“Perché i nostri figli sono costretti a fare lezione in edifici che perdono pezzi? Che messaggio stiamo dando? I giovani sono il nostro futuro, non è accettabile trattarli così”. A parlare è la mamma di una ragazza dello storico liceo “Ugo Foscolo” di Albano Laziale. Nei giorni scorsi, alla prima ora, si è trovata a scuola tra pannelli di cartongesso caduti a terra e calcinacci. È bastata una violenta burrasca di pioggia per vedere a terra, prima una parte del controsoffitto impregnata d’acqua e poi la palestra allagata. Una situazione arrivata al nostro giornale che ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” (firma qui) con una petizione per chiedere stipendi dei docenti adeguati all’Europa e una maggiore attenzione per la scuola. Chi ha strutture fatiscenti o non ha laboratori o registra altri problemi legati alla didattica può scriverci a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it.
Storie come quella del “Foscolo” che è stato costruito nel 1961 e da allora prova a resistere alle intemperie con la manutenzione ordinaria. “Il liceo di Albano Laziale – racconta la mamma che ci ha scritto – ha più di cinquant’anni. È un edificio vecchio. Ogni anno i genitori sono costretti a lamentarsi per qualche disagio. È una situazione che le istituzioni ben conoscono, ma non fanno nulla. Ci sentiamo presi in giro da annunci di interventi che non sono mai risolutivi. Stiamo abituando i nostri ragazzi alla rassegnazione, ad accettare tutto perché come si dice sempre ‘L’Italia funziona così’. Non è questo il messaggio che dobbiamo dare ai giovani”.
A buttare acqua sul fuoco è la dirigente scolastica Adele Bottiglieri che dice di aver seguito minuto per minuto quanto è accaduto tenendo informati gli studenti, le loro famiglie e l’amministrazione comunale. La preside non nega nulla di quanto raccontato dai genitori ma – contattata da ilfattoquotidiano.it – dichiara: “Città metropolitana è intervenuta immediatamente così i Vigili del fuoco che hanno fatto un sopralluogo, isolato la zona pericolosa ma garantito l’agibilità dell’edificio tant’è che i ragazzi sono stati solo spostati ma le lezioni sono proseguite. Si è trattato di un problema contingente a un potente acquazzone. Gli aghi di pino hanno ostruito i canali di scolo che sono stati subito ripristinati. Metà palestra ancora non si può usare perché la pavimentazione in parquet si è rigonfiata. Stiamo ragionando con Città metropolitana sull’intervento da farsi”. Bottiglieri conclude: “Città metropolitana non sempre riesce a seguire la manutenzione quotidiana ma in merito alla sicurezza è sempre stato fatto tutto il possibile. Sa che serve? Un nuovo Pnrr solo per l’edilizia”.
Sergio Marchetti – Vi scrivo dalle Marche (Tolentino), ho 51 anni, sono sposato e sono il papà di due ragazze di 11 e 12 anni. Sono laureato in Geologia e abilitato sia per Matematica e Scienze alle medie, sia per Scienze alle superiori. Insegno da dodici anni, anche se la mia carriera scolastica è di undici: un anno non sono riuscito a prendere nemmeno una supplenza. E anche quest’anno, come sempre, ho un contratto a termine. Ho sempre fatto questo lavoro con passione, dedizione e attaccamento ai ragazzi. Non ho aspettato la stabilità economica per costruirmi una famiglia. Sono andato avanti, come tantissimi precari della scuola. Vado a scuola sempre con il sorriso, non l’ho mai fatto per i soldi. Ma una cosa va detta chiaramente: essere pagati degnamente non è un lusso, è un diritto. E noi insegnanti siamo l’ultima linea di difesa della democrazia. Ogni giorno proviamo a mostrare ai ragazzi come si costruisce un futuro migliore, come si diventa persone e cittadini onesti e attenti, capaci di non farsi portare in giro dal politico di turno e di fare la propria parte nella società. Non è retorica: è quello che facciamo in tanti.
“Diritto a restare, diritto a studiare”. Dietro questo slogan, in queste ore, centinaia di studenti dei licei classico e artistico “Emanuele Duni” di Matera sono scesi in piazza per manifestare in maniera pacifica i disagi che vivono da anni nella loro scuola. Una storia come tante altre in Italia di promesse mancate, di cantieri mai finiti, di alunni costretti a vagabondare da una parte all’altra della città (firma qui la petizione del Fatto quotidiano “La scuola non si arma, si insegna”). A preoccupare gli studenti sono gli interventi edilizi interni ed esterni alla scuola in atto da un anno e l’ipotesi che la Regione Basilicata possa rientrare in possesso delle aule al primo piano del plesso, con il conseguente trasferimento di una parte delle classi in un’altra sede, al momento non individuata.
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Una protesta che è servita dal momento che una delegazione è stata accolta dai vertici della Provincia e dal sindaco Antonio Nicoletti per un confronto che ha portato ad un obiettivo: istituire un tavolo di confronto mensile tra il rappresentante della Consulta provinciale degli Studenti, i futuri rappresentanti d’Istituto e la Provincia. I ragazzi avranno il compito di raccogliere e riportare le problematiche sollevate dalla componente studentesca, garantendo un dialogo diretto e continuativo con le istituzioni. Un traguardo a detta di Michele Caserta, rappresentante del classico che con i compagni ha organizzato la protesta. Gli studenti ci tengono a difendere il loro diritto di studiare. La storia del “Duni” risale al 1864: tra i suoi insegnanti più illustri c’è stato persino Giovanni Pascoli. Fino agli anni sessanta del secolo scorso il liceo si trovava a palazzo Lanfranchi, edificio del Seicento; successivamente è stato spostato in viale delle Nazioni Unite, in un edificio molto grande e rifornito di ogni mezzo per fare didattica.
“Nel settembre del 2018 – racconta Caserta – a seguito di carenze e problematiche strutturali di una certa importanza tutta la scuola è stata costretta ad abbandonare la sede storica trovando una prima sistemazione presso l’istituto agrario della città, per poi stabilirsi fino ad oggi nei locali della Regione Basilicata: un ex ospedale pediatrico che chiaramente non ha un’aula magna, dei laboratori, una palestra, una biblioteca. Fare scuola in queste condizioni è molto complicato”. Parole che sono diventate slogan per la manifestazione che ha visto le delegazioni dei licei in corteo fino alla Provincia per chiedere trasparenza sui tempi e sui piani degli interventi respingendo l’ipotesi di una divisione delle classi tra sedi differenti. La protesta sortito qualche risultato: “La Provincia ha chiesto alla Regione – continua Caserta – di posticipare gli interventi previsti nella nostra attuale sede di via Annibale Maria di Francia, riprogrammandoli per il periodo estivo, anche qualora ciò comportasse il pagamento di una penale. Allo stato attuale, non sono state individuate soluzioni che consentano di trasferire l’intera comunità scolastica in un’unica sede. Né la Provincia né il Comune dispongono, al momento, di strutture adeguate a ospitare tutte le classi del nostro liceo”.
Gli studenti vanno in piazza a scioperare, il preside minaccia sanzioni disciplinari e chiede ai genitori di venire di persona a dichiarare che l’assenza era “ingiustificata”. Poi, dopo le polemiche, è costretto al passo indietro. Il caso è scoppiato nei giorni scorsi nel Polo liceale di Ariano Irpino, dopo che circa 400 giovani hanno aderito alla manifestazione studentesca di venerdì 16 ottobre ad Avellino. Contro di loro si è scagliato il preside Gerardo Cipriano, che ha diffuso una prima circolare (la numero 85) in cui definiva l’assenza “ingiustificata” e dichiarava che avrebbe influito “sulla valutazione della condotta disciplinare dello studente”. A protestare è stato il Collettivo studentesco di Irpinia e i Giovani Comunisti che hanno parlato di atto “intimidatorio“. Le conseguenze per gli studenti vengono “ingigantite e falsate”, si legge nella nota, mentre gli studenti sono scesi in piazza per rivendicare “il diritto allo studio e un miglioramento delle condizioni della scuola stessa”. In piazza, durante lo sciopero, gli studenti hanno protestato per le condizioni degli edifici scolastici, la carenza di personale, gli stipendi degli insegnanti, il costo dei trasporti e hanno portato avanti la richiesta di investire nell’istruzione anziché nel riarmo (firma qui la petizione del Fatto “La scuola non si arma, si insegna”).
Come riporta Avellino Today, la circolare prevedeva una giustificazione ad hoc da parte dei genitori dell’alunno assente. Non più la solita modalità telematica, ma per l’assenza del 16 ottobre ai genitori veniva richiesto di compilare un modulo specifico in cui consideravano “ingiustificata” l’assenza del figlio e legittimare – di conseguenza – i docenti a valutare in modo negativo il loro comportamento. “Viene demandata al genitore una dichiarazione di colpevolezza del proprio figlio dall’essersi astenuto dalle lezioni”, aveva commentato così Faustino Liuzzi, l’avvocato a cui si sono rivolti gli studenti, ai microfoni di Irpinia Tv. Per il legale, la definizione di “ingiustificata” e il carattere collettivo, presenti nella circolare, erano già motivo di illegittimità.
Dopo le polemiche, il dirigente scolastico Cipriano, ha fatto marcia indietro, pubblicando una nuova circolare, la numero 87, che modifica le disposizioni precedenti: le assenze degli studenti che hanno partecipato alla manifestazione del 16 ottobre potranno essere giustificate attraverso il registro elettronico Argo, senza che i genitori debbano presentarsi personalmente a scuola. Escluse anche le conseguenze disciplinari: non saranno avviati procedimenti né applicate sanzioni individuali o collettive, e nessuno studente sarà escluso dalle lezioni o dalle attività didattiche. Al loro posto, la scuola prevede momenti di riflessione nell’ambito dell’educazione civica, dedicati ai diritti, ai doveri e alla partecipazione democratica. Intervistato da Alanews, Cipriano ha sostenuto che la prima comunicazione non era sufficientemente chiara, pur ribadendo che “il diritto di sciopero spetta ai lavoratori e non agli studenti, per i quali la frequenza scolastica rimane un obbligo”.
Quando un fatto di cronaca coinvolge dei giovani, il dibattito sull’educazione torna a polarizzarsi alla ricerca di un colpevole. La scuola non sa più farsi rispettare. Le famiglie hanno smesso di educare. I ragazzi non tollerano la frustrazione. Formule che riempiono i confronti televisivi, ma lasciano intatta la domanda decisiva: quali condizioni permettono oggi di educare davvero?
Il confronto tra Paolo Crepet ed Enrico Galiano, andato in scena qualche sera fa su La7, rappresenta bene questo dualismo. Da una parte, Crepet attribuisce alla scuola un eccesso di permissività: promuovere tutti, rinunciare alla selezione e alla sanzione impedirebbe ai ragazzi di misurarsi con le proprie responsabilità. Dall’altra, Galiano difende il lavoro degli insegnanti, denuncia la carenza di risorse e il peso di famiglie che spesso ostacolano l’azione degli insegnanti. Anche sulla psicologia scolastica le posizioni divergono: svalutata dal primo, riconosciuta come risorsa dal secondo. Entrambe le letture intercettano problemi reali. Entrambe rischiano di fermarsi prima del punto essenziale.
Prendiamo la questione “severità-frustrazione” (Crepet). Imparare ad affrontare un limite, un insuccesso, la conseguenza di un comportamento è parte della crescita. Ma quale esperienza educativa costruisce questa capacità? Un voto usato come punizione può ottenere obbedienza senza produrre comprensione. La responsabilità matura quando si comprendono le conseguenze delle proprie azioni e si incontra un adulto capace di accompagnare questa elaborazione. Confondere autorevolezza e potere di sanzionare impoverisce il lavoro educativo. La scuola pubblica italiana è gravemente sottofinanziata, non c’è dubbio. Ma la fatica degli insegnanti, che merita riconoscimento, non rende superflua una riflessione sulla loro preparazione. Difendere la scuola pubblica significa anche interrogarne la cultura professionale e se gli insegnanti si “spaccano la schiena” (Galiano), occorre aiutarli a con modelli educativi più efficaci.
Qui emerge un nodo che riguarda soprattutto la scuola secondaria: l’idea, che per larghi settori domina ancora la cultura del corpo docente, che conoscere una disciplina sia sufficiente per insegnarla e non siano necessarie competenze pedagogiche e didattiche, capacità di leggere i contesti, di costruire una relazione. Continuare a ritenere che l’insegnamento sia un mero trasferimento di contenuti, significa ignorare oltre un secolo di ricerche e evidenze scientifiche e comportarsi in pedagogia come chi, in medicina, pretendesse oggi di curare con i salassi. È fondamentale dunque cambiare paradigma, superando un corporativismo non più sostenibile dal punto di vista scientifico e culturale.
L’istruzione non è separabile dall’educazione perché coinvolge la persona nella sua interezza. In classe entrano corpi, emozioni, linguaggi, storie familiari e condizioni socio-culturali e per questo occorre una competenza che orienti il lavoro quotidiano. Insegnare in senso pedagogicamente fondato significa interrogare i propri metodi, collegare le discipline, mettere i contenuti in rapporto con le domande del presente. Molti insegnanti già lo fanno. La questione è rendere questa professionalità patrimonio comune e condiviso.
C’è poi un secondo passaggio. La complessità che arriva nelle aule richiede la costruzione di équipe scolastiche interdisciplinari nelle quali docenti, educatori, psicologi, mediatori culturali, antropologi, tutor dell’apprendimento e assistenti sociali possano collaborare. Professionalità diverse devono condividere la responsabilità educativa e costruire una comunità di adulti significativi, capace di conquistare la fiducia degli studenti e l’efficacia educativa operando come un sistema integrato.
Anche la psicologia scolastica va pensata dentro questa prospettiva. Liquidarla è un errore. Ridurla a uno sportello separato dalla vita della scuola rischia però di limitarne l’efficacia. Se chiedere aiuto viene percepito come ricevere un’etichetta, l’accesso diventa una soglia insormontabile. Lo psicologo scolastico può lavorare anche sulle relazioni informali, nei gruppi, sui contesti, insieme agli altri professionisti. Il suo apporto acquista forza quando entra in un progetto educativo condiviso.
Per quanto riguarda le famiglie, rappresentarle come un fronte avversario rischia di dare sfogo alla frustrazione e rende impossibile costruire un’alleanza. Esistono genitori che delegano, negano i problemi, contestano qualsiasi richiamo. Esistono anche adulti disorientati, privi di strumenti, che hanno bisogno di essere accompagnati. Poiché genitori non si nasce, ma si può diventare e la competenza educativa si costruisce, sostenere la formazione dei genitori è al giorno d’oggi una responsabilità sociale non più derogabile che richiede luoghi e opportunità oltre la scuola.
Infine, bisogna guardare agli studenti come protagonisti della conoscenza. Un ragazzo può accettare la fatica dello studio quando ne riconosce il senso e incontra adulti credibili e, soprattutto, che siano al suo fianco e non contro di lui. Iniziare a comprendere il mondo, capirne le dimensioni latenti, costruire conoscenza e senso e critico, conquistare autonomia sono elementi che alimentano l’impegno e il piacere di apprendere. Una scuola che vuole educare deve saperli coltivare. Continuare a dividersi tra chi invoca punizioni e chi difende gli insegnanti, in una logica binaria e manichea, è certamente utile ad alimentare l’audience e le opposte tifoserie, ma lascia le questioni fondamentali sullo sfondo.
Una lite tra due ragazzi nei corridoi della scuola, ieri mattina 19 ottobre, è finita con l’accoltellamento di un quattordicenne da parte di un coetaneo. Nell’istituto scolastico superiore “Vincenzo Corrado” di Castel Volturno in provincia di Caserta, i due avrebbero iniziato a discutere per futili motivi e poi il 14enne avrebbe tirato fuori un coltello a serramanico e colpito all’addome l’altro ragazzino. Il giovane ferito è stato soccorso dal personale sanitario del 118 e trasportato in ospedale, dove è stato ricoverato in prognosi riservata.
La Polizia ha arrestato l’aggressore, che è stato condotto al Centro di Prima Accoglienza dei Colli Aminei, a Napoli. Il ragazzo, secondo quanto ricostruito finora, è scappato subito dopo con il coltello in tasca. I docenti e il personale scolastico hanno soccorso il minore ferito e hanno avvisato le forze dell’ordine. Per i medici, la ferita addominale è potenzialmente grave, mentre non desta alcuna preoccupazione una seconda ferita a una mano. I poliziotti hanno trovato e sequestrato il coltello, ritenuto compatibile con quello utilizzato nell’aggressione. Le testimonianze raccolte e gli ulteriori accertamenti hanno consentito agli investigatori di ricostruire le circostanze dell’episodio. Il 14enne arrestato è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.
L’uso precoce dei social media ha un’influenza negativa sui risultati scolastici. Introdurre l’educazione alla cittadinanza digitale nelle scuole e iniziative rivolte ai genitori aiutano a contrastare il fenomeno, ma serve una regolazione più stringente.
“È da due anni che aspettiamo il contributo del ministero dell’Istruzione e del Merito per il noleggio di strutture modulari temporanee prese durante la costruzione della nuova scuola con i fondi Pnrr. Abbiamo investito quasi due milioni di euro ma dopo averci erogato la prima tranche sono spariti. Nessuno ci ha più comunicato nulla. Aspettiamo…”. Alberto Olmi, sindaco di Quattro Castella, tredicimila anime in provincia di Reggio Emilia, allarga le braccia. Lui e la sua giunta hanno rispettato tutti i tempi, risposto in maniera puntuale a ogni richiesta burocratica arrivata da Roma, garantito la continuità didattica agli alunni della secondaria di primo grado “Balletti” e alla primaria “Pascoli” ma alla fine i soldi promessi dagli uffici di viale Trastevere non sono mai arrivati. Peggio ancora. “Li abbiamo sollecitati ma nessuno ci ha mai detto nulla”, specifica Olmi. Che avverte: “C’è una quarantina di comuni nella nostra stessa situazione”.
La vicenda ora è arrivata anche in Parlamento attraverso un’interrogazione dell’onorevole Ilenia Malavasi (Pd) rivolta al ministro Giuseppe Valditara. Inizia tutto nel 2023. All’epoca gli enti locali soggetti attuatori del Pnrr dovevano demolire e ricostruire edifici scolastici in situ. Durante il cantiere, tuttavia, avevano l’obbligo di garantire la continuità didattica affittando immobili o noleggiando strutture modulari temporanee. Per sostenere questi oneri il ministero aveva predisposto, con cadenza annuale, avvisi pubblici per assegnare contributi agli enti interessati. Il sindaco di Quattro Castella, avendo dovuto ricorrere al noleggio di alcune strutture per ospitare cinque sezioni di scuola media, aveva aderito all’avviso pubblico otto giorni dopo la pubblicazione. Diciassette giorni più tardi da viale Trastevere era arrivata una richiesta burocratica da risolvere in un solo giorno: fatto anche quello. Il 15 dicembre 2023 il ministero ha riconosciuto il contributo di 313.652,52 euro erogato, tuttavia, solo nel dicembre 2024. Poco male per la giunta di Olmi. Il problema è che, trattandosi di un contributo triennale, il Comune ha presentato domanda anche per gli anni successivi senza ricevere alcun riscontro.
“Un ente virtuoso – spiega Malavasi nell’interrogazione – come il comune di Quattro Castella, che ha rispettato ogni scadenza, anche la più stringente, ha sostenuto con risorse proprie per tre anni scolastici consecutivi i costi necessari per garantire il diritto allo studio dei propri studenti, anticipando l’intero importo. Parliamo complessivamente di una cifra molto significativa, pari a 2 milioni di euro. Questa situazione, che presumibilmente riguarda numerosi enti locali in tutto il Paese, pesa sugli equilibri di bilancio e sulla tenuta dei conti pubblici, andando a limitare la liquidità necessaria a garantire le risorse di spesa corrente indispensabili per la tenuta dei servizi pubblici locali e a compromettere la stessa capacità di programmazione degli enti coinvolti”. Parole che trovano conferma in quanto ci spiega Olmi: “Si tratta di un finanziamento importante per noi perché coincide con la capacità di investimento di un anno. Pensi, temevo di avere problemi a ricevere i soldi del Pnrr ma sono arrivati puntuali mentre il ministero dell’Istruzione e del Merito è sparito…”.
Le vetrine distrutte, gli scontri, le cariche. Delle due giornate di manifestazione a Milano, il 17 e 18 ottobre, sono rimaste soprattutto queste immagini. Gli scontri e i saccheggi erano cominciati già sabato. Domenica, però, molti ragazzi sono tornati in piazza, spinti dal passaparola e da una rabbia che non si era esaurita. Ma chi erano? Li abbiamo rintracciati a partire dai social, dove avevano pubblicato video e raccontato la loro partecipazione. Hanno tra i 12 e i 18 anni, vengono dalla periferia di Milano e dall’hinterland milanese e parlano di famiglie che non arrivano a fine mese, di discriminazioni e di un futuro che non sembra appartenergli. “Sembra che delle vetrine contino più di noi, del nostro futuro e delle parole che urliamo quando scendiamo in piazza. Cosa resta da fare per non essere più invisibili?”, chiedono.
Il futuro? “Non so neanche se ci sarà”
F. ha 16 anni, è italiano e vive con la famiglia in una casa popolare a Pero. Sabato è sceso in piazza per il carovita ed è rimasto fino alla fine. “Mio padre prima riusciva a darmi quei venti o trenta euro al mese, che erano già pochi per una città come Milano. Adesso non può più permetterselo. E mia madre, che fa le pulizie, sta perdendo una famiglia dopo l’altra”. A casa, racconta, basta una bolletta perché cominci la preoccupazione. “Vedi i tuoi genitori che fanno fatica anche per le cose più normali e ti chiedi che futuro puoi avere”. In manifestazione è andato con alcuni amici, anche loro alle prese con difficoltà simili. I genitori non volevano che finisse nei guai, ma lui si domanda come si possa essere ascoltati altrimenti. “Non sono sceso in piazza per spaccare tutto. Sono sceso perché sono stanco di vedere i miei genitori preoccuparsi per ogni spesa e di sentirmi dire che devo pensare al futuro, quando non so nemmeno se ci sarà“. Racconta di essere stato colpito ripetutamente dalla polizia, anche prima che cominciassero gli scontri: “La polizia ci ha manganellato solo perché per una volta ci stavamo facendo sentire”. La preoccupazione riguarda anche la scuola: F. frequenta un istituto tecnico e non vede nel percorso che sta facendo la promessa di un futuro migliore. “Sembra che ci stiano preparando soltanto per andare a lavorare in posti malpagati. Ma se uno vuole continuare a studiare, che possibilità ha?”.
“Lavorerò per non riuscire a vivere”
M. ha 18 anni, viene da una famiglia moldava ed è arrivato in Italia quando aveva due anni: vive a Gratosoglio, nella periferia milanese. Sta terminando le scuole superiori. Sabato ha seguito i video della protesta, domenica ha deciso di scendere in piazza. “Ma che futuro ci stanno dando? Sentiamo solo parlare di guerra, armi, sacrifici, sforzi. E noi? Ci era stato promesso che dopo lo studio avremmo avuto un futuro. Siamo stanchi, scendiamo anche in piazza per dire che non abbiamo più nulla da perdere”. I suoi genitori lavorano, ma faticano comunque ad arrivare a fine mese. M. non vuole ritrovarsi nella stessa condizione. “Che senso ha che andrò a lavorare per non riuscire a vivere?”.
“In piazza ti senti parte di qualcosa”
Y. ha 14 anni, è nato in Italia da una famiglia di origini egiziane e vive nell’hinterland milanese. È sceso in piazza dopo aver visto su TikTok i video di ragazzi che denunciavano l’assenza di prospettive e invitavano a manifestare. Ma le motivazioni, racconta, non erano tutte uguali. “Certo, una parte di noi è scesa anche per noia, per fare qualcosa di diverso dal solito stare nella piazzetta. Anch’io all’inizio ero andato per farmi un giro diverso e mettere qualche video online. Ma una volta lì ti senti parte di qualcosa e ti rendi conto che stanno parlando anche del tuo futuro e della tua vita”. Ammette che, una volta in mezzo alla folla, la tentazione di saccheggiare, come stavano facendo altri, è stata forte. “Non ho mai avuto nulla, solo vestiti delle bancarelle o che ci dà la Chiesa”. Alla fine ha scelto di non mettersi nei guai. Adesso ha paura del clima che si è creato, ma vorrebbe tornare in piazza. “Ho paura che, se smettiamo di andarci, nessuno si ricordi più di noi e dei nostri problemi”.
“Siamo solo all’inizio”
R. ha 17 anni, è nato e cresciuto in Italia, ha origini arabe e vive a San Siro. È sceso in piazza sia sabato sia domenica, spinto non solo dalla rabbia per il carovita, ma anche dalla stanchezza di sentirsi giudicato per le sue origini. All’inizio pensava che gli appelli circolati sui social sarebbero rimasti parole. Invece, una volta arrivato, ha trovato anche alcuni compagni di scuola. “Mi sono stancato di sentirmi dire ‘tornatene al tuo Paese’. Ma quale Paese? Io sono nato qui, sono cresciuto qui. Quando sento parlare di remigrazione mi chiedo dove dovrei andare. Questa è casa mia”. A scuola, racconta, anche il cognome basta a farlo sentire giudicato. Nelle strade del centro, invece, dice di sentirsi subito sotto controllo: “Appena andiamo nelle vie del centro siamo subito controllati dalla polizia. Sembra che appena diventiamo visibili siamo un disturbo”. È anche contro l’etichetta di “maranza” che R. se la prende , con una provocazione sarcastica: “Sono stanco di essere definito così. Perché devo avere un’etichetta? E se poi devo averla, perché vengo contestato se rubo e rompo le cose? Non è l’etichetta che mi avete dato?”. Poi torna a parlare della polizia. Racconta che sabato gli agenti avrebbero cominciato a chiudere le strade e che da lì la situazione sarebbe precipitata. Sostiene che la polizia abbia colpito per prima e racconta di essere stato a sua volta colpito in faccia e sulle gambe. Da quel momento racconta: “Se tu mi colpisci, perché io devo rimanere tranquillo?” . La rabbia, però, non si è esaurita con quelle due giornate. “Lavoriamo, paghiamo le tasse, ma quando abbiamo bisogno noi sembra che il problema non sia altrettanto importante”. Domenica è tornato in piazza anche per questo. “Se la risposta è che dobbiamo stare a casa e non farci vedere, allora non è cambiato niente. Siamo solo all’inizio, torneremo in piazza”.
F. torna a parlare di quello che, secondo lui, è rimasto fuori dal racconto delle due giornate. “Adesso si parla soltanto delle vetrine rotte, ma prima di sabato chi parlava di noi? Di quello che succede nelle nostre case, dei soldi che mancano, del futuro che non abbiamo? Finché non si parlerà dei problemi veri e del futuro che ci aspetta, saremo costretti a scendere in piazza. Non abbiamo nulla da perdere”.
L’Italia è al quarto posto in Europa per spese militari e quart’ultimo per investimento in istruzione: investe appena il 4% scarso del PIL per la scuola (a fronte del 7% della Svezia) e si è impegnata a raggiungere il 5% in spesa per gli armamenti. Eppure, prima dello sciopero studentesco di venerdì 16 ottobre, l’unica relazione tra armi e scuola nel discorso pubblico era legata ai metal detector all’ingresso delle scuole, voluti della coppia Piantedosi e Valditara (e per lo più rifiutati dai dirigenti scolastici), per contrastare la possibile presenza di coltellini negli zaini. Contrasto ai coltellini, a fronte di 36,4 miliardi di euro per 78 programmi di riarmo pesante autorizzati dal Parlamento nei quattro anni di legislatura, sottratti anche all’investimento in scuole sicure e vivibili.
Sono stati studenti e studentesse a squarciare il velo di ipocrisia, mettendo insieme dati e fatti nei loro cartelli e nelle loro rivendicazioni nello sciopero nazionale, in sintonia con gli scioperi europei: “più scuola, meno armi”; “più investimenti in istruzione, meno spese militari”. Altro che riarmo e preparazione della guerra: “non siamo carne da macello”; “disertiamo le vostre guerre”. Dopo la consapevolezza sulla crisi climatica, che ha spinto la generazione Zeta a lottare contro la catastrofe ambientale, ecco la piena consapevolezza che la guerra e la sua preparazione sono la nuova catastrofe incombente contro il futuro di tutti.
Gli studenti italiani, come quelli di tutta Europa non vogliono che la guerra, da argomento trattato negli insegnamenti di storia e geografia, impatti tragicamente sulle loro biografie, come avviene per una generazione di russi e ucraini mandati al macello. Hanno compreso che gli adulti bellicisti che ce li vogliono inviare, o non fanno nulla per impedirlo – mentre discettano sull’abusato tema del “disagio giovanile” – sono dentro un grave disagio etico e mentale che ha prodotto questa deriva di follia: “l’isteria di guerra” l’ha chiamata Edgar Morin. Che entra anche a scuola: mentre gli studenti protestano contro la leva militare e le spese per la guerra, gli Uffici scolastici regionali, che rispondono direttamente al ministro Valditara, chiedono ai dirigenti delle scuole secondarie di secondo grado di aprire le aule agli uffici reclutamento delle Forze Armate.
Attenzione alle date: con una manovra di accerchiamento degli adolescenti il 22 settembre esce sulla piattaforma Netflix la serie tv Minerva, un teen drama che normalizza e rende attraente la scuola militare; il 23 settembre esce sul sito dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna la comunicazione dell’esercito alle scuole che promuove, come primo punto, l’incontro con studenti e studentesse del primo e del secondo anno per “divulgare le modalità di ammissione e l’offerta formativa delle Scuole Militari”. Mentre ai più grandi, di quarta e di quinta, si divulga l’offerta formativa dell’Accademia Militare.
In una scuola dove è vietata (o limitata fortemente alle superiori) l’educazione sessuo-affettiva, dove si subiscono ispezioni e sanzioni se gli insegnanti parlano del genocidio in Palestina, dove l’ingresso di formatori nonviolenti è spesso censurato, o subordinato alla presenza di un cosiddetto “contraddittorio”, hanno libero accesso, e senza contraddittorio, le mimetiche e le stellette per convincere ragazzi e ragazze che l’unico modo di “risolvere le controversie internazionali” e “difendere la patria” è arruolarsi ed usare massicciamente le armi. L’etificazione della violenza, considerata “legittima” se voluta dalla Stato, all’interno del paradigma implicito della sua ineluttabilità.
Invece, la guerra è ripudiata dalla Costituzione che prevede, infatti – come da ripetute sentenze della Corte Costituzionale – anche la difesa non armata e nonviolenta del Paese e delle sue istituzioni. Contro la guerra globale permanente e il bellicismo dilagante è a questo che avrebbero bisogno di essere formati studenti e studentesse: all’obiezione di coscienza, alle tecniche di difesa nonviolenta, all’efficacia della resistenza civile, ai metodi di de-escalation dei conflitti, agli esempi di “pace con mezzi pacifici”. Insomma serve un cambio di paradigma culturale: dalla preparazione della guerra alla preparazione della pace. Per il superamento di ogni forma di violenza, interpersonale e internazionale.
E’ necessaria la forza della nonviolenza di studenti e studentesse per dire di no alla guerra ed alla sua preparazione, ma anche alle tentazioni della violenza di piazza, che della guerra è lo stupido scimmiottamento, oltre ad essere la tomba dei movimenti. In questo svolgono un ruolo fondamentale dirigenti scolastici e insegnanti, se diventano esempi di obiezione di coscienza e disobbedienza civile. Come le insegnanti che hanno sostenuto la lotta degli studenti con l’interposizione dei propri corpi alle cariche della polizia: una lezione viva di teoria e pratica della nonviolenza.
Minacce e schiaffi ai bambini. A Napoli i maltrattamenti di alcune maestre sono stati scoperti grazie ad un dispositivo di registrazione che una madre ha inserito nello zaino del proprio figlio. I file audio che ne sono scaturiti, poi diffusi agli altri genitori della scuola dell’infanzia dove i fatti sono avvenuti, riportano frasi del tipo “ti rompo la testa“, “adesso le buschi” o “ti schiaccio“, e poi il rumore di schiaffi seguito dal pianto dei piccoli.
L’idea di registrare è venuta a una mamma che aveva visto il proprio bambino di 2 anni tenere in casa dei comportamenti sui generis: si copriva le orecchie quando gli adulti parlavano, si puniva da solo e dormiva irregolarmente.
Le madri dei bambini, una volta messe al corrente degli audio, hanno deciso di non portare i figli a scuola lo scorso 16 ottobre e di riunirsi davanti all’istituto per incontrare le maestre per chiedere conto dell’accaduto; tuttavia, non hanno ottenuto risposte. Le donne si sono allora recate alla stazione dei carabinieri e hanno sporto denuncia per maltrattamenti, consegnando alle forze dell’ordine le registrazioni.
A Treviso, quattro ragazzini che frequentano una scuola superiore rischiano una lunga sospensione per aver sciolto farmaci nelle borracce dei compagni: non solo lassativi generici, ma anche psicofarmaci come lo Xanax e altre benzodiazepine. Lo hanno fatto, probabilmente, per gioco: si sono infatti divertiti a prendere in giro i propri compagni stanchi e intontiti a causa dell’effetto dei sonniferi e degli psicofarmaci ingeriti.
I genitori chiedono punizioni esemplari per i responsabili come riporta Il Gazzettino di Treviso: le domandano prima di tutto madri e padri dei ragazzi vittima del pericoloso scherzo, ma in realtà la condanna dei fatti è stata trasversale da parte di tutte le famiglie. Nei giorni scorsi hanno avuto diverse riunioni con gli insegnati, che stanno discutendo l’entità della sanzione nei confronti dei ragazzi: secondo le famiglie è importante che la punizione sia netta affinché i ragazzi capiscano che la pericolosità del loro comportamento.
I medicinali sciolti nelle borracce, infatti, possono provocare effetti collaterali anche gravi – e tra l’altro per gli psicofarmaci è necessaria la prescrizione del medico. La scuola non smentisce l’accaduto ma mantiene riserbo sulle discussioni interne del consiglio di classe. Nel frattempo, tra i genitori c’è chi pensa anche di formalizzare delle denunce nei confronti dei ragazzi responsabili.
Più agenti e più militari per presidiare Milano. Attraverso il programma Strade Sicure, come chiesto a più riprese dal vicepremier leghista Matteo Salvini. È questa una delle risposte a cui il governo sta pensando dopo il week end di proteste e violenze nelle strade del centro di Milano. Se ne discuterà lunedì mattina alle 12 a Palazzo Chigi in un vertice di governo a cui parteciperanno la premier GiorgiaMeloni, i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini (collegato) e i ministri interessati. Oltre a un decreto e a misure che rendano possibile fermare i minorenni, il governo sta pensando a un aumento del presidio delle forze armate nella città di Milano. Non è ancora chiaro quale sarà il numero di agenti in più che saranno inviati e in queste ore sono in corso riflessioni ai vertici dell’esecutivo.
L’invio di ulteriori uomini rappresenta comunque una scelta non senza rischi. In primis perché il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte criticato la proposta del collega di governo Salvini di inviare i militari nelle strade delle grandi città perchè, in un contesto di guerre in giro per il mondo, le forze armate servono soprattutto per presidiare i nostri territori all’estero. In secondo luogo, inviare militari nella città di Milano sarebbe un riconoscimento delle ragioni del sindaco Beppe Sala che, nelle ultime ore, ha criticato il governo spiegando che nelle strade del centro c’erano pochi agenti delle forze dell’ordine. Una questione che si intreccia con le elezioni comunali del 2027 su cui la maggioranza non ha ancora trovato l’accordo per un candidato unitario.
Per il momento sembra accantonata l’idea, avanzata da Tajani, di un Consiglio dei ministri nella città di Milano per dare un segnale di vicinanza alla città. Prima il governo vuole intervenire con una risposta legislativa chiara e con un aumento di forze dell’ordine e militari impiegati nelle strade.
“È ovvio e naturale che questa sia la resa dei conti rispetto a una politica che viaggia lontana anni luce dalle esigenze delle persone”. Queste le parole di Marco Travaglio, ospite di Accordi & Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi tutti i sabati sul Nove, commentando le proteste contro il riarmo, il caro carburante e i decreti scuola. “Da un lato c’è quella che Papa Francesco chiamò la guerra mondiale a pezzi, che sta saldandosi a poco a poco e dall’altra parte c’è una rivolta europea a pezzi che sta saldandosi a poco a poco e sta mettendo insieme generazioni diverse”.
“I francesi denunciano topi nelle loro classi e poi leggono le leggi finanziarie” – ha continuato il diretto de il Fatto Quotidiano . “Siamo alla fine dell’anno, quindi ciascun governo presenta la sua manovra di bilancio per l’anno successivo e vedono che per le armi i soldi si trovano, per la scuola e per la sanità non si trovano e quindi si incazzano”, ha concluso Travaglio.
I presidi italiani guadagnano quasi tre volte tanto gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado. A dirlo è il rapporto sugli “Stipendi dei capi d’istituto in Europa” pubblicato da Eurydice, che ha preso in esame i dirigenti impiegati a tempo pieno e in possesso di una piena qualifica, in 37 Paesi. L’Italia è al primo posto per differenza retributiva tra presidi e insegnanti. Dietro di noi, in seconda e terza posizione, Irlanda e Paesi Bassi. Nel grafico presentato, gli stipendi sono espressi in standard di potere d’acquisto (Pps): la retribuzione media annua lorda effettiva dei dirigenti scolastici raggiunge circa centomila unità di potere d’acquisto standard, contro circa 35 mila dei docenti.
Il rapporto è quindi vicino a 2,9 a uno, con una differenza di circa 65 mila Pps, la più elevata tra i sistemi educativi del vecchio continente. Non è un caso, infatti, se Il Fatto Quotidiano ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” organizzando una petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee: “La professione docente – cita la raccolta firme – richiede preparazione universitaria, aggiornamento professionale continuo, responsabilità educative e formative, lavoro di progettazione, valutazione, relazione con studenti e famiglie: un impegno che non si esaurisce certo nelle ore trascorse in aula. Nonostante tali responsabilità, gli insegnanti italiani continuano a percepire retribuzioni molto più basse rispetto a quelle dei colleghi di numerosi Paesi europei”.
Considerazioni suffragate dai numeri di Eurydice, che mette in evidenza come in alcuni Stati la forbice si stringa: in Austria le retribuzioni medie sono pari a circa 85 mila Pps per i capi di istituto e 60 mila per i docenti, mentre in Francia il confronto è tra circa 63 mila e 43 mila Pps. Differenti anche i modi con cui vengono stabiliti gli stipendi, che spaziano da sistemi in cui vengono decisi dalle autorità di livello superiore o da contratti collettivi ad altri in cui la retribuzione viene negoziata dal capo di istituto con l’amministrazione locale o con il consiglio scolastico. In Norvegia e in Estonia, ad esempio, i capi di istituto negoziano i loro contratti individualmente con le autorità municipali o con il consiglio scolastico.
A fare la differenza tra i presidi e gli insegnanti (Italia compresa) sono anche le indennità aggiuntive, non previste per i maestri e i professori. Oltre allo stipendio ordinario, figurano i risultati professionali, il servizio in territori svantaggiati o remoti, il possesso di qualifiche ulteriori e lo svolgimento di lavoro straordinario. Le indennità aggiuntive possono riconoscere diversi aspetti delle responsabilità e delle condizioni di lavoro dei capi di istituto, sebbene la loro applicazione vari tra i diversi livelli di istruzione.
Il ministro Valditara conosce bene il valore dei dati: forse per questo ha deciso di tenerseli per sé. Da tempo, e senza alcuna spiegazione, il sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito ha smesso di pubblicare i report che per decenni hanno permesso a chiunque – ricercatori, giornalisti, famiglie – di verificare in proprio lo stato del nostro sistema educativo. Al loro posto, comunicati stampa imbottiti di numeri scelti, commentati dalla voce spesso trionfale del ministro.
A maggio è toccato all’indagine Eurostat sulle forze di lavoro e ai miglioramenti miracolosi in materia di early leavers, indicatore indiretto della dispersione scolastica. 4.3 punti in meno in Calabria, 3.3 in Campania, progressi in Puglia, Sardegna, Sicilia. Regioni abitualmente fanalini di coda dell’Europa che ottengono per la prima volta risultati migliori rispetto a quelli di grandi Paesi europei come la Germania. “Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani”. A inizio ottobre è stata la volta di Ocse-Pisa 2025: competenze degli studenti “significativamente superiori alla media”, segno di “una situazione di solidità per il nostro sistema di istruzione”. Prodigi che gli esperti non si spiegano e che lasciano increduli dirigenti e insegnanti del Sud alle prese con i problemi di sempre. In mezzo, una raffica di comunicati e note ministeriali, fino a una lunga rettifica perfino al Procuratore della Corte dei Conti.
Tutto bene, se non fosse che verificare il racconto del ministro è diventato quasi impossibile, come mostra un rapido giro sul sito del MIM. Il “Focus sui dati di avvio dell’anno scolastico”, pubblicato puntualmente per oltre un decennio dall’Ufficio di statistica, si è fermato al 20 settembre 2024. Quanti studenti, quante classi, quanti insegnanti, come sono distribuiti sul territorio: del settembre 2025 nessuna traccia, e nemmeno di quello appena trascorso. Due anni scolastici partiti al buio.
Il report sugli alunni con disabilità sul sito del MIM è fermo al 2022/23: per numeri recenti bisogna rivolgersi all’Istat. Gli Open Data, presentati come garanzia di “trasparenza amministrativa e partecipazione”, non si aggiornano dal 1° settembre 2025. E quando qualcosa esce, il timing è perlomeno sospetto: il report sulla dispersione, già vecchio di quattro anni, è stato diffuso il 28 dicembre, tra il panettone e il cenone, come pure l’interessante indagine longitudinale costruita sull’anagrafe degli studenti – dati ben più solidi di quelli Eurostat – anch’essa congelata al 2021/22. L’ultimo report sugli alunni con cittadinanza non italiana, relativo al 2022/23, è uscito l’8 agosto 2024, a redazioni chiuse per ferie.
Ed è questa la perdita più grave. Nata nel 1996, l’indagine sugli alunni con background migratorio ha cessato le pubblicazioni senza una parola dopo quasi trent’anni di onorato servizio, malgrado sia stata un punto di riferimento essenziale per la comprensione del fenomeno e la progettazione di politiche educative più adeguate per farvi fronte, spesso in anticipo sulla politica: fu lei, nel 2007/08, a registrare per prima la distinzione statistica tra alunni stranieri nati in Italia e ragazzi di recente immigrazione (NAI, neo arrivati in Italia), due realtà con bisogni diversissimi. Quasi vent’anni dopo il Parlamento non riesce ancora a dare la cittadinanza a chi nasce qui, e chi si è occupato del tetto del 30% di alunni stranieri per classe voluto dal governo Meloni si è dovuto accontentare di dati vecchi di tre anni.
Il paradosso è che i dati esistono: vengono raccolti, elaborati, custoditi dall’ufficio statistico del ministero. Semplicemente, non vengono diffusi, in barba al decreto legislativo 33/2013 che definisce la trasparenza come “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni”, allo scopo di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Mesi fa la responsabile scuola del Pd, Irene Manzi, ha chiesto conto al ministro con un’interrogazione scritta del Focus mancante e dei numeri reali su iscritti, organici e distribuzione degli studenti. Non ha ricevuto risposta.
Viene allora il sospetto che i dati si pubblichino solo quando fanno comodo. Ma che cosa c’è di pericoloso in una tabella? Forse proprio questo: i numeri danno un nome ai problemi, consentono confronti. In tempi di disinformazione, il dato documentato è l’argine più solido contro le percezioni e contro la propaganda.
Don Milani lo sapeva. In “Lettera a una professoressa” i ragazzi di Barbiana raccontavano i loro “viaggi al Ministero e all’Istat per i dati mancanti, giornate intere alla calcolatrice”, per poi provare a tradurre quei numeri “in lingua di ogni giorno”. Oggi, a quei ragazzi, il viaggio al Ministero non basterebbe più.
Gli esponenti della destra, con i vannacciani in testa, possono far rientrare l’indignazione per l’eliminazione della carne di maiale dai menù delle scuole nella provincia di Pordenone – che non ci sarà – da parte di una società di preparazione dei cibi che fa capo all’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale. Allo stesso modo vanno corretti i titoloni dei giornali, secondo cui l’islamizzazione dell’Italia avrebbe raggiunto anche le mense, dall’asilo in su, per rispettare i dettami religiosi dei fedeli di Allah. Una specie di sostituzione etnico-culinaria che impedirebbe il consumo perfino del famoso prosciutto di San Daniele, uno dei vanti della terra friulana.
A riportare la polemica nel binario del buon senso ci hanno pensato dapprima il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, poi il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. Dagli Stati Uniti, dove è in visita ufficiale, Fedriga ha detto: “La Regione, sulla base delle indicazioni nazionali e seguendo i dettami dell’Organizzazione mondiale della sanità, sulle mense scolastiche dà solo delle linee guida. Sono poi i singoli Comuni a scegliere. Noi certamente non cancelliamo e non cancelleremo il maiale. Non esiste che nelle nostre direttive ci sia il pollo al curry”. In questo modo il governatore scarica il problema a valle, ricordando che “l’assessorato regionale alla Salute ha emanato delle linee guida dettate dal buon senso”. Il sindaco Basso ha definito “legittimo e giusto” offrire piatti alternativi per rispettare i precetti religiosi di bambini e ragazzi, lasciando però spazio al menù friulano. “Convocherò un tavolo con Asfo per introdurre i prodotti tipici del nostro territorio a tavola”.
La polemica politica ha visto infiammarsi il centrodestra e la destra. I vannacciani hanno avviato raccolte di firme per difendere il presepe a scuola, in vista del Natale, e perché il cibo friulano e italiano resti nei menù. Hanno spedito una lettera ai sindaci di Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento e al direttore generale dell’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale, chiedendo chiarimenti in merito al menù dell’anno scorso, per la scomparsa di carne di maiale, braciola e prosciutto. Il deputato vannacciano Gianangelo Bof, ex leghista, rincara la dose: “Non vogliamo un Paese in cui chi viene ospitato decide di cambiare le abitudini secolari della nostra gente. Il maiale sulla tavola dei bambini italiani non è un optional da cancellare per non disturbare. È la nostra tradizione”.
In realtà sono le linee guida regionali per la ristorazione scolastica a raccomandare una riduzione (e non l’eliminazione) della carne di maiale, a favore delle carni bianche, per questioni alimentari. La Lega, con il senatore Marco Dreosto, ha preso posizione in modo deciso: “Il rispetto delle altre culture e religioni non può e non deve significare la rinuncia alle nostre tradizioni, alla nostra identità e alle eccellenze agroalimentari friulane, a partire dal prosciutto di San Daniele, un simbolo della nostra terra”. Gli ha fatto eco il deputato Emanuele Loperfido di Fratelli d’Italia: “Sono sorpreso che, di fronte a esigenze e abitudini alimentari diverse, la soluzione individuata sia quella di togliere, o quasi, la carne suina dai menu delle scuole di Pordenone, sostituendola con cous cous e altre pietanze».
Fausto Tomasello, segretario provinciale del Pd, osserva con ironia: “Spero non siamo arrivati al punto di affidare la nostra identità al prosciutto o al cotechino”. Poi aggiunge: “Si può anche chiedere equilibrio e scelta nei pasti a scuola per i bambini, nel rispetto di diverse credenze religiose e senza privare nessuno delle proprie tradizioni, a partire da quelle friulane. Apprezzabile l’equilibrio del sindaco di Pordenone, che dovrebbe essere seguito anche da certi esponenti della destra. Invece, dopo l’incubo burqa, Lega e FdI sono partiti contro il pollo al curry e imbracciano le armi in difesa del maiale”.
Marco Salvador, esponente di una civica di minoranza a Pordenone, osserva: “La carne di maiale non viene servita nelle mense scolastiche da anni e la sua esclusione non rappresenta una novità legata alla presenza di alunni musulmani, ma risponde a criteri di salute ed evidenze scientifiche sui rischi alimentari. Inoltre, la carne è prevista una sola volta alla settimana e alternata ad altre fonti proteiche”.
Torino, Milano, Genova, Padova, Bologna, Roma, Napoli, Cagliari, Firenze, Venezia. Ci vorrebbe troppo spazio per scrivere l’elenco completo di tutte le città nelle quali gli studenti italiani sono scesi in piazza venerdì, per il “No Meloni Day“. Da Nord a Sud, secondo gli organizzatori sono stati oltre 400mila, tutti con lo stesso obiettivo: urlare al governo che la scuola italiana cade a pezzi e che studiare in questo Paese è sempre più difficile. Per il costo della vita, per il caro affitti e per il clima di repressione politica e culturale che si respira. Centinaia di migliaia di studenti hanno cantato e sfilato per le strade di tutta Italia per far capire alla presidente del Consiglio GiorgiaMeloni, e a tutto il suo esecutivo, che non appoggiano le sue scelte. Che vogliono “più aule e meno bombe“. Perché, come spiega a ilfattoquotidiano.itAngela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, non sono disposti ad accettare che la sicurezza, il diritto allo studio e il benessere di studenti e studentesse vengano trattati come “questioni secondarie”: “Vogliamo essere protagonisti del cambiamento, non spettatori di riforme calate dall’alto”.
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna
Corteo Studentesco No Meloni Day
Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna
Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026
(Photo Guido Calamosca/LaPresse)
"No Meloni Day" Student Protest
Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station
Oct 16, 2026 - Bologna - Italia
(Guido Calamosca/LaPresse )
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
Milano - Italia - Cronaca
Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse)
Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
Milan - Italy - News
Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna
Corteo Studentesco No Meloni Day
Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna
Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026
(Photo Guido Calamosca/LaPresse)
"No Meloni Day" Student Protest
Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station
Oct 16, 2026 - Bologna - Italia
(Guido Calamosca/LaPresse )
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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++
Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano
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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++
Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano
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Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano
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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++
Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
Milano - Italia - Cronaca
Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse)
Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
Milano - Italia - Cronaca
Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse)
Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
Milano - Italia - Cronaca
Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse)
Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
Milano - Italia - Cronaca
Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse)
Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse)
Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano
Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero
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Strike students with procession and occupation no one is a foreigner
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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna
Corteo Studentesco No Meloni Day
Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna
Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026
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"No Meloni Day" Student Protest
Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station
Oct 16, 2026 - Bologna - Italia
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Corteo Studentesco No Meloni Day
Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna
Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026
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"No Meloni Day" Student Protest
Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station
Oct 16, 2026 - Bologna - Italia
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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna
Corteo Studentesco No Meloni Day
Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna
Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026
(Photo Guido Calamosca/LaPresse)
"No Meloni Day" Student Protest
Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station
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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci
Gli insegnanti a sostegno deI corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e deli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Teachers supporting the march against climate change organized by the "Fridays for Future" youth movement, and students protesting against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci
Gli insegnanti a sostegno deI corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e deli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Teachers supporting the march against climate change organized by the "Fridays for Future" youth movement, and students protesting against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna
Corteo Studentesco No Meloni Day
Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna
Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026
(Photo Guido Calamosca/LaPresse)
"No Meloni Day" Student Protest
Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station
Oct 16, 2026 - Bologna - Italia
(Guido Calamosca/LaPresse )
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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna
Corteo Studentesco No Meloni Day
Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna
Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026
(Photo Guido Calamosca/LaPresse)
"No Meloni Day" Student Protest
Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station
Oct 16, 2026 - Bologna - Italia
(Guido Calamosca/LaPresse )
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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci
Momenti di tensione al corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e degli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO-- Moments of tension during a protest against climate change, organized by the Fridays for Future movement and students speaking out against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e degli studenti contro il degrado della scuola, Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++--- A march against climate change by the Fridays for Future group and students protesting against the deterioration of schools, Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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'No Meloni Day' a Cagliari, 600 studenti in corteo 'scuola non si tocca'
Il corteo di circa 600 studenti del 'No Meloni Day' a Cagliari, al motto di 'la scuola non si tocca', 16 ottobre 2026 ANSA / Francesca Melis +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA++
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026
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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'
Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia
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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'
Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia
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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'
Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'
Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia
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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'
Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia
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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova
Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Studenti in corteo verso il centro di Torino
Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO
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Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino
Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France."
The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students.
The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)
“La scuola non è un privilegio – prosegue Verdecchia -. Pretendiamo che questo principio si traduca in scelte e investimenti concreti”. Le richieste degli studenti, così come i problemi della scuola, sono tante: edifici sicuri, più personale scolastico, maggiori tutele per chi studia e lavora negli istituti e misure per contrastare il caro studio e il carovita, che rendono sempre più difficile proseguire il proprio percorso formativo. Ma c’è anche la contestazione delle politiche del governo, dal decreto Scuola al Ddl di Giuseppe Valditara, fino alla scelta di destinare miliardi alle spese militari anziché all’istruzione pubblica. Una mobilitazione che guarda anche oltre i confini italiani, sull’onda delle proteste dei coetanei in Francia e Spagna, e che rivendica il diritto dei ragazzi a partecipare alle decisioni sul proprio futuro. Perché, come recitava uno striscione esposto al corteo di Firenze: “Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente”.
A Roma, dove secondo gli organizzatori sono scesi in piazza 20mila studenti, il corteo è partito dall’Esquilino e ha attraversato il centro fino a raggiungere il ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere. Tra bandiere palestinesi, cartelli e cori contro il governo e il riarmo. A Milano, migliaia di ragazzi hanno sfilato dietro lo slogan “Nessuno è straniero”. A Firenze, almeno duemila studenti di una quindicina di istituti superiori si sono ritrovati in piazza San Marco, con striscioni contro i tagli alla scuola e le misure sugli alunni stranieri. Mobilitazioni anche in Veneto, con cortei a Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, mentre a Bari centinaia di studenti hanno attraversato il centro cittadino per denunciare il carovita e le condizioni degli edifici scolastici. Ma la protesta ha coinvolto anche Torino, Genova, Bologna, Napoli e Cagliari, con cortei, striscioni e iniziative di contestazione. Davanti alla sede di Confindustria del capoluogo ligure è stato bruciato un carro armato di cartone. A Milano, invece, due immagini raffiguranti la premier e Valditara sono state appese a testa in giù vicino ad alcuni cassonetti e colpite con delle uova.
La maggior parte delle manifestazioni si è svolta pacificamente, con qualche momento di tensione, soprattutto a Torino e Roma. Nel capoluogo piemontese, in piazza Castello, alcuni manifestanti si sono staccati dal corteo, coprendosi il volto e lanciando pietre e altri oggetti contro le forze dell’ordine. La polizia ha caricato i giovani e usato gli idranti, costringendo i partecipanti ad allontanarsi verso via Po. Durante gli scontri, alcuni docenti e genitori hanno formato un cordone tra gli studenti e gli agenti. Il bilancio è di tre minorenni arrestati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e oltre 50 manifestanti identificati. A Roma, davanti al ministero dell’Istruzione, sono stati lanciati petardi e altri oggetti, provocando la reazione del ministro Valditara, che ha parlato di “aggressione alle istituzioni e teppismo politico”. Secondo i sindacati di polizia, nel corso della giornata una decinadi agenti è rimasta ferita.
Da Bruxelles, Meloni ha commentato solo gli episodi di violenza, accusando i leader delle opposizioni di non averli condannati. “Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine”, ha dichiarato la premier. Immediata la replica della segretaria del Pd Elly Schlein: “Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi degli italiani, anziché prendersela con loro”. Anche GiuseppeConte ha criticato l’esecutivo per la mancata risposta alle emergenze sociali: “Quattro anni di nulla, solo 14 miliardi extra in armi e difesa”, ha commentato il leader del Movimento 5 Stelle. Mentre AngeloBonelli ha ribadito la condanna di ogni forma di violenza, chiedendo però alla premier di “chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti italiani”.
La mobilitazione degli studenti proseguirà ben oltre il “No Meloni Day”. La Rete degli Studenti Medi ha lanciato la campagna nazionale “Generazione Fuoriclasse”, con l’obiettivo di dare continuità alle proteste nelle scuole e nelle piazze. Il prossimo appuntamento è già fissato per sabato 17 ottobre a Roma, dove gli studenti confluiranno nella manifestazione della Via Maestra. E le iniziative proseguiranno fino al 20 novembre. “Le criticità della scuola non sono problemi individuali: sono questioni politiche e collettive, che richiedono risposte strutturali”, spiega ancora Verdecchia. L’obiettivo è costruire una mobilitazione permanente, perché “le decisioni sulla scuola non possono essere prese senza ascoltare chi la attraversa ogni giorno”, conclude la coordinatrice nazionale.
Momenti di tensione a Torino quando il corteo degli studenti ha raggiunto Piazza Castello, dove ha trovato gli agenti di polizia a presidio della Prefettura. La polizia ha azionato l’idrante a più riprese contro i manifestanti. Contro le forze dell’ordine poste a protezione dell’edificio sono stati lanciati bastoni, pietre, uova e bottiglie a cui i reparti hanno risposto con l’utilizzo a più riprese di un idrante, qualche carica di alleggerimento e il lancio di qualche lacrimogeno. Al termine delle manifestazioni la questura ha dato notizia dell’arresto di tre minorenni per resistenza a pubblico ufficiale e l’identificazione di altri 50 giovani.
Dopo il movimento dell’idrante e il lancio di lacrimogeni si è verificata anche una carica di alleggerimento della polizia; il gruppo è stato allontanato e si dirige verso il Po. Proseguono alcuni lanci di bottiglie verso le forze dell’ordine. Tra i manifestanti e la polizia un gruppo di insegnanti per mano ha creato una catena umana per impedire ulteriori contatti.
“Non possiamo continuare a concepire che ci siano i soldi per le navi cargo, gli aerei militari, le bombe e i missili e non ci sono invece per l’istruzione pubblica”. Così Leonardo Giorgetti, studente dell’Istituto Renzo Rossi di Roma e militante di Opposizione studentesca d’alternativa (Osa), riassume i motivi per cui migliaia di studenti sono scesi in piazza venerdì 16 ottobre a Roma, come in altre città d’Italia. Moltissime le testimonianze di ragazze e ragazzi che raccontano edifici scolastici fatiscenti, in cui piove all’interno, mezzi inagibili e quindi inutilizzabili.
“Al Manara (liceo classico nel quartiereMonteverde) le aule non sono sufficienti – racconta una ragazza – per questo le classi sono costrette a fare una rotazione negli spazi che hanno e cambiare posto ogni ora“. “Noi abbiamo metà scuola abbandonata e inutilizzabile – le fa eco un altro studente – i controsoffitti sono crollati e l’aula magna è parzialmente allagata“. Durante il corteo, partito da via Cavour e diretto al Ministero dell’Istruzione di viale Trastevere, sono stati bruciati due cartoni raffiguranti le bandiere di Israele e degli StatiUniti.
“Chiediamo il ritiro del decreto Scuola – spiega Laura Teresi di Osa e studentessa del liceoCavour, primo edificio scolastico ad essere occupato nella Capitale – perché impone il 30% di tetto per gli studenti stranieri, chiediamo l’abolizione della riforma degli istituti tecnici e professionali, dove aumentano le ore di alternanza scuola e lavoro e soprattutto vogliamo che i 13 miliardi di euro stanziati dal governo Meloni per il riarmo siano indirizzati nella scuola”. Per questo gli studenti lanciano il prossimo appuntamento di piazza: lo sciopero generale indetto da Usb per il 30 ottobre.
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