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“Lei lo amava e basta, anche se Salvatore Parolisi a volte era uno str**zo, ma lei non se ne rendeva conto realmente”: Maria Esposito presenta la serie tv “Melania Rea”

È stata presentata alla Festa del Cinema di Roma la nuova serie HBO Original “Melania Rea”, diretta da Stefano Mordini e con protagonisti Maria Esposito nel ruolo di Melania Rea e Daniele Rienzo in quello di Salvatore Parolisi. La serie crime drama in quattro episodi debutterà in esclusiva su HBO Max da venerdì 6 novembre, un nuovo episodio ogni settimana.

Il caso di Melania Rea, la 29enne uccisa nel 2011 con 35 coltellate, è tra i femminicidi che hanno lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. Per il delitto è stato condannato il marito, il caporal maggiore dell’esercito Salvatore Parolisi. Originaria di Somma Vesuviana, Melania era madre di una bambina che all’epoca aveva un anno e mezzo. Il rapporto con il marito, sempre più possessivo e segnato da diverse relazioni extraconiugali, è al centro della serie.

“Lei lo amava e basta, anche se lui a volte era uno ‘stronzo’, ma lei non se ne rendeva conto realmente. È stato un perfetto bugiardo e, per quanto mi riguarda, il mio personaggio non lo ha mai odiato”, così l’attrice Maria Esposito a Leggo.

L’attrice ha raccontato poi all’Ansa: “Mia mamma ha seguito tutto il processo. Con l’aiuto di Stefano, Daniele e della sceneggiatura e ho cercato semplicemente di mettere tutto il mio cuore nel raccontare questo personaggio”, aggiungendo di sentire “da sempre una forte responsabilità sapendo che tra chi mi segue ci sono tantissimi giovani”.

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Femminicidio Pierina Buffon, un Gps tra i rottami dell’auto e un altro in casa dell’ex: l’ipotesi del controllo sugli spostamenti

Un piccolo localizzatore Gps tra i rottami della Dacia di Pierina Buffon e un dispositivo simile nell’abitazione dell’ex compagno, Fulvio Ielmini. È da questi due apparecchi che prende forma uno degli accertamenti più delicati sulla morte della donna, avvenuta venerdì mattina sulla tangenzialina di Cassano Magnago, nel Varesotto, nello scontro frontale con la Jaguar guidata dall’uomo, 73 anni. I carabinieri stanno cercando di capire se Buffon fosse controllata a sua insaputa e se Ielmini potesse seguirne gli spostamenti in tempo reale. Il localizzatore è stato trovato tra i resti dell’auto della vittima; durante la perquisizione nella casa dell’ex compagno è stato poi rinvenuto un apparecchio analogo. Gli investigatori devono chiarire se i due dispositivi fossero collegati e se possano spiegare come l’uomo riuscisse a sapere dove si trovava la donna.

Non è il primo elemento a far ipotizzare un controllo sugli spostamenti di Buffon. Uno dei suoi sei figli, Pietro, ha raccontato che già ad agosto era stato trovato un dispositivo Gps sull’auto della madre. Un altro figlio, Denis Ruocco, ha riferito agli inquirenti di presunti atti persecutori subiti dalla donna. La ricostruzione investigativa dello schianto è altrettanto grave. Ielmini, ex commerciante di frutta e verdura, avrebbe invaso la corsia opposta viaggiando a 140 chilometri orari, andando a scontrarsi frontalmente con la Dacia. L’ago del tachimetro della Jaguar è rimasto fermo proprio su quella velocità. Per Buffon non c’è stato scampo.

Per la Procura, guidata da Carlo Nocerino, lo scontro non sarebbe stato un incidente fortuito, ma il risultato di una deliberata condotta di guida. Secondo l’ipotesi investigativa, l’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione con la donna. Il pubblico ministero Massimo De Filippo ha contestato a Ielmini il femminicidio e l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi, reati per i quali è previsto l’ergastolo.

Ielmini è ricoverato in ospedale, piantonato, con una gamba fratturata e in attesa di un intervento chirurgico. Il suo legale, l’avvocato Angelo Luini, ha annunciato che chiederà una perizia per accertare le condizioni psichiche dell’assistito al momento dei fatti. Sul fondo della vicenda restano le iniziative con cui Buffon aveva cercato di tutelarsi prima della tragedia. Assistita dall’avvocata Cinzia Botta, la donna aveva presentato due diffide e una denuncia per minacce. Elementi che, insieme alle testimonianze dei figli e al ritrovamento dei dispositivi, sono ora al vaglio degli investigatori per ricostruire quanto accaduto e verificare se la vittima fosse sottoposta a un controllo sistematico prima dello schianto mortale.

Gli accertamenti sui localizzatori potrebbero contribuire a chiarire se l’uomo conoscesse in anticipo la posizione dell’ex compagna e quale ruolo, se confermato, questo elemento possa avere nella ricostruzione della morte di Pierina Buffon.

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Morta dopo cinque mesi di agonia Fatiha El Afghani: era stata colpita a martellate dal marito su un autobus

Non ce l’ha fatta dopo cinque mesi di ricovero in ospedale. Fatiha El Afghani, 44 anni, originaria del Marocco, è morta all’ospedale di Terni per le conseguenze delle gravissime ferite riportate nell’aggressione subita il 9 maggio scorso dal marito, Mohamed El Messaoudi, operaio arrestato tre giorni dopo i fatti e attualmente in carcere. La donna era stata colpita ripetutamente a martellate mentre si trovava a bordo di un autobus di linea nei pressi di Santa Lucia di Stroncone, piccolo comune a pochi chilometri da Terni. I colpi le avevano provocato danni cerebrali irreversibili. Con la morte della donna, la posizione giudiziaria dell’uomo, inizialmente arrestato con l’accusa di tentato femminicidio pluriaggravato, è destinata ad aggravarsi. Sarà disposta un’autopsia per accertare le cause del decesso.

Dietro l’aggressione c’era una storia di violenze precedenti. Nell’aprile scorso, infatti, i carabinieri di Terni avevano arrestato El Messaoudi per maltrattamenti e lesioni personali ai danni della moglie, nella loro abitazione. In seguito a quell’episodio, per l’uomo erano scattate la misura dell’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai congiunti, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Il 9 maggio l’uomo, che si era tolto il braccialetto elettronico, aveva aggredito la moglie a bordo dell’autobus, colpendola otto volte con un martello. L’arma, acquistata da poco e con ancora attaccata l’etichetta del prezzo di 3,90 euro, era stata ritrovata dagli investigatori nei pressi del mezzo. Nella stessa zona era stato rinvenuto anche il braccialetto elettronico, che l’uomo si era strappato prima di fuggire.

Dopo l’aggressione, El Messaoudi aveva fatto perdere le proprie tracce. Era stato rintracciato e arrestato tre giorni più tardi, dopo essere entrato in un bar della zona per fare colazione. A riconoscerlo erano stati il personale e alcuni clienti del locale. Una delle addette aveva raccontato che l’uomo era arrivato “in maniera molto tranquilla”, si era seduto e aveva fatto colazione, pagando prima di andare via. Mentre il marito veniva rintracciato e arrestato, Fatiha restava in ospedale, in condizioni gravissime. Per cinque mesi i medici hanno cercato di arginare le conseguenze di quei colpi, che avevano compromesso in modo irreversibile le sue condizioni neurologiche.

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Pierina Buffon, da incidente stradale a femminicidio: l’ipotesi dello schianto volontario dopo la denuncia per stalking

Da omicidio stradale, da subito sospetto, a femminicidio. Cambia l’ipotesi di reato per Fulvio Ielmini, 73 anni, indagato per la morte dell’ex compagna Pierina Buffon, 69 anni, deceduta giovedì scorso in uno scontro frontale sulla tangenziale di Cassano Magnago, nel Varesotto. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe provocato volontariamente l’impatto con la Jaguar che guidava, invadendo la corsia opposta proprio mentre sopraggiungeva l’utilitaria della donna. La Procura di Busto Arsizio ha disposto una perquisizione nella sua abitazione. Ielmini è ricoverato e piantonato all’ospedale di Varese, dove era stato trasportato dopo l’incidente.

La nuova contestazione arriva al termine dei primi accertamenti su una vicenda che, fin dall’inizio, aveva sollevato interrogativi. In un primo momento non era stata esclusa l’ipotesi di un incidente provocato da un malore. Ora gli inquirenti ipotizzano che lo schianto possa essere stato volontario. Saranno gli accertamenti investigativi a chiarire che cosa sia successo sulla tangenziale e quali fossero le intenzioni dell’uomo.

La separazione e la denuncia di luglio

Buffon e Ielmini avevano avuto una relazione durata otto anni, conclusa a giugno per volontà di Pierina Buffon. Secondo i familiari e la legale della donna, l’ex compagno non avrebbe accettato la fine del rapporto. La famiglia ha riferito di minacce, litigi e pedinamenti, mentre a fine luglio era stata presentata una denuncia all’autorità giudiziaria per presunti comportamenti persecutori.

L’avvocata Cinzia Botta, che assisteva la vittima, aveva confermato che la vicenda era già stata segnalata. “A fine luglio avevamo già denunciato all’autorità giudiziaria i comportamenti del signor Ielmini”, aveva spiegato, aggiungendo che proprio nei giorni precedenti alla morte di Buffon era in preparazione una memoria da depositare in Procura, affinché fosse definito il titolo di reato a carico dell’uomo.

Dopo la morte della madre, i figli hanno riferito agli inquirenti gli elementi in loro possesso e chiesto che vengano ricostruiti anche i fatti delle settimane precedenti allo schianto. “È stata inseguita dal suo ex che si è fatto giustizia da solo. È stata aspettata e anche seguita, come dimostrano i video che ho in tasca”, aveva dichiarato al Tg3 uno dei figli della donna.

Gli accertamenti sulla dinamica

La mattina di sabato 17 ottobre, gli agenti della polizia locale di Cassano Magnago hanno effettuato nuovi rilievi per ricostruire nel dettaglio l’incidente. Secondo la ricostruzione riportata, la Jaguar guidata da Ielmini avrebbe invaso la corsia opposta mentre arrivava l’auto di Buffon. Per la donna i soccorritori non hanno potuto fare altro che constatare il decesso sul posto; l’uomo è rimasto ferito e deve essere sottoposto a un intervento chirurgico alla gamba sinistra.

Nei prossimi giorni sono attesi l’autopsia e una consulenza cinematica, esami ritenuti fondamentali per chiarire la dinamica dello scontro e verificare l’ipotesi accusatoria. Anche la difesa richiama la necessità di accertamenti. L’avvocato Angelo Luini aveva sottolineato che il suo assistito si trovava in stato confusionale e che era prioritario stabilirne le condizioni mentali: “Fondamentale, in questo momento, è stabilire le condizioni mentali del mio assistito”. La famiglia chiede che venga fatta piena luce sulla vicenda. “I figli della signora Buffon vogliono arrivare in fondo alla vicenda e chiedono la verità sull’accaduto”, ha dichiarato l’avvocata Botta.

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Donna investita e uccisa nel Varesotto, ipotesi femminicidio per la 69enne coinvolta in un frontale. L’altro conducente era l’ex compagno

Quello che era stato etichettato come un incidente stradale, causato da un malore, potrebbe essere in realtà un femminicidio. L’impatto frontale che ha provocato la morte di una donna di 69 anni sulla tangenziale di Cassano Magnago, in provincia di Varese, è avvenuto intorno alle 9.30 di venerrdì. Alla guida dell’altra macchina c’era un 73enne, ex compagno della vittima. Secondo la ricostruzione fatte dalla Polizia, l’incidente non sarebbe frutto di fatalità. Il conducente dell’altra auto, che è stato trasportato in codice giallo con l’elisoccorso al pronto soccorso dell’ospedale di Circolo di Varese, è ora indagato.

Secondo quanto riportato dalla Prealpina, è al vaglio l’ipotesi del femminicidio; i familiari della vittima hanno chiesto verifiche più approfondite sul caso e hanno riferito che l’ex compagno la perseguitava da tempo. Il 73enne, che ha riportato delle lesioni agli arti ma è cosciente, non ha fornito la sua versione dei fatti finora. I telefoni della vittima e dell’uomo sono stati sequestrati dagli inquirenti e proseguono le indagini per quello che, al momento, è stato catalogato dalla polizia come omicidio stradale.

La Procura di Busto Arsizio, coordinata dal pm Massimo De Filippo, già da ieri sera aveva chiesto alcuni approfondimenti agli agenti, sollecitata dei familiari della vittima. Per la posizione in cui sono stati trovati i due veicoli, sarebbe improbabile l’ipotesi del malore. L’auto della 69enne, infatti, non ha invaso la corsia opposta e non avrebbe avuto il tempo di evitare il mezzo che veniva dal lato opposto della strada.

La donna è morta sul colpo e i vigili del fuoco hanno lavorato a lungo con due squadre per estrarre il corpo della vittima, intrappolato fra le lamiere. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della dinamica, anche grazie alle informazioni testimoniali raccolte sul luogo dell’incidente per comprendere le traiettorie dei veicoli. Verranno effettuate anche l’autopsia sul corpo della vittima e gli esami tecnici sui veicoli.

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