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Pil all’1%, inflazione al 4,2% e salari reali in calo: l’allarme dell’Upb

L’economia italiana continua a crescere, ma il caro energia mette a rischio la ripresa e riduce il potere d’acquisto dei lavoratori. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, il Pil aumenterà di circa l’1% nel 2026, mentre l’inflazione ha raggiunto il 4,2% a settembre. Nonostante la tenuta dell’occupazione, le retribuzioni reali restano oltre nove punti percentuali inferiori ai livelli del 2020.

Servizi in crescita, industria debole: nel terzo trimestre il Pil avanza di uno o due decimi

L’Italia continua a crescere a “ritmi moderati”, ma i rincari energetici e l’aumento dei prezzi rischiano di frenare ulteriormente l’economia. La Nota sulla congiuntura di ottobre 2026 dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) conferma una previsione di crescita del Pil intorno all’1% per quest’anno, sostanzialmente in linea con quella del governo. A preoccupare sono soprattutto l’inflazione al 4,2% e la nuova riduzione dei salari reali, che continuano a perdere potere d’acquisto.

Nei primi sei mesi dell’anno il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo, mostrando un andamento simile a quello dell’Area Euro. Per il terzo trimestre, i modelli dell’Upb indicano un ulteriore aumento compreso tra uno e due decimi di punto percentuale. A sostenere l’attività economica è soprattutto il settore dei servizi, mentre l’industria continua a mostrare segnali di debolezza. La fiducia delle imprese è migliorata in primavera, ma l’incertezza economica rimane elevata.

La previsione di crescita per il 2026 è “coerente con la previsione formulata per la validazione del quadro macroeconomico del Dpfp 2026 (1,1%)”, osserva l’Upb, che sottolinea come “il quadro resta provvisorio in attesa dei dati Istat di fine ottobre, mentre i rischi sono prevalentemente al ribasso a causa di tensioni geopolitiche, prezzi e condizioni di finanziamento”.

Le maggiori difficoltà riguardano il potere d’acquisto delle famiglie. Il mercato del lavoro continua a mostrare una buona tenuta, con un aumento dell’occupazione e della partecipazione, ma la crescita dei prezzi sta erodendo nuovamente il valore delle retribuzioni.

“Prosegue la fase espansiva del mercato del lavoro, aumenta l’occupazione e la partecipazione, ma le retribuzioni in termini reali hanno ripreso a ridursi e sono inferiori a quelle del 2020 per oltre nove punti percentuali”, rileva l’Ufficio parlamentare di bilancio.

L’inflazione, arrivata al 4,2% a settembre, è stata alimentata soprattutto dai rincari dell’energia, risultati più marcati in Italia rispetto alla media dell’Area Euro. L’aumento dei costi si è concentrato principalmente sulle componenti direttamente esposte, come abitazione, acqua, elettricità, gas, combustibili e trasporti.

Rispetto alla crisi energetica del 2021-2022, quando gli aumenti si erano rapidamente estesi ai prezzi alimentari e ai servizi, la trasmissione dei rincari alle altre componenti dell’inflazione è stata finora più contenuta. A limitare gli effetti hanno contribuito minori problemi nelle catene di approvvigionamento, aumenti meno pronunciati delle materie prime agricole e una risposta più tempestiva della politica monetaria.

Da settembre, tuttavia, l’Upb rileva i primi segnali di diffusione degli aumenti anche ai prezzi dei trasporti, degli ortaggi e dei legumi. Contemporaneamente crescono le aspettative di inflazione di famiglie e imprese, mentre si intensificano le pressioni sui prezzi nelle prime fasi della produzione.

L’economia italiana rimane quindi esposta agli effetti dello shock energetico, alle tensioni geopolitiche internazionali e al peggioramento delle condizioni di finanziamento. Secondo l’Upb, questi fattori potrebbero compromettere le prospettive di crescita nei prossimi mesi, nonostante la tenuta dei servizi e dell’occupazione.

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