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“È stato trovato con lividi sulla testa e sul corpo, incluso un gonfiore alla bocca”: Puffin, il cane salvato da una donna che lo picchiava, ora cerca un nuovo proprietario

Sono state le immagini della telecamera di sorveglianza presente sulla tromba di una scala a salvare un piccolo cucciolo di cane in Massachusetts. La polizia di New Bedford, osservando quei video, si è accorta che una donna passando sulle scale si era fermata per picchiare il proprio cane.

Il cucciolo in questione è Ace, messo in salvo proprio dalla polizia di New Bedford, che ha arrestato la donna di 32 anni che lo picchiava, accusandola di maltrattamento di animali. “È stato trovato con visibili lividi sulla testa e sul corpo, incluso un gonfiore alla bocca” ha spiegato la polizia.

Dopo essere stato portato in una clinica veterinaria per le cure, è stato trasferito nel rifugio per animali Forever Paws a Fall River. Qui il cane è stato ribattezzato Puffin, come spiegato in un post Facebook. “Dato che gli stiamo offrendo un nuovo inizio, gli abbiamo dato anche un nuovo nome. Un nuovo inizio, una tabula rasa: brindiamo ai nuovi inizi per questo cagnolino!” hanno spiegato i volontari di Forever Paws.

Il cane, nonostante quello che ha passato, sembra tranquillo e simile a molti altri suoi coetanei: “Puffin è davvero un cucciolo come tanti altri. È vivace e pieno di energia, ha ancora bisogno di aiuto per imparare a comportarsi bene al guinzaglio e sta appena scoprendo la sua voce e come usarla… e la usa spesso”.

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“Non ha mai curato il suo tumore e per diversi anni lo ha tenuto rinchiuso in casa. Quando l’ho trovato in strada, mangiava gli avanzi”: la drammatica storia del cane Archie

Per lungo tempo Archie è stato segregato in casa, ma poi, grazie a una provvidenziale segnalazione, è riuscito a uscire da quelle mura e ora, grazie all’intervento che ha da poco subito, potrà forse anche tornare in salute. La storia di Archie, un cane di taglia media, comincia con una segnalazione che arriva lo scorso 1° settembre a un’attivista messicana per la protezione degli animali, Trinidad Arreola, che viene informata di un caso di maltrattamento nel quartiere “La Ballena” di San José del Cabo.

Il padrone del cane, infatti, aveva deciso di tenerlo sempre chiuso in casa, considerandolo ormai un “mostro” per la deformazione della testa che presentava a causa di un tumore. “Non ha mai curato il suo tumore e per diversi anni lo ha tenuto rinchiuso lì. La situazione è arrivata a questo punto e, invece di assumersi la responsabilità, lo ha buttato in strada. Quando l’ho trovato, mangiava gli avanzi” ha spiegato Trinidad Arreola.

Il cane è arrivato persino a perdere la vista all’occhio sinistro a causa della massa tumorale che gli premeva da quel lato. Dopo che, però, è stato soccorso da Arreola, Archie è arrivato all’attenzione anche del noto soccorritore di animali Arturo Islas Allende, che vanta un seguito su Instagram di oltre 4 milioni di follower. Insieme al consigliere comunale Jesús Alberto Alvarado Aragó, Allende si è impegnato a fornire assistenza al cane.

Lunedì 7 settembre così Archie è stato sottoposto a esami del sangue e TAC per stabilire se fosse possibile un intervento chirurgico. Il cane ha poi continuato a vivere con la sua soccorritrice Trinidad Arreola, che lo ha ospitato a casa sua perché, per motivi di salute, non poteva stare all’interno del rifugio dove Arreola con la sua associazione “Luna: la Voz de Esperanza” si prende cura di altri 38 cani. Le spese quotidiane per Archie sono state, però, coperte da Arturo Islas e Alberto Alvarado.

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Trova un cane smarrito per strada e chiede 1.000 euro di riscatto alla proprietaria per restituirglielo: coppia denunciata per tentata estorsione

Quello che doveva essere un gesto di ordinario senso civico — restituire un animale smarrito alla sua famiglia — si è trasformato in un tentativo di estorsione in piena regola. È accaduto a Milano, nel quartiere Niguarda, dove due giovani hanno preteso mille euro come riscatto per riconsegnare un cane fuggito il giorno precedente. La ferma reazione della proprietaria, che si è rifiutata di assecondare la richiesta e ha allertato le forze dell’ordine, ha permesso alla Polizia Locale di rintracciare i responsabili e riportare a casa l’animale sano e salvo.

La vicenda ha avuto inizio domenica 18 ottobre. Il cane, un esemplare di pastore belga Malinois dal valore commerciale stimato intorno ai 2.000 euro, si trovava a passeggio con il fidanzato della proprietaria. A causa di uno spavento improvviso, l’animale è riuscito a divincolarsi e a fuggire, facendo perdere rapidamente le proprie tracce tra le vie del quartiere. Scattato l’allarme, la proprietaria ha immediatamente avviato le ricerche tappezzando la zona con decine di volantini, inserendo i propri recapiti telefonici nella speranza di ricevere segnalazioni utili da parte dei residenti.

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Una linea antimissile a Est. Perché l’Italia guarda ai Balcani

E se lo schema adottato dagli Houthi in Arabia Saudita fosse replicato a poche decine di chilometri dai confini italiani? Una prima linea antimissile nei Balcani è un ombrello per tutta l’Europa che guarda a est, Italia compresa. La convinzione (espressa anche dal ministro della difesa Guido Crosetto) potrebbe presto trasformarsi in realtà operativa, dal momento che la cintura orientale dell’Europa trova, proprio nel costone balcanico, la sua area più sensibile agli attacchi esterni e alle penetrazioni dei super player.

Questo il ragionamento più volte fatto dal titolare della difesa, nella consapevolezza che da un lato “le preoccupazioni non sono aumentate in questo periodo, sono quelle che ci sono state negli ultimi anni”, ma dall’altro serve “garantire la sicurezza, intanto nei confini di casa”. Essendo quindi i Balcani un punto di riferimento per la sicurezza occorre “mettere in sicurezza i Balcani, utilizzare i Balcani anche in futuro pensando di installare qua radar che ci consentano di difendere sia questi Paesi sia il nostro, per prevenire le minacce”.

L’esempio portato dal ministro è quello relativo ai missili che hanno colpito gli aeroporti in Arabia Saudita, missili costruiti dagli Houthi, “quindi non da raffinati ingegneri, hanno raggiunto la velocità di 8.500 chilometri all’ora, capite quali sono le minacce che tutti i Paesi hanno di fronte per il futuro e quanto sia importante presidiare anche i Paesi di confine, i Paesi amici, proprio per installare con loro una copertura”. Il Kosovo dunque è uno dei Paesi candidati a ospitare quel radar antimissile, anche perché lì è presente la missione a guida Nato, Kfor, che pochi giorni fa ha visto un avvicendamento che riguarda da vicino l’Italia: il nuovo comandante è Roberto Vergori, generale di divisione, subentrato al generale di divisione turco Oezkan Ulutas. Come prima mossa ha incontrato il comandante delle Forze di sicurezza del Kosovo (Ksf), Bashkim Jashari, sia per fare il punto sul coordinamento istituzionale, sia per sottolineare come pace, sicurezza e stabilità in Kosovo hanno precisi riflessi in Ue. Da questo punto di vista va segnalato come il rapporto tra Italia e Kosovo sta vivendo un momento di particolare rafforzamento, come dimostra l’intenzione del ministero della Difesa italiano di ampliare e approfondire la cooperazione militare bilaterale con Pristina. Ne hanno parlato pochi giorni fa il ministro della Difesa italiano e l’omologo kosovaro Ejup Maqedonci, a Pristina: l’occasione era proprio la cerimonia di avvicendamento al comando della missione KFOR.

L’area resta gravida di criticità, come le tensioni con la Serbia, il ritardo nei capitoli per l’adesione all’Ue, ma un piccolo passo in avanti è stato fatto: dopo quattro elezioni in due anni, il Parlamento del Kosovo è riuscito a eleggere una presidente, grazie ad un accordo con l’opposizione: è Justina Shiroka Pula la più votata. Ma al di là di un ruolo che non è incisivo a livello politico, contava dare un segnale all’esterno del paese balcanico, dal momento che i rapporti tra il governo Kurti e l’opposizione erano complessi: infatti il governo ha approvato una legge per smussare i poteri del tribunale incaricato di giudicare i crimini di guerra, circostanza che la scorsa settimana aveva provocato molti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Come è noto, il tribunale aveva condannato a 25 anni di carcere l’ex presidente Hashim Thaçi per crimini di guerra commessi durante il conflitto per l’indipendenza dalla Serbia, ma la sentenza aveva suscitato una vera e propria sollevazione popolare. Oggi Pristina prova a ripartire.

(Foto: Kfor on X)

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“Stefano De Martino si è chinato, ha spalancato le braccia e lui gli è saltato addosso riempendolo di bacetti. Si sono subito voluti bene, ha conquistato il suo cuore”: parla la manager del cane Tommasino

Il cane Tommasino? Per essere al fianco di Stefano De Martino ha dovuto fare un casting e superarlo. A raccontarlo al settimanale DiPiùTv è Giulia Pasqualetti, titolare di “Animal spot”, l’agenzia che cura gli interessi degli animali nello spettacolo. Ma c’è di più… Tommasino, che ha preso il posto di Gennarino, è diventato già una stella della TV: oltre ad avere una manager, ha una accompagnatrice e un addetto stampa, che prende per lui gli appuntamenti. E il settimanale televisivo svela la presenza anche di una carta d’identità, con l’attuale residenza: via Mecenate, presso gli studi Rai di Milano. «Sì, Tommasino è proprio una star e come tale viene trattato. Di cognome fa Capone. Ed è nato il 6 settembre 2025 ed è residente a Milano. Sotto la voce stato civile, al momento, c’è scritto che è in cerca di una compagna e la sua statura è di una “spanna”».

«Per gioco – dice sorridendo Giulia Pasqualetti – Stefano De Martino ha presentato Tommasino in TV come il nipote di Gennarino, cioè il figlio della sorella. Ma lui si è conquistato subito l’affetto del pubblico e ora tutti lo riconoscono per strada: la sua popolarità è al massimo». Ma come si è arrivati alla scelta di Tommasino? «Inizialmente, l’idea di Stefano De Martino e della Rai era quella di scegliere un cane di razza diversa rispetto a Gennarino, che è un Jack Russell. Tant’è che abbiamo presentato a Stefano una ventina di cani, che lui è venuto a conoscere personalmente presso la nostra agenzia. Di questi venti cani, Stefano ne ha selezionati due. Il giorno seguente, Stefano ha fatto il provino finale a questi due cagnolini, ma non è andata bene». Stefano non era soddisfatto di quei cani e allora si è deciso di organizzare un altro giorno di prove con un altro gruppo di cani. «Il giorno dopo De Martino si è messo a scrutarli uno a uno e mentre li “passava in rassegna”, all’improvviso, si è fermato di fronte a Tommasino e ha esclamato: “È lui, voglio lui. Basta”. Così, Stefano si è chinato, ha spalancato le braccia e Tommasino gli è saltato addosso riempendolo di “bacetti”. Si sono subito voluti bene». Incredibilmente «Tommasino era disoccupato, aveva fatto solo qualche pubblicità e aspettava una grande occasione come questa: è talmente entusiasta del lavoro che sta facendo che non salta nemmeno un giorno di lavoro».

E lo sapevate che il cagnolino di Affari Tuoi lavora dal lunedì al venerdì e non più di quattro ore al giorno? E «quando ce n’è proprio bisogno, fa un’ora di straordinari. Pagati. La sua giornata funziona così: tutte le mattine, viene “prelevato” a casa dall’accompagnatrice, che lo fa salire in macchina e lo porta sul set. Tommasino, quando arriva, va subito nel suo camerino dove trova le sue leccornie e la signora che bada al trucco. Poi, appena arriva Stefano De Martino gli corre incontro felice. Tommasino ha conquistato il cuore di Stefano perché oltre a essere molto socievole è un cagnolino con una elevatissima capacità di concentrazione: ha immediatamente capito come funziona il programma…».

E quando Stefano lo chiama in scena lui arriva di corsa. Il premio? Un biscotto al prosciutto o al salmone. Poi l’ultima curiosità: «Tommasino ha una veterinaria che lo visita una volta a settimana per veri!care che le sue condizioni !- siche siano sempre ottimali. La cosa più importante, infatti, è che lui stia bene. Ora, l’unica cosa che manca a Tommasino è una compagna. Lui, infatti, è in cerca di una fidanzatina e spera tanto di incontrarla presto… Ora che è un divo sarà più facile»

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“Era seduta, vigile, e sembrava illesa, mentre forse si chiedeva cosa fosse tutto quel trambusto per la valanga”: dopo 50 ore ritrovata in Alaska una cagnolina dispersa

Ha tracorso 50 ore nella neve, senza che nessuno avesse notizie di lei, se non la sua posizione che era fornita dall’Apple AirTag, che le era stato applicato. Eppure, dopo più di due giorni trascorsi a basse temperature e in piena solitudine, LouLou, una cagnolina di quattro anni, incrocio tra barboncino e husky, è stata ritrovata nel Chugach State Park, in Alaska.

Le ricerche della cagnolina si sono attivate dopo che una frana lo scorso 10 ottobre ha travolto due escursionisti, trascinandoli per oltre 150 metri. Mentre i due uomini hanno riportato gravi ferite e fratture e sono stati condotti al Providence Alaska Medical Center di Anchorage, la cagnolina, in seguito alla frana, risultava dispersa.

Così, Lauren Padawer, la fidanzata di uno degli escursionisti, che era all’estero quando ha appreso la notizia, dopo aver appurato che le condizioni del propio compagno erano stabili, ha dato avvio a una campagna per ricercare la sua cagnolina LouLou, dispersa tra la neve.

La donna ha immediatamente condiviso un appello di aiuto su numerosi gruppi locali e si è ben presto sollevata attorno a lei una grande ondata di solidarietà per aiutarla a ritrovare il suo cane.

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Azzannata alla testa da un cane di razza Amstaff mentre beve un caffè al bar: sette giorni di prognosi

Un caffè al tavolino di un bar del centro, poi l’aggressione improvvisa. Una professionista di Padova è stata azzannata alla testa da un cane di razza Amstaff nella mattinata di lunedì, mentre si trovava seduta nel locale. L’animale, sfuggito al controllo della dog sitter, l’avrebbe morsa al capo, strappandole i capelli e provocandole lesioni al cuoio capelluto.

La donna è stata accompagnata al pronto soccorso, dove i medici l’hanno medicata e dimessa con una prognosi di sette giorni. A riferire l’accaduto è il Corriere del Veneto.

Dopo l’aggressione, la professionista ha presentato denuncia tramite l’azienda sanitaria, che ha incaricato i propri veterinari di effettuare verifiche sul cane e sul suo proprietario. L’animale, un incrocio tra un terrier e un bulldog classificato tra gli Amstaff, sarebbe già stato aggressivo nei confronti della donna in passato. Secondo quanto riportato dal quotidiano, subito dopo l’episodio la dog sitter avrebbe cercato di allontanarsi con il cane, approfittando della confusione creatasi tra i tavolini del bar. La vicenda potrebbe ora proseguire in sede civile. La donna sta infatti valutando la possibilità di chiedere un risarcimento al proprietario dell’animale, che lavora nello stesso palazzo in cui lei ha il proprio studio professionale.

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Musk è l’uomo più ricco del mondo, e anche il più tirchio

«L’uomo più ricco del mondo disprezza la beneficenza» scrive L’Economist, che alla questione dedica un approfondimento. Una conclusione condivisibile, se si spulciano i (pochi) documenti disponibili, come hanno fatto il settimanale britannico, e prima ancora il New York Times e Bloomberg.

L’uomo più ricco del mondo, cioè Elon Musk, nonostante ciò, è a capo di una delle più grandi fondazioni benefiche d’America, e quindi del mondo. Per la precisione, la quinta. Secondo i dati più aggiornati, con un patrimonio di 14,7 miliardi di dollari, la Musk Foundation è oggi di poco più piccola della Ford Foundation e il doppio per fondi disponibili della Rockefeller Foundation, ma anche nel 2023, ma anche nel 2023, quando disponeva di “solo” 9,5 miliardi di dollari (il trentacinque per cento in meno rispetto a oggi), era già più grande di altre organizzazioni filantropiche familiari con decenni di storia alle spalle, tra cui la stessa Rockefeller Foundation, la MacArthur Foundation o la Andrew W. Mellon Foundation.

Musk ha spesso sostenuto che il suo contributo all’umanità non è nelle opere di bene, ma nelle auto elettriche di Tesla che non inquinano, nei satelliti di Starlink che permettono di comunicare più facilmente, nel dibattito politico garantito dal social X. Ritiene la filantropia «una sciocchezza», tempo fa dichiarò al podcast WTF che «è molto difficile donare denaro per fare realmente del bene», e da responsabile di Doge (la commissione per l’efficienza governativa che gli era stata affidata da Donald Trump) ha contribuito pesantemente a smantellare in quattro e quattr’otto UsAid, l’agenzia governativa fondata da John F. Kennedy nel 1961. Più di recente, il padrone di SpaceX non ha avuto remore a commentare con un «purtroppo, sì» la notizia secondo cui MacKenzie Scott, l’ex moglie di Jeff Bezos, ha donato dal 2019 in poi oltre ventisei miliardi di dollari a migliaia di associazioni. 

La contraddizione in termini è evidente, ma non tiene conto della legislazione americana in materia di donazioni e dell’uso improprio che ne fa Elon Musk. Come gran parte dei ricchi d’Oltreoceano, pianifica le sue elargizioni in modo da pagare meno tasse, ma in più – a differenza di molti di loro – la grande parte delle somme donate dalla sua fondazione va ad altre organizzazioni in qualche modo legate ai suoi interessi imprenditoriali. 

«Le donazioni più ingenti – scrive l’Economist – per circa otto miliardi di dollari in azioni Tesla, sono andate alla sua fondazione nel 2021 e nel 2022, anni in cui ha ceduto quote azionarie per miliardi di dollari e si è trovato a dover pagare maggiori tasse». L’imposta sulle plusvalenze (cioè la differenza del valore iniziale dell’azione e quello al momento della vendita) può essere ammortizzata se parte della somma viene destinata in beneficenza, richiedendo una detrazione fiscale che viene calcolata sul valore di mercato del titolo, non su quello al momento dell’acquisto. Risultato: «Alla fine del 2024, il valore contabile delle azioni detenute dalla Fondazione Musk era di circa 5,7 milioni di dollari, mentre il loro valore di mercato era stimato in quattordici miliardi di dollari». 

Qui la capacità interpretativa delle leggi americane si fa ancora più sapiente. In cambio delle agevolazioni fiscali, i filantropi si impegnano a distribuire ogni anno il cinque per cento del patrimonio, per non incorrere in sanzioni ma con una tolleranza di un altro anno in cui recuperare eventuali mancate donazioni. Ecco, secondo il New York Times, la Fondazione Musk ne ha usufruito per quattro anni consecutivi, quelli per cui è disponibile la documentazione: a fine 2024 risulterebbe un debito di quattrocento milioni di dollari. 

E non è finita qui. In base alle dichiarazioni fiscali e le stime di Candid Platform, che raccoglie e analizza dati sulle no profit americane, oltre un decimo del miliardo di dollari donato tra il 2020 e il 2024 dalla Musk Foundation sarebbe andato a Fidelity Charitable e Vanguard Charitable che gestiscono i cosiddetti DAF. Che cosa sono? Intermediari che consentono di beneficiare delle agevolazioni fiscali prima ancora che le donazioni siano davvero operative. Insomma, delle scatole cinesi della beneficenza.

Non è facile entrare in contatto con la fondazione, secondo Inside Philantropy non prende in considerazione chi si propone per essere finanziato, «pertanto, attirare la sua attenzione risulta difficile senza un legame personale con un membro della famiglia o senza acquisire visibilità all’interno delle reti in cui già fluiscono le erogazioni della Musk Foundation». Anche perché, al contrario delle altre istituzioni filantropiche che hanno decine di dipendenti, è gestita da un team di sole tre persone, che le dedicano in media due ore a settimana ciascuno: Musk; il capo del suo family office, Jared Birchall e una sua assistente, Matilda Simon.

Quel che si sa è tutto nelle dichiarazioni dei redditi, in particolare in quella del 2024, l’ultima disponibile. Il cinquantotto per cento dei fondi donati, secondo gli esperti consultati da Bloomberg e poi dall’Economist, è stato destinato a The Foundation, un altro ente benefico guidato dallo stesso Birchall, che condivide lo stesso indirizzo della Fondazione Musk e non dispone neppure di un suo sito web. The Foundation si propone di costruire scuole dedicate all’istruzione STEM. Musk ha finanziato una scuola privata chiamata Ad Astra, vicino alla precedente sede di SpaceX in California, con meno di cinquanta alunni, compresi i suoi figli. La scuola è stata poi chiusa, ed è in programma la realizzazione di un nuovo edificio, stavolta in Texas dove SpaceX ha trasferito l’immenso quartier generale.

Una delle donazioni più consistenti, ben cinquantacinque milioni di dollari risale al 2021, ed era destinata a un ospedale pediatrico per la cui raccolta fondi si era speso Jared Isaacman, il miliardario che ha poi finanziato una missione di SpaceX, a cui ha anche partecipato, prima di essere nominato da Trump a capo della Nasa. Donazioni minori hanno riguardato alcune non profit legate alla zona di Boca Chica, in Texas, dove erano precipitati i detriti del razzo Starship SN11 esploso in volo nel 2021, mentre 2,1 milioni di dollari sono finiti allo Scroll Prize, la competizione che si prefigge di  decifrare i papiri di Ercolano carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio, vinta anche dall’ingegnere Luke Farritor, uno dei cosiddetti “ragazzi del DOGE”. Tutto legale, beninteso, non sempre etico.

Molti più soldi Elon Musk sembra più propenso a voler destinare alle cause politiche. Da luglio a oggi ha dirottato 276 milioni di dollari verso gruppi vicini ai repubblicani, e di questi centocinquantotto milioni al Senate Leadership Fund, il principale super PAC che sostiene i candidati del partito al Senato. Questo fa dell’uomo più ricco del mondo anche il maggior donatore in vista delle elezioni di midterm. La sua attenzione è rivolta alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale (era seduto accanto a Trump il 29 settembre in occasione del White House Accord on Super Intelligence) e al sostegno di Ken Paxton in Texas. Qui è arrivato a retribuire tremila attivisti per affiggere volantini casa per casa. Soldi veri, in questo caso. E tanti.

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