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Appello di sei Regioni al governo: “Per la sanità servono più risorse”. Schlein: “Ascoltate questo grido di allarme”

“La sanità va messa al centro della prossima Finanziaria. È assolutamente prioritario stanziare almeno la cifra che il ministro Schillaci aveva indicato, non è pensabile nemmeno un euro in meno”. A scriverlo sono i presidente di sei regioni italiane, quelle guidate dal centrosinistra, in una lettera indirizzata al governo di Giorgia Meloni. A sottoscrivere il documento per ribadire la necessità di finanziare adeguatamente la sanità pubblica italiana, sono Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Stefania Proietti (Umbria), Alessandra Todde (Sardegna), Eugenio Giani (Toscana), Roberto Fico (Campania) e Antonio Decaro (Puglia).

I sei governatori citano proprio il ministro della Salute Orazio Schillaci che ha indicato “in 5,5 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie per sostenere il Fondo sanitario nazionale“. Ma secondo le notizie che trapelano – sottolineano i presidenti delle regioni – nella prossima Finanziaria sarebbero disponibili poco meno di 2 miliardi e mezzo. “Una distanza evidente e inaccettabile tra i bisogni del Servizio sanitario nazionale e le risposte che il Governo sembra voler dare”, sottolineano chiedendo al governo di ascoltare “il proprio ministro della Salute”: “La sanità va messa al centro della prossima Finanziaria – continuano – È assolutamente prioritario stanziare almeno la cifra che il ministro Schillaci aveva indicato, non è pensabile nemmeno un euro in meno“.

De Pascale, Proietti, Todde, Giani, Fico e Decaro si dicono “disponibili a collaborare, a fare la nostra parte e ci aspettiamo che su questo versante tutte le Regioni si batteranno per centrare il risultato, coerentemente, per esempio, con quanto già dichiarato dall’assessore alla Salute della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. Anche per questo facciamo un appello a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione perché sia questo il contenuto principale della prossima Finanziaria”. “In gioco c’è la tenuta del Servizio sanitario nazionale e, con essa, un principio fondamentale: il diritto alla salute non può dipendere dalle condizioni economiche delle persone”, concludono i sei governatori.

All’appello risponde subito la segretaria del Pd: “Facciamo nostro il grido di allarme e l’appello che i presidenti di sei Regioni hanno rivolto al governo”, afferma Elly Schlein in una nota, sottolineando che “è incredibile che si debba ricorrere ad appelli e invocazioni, per poter garantire ai cittadini il diritto alla salute, previsto dalla Costituzione”. La leader dem chiede così “di portare la spesa sanitaria alla media europea del 7 per cento del PIL perché non si può continuare a chiedere al Servizio sanitario nazionale di reggere con risorse che non sono all’altezza dei bisogni delle persone e dei territori, né scaricare l’ammanco sulle regioni che da sole non ce la fanno”. “Il governo ascolti le Regioni, smetta di fare proclami e la faccia diventare una priorità vera”, conclude Schlein.

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Manovra 2027, Urso annuncia incentivi e aiuti contro caro gasolio: cosa cambia per Zes Unica

La Legge di Bilancio 2027 punterà sugli incentivi alle imprese, sull’innovazione digitale e su nuovi interventi per contrastare il caro gasolio. A indicare le priorità del Governo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che in un’intervista al Mattino ha affrontato anche il futuro della Zes Unica e la possibilità di estendere alcune agevolazioni alle regioni del Centro-Nord. Tra le misure annunciate figurano la proroga di Transizione 5.0 oltre il 2028, nuovi incentivi per il cloud e interventi economici destinati agli autotrasportatori, agli agricoltori e ai pescatori.

Cosa ha detto il Ministro Urso sulla Manovra 2027

La prossima Manovra 2027 prende forma in un contesto caratterizzato dal caro energia, dall’inflazione e da risorse pubbliche limitate. Il Governo è impegnato a individuare le coperture economiche necessarie per finanziare gli interventi destinati al sistema produttivo. Interpellato sulle priorità della Legge di Bilancio, Urso ha dichiarato: “Questa è la settimana decisiva. Le risorse dipendono, ovviamente, dalle coperture disponibili e quindi dalle entrate. Per quanto ci riguarda, le priorità dovranno essere innovazione, investimenti e crescita dimensionale, insieme al sostegno ai giovani che intendano avviare nuove imprese e, più in generale, alle startup e alle imprese innovative”.

Uno dei principali interventi riguarda il futuro del programma Transizione 5.0, destinato a sostenere gli investimenti delle aziende in innovazione tecnologica ed efficientamento energetico. Il ministro ha annunciato l’intenzione di prolungare le agevolazioni e introdurre ulteriori strumenti per la digitalizzazione.

Zes Unica, le richieste del Centro Nord

Un altro tema affrontato dal ministro riguarda la Zes Unica, la Zona economica speciale che prevede semplificazioni amministrative e agevolazioni per gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno. Lo strumento è stato introdotto per favorire nuovi insediamenti produttivi, sostenere l’occupazione e attrarre capitali nelle aree interessate. La possibilità di estendere il modello anche al Centro-Nord è entrata nel confronto politico ed economico, soprattutto per quanto riguarda la riduzione dei tempi necessari a ottenere le autorizzazioni.

Urso ha però chiarito che l’eventuale ampliamento non comprenderà i medesimi benefici fiscali e finanziari riconosciuti agli investimenti nel Sud. “Stavolta è il Sud a essere portato a modello, grazie al grande successo della Zes unica, al punto che le Regioni del Nord chiedono di estendere anche ai loro territori questo modello. È questo il vero segno del cambiamento che il governo Meloni è riuscito ad imprimere. Non sarà possibile estendere al Nord gli stessi incentivi che vengono destinati agli investimenti nel Mezzogiorno, perché non lo consente il regime degli aiuti di Stato dell’Unione europea”.

Sciopero dei tir e caro gasolio, nuovi interventi in arrivo

Il terzo fronte riguarda l’aumento dei prezzi dei carburanti e le proteste degli autotrasportatori, che stanno provocando difficoltà nella distribuzione delle merci in diverse regioni italiane. La mobilitazione interessa soprattutto il Sud, dove i presidi dei camionisti hanno rallentato i collegamenti logistici e i rifornimenti di alcuni prodotti. Le imprese del settore denunciano l’aumento dei costi operativi legato al prezzo del gasolio, che secondo le rilevazioni più recenti ha raggiunto livelli vicini ai 2,30 euro al litro. Il Governo sta cercando ulteriori risorse per sostenere le categorie maggiormente esposte ai rincari. Urso ha confermato che l’esecutivo intende intervenire anche oltre le misure già adottate: “Stiamo reperendo le risorse per fare altri interventi per gli autotrasportatori, gli agricoltori e i pescatori, oltre quelli già in vigore. Al momento comunque in gran parte dei distributori italiani si applicano sconti, con la benzina sotto i 2 euro e il gasolio a circa 2,25 euro al litro. E stiamo lavorando perché questo sistema sia esteso e prorogato per il tempo necessario”.

Il ministro ha quindi indicato due possibili direzioni: nuovi aiuti economici per le categorie produttive e prolungamento del sistema di contenimento dei prezzi dei carburanti. Il price cap richiamato da Urso si basa sulle iniziative di riduzione dei prezzi adottate dalle compagnie petrolifere su impulso del Governo. Restano da definire le risorse aggiuntive da destinare agli autotrasportatori e le modalità attraverso le quali saranno erogati gli eventuali nuovi sostegni. La questione riguarda direttamente anche i consumatori perché l’aumento dei costi di trasporto può incidere sulla distribuzione delle merci e, in parte, sui prezzi finali dei prodotti venduti nei supermercati.

Ets, le modifiche chieste all’Europa

Nell’intervista il ministro Adolfo Urso ha affrontato anche il confronto con l’Unione europea sul costo dell’energia, tema collegato alla competitività delle imprese italiane. Il capo del dicastero ha rivendicato i risultati ottenuti sul gas durante i negoziati europei, sottolineando però la necessità di proseguire il confronto sul sistema di scambio delle quote di emissione. “Sul fronte del gas si è ottenuto più di quanto in molti pensassero, con significativi benefici attesi sulla bolletta. Un risultato riconosciuto anche da Confindustria, che ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento. Ma non basta, dobbiamo perseverare su altri fronti, a partire dalla revisione del sistema ETS. Noi non molliamo”.

Il sistema Ets stabilisce un costo per le emissioni di anidride carbonica prodotte da determinate attività economiche. La sua evoluzione è al centro del confronto europeo anche per le conseguenze che le nuove regole potrebbero avere sui costi energetici e sul trasporto delle merci. Sul piano industriale, Urso ha inoltre individuato nella Blue Economy, nella Space Economy, nelle tecnologie digitali e green, nella farmaceutica e nel turismo alcuni dei comparti sui quali puntare per sostenere la crescita economica del Mezzogiorno.

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Flat tax a 100mila euro e ipotesi Iva dagli 85mila, cosa può cambiare con la Manovra 2027

La flat tax per autonomi e ditte individuali potrebbe arrivare fino a 100mila euro, ma con una precisazione: l’obbligo di applicare l’Iva a partire da 85mila euro.

È una delle ipotesi allo studio in vista della legge di Bilancio 2027 che deve ancora arrivare in Consiglio dei ministri.

Flat tax fino a 100mila euro, come funziona l’ipotesi

L’obiettivo è conciliare l’aumento del limite del regime forfettario, sostenuto con forza dalla Lega, con la direttiva europea che fissa a 85mila euro la soglia di riferimento per le agevolazioni Iva.

Oggi il regime forfettario prevede una soglia ordinaria di 85mila euro di ricavi o compensi. Chi rispetta i requisiti può beneficiare di un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per le nuove attività nei casi previsti dalla normativa. Il sistema consente inoltre di determinare il reddito imponibile applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività legato al codice Ateco dell’attività.

In questo modo, i costi non vengono dedotti analiticamente uno per uno, come avviene nel regime ordinario, ma sono riconosciuti in misura forfettaria. Uno dei vantaggi riguarda anche l’Iva. Chi opera nel regime forfettario, infatti, normalmente non la applica in fattura e non è tenuto ai relativi adempimenti ordinari, come i versamenti periodici, la dichiarazione annuale e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche.

Con l’ipotesi allo studio, il tetto dei ricavi o compensi potrebbe salire a 100mila euro senza estendere fino a quella cifra tutte le agevolazioni oggi collegate al regime. Il contribuente continuerebbe a pagare l’imposta sostitutiva sui redditi, ma sarebbe tenuto ad applicare l’Iva sulle operazioni a partire dalla soglia di 85mila euro, con i relativi adempimenti. La flat tax e il trattamento agevolato ai fini dell’Iva verrebbero quindi separati.

Per chi lavora prevalentemente con altre imprese, l’Iva potrebbe risultare sostanzialmente neutrale per il cliente, quando detraibile secondo le regole applicabili. Diverso il caso di un professionista che fattura a persone fisiche che potrebbe trovarsi a dover scegliere tra aumentare il prezzo finale del 22% e assorbire il costo dell’imposta riducendo il proprio margine.

Cosa cambia con la flat tax

In sintesi, se passa la riforma:

  • fino a 85mila euro si resta nel regime forfettario con le agevolazioni previste e senza applicazione dell’Iva in fattura;
  • oltre 85mila e fino a 100mila euro si resta nel regime forfettario fino alla fine del periodo d’imposta e si passa al regime ordinario dall’anno successivo;
  • oltre 100mila euro si esce immediatamente dal regime agevolato con applicazione dell’Iva secondo le regole previste.

Tirando le somme: la fascia compresa tra 85mila e 100mila euro diventerebbe una fascia nella quale continuare a beneficiare della tassazione agevolata sui redditi applicando, però, l’Iva.

Verso il Cdm di fine ottobre

Quanto detto però, in vista della Manovra 2027, dovrà affrontare quel bagno di realtà chiamato “coperture”. Entro la fine di ottobre il nodo dovrebbe essere sciolto. E mentre il Governo ragiona, c’è una scadenza importantissima in avvicinamento: alla fine del 2026 scade l’innalzamento da 30mila a 35mila euro della soglia di reddito da lavoro dipendente o pensione che consente di accedere al regime forfettario quando si svolge anche un’attività con partita Iva. Se non verrà prorogato, il limite tornerà a 30mila euro, restringendo le possibilità per chi vuole affiancare un secondo lavoro allo stipendio o alla pensione.

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