❌

Reading view

What Russians are told — and not told — about Ukrainian strikes

On the night of Sept. 12, Ukrainian drones attacked Taganrog. Ukraine's Security Service (SBU) reported hits on an FPV drone production facility, two drone storage sites, a Pantsir air defense system, and a radar.

Local authorities, as usual, listed something else: 16 commercial buildings, five cars, a football

  •  

Perché serve una proposta davvero alternativa (di Alessandro Volpi)

 

di Alessandro Volpi

La legge di bilancio ipotizzata dal governo Meloni assommerebbe a circa 23 miliardi, praticamente nulla, visto che ben oltre la metà serve solo a rifinanziare le misure, come il taglio del cuneo fiscale, introdotte una tantum.

E' chiaro, alla luce di ciò, che serve una concreta alternativa.

Provo a spiegarmi meglio.

La stesura della Legge di Bilancio rappresenta annualmente il momento di massima sintesi politica ed economica per il Paese, eppure la sua costruzione si rivela sempre più un esercizio di bilanciamento estremo, imbrigliata com'è all'interno di una morsa contabile quasi insuperabile.

Da un lato vi è il Quadro tendenziale, ovvero la proiezione della spesa e delle entrate a legislazione vigente, che assorbe la quasi totalità delle risorse disponibili solo per coprire i costi contratti in passato, l'indicizzazione, in realtà solo parziale, delle prestazioni e la spesa, ormai enorme, per interessi sul debito pubblico.
 
Dall'altro lato agiscono con forza i vincoli europei, ulteriormente irrigiditi dalle nuove regole del Patto di Stabilità e Crescita, voluto da Paolo Gentiloni e firmato da Giorgia Meloni, che impongono traiettorie severe di rientro dal deficit e dal debito, riducendo al minimo i margini di deficit aggiuntivo.
In questo scenario strutturale, lo spazio di manovra effettivo per qualsiasi governo si riduce a pochi spiccioli, trasformando la manovra finanziaria in un intervento marginale, incapace di rispondere alle emergenze del Paese.

Proprio alla luce di questa ristrettezza drammatica appare del tutto paradossale la pressante richiesta di ottenere flessibilità contabile dai partner europei per autorizzare circa 7 miliardi di euro di nuova spesa militare da finanziare a debito.

Richiedere una deroga ai vincoli di bilancio per incrementare gli armamenti e la difesa, mentre si dichiara l'impossibilità di trovare risorse per la salute, la scuola o il trasporto pubblico, svela una precisa gerarchia di priorità politiche che svuota di senso la retorica dell'austerità inevitabile.

La scarsità di risorse non è infatti un dato naturale o un destino cinico, bensì il risultato di precise scelte strutturali sul lato delle entrate: quelle coltivate per anni dal neoliberalismo.

Per uscire da questa paralisi e restituire fiato alla spesa sociale non servono stratagemmi contabili o misure una tantum – utili solo a tamponare un singolo esercizio finanziario – ma una vera e propria riforma fiscale organica incardinata su pilastri di equità e progressività.

Un intervento strutturale fondato sull'introduzione di una patrimoniale dell'1% sui patrimoni netti superiori ai due milioni di euro permetterebbe di redistribuire la ricchezza accumulata ai vertici della piramide sociale.

A questo si dovrebbe affiancare un aumento dell'aliquota Ires al 30% per i settori che hanno registrato extra-profitti record, come gli istituti bancari e i grandi gruppi energetici, chiamando chi ha guadagnato di più a contribuire in maniera proporzionata al benessere collettivo.

Fondamentale sarebbe poi l'allargamento della base imponibile Irpef attraverso l'eliminazione dei molteplici regimi sostitutivi e delle cedolari secche che oggi frammentano il prelievo e favoriscono le rendite rispetto al lavoro dipendente, unito a una lotta seria, determinata e tecnologica all'evasione fiscale.
Un'impostazione di questo tipo non solo garantirebbe un gettito ingente e costante, ma andrebbe a migliorare in modo decisivo lo stesso Quadro tendenziale di partenza.
 
Elevando in modo permanente la base delle entrate dello Stato, il punto di partenza di ogni futura Legge di Bilancio si libererebbe dalla mossa dei vincoli, consentendo di programmare investimenti pubblici di lungo periodo e di finanziare un'ampia espansione della spesa sociale, dalla sanità universale al sostegno ai redditi bassi, senza dover ricorrere a un indebitamento insostenibile o a paradossali richieste di flessibilità per scopi bellici.

Penso che questa sia ormai una scelta ineluttabile per chi vuole combattere seriamente l'immiserimento di gran parte della popolazione italiana.

  •  

I maranza putiniani (di Marco Travaglio)

 

di Marco Travaglio*

 

L’altra sera ho scartato una vignetta di Natangelo su un Putin preoccupato perché, dopo un paio di giorni di piazze in fiamme, nessuno gli aveva ancora dato la colpa. Va bene che la satira deve esagerare, mi son detto, ma non esageriamo. E mal me ne incolse: i giornali di ieri sono pieni di “Ha stato Putin” per le rivolte dilaganti in tutta Europa. La polizia brancola nel buio, gli 007 non sanno dove girarsi, ma il senatore Borghi (il più comico, quello renziano) ha già risolto il caso: “I disordini non sono casuali, qualcuno può averli incanalati”. Indovinate chi? “L’interesse della Russia è infilarsi come il sale sulle ferite delle pubbliche opinioni per… diminuire la coesione dei Paesi che sostengono l’Ucraina… Tutto questo fa il gioco del Cremlino”. Hai capito chi c’è dietro i dodicenni spaccatutto e i maranza putiniani? Anche la pidina Lia Quartapelle evoca “potenze straniere”. E appena dal centrosinistra piove una scempiaggine, Crosetto s’ingelosisce: lui lo dice “da quattro anni”, purtroppo “inascoltato”, che questa “è la guerra ibrida che qualcuno porta nelle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, social, YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e reagisca”. Forse perché sono tutti social americani, a parte TikTok che nasce cinese, ma negli Usa è stato appena nazionalizzato. Può mancare Libero? No: “Russi e iraniani soffiano sulle rivolte. Il movimento di protesta si trasforma in un’arma”. E il Riformista? No: “Ottobre russo. Chi manovra il conflitto permanente?”. E De Angelis sulla Stampa? No: “Qualche mago del Cremlino come Dugin inneggia alla rivolta”, senza scordare i NoVax, che si portano su tutto.

In fondo è rassicurante. Siccome gli europei detestano i propri sgovernanti e non sanno più come dire che li vogliono fuori dai piedi, quelli dovrebbero giustificare i loro ciclopici fallimenti e andare a nascondersi: molto più comodo di battere il mea culpa sul petto di Putin. Perdono voti a rotta di collo? È Putin che trucca le elezioni. Crollano nei consensi? È Putin che trucca i sondaggi. Le piazze li insultano? È Putin che le riempie. Macron riuscì persino a sostenere che il video di Brigitte che lo prendeva a sganassoni sull’aereo era un fake della propaganda russa. E Sánchez, subito smentito dalla sua polizia, ha raccontato che tutti quei marocchini a Ceuta li mandava Putin. Tesi peraltro copiata da Crosetto, che attribuì il raddoppio degli sbarchi in Sicilia in èra Meloni agli spingitori della brigata Wagner, puntualmente sbugiardato dai suoi Sservizi. Putin è come la nonna o la zia morta per gli studenti somari che non hanno fatto i compiti. Se non esistesse, o fosse morto (con tutte le malattie letali che ha, c’è da stupirsi che sia ancora vivo), lo inventerebbero uguale identico.

*Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2026

  •  

L'unico esito davvero catastrofico delle proteste

 

di Andrea Zhok*

Al netto del disappunto per saccheggi e vandalismi vari, credo che l'unico esito davvero catastrofico delle proteste in corso sarebbe che cessassero.

Possiamo tutti concordare che altre soluzioni sarebbero idealmente auspicabili. Sarebbe meglio un ordinato sciopero generale di tutto il mondo del lavoro, unanime, a tempo indeterminato, finché il governo non cestini tutti i piani bellicisti, finché non riconverta la spesa destinata alle armi a costruire case popolari e rimettere in sesto la sanità, finché non riprenda a commerciare civilmente con tutto il mondo (Russia, Cina e Iran inclusi).

Sarebbe bello, ma nella vita come nella storia si sceglie tra le opzioni disponibili, non tra quelle che vorremmo fossero disponibili.

Tutti i danni vandalici accaduti in Europa nell'ultima settimana sono una frazione ridicola del livello di distruzione che ha luogo in 5 minuti, presi a caso, nella guerra russo-ucraina, da anni, ogni giorno (o di quella subita a Gaza o Teheran per mano dei nostri alleati, con il nostro supporto, tra un talk-show e l'altro).
Dunque, una volta chiarito che non siamo in uno scenario ideale, smettiamo di mugugnare.

Il rammarico per un'auto in fiamme ci ricorda - provvidenzialmente - con un minuscolo memento, cosa significa distruzione vera.

Se serve a svegliare qualcuno, bene così. Ci sono evidenti tentativi - molti documentati - di utilizzare infiltrati per superare una soglia di scontro tale da giustificare la repressione. Dobbiamo essere consapevoli che il gioco della rappresentazione mediatica lavora tutto in quella direzione.

Gli stessi che ci vogliono eroicamente pronti a esporre i petti alle baionette russe - per i valori della von der Leyen - ci stanno chiedendo di mandare le teste di cuoio per salvare qualche vetrina da un mazzo di adolescenti sbandati (e di colleghi infiltrati).

La semplice verità, che ci riguarda tutti, è che non stiamo scegliendo tra un futuro sereno e prospero e il disturbo creato da teppisti incivili.

La scelta attuale, l'ultima che ci hanno lasciato, è tra venir stritolati nell'impotenza dell'ennesima crisi "fatale", e fargli capire, con tutti i mezzi a disposizione, che la misura di sopportazione è colma.

*Commento Facebook del 22 ottobre 2026

  •  
❌