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A Trieste la Questura impone il “timer” all’assistenza ai migranti. Le associazioni: “Si vieta di aiutare chi ha fame per non disturbare l’aperitivo”

Assistenza ai profughi con il timer. Fasce orarie, limitazioni e richieste di permessi settimanali per accogliere gli stranieri affamati e bisognosi di cure. Da alcuni giorni Trieste si trova al centro di uno scontro consumato sulla pelle dei migranti della rotta balcanica. Da una parte le disposizioni imposte dalla Questura, con le reazioni favorevoli del centrodestra, a cominciare dal governatore leghista Massimiliano Fedriga. Dall’altra la rete di solidarietà che fa riferimento a Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti, impegnata da sette anni in un’attività quotidiana di accoglienza, che ha portato nel capoluogo associazioni e volontari da tutta Italia.

Lo stop è stato imposto da un’ordinanza del questore Lilia Fredella per limitare la presenza in piazza nei giorni del fine settimana. La motivazione? “Prevenire ogni eventuale turbativa delle attività di socialità, intrattenimento, svago, di libera circolazione e delle iniziative economiche che interessano capillarmente questo centro cittadino”. La replica è venuta da Lorena Fornasir, presidente di Linea d’ombra e animatrice con il marito del servizio gratuito, che da alcuni mesi è stato costretto a chiedere permessi settimanali per consentire la presenza nelle strade. “Adesso siamo andati oltre. L’ordinanza si preoccupa degli svaghi della gente, della vita falsa e non di quella vera, di chi arriva dalla rotta balcanica infreddolito, denutrito, ammalato o gravemente ferito da morsi di cani. Qui non si tratta soltanto di fornire il cibo, ma di assicurare vestiti, coperte, una prima assistenza sanitaria che significa anche organizzare i trasporti in ospedale, di dare sostegno morale e quant’altro”.

Dopo alcuni giorni di polemiche, la Questura ha emesso un comunicato di precisazione. “Negli ultimi mesi la situazione in piazza Libertà ha fatto registrare un progressivo degrado, caratterizzato dal verificarsi di ripetuti episodi di violenza, tra cui risse, aggressioni, accoltellamenti, nonché furti e rapine perpetrati ai danni degli stessi cittadini stranieri presenti nell’area. A questi episodi si sono aggiunte condotte legate allo spaccio di stupefacenti e comportamenti contrari alla pubblica decenza”. Questa la spiegazione ufficiale, che limita a due ore (dalle 18 alle 20) la presenza dei volontari, aggiungendo che esiste anche un’altra ragione: “La regolamentazione delle attività nell’area risponde anche alle istanze provenienti dalla stessa cittadinanza, che ha più volte rappresentato l’esigenza di una piena restituzione di piazza Libertà alla sua naturale funzione di spazio pubblico, affinché possa tornare a essere liberamente e serenamente fruibile da parte di tutti”.

Il mondo del volontariato respinge queste considerazioni e ha indirizzato una lettera al prefetto Giuseppe Petronzi, definendo “inaccettabile” l’ordinanza e chiedendo una sua revisione. “Senza di noi le persone migranti corrono il rischio di finire nelle mani dei trafficanti e degli sfruttatori”. In scia si sono posti esponenti del centrosinistra. La consigliera regionale Serena Pellegrino (Avs): “Siamo arrivati al punto inaccettabile di vietare di dare da mangiare a chi è bisognoso, a chi scappa dalle guerre, per non disturbare chi fa l’aperitivo del fine settimana. Trieste è l’emblema di una politica securitaria cieca e punitiva”. Giulia Massolino, consigliere regionale del Patto per l’Autonomia- Civica Fvg: “È un’umiliazione, per Trieste, finire ancora una volta agli onori della cronaca italiana per una scelta che calpesta la dignità delle persone e impedisce persino di distribuire un pasto a chi ne ha bisogno, da parte di associazioni e volontari che colmano le inadempienze delle istituzioni”. Il Partito democratico con la segretaria provinciale Maria Luisa Paglia: “La sicurezza si garantisce contrastando la violenza e la criminalità, non impedendo la solidarietà, proprio per questo è indispensabile distinguere chi commette reati da chi presta assistenza”.

La decisione è stata appoggiata dal governatore Fedriga, d’intesa con l’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti: “Piazza Libertà era diventata un’area sottratta ai nostri cittadini, dove si svolgeva di fatto una manifestazione costante che vedeva addirittura lo sventolare di bandiere, senza alcuna autorizzazione. – ha detto – In quell’area negli ultimi mesi si sono verificati due accoltellamenti e gli operatori delle associazioni che distribuiscono pasti sono stati minacciati da spacciatori”. Sulla stessa linea il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza adombra finalità politiche dietro al volontariato. “La Questura ha operato una scelta corretta e opportuna: va nella direzione di quanto abbiamo sempre chiesto come amministrazione comunale e ribadisce il concetto che la città non è un Far West dove alcuni, nascondendosi dietro il concetto nobile di solidarietà, portano avanti azioni politiche. Le regole ci sono e vanno rispettate da tutti”.

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“Devo scegliere se pagare l’affitto o lo psichiatra. Mi hanno chiesto anche 700 euro per una stanza”

“Il lavoro paga poco e la vita costa troppo” è lo slogan dell’assemblea cittadina convocata a Roma da “Piamo casa”, movimento di mobilitazione e protesta contro il caro affitti e la speculazione immobiliare. Le tende degli studenti, in protesta contro il caro affitti, hanno lasciato Montecitorio per spostarsi in piazza del Popolo e oggi sono tornate davanti all’università Sapienza. Tra le voci dei manifestanti c’è quella di Sara, studentessa di 26 anni della facoltà di Storia dell’arte, che da quando non fa più le supplenze come maestra vive in una situazione economica precaria e ha dovuto comunicare alla proprietaria di casa la disdetta dell’affitto, perché non può più permetterselo. “Questo mese ho dovuto scegliere se pagare l’affitto o la psichiatra”, racconta la studentessa, che da un anno è in cura per depressione e disturbo da deficit di attenzione/iperattività, noto come Adhd.

Secondo lei queste proteste possono davvero fare la differenza o rischiano di rivelarsi inefficaci?
Credo che le proteste siano utili, quantomeno per porre l’attenzione sull’emergenza abitativa che c’è in molte città d’Italia, non solo a Roma. Quando riesco anche io vado in piazza a manifestare, faccio volontariato per “Nonna Roma”, che è un’associazione di mutuo soccorso per contrastare la povertà, l’esclusione sociale e le disuguaglianze, quindi provo a fare la mia parte. Spero che in qualche modo le voci di noi studenti in piazza riescano a fare scalpore.

Vede i presupposti per un dialogo con la politica o teme un ulteriore disinteresse?
Sinceramente, anche guardando alle lotte passate, non credo che il governo potrà darci risposte concrete, al massimo un “contentino”, ma niente di rilevante come sempre. L’esempio più recente che mi viene in mente è Spin Time, il centro sociale che a luglio è stato sgomberato dopo un incendio. In via Santa Croce in Gerusalemme c’è stato un presidio per un mese, con le tende e l’assistenza che arrivava da più parti per le persone sfrattate. Ma alla fine si è risolto in un nulla di fatto e non si sa che fine farà l’edificio.

Quali sono le alternative per continuare a vivere e studiare a Roma?
Sto cercando un’altra stanza, con un affitto più accessibile rispetto a quello attuale, ma i prezzi stanno salendo in maniera imbarazzante. Mi hanno chiesto anche 700 euro per una stanza a piazza Bologna (zona universitaria ndr). Se non dovessi trovare un’alternativa sarò costretta a tornare in Abruzzo dai miei e non frequentare più i corsi della magistrale in Storia dell’Arte. L’alternativa sarebbe appoggiarmi ogni tanto a casa di amici, ma con i miei problemi psichiatrici ho bisogno di un posto stabile, altrimenti non reggerei mentalmente.

Quali sono le sue fonti di reddito per pagare un affitto?
Finora i miei genitori mi hanno aiutata, ma adesso sono entrambi senza lavoro per problemi di salute, quindi a casa non ci sono soldi. Fino all’anno scorso mi chiamavano per fare le supplenze in una scuola elementare e con una settimana di lavoro riuscivo a garantirmi almeno l’affitto. Puntavo sul servizio civile, ma non mi hanno presa. Adesso ho iniziato a fare la babysitter, ho fatto per un po’ di tempo la comparsa nei film a Cinecittà, ma mi davano 130 euro per tre giornate in cui non avevo neanche il tempo per bere dell’acqua, infatti ho preso i farmaci a orari sfalsati.

Quali sono le alternative abitative che sta prendendo in considerazione in questo momento?
Ho visto un paio di case, ma quelle che posso permettermi hanno più di quattro persone nell’appartamento – con un solo bagno – oppure sono distanti dall’università. Girano un sacco di annunci truffa purtroppo, incluso un ragazzo che mi ha chiesto se quando vado in bagno mi chiudo a chiave e se per me è un problema fare i miei bisogni davanti a lui o altre persone.

Quali sono i costi che deve sostenere ogni mese?
Oltre all’affitto pago la psicologa e la psichiatra. A questo si aggiungono bollette, sempre più care, condominio, tasse universitarie e dovrò pur mangiare in qualche modo. Questo mese con i 400 euro che avevo a disposizione, ho dovuto decidere cosa pagare. Ho scelto di dare priorità alla mia salute mentale perché dopo il cambio della terapia farmacologica devo monitorare gli effetti collaterali. Quindi l’affitto l’ho pagato con un ritardo di dieci giorni.

Ci sono dei sussidi per coprire almeno le spese per la salute mentale?
La Sapienza l’anno scorso ha erogato un bando di 1000 euro per rimborsare le spese per la salute mentale, con il caricamento delle ricevute. Con la diagnosi di depressione e Adhd non ho diritto a nessun tipo di esenzione dalle tasse universitarie.

E il Servizio sanitario nazionale?
Ho provato a chiedere più volte a Roma, ma dato che sono fuori dalla mia Regione, i tempi si allungano. Con l’impegnativa del medico che prevedeva una visita entro 10 giorni, mi sono rivolta al centro di salute mentale di Teramo a luglio, ma la prima visita disponibile era a novembre.

Come pensa di gestire studio, lavoro e terapia?
Non è semplice e mi sento in ritardo su tutto, un po’ come molti studenti della nostra generazione. Con la laurea triennale in lettere non ti assume nessuno. Fare la maestra di sostegno mi dava un motivo per andare avanti, oltre a un grande aiuto economico. Al momento rimango in attesa di trovare un lavoro, anche perché non so come farò a pagare i prossimi affitti per rimanere nella città in cui ho scelto di vivere.

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