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Case in vendita sotto i 200mila euro in Italia: la classifica delle città più convenienti

La metà delle case in vendita in Italia ha un prezzo richiesto non superiore a 200mila euro, ma le differenze tra città e regioni sono molto marcate. A Milano e Firenze gli immobili disponibili entro questa fascia di prezzo rappresentano rispettivamente soltanto il 9% e il 5% del mercato, mentre a Genova e Palermo superano il 60%. È quanto emerge da un’analisi di Casa.it sugli annunci immobiliari di ottobre 2026, che ha esaminato la distribuzione delle abitazioni in vendita nelle diverse fasce di prezzo e le dimensioni medie degli immobili.

Case in vendita sotto i 200mila euro, dove si trovano in Italia

A livello nazionale, il 22% delle case viene proposto a un prezzo fino a 100mila euro, mentre il 28% si colloca tra 100.001 e 200mila euro. Rispetto allo stesso periodo del 2025, la quota complessiva degli immobili entro i 200mila euro è diminuita di due punti percentuali, passando dal 52% al 50%.

La disponibilità di immobili entro i 200mila euro cambia sensibilmente a seconda dell’area geografica. Nel Sud Italia il 68% delle abitazioni in vendita rientra in questa fascia di prezzo, mentre nelle Isole la percentuale sale al 69%. Nel Nord-Est, invece, soltanto il 37% degli immobili viene proposto a un prezzo non superiore a 200mila euro. Nel Centro la quota raggiunge il 43%, mentre nel Nord-Ovest si attesta al 49%.

A livello regionale, il Molise presenta la percentuale più elevata, con l’84% degli immobili in vendita entro i 200mila euro, seguito da Calabria e Basilicata. Le percentuali più basse si registrano invece in Trentino-Alto Adige, Veneto e Toscana.

Case sotto i 200mila euro, la classifica delle città italiane

Tra le otto principali città italiane considerate nell’analisi, Firenze risulta quella con la minore disponibilità relativa di abitazioni entro i 200mila euro. Soltanto il 5% delle case in vendita nel capoluogo toscano rientra infatti in questa fascia. A Milano la percentuale sale al 9%, mentre a Bologna raggiunge il 15%. Situazione differente a Genova, dove il 66% degli immobili viene proposto entro i 200mila euro. Seguono Palermo con il 62% e Torino con il 57%.

A Milano, Firenze e Bologna, con una spesa fino a 200mila euro si trovano mediamente immobili di un solo locale. A Roma, Napoli e Torino il numero medio sale a due, mentre a Palermo raggiunge tre locali e a Genova quattro.

Città Case fino a 200.000 euro Numero medio di locali
Genova 66% 4
Palermo 62% 3
Torino 57% 2
Napoli 34% 2
Roma 18% 2
Bologna 15% 1
Milano 9% 1
Firenze 5% 1

Quanto costa comprare casa a Milano, Roma e Firenze

L’analisi di Casa.it permette di confrontare anche la distribuzione degli annunci nelle fasce di prezzo superiori. A Milano, il 24% degli immobili in vendita viene proposto tra 200.001 e 300mila euro, mentre il 20% si colloca tra 300.001 e 400mila euro. Il 21% delle abitazioni milanesi supera i 700mila euro e il 12% presenta un prezzo richiesto superiore a un milione di euro.

A Firenze la quota delle abitazioni oltre i 700mila euro raggiunge il 23%, mentre il 14% degli immobili supera il milione. A Roma, invece, il 26% delle case è disponibile tra 200.001 e 300mila euro, il 19% tra 300.001 e 400mila euro e il 14% oltre i 700mila euro.

Quanto è grande una casa da 200mila euro in Italia

Oltre al prezzo, l’analisi considera il numero medio dei locali disponibili nelle diverse fasce di spesa. A livello nazionale, le abitazioni in vendita fino a 200mila euro hanno mediamente quattro locali. La stessa dimensione media si registra nella fascia compresa tra 200.001 e 300mila euro.

Tra 300.001 e 500mila euro si passa mediamente a cinque locali, mentre tra 500.001 e 700mila euro la media sale a sei. Per gli immobili con un prezzo superiore a 700mila euro, il numero medio arriva a nove locali.

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Mario Draghi: “C’è un problema comune sotto le proteste: Europa offre poche possibilità”

Mario Draghi richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche dei giovani europei, collegando le proteste degli ultimi giorni alla mancanza di crescita e alle disuguaglianze tra generazioni. L’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano è intervenuto durante una conferenza di Citadel Securities, rispondendo alle domande della giornalista di Bloomberg Lisa Abramowicz. Secondo Mario Draghi, alla base delle proteste che hanno interessato diverse città europee c’è una difficoltà strutturale legata alle prospettive economiche delle nuove generazioni.

Draghi sulle proteste dei giovani: “Aspettative bloccate”

L’ex premier ha parlato di “aspettative bloccate”, spiegando che molti giovani “hanno la sensazione che nessuno li ascolti”. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di trovare un’occupazione stabile, migliorare la propria condizione economica e affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro.

“La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla”, ha dichiarato Draghi. L’ex presidente della Bce ha sottolineato che i giovani “faticano a trovare un impiego” e devono confrontarsi con “una società in rapidissima trasformazione tecnologica”. La mancanza di prospettive economiche, secondo Draghi, “genera ansia” e contribuisce ad alimentare il malcontento sociale.

La stagnazione economica in Europa

Nel corso dell’intervista Mario Draghi ha individuato nella stagnazione economica uno dei principali problemi strutturali dell’Unione europea. “Tutta l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di crescita che manca”, ha affermato. Nonostante alcune revisioni al rialzo delle previsioni economiche, l’ex premier ritiene che il continente continui a confrontarsi con le difficoltà di “una società ricca, certamente, anziana e che non cresce”.

La crescita insufficiente rischia di accentuare le differenze tra chi occupa già una posizione lavorativa consolidata e chi cerca di entrare nel mercato del lavoro. “Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani”, ha spiegato Draghi.

Riferendosi alle manifestazioni e agli scontri registrati a Parigi e Milano, l’ex premier ha precisato che la violenza “va condannata in ogni circostanza”. Le dinamiche politiche e gli episodi di disordine rappresentano, nella sua analisi, fattori che amplificano un problema economico e sociale già presente.

Le due condizioni necessarie per un intervento della Bce

Nell’analisi di Mario Draghi sono due gli elementi principali che potrebbero rendere necessario un intervento della Banca centrale europea. Il primo riguarda il contagio finanziario, ossia la diffusione della crisi di un Paese agli altri Stati dell’area euro. “Francamente, non vediamo un contagio sostanziale in Europa”, ha dichiarato, precisando che l’aumento dei rendimenti registrato in diversi mercati è diverso dalla situazione osservata durante le precedenti crisi finanziarie.

Il secondo elemento riguarda il funzionamento del credito e la capacità delle decisioni della Bce di raggiungere famiglie e imprese attraverso il sistema bancario. Un intervento potrebbe diventare necessario in presenza di difficoltà nei mercati del credito o di problemi nella trasmissione della politica monetaria. Secondo Mario Draghi, questi segnali attualmente non emergono. Anzi, “gli ultimi dati mostrano che i prestiti bancari sono aumentati”.

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Bollo auto 2027, chi deve pagare entro dicembre rischia sanzioni: come funziona la nuova esenzione

Il bollo auto 2027 sarà gratuito per milioni di automobilisti, ma chi deve effettuare il pagamento entro dicembre 2026 non potrà beneficiare dell’esenzione. La novità è prevista dal decreto-legge n. 162 del 17 settembre 2026, che introduce l’esonero dalla tassa automobilistica per determinate categorie di veicoli. Il provvedimento stabilisce che l’agevolazione riguarda esclusivamente i versamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. Di conseguenza, rinviare a gennaio un pagamento dovuto nel 2026 non permette di evitare il bollo, ma espone il proprietario del veicolo al rischio di sanzioni e interessi per il ritardo.

Bollo auto 2027, perché chi deve pagare a dicembre non è esente

L’articolo 2 del decreto-legge n. 162 del 2026 stabilisce che l’esenzione viene riconosciuta in base alla scadenza ordinaria del pagamento, non al periodo di utilizzo dell’automobile. Questo significa che un bollo con termine di versamento entro dicembre 2026 deve essere regolarmente pagato, anche se copre parte del 2027.

Per esempio, se il periodo tributario termina a novembre 2026, il proprietario deve normalmente effettuare il rinnovo entro dicembre. Aspettare gennaio 2027 non cancella l’obbligo di versamento. Diverso è il caso di un bollo in scadenza a dicembre 2026, il cui termine ordinario di pagamento cade a gennaio 2027. In questa situazione, l’automobilista può rientrare nell’esenzione, purché siano rispettati tutti i requisiti. Non è inoltre previsto un rimborso automatico per i mesi del 2027 già coperti da un bollo regolarmente dovuto nel 2026.

Quali auto non pagheranno il bollo nel 2027

L’esenzione riguarda un solo veicolo per persona fisica e non prevede limiti di reddito o Isee. Per beneficiarne, l’automobile deve rispettare alcune condizioni:

  • essere alimentata a benzina o gasolio, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione;
  • avere una potenza non superiore a 80 kW, pari a circa 109 cavalli;
  • essere regolarmente assicurata;
  • essere intestata, ai fini dell’obbligo tributario, a una persona fisica.

L’agevolazione può interessare anche i soggetti tenuti al versamento della tassa per veicoli utilizzati in leasing o a noleggio a lungo termine, nei casi previsti dalla normativa. Se una persona possiede più automobili che rispettano i requisiti, il beneficio si applica esclusivamente a quella con la potenza inferiore. In caso di identica potenza, viene individuata l’automobile per la quale sarebbe dovuto il bollo di importo più basso. Il decreto prevede inoltre un’esenzione per motocicli e ciclomotori, destinata alle persone che non risultano già beneficiarie dell’agevolazione per un’automobile.

Come controllare la scadenza del bollo auto ed evitare sanzioni

Per verificare se il pagamento rientra nell’esenzione 2027 è necessario conoscere la scadenza del proprio bollo. In generale, il rinnovo della tassa automobilistica deve essere effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo alla scadenza del periodo tributario, salvo disposizioni specifiche regionali.

Un automobilista con bollo scaduto a settembre 2026, per esempio, deve normalmente versare la tassa entro ottobre 2026. In questo caso, l’esenzione prevista per il 2027 non è applicabile. Per effettuare il controllo è possibile consultare i servizi online dell’Automobile Club d’Italia (ACI) oppure quelli della Regione o Provincia autonoma competente. Inserendo i dati richiesti, tra cui la targa del veicolo, è possibile verificare la posizione tributaria e le informazioni relative al pagamento. È utile anche recuperare la ricevuta dell’ultimo versamento, per individuare il periodo già coperto dalla tassa.

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