No âmbito dos 250 anos das festividades da fundação de Vila Real de Santo António, a Câmara Municipal desta cidade fronteiriça irá lançar a obra O “Inteligente, pratico, ativo e zeloso dos interesses de S. Magde” Francisco de Mendonça Pessanha Mascarenhas, 1.º governador da “Nova Vila de Santo António de Arenilha” / Vila Real de Santo António, da autoria do historiador algarvio Fernando Pessanha.
A obra, que conta com prefácio do célebre historiador António Ventura, catedrático emérito da Faculdade de Letras da Universidade de Lisboa, viaja pela História do extremo sudeste algarvio entre a Guerra Fantástica de 1762 e as vésperas da Grande Batalha do Guadiana (1801), através da ação do oficial de infantaria Pessanha Mascarenhas, que acabou por ser tornar o 1° Governador da “nova Vila de Santo António de Arenilha”, reedificada na margem ocidental da foz do Guadiana ao abrigo do Plano de Restauração do Reino do Algarve, concebido pelo Marquês de Pombal.
Segundo o autor, “este é um livro algo disruptivo, que vem romper com a ideia generalizada de que nada existia na margem portuguesa da foz do Guadiana em data anterior à edificação da vila pombalina. Mais do que a arquitetura, a terra são as pessoas, e estas já lá se encontravam, como podemos comprovar por largas dezenas de fontes primárias e de que é exemplo paradigmático o caso do oficial de infantaria Pessanha Mascarenhas, o comandante militar de Santo António de Arenilha desde 1762 e que se tornou o 1º Governador da nova vila, reconstruída a partir de 17 de Março de 1774”.
No âmbito dos 250 anos das festividades da fundação de Vila Real de Santo António, a Câmara Municipal desta cidade fronteiriça irá lançar a obra O “Inteligente, pratico, activo e zeloso dos interesses de S. Magde” Francisco de Mendonça Pessanha Mascarenhas, 1º governador da “Nova Vila de Santo António de Arenilha” / Vila Real de Santo António, da […]
Economia sommersa, vale 218,2 miliardi di euro (+0,3%). Aumentano i lavoratori irregolari, oltre 3,2 milioni nel 2024
Nel 2024 l’economia non osservata in Italia, che comprende il sommerso economico e le attività illegali, ha raggiunto un valore complessivo di 218,2 miliardi di euro, con un aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente. La crescita è stata inferiore a quella del Pil a prezzi correnti, aumentato del 3,2%. Di conseguenza, l’incidenza dell’economia non osservata sul prodotto interno lordo è scesa dal 10,2% al 9,9%. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat.
La componente principale è rappresentata dall’economia sommersa, che ha raggiunto i 198,4 miliardi di euro, con un incremento di 800 milioni rispetto al 2023. Il valore delle attività illegali si è invece attestato a 19,8 miliardi. A preoccupare è soprattutto la crescita del lavoro irregolare. Nel 2024 le unità di lavoro a tempo pieno non regolari sono state 3 milioni e 277mila, di cui 2 milioni e 396mila dipendenti. Rispetto all’anno precedente si registra un aumento del 4,6%, pari a oltre 145mila unità. L’incremento riguarda sia il lavoro dipendente, cresciuto del 5,4% con 121.800 unità in più, sia quello indipendente, aumentato del 2,7%, pari a 23.400 unità aggiuntive.
Nel complesso, l’economia sommersa legata alla sotto-dichiarazione dei redditi e al lavoro irregolare ha raggiunto i 187,8 miliardi di euro, con una crescita di 2,4 miliardi rispetto al 2023. L’incidenza di queste due componenti sul Pil è tuttavia scesa all’8,5%. Per quanto riguarda le attività illegali, il traffico di stupefacenti ha registrato una lieve contrazione. Il valore aggiunto è sceso a 14,9 miliardi di euro, con una diminuzione di 400 milioni, mentre la spesa per consumi si è attestata a 16,8 miliardi, anch’essa in calo di 400 milioni.
In controtendenza i servizi di prostituzione, che hanno segnato una crescita del 2,8% sia nel valore aggiunto sia nei consumi finali. I rispettivi valori hanno raggiunto 4,2 e 5 miliardi di euro. Rimane invece marginale il contrabbando di sigarette, che rappresenta il 3,1% del valore aggiunto complessivo delle attività illegali, pari a 600 milioni di euro, e il 3,2% dei consumi delle famiglie, per un valore di 700 milioni.
È di 218 miliardi il valore dell’economia non osservata nel solo 2024. Si tratta di un dato in aumento rispetto al 2023 (+0,3%) a fronte di una crescita del Pil del 3,2%. L’incidenza di questo valore rimane inferiore rispetto allo scorso anno (dal 10,2% al 9,9%). Mentre l’economia sommersa si attesta intorno ai 198,4 miliardi, con le attività illegali che scendono a 19,8 miliardi, il lavoro irregolare è di 3.277.000 unità, in aumento rispetto al 2023.
Sono questi i dati dell’ultimo report sull’Economia non osservata nei conti nazionali per gli anni 2021-2024, pubblicati dall’Istat il 16 ottobre 2026.
Economia non osservata: oltre 218 miliardi nel 2024
L’Istat ha pubblicato il report su “Economia non osservata nei conti nazionali”, ovvero tutte quelle attività produttive di mercato che sfuggono all’osservazione diretta. Si parla di economia sommersa ed economia illegale, che insieme raggiungono un valore di 218,2 miliardi di euro, in aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente (217,6 miliardi).
Un valore a fronte di una crescita del Pil a prezzi correnti del 3,2%, sul quale l’economia non osservata incide per il 9,9%, in diminuzione rispetto al 10,2% del 2023.
La dinamica dell’economia non osservata viene sostenuta dalla crescita del valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare, che aumenta del 3,9%. Nel 2024 cambia la composizione delle componenti dell’economia non osservata:
sale al 36,8% la quota del valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare;
scende il valore delle sotto-dichiarazioni al 49,3%.
Per gli anni 2021-2024, la tabella:
IstatTabella economia non osservata Istat
Aumenta il sommerso
Il valore dell’economia sommersa si attesta intorno ai 198,4 miliardi di euro, in aumento rispetto all’anno precedente (+0,4%). Incide sul Pil per il 9%, tornando ai livelli del 2021 e interrompendo la tendenza mostrata nel biennio precedente. La componente delle sotto-dichiarazioni è pari a 107,6 miliardi di euro, mentre quella connessa all’impiego di lavoro irregolare raggiunge gli 80,3 miliardi di euro.
La diffusione del sommerso, spiega l’Istat, è legata al tipo di mercato di riferimento e non alla tipologia di bene o servizio prodotto. Nel complesso il peso del sommerso sul valore aggiunto è più elevato:
negli altri servizi alle persone (30,7%);
nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (18,5%);
nelle costruzioni (17,7%);
negli altri servizi all’impresa (5%);
nella produzione di beni di investimento (4%);
nella produzione di beni intermedi (1,4%).
Cresce il lavoro irregolare: i settori
Aumenta anche il lavoro irregolare, ovvero le posizioni lavorative per le quali non viene rispettata la normativa in materia fiscale e contributiva, relative ad attività illegali e quindi non osservabili direttamente attraverso le fonti amministrative. Di queste unità di lavoro, nel 2024 se ne contano oltre 3 milioni (nello specifico 3.277.000) e di queste 2.396.000 sono occupate come dipendenti, ma con contratti irregolari.
L’incremento del tasso di irregolarità è dovuto alla crescita del lavoro non regolare (+4,6%) e si conferma più elevato tra i dipendenti rispetto agli indipendenti.
Il lavoro irregolare è aumentato in numerosi settori; gli unici comparti in controtendenza sono l’istruzione, la sanità e l’assistenza sociale. Mentre i comparti dove si osserva l’aumento più consistente sono:
altri servizi alle persone (+0,9%);
agricoltura, silvicoltura, pesca e costruzioni (+0,8%);
commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (+0,5%);
produzione di beni di investimento (+0,5%);
produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (+0,3%);
produzione di beni alimentari e di consumo (+0,2%);
servizi professionali (+0,1%).
In generale, l’incidenza del lavoro irregolare pesa di più nel terziario e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli “altri servizi alle persone”. Ma risulta significativa anche la presenza di lavoratori irregolari nell’agricoltura, nel commercio, nei trasporti, negli alloggi e nella ristorazione.
Economia illegale in lieve calo
Un dato positivo è quello riferito all’economia illegale, che nel 2024 è stimata a 19,8 miliardi di euro. Si tratta di un dato in diminuzione di 0,2 miliardi di euro. Tra questi risalta il traffico di stupefacenti, che registra una lieve diminuzione, mentre si confermano marginali l’attività di contrabbando di sigarette e le irregolarità nel settore dei trasporti e del magazzinaggio.