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Welcomed: il poliambulatorio che trasforma ogni visita in un gesto di solidarietà

22 October 2026 at 11:31

In una città dinamica e avanzata come Milano, dove l’eccellenza sanitaria convive spesso con il problema dell’accessibilità alle cure, esiste una realtà che ha scelto di mettere la solidarietà al centro del proprio modello organizzativo. Si chiama Welcomed ed è oggi una delle esperienze più significative di sanità sociale presenti sul territorio lombardo. Con tre sedi milanesi – due nel quartiere di Porta Romana e una nella zona di Sant’Ambrogio – e una quarta di imminente apertura a Cinisello Balsamo, Welcomed rappresenta molto più di un semplice poliambulatorio. È un progetto nato per garantire assistenza medica, psicologica e riabilitativa di qualità a bambini, adolescenti e famiglie, senza lasciare indietro chi si trova in condizioni di fragilità economica o sociale.

“Visita Sospesa”: la salute come strumento di inclusione

La filosofia che guida il centro è racchiusa nel programma “Visita Sospesa®”, un’iniziativa che ha saputo trasformare un gesto quotidiano come una visita medica in un concreto strumento di inclusione. Il meccanismo è semplice quanto efficace: gli utili generati dall’attività sanitaria, assieme alle donazioni provenienti dai sostenitori che credono nel modello, vengono interamente reinvestiti per finanziare prestazioni gratuite o agevolate destinate a persone che altrimenti non potrebbero accedere alle cure.

Dal 2016 a oggi questo modello ha consentito di erogare oltre 70.000 prestazioni gratuite, offrendo supporto sanitario, psicologico, diagnostico e riabilitativo a migliaia di persone. Un risultato che testimonia come sia possibile coniugare sostenibilità economica, qualità clinica e responsabilità sociale, creando un sistema virtuoso capace di generare valore per l’intera comunità. Particolarmente significativo è l’impegno rivolto ai più giovani. Oltre tre quarti dei beneficiari delle prestazioni solidali sono infatti bambini e adolescenti.

Un modello in cui ogni visita contribuisce alla solidarietà

Ogni paziente che accede alle prestazioni a pagamento non solo beneficia di assistenza di alta qualità fornita da un’équipe multidisciplinare, ma trasforma automaticamente il proprio gesto in un atto di solidarietà. Così, ogni pagamento diventa un contributo che sostiene chi è in difficoltà, creando un circolo virtuoso in cui la salute si fa bene comune. Come afferma il Presidente, Paolo Colonna: “Il nostro modello si fonda sulla solidarietà e sull’inclusione. In un momento in cui il Servizio Sanitario Nazionale fatica a garantire risposte adeguate, la nostra iniziativa rappresenta una valida alternativa che si affianca e sostiene questa necessità, promuovendo un benessere collettivo”.

Neuropsichiatria infantile, psicologia, logopedia, psicomotricità, supporto ai disturbi dell’apprendimento e percorsi dedicati al neurosviluppo rappresentano alcune delle aree nelle quali Welcomed interviene quotidianamente, affiancando le famiglie nei momenti più delicati della crescita. Attorno al progetto si è sviluppata nel tempo una vasta rete di collaborazioni che coinvolge 180 partner tra scuole, associazioni, enti del Terzo Settore, servizi sociali e strutture sanitarie. Grazie a questa sinergia è possibile individuare precocemente situazioni di disagio e offrire risposte concrete a chi ne ha più bisogno, contribuendo a ridurre quelle disuguaglianze che troppo spesso si riflettono anche nell’accesso alle cure.

Dagli ambulatori alle scuole

L’attività di Welcomed non si limita infatti agli ambulatori. Numerosi progetti vengono realizzati ogni anno nelle scuole del territorio, attraverso programmi di prevenzione, screening, sostegno psicologico ed educazione alla salute rivolti a studenti, insegnanti e famiglie. Un lavoro silenzioso ma fondamentale che mira a costruire una cultura della prevenzione e del benessere fin dall’infanzia.

In un’epoca in cui il tema dell’accessibilità sanitaria è sempre più centrale nel dibattito pubblico, Welcomed dimostra che esiste una strada capace di coniugare eccellenza professionale e attenzione alle persone più vulnerabili. Un modello che non si limita a curare le malattie, ma che contribuisce concretamente a costruire una società più equa e inclusiva. Perché la salute non dovrebbe essere un privilegio riservato a pochi, ma un diritto realmente accessibile a tutti. E a Milano c’è chi ha deciso di trasformare questo diritto costituzionale in una realtà quotidiana.

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Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano

22 October 2026 at 10:57

Lo ha incastrato uno scontrino che aveva nello zaino. È stato un pezzetto di carta a portare al fermo di Richard William Salvador Janampa, 31enne peruviano irregolare e senza fissa dimora, accusato di aver abusato una studentessa tedesca di 21 anni in Erasmus lo scorso giovedì in via Giacosa, vicino a Parco Trotter, a Milano. La ragazza – come riporta Il Corriere della Sera – era rimasta sola dopo aver salutato il suo gruppo di amici – altri sette studenti stranieri – con cui aveva passato la serata; era stata poi aggredita e successivamente salvata dal casuale passaggio di due turisti italiani.

Determinante nelle indagini è stato il ritrovamento di uno zaino in via Padova, vicino al luogo della violenza: in esso è stato trovato uno scontrino, e dall’analisi delle telecamere del negozio in cui era avvenuto l’acquisto è stato possibile isolare il volto dell’aggressore. I carabinieri di Porta Garibaldi, poi, nella medesima sacca, hanno trovato la Sim di un telefono, da cui è stato possibile risalire al negozio dove è stata comprata e dunque rinvenire il numero di telefono associato e il suo intestatario.

Sono stati setacciati i filmati di videosorveglianza dei circuiti installati nella zona circostante all’aggressione: le riprese hanno mostrato la vittima venire adocchiata e poi aggredita da una sagoma, quella di Salvador Janampa. L’uomo è stato trovato nella zona di via Padova, vicino al luogo della violenza, ed è stato fermato – motivato con la presenza di gravi indizi di colpevolezza e di pericolo di fuga – e condotto in carcere.

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Santanchè, chiesto il rinvio a giudizio anche per i fallimenti Ki Group e Bioera: accuse di bancarotta e truffa allo Stato

22 October 2026 at 10:22

Nuova richiesta di rinvio a giudizio per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha chiesto il processo per la senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo e per altre 14 persone, più una società, per ipotesi di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione ai fallimenti delle società Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Le indagini della Guardia di finanza, coordinate dai pm Luigi Luzi e Guido Schininà con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano, erano state chiuse a luglio. A decidere sul rinvio a giudizio sarà il giudice dell’udienza preliminare. Tra gli imputati anche l’ex compagno e il figlio di Santanchè, Canio e Lorenzo Mazzaro, nonchè la sorella Fiorella.

Bioera, controllante di Ki Group, è stata dichiarata fallita nel 2024: Santanchè era stata presidente del consiglio di amministrazione dal 2012 al 2021, mentre Canio Mazzaro è stato amministratore delegato. Secondo l’accusa, l’ex ministra e gli altri amministratori si sono attribuiti compensi “del tutto sproporzionati” portando dolosamente le società al dissesto finanziario. Santanchè è già imputata per truffa ai danni dello Stato anche in relazione alla vicenda dei dipendenti di Visibilia, la sua ex casa editrice, che lavoravano pur risultando in cassa integrazione Covid: il processo è in fase di udienza preliminare. Per il fallimento di Visibilia, invece, la senatrice è stata rinviata a giudizio nel gennaio 2025 con l’accusa di false comunicazioni sociali e il dibattimento di primo grado è in corso. A causa delle vicende giudiziarie pendenti, Santanchè è stata obbligata a dimettersi dalla premier Giorgia Meloni a marzo 2026, dopo la sconfitta al referendum sulla riforma Nordio.

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Chiedono un selfie a Fedez fuori da un locale, due fratelli padovani denunciano di essere stati picchiati. Il rapper avrebbe detto loro: “Dai che altrimenti va a finire male”

22 October 2026 at 09:52

“Dai che altrimenti va a finire male”. Sarebbero queste, secondo il racconto di due fratelli padovani di 19 e 20 anni, le parole pronunciate da Fedez fuori dal The Club, nota discoteca di corso Garibaldi a Milano. Una frase che, nella ricostruzione contenuta nella denuncia presentata dai ragazzi, avrebbe preceduto un’aggressione da parte di una delle guardie del corpo che accompagnavano il rapper. A riportare la vicenda è Il Gazzettino.

Sono circa le cinque del mattino. I due fratelli, figli di un avvocato padovano, si trovano fuori dal locale insieme ad alcuni amici. Il loro obiettivo iniziale sarebbe quello di incontrare Artie 5ive, anche lui presente quella sera al The Club. A uscire, però, è Fedez. I ragazzi lo riconoscono e provano ad avvicinarlo per chiedergli una foto. Il rapper non è solo, ma circondato dalle sue guardie del corpo. È in quel momento che, secondo la versione dei due giovani, avrebbe detto: “Dai che altrimenti va a finire male”. Uno dei fratelli avrebbe risposto: “No, no, hai ragione” e il gruppo si sarebbe quindi allontanato.

Sembrerebbe finita lì. Ma nella denuncia i ragazzi raccontano una seconda parte della storia. Sempre secondo la loro versione, Fedez avrebbe chiesto ai bodyguard di raggiungerli. Una delle guardie si sarebbe quindi avvicinata al 19enne dicendogli: “Se rimani qui le prendi”, per poi colpirlo con un pugno al volto. Il fratello e gli amici avrebbero cercato di fermare l’uomo. E proprio in quel momento, stando ancora al racconto riportato nella denuncia, dalla guardia del corpo sarebbe arrivata una frase: “Lo so, avete ragione, ma non posso farci nulla”.

Poco dopo partono le chiamate al 113, due secondo quanto ricostruito: tra le 5.06 e le 5.16. Il diciannovenne avrebbe perso i sensi e sarebbe stato portato al Policlinico Maggiore, da dove è stato poi dimesso con una prognosi di quattro giorni. Anche il fratello sarebbe stato visitato nella stessa struttura, ricevendo una prognosi di tre giorni. Il Gazzettino riferisce che nelle dodici pagine di denuncia depositate dai legali padovani sarebbero stati allegati anche alcuni video che, secondo i denuncianti, documenterebbero quanto accaduto quella notte e mostrerebbero Fedez insieme alle sue guardie del corpo durante la concitata sequenza.

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Militari in città, ma che cosa possono fare in concreto? L’operazione Strade sicure e l’insicurezza dei soldati

22 October 2026 at 09:47

Per fronteggiare l’emergenza di Milano, dovuta agli scontri tra manifestanti violenti e polizia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha deciso di inviare i rinforzi, 500 militari. Ma dopo un confronto tra Chigi e il Colle si è deciso di non assegnare a questi soldati gli stessi poteri dei poliziotti. Il rischio ora è che in pericolo siano proprio questi militari e che il loro apporto sia inutile, visto che non potranno disporre di taser, manette e sparay urticanti per difendersi da eventuali attacchi. I 500 militari rientrano quindi nella quota di rinforzi della legge istituita dal quarto governo Berlusconi e denominata appunto “Strade sicure“. Attualmente ci sono 6.800 militari impegnati in questo servizio in tutta Italia, ai quali si aggiungeranno i 500 destinati a Milano.

Cosa possono fare? Sono due – riporta Il Corriere della Sera – le linee di intervento affidate ai militari di Strade sicure: la difesa “statica” di obiettivi sensibili (come le ambasciate) e il monitoraggio dinamico del territorio tramite pattugliamento a piedi, solo in affiancamento degli agenti di pubblica sicurezza (carabinieri, poliziotti, agenti della guardia di finanza). In entrambi i casi i militari sono a disposizione dell’autorità di pubblica sicurezza (prefetto e questore). Come gli altri agenti di pubblica sicurezza, possono identificare e controllare le generalità. Possono perquisire sul posto, ma solo in caso di fondato sospetto che un soggetto sia in possesso di armi, munizioni, esplosivi.

Cosa non possono fare? Non essendo agenti di polizia giudiziaria, i militari non possono ricevere querele e denunce, non possono né svolgere indagini né interrogare, non possono cercare droga o refurtiva o altri corpi di reato in una perquisizione personale. Devono svolgere il proprio ruolo congiuntamente alle forze di polizia.

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Riccardo Minola: “Forza muscolare e capacità aerobica predicono la longevità. Nessun integratore si avvicina”

22 October 2026 at 09:23

Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.

Medico chirurgo specialista in ortopedia, il dottor Riccardo Minola ha oltre quarant’anni di esperienza maturata tra la medicina, la chirurgia ortopedica e lo sport ad altissimo livello. Formatosi al Gaetano Pini e tra Berna, Lione e Pittsburgh, ha diretto la Chirurgia Ortopedica dell’Humanitas ed è past president della Società Italiana di Artroscopia. Nel 2005 ha operato alla spalla Gianluigi Buffon, che l’anno successivo sarebbe diventato campione del mondo.

Negli anni Minola ha affiancato all’esperienza sui danni e sulle patologie del corpo un’attenzione sempre maggiore alla medicina del benessere, dello sport e della performance. Oggi è Medical Director di Yamaha Motor Racing e segue la squadra in MotoGP, un ambiente in cui corpo e mente vengono portati al limite e nel quale ogni parametro può contribuire alla prestazione. Nel suo studio di Milano segue atleti e pazienti di ogni età e lavora allo sviluppo di un “gemello digitale” (Digital Twin) per misurare lo stato di benessere e comprendere come migliorare la performance.

Ma cosa può insegnare l’altissimo livello a chi non corre a oltre 300 km/h e vuole semplicemente stare bene e invecchiare meglio? Con Minola abbiamo parlato delle abitudini che incidono sulla longevità, dell’importanza della forza muscolare e dell’attività aerobica, degli effetti di smartphone e computer su collo e spalle e degli esercizi utili per prevenire problemi. Ma anche del confine tra scienza del benessere e consumismo del wellness, in un mercato sempre più affollato di integratori, app, dispositivi e protocolli che promettono di misurare e migliorare la salute.

Dottore, da dove si comincia?
Dalle basi, banali solo in apparenza: dormire bene, muoversi ogni giorno, allenare la forza, mangiare in modo semplice, coltivare le relazioni. Forza muscolare e capacità aerobica sono tra i più solidi predittori di longevità. Nessun integratore si avvicina a questi effetti.

Lo smartphone ci rovina il collo?
Il problema non è la curva, è il tempo. Restare a lungo con la testa in avanti, al telefono o al computer, carica collo e spalle. Non esiste una postura perfetta: la migliore è la prossima. Telefono all’altezza degli occhi, una pausa ogni 30-40 minuti, qualche rotazione delle spalle e un’apertura del torace.

Le spalle sono il punto debole di molti. Cosa fare?
La spalla, l’articolazione più mobile del corpo, vive dell’equilibrio muscolare. Con un elastico bastano pochi esercizi: rotazioni esterne con il gomito al fianco, rematori e le «Y-T-W» a busto inclinato per stabilizzare la scapola. Poi la mobilità della colonna dorsale: una schiena rigida sovraccarica la spalla. Carichi progressivi, due o tre volte a settimana.

E cosa evitare?
Lento e lat machine dietro la nuca, che stressano la spalla anteriore; le tirate al mento con i gomiti alti; i dip profondi con sovraccarico. E l’errore più comune: smettere di muovere una spalla che fa male. Quasi sempre il carico graduale è la cura, non il nemico. Per alcuni casi, un buon programma di esercizi vale quanto l’intervento.

Integratori, app, dispositivi: il benessere è ovunque. È un bene?
La scienza dello stare bene esiste ed è rigorosa. Il consumismo del benessere è un’altra cosa: come in tanti ambiti della vita, ci fa inseguire dettagli e apparenze e ci allontana dal contenuto. Il protocollo miracoloso, l’esame che nessuno ha chiesto, l’integratore di moda, il dato dello smartwatch letto senza contesto. In MotoGP misuriamo moltissimo, ma un dato vale solo se cambia una decisione. Prima di comprare qualcosa per la salute, chiedetevi se avete già fatto le cose semplici. Quasi sempre la risposta è no.

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Autista del Tribunale di Milano accusato di passare informazioni riservate al clan: arrestato

22 October 2026 at 09:13

Un foglio con i nomi degli indagati, stampato dal registro giudiziario e fotografato per essere condiviso con i vertici di un’organizzazione criminale. È uno degli elementi al centro dell’inchiesta che ha portato a 30 arresti e che, secondo la ricostruzione degli investigatori riportata dal Corriere della Sera, ha svelato anche il ruolo di un dipendente del Tribunale di Milano: autista dell’Ufficio dei giudici per le indagini preliminari, accusato di aver avuto accesso abusivo ai sistemi informatici della giustizia e di aver rivelato informazioni coperte da segreto.

L’indagine ruota attorno a una presunta banca ombra con sede operativa in un autonoleggio di Pero, alle porte di Milano. Il gruppo avrebbe offerto un servizio finanziario illecito per compensare le fatture false di imprenditori lombardi accusati di evasione fiscale, utilizzando contanti raccolti nella comunità cinese e trasferendoli su portafogli di criptovalute e conti esteri. La commissione richiesta per le operazioni sarebbe stata compresa tra il 2% e il 5%. Secondo l’accusa, il sistema avrebbe avuto collegamenti con ambienti della ’ndrangheta, della camorra e della cosiddetta quarta mafia foggiana. Le contestazioni comprendono associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, riciclaggio internazionale, frodi fiscali, bancarotte e traffici di droga.

Il foglio riservato e le informazioni ai presunti referenti mafiosi

Tra i 30 arrestati, 16 sono stati condotti in carcere e 14 posti ai domiciliari. Il giudice per le indagini preliminare Luca Milani ha disposto anche il sequestro di 21 milioni di euro. Tre degli arresti sono stati eseguiti in Spagna e Svizzera. L’autista, posto ai domiciliari, è accusato dai pubblici ministeri Grazia Colacicco e Pasquale Addesso di aver effettuato accessi abusivi al sistema informatico giudiziario e rivelato segreti su richiesta di persone ritenute vicine a cosche della ’ndrangheta crotonese. Tra queste figurano Giuseppe Piscioneri e Paolo Pelaggi, indicati dagli inquirenti come referenti del gruppo.

Il presunto tramite sarebbe stato un avvocato, già impegnato in numerosi processi di ’ndrangheta e anche lui finito ai domiciliari. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe veicolato le informazioni riservate, tra cui l’elenco delle persone sottoposte a indagine nell’inchiesta, aggiornato al 9 e al 18 dicembre 2025. Una volta ricevuto il documento, Piscioneri avrebbe raggiunto Pelaggi nella sua abitazione a Segrate. I due avrebbero quindi avvisato, attraverso la piattaforma di messaggistica criptata Signal, Luigi Mercadante, indicato dagli inquirenti, come un altro vertice della presunta banca ombra ed esponente del clan camorristico dei Casalesi. Per farlo, gli avrebbero inviato una fotografia della pagina stampata dal registro degli indagati.

Il precedente del Fondo Unico Giustizia

Il nome di Bruno era già emerso la scorsa estate in un’altra indagine. In quell’occasione non era stato arrestato, ma risultava indagato per truffa ai danni dello Stato e falso, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Secondo gli accertamenti, avrebbe tentato di svincolare dal Fondo Unico Giustizia quasi un milione di euro, somma bloccata prima che potesse essere trasferita a beneficio di un esponente della ’ndrangheta che aveva già favorito la latitanza di un importante boss calabrese.

Il dipendente del Tribunale avrebbe inoltre svolto negli anni mansioni delicate legate alla gestione dei beni sequestrati, senza che, secondo quanto riportato nell’inchiesta, fosse ancora chiaro attraverso quali ordini di servizio gli fossero state affidate tali funzioni.

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Madame: “Se invece di condannare e fermare la violenza e basta, si provasse a capirla ed essere vicini a noi ragazzi che siamo cresciuti con la me**a nel cervello. Le voglio bene Presidente Mattarella”

22 October 2026 at 08:23

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha condannato con fermezza le violenze che hanno scosso Milano nel fine settimana, ribadendo che “ogni violenza è inaccettabile”. Al tempo stesso, il Capo dello Stato ha sottolineato la necessità di “un’analisi intelligente e approfondita” dei fatti, invocando “un’attenta vigilanza in grado di contrastare” episodi che vedono coinvolti “soggetti inediti”.

Una circostanza, quest’ultima, che secondo Mattarella pone interrogativi complessi e meritevoli di riflessione sotto molteplici profili. Le parole del presidente rappresentano una netta presa di posizione contro i responsabili degli scontri, accompagnata tuttavia dall’invito a non sottovalutare la complessità del fenomeno.

Parole che hanno colpito Madame che è entrata così nel dibattito di questi giorni. In una serie di Instagram Stories ha scritto: “Se invece di condannare e fermare la violenza e basta, si provasse a capirla, si provasse ad essere vicini a noi ragazzi. È violento il mondo in cui siamo nati, è violento il modo in cui concepiamo l’esistenza, ma non se ne rende conto nessuno. È violenta la nostra musica. Noi siamo persi. Io sono persa. Le voglio bene Presidente Mattarella”.

“Il nostro Presidente Mattarella – ha spiegato – si è esposto nell’unico modo in cui andava fatto. La stimo tanto, anzi, le voglio proprio bene Presidente. Grazie a lei e a tutti quelli che si stanno sforzando di capirci senza girare la testa dall’altra parte, grazie a quelli che ci hanno a cuore

E ancora: “Bisogna farsi carico del malessere dei giovani. Non ci si può rivolgere ai giovani con un atteggiamento di indifferenza. O, peggio, di meschina sottovalutazione. Se invece di condannare e fermare la violenza e basta, si provasse a capirla, si provasse ad essere vicini a noi ragazzi che siamo cresciuti con la merda nel cervello”.

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“La nostra rabbia al fianco di chi lotta”: così la galassia anarchica milanese punta a saldarsi con i “ragazzi del 17 ottobre” in nome della sommossa

22 October 2026 at 07:02

Se il primo comunicato del Movimento 17 ottobre spiega che “non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, il volantino che lancia per il pomeriggio di sabato prossimo a Milano il corteo anarchico annuncia che “è questo il momento di mettersi in mezzo, far sentire le nostre voci, la nostra rabbia, a fianco delle persone che lottano e resistono” perché “se la loro sicurezza è il controllo, la nostra sicurezza è la solidarietà”. È in queste frasi e soprattutto nelle parole, che oggi gli inquirenti leggono il rischio di una pericolosa saldatura tra due mondi solo apparentemente distanti. Da un lato quelle centinaia di ragazzi giovanissimi che tra il 17 e il 18 ottobre hanno saccheggiato e devastato il centro di Milano, dall’altro quell’area diffusa di insurrezionalismo anarchico che da tempo in città si sta allargando e sta conquistando anche parte del mondo antagonista, uscito schiacciato undici anni fa dalla guerriglia del primo maggio, giorno dell’inaugurazione dell’Expo. In questo senso il termine “solidarietà”, contenuto nel volantino pubblicato su Telegram dal gruppo Galipettes e che annuncia il corteo anarchico con ritrovo alle 14:30 in via Alberto Da Giussano, è interpretato proprio come l’inizio di una saldatura che nelle tematiche, e di più nei contatti e nei luoghi, è già ben avviata.

E se la rivolta, da non confondere con rivoluzione, è già un core business dell’anarco-insurrezionalismo, lo stesso giudice, che ieri ha confermato le prime custodie cautelari a carico di chi è sceso in piazza a Milano, descrive il fine settimana appena passato come “una vera e propria sommossa” poi tradotta “in aggressioni armate, devastazioni e saccheggi, messe in atto simultaneamente da migliaia di persone”. La Treccani definisce il termine come “l’atto insurrezionale armato di una popolazione o di una parte di essa contro i poteri dello Stato”. Lo traduce nei fatti lo stesso giudice quando parla, rispetto ai fatti del 17 e 18 ottobre, di “un profilo decisamente violento e insurrezionale”. Insomma se la linea dei recenti scontri è stata tracciata, la stessa è sovrapponibile a quella disegnata da tempo dall’area anarco-insurrezionalista non solo milanese e che si è mostrata nella guerriglia torinese del 16 gennaio contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, o a Milano, quando l’11 febbraio 2023, il corteo in solidarietà dell’anarchico Alfredo Cospito, oggi recluso ancora al 41 bis, è deflagrato in violenti scontri nella zona dei Navigli. La rivolta, dunque, è il pensiero, consapevole o meno, che accomuna queste due realtà.

Uno dei dati rimasti sul tavolo dopo i saccheggi è la fotografia implacabile di una città che negli anni non è stata in grado di affrontare le proprie contraddizioni. Perché dai nuovi grattacieli del recente “sacco urbano” finito negli uffici della Procura, ai check point delle periferie, ci passa il disagio, la rabbia, il senso di abbandono di giovanissimi, italiani o italiani di seconda generazione, la cui presenza nel centro della città è vissuta come una minaccia. Come minacciosa è vissuta dalla collettività la miope definizione di “maranza”. Una casella che tiene dentro tutto e spiega niente. C’è poi un dato che impressiona rispetto alle recenti devastazioni e non sono i saccheggi, ma le aggressioni ai poliziotti. Il bilancio parla di circa 130 agenti feriti. Una enormità. Il volto sanguinante del primo dirigente Angelo De Simone ha fatto il giro d’Italia. Uomini e mezzi distrutti, un camionetta dei carabinieri assaltata in piazza Duomo. Un odio che non si giustifica e che tradisce una totale mancanza di fiducia nei confronti dello Stato. Di recente a Milano sono accaduti due fatti di cronaca che ben lontani dal giustificare possono aiutare a decifrare questo odio. Quello del novembre 2024, quando dopo un inseguimento dei carabinieri muore il giovanissimo Ramy Elgml, al quale ha fatto seguito una notte di guerriglia contro la polizia, e quello del 26 gennaio scorso quando l’agente di polizia Carmelo Cinturrino del Commissariato Mecenate uccide volontariamente (questa l’accusa per la quale è stato chiesto il processo) il giovane marocchino, con precedenti per spaccio, Abderrahim Zack Mansouri. Dal Corvetto ai boschi della droga di Rogoredo, due episodi che la moltitudine di giovani, spesso di terza generazione, spesso fuori da ogni processo di formazione scolastico o lavorativo, ha vissuto come un sopruso nei propri confronti e non solo delle vittime.

Insomma, in piazza, dopo gli scontri, non sono rimasti solo vetri rotti e candelotti di lacrimogeni, ma anche il germe di un movimento che da tempo il mondo anarchico sta tentando di cavalcare. Ci ha provato nel 2021 durante i cortei No Vax, è tornato alla carica durante le manifestazioni per la Palestina, tanto che nel fine settimana nero di Milano, incappucciati o meno, per le “cinque vie” si sono rivisti volti noti dell’anarchismo. Soggetti legati a luoghi come la Panetteria Occupata, Conchetta e Cuore in Gola, personaggi dei collettivi studenteschi e del movimento ProPal. Del resto la saldatura, per come riferito da fonti investigative, non è solo nel senso di rivolta e di insurrezione, ma anche nei luoghi frequentati. Per come emerge dalle prime annotazioni, alcuni dei ragazzi presenti in piazza vivono o frequentano via Gola, cuore dell’area anarchica assieme al centro sociale Conchetta. Altri bazzicano la zona di via Ovada alla Barona. Molti scelgono le panchine del vicino parco Baden Powell o “parco rosso”. E buona parte si porta in tasca precedenti per reati comuni. Un dato che fin dal 2021 e ancora oggi, ha messo in scacco gli investigatori e gli esperti della Digos, che si sono trovati di fronte un gruppo di casseur non identificabili o incasellabili perché senza reati specifici. A questo va aggiunto un indebolimento all’interno delle forze dell’odine di una memoria storica in grado di capire le dinamiche dei movimenti. Ora, dunque, il senso di paura che si sta vivendo in questi giorni a Milano è legato alla possibilità che il mondo anarchico possa definitivamente saltare sulla “tigre” e cavalcarla. Se ci riuscirà non è calcolabile. Di certo ci proverà, così come ha fatto, oltre dieci anni fa, con le nuove Br, e poi ancora con la lotta a favore di Alfredo Cospito. Un lavoro di anni al quale di certo non si rinuncerà.

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Perché proprio Milano? Qualcosa vorrà dire se i redditi al Duomo sono cinque volte Quarto Oggiaro

22 October 2026 at 05:53

di Carlo Sorgi

Parlare oggi di giovani appare perlomeno generico e fuorviante se pensiamo a quello che succede nelle piazze in Italia , in Europa e anche negli Stati Uniti. Specificità ci sono sicuramente nelle manifestazioni in Spagna, legate fondamentalmente al problema dell’abitazione ed al diritto di abitare negato. Contenuti analoghi animano le proteste in Portogallo.

Il tema dell’abitare possibile per altro costituisce uno degli argomenti fondamentali per il successo della campagna elettorale di Mamdani a New York ed anche del partito Die Linke a Berlino. Anche a Roma l’esperienza di Spin Time mobilita da tempo le forze progressiste. Le proteste in Albania nascono invece da un profondo malcontento sociale ed economico legato alla crisi delle università, al carovita, alla corruzione diffusa e al governo del primo ministro Edi Rama. Le rivolte studentesche sono invece caratteristiche della situazione francese e italiana, dove l’UDU e la Rete degli Studenti Medi organizza manifestazioni in molte città per il diritto allo studio e ad una vita dignitosa. Bellissima la manifestazione della Via Maestà a Roma del 17 ottobre.

In questo contesto di grande mobilitazione politica si inserisce la rivolta di giovani e giovanissimi scoppiata sabato 17 a Milano e in altre città del nord, proseguite a Milano domenica 18. Il 17 ottobre in piazza Duomo era stata convocata una mobilitazione contro il carovita, con appuntamenti in diverse città e un richiamo circolato su TikTok e su Telegram in particolare dalla piattaforma “L’Italia in piazza”. I protagonisti degli scontri non erano gli studenti che avevano convocato la manifestazione, ma ragazzi giovanissimi, italiani e stranieri, spesso minorenni, provenienti dalle periferie milanesi e da altri comuni del Norditalia. Giovani che il sabato pomeriggio frequentano il centro città e che, una volta innescato il conflitto, hanno approfittato della confusione per porre in essere violenza e devastazione.

Il 18 ottobre la dinamica è stata diversa. Non c’era una manifestazione politica convocata pubblicamente, ma un appuntamento che è circolato solo sui social media.

“Bisogna indossare occhiali nuovi e disporsi a categorie inedite per leggere ciò che avviene nelle piazze in questi giorni e per cogliere il senso politico dell’insorgenza dei giovanissimi che ha come epicentro Milano” ci dice Giuliano Santoro sul Manifesto e sicuramente le categorie di destra e sinistra non servono a niente se vogliamo cercare una spiegazione senza dare etichette a quello che è successo. Il passato in qualche modo ci aiuta. La mente torna a Parigi, 2005: “I giovani dalle banlieue misero a ferro e fuoco la città di Parigi con la rivolta portata nel cuore della Ville Lumière. Erano minorenni apparentemente senza guida politica anche allora, soprattutto ma non solo figli di immigrati, la seconda/terza generazione” ci ricorda Gigi Riva su Domani.

Perché è successo a Milano? Secondo le elaborazioni di Eures – European Employment Services- sui redditi dichiarati, il capoluogo lombardo ha l’indice di Gini (il coefficiente di Gini è un indicatore economico che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza) più alto fra le città italiane 0,54 contro una media nazionale di 0,43. E il quartiere dove la forbice è più larga, con un valore record di 0,71, è proprio Duomo-Crocetta – teatro delle devastazioni- dove il reddito medio lordo supera i 94 mila euro mentre a Quarto Oggiaro si scende a 18 mila euro, un rapporto quasi di uno a cinque. Qualcosa vorrà dire.

Allora cerchiamo non di giustificare ma di capire quello che sta succedendo perché altrimenti ci ritroviamo dieci, cento mille decreti sicurezza uno più inutile, pragmaticamente, e più pericoloso, in termini di spazi democratici, degli altri.
“Se non avessimo in Italia ben 1,28 milioni di minorenni in povertà assoluta forse non avremmo assistito a quanto accaduto nei giorni scorsi. Si tratta della fascia di età con la maggiore incidenza di persone in povertà assoluta tra i residenti nel nostro paese. E anche questa è violenza, di tipo strutturale” ha scritto Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone sul suo Blog sul Fatto Quotidiano.

Il problema centrale è di ridistribuzione della ricchezza, di lotta alla povertà e al disagio sociale. Se quella che è oggi l’opposizione non ha neppure il coraggio di parlare unitariamente di patrimoniale, affannandosi nelle alchimie incomprensibili di primarie, insieme con una lotta dura e inflessibile contro l’evasione fiscale dove li troviamo i soldi per la sanità, il lavoro, la casa, la scuola, in una parola per la giustizia sociale? Come facciamo ad attuare la Costituzione, che vuole che la Repubblica rimuova gli ostacoli economici e sociali per la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, se abbiamo una società sempre più diseguale?

I giovani che hanno sfasciato le vetrine e ai quali questa società ha sfasciato il futuro non andranno a votare, ammesso che siano maggiorenni, perché nessuno risponde al loro grido disperato. Alla destra va bene, questo per loro non è un paese per giovani ancora di più da quando governa Meloni. Non a caso il suo primo atto è stata una dichiarazione di guerra nei loro confronti, il decreto rave. Completamente inutile che non ha portato a nessuna condanna definitiva. Chiacchiere e distintivo.

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“Così le manifestazioni pacifiche potrebbero degenerare rapidamente”. Cortei a Milano e in tutta Italia, scatta l’alert dell’ambasciata Usa

22 October 2026 at 05:51

“Proteste, dimostrazioni e raduni potrebbero verificarsi in tutta Italia nei prossimi giorni. Le recenti dimostrazioni a Milano e Bologna hanno portato a saccheggi e scontri violenti. Altri dimostranti potrebbero riunirsi nelle piazze del centro città e vicino alle principali stazioni ferroviarie. Anche le dimostrazioni pensate per essere pacifiche possono degenerare rapidamente. Le autorità locali potrebbero aumentare le misure di sicurezza, inclusi blocchi stradali, restrizioni al traffico o un maggior numero di agenti di polizia nelle zone dove si svolgono le dimostrazioni. Ci si aspetta un maggiore spiegamento di polizia intorno ai siti turistici, i nodi di trasporto e le scuole”. Questo è l’alert postato dall’ambasciata Usa in Italia.

“Credo che i giovani debbano essere non solo rispettati, aiutati anche a superare dei momenti di difficoltà e di crisi e anche a tenerli lontani da fenomeni di illegalità. Purtroppo abbiamo visto che nelle situazioni in particolare del Nord Italia tra coloro che hanno distrutto negozi, distrutto beni pubblici c’erano tantissimi minorenni. Siamo preoccupati per loro, per l’educazione che gli è stata data, per l’assenza evidentemente di principi, di regole che devono rispettare”. Lo afferma il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a Tg2 Post sulle nuove misure sulla sicurezza prese dal governo anche in vista delle manifestazioni previste per sabato prossimo.

“Tutta la comprensione possibile per i ragazzi, però chi sbaglia, chi danneggia i beni degli altri non può restare impunito. Questo vale per gli adulti e io credo in termini pedagogici valga anche per i ragazzi, con sanzioni commisurate ovviamente non solo al crimine ma anche che tengano conto dell’età dei di chi le commette”, conclude Lollobrigida.

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Se i diritti costituzionali sono negati ogni giorno, la ribellione è un dovere

22 October 2026 at 05:48

Il liberismo e la fase del capitalismo letale in cui siamo precipitati stanno producendo i loro frutti malati e mortali, con una politica mediocre e subalterna che è serva di un sistema economico disumano. Guerre, disastri climatici ed ambientali, diritto alla salute negata, lavoro nella sua accezione più completa calpestato, gigantesche disuguaglianze sociali ed economiche, diritti umani e costituzionali cancellati: la casa, l’istruzione pubblica, i beni comuni, la libera manifestazione del pensiero, il dissenso. Senza l’affermazione di un nuovo modello etico, culturale, sociale, economico e politico non ne usciamo e non potremo che precipitare sempre di più nel baratro.

La casta parlamentare con la legge elettorale truffa approvata si è blindata, esultano nascosti insieme maggioranza e opposizione, nessuno li potrà più disturbare in parlamento, da luogo centrale della democrazia a sultanato di sepolcri imbiancati, in un sistema che ha scelto liberismo e distruzione dei diritti costituzionali. Sono diverse sfumature di grigio, al netto di qualche voce parlamentare dissonante e accettabile, siamo di fronte ad in sistema politico, istituzionale ed economico, con la complicità di un pezzo significativo della magistratura e dell’informazione, che ha tradito la Costituzione, i diritti e il popolo.

Le sacrosante mobilitazioni e proteste di questi giorni si fondano su ragioni totalmente condivisibili: caro vita, prezzi insostenibili, bollette, pigioni, gasolio, benzina, energia, salute, istruzione, lavoro, povertà, giovani. La responsabilità del disagio, della rabbia, della violenza è tutta ascrivibile ad un sistema politico ed economico, europeo ed italiano. Come si fa a scegliere guerre ed armi quando la gente non ha i soldi per campare e i diritti fondamentali sono negati? Si affama il popolo per sostenere il genocidio dei palestinesi ed una guerra in Ucraina che è una grande trappola mortale.

I giovani il potere sa solo giudicarli ma ha smesso di capirli, perché è un potere fatto di donne ed uomini che pensano solo ai loro interessi, non attraversano quella linea di confine sottilissima e fragilissima tra legalità ed illegalità, tra disagio, devianza e crimine, non stanno per strada, ma nei loro salotti che tracimano di opulenza di potere e ricchezze, con un deserto di umanità che li rende mediocri e pusillanimi.

Se i diritti sono negati al punto di realizzare un costante colpo di stato occulto contro democrazia e Costituzione, la ribellione costituzionalmente orientata è un dovere, il popolo sovrano deve riprendersi i diritti e ognuno di noi assumersi la responsabilità, con coerenza e credibilità, delle proprie condotte. Si sceglie di stare dalla parte della Costituzione anche se si pagano prezzi alti. Ma non c’è prezzo a non avere prezzo. Dal basso, tra la gente, nelle manifestazioni, nelle città, nei comuni, stiamo costruendo l’alternativa, senza compromessi morali, con la schiena dritta, il coraggio e la passione per la lotta per i diritti. C’è chi ha scelto il sistema e chi lo ha combattuto, c’è chi ha tradito la Costituzione e chi è stato colpito per aver difeso ed attuato la Costituzione.

La lotta è una missione, saranno i popoli e le comunità a scrivere la storia. Bisogna unire le lotte, evitare che ci mettano gli uni contro gli altri, avere anche un progetto di governo, ad iniziare dalla città, e manifestare e lottare senza violenza come ci stanno insegnando agricoltori ed autotrasportatori nel mio amato sud. Sui giovani ribelli faccio mia una frase del presidente cileno Salvador Allende prima di essere assassinato dal generale Pinochet con un colpo di stato su mandato degli americani e con il decisivo sostegno della CIA: se un giovane non è ribelle è una contraddizione biologica.

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Proteste a Milano, l’esperto: “Attacchi hacker o regia straniera? Spesso è solo contagio sociale”

21 October 2026 at 19:14

Proteste a Milano, il prof. Quattrociocchi: “Sui social la regia esterna è rara, contano bias e algoritmi”

“Non serve necessariamente una regia esterna”. Così Walter Quattrociocchi, professore ordinario alla Sapienza di Roma e direttore del Center of Data Science and Complexity for Society (CDCS), risponde ad Affaritaliani sulla possibilità che le proteste e i disordini possano essere sfruttati da Stati stranieri nell’ambito di operazioni di guerra ibrida. 

“Per parlare di guerra ibrida servono evidenze di un coordinamento intenzionale riconducibile ad attori esterni”, spiega il professore, sottolineando come le mobilitazioni possano essere il risultato di dinamiche spontanee: “Le proteste, anche quando degenerano, possono essere spiegate da dinamiche di contagio sociale che si sviluppano lungo linee identitarie”. 

A favorire questi processi sono anche i meccanismi cognitivi e le interazioni tra persone con idee simili: “Le persone tendono a cercare conferme alle proprie convinzioni, il cosiddetto confirmation bias, e a interagire con chi condivide le loro posizioni. È così che si formano le echo chamber, ambienti nei quali determinate narrazioni si rafforzano reciprocamente”.

Anche i social network possono essere utilizzati per tentare di destabilizzare un Paese, ma individuare una manipolazione non significa dimostrare che abbia prodotto effetti concreti: “Certamente esistono tentativi di manipolazione attraverso i social, ma tentare un’operazione di influenza e riuscire a orientare concretamente i comportamenti sono due cose molto diverse”, osserva Quattrociocchi. 

Le piattaforme, infatti, sono caratterizzate da dinamiche difficili da controllare, che possono favorire la diffusione di contenuti divisivi: “Gli algoritmi di raccomandazione, guidati da modelli di business fondati sull’attenzione, possono amplificare contenuti divisivi indipendentemente dalle intenzioni di chi li produce”. Per questo, avverte il professore, “dimostrare una regia esterna richiede quindi prove di coordinamento e attribuzione, non semplicemente contenuti virali”.

Sul fronte delle possibili contromisure, la priorità è comprendere i meccanismi attraverso cui si diffondono le informazioni e si consolidano le narrazioni online. “Prima ancora di cercare nemici esterni, dobbiamo comprendere il funzionamento ordinario delle piattaforme. Servono accesso ai dati, ricerca indipendente e trasparenza degli algoritmi per distinguere operazioni coordinate da fenomeni spontanei di contagio sociale”, sottolinea Quattrociocchi.

La soluzione, però, non deve tradursi in restrizioni dei diritti fondamentali: “La risposta non può essere limitare la libertà di espressione o il diritto di manifestare”. Il punto, conclude il professore, è capire “come identità collettive, bias cognitivi e incentivi economici delle piattaforme possano trasformare tensioni preesistenti in fenomeni di mobilitazione e polarizzazione, anche senza alcun intervento straniero”.

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A2A, in Calabria 45 milioni di valore distribuito. Investiti 19,4 milioni per la transizione ecologica

21 October 2026 at 17:38

A2A rafforza la propria presenza in Calabria, dove nel 2025 ha generato circa 45 milioni di euro di valore economico, con una crescita del 14% rispetto all’anno precedente. È uno dei dati contenuti nella quinta edizione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale della Calabria, presentato oggi a Catanzaro dal presidente di A2A Roberto Tasca e dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini.

Il documento fotografa le performance ambientali, economiche e sociali del Gruppo sul territorio nel 2025 e fa il punto sugli investimenti previsti nei prossimi anni. Alla presentazione è seguito un confronto sulle prospettive dello sviluppo sostenibile e sulle principali sfide sociali del territorio, con la partecipazione del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e dell’amministratore delegato di Amarelli Srl Fortunato Amarelli.

“Contribuire allo sviluppo dei territori significa saper ascoltare e sostenere imprese e comunità locali”, ha spiegato Roberto Tasca, sottolineando come il confronto con gli stakeholder rappresenti per il Gruppo uno strumento per costruire progetti capaci di generare valore per la collettività e per le generazioni future.

A2A, ordini alle micro e piccole imprese in crescita del 140%

La crescita del valore prodotto sul territorio si riflette anche sulla filiera locale. Nel 2025 gli ordini ai fornitori hanno raggiunto 18 milioni di euro, il 33% in più rispetto al 2024. A registrare l’incremento più significativo sono state le micro e piccole imprese con meno di 50 dipendenti, alle quali sono stati affidati ordini per 16,8 milioni di euro, in aumento del 140% rispetto all’anno precedente. “La Calabria occupa un ruolo strategico per A2A”, ha dichiarato Renato Mazzoncini, ricordando che il Piano Industriale al 2035 prevede nella regione circa 400 milioni di euro di investimenti, con oltre 140 milioni destinati al polo di economia circolare di Crotone.

Quasi 20 milioni investiti in impianti e infrastrutture

Nel corso del 2025 A2A ha investito in Calabria 19,4 milioni di euro per impianti e infrastrutture legati alla transizione ecologica. Di questi, 12 milioni di euro sono stati destinati alla manutenzione straordinaria degli impianti idroelettrici e allo sviluppo delle rinnovabili, mentre altri 7 milioni hanno riguardato gli interventi nel polo di economia circolare di Crotone.

La presenza del Gruppo nella regione comprende oggi la generazione e vendita di energia, il trattamento e la termovalorizzazione dei rifiuti, l’illuminazione pubblica e i servizi per le smart city. Nel 2025 si è aggiunto anche il ciclo idrico integrato attraverso Novito Acque, con la gestione operativa di impianti di depurazione e reti fognarie in sette Comuni della Locride, per circa 50mila abitanti serviti. È stato inoltre avviato lo sviluppo dei servizi per la mobilità elettrica.

Idroelettrico, prodotti 415 GWh di energia

Un ruolo centrale è svolto dal nucleo idroelettrico di A2A, che in Calabria conta 10 centrali per 563,2 MW di potenza installata. Nel 2025 gli impianti hanno prodotto 415 GWh di energia, evitando l’emissione di circa 177mila tonnellate di CO₂. Sul fronte dell’innovazione prosegue la sperimentazione di Teti, il robot subacqueo sviluppato per rimuovere i sedimenti dagli invasi senza doverli svuotare. Dopo la presentazione alla Diga di Cancano, in Valtellina, la tecnologia viene ora valutata per una possibile applicazione anche agli altri nuclei idroelettrici del Gruppo.

In Calabria sono state inoltre utilizzate telecamere LiDAR per la ricostruzione digitale degli asset. Prosegue anche il progetto di Apicoltura Urbana presso le dighe di Poverella e Passante, dove circa 240mila api vengono impiegate per il biomonitoraggio ambientale.

Rinnovabili, nuovi impianti per oltre 260 MW

A2A punta anche sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Nel 2025 è stata ottenuta l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico da 8 MW a Cutro, mentre nel 2026 è arrivato il via libera per un secondo impianto della stessa potenza nello stesso Comune. Sono inoltre allo studio tre impianti agrivoltaici per oltre 260 MW complessivi nelle province di Crotone e Cosenza. Avviati anche gli iter autorizzativi per un sistema di accumulo BESS da 95 MW a Maida e per un impianto eolico da 24 MW in provincia di Cosenza.

“L’innovazione è una leva per una gestione degli impianti più efficiente e sostenibile”, ha sottolineato Mazzoncini, evidenziando in particolare il potenziale delle nuove tecnologie applicate alla produzione idroelettrica.

Crotone, il termovalorizzatore tratta 33mila tonnellate di rifiuti

Nel polo di economia circolare di Crotone, il termovalorizzatore ha trattato nel 2025 circa 33mila tonnellate di rifiuti, producendo 6,5 GWh di energia elettrica netta, equivalente al fabbisogno di circa 2.400 famiglie. Nel sito sono in corso diversi interventi di ammodernamento, tra cui quelli sull’impianto di trattamento dei liquidi, la realizzazione dell’area di pre-trattamento per l’impianto di inertizzazione e l’ampliamento della rete di aspirazione. L’obiettivo è migliorare ulteriormente il sistema di abbattimento delle emissioni. Nel complesso, il Piano Industriale di A2A prevede oltre 140 milioni di euro di investimenti nel polo di Crotone.

Formazione, circa 10mila studenti e docenti coinvolti

La transizione ecologica passa anche dalle competenze. Nel 2025 il personale operativo degli impianti idroelettrici calabresi è stato coinvolto in percorsi di upskilling, con attività dedicate sia agli aspetti tecnici sia alla digitalizzazione e all’utilizzo di strumenti avanzati. Parallelamente, A2A ha rafforzato le iniziative rivolte alle nuove generazioni. Sono stati circa 10mila tra studenti e docenti a partecipare ai progetti educativi realizzati sul territorio. Tra le iniziative figura “Futuro in Circolo”, giunta alla terza edizione e dedicata alla biodiversità, oltre alla formazione scuola-lavoro: un percorso online di 40 ore dedicato ai temi dell’energia, della sostenibilità e dell’orientamento al mondo del lavoro.

Banco dell’Energia, oltre 200 famiglie sostenute

L’impegno sul territorio riguarda anche il contrasto alla povertà energetica. Nel 2025, attraverso i progetti del Banco dell’Energia, sono stati stanziati in Calabria oltre 100mila euro per sostenere più di 200 famiglie in condizioni di vulnerabilità. Gli interventi hanno riguardato il pagamento delle bollette, l’efficientamento energetico e le attività di educazione a un utilizzo consapevole dell’energia.

“Alla nostra presenza industriale affianchiamo un impegno concreto verso le persone, con iniziative di formazione e inclusione”, ha spiegato Tasca. Per il presidente di A2A, il lavoro con gli studenti e quello a sostegno delle famiglie fragili rappresentano due ambiti distinti ma complementari, all’interno di una transizione ecologica che deve tenere conto anche della dimensione sociale.

A2A, in Calabria una nuova tappa del programma di engagement

La presentazione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale rientra nel programma di Forum Multistakeholder di A2A “Transizione giusta: un’impresa comune”, che nel 2026 prevede 15 tappe in tutta Italia. Dieci appuntamenti sono dedicati al rafforzamento della competitività delle PMI, in collaborazione con TEHA e con le associazioni territoriali di Confindustria. In Calabria la presentazione del Bilancio è stata preceduta da un tavolo di lavoro sulle sfide sociali che frenano la competitività delle imprese e sulle possibili soluzioni per trasformare la sostenibilità in una leva strategica.

Quattro forum sono invece dedicati alle giovani generazioni, con l’obiettivo di favorire il confronto intergenerazionale. Un ulteriore incontro è stato dedicato alla biodiversità, per raccogliere il punto di vista degli stakeholder locali nella definizione del Piano d’Azione Biodiversità e Natura del Gruppo. Dopo le tappe di Mantova, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Bergamo, Puglia, Brescia, Cremona, Valtellina-Valchiavenna, Milano e Calabria, il programma proseguirà con gli appuntamenti in Campania, Liguria, Monza e Brianza, Sicilia e Abruzzo.

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La stretta di TikTok sui video di scontri e danneggiamenti. Social pronto a rimozioni, blocchi e limiti alle Live

21 October 2026 at 15:47

Dalle immagini degli scontri, dei saccheggi e delle violenze a Milano come in altre città ai contenuti che alimentano la tensione. TikTok si trova a fare i conti con il peso della propria piattaforma nella diffusione delle proteste giovanili. I video delle manifestazioni, diventati virali in diversi Paesi, raggiungono in particolare gli utenti più giovani, mentre cresce la necessità di distinguere la documentazione degli eventi dall’incitamento alla violenza. È in questo contesto che il social network annuncia un rafforzamento delle attività di moderazione e l’attivazione di una task force dedicata. Anche se proprio grazie alle immagini diffuse sono stati identificati due minorenni autori di saccheggi di cui uno di appena 11 anni.

La posizione dell’azienda è netta: “La società condanna ogni forma di violenza e non consente contenuti che la incitano o promuovono attività criminali”. TikTok precisa, tuttavia, che non tutti i filmati delle proteste possono essere considerati allo stesso modo. “Distinguiamo tra i contenuti che documentano le proteste e quelli che incitano alla violenza, garantendo l’accesso alle informazioni e il dibattito pubblico, contrastando al contempo l’uso improprio della piattaforma. In risposta ai recenti disordini, abbiamo attivato una task force e rafforzato le attività di moderazione, anche attraverso tecnologie di riconoscimento di immagini e audio”. Proseguiranno inoltre la rimozione dei video che violano le regole, la sospensione delle dirette e il blocco degli account responsabili delle violazioni.

L’attività di monitoraggio coinvolgerà anche partner esterni, tra cui fact-checker indipendenti, chiamati a collaborare nell’identificazione di possibili minacce emergenti. A questo si aggiunge il blocco dei termini di ricerca che rimandano a contenuti di incitamento alla violenza o ad attività criminali, nel tentativo di limitarne la reperibilità all’interno della piattaforma.

Le restrizioni riguardano anche i guadagni generati dai contenuti in diretta. TikTok ha infatti annunciato limitazioni temporanee ad alcune funzionalità di monetizzazione delle Live legate alle proteste, per evitare che gli eventi vengano trasformati in un’occasione di profitto. “Sono state limitate temporaneamente alcune funzionalità di monetizzazione delle dirette relative alle proteste, per prevenire eventuali forme di sfruttamento economico”, ha spiegato l’azienda. La strategia punta dunque a intervenire su più livelli: dalla circolazione dei video alla loro reperibilità, fino agli eventuali vantaggi economici derivanti dalle dirette. Una stretta che mira a contenere la diffusione di contenuti che alimentano la violenza, senza equiparare automaticamente la cronaca delle proteste alla loro promozione.

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Sui saccheggi a Milano c’è chi parla di esproprio proletario: un termine del tutto fuori luogo

21 October 2026 at 15:26

Sul proprio profilo Instragram, il neonato ‘Movimento 17 ottobre’ (scorso) posta un video in cui alcuni giovani responsabili dei recenti saccheggi a Milano consegnano un po’ della merce rubata a un ignaro senzatetto. Titolo: ‘Esproprio proletario a Milano’. Un termine del tutto fuori luogo: l’esproprio proletario, infatti, ha tutt’altra storia.

Quei ragazzini, presi a calci nel sedere dai genitori – alcuni non solo metaforicamente – che li attendevano davanti alla Questura dove sono stati portati dopo il fermo di polizia, non possono comprendere cos’è l’esproprio proletario, quello storico, se non altro per motivi anagrafici, a meno che qualche (cattivo) maestro glielo avesse insegnato. La locuzione nasce, infatti, nel 1965, coniata dal movimento uruguaiano dei Tupamaros e viene ripresa, a fine anni ’60, dai militanti della Rote Armee Fraktion (Baader-Meinhof). Era un modo per finanziare la propria attività terroristica.

Lo aveva teorizzato, nel suo Piccolo manuale della guerriglia urbana, Carlos Marighella (1911-1969), guerrigliero brasiliano dall’aria distinta (per un paio d’anni, deputato federale) poi ucciso dalla polizia al soldo della dittatura militare. L’esproprio proletario nasce dunque con logiche squisitamente politiche e, soprattutto, organizzate: elementi che i fatti violenti di questi giorni ignorano completamente e che, se mai, potrebbero portare alla mente per esempio (se non fosse per la giovane età dei saccheggiatori d’oggi) le devastazioni made in Usa del ’71 prodotte dai tagli sociali di allora alla povera gente.

“Nel giro di pochi minuti – scriveva Leo Essen il primo gennaio del ’79 sulla rivista Magazzino – la notte fu illuminata dagli incendi, le strade furono invase da saccheggiatori che spaccavano le vetrine e portavano via di tutto al grido di ‘abbiamo intenzione di prendere ciò che vogliamo: e vogliamo ciò di cui abbiamo bisogno, e anche di più’.” Furono assalti, è vero, come quelli milanesi, “senza collegamento fra loro, ma con un comportamento omogeneo e determinato, squadre ben organizzate di giovani e giovanissimi abbatterono saracinesche e vetrine di grandi magazzini e supermercati” attraverso saccheggi “ad Est e Central Harlem, South Bronx, Bushwick, Bedford-Stuyvesant, Brooklyn, Jamaica Queens, residenze di neri, portoricani, immigrati legali e illegali dell’America centrale, ispanoamericani”.

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Diversa, ovviamente, la portata sociale e materiale dei furti: “Nel Bronx, in un salone della Pontiac – proseguiva Essen- i saccheggiatori abbatterono il portone d’acciaio e portarono via 50 auto nuove valutate 250 mila dollari”.

In Italia l’esproprio proletario coincise, negli anni 70, con le lotte di gruppi della sinistra extraparlamentare che teorizzavano, la “riappropriazione” operaia. Dunque negozi e librerie (le immagini della devastazione dei giorni scorsi alla Feltrinelli di Torino non mostrano neppure un ragazzino che si porta via un libro, attratti invece dai giubbotti firmati e le scarpe griffate dei negozi chic di via Torino, a Milano). Probabilmente un libro non lo avranno hanno mai letto… e non lo scrivo con supponenza, ma su basi fattuali di ciò che avviene, salvo rare eccezioni, nelle periferie urbane.

E poi, negli anni 70, nessuno avrebbe mai assalito la Feltrinelli, notoriamente un’editrice di sinistra… ma i ragazzini di oggi neppure questo sanno. Allora i redditi erano bassi e anche oggi, secondo i dati di Eurostat e Banca Centrale Europea, riportati dal Corriere della Sera, “la quota di patrimoni finanziari e immobiliari nelle mani del 5% più ricco delle famiglie italiane è salita, negli ultimi 15 anni, da meno del 40% a più della metà della ricchezza totale”, mentre i poveri aumentano e pure i ceti medi se la passano male.

Anche i movimenti del ’77 puntarono su espropri proletari (e autoriduzioni). Negli espropri proletari di supermercati o negozi la merce sottratta veniva, però (spesso) redistribuita nei quartieri più poveri. Ad esempio, l’esproprio del 6 novembre 2004 a Roma da parte dei centri sociali (e i cosiddetti ‘disobbedienti’) puntò a una “spesa proletaria” al centro commerciale Panorama di Pietralata e alla libreria Feltrinelli di Largo Argentina. Si trattò, però, in effetti, di una “autoriduzione”, “per sensibilizzare, con tanto di stampa convocata, l’opinione pubblica sul mancato controllo dei prezzi arrivati alle stelle”, scriveva il manifesto del 23 gennaio 2007. Tanto che tutti vennero poi assolti. E allora i libri li presero, eccome, perché li leggevano.

Visionando le immagini delle recenti devastazioni in via Torino, a Milano, dove incredibilmente non si è visto un poliziotto per quasi 20 minuti di libere scorrerie (i contingenti erano nella vicina piazza Duomo), si può assistere a uno spacca-spacca generale, a ruota libera. Fra i ragazzini che uscivano dal supermercato Carrefour imbracciando tutto ciò che non potevano permettersi a casa loro, ho notato anche un vecchietto che, barcollando nella fuga, s’era mischiato ai devastatori con due bottiglie di liquore. Mentre un pullman rosso City Sightseeing, quelli a due piani che portano in giro i turisti mostrando le bellezze della città, transitava poco lontano, inquadrato dalle telecamere: chissà cosa avrà detto al microfono la guida…

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Mattarella: “Non si guardi ai giovani con indifferenza o meschina sottovalutazione. Cruciali per la società e la nostra economia”

21 October 2026 at 13:52

“La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione”. Nel corso della cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro”, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affrontato anche il tema delle generazioni più giovani, anche alla luce degli scontri che si sono verificati a Milano lo scorso fine settimana. “Le prospettive dei ragazzi sono, com’è evidente, cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita. Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell’impegno a progettare il futuro. In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili“.

“Molti giovani rientrerebbero volentieri – ha aggiunto il capo dello Stato – se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”. Serve “un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza. I valori del lavoro sono, del resto, posti alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme. È nella coesione che una società cresce meglio e di più”, ha dichiarato ancora Mattarella.

Il presidente della Repubblica ha proseguito allargando lo sguardo al mondo del lavoro. “Le imprese generano valore ma non fanno tutto da sole – ha detto -. Hanno bisogno di un terreno fertile nel quale far maturare i progetti. E centrale è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno. Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”.

Infine, il capo dello Stato ha commentato lo scenario internazionale. “Insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l’insicurezza delle rotte marittime, rincari dell’energia che ne sono derivati e che alimentano l’inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita, con cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”.

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Manganelli sul futuro: davvero il problema sono i ragazzi che protestano?

21 October 2026 at 13:51

C’è sempre un momento in cui un Paese si racconta da solo. Non con i discorsi solenni, non con i convegni sulla partecipazione democratica, ma con le immagini che scorrono sui telefoni: studenti che manifestano, cordoni di polizia, cariche, tensioni, piazze trasformate in campi di contrapposizione. È accaduto ancora una volta in Italia. E ogni volta la domanda è la stessa: davvero il problema sono i ragazzi che protestano o il motivo per cui protestano?

Quando gli studenti scendono in piazza, la tentazione del potere è antica quanto il potere stesso: ridurre tutto a una questione di ordine pubblico. È più semplice contare gli agenti che ascoltare le ragioni. Più facile catalogare una protesta come disturbo che interrogarsi sul malessere che la genera. Eppure, dietro quei cortei, c’è una domanda che attraversa l’intera Europa: quale futuro viene consegnato alle nuove generazioni? I giovani europei non sono una generazione distratta o disinteressata, come una certa retorica ama raccontare. Un’indagine Eurobarometro del 2025 mostra che le loro principali preoccupazioni riguardano il costo della vita, la pace e la stabilità globale. Inoltre, quasi quattro giovani su dieci chiedono maggiori investimenti in alloggi accessibili, formazione e sostegno al potere d’acquisto. Non è il programma di qualche frangia estremista. È la fotografia di una generazione che teme di vivere peggio dei propri genitori.

Il dato è ancora più eloquente se si guarda al mercato del lavoro. Nell’Unione Europea il tasso di disoccupazione giovanile resta attorno al 15%, con milioni di under 25 in cerca di un impiego. Dietro la statistica ci sono volti, competenze, aspettative. C’è soprattutto il rischio che l’incertezza diventi una condizione permanente.

In questo contesto, le proteste studentesche non rappresentano una parentesi di agitazione, ma il sintomo di una questione più profonda. Lo studente che manifesta per una scuola più inclusiva, per investimenti nell’istruzione, per la pace o per il clima non sta soltanto avanzando una rivendicazione. Sta chiedendo di essere considerato cittadino del presente e non semplice promessa del domani.

L’Europa, del resto, conosce bene questo fenomeno. Dalla Francia alla Germania, dalla Spagna ai Paesi Bassi, le piazze giovanili sono diventate il luogo in cui si condensano le ansie collettive di una generazione cresciuta tra crisi finanziarie, pandemia, guerre alle porte del continente e aumento del costo della vita. Non è ribellismo romantico. È la ricerca di una prospettiva credibile.

Per questo ogni manganello che colpisce uno studente produce un effetto che va oltre la cronaca. Non perché le forze dell’ordine siano il nemico, ma perché uno Stato democratico dovrebbe sempre considerare la protesta giovanile come una domanda politica prima che un problema di sicurezza. La democrazia non si misura quando tutti sono d’accordo; si misura nella capacità di ascoltare il dissenso senza trasformarlo in un’avversità da contenere. Viene in mente una frase di Don Lorenzo Milani, che conserva una straordinaria attualità: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.” Una società che non ascolta i propri giovani sceglie la seconda strada.

Gli studenti italiani non chiedono privilegi. Chiedono di poter immaginare il proprio futuro senza sentirlo continuamente rinviato. Chiedono una scuola che non sia un parcheggio sociale, un’università accessibile, un lavoro dignitoso, un pianeta abitabile, una pace possibile. Chiedono, in fondo, ciò che ogni generazione ha il diritto di chiedere: una ragione per credere che il domani sarà migliore dell’oggi.

La vera domanda, allora, non è perché gli studenti protestino. La domanda è perché, di fronte a un grido che attraversa l’Europa, ci sia ancora chi scambia una richiesta di futuro per un problema di ordine pubblico. Perché quando i ragazzi scendono in piazza, non stanno occupando la strada. Stanno occupando il vuoto lasciato dalla politica. E quel vuoto, prima o poi, qualcuno dovrà avere il coraggio di colmarlo.

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Devastazioni Milano, anche un undicenne “casseur”. Identificato a scuola era stato ripreso durante i saccheggi

21 October 2026 at 13:35

Due minorenni – di cui uno poco più di un bambino visto che ha 11 anni – sono stati identificati dai carabinieri nell’ambito degli accertamenti sui disordini dello scorso fine settimana a Milano con devastazioni e saccheggi in particolare in piazza Duomo. L’11enne casseur è rintracciato nella sua scuola alla Barona, nella periferia sud-occidentale della città. Mentre l’altro è un 16enne individuato a Desio, in Brianza. Entrambi erano comparsi in alcuni video diventati virali sui social network durante i saccheggi e gli episodi di violenza nel capoluogo lombardo.

Il più giovane, che frequenta la seconda media, sarebbe entrato domenica nel negozio di abbigliamento Fusaro, in centro, durante i saccheggi. In un filmato pubblicato su Instagram lo si vede uscire dall’esercizio commerciale con diverse cinture. La sua identificazione è avvenuta dopo il riconoscimento delle immagini e il successivo rintracciamento all’interno dell’istituto scolastico frequentato dal bambino.

Il sedicenne, invece, era stato ripreso sabato mentre indossava un cappello dell’Arma dei carabinieri. Nei suoi confronti vengono contestati i reati di devastazione, saccheggio, furto e vilipendio delle Forze armate. La vicenda è stata richiamata anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, convocato dal prefetto Claudio Sgaraglia dopo gli scontri del fine settimana.

Per il ministro dell’interno Matteo Piantedosi quanto accaduto a Milano può essere stato mutuato dalle devastazioni in Francia, “perché gli appelli” a partecipare ai disordini sono stati molti, “ma non c’è a ora nessuna evidenza che dietro ci siano le stesse menti”.

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Milano, chi è il 23enne diventato il simbolo della rabbia contro le devastazioni: lo sfogo virale

21 October 2026 at 13:23

Milano, lo sfogo del 23enne dopo le devastazioni: “Lavoro e sacrifici, non sopporto più questa situazione”

“Ho 23 anni, voglio vivere nella mia città”. È questa la frase che chiude lo sfogo di un giovane diventato virale sui social dopo le devastazioni che hanno colpito il centro di Milano. Davanti a una vetrina distrutta, il ragazzo si lascia andare a parole cariche di rabbia e frustrazione, dando voce al malcontento di chi vede la propria città danneggiata.

“Io non sopporto più queste persone. Conosco un sacco di gente che viene da tutto il mondo e si impegna e alle 5 del mattino viene qua a lavorare. Se tu vieni qua e distruggi il mio paese, ritorni a casa tua. Non ce la faccio più. Loro vengono qua e va tutto bene. Poi se stuprano mia figlia e mia sorella, ne riparliamo. Che venga qua la Schlein. Io non sopporto più questa gente. Ho 23 anni, voglio vivere nella mia città. Noi dobbiamo iniziare a ribellarci”, dice nel video.

Il suo volto è diventato uno dei simboli della reazione alle immagini di negozi saccheggiati e vetrine in frantumi. La registrazione è stata realizzata da Ferena Lenzi durante un reportage e successivamente ripresa da diverse testate, tra cui LA7, e da diversi esponenti politici, tra cui Matteo Salvini.

Un volto virale

Al momento, del giovane ventitreenne non si hanno ulteriori notizie. Il suo sfogo, però, è diventato il punto di partenza di una conversazione molto più ampia sulla città e sulla convivenza civile.

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