le isole, la cosiddetta continuità territoriale, sia i voli intercontinentali che arrivano e partono dall’Italia. Infine, saranno garantiti tutti i voli in partenza nelle fasce di garanzia:

  • dalle 7 alle 10 del mattino;
  • dalle 18 alle 21 la sera.

Gli altri scioperi dei trasporti

Sempre il 16 ottobre ci saranno una serie di scioperi del trasporto pubblico locale:

  • lo sciopero di Minervabus a Fiumicino per tutta la giornata;
  • lo sciopero di Arriva a Bergamo con fasce di garanzia dalle 6:00 alle 8:30 e dalle 12:30 alle 16:00;
  • lo sciopero del trasporto pubblico nelle province di Pescara e Chieti.

Quest’ultimo, in particolare, coinvolgerà diverse aziende, ognuna con i propri orari:

  • TUA, 9-13;
  • Di Fonzo, 8:30-12:30;
  • La Panoramica, 8:30-12:30;
  • Satam, 9-13;
  • Baltour, 9-13;
  • Di Giacomo Angelo Domenico, 8:30-12:30.

Infine, il 16 ottobre sarà l’ultimo giorno dello sciopero di 48 ore dei marittimi nei porti di Napoli e Salerno.

Lo sciopero della scuola il 16 ottobre

Il 16 ottobre si terrà anche uno sciopero nazionale della scuola. Il personale si fermerà per tutta la giornata e la mobilitazione coinvolgerà:

  • il personale Ata;
  • gli insegnanti;
  • i dirigenti.

Il sindacato che organizza questa protesta è Sisa, una sigla relativamente poco diffusa. L’ultima volta che ha indetto uno sciopero simile, l’adesione è stata circa dell’1%. I disagi quindi potrebbero essere limitati per studenti e genitori, ma potrebbero comunque acuirsi in istituti che hanno una maggiore densità di iscritti a questa sigla.

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Da Torino a Roma e Napoli: le prime scuole occupate in Italia. Venerdì 16 sciopero nazionale e cortei

Il vento della protesta che tira dalla Francia inizia lentamente a sentirsi anche in Italia. Mentre Oltralpe gli studenti organizzano cortei e manifestazioni, qui sono iniziate le prime occupazioni studentesche. Le prime a essere interessate sono le città più grandi: Napoli, Roma, Bologna, Milano e Torino (scrivi a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it per segnalare anche la tua scuola). Una mobilitazione che venerdì 16, con lo sciopero nazionale indetto dal sindacato Sisa (Sindacato indipendente scuola e ambiente) potrebbe creare molti disagi. Dai licei all’Università tutti sono pronti a rivendicare e ad alzare la voce contro il decreto Scuola, i finanziamenti per il riarmo a discapito dell’Istruzione e il diritto alla casa.

Una battaglia lanciata anche dal “Fatto Quotidiano” che ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” organizzando una petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee.

A Napoli la mobilitazione coinvolge una decina di scuole superiori, intrecciandosi con le proteste degli universitari contro il caro affitti davanti alla Federico II. Tra le scuole occupate o mobilitate figurano i licei “Tito Lucrezio Caro”, l’“Umberto Primo”, il “Sannazaro”, il “Mercalli”, il “Genovesi”, il “Mazzini”, il “Margherita di Savoia”, il “Serra”, l’“Alberti”, il “Giordani”, il “Diaz” e il “Panzini”. Inoltre davanti alla sede centrale della Federico II sono tornate le tende. Tra i temi della protesta, oltre a quelli già citati, c’è anche il progetto di realizzazione di un Cpr a Castel Volturno. Un clima di tensione che in queste ore è stato registrato soprattutto al “Mazzini” dove sono intervenute le forze dell’ordine e all’ “Alberti” dove alcuni professori hanno tentato di impedire l’ingresso a ragazzi con il volto coperto.

Anche nella Capitale la protesta si sta iniziando ad allargare. Tra i primi istituti a essere stati occupati e coinvolti nella mobilitazione si segnalano il liceo “Cavour” e gli istituti “Lattanzio” e Levi Civita” e successivamente altri otto. A Genova, gli studenti hanno occupato il “Gobetti” e il “Calvino” contro i tagli all’Istruzione. A Bologna è scattata la prima occupazione ufficiale dell’anno scolastico 2026-2027 al liceo “Laura Bassi” . A Torino si contano almeno dodici scuole coinvolte. In alcuni istituti si sono registrati forti momenti di tensione e danni causati da infiltrazioni di gruppi esterni, che hanno portato alla sospensione temporanea delle lezioni. Tra le scuole citate nelle proteste ci sono il liceo “Cattaneo”, gli istituti “Boselli”, “Peano”, “Copernico”, “Luxemburg”, “Santorre di Santarosa”, “Passoni” e “D’Azeglio” oltre al liceo “Regina Margherita” e l’istituto “Giulio”. Nei giorni scorsi oltre duecento studenti si sono riuniti davanti alla Città Metropolitana per chiedere interventi edilizi. Piano piano è iniziato l’autunno delle occupazioni.

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La salute mentale degli studenti non si tutela con i voucher e non si risolve con gli slogan

Scuola

Pochi giorni dopo la Giornata mondiale della salute mentale restano i numeri: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità una persona su sette convive con un disturbo mentale, e nel mondo i disturbi d’ansia riguardano quattrocentosettanta milioni di persone, tra cui centoquarantasei milioni di bambini e adolescenti. Eppure, mentre si ripete la promessa del «aiuteremo tutti», in Italia si discute ancora se serva uno psicologo nelle scuole.

La Lega propone due ore al mese obbligatorie di educazione psicologica in ogni classe, fino alla fine delle superiori, dedicate ad ascolto, confronto e prevenzione, per intercettare il disagio prima che possa trasformarsi in qualcosa di più grave.

Per garantire il servizio è ipotizzata l’assunzione di diciottomila docenti psicoterapeuti, a partire dalle scuole superiori, per estendere poi il modello a medie ed elementari. «L’obiettivo – spiega il promotore Armando Siri – è fornire agli studenti strumenti per la gestione delle emozioni, prevenire le situazioni di disagio e sviluppare competenze psicologiche che possano accompagnarli nel loro percorso di crescita».

Il finanziamento sarebbe affidato a un’addizionale Ires dello 0,65 per cento sulle società di capitali con fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.

A prima vista, una proposta sensata. Poi arriva la nota di Pro Vita e Famiglia, che la boccia sostenendo che la scuola non è un ambulatorio e che i giovani non sono casi clinici né disturbi da correggere. Con questa logica, verrebbe da chiedersi se anche bullismo e violenza debbano essere archiviati come semplici litigi tra compagni.

Il ministro Valditara boccia l’idea del suo stesso partito («Lo psicologo a scuola? Una sciocchezza») e rivendica AscoltaMI: un voucher da duecentocinquanta euro per cinque colloqui online a studente, con una dotazione di 18,5 milioni di euro l’anno, che raggiungerebbe appena settantaquattromila studenti: uno su ventidue.

Cinque colloqui, peraltro online, che nelle intenzioni del ministro dovrebbero funzionare da rete di sicurezza contro bullismo, violenza ed emarginazione: fenomeni che richiedono continuità, ascolto e conoscenza del contesto. Il disagio, infatti, non si presenta su appuntamento e non scompare quando finisce il voucher.

Il quadro è quello di buone intenzioni senza programmazione e con fondi drammaticamente insufficienti: nel 2025 solo una persona su cinquantasette ha avuto accesso a un sostegno psicologico gratuito, e lo Stato ha finanziato il bonus psicologo per appena 6.300 persone a fronte di trecentosessantamila domande.

Da «Diritto a Stare Bene» arriva una proposta che prova a spostare il focus: un emendamento alla prossima legge di bilancio chiede di superare voucher, sportelli e presenze occasionali per inserire stabilmente lo psicologo nella scuola.

Il progetto prevede l’assunzione a tempo pieno di seicento psicologhe e psicologi, uno per ogni istituzione scolastica coinvolta, con almeno due terzi delle ore svolte in presenza, nelle classi e nei diversi plessi.

Con una spesa di trenta milioni di euro, la misura consentirebbe di raggiungere nel 2027 mezzo milione di studenti. Un solo dato resta certo: senza provvedimenti concreti rischiamo di perdere un’intera generazione, e per questo esame non esiste la sessione di recupero a settembre.

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