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La Justicia ordenó una pericia psiquiátrica para la mujer que denunció por violación a Joaquín Levinton

Joaquín Levinton, acusado de violación

La Justicia ordenó que la mujer que denunció por violación a Joaquín Levinton atraviese una evaluación psicológica y psiquiátrica. La medida fue requerida por Alejandra Provitola, la jueza del caso, luego de que la denunciante se ausentara por presuntos motivos de salud mental a su citación en el marco de la causa el martes 6 de este mes. Así, Provitola fijó una nueva citación para que la mujer se presente la semana próxima y requirió el estudio al decano del Cuerpo Médico Forense de la Justicia de la Nación para evaluar el estado de la denunciante de cara a sus dichos.

En su pedido, la magistrada requirió que el Cuerpo Médico Forense determine “su estado psicofísico actual, con determinación de los rasgos fundamentales de su personalidad y estado de consciencia”, según confirmaron fuentes del caso a Infobae. También, que los peritos que dependen de la Corte Suprema verifiquen “si se encuentra en condiciones psicofísicas de prestar declaración testimonial o estar en juicio”.

Provitola, por otra parte, pidió una serie de puntos de pericia, además de la existencia de las consideraciones básicas para que la mujer acusadora declare o no. Entre ellas, si existen “indicadores de comportamiento compatibles con haber sido víctima de actos de violencia física, psicológica y/o sexual”, y también si “presenta signos compatibles con estrés post -traumático, fobias, depresión o alguna otra consecuencia derivada de eventos violentos o abusivos”.

Finalmente, requirió al CMF que determine si se recomienda un tratamiento, y si la denunciante presenta “riesgo cierto e inminente” para sí misma, o para otros.

Idas y vueltas

La jueza había archivado una denuncia realizada por la misma mujer en diciembre de 2023, y por el mismo delito, luego de que la presunta víctima negó incluso llamar al 911 para acusar al cantante de Turf y figura televisiva. Este archivo, incluso, fue ratificado en diciembre de 2024 por la Sala 7 de la Cámara. Levinton nunca fue sobreseído en este caso. La acusación, simplemente, no avanzó por falta de elementos.

En aquella causa de 2023, la jueza Provitola y su equipo agotaron las medidas para que la denunciante declare. En aquel entonces, la presunta víctima de “refirió que no había realizado ninguna denuncia y que no entendía por qué la policía la buscaba, ya que ella ni siquiera conocía a Joaquín Levinton”, apuntó la magistrada en aquel momento. Tres años más tarde, la denunciante acusó a Levinton de vuelta por los mismos hechos.

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Dalle primarie alle piazze, quando la politica non parla più alla società. L’analisi di Valbruzzi

C’è una politica che discute di leadership, candidature e assetti interni, mentre una parte della società manifesta un malcontento che fatica a trovare rappresentanza. È in questa frattura che si incrociano alcune delle principali questioni del dibattito pubblico: il campo largo alle prese con le primarie, la Lega che si avvicina al congresso senza aver sciolto il nodo della propria identità, le proteste che attraversano il Paese e un governo costretto a fare i conti con margini di bilancio sempre più stretti. Per Marco Valbruzzi, politologo che insegna Scienza politica all’Università Federico II di Napoli, il problema non riguarda soltanto la tenuta degli attuali equilibri politici, ma la capacità stessa dei partiti di interpretare trasformazioni sociali che procedono a velocità differenti. Un’analisi che si intreccia con il suo ultimo libro, Democrazie e no, appena uscito nelle librerie per Utet. Con una distinzione decisiva: il dissenso non è una patologia della democrazia, mentre lo è l’incapacità della rappresentanza di costruire un dialogo con chi protesta.

Professore, partiamo dal centrosinistra. Le primarie del campo largo potrebbero allargarsi oltre Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il pluralismo delle candidature è una risorsa o rischia di trasformare la competizione in una resa dei conti tra leader?

Il campo largo ha di fronte a sé un’occasione irripetibile: proprio mentre il governo attraversa una fase critica sul piano del consenso, dovrebbe essere in grado di proporre un’alternativa credibile a Giorgia Meloni e alle sue politiche. Invece, si sta attorcigliando su se stesso, discutendo dei propri problemi anziché di quelli degli italiani. Se ormai le primarie non si possono evitare, devono diventare l’inizio della campagna elettorale del centrosinistra, non la conclusione della competizione interna tra Conte e Schlein. Si facciano, dunque, bene e in fretta, garantendo agli elettori una scelta autentica e il pluralismo delle candidature. Altrimenti, sarà l’ennesima occasione persa.

Le piazze, intanto, raccontano un malessere che assume forme differenti. Quanto pesa la radicalizzazione del dissenso e quanto l’incapacità dei partiti di intercettarlo?

In questo momento esistono due proteste molto diverse, anche nelle modalità, al Nord e al Sud. Le mobilitazioni studentesche nelle grandi metropoli post-industriali del Nord si muovono in una dimensione distante da quella dei partiti e dei loro rappresentanti. I giovani vivono nel digitale e seguono comportamenti che rispondono alla logica degli algoritmi; i partiti sono ancora immersi nell’analogico e nei ritmi della politica organizzata. Sono due mondi che non comunicano. Non basteranno decreti o misure di ordine pubblico a risolvere il problema. Al Sud, invece, le proteste seguono ritmi più vicini a quelli della politica partitica, ma il contrasto con il governo è netto. Qui è in gioco anche la lunga luna di miele di Meloni con gli italiani. Le risposte non possono arrivare attraverso annunci anticipati sui social, ma richiedono provvedimenti economici che, in questa fase, il governo fatica a permettersi.

Passiamo alla Lega. L’ipotesi di una candidatura di Garavaglia al congresso può rappresentare un’alternativa a Salvini oppure siamo davanti soprattutto a una partita sulle liste elettorali?

Più che un congresso fondato su mozioni e visioni alternative della Lega, mi sembra una conta in vista della composizione delle liste per le prossime elezioni politiche. Il ruolo di Garavaglia è quello di garantire a sé e alla minoranza interna una quota di candidature per il prossimo Parlamento, evitando che Salvini e i salviniani esercitino un controllo pieno. Nel frattempo, il partito continuerà a vivere in una sorta di limbo, senza risolvere la propria crisi d’identità e, di conseguenza, quella della leadership. Il congresso, insomma, rischia di regolare i rapporti di forza interni senza affrontare le ragioni profonde della difficoltà politica della Lega.

Se il Carroccio dovesse cambiare pelle, quali conseguenze ci sarebbero per gli equilibri del centrodestra e per i rapporti tra Salvini, Meloni e Tajani?

In vista del 2027, il centrodestra resterà congelato nella sua composizione storica, quella proposta e imposta per la prima volta da Berlusconi. Ma se la coalizione dovesse uscire sconfitta dalle urne, potremmo assistere alla fine del centrodestra nella sua versione della Seconda Repubblica. Si aprirebbe allora una fase di rimescolamento, che imporrebbe da un lato una ridefinizione interna alla Lega e dall’altro un rapporto meno conflittuale con Futuro Nazionale. Il punto è che gli equilibri attuali possono reggere finché la coalizione mantiene la prospettiva di governare. Una sconfitta elettorale, invece, rimetterebbe in discussione non soltanto i rapporti tra i leader, ma anche il modello politico sul quale il centrodestra si è retto negli ultimi decenni.

Primarie, proteste e leadership in discussione: siamo davanti a una fisiologica ridefinizione degli equilibri democratici o a una crisi più profonda della rappresentanza?

Le proteste, anche quelle smodate e incontrollate delle ultime settimane, fanno parte della democrazia. La sua forza sta proprio nella capacità di assorbire, con tempi e strumenti diversi, le forme radicali di dissenso e opposizione che attraversano la società. Ce lo insegna la storia delle democrazie, compresa quella italiana. L’elemento nuovo di questa fase è però l’incapacità strutturale della rappresentanza partitica di costruire ponti stabili con il mondo nel quale vivono le nuove generazioni. Negli anni Sessanta e Settanta, partiti e movimenti, pur entrando spesso in conflitto, condividevano linguaggi e una grammatica politica comune. Oggi quei mondi sembrano vivere su pianeti diversi. È questa distanza, più ancora della radicalità delle singole proteste, a porre un problema alla democrazia italiana.

L’ultima questione riguarda la manovra economica. Quanto spazio ha il governo per tenere insieme taglio delle tasse, sostegno alle famiglie e crescita, senza compromettere gli obiettivi di bilancio?

Le manovre del ministro Giorgetti sono sempre state orientate alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, ma mai come quest’anno il governo deve fare i conti con proteste sociali e di piazza che potrebbero essere arginate più efficacemente attraverso stanziamenti incisivi. Meloni ha provato a forzare la mano nella trattativa con l’Europa per ampliare i margini di manovra, ottenendo risultati limitati, al netto della flessibilità sulle spese energetiche e di difesa, che consentirà comunque al Paese di respirare. L’impossibilità di costruire una manovra pienamente elettorale, orientata ad allargare il consenso in vista delle prossime politiche, è uno dei fattori che potrebbero spingere il governo a rinviare al prossimo autunno l’appuntamento elettorale, nella speranza che le proteste, soprattutto al Sud, si attenuino. Il problema è che i vincoli finanziari restringono lo spazio delle risposte economiche proprio nel momento in cui la pressione sociale richiederebbe interventi più consistenti.

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El curioso destino de un iPhone robado en el recital de Iron Maiden en Huracán

Steve Harris, bajista de Iron Maiden, y el inefable Eddie The Head (Infobae Centroamérica/Emerson Del Cid)

Los robos de celulares fueron una constante en el histórico show de Iron Maiden, ocurrido este último martes en el estadio de Huracán. Al menos dos delincuentes recibieron una paliza de manos de espectadores en el campo, en pleno concierto de la banda heavy. Los testimonios de damnificados de la noche del martes se repitieron en redes sociales al día siguiente, luego de que Infobae revelara el problema con una investigación periodística.

La situación no es una novedad: los pungas de teléfonos se volvieron una constante en recitales masivos durante los últimos cinco años. Los aparatos terminan revendidos a tan solo $50 mil pesos en cuevas y locales de galerías, donde son desguazados para repuestos, afirman fuentes en el submundo.

Cada robo, que le arruina la noche al espectador, es una historia. En medio de los bises del concierto, un joven comerciante de la zona norte sufrió el robo de su iPhone 15, a metros de la valla frente al escenario. En las últimas horas, el teléfono dio una señal de geolocalización a través de la aplicación Find My iPhone, que rastrea el rumbo de un aparato. El aparato fue encendido brevemente en el cruce de Lanín y Aconcagua, zona de Villa Celina, La Matanza. Luego, se apagó otra vez.

La ubicación no es para nada casual: el punto se encuentra a tres cuadras del Centro Comercial Copacabana, una feria allanada a mediados de este año por la Policía de la Ciudad. Cinco sospechosos, pertenecientes a la comunidad boliviana, fueron detenidos en la redada. La jueza Alejandra Provitola investigó a la feria Copacabana, precisamente, como el destino de varios celulares robados en recitales.

El cruce de Lanín y Aconcagua, donde se encontraba hoy el iPhone robado

En mayo último, un hombre denunció que le robaron su iPhone 16 durante un show de Divididos en mayo último. Aseguró en su reporte ante la Policía porteña que el teléfono Apple todavía enviaba sus coordenadas. Se encontraba, al parecer, en la calle Evaristo Carriego, Villa Celina. Otro teléfono, robado en el show de Las Pastillas del Abuelo en Ferro, se sumó a la causa. La aplicación Find My iPhone daba exactamente la misma coordenada.

Entonces, la jueza Provitola envió a la fuerza porteña a investigar. Así, encontraron a la feria Copacabana, “en cuyo interior funcionan diversos comercios dedicados a la venta y reparación de teléfonos celulares”, según el reporte policial del día. La feria tenía reseñas en internet. Otros usuarios comentaban que sus teléfonos, también robados, podrían encontrarse allí.

Así, la Policía de la Ciudad allanó la feria. Se incautaron 49 teléfonos, equipos de reparación de celulares, láminas de hidrogel. Entre los teléfonos incautados había 34 equipos telefónicos denunciados por robo, hurto o extravío que constaban en los registros del ENACOM. La Sala V de la Cámara, sin embargo, dictó la falta de mérito para los detenidos y ordenó a la jueza del caso robustecer las pruebas.

Mientras tanto, el joven comerciante de zona norte que vio su iPhone robado titilar en la pantalla prepara una doble acción, asesorado por su abogado. El letrado sabe que, en las últimas semanas, el fuero judicial porteño dictó un fallo de notable importancia para las víctimas de los robos punga de celulares en conciertos, una herramienta desconocida para los cientos de personas que sufrieron este delito.

El fallo

Primero, el abogado le aconsejó al comerciante que denuncie el hurto del celular ante el fuero porteño. Entre las pruebas que presentará se encuentra, por ejemplo, el código QR empleado como entrada en el concierto. Segundo, deberá realizar un reclamo en el área porteña de Defensa del Consumidor.

“Hacé la denuncia en fiscalía de CABA. y hace la denuncia en defensa del consumidor. Esto último contra la organizadora del evento y el club Huracán”, aseveró el letrado. La productora organizadora del concierto, como pudo verse en las pantallas gigantes del show, es Move Concerts Argentina.

¿Qué tiene que ver la productora? Simple. Hay relación de consumo. Quien compra una entrada es consumidor y el organizador es proveedor. Existe una obligación de seguridad.

En base a este vínculo, la Sala IV de la Cámara de Apelaciones en lo Contencioso Administrativo, Tributario y de Relaciones de Consumo ratificó una sentencia clave en mayo último contra Buenos Aires Arena, la operadora del Movistar Arena de Villa Crespo y la productora Trescientos, luego de que un hombre los demandara por el robo de su teléfono Motorola Edge 50 en el show de Ciro y Los Persas, realizado en el estadio en agosto de 2024.

Los camaristas Lisandro Fastman, María Machiavelli y Laura Perugini ratificaron el fallo de primera instancia que ordenaba a la operadora y a la productora pagar el valor del teléfono, la entrada del show y una multa basada en la Ley de Defensa del Consumidor por el valor de cinco canastas básicas. Por otra parte, aumentaron de $250 mil a $800 mil otra multa por daño moral. Finalmente, impusieron las costas a ambas empresas. El iPhone 15 robado al comerciante de zona norte hoy tiene un valor de mercado estimado en 800 dólares.

La Sala, al igual que el primer juez, “consideró aplicables las normas constitucionales y legales de protección al consumidor, que imponen un estándar reforzado de tutela, interpretación favorable y equilibrio en la relación jurídica”. En su respuesta, la productora afirmó que el demandante se encontraba participando “activamente del ‘pogo’ durante el desarrollo del espectáculo”. Así, intentó relativizar la posibilidad de un robo. El teléfono se le podría haber caído, tal vez, en el pogo.

La camarista Perugini determinó que el demandante “fue víctima de un hurto” que se produjo “en el marco de un espectáculo público con acceso restringido, organizado y controlado por el proveedor”. También, recordó otro detalle: la víctima había hecho una denuncia penal por el hecho, radicada en el Juzgado Criminal y Correccional N°6. En esa causa, un imputado “ofreció abonar una suma de dinero al actor para la reparación del daño” y así lograr una probation.

La misma camarista, también, recordó el artículo 42 de la Constitución Nacional que “garantiza los derechos de los consumidores y usuarios de bienes y servicios, establece la protección de su salud, seguridad e intereses económicos”.

En el caso del show de Iron Maiden, el teléfono se volvía un artículo inevitable: la entrada solo era validada en los molinetes a través de un QR dinámico desde una aplicación.

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150 impuestos y un Nobel de Economía

Robert E. Hall, de Stanford, y Michael Woodford, de Columbia, compartirán el Premio Nobel de Economía (Foto: REUTERS)

La Real Academia Sueca de Ciencias anunció que Robert E. Hall, de Stanford, y Michael Woodford, de Columbia, compartirán el Premio Nobel de Economía “por los fundamentos microeconómicos de la estabilización macroeconómica”. Es un premio merecido. Cuando las recetas keynesianas de los 70’ prometieron menos desempleo y dieron más inflación, ambos ayudaron a reconstruir la macroeconomía a partir de cómo deciden las familias y las empresas.

Sin embargo, el premio deja afuera la idea de Hall que más hizo por los pagadores de impuestos de todo el mundo. En diciembre de 1981, junto a su colega de la Hoover Institution Alvin Rabushka, publicó en The Wall Street Journal una propuesta que sonaba casi ingenua: gravar todos los ingresos una sola vez, a una tasa única y baja. Luego la convirtieron en el libro The Flat Tax. La tasa era del 19% y la declaración jurada debería caber en una postal.

Recién tras la caída del comunismo la idea encontró su hogar. Estonia adoptó una tasa única en 1994; le siguieron Rusia en 2001, Eslovaquia en 2004 y Georgia en 2005. Argentina demostró en los últimos años que el orden fiscal es posible. Pero equilibrar las cuentas dice poco sobre cómo se llenan. Entre Nación, provincias y municipios, los argentinos enfrentan más de 150 tributos. La evasión en Ganancias ronda el 50%, y lo que se pierde equivale a entre 4 y 5 puntos del PBI por año.

Quien hoy abre un pequeño negocio necesita un contador antes que un cliente. Su competidor grande paga especialistas para recorrer el laberinto; el informal directamente lo ignora. Como dice mi colega Marianela Mendoza, “la complejidad tributaria castiga al que produce y subsidia al evasor”.

Hall y Rabushka, edición argentina

Desde la Fundación Internacional Bases y Somos Innovación venimos trabajando en un impuesto de tasa única para la Argentina. Nuestro policy paper, encabezado por el economista Horacio Arana junto a Marianela Mendoza, adapta el modelo Hall-Rabushka a un país federal:

  • Una tasa única del 15 por ciento para personas y empresas.
  • Los ingresos tributan una sola vez, en la fuente, sin doble imposición sobre el ahorro y la inversión.
  • Deducción total de la inversión en el año en que se realiza.
  • Tasas municipales limitadas a servicios efectivamente prestados.

Lo que Argentina puede ganar

Primero, más recaudación con una tasa más baja. Cuando la alícuota es baja y las reglas entran en una página, evadir deja de ser negocio. Si la Argentina igualara la evasión de Chile, cercana al 25 por ciento, recuperaría entre 2 y 2,5 puntos del PBI por año: más o menos lo que hoy se destina a infraestructura. Sin subir un solo impuesto.

Segundo, inversión. A la Argentina no le falta talento, ni tierra, ni energía. Le falta capital, y el capital es famosamente asustadizo frente a códigos tributarios que necesitan un abogado para ser leídos.

Tercero, equidad: la misma regla para todos, sin regímenes especiales negociados en algún pasillo ministerial. Los once países que analizamos muestran el mismo patrón: más simplicidad, mejor recaudación, menos evasión, más inversión extranjera. Georgia, por ejemplo, cuadruplicó su recaudación. Estonia aumentó su recaudación bajando la alícuota.

¿No es esto un regalo para los ricos? Hall y Rabushka escucharon la objeción más de mil veces, y su respuesta sigue en pie. Los ricos son justamente quienes pueden pagar los agujeros de un código complicado; el almacenero de Rosario, no. Una alícuota alta que la mitad no paga es progresiva solamente en los papeles.

Este es un premio que vale la pena honrar. La Academia Sueca premió a Hall por enseñarles a los bancos centrales cómo estabilizar una economía. La Argentina podría homenajearlo de una manera más práctica: adoptando la idea que él y Rabushka pusieron en una postal hace 45 años. Las medallas están bien. Las reformas, mejor.

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La compra de eléctricos llega a una cuota récord del 30% en la UE en septiembre

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La movilidad eléctrica gana terreno gracias a las ayudas a la compra, los modelos más asequibles y un entorno de combustible caro. Así, las matriculaciones de coches eléctricos se dispararon en septiembre en varios países de la Unión Europea, hasta duplicarse en mercados clave como el francés o el alemán, y permitieron que rocen ya una cuota del 30%, un máximo.

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Invertir en letras del Tesoro gana atractivo... pero a medias por la inflación

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El perfil conservador de los ahorradores españoles convierte a las letras del Tesoro en una de las inversiones favoritas. Los títulos rondan el 3% en un entorno de mayores tipos de interés e inflación elevada. En las subastas más recientes las letras a doce meses se colocaron con un tipo medio del 2,99%, con el 2,96% anualizado a nueve meses; el 2,76%, a seis, y el 2,64%, a tres. La opción recobra atractivo, aunque hay varios factores a considerar, como que no logran batir la inflación.

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Con cambios de último momento y amplio apoyo opositor, el Gobierno aprobó una nueva ley de Discapacidad en Diputados

Cámara de Diputados

Tras un largo debate y negociaciones que se extendieron durante toda la tarde, el oficialismo logró consensuar un proyecto con los bloques aliados y la oposición dura para reemplazar la Emergencia en Discapacidad, que vence a fin de año. La nueva propuesta, que obtuvo una mayoría de dos tercios y ahora pasará al Senado, mantiene la pensión no contributiva por discapacidad, su actualización por inflación, el nomenclador universal de prestaciones y el arancel unificado.

Pasada la medianoche el tablero de la Cámara de Diputados informó que la aprobación se logró con 237 votos positivos, 9 negativos y 4 abstenciones. El peronismo terminó acompañando el proyecto porque los libertarios aceptaron gran parte de los cambios propuestos. El riesgo de que Milei termine vetando una prórroga de la Emergencia y la presión de las principales organizaciones del colectivo de discapacidad contribuyendo a que Unión por la Patria terminara votando junto con La Libertad Avanza.

También votaron a favor el PRO, la UCR, gran parte de Provincias Unidas, la Coalición Cívica y casi todos los bloques provinciales. La excepción fueron los diputados de Córdoba (de Provincias Unidas y Unión por la Patria) que se manifestaron en contra porque, según su visión, las organizaciones del colectivo no participaron de la elaboración de la ley. “Es una ley que se discutió sin los verdaderos protagonistas”, explicó Gabriela Estevez. Por su parte, la izquierda se abstuvo por la falta de actualización de las deudas con los prestadores.

A pesar de todo, la mayoría especial de dos tercios que se alcanzó hace virtualmente imposible que el Senado pueda introducir cambios o que Milei recurra al veto presidencial.

El misionero Oscar Herrera Ahuad, de Argentina Federal, fue uno de los principales interlocutores con el oficialismo junto con Juan Marino, Sabrina Selva, Eduardo Valdés y Victoria Tolosa Paz. Por el lado libertario, las encargadas de consensuar el texto fueron Laura Rodríguez Machado, Giselle Castelnuovo y Nicolás Mayoraz.

Las negociaciones habían comenzado hace casi dos meses cuando la oposición, a raíz de un pedido de las organizaciones de personas con discapacidad, comenzó a impulsar la prórroga de la Emergencia en Discapacidad que se había aprobado el año pasado y vence a fin de año. La oposición logró emplazar a las comisiones y se encaminaban a llevar su propuesta al recinto a mediados de octubre.

Para frenar esta ofensiva opositora, las espadas legislativas del oficialismo anunciaron que estaban trabajando, junto a sus aliados del PRO, la UCR y bloques provinciales, en un proyecto “superador” que permitiría terminar con la Emergencia -tal como pretende el Gobierno- pero al mismo tiempo brindaría una solución definitiva que garantice previsibilidad.

Las negociaciones se extendieron durante toda la tarde

Pero la situación se convulsionó cuando el Gobierno envió al Congreso el proyecto de Presupuesto 2027, que contenía un capítulo con fuertes ajustes en Discapacidad que no tenían nada que ver con las conversaciones en marcha. Tanto Martín Menem como Patricia Bullrich fueron tomados por sorpresa y hubo duros reproches al interior de la Mesa Política.

Ese capítulo del Presupuesto 2027 tomaba el criterio de “invalidez laboral” para el acceso a la Pensión No Contributiva por Invalidez Laboral y eliminaba el Certificado Único de Discapacidad (CUD) como vía directa de acceso al beneficio. También establecía la incompatibilidad absoluta entre la pensión y el empleo formal; y derogaba el arancel único del Nomenclador de Prestaciones Básicas, por lo que cada obra social, prepaga o provincia podría fijar sus propios valores, sin actualización automática por IPC.

Para desactivar la sesión de la semana pasada, el oficialismo se comprometió con sus aliados a dejar de lado el recorte incluido en el Presupuesto y propuso un proyecto que a grandes rasgos retoma los principales puntos del sistema vigente.

El texto consensuado ratifica el sistema de Pensiones por Discapacidad, equivalente al 70% del haber mínimo jubilatorio, y el Certificado Único de Discapacidad (CUD) como principal vía para acceder al beneficio, con un nomenclador universal de prestaciones y arancel unificado.

Por pedido de los aliados, también se mantuvo la compatibilidad entre la pensión y el empleo formal: habilita que las personas con CUD conserven la pensión si tienen empleo registrado o están inscriptas en regímenes tributarios, siempre que sus ingresos no superen dos salarios mínimos vitales y móviles.

Sin embargo, durante las horas previas a la votación referentes de la oposición pidieron más cambios para sumar su apoyo. Por ejemplo, garantizar que tanto las personas titulares de pensiones no contributivas por invalidez laboral como por discapacidad tengan el acceso a un programa de salud con las prestaciones básicas de la ley 24.901 (Programa Incluir Salud).

Por otro lado, para evitar futuros vetos o cuestionamientos del oficialismo, detallaron las partidas presupuestarias específicas del Ministerio de Salud que se destinarán a financiar el sistema y previeron compensaciones desde el Tesoro si resultaran insuficientes. Además, aclararon que el Gobierno deberá asegurar que el ingreso por beneficiario no pierda poder adquisitivo respecto del año anterior.

El proyecto también introduce mecanismos de control más estrictos. La Secretaría Nacional de Discapacidad realizará auditorías periódicas mediante el cruce de datos con organismos como Anses, Arca, Renaper y el SINTyS, con la posibilidad de suspender preventivamente un beneficio ante un incumplimiento objetivo, aunque bajo un “debido proceso inclusivo” que contempla notificación y rehabilitación provisoria.

Por último, el texto establece que si quedaran pendientes deudas con prestadores al momento de sancionarse la ley, el Poder Ejecutivo deberá difundir un cronograma de pagos dentro de los 30 días y cancelar los pagos dentro de los 90 días.

Los bloques de la oposición mantuvieron diálogo constante con las organizaciones de personas con discapacidad y decidieron votar a favor del proyecto porque para estas se logró ratificar con una ley “permanente” (en lugar de una emergencia que debe prorrogarse) gran parte del sistema vigente.

Al inicio del debate, el diputado Herrera Ahuad leyó los últimos cambios propuestos por la oposición y aclaró que si no eran aceptados en su totalidad, su bloque Argentina Federal no votaría favorablemente. “Pido el compromiso explícito de eliminar lo que hoy está en el Presupuesto 2027 remitido por el Poder Ejecutivo nacional”, dijo. A su turno el diputado libertario Gerardo Huesen adelantó que se aceptarían todas las sugerencias.

Juan Marino, de Unión por la Patria, reconoció que la oposición “no iba a tener el número” para prorrogar la Emergencia. “Empezamos a conversar con las organizaciones del colectivo y nos plantearon que vengamos a discutir para que el proyecto no contemple regresiones. En ese sentido, fueron receptados numerosos planteos”, explicó y remarcó que el dictamen final “es absolutamente contrario a lo que mandaron Milei, Caputo y Santilli en el Presupuesto 2027”.

Pablo Yedlin, diputado de Unión por la Patria

En la misma línea, Victoria Tolosa Paz, destacó: “Incorporamos garantías para que ambas pensiones tengan cobertura de salud, protegimos las asignaciones familiares, establecimos requisitos claros para acceder a las pensiones y defendimos la compatibilidad con el trabajo formal. También reforzamos el financiamiento, la participación de las provincias y las garantías para evitar bajas arbitrarias, con derecho a defensa y restitución cuando corresponda. Cada una de estas modificaciones fue fruto de la escucha y la negociación”.

La oficialista Laura Rodríguez Machado comenzó por señalar que la sensibilidad social “no se contrapone” con la responsabilidad fiscal y destacó el trabajo de los bloques que participaron de la negociación. No obstante, apuntó sus críticas contra los diputados de Córdoba que dijeron que las organizaciones del colectivo no participaron de la elaboración del proyecto: “Acá hay diputados que han dicho que no se ha trabajado lo suficiente. Muchos bloques ni siquiera han traído un papelito para defender los derechos que dicen representar”.

“Fue una victoria de Menem sobre Luis y Santiago Caputo porque no se hizo el recorte; de la oposición sobre el oficialismo porque impusimos un tema que no querían tratar; y de las organizaciones del colectivo de discapacidad sobre el Gobierno porque lograron establecer por ley el régimen vigente”, sintetizó un diputado de la oposición.

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Con el 7-O a cuestas y un Netanyahu omnipresente, Israel encara unas elecciones con final incierto

Las elecciones parlamentarias del 27 de octubre en Israel, las primeras desde las masacres de Hamás, vuelven a estar marcadas por la figura de Benjamin Netanyahu, como ocurre desde hace más de tres décadas. El primer ministro consiguió sobrevivir a la catástrofe de seguridad de los ataques del 7 de octubre de 2023 y, si bien las encuestas lo ubican en segundo lugar, conserva opciones de seguir en el poder ante las dificultades de armar una coalición en el variopinto bloque opositor.

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Karina Milei se reunió con el embajador de EEUU luego del anuncio de inversiones y el apoyo político

Heidi Gómez Rápalo, ministra consejera de la embajada norteamericana; el embajador de los Estados Unidos, Peter Lamelas, y la secretaria general de la Presidencia, Karina Milei

Con el presidente Javier Milei todavía de viaje en España, la secretaria general, Karina Milei, recibió este martes en la Casa Rosada al embajador de los Estados Unidos, Peter Lamelas, para continuar reforzando el vínculo entre ambos países, justo en un momento en el que comienzan a definirse la llegada de importantes inversiones en infraestructura, energía, minería y transporte, mientras caen otras.

La reunión coincidió con el avance del proyecto Corredor Andes-Atlántico, pero también con la decisión de Grupo México de retirarse de la licitación para privatizar el Belgrano Cargas, uno de los procesos que administración libertaria buscaba incorporar al esquema de capitales extranjeros.

Durante el encuentro, la funcionaria y el diplomático analizaron “la sólida relación bilateral“ entre ambas naciones, los “distintos proyectos de desarrollo e inversión que empresas americanas tienen en Argentina” y el “contexto político y económico” local, según informó oficialmente Presidencia.

La hermana del mandatario fue quien invitó al representante de la Casa Blanca, que fue a la cita acompañado por Heidi Gómez Rápalo, su ministra consejera y número dos de la Embajada.

La reunión se produjo mientras el Gobierno busca profundizar los vínculos con Washington y generar condiciones para que compañías estadounidenses participen de las obras previstas en sectores considerados estratégicos.

Peter Lamelas disertó en un evento organizado por la Cámara de Comercio de Argentina y Texas. (Embajador de Estados Unidos)

“Estamos poniendo la plata sobre la mesa”, expresó recientemente Lamelas, durante la cumbre de energía organizada por la Cámara de Comercio Argentina y Texas, en la que precisó que la gestión de Donald Trump ya comprometió 20 mil millones de dólares hasta el 2027, cifra que podría ampliarse dependiendo del desempeño de Milei en las urnas, anticipó.

Uno de esos proyectos es el mencionado Corredor Andes-Atlántico, una iniciativa conjunta que contempla inversiones de hasta USD 7.000 millones durante 2027 para ampliar la infraestructura de energía, minería, transporte y telecomunicaciones.

El programa, que fue anunciado en el marco de la última cumbre de líderes de la ONU, en Nueva York, apunta a conectar el noroeste argentino, donde se concentran recursos vinculados con la minería, y la cuenca de Vaca Muerta, con los puertos del Atlántico.

El esquema incluye obras ferroviarias, oleoductos, gasoductos, redes eléctricas, puertos, vías navegables y proyectos de conectividad digital.

De ese total, unos USD 6.000 millones están vinculados con Argentina LNG, el plan de exportación de gas natural licuado que lidera YPF junto con la italiana ENI y XRG, de Emiratos Árabes Unidos.

Un buque transportador de gas natural licuado, vinculado a la operación YPF Argentina LNG

La iniciativa cuenta con la posibilidad de acceder al respaldo de organismos estadounidenses como la Corporación de Financiamiento para el Desarrollo de Estados Unidos (DFC) y el Export-Import Bank (Eximbank).

El acuerdo bilateral también prevé identificar proyectos prioritarios para rehabilitar y ampliar líneas ferroviarias, entre ellas el Belgrano Cargas, cuya privatización fue incluida dentro de los sectores que podrían recibir inversiones bajo el Régimen de Incentivo para Grandes Inversiones (RIGI).

Sin embargo, en paralelo con la reunión en Casa Rosada, el Grupo México Transportes comunicó que no avanzará en la licitación para quedarse con la concesión ferroviaria, que tiene como fecha límite para presentar ofertas el 11 de noviembre.

“En relación con el proceso de licitación del Belgrano Cargas, Grupo México informa que ha decidido no avanzar en la contienda”, señaló la compañía, que era el único competidor extranjero que había manifestado públicamente su interés en el proceso y que había comprometido inversiones por hasta USD 3.000 millones.

Fuentes cercanas a la empresa precisaron a Infobae que existió “un interés genuino y prioritario” por el proyecto ferroviario argentino y que en los últimos meses se realizó “un análisis integral de la oportunidad”.

El Gobierno comenzó el proceso de privatización del Belgrano Cargas

No obstante, sostuvieron que la firma, que contaba con el respaldo de la Secretaría de Estado norteamericana, decidió retirarse al evaluar las condiciones del pliego y advertir la necesidad de mayores precisiones sobre aspectos técnicos que “todavía presentaban incertidumbres“.

Entre los cuestionamientos que planteó la empresa aparecía el funcionamiento del sistema de acceso abierto, conocido como open access. El modelo establece que el futuro concesionario deberá administrar y mantener la infraestructura ferroviaria, pero tendrá que permitir que otros operadores circulen por la red a cambio del pago de un peaje.

La compañía consideraba que la iniciativa no precisaba de qué manera se aplicaría ese mecanismo y advertía que un oferente con una propuesta de peajes bajos y menor nivel de inversión podría resultar más competitivo que otro dispuesto a modernizar las vías. “Son pliegos malos”, resumieron fuentes del sector.

La licitación comprende 7.594 kilómetros de vías a través de esas tres líneas, que recorren 16 provincias y tienen conexión con Brasil, Bolivia, Chile, Paraguay y Uruguay.

El Gobierno estableció un contrato de concesión por 50 años, sin subsidios estatales ni canon, en el que el adjudicatario obtendría ingresos por el cobro de peajes y por la explotación comercial de los inmuebles cercanos a la traza.

Tras la salida de Grupo México, siguen como posibles interesados el consorcio conformado por Aceitera General Deheza, Bunge, Cargill, Louis Dreyfus y la Asociación de Cooperativas Argentinas, además del Grupo Roggio y de la minera Rio Tinto, que podría participar como socia inversora de algún oferente.

La reunión de Karina Milei con el embajador estadounidense se dio, así, en un momento en el que el Gobierno busca sostener el impulso de los proyectos vinculados con el Corredor Andes-Atlántico y el RIGI, pero deberá resolver las dudas que plantearon potenciales inversores sobre los pliegos y las condiciones de las concesiones de infraestructura.

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Cómo es el negocio de los ladrones de celulares en los recitales

Iron Maiden en Huracán: show manchado por los pungas de celulares

Cerca de cuarenta mil personas asistieron ayer martes por la noche al show de Iron Maiden en el estadio de Huracán. Fue otro triunfo para la música pesada en la ciudad de Buenos Aires. La banda más emblemática de la historia del heavy metal celebró más de 50 años de historia con versiones perfectas de sus mayores clásicos, ante un público de todas las edades, con un show escénico de potencia simbólica total. El único problema fueron los ladrones de celulares.

Un joven comerciante que se aventuró a pocos metros de la valla frente al escenario al momento de los bises sintió como, en un segundo, su iPhone 15 desaparecía de su bolsillo. A dos metros de distancia, otra víctima formaba un anillo y pedía linternas para encontrar el teléfono que creía caído en el suelo. Segundos más tarde, supo que lo habían robado de su bolsillo. Horas más tarde, las quejas de robos se repetían en redes sociales. Al menos dos rastreros, según testigos, fueron atacados a golpes por miembros del público, una venganza en el campo del Tomás Ducó.

El problema no es nuevo, tampoco específico a un solo espacio: es transversal, un delito que se volvió moda y que ocurre en cualquier show masivo donde haya gente de pie.

El robo de celulares ocurre con fuerza desde el regreso de los shows en vivo tras la pandemia, se repite entre estadios de fútbol, salas de conciertos. Le amarga la vida al espectador que, precavido, pasa dos horas de pie con las manos en los bolsillos, esperando sentir ese manoseo, ante la chance de comerse el garrón.

Pero ese “punga” furtivo -o también capaz de darle una paliza a una mujer por un teléfono- es solo el primer paso: el teléfono que se roba en un show sigue una cadena que funciona hace años, perfectamente aceitada, que la Justicia porteña ya investigó.

Los artistas del robo

Hay artistas del robo. El 16 de septiembre de 2025, un sospechoso fue detenido por la división Prevención en Eventos Masivos de la Policía de la Ciudad con trece aparatos encima en el show del grupo Limp Bizkit en el Parque Sarmiento.

El hombre, de 39 años, oriundo de Lanús -que terminó con una causa por robo en el Juzgado N°24-, intentó correr de vuelta al predio para intentar zafar de un cacheo. Llevaba una calza bajo el pantalón, con todos los teléfonos apilados. Varios fueron devueltos a sus dueños tiempo después por la fuerza porteña. Un mes más tarde, otros dos pungas con diez aparatos entre ambos eran arrestados en el show del rapero Ysy A en Mandarine Park, Punta Carrasco.

El concierto de Milo J en Villa Crespo, que atrajo a casi 13 mil personas en junio del año pasado, terminó con otros cuatro detenidos por el mismo delito. Todos ellos tenían sus particularidades.

2025: teléfonos robados en el show de Limp Bizkit

Nahuel S., de 24 años, estaba registrado como mensajero en ARCA; tenía un domicilio a pocas cuadra del Riachuelo, en Lanús Oeste. Hoy le debe $5 millones a billeteras virtuales, bancos y tarjetas de crédito. Había pagado el monotributo por última vez poco antes de ser detenido. Damián G., de 34 años, era un ex trabajador fabril oriundo de González Catán, aunque decía vivir en Valentín Alsina.

Cristian R., otro lanusense que pasó por una decena de empleos en blanco en su vida, fue arrestado tras un cacheo preventivo de los efectivos de seguridad del lugar a la salida del show. Llevaba otros nueve teléfonos encima.

Ninguno de los mencionados fue condenado hasta hoy. Estos presuntos pungas son solo el comienzo de la cadena. Los teléfonos robados en recitales siguen la cadena de cualquier teléfono robado en CABA: termina, casi invariablemente, en cuevas de desguace en locales y galerías, donde históricamente se compran los aparatos robados.

¿Cuánto reciben estos ladrones? Poco y nada. Una histórica fuente en el negocio de la telefonía asevera: “Les dan $50 mil por aparato. No se pueden abrir sin la clave. Entonces, se los compran por monedas para reventarlos por repuestos”.

A veces, las aplicaciones de rastreo de los iPhone dan una pista. En mayo último, un hombre denunció que le robaron su iPhone 16 durante un show de Divididos en mayo último. Aseguró en su reporte ante la Policía porteña que el teléfono Apple todavía enviaba sus coordenadas. Se encontraba, al parecer, en la calle Evaristo Carriego, zona de Villa Celina, La Matanza.

Teléfonos robados en el show de Ysy A

La feria donde todo termina

Este teléfono no era el único robado en un concierto porteño que apuntaba a esta dirección en Villa Celina. La Justicia, con el fiscal Marcelo Munilla La Casa y la jueza Alejandra Provitola, descubrió que otro aparato, denunciado tras un show de Las Pastillas del Abuelo en Ferro, habría terminado en el mismo lugar.

La Policía de la Ciudad siguió al GPS. Allí, encontraron una feria llamada Copacabana, “en cuyo interior funcionan diversos comercios dedicados a la venta y reparación de teléfonos celulares”, según el reporte policial del día. La feria tenía reseñas en internet. Allí, otros damnificados se quejaban de que sus teléfonos dormían en Copacabana el sueño del robo y el hurto.

“Me robaron el iPhone en el Quilmes Rock. Me llamó una chica que dijo que lo tenía para devolvérmelo, pero solo quería mi clave”, afirmó una comentarista.

Los comentarios online de la Feria Copacabana

Así, la Policía de la Ciudad allanó la feria. Se incautaron 49 teléfonos, equipos de reparación de celulares, láminas de hidrogel. Cinco sospechosos, pertenecientes a la comunidad boliviana local, fueron detenidos. Entre los teléfonos incautados había 34 equipos telefónicos denunciados por robo, hurto o extravío que constaban en los registros del ENACOM.

En paralelo, otras cuatro víctimas de los robos en el show de Divididos se sumaban a la historia. Una de ellas aseveró que los ladrones lograron entrar a su cuenta bancaria para robarle medio millón de pesos que terminaron en manos de un tal Douglas M., un joven de 29 años con domicilio en Villa Jardín. Más víctimas apuntaban a la feria Copacabana, víctimas de pungueos en el Cosquín Rock de Córdoba, de asaltos motochorros en el conurbano.

Provitola procesó con prisión preventiva a los cinco acusados por integrar una asociación ilícita dedicada al hurto y la recepción de bienes ilícitos, con embargos de hasta $20 millones. Sin embargo, la Sala V de la Cámara de Apelaciones les dio la falta de mérito el 15 de julio. al asegurar que faltaban pruebas.

El punga y la galería son dos extremos del circuito. En el medio, hay otro problema: ¿quién deja entrar al delincuente?

Es bastante cómico pensar que un punga se paga la entrada de $100 mil o más en varios casos para ir a robar. Los damnificados apuntan a supuestas connivencias de barras en estadios, o rastreros en otras connivencias en salas de conciertos sin vínculos con club de fútbol alguno. Sin embargo, estas sospechas no fueron reivindicadas a nivel judicial en la historia reciente: nunca un patovica fue imputado por abrirle a puerta del show a un delincuente.

Una de las detenidas en la redada de la Feria Copacabana

El problema, sin dudas, repercute en las productoras de conciertos. Varios promotores fueron consultados para esta nota. Algunos pusieron cara de circunstancia. Uno de ellos recordó un episodio reciente en el espacio C. Art Media de Chacarita. Allí, una joven aseguró que su teléfono terminó robado. Buscaba responsabilizar a la productora. El productor, lejos de preguntarle a un abogado, le preguntó a Claude. La IA le respondió que la damnificada tenía un punto.

“Hay un tema con la Ley del Consumidor”, asevera el productor, en base a la consulta con Claude: “Hay relación de consumo. Quien compra una entrada es consumidor y el organizador es proveedor. Existe una obligación de seguridad. La responsabilidad es solidaria; esta chica puede reclamarle a cualquiera de la cadena, es decir a vos como productor, al espacio y eventualmente a la ticketera”.

Sin embargo, esta damnificada tiene que acreditar que el teléfono le fue sustraído dentro del predio. La denuncia policial es una declaración unilateral y la entrada solo prueba que asistió al concierto, lo que se vuelve su punto más débil.

Mientras tanto, una técnica, tal vez efectiva, tal vez no, se implementa en ciertos boliches porteños como Deseo, sobre la avenida Chorroarín en Villa Ortúzar, hoy muy de moda. Al salir, uno debe mostrar su teléfono desbloqueado.

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Tras aprobar la Ley de Discapacidad, la sesión sigue en Diputados por el proyecto de endeudamiento familiar

La Cámara de Diputados sesiona este miércoles con un temario atravesado por proyectos sensibles para el Gobierno: endeudamiento familiar, discapacidad y Ley de Tierras.

La tarde estuvo atravesada por la discusión en torno a la ley de inviolabilidad de propiedad privada, donde el oficialismo registró una victoria pírrica: logró aprobarla, pero tuvo que sacar del proyecto la eliminación de la Ley de Tierras, norma que impone límites a los extranjeros para la compra de inmuebles en Argentina.

Luego se aprobaron las leyes de trazabilidad de medicamentos, impulsada por el impacto de la tragedia que provocó la distribución de fentanilo contaminado, y el aumento de penas contra el vandalismo rural.

La sesión continúa con el debate de la Ley de Discapacidad, en medio de negociaciones entre el oficialismo y aliados para consensuar un texto común.

Luego se espera la discusión de un proyecto para aliviar la situación de familias endeudadas.

Desde Unión por la Patria criticaron el proyecto oficialista y exigieron soluciones para afrontar el problema

El diputado Luque advirtió que Comodoro Rivadavia pasó de ser la ciudad argentina con menor índice de desempleo y pobreza a afrontar una crisis por endeudamiento

Durante las intervenciones de los integrantes de Unión por la Patria, los diputados criticaron al Gobierno por enviar a los deudores a aprender de educación financiera y no darles herramientas para solucionar la situación económica. “Estamos exigiendo desde nuestro bloque tratar un proyecto que deje de tomarle el pelo a los argentinos”, apuntó el chubutense Juan Pablo Luque.

En el caso de Luque, se enfocó en la situación que atraviesa Chubut. “300 mil habitantes se encuentran en situación de endeudamiento, un 30% por encima de la media de nuestro país”, alertó al indicar que, de ese total, 75 mil personas están en mora.

“Es una decisión directa de este gobierno de abandonar a las provincias productoras como Chubut y Santa Cruz”, cuestionó el diputado chubutense al remarcar que en Comodoro Rivadavia la tasa de desempleo pasó del 2% a 9,5% en menos de doce meses.

Por otro lado, los diputados Jorge Taiana, Kelly Olmos y Hugo Yasky cuestionaron los créditos personales otorgados por las billeteras virtuales. “Le han dado apertura a un juego perverso”, acusó Taiana al sostener que las fintech incurrirían en el delito de la usura.

“Más de 6 millones de argentinos han ingresado en mora”, resaltó Olmos al indicar que varios ya se encontraban en situación 4 e, inclusive, 5. Además, advirtió que la situación empujaría al modelo económico a la recesión técnica.

De la misma forma, Julia Strada sostuvo que “es un problema de ingresos; eso explica que el 40% de la PEA (Población Económicamente Activa) esté morosa”. Asimismo, señaló que “si es un problema macroeconómico, hay que hacerse cargo desde la política”.

Lousteau expuso que un tercio de los deudores está en mora y aseguró que no alcanza con bajar la inflación

El integrante de Provincias Unidas criticó el plan económico del Gobierno nacional

El diputado Martín Lousteau afirmó que el aumento de las tasas de endeudamiento familiar fue producto de la pérdida de poder adquisitivo y el incremento de los gastos fijos. “La gente perdió 10% del poder adquisitivo”, sostuvo al considerar que, en determinados sectores, el porcentaje llegaba al 25%.

“Producto de cómo fue diseñado el plan económico, subieron los gastos fijos de la familia”, cuestionó el integrante de Provincias Unidas. Así, puso como ejemplo que en el AMBA se registraron subas del 501% en la electricidad, 2071% en el gas y 1442% en el transporte. “Todo eso es mucho más que la inflación, que es 336%”, apuntó.

En este contexto, Lousteau ironizó: “Cuando la inflación baja, ¿qué sentido tiene pagar el supermercado con tarjeta de crédito?“. Asimismo, planteó que la situación empeoró con el otorgamiento de los préstamos personales y advirtió que “un tercio no lo puede pagar y está en mora”.

Comenzó el debate por la Ley de Endeudamiento Familiar

Tras la aprobación de la Ley Inviolabilidad de Propiedad Privada y la media sanción de Discapacidad, continúa el debate por el endeudamiento familiar

El último tema de la sesión será el proyecto oficialista sobre endeudamiento familiar y mora. La iniciativa propone reforzar la educación financiera, ampliar la información disponible para los consumidores —con mayor claridad sobre tasas y costos— y prevenir situaciones de sobreendeudamiento. No contempla, sin embargo, límites a las tasas de interés ni quitas de capital o intereses.

También busca fijar condiciones para los créditos otorgados mediante plataformas digitales. Exige una doble validación de identidad y aceptación, prohíbe considerar el silencio o las opciones preseleccionadas como consentimiento y establece la entrega inmediata de las condiciones contractuales en formato digital.

En cambio, Unión por la Patria, la Coalición Cívica y un sector de Provincias Unidas impulsan declarar la emergencia por 180 días. Su propuesta incluye un mecanismo de refinanciación para deudas de hasta dos canastas básicas totales, según el Indec. El esquema aplicaría la tasa TAMAR —correspondiente a los plazos fijos mayoristas— más un 25 % sobre el costo financiero total.

El Gobierno aprobó la Ley de Discapacidad, tras sumar un amplio apoyo de los bloques opositores

Con una amplia mayoría, el Gobierno logró la media sanción

Luego de que concluyera el debate por la Ley de Discapacidad, el Gobierno logró la media sanción de la iniciativa. Con un total de 237 votos positivos, 9 negativos y 4 abstenciones, el proyecto será enviado al Senado para que se analice y debata sobre los cambios aceptados por el oficialismo.

Tras concluirse la votación en general, el recinto legislativo continuó con la votación particular de cada capítulo. Bajo la modalidad a mano alzada, los diputados aprobaron todos los capítulos de la norma.

Laura Rodríguez Machado aseguró que “la sensibilidad social no se contrapone a la responsabilidad fiscal”

La diputada libertaria sostuvo que es necesario trabajar en conjunto y con responsabilidad fiscal para garantizar los derechos de las personas con discapacidad

Al cierre del debate, la diputada libertaria Laura Rodríguez Machado defendió la naturaleza del proyecto en contraposición a la Ley de Emergencia en Discapacidad. “La condición de discapacidad en la mayoría de los casos es permanente; por lo tanto, su solución no puede ser transitoria, también tiene que ser permanente y acompañarlos toda la vida”, sostuvo.

A pesar de que señaló que la discapacidad “es un tema que tiene que unir a todos los argentinos”, la integrante del bloque de La Libertad Avanza (LLA) hizo referencia a los fondos destinados al apuntar que “la sensibilidad social no se contrapone a la responsabilidad fiscal”.

“Ahora hay un horizonte, siempre puede ser perfectible”, remarcó la diputada al agradecer a los opositores que contribuyeron a modificar la iniciativa. No obstante, criticó a los bloques que criticaron al oficialismo, pero que se habrían negado a dialogar con ellos.

“Miremos bien ese tablero de quiénes se suman a esa tarea titánica de sacar al colectivo de la discapacidad de una emergencia y darle leyes duraderas para siempre”, concluyó.

Natalia de la Sota cuestionó la propuesta oficialista y señaló que buscaría mostrar “apertura” por la venida del papa León XIV

Natalia de la Sota pidió que el proyecto vuelva a ser tratado en comisión, con la participación del colectivo de discapacidad

Durante su intervención, la diputada Natalia de la Sota fue contundente con sus críticas contra el Gobierno y el proyecto de ley de Discapacidad, tras acusarlos de intentar mostrar una apertura al colectivo por la visita del papa León XIV en noviembre.

“Nos cuesta pensar que responde a apertura, preocupación por el colectivo de discapacidad y no a una necesidad coyuntural de estar en condiciones por la venida del papa León”, apuntó.

Al mismo tiempo que la representante de Defendamos Córdoba sostuvo que “este gobierno ha maltratado la discapacidad”, cuestionó la intención de las autoridades nacionales de resolver la problemática.

“A juzgar por el presupuesto presentado, no va a suceder después de que se vaya el papa León”, indicó de la Sota. Por este motivo, pidió que el dictamen vuelva a comisión y pidió el apoyo del recinto para darle “la posibilidad a las personas con discapacidad de ser parte”.

El peronismo reclamó incumplimientos del Programa Federal Incluir Salud

Mukdise reclamó por la falta de cumplimiento del programa Incluir Salud

En medio del debate sobre el proyecto de ley en materia de discapacidad, varios diputados de Unión por la Patria cuestionaron la falta de acceso a la salud e incumplimientos de Incluir Salud, el programa federal creado para que los titulares de pensiones no contributivas sin obra social cuenten con cobertura médica.

“La emergencia va a desaparecer cuando Incluir Salud cumpla con las prestaciones”, sostuvo el santiagueño Jorge Mukdise al señalar que en su provincia existirían casos que habrían perdido el acceso al programa y a las pensiones por “auditorías deficientes”.

De la misma manera, el sanjuanino Cristian Andino también señaló casos similares de personas con discapacidad que habían dejado de cobrar la ayuda social sin haber sido notificadas. No obstante, afirmó que votaría a favor de la iniciativa, tras lograr que el oficialismo acepte los cambios propuestos. “Se incorporó que cuando haya una baja, se le dé un plazo para que pueda hacer el descargo respectivo”, indicó.

Casi al final del debate, el presidente del bloque peronista, Germán Martínez, expuso que “los colectivos de las personas con discapacidad no tienen confianza en esta ley”. Por esto, pidió a la miembro informante que trabajen “para que todo lo que hoy estamos aprobando tenga su correspondencia en el debate del presupuesto”.

Gabriela Estévez: “Las personas con discapacidad no han participado del debate”

La diputada cordobesa afirmó que no votará a favor de la propuesta oficialista

Luego de que el oficialismo aceptara cambios para lograr la media sanción de la Ley de Discapacidad, la diputada Gabriela Estévez criticó la falta de participación del colectivo de personas con discapacidad. En medio de su intervención, la diputada cordobesa de Unión por la Patria (UP) apuntó: “No se ha seguido la convención de derechos con personas con discapacidad”.

En línea con esto, la legisladora consideró: “Nosotros entendemos que hay que abrir esta discusión”. Por este motivo, anticipó su voto al afirmar que no acompañará el proyecto de ley.

La Libertad Avanza aceptó cambios y se encamina la ley de Discapacidad

Numerosas marchas sostuvieron el reclamo al Gobierno en defensa de las pensiones por discapacidad (Fotografía: RS Fotos)

La Ley de Discapacidad obtuvo el consenso de oficialistas y opositores en la Cámara de Diputados. Fue luego de el bloque de La Libertad Avanza aceptara cambios propuestos por la oposición. Las modificaciones apuntan a mantener beneficios para las personas con discapacidad que no estaban contemplados en el proyecto original.

Si bien el objetivo del peronismo y otros legisladores opositores era prorrogar la ley de emergencia que se encuentra vigente, los cambios que se introdujeron en el debate durante la sesión especial destrabaron el proyecto.

El misionero Oscar Herrera Ahuad fue el encargado de leer y enumerar las modificaciones introducidas y el libertario Huesen ratificó que el oficialismo aceptará todo lo propuesto.

Diputados aprobó un proyecto que eleva las penas contra el vandalismo rural

Un patrullero de la policía rural permanece en la entrada del campo donde un joven falleció a causa de un disparo accidental. (FM La Marea)

El proyecto impulsado originalmente por el PRO incorpora dos figuras penales nuevas al Código Penal de la Nación, orientadas a proteger establecimientos rurales frente al ingreso no autorizado y los daños a la producción agropecuaria.

El artículo 1° incorpora el artículo 150 bis, que reprime con prisión de un mes a un año a quien entre en un establecimiento rural, terreno o sus dependencias contra la voluntad expresa o presunta de quien tenga derecho a excluirlo. La norma presume esa voluntad de exclusión por la sola existencia de cerramientos, vallas, muros, alambrados o señales que indiquen la prohibición de ingreso.

No obstante, el texto prevé excepciones: el delito no se configura cuando el ingreso responde a una necesidad justificada, razones de auxilio, o cuando el lugar no permite distinguir con claridad el límite con la vía pública.

La pena se eleva hasta dos años cuando el ingreso obstaculiza de manera sustancial la actividad productiva rural, o cuando crea un peligro concreto para la vida, la integridad física de las personas presentes, o la sanidad de los animales o cultivos de la explotación.

Los artículos 2° y 3° incorporan el artículo 184 bis, que reprime con prisión de dos a ocho años y multa de tres a doce veces el valor del daño causado a quien destruya, inutilice, suprima o dañe de cualquier modo elementos que afecten de forma directa el ciclo productivo, las existencias de materias primas o la infraestructura de un establecimiento rural.

La norma enumera los bienes especialmente protegidos: cereales u oleaginosas no cosechados o almacenados en silobolsas y otros contenedores; bosques, viñas, olivares, cañaverales, algodonales y yerbatales; ganado, aves de corral y animales de granja; leña o carbón apilados; alfalfares y otros forrajes; y los productos mencionados durante su transporte.

Con amplio consenso se aprobó en Diputados el sistema de trazabilidad del fentanilo y medicamentos de alto riesgo

La tragedia del fentanilo contaminado ocasionó más de 100 muertes

La Cámara de Diputados aprobó por amplia mayoría la creación del Sistema de Trazabilidad de Medicamentos de Alto Riesgo y de sus Ingredientes Farmacéuticos Activos (IFAs).

La iniciativa responde a la tragedia sanitaria de 2025, cuando el fentanilo contaminado elaborado en HLB Pharma y Laboratorios Ramallo causó más de 100 muertes y afectó a otras 44 personas. Tras el caso, la Cámara creó por unanimidad una Comisión Especial Investigadora, cuyo informe final recomendó la trazabilidad de medicamentos críticos.

El diputado libertario Manuel Quintar, presidente de la comisión de Salud, señaló que el proyecto tuvo como origen la tragedia del fentanilo y celebró que se aprobó por unanimidad en comisión y recibió amplio apoyo en el recinto. “Es importante demostrar que podemos ponernos de acuerdo ante un tema tan importante”, dijo.

En la misma línea, Silvana Giudici destacó que “es la primera vez que logramos trabajar con la madurez suficiente para dar respuestas concretas a los familiares de esta tragedia”.

Los legisladores en la sesión especial en el recinto de la Cámara de Diputados el 21 de octubre.

“Pido perdón en nombre de un Estado que debió haber evitado esta tragedia. Y asumo el compromiso de transformar el dolor de las familias en respuestas concretas. El Estado falló en su obligación de cuidar la vida; hoy damos un paso para que la falta de controles y de herramientas no vuelva a provocar muertes evitables. Por las víctimas, por sus familias y por el derecho a la salud, tenemos la responsabilidad de garantizar que nunca más la vida de los argentinos quede librada al azar”, agregó la diputada de Unión por la Patria, Victoria Tolosa Paz.

La propuesta establece la trazabilidad obligatoria y en tiempo real de los fármacos inyectables parenterales (intravenosos, intramusculares, intratecales, entre otros) y de sus materias primas. También exige un registro digital en cada etapa: importación, producción y distribución. El registro llega hasta la administración efectiva, vinculada al identificador clínico del paciente dentro del establecimiento hospitalario.

La norma crea también un Protocolo de Eventos Críticos de Salud. Ante sospechas de contaminación o eventos adversos, obliga a notificar en simultáneo a Nación, Provincias y ANMAT dentro de las 24 horas. También fija una Alerta Sanitaria Inmediata, con aviso a nivel nacional y bloqueo preventivo de los lotes sospechosos en un máximo de 6 horas.

Por otro lado, la iniciativa incorpora un régimen sancionatorio especial para las faltas graves, como la falsedad u omisión de datos de trazabilidad o el incumplimiento de inmovilizaciones. Las penas incluyen multas elevadas, suspensiones, clausuras definitivas y comiso. Su aplicación será federal, articulada mediante el Consejo Federal de Salud (COFESA), y con alcance a todas las jurisdicciones.

Tras las muertes por fentanilo contaminado, Diputados debate una ley de trazabilidad de medicamentos

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Aprobaron la ley de Inviolabilidad de la Propiedad Privada

El tablero de la Cámara de Diputados de Argentina registra el resultado afirmativo de la votación sobre la Ley de Inviolabilidad de la Propiedad Privada con 239 votos a favor.

El gobierno logró aprobar la denominada Ley de Inviolabilidad de la Propiedad Privada. Sin embargo, el oficialismo en Diputados debió quitar del proyecto original la derogación de la Ley de Tierras, una norma que establece límites a extranjeros para la compra de inmuebles en el país.

En consecuencia, la Ley de Tierras ya no correrá riesgo de ser eliminada por el Congreso, mientras continúa la discusión judicial por el decreto 70/2023, que también intentó derogarla.

La norma que logró sancionar la Cámara de Diputados deberá regresar al Senado para su aprobación final, debido a los cambios.

Si el Senado confirma todo el recorrido que registró el proyecto del oficialismo hasta aquí, la Ley de Inviolabilidad de Propiedad Privada impone regulaciones sobre los desalojos de inquilinos, usurpaciones y expropiaciones por parte del Estado. Su espíritu es proteger los derechos de propiedad de los dueños en todos los casos.

Ley de Tierras: Ferraro dijo que los libertarios “están reculando en chancletas”

Ferraro señaló contradicciones en el Gobierno

El diputado de la Coalición Cívica ARI, Maximiliano Ferraro, calificó de inconstitucional el DNU 70 durante el debate sobre la inviolabilidad de la propiedad privada. El legislador remarcó que el oficialismo intentó debilitar las normas que limitan la compra de tierras por parte de extranjeros y protegen recursos estratégicos.

“Pretendían llevarse puesta la Ley de Tierras, la Ley de Integración Sociourbana de los Barrios Populares en la Argentina y la Ley de Manejo del Fuego. Fracasaron en el Senado y quedó bastante poco de aquel disparate del ministro Sturzenegger. No porque el gobierno haya entrado en razones, sino por los cuestionamientos institucionales, judiciales, pero, sobre todo, por la presión de gran parte de la sociedad”, dijo.

El diputado también sostuvo: “Prometen seguridad jurídica pero degradan constantemente la democracia y al debate público. Dicen defender la soberanía nacional, pero pretenden la derogación de leyes que protegen nuestros recursos estratégicos como la tierra. Todo DNU es cuestionable, y el DNU 70 es inconstitucional”.

“Hoy tenemos al oficialismo reculando en chancletas y proponiendo dejar sin efecto un artículo de un DNU totalmente inconstitucional que defienden a capa y espada. Y esto después de haber intentado eliminar de un plumazo por decreto y debilitar lo que era la limitación de la compra de extranjeros en lo que respecta a la tierra”, afirmó.

“Ojo con lo que va a pasar en Diputados”: la advertencia de la oposición por la ley para endeudados

El diputado Juliano lanzó un advertencia por la ley para las familias endeudadas que puede salir de la Cámara de Diputados (Cámara de Diputados)

El diputado de Provincias Unidas, Pablo Juliano, alertó que el oficialismo busca tratar un proyecto “que sólo incluye cursos de educación financiera” como solución para las miles de familias con problemas de deudas en Argentina, en contraste con la iniciativa opositora que busca aliviar a las familias, con planes de pago y refinanciación para quienes no logran cubrir sus gastos mensuales.

Juliano advirtió que La Libertad Avanza (LLA) y aliados están negociando un proyecto que plantea cursos de educación financiera, pero no una solución para quienes tienen deudas, cuyo número crece, aseguró.

La iniciativa opositora, en tanto, propone un plazo de seis meses para acceder a acuerdos, con cuotas que no superen el 30% de los ingresos y sin costo fiscal.

Negocian cambios en Discapacidad

La Cámara de Diputados de Argentina celebra una sesión en el recinto para debatir la derogación del Decreto de Necesidad y Urgencia 70.

Apenas comenzó el debate por la ley de Inviolabilidad de la Propiedad Privada muchos diputados de todos los bloques se pararon y se retiraron del recinto.

Esto no tuvo nada que ver con una decisión de vaciar el recinto o de irse a almorzar ya que se fueron a los despachos del último piso del Palacio Legislativo para tratar de acordar un proyecto de ley en Discapacidad. “Si hay acuerdo, se adelanta el tema” que hoy está en el anteúltimo lugar, dejaron trascender.

El acuerdo que se está trabajando es si el oficialismo acepta todos los pedidos del diputado nacional por Misiones y presidente del bloque Argentina Federal, Oscar Herrera Ahuad. “Si el oficialismo aceptan todo lo que pide Oscar hay que acompañarlo y en todo caso pelear que saquen el recorte del Presupuesto”, señaló un diputado del peronismo. “Si se acepta todo cuando vayamos a debatir presupuesto se cambia ahí”, señaló un diputado de LLA.

El diputado misionero Oscar Herrara Ahuad

Las conversaciones están centradas en los puntos que pide el misionero. En el caso de las pensiones no contributivas (artículos 5° y 6°) sustituye el artículo 9° de la Ley 13.478. Mantiene los requisitos para acceder a la pensión: Certificado Único de Discapacidad (CUD), DNI, ciudadanía argentina (o residencia de cinco años para extranjeros), ingresos netos inferiores a dos salarios mínimos vitales y móviles, no estar amparado por otro régimen previsional y aprobar una evaluación socioeconómica. El monto de la prestación equivale al 70% del haber mínimo jubilatorio.

El otro punto es que Financiamiento (artículo 7°). El gasto se afronta con partidas del Ministerio de Salud. Si el crédito no alcanza, se cubre con compensación presupuestaria desde la Jefatura de Gabinete de Ministros, que deberá garantizar la continuidad inmediata de las prestaciones. Se fija que el ingreso por beneficiario no podrá ser inferior en términos reales al del ejercicio anterior.

Familias de personas con discapacidad sostienen desde hace años su reclamo por mayor asistencia del Estado (Jaime Olivos)

Además, pide que se mantenga la compatibilidad laboral (artículo 9°). La pensión es compatible con un vínculo laboral formal mientras los ingresos no superen los dos salarios mínimos vitales y móviles. Si se supera ese monto, opera la suspensión automática, pero el beneficiario puede solicitar la rehabilitación inmediata al finalizar el vínculo laboral o si sus ingresos bajan.

Si hay acuerdo, existe la posibilidad que el proyecto obtenga una muy buena cantidad de votos con el fin de mandar un fuerte señal al Ejecutivo que se opone al proyecto que presentó su propio bloque en Diputados.

Distintas organizaciones se manifiestan en la Plaza del Congreso a la espera de que se debata la nueva ley.

El oficialismo defendió el proyecto de ley de inviolabilidad de la propiedad privada

Con una referencia a una leyenda sobre Alejandro Magno y citas de San Agustín, Santo Tomás de Aquino y John Locke, el diputado Santiago Santurio defendió como miembro informante el proyecto de ley de inviolabilidad de la propiedad privada.

“Violar la propiedad privada y su discusión viene de los griegos, y está mal si lo hace un grupo de individuos o la fuerza”, afirmó. También sostuvo que “el límite del Estado es importante para el goce de los derechos de los ciudadanos” y planteó que el poder público debe garantizar esa protección.

Durante su exposición, Santurio destacó los cambios previstos en materia de expropiaciones. Señaló que el Estado no puede avanzar “de manera caprichosa” y propuso establecer “parámetros claros” para declarar un bien de utilidad pública, reducir el perjuicio sobre la propiedad privada y garantizar una indemnización acorde con el valor del bien.

Sobre los desalojos, afirmó que, ante la ocupación de un inmueble, el derecho del propietario debe ser restituido con rapidez. “El respetar la propiedad privada debe ser una política de estado, para garantizar que no la sacar ni un delincuente ni un burócrata de turno”, concluyó.

Por el dictamen de minoría, se anotaron los diputados Diego Giuliano, Maximiliano Ferraro y Martín Lousteau para plantear una alternativa a la iniciativa del oficialismo.

Minuto de silencio por luto

La Cámara rindió homenaje a Alberto Frade, padre de la diputada Mónica Frade, tras conocerse su fallecimiento.

Los legisladores se pusieron de pie y realizaron un minuto de silencio como símbolo de luto.

Se desestimaron planteos sobre pymes, universidades, ciencia y riesgo climático

El diputado Gerardo Martínez, de Unión por la Patria, pidió tratar como apartamiento de reglamento un paquete de proyectos de apoyo a las pequeñas y medianas empresas. La moción fue rechazada: obtuvo 114 votos afirmativos y 122 negativos.

Por otro lado, Mariela Coletta, de Provincias Unidas, propuso modificar la Ley de Administración Financiera, en medio de cuestionamientos al uso de esa norma para no cumplir con la Ley de Financiamiento Universitario. El pedido fue rechazado con 122 votos afirmativos y 116 negativos.

El diputado Diego Giuliano, de Unión por la Patria, solicitó tratar un proyecto de gestión integral del riesgo climático asociado al fenómeno de El Niño. La propuesta prevé un plan de prevención con actualización anual y prioridades definidas para el país. La votación registró 124 votos afirmativos y 113 negativos.

La diputada Adriana Serquis, de Unión por la Patria, pidió el apartamiento del reglamento para girar a la Comisión de Ciencia, Tecnología e Innovación Productiva el expediente 2988-2026, respaldado por 35 firmas. El proyecto establece condiciones para la sostenibilidad y protección del Sistema Nacional de Ciencia, Tecnología e Innovación (SNCTI) e incluye una recomposición presupuestaria no inferior a la variación del Índice de Precios al Consumidor (IPC) desde el 1 de diciembre de 2023 hasta la sanción de la ley. La moción fue rechazada con 117 votos afirmativos y 123 negativos.

El debate por la emergencia pediátrica: rechazado

Otro pedido de apartamiento del reglamento fue impulsado el del diputado Pablo Yedlin (UP), para tratar la prórroga de la emergencia pediátrica, cuya vigencia vence este miércoles 21 de octubre. La iniciativa contempla la exención del Impuesto a las Ganancias para las guardias médicas y la asignación de fondos para los hospitales pediátricos, incluido el Hospital Garrahan.

La diputada Silvana Guidici (PRO) sostuvo que no es necesario votar una prórroga de la emergencia pediátrica porque el Presupuesto ya contempla recursos para el área. Durante su intervención, realizó una defensa de la inversión prevista por el Gobierno, lo que generó rechazos de Claudia Palladino (UP) Romina del Plá (FIT-PO).

La votación concluyó con 125 afirmativos y 117 negativos, por lo que fue rechazado el apartamiento.

Se rechazaron pedidos por la Ley Segovia y el FAL

Al inicio de la sesión, el diputado Pablo Juliano (Provincias Unidas) pidió un apartamiento del reglamento -que requiere una mayoría agravada de tres cuartos de los votos emitidos - para tratar la denominada “Ley Segovia”, una iniciativa impulsada por legisladores de distintos bloques. El proyecto toma su nombre de Yamila Segovia, una abogada que durante años promovió la búsqueda del padrastro de su hermana, acusado de haber abusado de ella cuando era menor de edad.

El imputado, Alberto Martín del Valle, permaneció prófugo durante más de 14 años, lo que abrió un debate judicial sobre una posible prescripción de la causa. La propuesta busca modificar el artículo 67 del Código Penal para establecer que el plazo de prescripción se interrumpa mientras el acusado permanezca rebelde, prófugo o tenga una orden de captura vigente, en casos de delitos sexuales contra menores y en determinadas situaciones de trata de personas.

La solicitud se rechazó con 121 votos a favor y 120 en contra. La presidenta de la Comisión de Legislación Penal, Laura Rodríguez Machado, reiteró su compromiso de que la semana que viene citaría a su comisión para iniciar el tratamiento del tema.

Otra de las solicitudes fue retirar el Fondo de Asistencia Laboral (FAL), sancionado durante la reforma laboral, solicitado por la diputada Vanesa Siley. La discusión se centró en si la votación debía realizarse de forma nominal.

Durante el debate, y fuera de micrófono, Siley le gritó al presidente de la Cámara, Martín Menem: “Son burros”.

La moción fue rechazada con 111 votos afirmativos y 126 negativos.

Minutos antes de que comenzara la sesión, los periodistas Maru Duffard y Federico Mayol anticiparon que podría cerrarse un acuerdo entre el oficialismo y la oposición para aprobar una nueva ley de Discapacidad consensuada.

“El peronismo está analizando los cambios que pidieron los aliados y el Gobierno estaría dispuesto a aceptar en términos de pensiones por discapacidad y nomencladores”, informó Mayol en Infobae en Vivo.

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Cámara de Diputados del Congreso de la Nación
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El peligroso ingreso al estadio Maracaná que vivió un grupo de hinchas de Boca Juniors en el partido ante Vasco da Gama

La revancha de semifinales de Copa Sudamericana entre Vasco da Gama y Boca Juniors fue una fiesta futbolística y también en las tribunas. Sin embargo, en la previa hubo un momento de tensión y bastante incómodo para un grupo de fanáticos argentinos que tuvieron que caminar durante varias cuadras por una zona en la que estaba repleto de simpatizantes locales que los agredieron verbalmente, increparon y arrojaron cosas.

Los micros y combis con hinchas de Boca arribaron desde muy temprano al estadio para evitar inconvenientes en el ingreso y sobre todo para no demorarse con el tránsito. Pero aunque varios vehículos partieron de respectivas zonas de la ciudad de Río de Janeiro con más de cuatro horas de anticipación, el caos de tránsito llevó a demoras importantes que los terminaron perjudicando.

Entre el andar del colectivo a paso de hombre, el desvío de los agentes de tránsito que les impidieron un ingreso que expuso a los ómnibus llenos de argentinos entre la muchedumbre brasileña y la impaciencia de algunos simpatizantes, se armó un cóctel explosivo que por poco no termina en desgracia.

“Cierren las cortinas”, les habían advertido sobre el interior del bus a uno de los grupos, una vez que atravesaran el Túnel Santa Bárbara luego de pasar el Cristo Redentor. Y es que es la zona más compleja para el arribo de visitantes, tal como le había pasado a hinchas de Racing en la previa a un partido con Flamengo por Copa Libertadores en el que fue baleado un micro. Y todo empeoró cuando el embotellamiento impidió la circulación y directamente hizo que el tránsito se detuviera. Algunos amagaron con bajar, pero desde un bus de Boca aledaño les hicieron señas de que no era conveniente. Y lo comprobaron a los pocos metros de distancia, cuando miles de fanáticos del Vasco, varios de ellos alcoholizados, habían armado una previa en los alrededores de la cancha. Incluso algún vascaíno perspicaz los divisó entre los paños de las cortinas extendidos y arrojó algún objeto contundente.

Cuando parecía que todo se había calmado, tres trapitos brasileños exigieron un pago por llevarlos hasta su ubicación con malas formas. A esa altura, ya no habían muchas alternativas y la desconfianza se había apoderado de más de uno de los boquenses. Fue entonces que les hicieron tomar una pequeña colectora de la Avenida Maracaná, dividida por un viaducto en el que, del otro lado, estaba el grueso de la barra del Vasco y miles de torcedores. De hecho, en las últimas horas se viralizó un video en el que esos mismos se lanzan a correr -como si fuera una maratón- desde el sector mencionado hasta su tribuna. Fue casi una escena de terror.

El acotado grupo de alrededor de 20 hinchas de Boca quedó escondido a la espera del pulgar arriba de un patrullero que estaba de camino para avanzar y evitar ser emboscado. Uno de los trapitos, cuando ya les indicó el camino, se marchó y empezó a gritar para alertar a los barras del Vasco que del otro lado estaban los argentinos. Y ahí comenzó una lluvia de petardos, botellas con líquido, insultos y hasta alguno que amagó con cruzar el viaducto para encender el pleito. Desde el balcón de un tercer piso de un edificio aledaño, gritos de guerra a favor de Vasco da Gama. Del lado de Boca, tuvieron que contenerse y caminar con ojos en la espalda hasta llegar a la intersección de la Avenida Rei Pelé. Recién allí, pese a que todavía había muchos torcedores cariocas pero al mismo tiempo más control policial, pudieron tranquilizarse y meterse en su tribuna.

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Magnus Carlsen: "El tiempo del ajedrez clásico ya pasó para mí"

Barcelona acogerá en enero su primer torneo de élite en cuatro décadas. El número uno jugará la Move Cup contra siete de los mejores grandes maestros del mundo Leer

Barcelona acogerá en enero su primer torneo de élite en cuatro décadas. El número uno jugará la Move Cup contra siete de los mejores grandes maestros del mundo
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Los trucos de la banda de menores acusada de balear a un policía antinarco de la Federal que trabajaba de remisero

A fines de septiembre, otro policía que complementaba su sueldo como chofer de aplicación para llegar a fin de mes sintió el gatillo de la inseguridad de la zona oeste en la cabeza. Esta vez, la víctima fue un subinspector del área de Investigaciones Contra el Narcotráfico de la Policía Federal, un joven de 27 años atravesado por más de $13 millones en deudas según datos del Banco Central.

El hecho ocurrió en Villa Palito, zona de San Justo, donde el subinspector llegó para tomar un viaje en plena noche. Minutos antes, había levantado a dos pasajeros en la zona de Ramos Mejía. Al llegar al cruce de Gibraltar en José Hernández, en Villa Palito, cayó en la clásica trampa: sus falsos pasajeros eran ladrones, decididos a robarle su vehículo, que ni siquiera era suyo. El VW Polo que manejaba había sido alquilado en una agencia.

Así, ocurrió un forcejeo. Los delincuentes le dieron tres tiros; dos en la espalda, uno en una pierna. El robo fracasó. Los ladrones descartaron un arma bajo la rueda de un auto cercano y huyeron, en una calle sin cámaras. En las últimas horas, los detectives de la Comisaría Norte I° de San Justo de la Policía Bonaerense capturaron a cinco sospechosos por el hecho, cuatro menores de edad y una mayor, presuntos especialistas en desvalijar remiseros. Los trucos que la banda empleaba para robar eran al menos llamativos.

Los cinco detenidos de la banda

El Grupo Táctico Operativo de la Comisaría ejecutó 12 órdenes de allanamiento en las villas Palito y Santos Vega, en una causa a cargo de la fiscal Evangelina Sánchez y el fiscal de menores Federico Insúa, luego de triangular antenas de teléfonos celulares y seguir el rastro de la fuga a través de cámaras públicas y privadas. Así, llegaron a los sospechosos y sus redes.

“El robo comenzaba al solicitar los autos a través de un celular prepago”, explica un investigador: “Una vez en el lugar, el titular de la cuenta le mostraba el código de seguridad al chofer para que pueda comenzar el viaje y le indicaba que viajarían amigos”.

Una vez a bordo, los ladrones enviaban sus ubicaciones en tiempo real al resto de la banda que los esperaba en los lugares de destino ya antes pactados. Entonces, sus cómplices rodeaban al auto como pirañas, para robarle el vehículo al chofer, o la recaudación en su teléfono.

El arma descartada por los delincuentes en el intento de robo en San Justo

Había metal en las cuevas de la banda. Los allanamientos terminaron con los arrestos y la incautación de dos pistolas calibre 9 mm con numeración limada un kit RONI, dos escopetas recortadas, un revólver calibre 22 , municiones y cartuchos de distintos calibres, ropa supuestamente usada en el día del hecho y siete teléfonos celulares que podrán ser peritados.

Los cuatro menores, todos ellos de 16 y 17 años, fueron trasladados a institutos de La Plata y Pablo Nogués.

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UGT y CC.OO. denuncian “el peor recorte de derechos laborales de la historia” de Seat

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Los sindicatos UGT y CC.OO. han denunciado hoy contra el que consideran “el peor recorte de derechos laborales de los más de 76 años de historia de Seat”, tras conocerse la propuesta del Grupo Volkswagen de congelación salarial a nivel global hasta el 2030, junto a otras medidas de ajuste planteadas por la matriz estos meses como la salida de 100.000 trabajadores, la reducción a la mitad de la gama de modelos o la puesta en revisión de la continuidad de la marca Seat. Son medidas que se consideran “enormemente lesivas”. “No aceptaremos semejante agresión”, se añade.

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